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IL LIBRO MARRONE DELL'ACCUSA

“ASSOCIATI” a GIU’leMANIdallaJUVE class action
Basta un clik : http://www.giulemanidallajuve.com/associati.asp
TELEFONATE MORATTI - BERGAMO
Oggi, sulla gazzetta dell'Antisport, ho letto che Moratti ha ringraziato i PM di Napoli per aver distinto "chi telefonava a chi e chi non lo faceva"... ma il povero Facchetti?
Massimo Moratti - Corsera Magazine
(Pubblicata il 31/08/2006)
Moggi dice che con Bergamo ci parlava anche Facchetti…
«Non c’è niente di male a parlare con Bergamo. La differenza sta nelle cose che si dicono».
Meno rapporti si hanno con i designatori e meglio è.
«Sono loro che chiamano per sapere se tutto va bene».
Lei ha mai telefonato a un designatore?
«No. Ma posso aver ricevuto da loro qualche telefonata in cui mi chiedevano delle opinioni.
Quindi non è da escludere che un giorno vengano fuori delle telefonate in cui c’è anche lei…
«Solo telefonate “normali” senza alcun interesse».
Moggi dice che se avessero intercettato anche gli altri si sarebbero scoperte le stesse cose.
«Ma mica intercettavano Moggi. Intercettavano Bergamo. Evidentemente la Juve c’entrava e l’Inter no».
IL RESTO DELL'INTERVISTA,SE VOLETE VOMITARE, POTETE LEGGERLA QUI: http://www.melba.it/csf/articolo.asp?articolo=202
IL GIOCO DELLE TRE CARTE
Ecco la richiesta di archiviazione
della Procura di Torino sulle intercettazioni che hanno riguardato la Juve e Moggi
L'AGENDA PERSONALE DEL GIUDICE BORSELLINO MORTO NEL 1992 UCCISO DALLA MAFIA SPARISCE MISTERIOSAMENTE. VIENE INCOLPATO IL CARABINIERE ARCANGIOLI, CHE IN ALCUNE FOTO VIENE RITRATTO CON IN MANO LA VALIGETTA CONTENENTE L'AGENDA.
ARCANGIOLI, INSIEME AD AURICCHIO(CHE NEL PASSATO E' STATO ACCUSATO DI AVER MANIPOLATO DELLE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE), SONO I DUE CARABINIERI CHE TRASCRIVONO LE TELEFONATE DI MOGGI E DELLA PRESUNTA CUPOLA.
TELEFONATE CHE MOLTI ACCUSATI NON RICONOSCONO O CHE DICONO SIANO STATE MANOMESSE.
ECCO COME.
CORIANDOLI BIANCONERI DI
RICCARDO GAMBELLI
Gambelli è uno di noi. Uno di quei tifosi viscerali, che somatizza le sconfitte e gioisce talmente per le vittorie juventine da non riuscire, a volte, nemmeno ad esternare completamente la propria gioia. Gambelli (co-fondatore tra l'altro del club Siena Ghibellina) è un contradaiolo con un senso dell'appartenenza che ai non senesi appare sconosciuto per non dire esagerato, un tifoso che, come molti di noi, riservano alla Juve l'ultimo pensiero giornaliero ed il primo mattutino.
Coriandoli bianconeri è il diario di una vita, scritto in un momento nel quale una sufficiente maturità fa rivivere i ricordi con il giusto distacco ed in un momento in cui si possono già tracciare le prime somme. E' un libro che descrive la nascita e la crescita della passione juventina (ed il piacere di coltivarla) con sullo sfondo la vita e tutto ciò che comporta: gioie e lutti, scelte e casualità.
Ma la vita sta dietro o di trequarti, perché in primo piano c'è Lei, la Juventus, l'esperienza per antonomasia. Amici, viaggi, le prime "cotte", sono esperienze comuni a tutti noi, basta cambiare nomi e luoghi per sovrapporre i propri ricordi a quelli dell'autore che a sua volta sovrappone tutto alle partite della Juve, viste dal vivo o con il decoder poco importa perché l'emozione è la stessa, la Juve che detta i ritmi di vita, la Juve, la cui passione fa precipitare in una lucida irrazionalità; il tutto citando ora Günter Grass ora Byron perché il tifoso, quello vero, non vive solo di pane e calcio (che si mettano il cuore in pace i Candidi nazional-popolari).
Un amore per la Juve che diventa una malattia per la quale nessun farmaco potrà mai porvi rimedio, perché chi contrae la juventinite non vorrà mai farsi curare; un amore che se chi ne ha ereditato la sorte della società ne provasse soltanto la metà di quello che provano i suoi tifosi, allora nel 2006 la storia si sarebbe indirizzata su altri binari e non avremmo vissuto quelle tragiche nefandezze.
Alberto Rossetto, da sempre e per sempre juventino, non rappresentato dall'attuale proprietà.
lo potete acquistare nelle migliori librerie o su internet
http://www.pascaleditrice.it/books-index-req-view_book_details-bkid-41.html
IL NUOVO CAPOLAVORO DI RICCARDO GAMBELLI

Un uomo in fuga. In fuga dalla sua casa, dal suo paese, dalla vita... folgorato da una scoperta che gli provoca un dolore devastante.
Tre incontri muteranno il corso del suo destino, una giovane donna, un misterioso vecchio, lo sguardo ipnotico e penetrante di una maestosa aquila reale...
Il racconto è bellissimo, con un finale stupendo.
Un grande Riccardo Gambelli ci regala una storia di vita appassionante, intensa.
CARRARO DICE NO A INTER IN SERIE "B" PER IL PASSAPORTO DI RECOBA!!!
In seguito a quanto dichiarato dal giornalista Franco Ordine l'associazione GiulemanidallaJuve deposita un esposto presso la Procura della Repubblica
In data 24/09/2007 il giornalista Franco Ordine, nel corso della trasmissione televisiva "Lunedì di Rigore" andata in onda sul canale Antenna 3 , dichiarava testualmente : "i guai del passato sono attribuibili al fatto che non funzionavano i controlli; i rolex d'oro, alla roma non succedeva niente. il passaporto falso di Recoba, all'Inter non succedeva niente" ed ancora "con Recoba perché non fu rispettato il regolamento. perché CARRARO (presidente FIGC) disse, apertamente in un consiglio federale, io non mando in B Moratti perché ha cacciato seicento miliardi per l'INTER. Lo disse CARRARO lo disse CARRARO...". A seguito di tali sconcertanti dichiarazioni ed in virtù dell'incomprensibile decisione del Procuratore Federale Palazzi di non procedere nei confronti di quella società di calcio coinvolta in pedinamenti ed intercettazioni illegali, nella giornata di domani, la nostra Associazione depositerà un esposto presso la Procura della Repubblica. I soci contribuenti potranno leggere il documento nella sezione "atti legali" del sito internet.
RIFLESSIONE AD ALTA VOCE
La Juventus ha vinto il mondiale di calcio in Germania.
La stagione successiva come è andata?
Buffon
Zambrotta
Cannavaro
Thuram
Chiellini
Camoranesi
Emerson
Vieira
Nedved
Trezeguet
Ibrahimovic (Del Piero)
Capello
Questa era la formazione che vinceva lo scorso anno.
Dicono grazie ai furti di Moggi.
Un anno dopo TUTTI questi giocatori e l'allenatore sono arrivati primi nei rispettivi campionati.
Questi, signori, sono i FATTI.
La stagione successiva come è andata?
Buffon
Zambrotta
Cannavaro
Thuram
Chiellini
Camoranesi
Emerson
Vieira
Nedved
Trezeguet
Ibrahimovic (Del Piero)
Capello
Questa era la formazione che vinceva lo scorso anno.
Dicono grazie ai furti di Moggi.
Un anno dopo TUTTI questi giocatori e l'allenatore sono arrivati primi nei rispettivi campionati.
Questi, signori, sono i FATTI.
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| « *Juve, Tacchinardi 'Dir... | Processo Calciopoli: La ... » |
DAL CIN
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Farsopoli di I. SCALISE del 27/05/2009 10.53.04
Processo Calciopoli: Dal Cin, Nucini, Gazzoni
Udienza Tribunale di Napoli del 26 maggio 2009, SINTESI
DAL CIN
Si è detto incapace di affermare se c'era, nel concreto, un gruppo di potere - identificato in Moggi e Giraudo - e che le sue dichiarazioni si sono sempre basate sul “si dice”.
Tiene ad affermare lo stesso sugli errori arbitrali, ricordando che ogni interpretazione è spesso soggettiva.
Quando gli viene chiesto del rapporto Fabiani-Moggi, risponde: « Fabiani era amico di Moggi. Ma non è che se uno è amico di Moggi è colpevole».
Prioreschi, difensore di Moggi, ricorda che ancora una volta si stanno formulando tesi accusatorie sulla base di congetture e sensazioni, anziché sui fatti concreti. Dal Cin gli da ragione, aggiungendo di non avere notizie dettagliate, « questo potere io l'ho subito, ma se mi chiedete di provarlo… ».
Ricordando la gara tra Messina e Venezia, Dal Cin dice di non aver accolto bene la designazione dell'arbitro Palanca e che più presidenti lo avevano avvisato, sempre sulla base di “sensazioni”. Preoccupato, telefona al designatore Pairetto, chiedendo ed ottenendo delle rassicurazioni. Ammette che i suoi giocatori erano scesi in campo già tesi e prevenuti, così come ammette che le espulsioni erano sacrosante e l'atteggiamento dei suoi giocatori “deprecabile”.
Geremicca, legale di Bergamo, ricorda al tribunale che Dal Cin è stato condannato a 4 mesi di reclusione per frode sportiva. Dal Cin chiede l'acquisizione delle sue memorie difensive in merito.
Prioreschi, per Moggi, viste le precedenti dichiarazioni del teste Carbone, gli chiede se lo conosce. Qui il PM fa opposizione, ricordando che si tratta del teste dell'accusa. Opposizione accolta.
Bonatti, per Pairetto, conclude con una semplice domanda: «il Messina era quindi una squadra scarsa? », Dal Cin è costretto ad ammettere, visti i risultati sportivi, che non lo era.
NUCINI
Nucini passa almeno un paio d'ore a dire che si considerava bravissimo, che non c'è mai stata meritocrazia e che ha sempre avuto pessimi rapporti con tutti i designatori e il mondo arbitrale in generale.
Curioso il suo rinvangare l'episodio in cui non prese alcun provvedimento verso una concitata protesta di Di Biagio (Inter) e che, anzi, lo pregò di non levarsi anche la maglietta altrimenti sarebbe stato costretto ad ammonirlo.
Visti i rapporti con Facchetti, risalenti al '97, è una situazione quanto meno dubbia.
Stanco di questi continui “soprusi” che è convinto di aver subito, dopo Juve-Chievo decise di cominciare a redigere un report contenente tutti gli errori arbitrali favorevoli - anche indirettamente - e contrari alla Juventus, comprensivi di valutazione degli osservatori, per provare che chi arbitrava a favore della Juve restava in A e chi no andava ad arbitrare in B.
Ricorda che, dopo Inter-Udinese, Facchetti entrò negli spogliatoi e lo vide contestare il commissario di gara. Il giorno successivo Facchetti gli telefonò chiedendo ragguagli e da allora cominciarono a frequentarsi con continuità.
In un'occasione, Nucini si recò da Facchetti per parlare di questa assenza di meritocrazia e per mostrargli il suo “report”. Sempre secondo Nucini, Facchetti all'inizio era incredulo, ma poi si convinse e decise che bisognava andare a fondo.
Così Nucini cercò di infiltrarsi in questa presunta combriccola e contattò per primo l'arbitro De Santis, considerato - sempre sul “si dice” - uno che aveva rapporti privilegiati con la commissione. Su suggerimento di Facchetti, Nucini, durante una cena tra colleghi, fece il nome di Fabiani e notò una «reazione furiosa» di Racalbuto. Il giorno successivo, De Santis chiede a Nucini di accompagnarlo agli allenamenti e, durante il tragitto, ne approfitta per chiedere ragguagli sui motivi che lo spingevano a chiedere di Fabiani. De Santis, convintosi della bontà di Nucini, confessò che Fabiani era suo amico da tempo, nonché ex collega presso un carcere minorile.
Nucini, ancora una volta, corre a riferire tutto dal suo amico Facchetti, che si incuriosì.
Successivamente, dopo il match Cosenza-Triestina, Fabiani, allora ds della Triestina, gli si parò davanti in aeroporto, consegnandogli alcuni numeri di telefono. Il tono della conversazione fu amichevole e Fabiani promise a Nucini che avrebbe provveduto a sistemare il commissario qualora gli avesse affibbiato un voto basso, perché l'arbitraggio era stato di suo gradimento (la Triestina aveva perso, difficile non leggerci una battuta).
Dopo giorni, o settimane, non si sa, Nucini ricevette una telefonata da Fabiani per un incontro a Bergamo. Nucini sollecitò Facchetti.
Si incontrano, bevono qualcosa in un bar e poi si accomodano nel mezzo di Fabiani. Qui Fabiani gli garantisce che il “suo uomo” avrebbe pensato a tutto e che presto sarebbe tornato ad arbitrare in Serie A. Così scopriamo che il capo-cupola Moggi era addirittura uomo di Fabiani! Nella stessa occasione, glielo passa al telefono.
Nella stagione successiva, Nucini contestò aspramente un osservatore della CAN, a seguito di questo evento ricevette una telefonata da Fabiani: “non preoccuparti, non fare casini, ci penso io”.
Lui gli diede retta, non fece “casini”, ma venne ugualmente punito. Alla faccia dell'influenza!
A un certo punto, Fabiani porta Nucini all'hotel Concord di Torino e, dentro una delle stanze, incontra Luciano Moggi. Moggi si sarebbe mostrato amichevole e, davanti al Nucini, telefona ai designatori dicendo che quell'arbitro andava valorizzato. Moggi va via e Fabiani consegna una SIM della TIM a Nucini. SIM che, viste le continue contraddizioni in cui cade il teste, non si capisce se è stata utilizzata o se è stata gettata subito. Al ritorno, telefona a Facchetti per poi dirigersi verso l'abitazione dello stesso.
Dopo questo incontro, qualcuno “vicino all'Inter” (Moratti? Ghelfi?) consiglia a Facchetti di mandare Nucini dalla Bocassini. Non avrebbe avuto al suo fianco l'Inter, che aveva timore di un coinvolgimento, e - in solitaria - Nucini si presenta dalla Bocassini ma non ne viene fuori nulla.
Ricordando poi il presunto potere della Fazi all'interno della commissione, dice testualmente: « Se non potevo sopportare che un uomo qualsiasi mi mandasse in Serie A, figuriamoci se potevo sopportarlo da una donna!», frase che avrà reso contenta la Casoria.
Prioreschi, per Moggi, chiede se sia normale, per un arbitro, avere questo tipo di rapporti con un dirigente sportivo. Nucini ammette che non è normale né permesso.
Trofino, per Moggi, fa mettere a verbale uno dei tanti articoli di giornale che criticavano, già nel titolo, l'operato di Nucini in Juve-Bologna e chiede, ironicamente, se anche il Corriere della Sera, come tutti gli altri quotidiani, facessero parte del gruppo di potere.
Bonatti, per Pairetto, chiede a Nucini se avesse portato con se del materiale in occasione della deposizione rilasciata ai Carabinieri. Nucini dice di essersi recato lì a mani vuote, l'avvocato fa notare che vi sono sovrapposizioni speculari rispetto a quanto dichiarato presso l'ufficio indagini. Insomma, un copia-incolla, con qualche piccola aggiunta, in cui però restano nelle medesime posizioni persino le virgole.
Ed anche l'attendibilità di questo teste è andata a farsi benedire.
GAZZONI FRASCARA
Comincia col citare il rapporto che lega la sua famiglia a quella degli Agnelli. Dalla morte dei due fratelli, sostiene, i rapporti con Moggi e Giraudo si erano raffreddati.
Il PM gli chiede dell'influenza del Moggi e della GEA sull'ingaggio degli allenatori e Gazzoni ricorda di quando intendeva assumere Zeman e, conoscendo i dissidi con la Juventus, chiese consiglio a Giraudo ottenendo un «è proprio necessario?» che interpretò come un no.
Di Bologna-Juve ricorda che vide la partita in compagnia di Lapo Elkann e che in occasione del gol, su punizione, di Pavel Nedved, Lapo gli disse: «Giuseppe, mi dispiace vincere in questo modo».
Anche Gazzoni specifica di riferirsi a dei “si dice” e di non poter dire che ci fu un complotto contro il Bologna, sa solo che il Bologna venne colpito, non si sa da chi, né perché né per come.
Come con Dal Cin, anche in questo caso è stato fatto presente che il signor Gazzoni ha delle condanne alle spalle e dei procedimenti in corso.
Per le fidejussioni della Reggina, che secondo l'accusa era in orbita Juve, Prioreschi ricorda che lo stesso Gazzoni aveva dichiarato che la fidejussione era stata rilasciata dalla Sanremo Assicurazioni, il cui agente, da quanto dichiarato, era un certo Giacinto Facchetti, tutt'altro che amico della Juve.
In seguito verrà anche rinfrescata la memoria sulle sentenze stabilenti che non c'era nulla di irregolare in quelle fidejussioni.
A questo punto i legali chiedono l'interruzione dell'udienza, dopo 7 ore di dibattimento e l'aria condizionata fuori uso. La Casoria si chiede nuovamente quanto durerà questo processo e il PM comunica la lista dei prossimi testimoni:
16 giugno: Galati, Aliberti, Paparesta, Canovi, Baldini
26 giugno: De Cillis, Bertolini e la ricostruzioni tabulati dei Carabinieri
DAL CIN
Si è detto incapace di affermare se c'era, nel concreto, un gruppo di potere - identificato in Moggi e Giraudo - e che le sue dichiarazioni si sono sempre basate sul “si dice”.
Tiene ad affermare lo stesso sugli errori arbitrali, ricordando che ogni interpretazione è spesso soggettiva.
Quando gli viene chiesto del rapporto Fabiani-Moggi, risponde: « Fabiani era amico di Moggi. Ma non è che se uno è amico di Moggi è colpevole».
Prioreschi, difensore di Moggi, ricorda che ancora una volta si stanno formulando tesi accusatorie sulla base di congetture e sensazioni, anziché sui fatti concreti. Dal Cin gli da ragione, aggiungendo di non avere notizie dettagliate, « questo potere io l'ho subito, ma se mi chiedete di provarlo… ».
Ricordando la gara tra Messina e Venezia, Dal Cin dice di non aver accolto bene la designazione dell'arbitro Palanca e che più presidenti lo avevano avvisato, sempre sulla base di “sensazioni”. Preoccupato, telefona al designatore Pairetto, chiedendo ed ottenendo delle rassicurazioni. Ammette che i suoi giocatori erano scesi in campo già tesi e prevenuti, così come ammette che le espulsioni erano sacrosante e l'atteggiamento dei suoi giocatori “deprecabile”.
Geremicca, legale di Bergamo, ricorda al tribunale che Dal Cin è stato condannato a 4 mesi di reclusione per frode sportiva. Dal Cin chiede l'acquisizione delle sue memorie difensive in merito.
Prioreschi, per Moggi, viste le precedenti dichiarazioni del teste Carbone, gli chiede se lo conosce. Qui il PM fa opposizione, ricordando che si tratta del teste dell'accusa. Opposizione accolta.
Bonatti, per Pairetto, conclude con una semplice domanda: «il Messina era quindi una squadra scarsa? », Dal Cin è costretto ad ammettere, visti i risultati sportivi, che non lo era.
NUCINI
Nucini passa almeno un paio d'ore a dire che si considerava bravissimo, che non c'è mai stata meritocrazia e che ha sempre avuto pessimi rapporti con tutti i designatori e il mondo arbitrale in generale.
Curioso il suo rinvangare l'episodio in cui non prese alcun provvedimento verso una concitata protesta di Di Biagio (Inter) e che, anzi, lo pregò di non levarsi anche la maglietta altrimenti sarebbe stato costretto ad ammonirlo.
Visti i rapporti con Facchetti, risalenti al '97, è una situazione quanto meno dubbia.
Stanco di questi continui “soprusi” che è convinto di aver subito, dopo Juve-Chievo decise di cominciare a redigere un report contenente tutti gli errori arbitrali favorevoli - anche indirettamente - e contrari alla Juventus, comprensivi di valutazione degli osservatori, per provare che chi arbitrava a favore della Juve restava in A e chi no andava ad arbitrare in B.
Ricorda che, dopo Inter-Udinese, Facchetti entrò negli spogliatoi e lo vide contestare il commissario di gara. Il giorno successivo Facchetti gli telefonò chiedendo ragguagli e da allora cominciarono a frequentarsi con continuità.
In un'occasione, Nucini si recò da Facchetti per parlare di questa assenza di meritocrazia e per mostrargli il suo “report”. Sempre secondo Nucini, Facchetti all'inizio era incredulo, ma poi si convinse e decise che bisognava andare a fondo.
Così Nucini cercò di infiltrarsi in questa presunta combriccola e contattò per primo l'arbitro De Santis, considerato - sempre sul “si dice” - uno che aveva rapporti privilegiati con la commissione. Su suggerimento di Facchetti, Nucini, durante una cena tra colleghi, fece il nome di Fabiani e notò una «reazione furiosa» di Racalbuto. Il giorno successivo, De Santis chiede a Nucini di accompagnarlo agli allenamenti e, durante il tragitto, ne approfitta per chiedere ragguagli sui motivi che lo spingevano a chiedere di Fabiani. De Santis, convintosi della bontà di Nucini, confessò che Fabiani era suo amico da tempo, nonché ex collega presso un carcere minorile.
Nucini, ancora una volta, corre a riferire tutto dal suo amico Facchetti, che si incuriosì.
Successivamente, dopo il match Cosenza-Triestina, Fabiani, allora ds della Triestina, gli si parò davanti in aeroporto, consegnandogli alcuni numeri di telefono. Il tono della conversazione fu amichevole e Fabiani promise a Nucini che avrebbe provveduto a sistemare il commissario qualora gli avesse affibbiato un voto basso, perché l'arbitraggio era stato di suo gradimento (la Triestina aveva perso, difficile non leggerci una battuta).
Dopo giorni, o settimane, non si sa, Nucini ricevette una telefonata da Fabiani per un incontro a Bergamo. Nucini sollecitò Facchetti.
Si incontrano, bevono qualcosa in un bar e poi si accomodano nel mezzo di Fabiani. Qui Fabiani gli garantisce che il “suo uomo” avrebbe pensato a tutto e che presto sarebbe tornato ad arbitrare in Serie A. Così scopriamo che il capo-cupola Moggi era addirittura uomo di Fabiani! Nella stessa occasione, glielo passa al telefono.
Nella stagione successiva, Nucini contestò aspramente un osservatore della CAN, a seguito di questo evento ricevette una telefonata da Fabiani: “non preoccuparti, non fare casini, ci penso io”.
Lui gli diede retta, non fece “casini”, ma venne ugualmente punito. Alla faccia dell'influenza!
A un certo punto, Fabiani porta Nucini all'hotel Concord di Torino e, dentro una delle stanze, incontra Luciano Moggi. Moggi si sarebbe mostrato amichevole e, davanti al Nucini, telefona ai designatori dicendo che quell'arbitro andava valorizzato. Moggi va via e Fabiani consegna una SIM della TIM a Nucini. SIM che, viste le continue contraddizioni in cui cade il teste, non si capisce se è stata utilizzata o se è stata gettata subito. Al ritorno, telefona a Facchetti per poi dirigersi verso l'abitazione dello stesso.
Dopo questo incontro, qualcuno “vicino all'Inter” (Moratti? Ghelfi?) consiglia a Facchetti di mandare Nucini dalla Bocassini. Non avrebbe avuto al suo fianco l'Inter, che aveva timore di un coinvolgimento, e - in solitaria - Nucini si presenta dalla Bocassini ma non ne viene fuori nulla.
Ricordando poi il presunto potere della Fazi all'interno della commissione, dice testualmente: « Se non potevo sopportare che un uomo qualsiasi mi mandasse in Serie A, figuriamoci se potevo sopportarlo da una donna!», frase che avrà reso contenta la Casoria.
Prioreschi, per Moggi, chiede se sia normale, per un arbitro, avere questo tipo di rapporti con un dirigente sportivo. Nucini ammette che non è normale né permesso.
Trofino, per Moggi, fa mettere a verbale uno dei tanti articoli di giornale che criticavano, già nel titolo, l'operato di Nucini in Juve-Bologna e chiede, ironicamente, se anche il Corriere della Sera, come tutti gli altri quotidiani, facessero parte del gruppo di potere.
Bonatti, per Pairetto, chiede a Nucini se avesse portato con se del materiale in occasione della deposizione rilasciata ai Carabinieri. Nucini dice di essersi recato lì a mani vuote, l'avvocato fa notare che vi sono sovrapposizioni speculari rispetto a quanto dichiarato presso l'ufficio indagini. Insomma, un copia-incolla, con qualche piccola aggiunta, in cui però restano nelle medesime posizioni persino le virgole.
Ed anche l'attendibilità di questo teste è andata a farsi benedire.
GAZZONI FRASCARA
Comincia col citare il rapporto che lega la sua famiglia a quella degli Agnelli. Dalla morte dei due fratelli, sostiene, i rapporti con Moggi e Giraudo si erano raffreddati.
Il PM gli chiede dell'influenza del Moggi e della GEA sull'ingaggio degli allenatori e Gazzoni ricorda di quando intendeva assumere Zeman e, conoscendo i dissidi con la Juventus, chiese consiglio a Giraudo ottenendo un «è proprio necessario?» che interpretò come un no.
Di Bologna-Juve ricorda che vide la partita in compagnia di Lapo Elkann e che in occasione del gol, su punizione, di Pavel Nedved, Lapo gli disse: «Giuseppe, mi dispiace vincere in questo modo».
Anche Gazzoni specifica di riferirsi a dei “si dice” e di non poter dire che ci fu un complotto contro il Bologna, sa solo che il Bologna venne colpito, non si sa da chi, né perché né per come.
Come con Dal Cin, anche in questo caso è stato fatto presente che il signor Gazzoni ha delle condanne alle spalle e dei procedimenti in corso.
Per le fidejussioni della Reggina, che secondo l'accusa era in orbita Juve, Prioreschi ricorda che lo stesso Gazzoni aveva dichiarato che la fidejussione era stata rilasciata dalla Sanremo Assicurazioni, il cui agente, da quanto dichiarato, era un certo Giacinto Facchetti, tutt'altro che amico della Juve.
In seguito verrà anche rinfrescata la memoria sulle sentenze stabilenti che non c'era nulla di irregolare in quelle fidejussioni.
A questo punto i legali chiedono l'interruzione dell'udienza, dopo 7 ore di dibattimento e l'aria condizionata fuori uso. La Casoria si chiede nuovamente quanto durerà questo processo e il PM comunica la lista dei prossimi testimoni:
16 giugno: Galati, Aliberti, Paparesta, Canovi, Baldini
26 giugno: De Cillis, Bertolini e la ricostruzioni tabulati dei Carabinieri
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