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Un blog creato da avamposticulturali il 13/12/2006

Contro la Chiesa

Chi spara sulla Chiesa?

 
 

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Questo blog nasce da una considerazione: è giusto attaccare la Chiesa come si sta facendo nell’ultimo periodo? Perchè per gli italiani è così importante il giudizio della Chiesa quando poi le Chiese (scusate la cacofonia) la domenica sono deserte? Perchè si considera quello che è un indirizzo morale come un'ingerenza iniqua su sfere del tutto "laiche"?

Post: http://blog.libero.it/controchiesa/2026595.html

 

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Caro Prof. Odifreddi

Post n°38 pubblicato il 10 Maggio 2011 da avamposticulturali
 

Caro Prof. Odifreddi

odifreddi

Pubblico dopo molto tempo un articolo sul blog.

Lo faccio perché voglio rispondere al Prof. Odifreddi, del quale non conosco la storia, ma ritengo essere un ottimo matematico. 

Ho letto in questi giorni un suo articolo, pubblicato sul suo blog, il non senso della vita de La Repubblica, dal titolo “Istantanea di un beato”, in cui criticava in maniera pesante Carol Wojtyla.  Le cose che dirò di seguito non so se siano guidate dal fascino innato della polemica o, dal disagio di vedere pubblicate, su di una testata di grande rilevanza, cose che offendono la mia sensibilità e la mia intelligenza.

Comunque la pensiate, ma vorrei dei commenti in merito, cercherò di criticare una ad una le circostanze riportate dell’articolo, con la convinzione di non essere ne un teologo, ne un filosofo. Di essere invece un comune mortale dotato di limitate capacità intellettuali. Sarà utile comunque distinguere il Papa politico dal Papa magisteriale, fallibile il primo infallibile il secondo.

4 marzo 1983. Padre Ernesto Cardenal. L’essenza di questo episodio non è “lo sgarbo” fatto da Giovanni Paolo nei confronti di Cardenal, ma l’avversione di Wojtyla nei confronti della teologia della liberazione.

Ma cosa è la teologia della liberazione? Usiamo la macchina del tempo, immaginiamo di essere un amico di Giovanni  l’evangelista, siamo con lui quando Gesù scaccia i mercanti dal Tempio, la cosiddetta “Purificazione del Tempio”. Gesù da Betania entra nel tempio per fare quello che fanno tutti gli ebrei per Pasqua. Appena entrato, vede che lo spazio, il cortile, concesso  ai gentili (i non ebrei convertiti, che non potevano entrare nel Tempio) utilizzato dai mercanti e dai cambiavaluta. La stessa scena che purtroppo troviamo a S. Giovanni Rotondo, con l’aggravante che mentre a San Giovanni Rotondo il mercato è la strada, a Gerusalemme è invaso il luogo di preghiera dove sono stati confinati i Gentili.  E’ nota a tutti la reazione di Cristo, col fare autoritario del padrone di casa scaccia tutti.

Questo episodio dà ai teologi della liberazione la legittimazione all’uso della violenza nella lotta di classe (vedesi Marx).  Ma Gesù era uno “zelota” al pari di Barabba o un’altra cosa? Torniamo di nuovo con Giovanni mettiamoci dietro una colonna del Tempio, un istante dopo, vedremo Gesù elargire amore, guarisce gli ammalati e addirittura qualche tempo dopo, lo vedremo  salire sulla Croce umiliato da tutti. Beati i miti e gli umili di cuore. Io non sono un teologo.  So che Cristo non è violenza e lotta di classe, ma amore e non violenza. Se Gesù fosse stato un teologo della liberazione,  avrebbe agito diversamente, perché la lotta di classe e la violenza non si esercitano facendosi crocifiggere. Per i teologi della liberazione Gesù sarebbe stato crocifisso, perché era uno zelota e la sua elevazione sulla Croce altro non è che l’estremo sacrificio di un rivoluzionario, mentre  la resurrezione è  la vittoria nella lotta di classe.

La teoria (che poi è Magistero) che si contrappone alla teologia della liberazione, è la Dottrina Sociale della Chiesa, resa sistematica da Papa Giovanni Paolo e continuata da Benedetto XVI. Le encicliche sono numerose (tipo Deus Caritas Est), esiste anche un compendio.

Carol Wojtyla non era un capitalista e neppure un comunista, ma si opponeva alla violenza professata dai teologi della liberazione. 

20 febbraio 1987. MarcinKus. Su di lui sono state dette tantissime cose, è il personaggio preferito da tutti i romanzieri e da tutti i complottisti, ma vediamo di analizzare le poche informazioni certe in nostro possesso.  Lasciamo per un attimo il Wojtyla magisteriale e analizziamo il Wojtyla politico capace di fare cadere il muro e scongiurare la guerra termonucleare.

Per far luce sulla gestione finanziaria del Vaticano dovremmo attendere ancora moltissimi anni (almeno altri 80). Questo perché attraverso il Vaticano sono stati finanziati i movimenti anticomunisti ed in particolare Solidarnosh.  Chi sia stato MarcinKus non lo sappiamo. Azzardo in’ipotesi: un prete americano costretto a mediare tra intrecci internazionali fatti dalla CIA e di legami tra la massoneria, mafia e le lobby americane!  Questa parte è molto lunga da trattare servirebbe un libro (che io non so scrivere), ma soffermiamoci solo al momento dell’invasione degli americani dell’Italia e gli appoggi che la mafia ha dato a quell’operazione.

Una cosa è certa: Giovanni Paolo II politico è stato capace di sconfiggere il comunismo senza spargimento di sangue (tranne il suo nel noto attentato). Il fine non giustifica i mezzi, ma  stiamo parlando di un politico che solo la storia giudicherà. La storia comunque giudica dopo alcuni secoli. Odifreddi subito!

Mi meraviglia, solo che alcuni nostri comunisti,  adepti di Gramsci, Togliatti e Berlinguer, possano difendere il comunismo di matrice stalinista, che mai ha avuto a che fare con la nostra storia e tradizione.

3 aprile 1987. Storia di dittatori. Mi piacerebbe che Oddifreddi ci fornisca le fonti delle sue affermazioni per contestualizzarle. Io, comunque,  rispondo con il Vangelo. Gesù banchettava con i pubblicani, con i farisei e sulla Croce, sul suo trono, era accompagnato da due assassini. Ciò commenta da solo la circostanza citata dal nostro professore. Anche se lei critica il cattolicesimo come una religione seguace di un criminale , ci lasci la nostra ontologia e convenga che Papa Giovanni Paolo II non contraddice la stessa.

 6 ottobre 2.002. Canonizzazione di San Josemarìa Escrivà. Chi era San Josemarìa? Basta fare in giro in rete per capirlo. Basta guardare i suoi filmati leggere qualcosa su di lui. Ci sono grandi affinità tra il novello Beato e il fondatore dell’Opus Dei. La recita del Santo Rosario, la devozione alla Madonna, l’orazione e soprattutto la chiamata universale alla santità. Il Padre è veramente un santo e l’Opus Dei è veramente Opera di Dio. Io sono legato a quella data perché è la data della mia chiamata, quel giorno io ho iniziato il mio viaggio verso Damasco. Professore si documenti meglio e se lei è maestro di logica vorrà rispondere alla mia domanda: Lei conosce l’Opus Dei, ha mai letto qualcosa su Escrivà (tipo  Messori), è mai entrato in una residenza? In ogni caso le voglio fare notare che Solidarnosh, la Polonia post comunista non hanno ricevuto alcuni milioni di euro, ma centinaia di miliardi di euro che solo il governo USA poteva finanziare. Vorrei conoscerli questi ricchi babbei disposti a elargire intere fortune (si considerino anche gli altri presunti scandali) ogni qual volta il Vaticano chiama.

 24 marzo 2003. Hans Hermann Groer. Inizialmente una piccola puntualizzazione su quello che ha detto, poi entreremo nel nocciolo della questione. Il cardinale avrebbe abusato di 2.000 ragazzi, una domanda, una sola volta per uno o più volte per ciascuno? Ha idea di quanti siano duemila ragazzi?  Li metta tutti in una piazza,  vede quanti sono? Quanto tempo ci sarebbe voluto? Non è la quantità, solo un episodio evoca la vendetta di Dio! Ma lei amplifica fino al ridicolo la notizia perché? Su Benedetto XVI e la pedofilia la notizia si commenta da se, attraverso quello che il Papa ha detto e sta facendo per ripulire la Chiesa da questi “….” (bip).

 Analizziamo i fatti però. La lettera, io non la conosco, ma è probabile che sia la solita lettera ciclostile di circostanza, magari fatta materialmente dalla segreteria vaticana, infatti la data che il professore cita è quella della morte. La cosa certa invece, è che nel 1995, data in cui scoppiò lo scandalo, Groer su costretto a dimettersi per ordine di Giovanni Paolo II.

30 novembre 2004. Padre Marcial Maciel. Questa parte è in realtà molto controversa,  non avendo tutte le verità, dico chiaramente che ho qualche difficoltà ad incastonarla in un set prestabilito. Per evitare di citare fonti inventate ho fatto alcune ricerche. Questa è anche la ragione per la quale sono “fuori tempo mediatico” Proverò comunque che questa circostanza non lascia ombre su Wojtyla.

Odifreddi cita un articolo del Guardian in cui si criticano i legami tra Giovanni Paolo II e il fondatore del Legionari di Cristo, lasciando intendere che la Chiesa appoggi la pratica della pedofilia. Lascio la pedofilia ad altri momenti, ma mi dedicherò ai fatti.

 Marcial Maciel, era un personaggio dalle duplice o multipla personalità. Chi lo ha conosciuto e poi ha appreso le sconcertanti notizie su di lui si dichiara perplesso e disorientato. Maciel, nasce nel 1920, nel 1941 fonda la prima cellula dei Legionari di Cristo. I Legionari di Cristo sono una delle società sacerdotali che riesce e conciliare ortodossia e progresso che affascina e attira. Tra i simpatizzanti troviamo moltissimi nomi noti, tra i quali Mel Gibson, che addirittura aveva al suo fianco un legionario durante le riprese di “The Passion” . Nel 1956 una indagine apostolica conclusasi dopo tre anni nel 1959 ritenne infondate le accuse che gli erano state  mosse. Le denunce a suo carico, tranne che per qualche rara eccezione cessarono quasi del tutto. I Legionari diventavano molto numerosi  e nella dottrina  sono fedeli alle regole dettate da Roma.  Le indagini condotte tra il 1956 e il 1959 impegnarono parecchi uomini di chiesa, con metodi simili a quelli usati dalle spie, ma nel 1959 Maciel la fece franca. Fino al 1997 quando le accuse mosse dal sacerdote legionario Juan Jose Vaca  si posero all’attenzione del Vaticano, e alle stesse se ne unirono altre. Nel 2.004 furono trovate prove inconfutabili delle colpe del fondatore dei Legionari e nel 2.006 fu sospeso e confinato in un eremo da Benedetto XVI.

Questa è la storia di Maciel, ma quali furono i rapporti tra lo stesso e Wojtyla.  I contatti tra i due sono datati tra il 1979 e il 1993, quando Marcial accompagno Giovanni Paolo II in alcuni viaggi in America Latina. Le accuse di Vaca entrano a tieno titolo nelle vicende dal 1997. La circostanza del 30 novembre 2004 è precedente o appena successiva alla riapertura delle indagini che hanno portato alla sospensione. Ma fino a quando una persona è innocente non è colpevole. Forse sta nella personalità di Maciel la chiave del problema.  Giovanni Paolo II era un  profondo difensore dei piccoli, un  amabile nonno, una persona che parlava chiaramente ai potenti del mondo, un uomo che ha sfidato Adropov e Brezinev . Immaginare un uomo di questo genere come il compagno di merenda di un pedofilo mi sembra un po’ eccessivo. Se il Papa avesse avuto contezza della colpevolezza, avrebbe quantomeno fatto, come per il cardinale di Vienna. Ma ho preferito evitare facili sentimentalismi per sostituirli con i fatti. Fatti recuperati dalla rete da un uomo con limitate capacità intellettive.

Tanti saluti professore.

 

 

 

 
 
 

Chiesa - 8x1.000 - ici sovvenzioni - TUTTA LA VERITA'

Post n°37 pubblicato il 07 Novembre 2009 da avamposticulturali
 

Chiesa - 8x1.000 ICI Sovvenzioni -TUTTA LA VERITA'

 

 

E' da qualche giorno che la Corte Suprema  Europea ha deliberato sul Crocifisso, ma i commenti sulla rete si sono concentrati su altri argomenti.

Col pretesto di commentare positivamente o negativamente questa decisione si è parlato di altro, ed in particolare si è parlato dei rapporti tra Stato e Chiesa. In particolare ho letto parecchi post sui costi che la Chiesa fa sostenere allo Stato. Spero, con poche riflessioni di dare anche io un contributo alla discussione.

Sul concetto generale mi sembra estremamente puerile pensare che un piccolo Crocifisso appeso ad una parete, possa limitare la libertà di religione di un individuo. Con tutti i simboli della religione cattolica, che adornano le nostre città, non dovrebbero esserci atei.  Inoltre, in linea di principio, dovremmo (come hanno fatto i talebani) demolire tutte le croci, gli altari votivi e le stature che costituiscono il nostro patrimonio storico.

La premessa, importante, che pongo, comunque, è che quello che scriverò non sarà per nulla confessionale o clericale, cercherò di essere estremamente immanente e laico. Cercherò di dimostrare che la Chiesa svolge un importantissimo ruolo complementare e spesso sussidiario rispetto allo Stato. Quindi svolgendo una funzione pubblica deve essere finanziata dalla comunità.

Le questioni proposte dalla rete sono sostanzialmente individuabili in pochi punti:

  • 1. La questione dell' 8 x 1.000 otto per mille;
  • 2. I finanziamenti a scuole, università e ospedali cattolici;
  • 3. L'ora di religione;
  • 4. Le agevolazioni fiscali.

 

Però, prima di iniziare ad analizzare ogni singolo tema bisogna fare chiarezza:

  • L'8x1.000 viene erogato alla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), ente giuridico di diritto italiano, ossia costituito secondo le leggi del diritto italiano e rispondente alle leggi italiane;
  • Le scuole, le università e gli ospedali sono enti giuridici autonomi, gestiti da fondazioni proprie soggetti al controllo e alle regole disciplinate dalla legislazione italiana, al pari di altri enti privati gestiti da non cattolici;
  • La retribuzione dell'ora di religione non viene gestita da nessun ente, ma viene direttamente erogata all'insegnante, il quale non versa niente a nessuno;
  • Le agevolazioni fiscali vengono concesse a soggetti giuridici muniti di propria autonomia e propria partita IVA, e quindi comunque soggetti obbligati a redigere una contabilità e a giustificare la mancata corresponsione delle tasse.

 

Parlare  genericamente di Chiesa è un errore che durante una conversazione immanente e laica non si  deve fare.

 

Iniziamo dal punto 1.

 

Come la CEI gestiste l'8x1.000?

 

Inizialmente chiariamo cosa è la CEI. La CEI Confederazione Episcopale Italiana è un Ente che raccoglie tutte le diocesi italiane. Tra le altre cose (siamo laici), gestisce le finanze degli enti (diocesi, parrocchie, conventi etc.) e associazioni (Caritas)  ad essa subordinate, eroga gli stipendi e la previdenza ai sacerdoti e ai religiosi.

 

La CEI spende i fondi dell'8x1.000 in:

 

  • 1. Per i sacerdoti:

 

  • a) Integra fino a 800 euro gli stipendi dei sacerdoti, ciò significa che, se un sacerdote percepisce di suo (o perché li incassa dalla parrocchia o perché fa un lavoro qualsiasi tipo l'insegnante) meno di 800€, la CEI gli versa la rimanenza, altrimenti se supera questa cifra non gli integra nulla;
  • b) Per i sacerdoti che, non raggiungono le ottocento euro, paga una polizza sanitaria, di circa 300 euro annui, che copre tutti i tipi di cure (compreso il dentista), anche in strutture private o all'estero. Se il sacerdote guadagna più di ottocento euro è obbligato, dalla CEI, a pagarsela (la polizza) da solo;
  • c) Sempre per i sacerdoti, di prima, versa, circa 400 euro l'anno, in un fondo contributivo separato Inps per la pensione. Alla stessa maniera se il prete guadagna di più viene obbligato, stavolta dall'Inps, a pagarli da solo. Vale la pena ricordare che i sacerdoti percepiscono oggi, una pensione di circa 750 mensili ( dopo i 70 anni o 35 anni di contributi) derivante da questo fondo di gestione separato a regime contributivo. Molti, sulla rete, dicono che ai preti la pensione la da lo Stato, ma scordano che in ogni caso avrebbero diritto alla pensione sociale, che oggi è di circa 500 euro, se si fanno due conti risulta evidente che i sacerdoti la pensione se la pagano da se, inoltre in presenza di altre pensioni (dalla scuola), la pensione clero viene decurtata al minimo e quindi vengono pagati solo 300 euro;
  • d) Se il sacerdote non ha dove abitare (ed è sempre sotto la soglia vista prima), gli finanzia una piccola cifra per l'alloggio, che va dalle 80 alle 200 mensili, a seconda del luogo dove vive.

 

  • 2. Per le opere di culto:

 

  • a) Finanzia la costruzione di nuove chiese, cura la manutenzione degli edifici di culto non ricadenti nel patrimonio storico-culturale (e quindi che non hanno alcun diritto ad altri finanziamenti statali), finanzia gli adeguamenti alle norme (46/90) antinfortunistiche degli immobili;
  • b) Paga le polizze assicurative, che coprono eventuali incidenti dei fedeli, all'interno della struttura di culto;
  • c) Integra le finanze di quelle parrocchie che non riescono ad ottenere offerte adeguate, affinché siano garantiti i servizi di assistenza quali gli oratori, i centri di aggregazione per gli anziani o giovani e tutte le altre azioni che le parrocchie esplicano, con propria personalità giuridica (ossia che non ci sia un'associazione indipendente che li gestisce);
  • d) Finanzia i seminari e le case di spiritualità;
  • e) Copre i costi della propria struttura, stipendi, utenze e quant'altro.

 

  • 3. Per quanto riguarda le opere di assistenza sociali nazionali le più importanti sono:

 

  • a) La Caritas, che gestisce le mense per i poveri e distribuisce, attraverso il banco alimentare, alimenti di prima necessità, alle famiglie in difficoltà. Comunque la Caritas non si limita solo a questo, in tutte le città ci sono specificità quali l'assistenza in carcere o alle ragazze madri. La Caritas accoglie tutti: musulmani, cattolici, buddisti, gay e trans.
  • b) Finanzia numerose associazioni che si dedicano alle più svariate forme di assistenza, quali le misericordie, comunità di riabilitazione per malati psichiatrici, comunità di assistenza ed educazione di handicappati e dawn, comunità di recupero di tossicodipendenti e ex carcerati (i cattolici sono quelli che in percentuale si occupo di più di queste persone).

 

  • 4. Le opere di assistenza all'estero sono molteplici e sono note, inoltre vorrei ricordare che tra i fondi visti prima (opere di culto) rientrano anche quelli destinati alle diocesi terzomondiste gemelle. Parecchie diocesi italiane gestiscono ampie zone in terra di missione, quasi fossero delle estensioni extraterritoriali, i costi e l'organizzazione non rientrano nei bilanci delle Opere Missionarie Estere, ma all'interno dei bilanci delle diocesi italiane gemellate.

 

Ecco come la CEI gestisce l'8 x 1.000, secondo me in maniera molto efficiente, perché le parrocchie e le associazioni collegate, solitamente,  funzionano e, perché riesce a garantire ai propri dipendenti (i preti) uno stipendio capace di sostentarli e una previdenza adeguata (anzi di tutto rispetto). Cosa che molto spesso non troviamo negli enti statali.  Inoltre attraverso la propria ramificazione raggiunge in maniera capillare tutto il territorio italiano.

 

La CEI, attraverso le strutture viste, fornisce  pubblici servizi. L'assistenza ai bisognosi, ai malati, ai carcerati, agli immigrati senza permesso di soggiorno etc, sono pubblici servizi.  Anche l'erogazione del servizio religioso è un pubblico servizio. La maggioranza degli antropologi è concorde che il bisogno religioso dell'uomo è un bisogno primario, quindi un bene o servizio primario. Lo Stato deve garantire a tutti i cittadini la fruizione dei servizi pubblici primari, o attraverso proprie strutture o, attraverso enti terzi, con specifiche peculiarità. I costi dei servizi pubblici primari sono a carico della collettività.

 

Tralascio quindi tutti quelli aspetti opinabili sulla volontarietà della sottoscrizione dell8x1.000 o, le atre considerazioni che non si avvalgono di una logica laica e immanente.

 

 

Le scuole, le università e gli ospedali cattolici.

 

Tralascio tutte le considerazioni sulla libertà di istruzione e di cura.

 

Le scuole e le università cattoliche, in Italia accolgono sia cattolici che non, e forniscono spesso servizi di altissima rilevanza sociale. La frequenza di licei cattolici, di solito, è sinonimo di alta qualità di preparazione, spesso non ottenibile sul territorio dalle istituzioni pubbliche. Moltissimi manager, magistrati e politici italiani sono stati formati da scuole cattoliche. L'università S. Cuore di Milano né un esempio emblematico.

Inoltre, di solito, le scuole e università cattoliche accolgono studenti iperdotati senza che questi paghino una lira di retta. Anzi riservano loro un percorso di studio adeguato alle loro capacità, cosa che nel pubblico nessuno fa. Una scuola adeguata assicura alla società cittadini preparati e produttivi, sia per se, che per gli altri.

 

Le sovvenzioni incriminate vengono comunque erogate anche alle scuole ed università non cattoliche, vedi Bocconi, Normale di Pisa, Luisis, ma nessuno si scandalizza per questo. Se lo Stato, sovvenziona chi fornisce un servizio pubblico di qualità, credo che stia facendo solo la sua funzione di Stato, inoltre nelle scuole ed università cattoliche non si insegna (programmi ministeriali) nulla di meno di quelle pubbliche (forse molto di più) e, paradossalmente, alla collettività, costano di meno. Credo che sia scandaloso, invece, quando si erogano sovvenzioni a enti privati (scuole ed università) di pessima qualità formativa. Spesso esistono degli istituti paritari che sono sostanzialmente dei diplomifici a pagamento, ma che ottengono  e mantengono la parità.

 

Cosa analoga  si può affermare per gli ospedali, in cui vengono curati tutti senza eccezione di credo e orientamento sessuale. Gli esempi più emblematici di ospedali cattolici sono Il Policlinico Gemelli e il Campus Biomedico di Roma, uno storico e l'altro di recente istituzione, ma ne esistono svariati altri. Questi ospedali hanno delle specializzazioni invidiate anche all'estero, in particolare, il Campus Biomedico accoglie una delle più importanti facoltà di bioingegneria di tutta Europa.

 

Come  ricordato prima, anche altri istituti privati vengono sovvenzionati e, leggendo la cronaca, ci si accorge che spesso, le cliniche private sono assi di imperi che si basano su mafia e corruzione. Anche le cliniche private hanno dei sovvenzionamenti, ma mentre gli ospedali cattolici usano gli utili per ampliare l'offerta sanitaria, gli utili delle strutture non cattoliche si trasformano in barche e ville per i proprietari.

 

Inoltre il Policlinico Gemelli di Roma funziona meglio dell'Umberto I e costa di meno.

 

In sintesi vale il concetto di prima: le scuole, le università cattoliche forniscono un servizio pubblico, basato su beni primari, quindi va pagato dalla collettività.

 

L'ora di religione:

 

 

Oggi l'ora di religione viene gestita quasi in maniera autonoma dall'insegnate, non ci sono programmi che vengono effettivamente adottati e riveste un compito di supporto psicologico  nei confronti degli studenti.  Nessuno è mai stato licenziato per avere insegnato storia delle religioni, anzi nei libri di testo adottati c'è una ampia parte dedicata a questo tema. Cosa dire? A me piacerebbe che si insegnasse religione cattolica, in quanto sarebbe una buona opportunità per educare i giovani ai valori essenziali della nostra società quali tolleranza, accoglienza e carità. Mi piacerebbe che siano gli psicologi a fare gli psicologi, ma anche in questo caso la Chiesa deve tappare i buchi di uno Stato sempre più miope alle esigenze dei propri figli.

 

Ma, torniamo laici e immanenti. L'ora di religione esiste ancora, perché in molti ne fanno richiesta. Lo Stato, quindi, paga un insegnante per svolgere un servizio pubblico richiesto dalla collettività, non da soldi né al Vescovo, né al Vaticano. Il 90% degli insegnanti di religione sono laici sposati e con figli, i sacerdoti, oggi, di solito, insegnano latino, italiano o filosofia.

 

Qualcuno,  contesta il fatto, che l'insegnate di religione deve avere l'autorizzazione del vescovo locale. Mi chiedo chi possa certificare, oltre al citato vescovo questa capacità. Ogni insegnate deve curricularmente dimostrare le proprie capacità con titoli appropriati (SIS, laurea etc.) e sostenere un concorso (ameno durante il periodo  pregermini), il titolo che certifica l'idoneità ad insegnare religione è la citata autorizzazione.  Oltretutto chi sceglie l'ora di religione accetta questa condizione contrattuale. 

 

Le agevolazioni fiscali:

 

Le agevolazioni fiscali più importanti concesse agli enti e associazioni cattoliche sono:

 

  • 1. L'esenzione dall'ICI per gli edifici adibiti a pubblico culto. Sono esentati dall'ici: tutti gli edifici di qualsiasi religione destinati al pubblico culto, le loro pertinenze; tutti gli edifici che accolgono attività ricreative e culturali in cui il proprietario non percepisce alcun reddito; tutte le scuole, sia pubbliche che private; gli edifici statali; gli ospedali quando questi sono gestiti senza scopo di lucro; gli edifici extraterritoriali della Santa Sede e tutti gli immobili posseduti da stati esteri (ambasciate, sedi consolari e abitazioni dello staff); gli immobili posseduti dalle organizzazione senza scopo di lucro quando sono usati per finalità pubbliche. In poche parole non sono solo gli enti ecclesiali a non pagare l'ICI, ma moltissimi altri soggetti. Gli immobili, invece adibiti ad uso commerciale (o per scopi di lucro), anche di proprietà di soggetti esentabili non sono esenti. Le contabilità di tutte le parrocchie, delle associazioni cattoliche etc sono a diposizione della Guardia di Finanza e dei comuni per accertare e sanzionare ogni violazione. Se una associazione teatrale compra un teatro e non fa pagare il biglietto non paga l'Ici;
  • 2. Esenzioni di alcune tasse quale l'IRAP. L'IRAP è dovuta solo dalle aziende commerciali con finalità di lucro, quindi tutte le onlus sono esentate, anche l'Avis, Amnisty International, Emergency etc. etc.

 

La legge agevola di nuovo  gli enti e le associazioni che svolgono una funzione pubblica, sempre lo stesso concetto. Funzioni pubbliche o di pubblica utilità.

 

 

Spero, pur essendo stato oltremodo lungo, di potere fare capire che se ragioniamo in maniera laica dobbiamo approvare che la Chiesa esista e che debba avere i diritti previsti per chi svolge una funzione di pubblica utilità. Non soggetta a nessun privilegio, ma alla legge. Rinvio agli altri post, anche se vecchi,  per i temi afferenti agli aspetti trascendenti e spirituali. Mentre lascio lo spunto del mio prossimo post: L'eversione dei beni ecclesiali del 1.866: Una rapina con molte conseguenze.

 

Ma la mistificazione continuerà!

 

Saluti, tutti i commenti sono accettati, spero laici e immanenti .

 

Saluti.

  

 

 

 

   

 
 
 

I preservativi di Benedetto XVI

Foto di avamposticulturali

Papa Benedetto XVI si occupa di preservativi e ricominciano le polemiche mai sopite.

Il nostro pontefice viene studiato, interpretato commentato, aggredito e difeso. Una cosa è certa ogni cosa che dica suscita polemiche impressionanti. Vorrei sintetizzare il caso dei preservativi. Durante il viaggio verso l’Africa, come è solito fare, sull’aereo ha tenuto la classica conferenza stampa. La caratteristica di questi incontri sono l’informalità e il fatto che i giornalisti non concordano le domande. Un giornalista chiede se i profilattici servono a prevenire la piaga dell’AIDS. Il Papa risponde che sia i soldi che i preservativi  non servono a prevenire l’AIDS, anzi quest’ultimi potrebbero favorire il contagio, e che bisognerebbe vivere la sessualità in maniera più responsabile. Il Pontefice si riferisce alla concezione della sessualità in ambito cristiano e cattolico in particolare (rimando il lettore alla enciclica Deus Caritas Est); inoltre tutti sanno che il profilato diminuisce la possibilità del contagio, ma non lo evita con sicurezza.  Infatti durante un rapporto facilmente ci possono essere altri contatti di siero (sangue derivante da morsi, gengiviti, graffi …. – rimando per un maggior dettaglio ai film di sigfredi -). Dichiarare che il condom previene in maniera assoluta l’AIDS, serve solo alle case farmaceutiche per attingere ai fondi destinati ai farmaci. Sarebbe più corretto, ed è questo che fa la Chiesa, promuovere la sessualità responsabile e  oblativa tipicamente matrimoniale. Pensare a questo  concetto, in un modo invaso dall’edonismo e dalla pornografia, risulta blasfemo. Anzi la pornografia in particolare è intesa come una delle conquiste più importanti della nostra società. Nessuno riflette su come si sente (fisicamente e psiticamente) una attrice porno costretta ad avere rapporti sessuali multipli e con chiunque. Nessuno riflette sugli enormi utili ottenuti dai telefoni erotici sfruttando manie e dipendenze di individui deboli. Pochi si soffermano sul valore che la sessualità ha all’interno di una unione stabile, come atto di fusione assoluta tra due esseri che così diventano una cosa sola.

Prima concludere una sola riflessione: I media non si sono occupati con la necessaria attenzione di altri problemi posti dalla visita del Papa in Africa. E’ strano perché pochissimi hanno affrontato le problematiche afferenti ai problemi africani. La malnutrizione, la carenza di cure per la maggior parte delle malattie (AIDS ma non solo), dello sfruttamento coloniale e post coloniale. Questi sono i temi centrali della visita e non i preservativi, ma i problemi sociali interessano pochi il preservativo molti. Non sarà il solito tentativo di deviare l’attenzione dalle responsabilità dei ceti dominanti dei paesi “evoluti”? Queste persone sono le stesse, che, per il proprio interesse edonistico (non solo in senso sessuale), stanno condizionando la vita di tutti  (vedi crisi attuale). A discapito dei più deboli ovviamente, una piccolissima lobby di potere condiziona la vita di un pianeta (tra qualche giorno una analisi completamente inedita dell’attuale crisi economica).

Saluti a tutti, di seguito la trascrizione del preservativo, saluti.

 Très Saint Père, chiede: Santità, tra i molti mali che travagliano l’Africa, vi è anche e in particolare quello della diffusione dell’Aids. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso viene spesso considerata non realistica e non efficace.

Risposta:  Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto, visibilmente e anche invisibilmente, per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati … Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con  i soldi anche se sono  necessari, ma se non c’è l’anima non aiutano. Non si può superare con la distribuzione di preservativi: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: la prima, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano visibili progressi. Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno.

 

 

       

 

 
 
 

Indivuduo, essere umano, persona. Tre concetti non sinonimi

Vorrei ragionare su tre termini: Individuo, essere umano e persona. Questi tre concetti, diversi tra loro, sembrano sinonimi, ma nascondono le diverse concezioni della vita e della società oggi esistenti.

Iniziamo col dire che, secondo alcuni:  ogni “individuo” ha il diritto di avere soddisfatti i bisogni primari, quali alimentazione, istruzione e salute. Dal diritto degli individui deboli nasce il dovere degli individui forti. I rapporti tra indigenti e supplenti sono regolati da norme positive (legali), alle quali ognuno è obbligato in virtù della legge. Inoltre, sempre in virtù di una legge, si stabiliscono quali sono i  bisogni primari.

Con “essere umano” intendiamo, invece,  un elemento appartenente al genere umano. Il benessere, la qualità di vita, gli obiettivi sono misurati tenendo conto dell’intera umanità o di una collettività. Quindi, se per il bene della stragrande maggioranza dell’umanità o della collettività, bisogna, per così dire, sacrificare i diritti o i bisogni di  una esigua minoranza,  questa scelta oltre ad essere  opportuna è addirittura necessaria.   

Il concetto di “persona” è  diverso dai primi due, in particolare posso dire che: La persona è un essere umano complesso, unico e irripetibile, con propri personali bisogni, speranze e condizioni. Tutte le persone sono uguali ed hanno pari dignità e opportunità.

Le differenze tra i tre concetti sono evidenti.

 Il primo sottintende alla legge, ogni individuo si sottomette alla legge, sia per senso di giustizia, sia per evitare sanzioni.  L’equilibrio sociale serve per garantire alla collettività sicurezza ed equilibrio nei rapporti.      

Il secondo concetto, prevede una visione complessiva di una collettività e non si sofferma, perché sarebbe sbagliato, ai singoli.

Il terzo concetto è il più equilibrato ed eticamente corretto, infatti la Costituzione Italiana (e la maggior parte di quelle europee), per l’appunto, parla di persona.

Ogni posizione ideologica, politica  e religiosa deve essere interpretata e letta in funzione di questi tre concetti. Oggi, invece, in un mondo senza ideologia, i tre concetti, antitetici tra loro, si confondono. Confondendo anche le decisioni che devono dare un indirizzo e un futuro, non prossimo,  a tutti noi.

 

 

 
 
 

Consumismo blasfemo

Post n°34 pubblicato il 08 Dicembre 2007 da avamposticulturali
 

Christmas on Coca-Cola side of the life

Così la nuova campagna natalizia della nota multinazionale della bevande. Non voglio chiedermi se sia stata la “The Cocacola Company” ad inventare il Natale negli anni ’50 o Dio fatto uomo 2.000 anni fa, ma ben altro.

Negli ultimi anni siamo stati indottrinati con messaggi non espressamente blasfemi, ma molto equivoci. Faccio qualche esempio: alcune pubblicità mostrano attori oranti (con le mani congiunte e quasi in ginocchio)  che pubblicizzano di tutto; spesso volti noti (Costantino e altri) sono stati fotografati con enormi rosari su dorso nudo; molte volte vediamo pubblicità di discoteche che raffigurano DJ adornati di crocifissi e suore ballerine.  Il vaso si colma e trabocca quando vediamo pornostar che palesemente mostrano le catenine col crocifisso quando fanno il loro show.

La blasfemia ci viene servita a piccoli sorsi così da “farci il callo” ossia una sorta di piccola assuefazione. Non ci si scandalizza più di nulla perché ci siamo assuefatti poco a poco. Alcune cose, quali lo spot della cocacola diventano opere d’arte.

Non ci si rende conto che la cocacola si è permessa di mercificare qualcosa di estremamente sacro. Lo ha fatto nel 1950 e lo continua a fere tutt’oggi. Ha inventato Babbo Natale usando un personaggio quale San Nicola. I due però non hanno nulla in comune. L’invenzione di Babbo Natale ha prodotto parecchi aspetti negativi, ha innescato il consumismo più sfrenato. Oggi il Natale si traduce con una marea di inutili cose che ci si scambia vicendevolmente, chi non fa e non riceve regali è emarginato. Gesù duemila anni fa  nacque in una mangiatoia al freddo e al gelo  per rendere tutti gli uomini liberi ed uguali, la cocacola nel 1950 ha inventato Babbo Natale per rendere più alti i dividendi dei loro azionisti.

Mi chiedo quale sia per la coca-cola  il senso della vita nell’ottica del Natale!

 
 
 

IO Cristiano?

Post n°33 pubblicato il 17 Novembre 2007 da avamposticulturali
 

Nella dottrina cattolica, all’interno degli insegnamenti di San Josemaria,  trova molto spazio un’affermazione: “la santità si raggiunge attraverso, nella vita di tutti i giorni, il compiere i doveri ordinari del cristiano”. In San Josemarìa questo concetto diventa fondamentale e si applica nel mondo quotidiano, ossia nella famiglia, nel lavoro.  Non bisogna frequentare le sagrestie per ottenere la santità, ma la vita comune di tutti i giorni.   Vivere la famiglia e il lavoro per affermare la propria identità cristiana e diffondere la cultura dell’amore.

Se lavori devi farlo con responsabilità e dedizione, se sei in famiglia offri tutto il tuo tempo a chi ti circonda senza risparmio alcuno. Ovviamente le priorità sono: Dio, famiglia, lavoro.

Ma quali sono i doveri ordinari di un cristiano?

Spesso, io per primo, confondiamo questa affermazione e la plasmiamo a nostra sembianza. Quasi sempre cerchiamo di vedere le cose, facendo degli sconti ai nostri doveri. Nel discount delle responsabilità scegliamo il 2 x 1. Molte volte sediamo i nostri sensi di colpa, ma non agiamo con responsabilità e ci scordiamo dei nostri doveri. Ossia agiamo non per convinzione, ma per attenuare la sofferenza della colpa, e quindi per sentirci meglio.

Torniamo a quali sarebbero i doveri ordinari di un cristiano.

Tralascio, volutamente, di parlare dei doveri di un cristiano in ambito familiare perché tutti dovrebbero già essere eruditi, cercherò di palare, spero senza presunzione, del  lavoro. Cercherò di chiarire i termini di un discorso molto complicato ed infine mi piacerebbe concludere con una domanda che faccio per primo a me stesso. Io cattolico praticante, noi cattolici osservanti, “osserviamo i doveri ordinari del cristiano?”.

Il lavoro solitamente si svolge  in maniera autonoma o subordinata. Quindi possiamo distinguere due famiglie di lavoratori: da un lato impiegati, operai, contadini dall’altro imprenditori (commercianti, artigiani, industriali …), e professionisti (avvocati, commercialisti etc.).

Per quanto riguarda gli impiegati e gli operai adempiere al dovere ordinario di un cristiano è relativamente semplice. Si tratterà di essere cordiale con i colleghi, interessarsi delle loro necessità, dire una parola buona. Operare con diligenza e responsabilità fere un lavoro ben fatto ed ordinato. Accettare le mortificazioni passive derivanti dalle seccature di colleghi e superiori o dal dovere fare, con amore, un lavoro faticoso o monotono. Le occasioni in cui la coscienza di queste persone viene messa in gioco sono poche perché solitamente le cose “sporche” l’imprenditore o capo ufficio se le fa da se.

Gli imprenditori, i professioni ed anche i politici hanno un ruolo diverso, infatti molte delle cose che per un dipendente sono straordinarie per un imprenditore sono ordinarie. Mi spiego meglio. Queste persone quotidianamente fanno delle scelte. Il lavoro ordinario diventa fare delle scelte, quindi l’ordinario di un autonomo è lo straordinario di un dipendente. Facciamo un esempio molto semplice. Un fruttivendolo ogni giorno va al mercato e sceglie la frutta in base al prezzo, alle abitudini della propria clientela e alla qualità. Comprare questa frutta rispetto all’altra è una scelta, ma cosa deve fare un cristiano in questa ordinarietà? Scegliere, per il fruttivendolo, di acquistare banane e ananas, sapendo che provengono da zone dosi sfrutta la manodopera minorile, è cristiano? Il nostro fruttivendolo, però sa, che quel tipo di frutta, è richiesta dalla propria clientela e, che spesso fa parte di sistemi dietetici per alcuni soggetti malati. Compro le banane o no? Bel dilemma! Fin qui tutto sommato va bene, ma quando si presenta il mafioso a chiedergli il pizzo cosa fa? Lo denuncia e rischia di trovarsi con una bomba in bottega o paga? Accetta che con quei soldi si paghi la droga che ucciderà o rovinerà qualcuno o si tira fuori? Ci siamo giocati la serenità mentale e la psiche del nostro fruttivendolo!

Amplifichiamo l’orizzonte e passiamo ad imprenditori, professionisti più grandi allarghiamo anche ai politici. Queste persone sanno che il mondo reale è fatto di compromessi più o meno forti, sanno che il mondo è fatto di conoscenze di aiuti, di favori. Di corruzione, di finanziamenti poco puliti, “di soldi che non hanno nome”. Sanno che la nostra società si basa sul profitto senza regole se non quella di profittare. Come fanno a comportarsi da cristiani ordinari? Senza essere eroi! Senza rischiare la propria vita. Senza essere additati come mosche bianche con nessun futuro.

I politici, gli imprenditori, i professionisti che si dichiarano cristiani   (o meglio cattolici osservanti) devono sapere che il proprio ordinario è fatto di azioni straordinarie, di labirinti dai quali uscire senza rischiare la vita o la coscienza. Devono essere convinti di dovere fare i funamboli in un mondo che li vorrebbe estinti per sempre. Non è un compromesso perché devono sapere che c’è la possibilità di essere anche martiri, non solo nel senso letterale, ma anche quando le banche e il sistema ti esclude mettendo in crisi anche la stessa sussistenza.

Quanti di noi professioni, imprenditori o politici siamo dei cristiani ordinari? E se ce ne fossero di più?

Saluti, sono graditi i commenti.        

 

  

 

 
 
 

Io ODIO

Post n°32 pubblicato il 13 Novembre 2007 da avamposticulturali
 

E’ da qualche tempo che cerco, dentro di me, uno spunto per pubblicare un nuovo post. Non riesco a trovarne. Forse perché lo sguardo “dei giusti” si è focalizzato altrove, al di là della Chiesa.  Quindi io che sto quì a difenderla non trovo qualcuno contro cui scagliarmi. Questa riflessione mi porta ad una conclusione, ed anche ad mea culpa.

Oggi si vive per odiare, un odio che si diffonde con ogni mezzo. Viviamo un momento politico in cui si parla solo per odiare l’altro. Anche noi, dentro questo mondo incantato della rete,  , senza una meta, all’ombra di tutte le precarietà, non riteniamo opportuno dire nulla se non per odiare. Stiamo assistendo  quasi annichiliti ad una commedia, che se non fosse tragica è sicuramente comica. C’è chi odia i rumeni, dall’altra parte chi odia chi li odia. C’è che odia la polizia, dall’altra chi odia i tifosi. Chi condanna senza appello gli uni o chi per assolvere,  condanna gli altri. Non credo che così faremo molta strada. Il vaso è colmo e ogni occasione è valida per scatenare di tutto. La mia paura è che presto assisteremo alla guerriglia scoppiata nelle periferie parigine qualche anno fa. Oggi l’Italia produce solo odio di ogni genere e senza esclusione. Focalizzando sull’odio ci si scorda quali siano le cause della sofferenza di molte persone, dei disagi culturali, esistenziali ma anche economici di troppe persone ormai abbandonate e se stesse senza speranza.  La precarietà non è solo quella lavorativa (anche se a volte sta alla base di tanti disagi esistenziali), ma soprattutto quella esistenziale di una vita fatta di apparenze e virtualità. Non esiste una ricetta per far fronte a tutto ciò, ma forse potrebbe essere opportuno cambiare l’odio, che ognuno di noi nutre per qualcuno, in amore.  Io per primo, che non sono migliore di tanti altri. Saluti.

 
 
 

I Martiri Spagnoli e Pio XII

Foto di avamposticulturali

Salve a tutti, dopo molto tempo ritorno a pubblicare qualcosa su questo blog. Non perché lo spunto da cui nasce quest’ articolo sia più importante di tanti altri argomenti, che si sono susseguiti in questo periodo d’assenza, ma solo perché oggi ho qualche minuto di tempo in più rispetto a prima. Quindi non una posizione schierata, come nel passato, ma solo qualche riflessione maturata mentre sfoglio, come al solito, la rete.

L’argomento è la beatificazione dei cosiddetti “martiri spagnoli” e le solite polemiche che si susseguono anche in Italia.

Come al solito, noi italiani, dobbiamo infilarci anche nelle questioni di altri stati, di altre situazioni, in altri panorami storici. La beatificazione, la cerimonia intendo, era in lingua spagnola, celebrata da spagnoli, seguita da spagnoli, ma noi italiani dobbiamo dire sempre la nostra. Ma tutto fa brodo quando si deve contrastare un avversario.  Il costume politico attuale ci insegna questo.

In sintesi la Chiesa proclama beati alcune persone, per la quasi totalità membri del clero, che sono stati barbaramente assassinati dalla fazione repubblicana e comunista durante la guerra civile spagnola. Queste persone avevano la sola  colpa di essere cattoliche. I repubblicani e i comunisti, come succeda in una guerra, riconoscendo nella Chiesa un avversario hanno cercato di annientarla uccidendo i suoi componenti ovviamente. Inoltre bisogna dire che i processi canonici di beatificazione sono molto lunghi, quindi è iniziato molto prima delle elezioni di Zapatero, anzi Giovanni Paolo II ha iniziato a canonizzare alcuni di questi martiri alcuni anni fa.

Due riflessioni.

Il martirio è una condizione sufficiente per essere proclamati santi (o beati), quindi chi è un martire ha “il diritto” di essere riconosciuto come santo. Il martirio si ha quando a costo della propria vita non si abiura la fede cattolica o i valori che essa contiene. Quindi i martiri spagnoli hanno il diritto di essere santi e negarlo per opportunità politica (contrasti con Zapatero) sarebbe asservire la Chiesa alla politica e agli uomini non a Dio.

La seconda riflessione va ben oltre e riguarda la politica della Chiesa durante l’ultima guerra e in particolare nei confronti dei fascisti, dei comunisti e soprattutto dei nazisti. In altre occasioni, ho ribadito che l’infallibilità della Chiesa è solo sul piano dottrinale e magisteriale, le questioni politiche, quelle puramente umane sono fallibili, sarà la storia a giudicarle. Prima dei fatti spagnoli la storia si è ripetuta in Russia, dove quando Stalin prese il potere,  uccise la quasi totalità dei cattolici e distrusse tutte le chiese. Fortunatamente la quasi totalità dei russi era ortodossa. Poi  dobbiamo ricordare le persecuzioni in Messico del 1926. Se il Papa Pio XI non fosse morto prima di promulgare l’enciclica di scomunica  per i nazisti, i franchisti e i fascisti quanti altri martiri oggi si sarebbero dovuti beatificare? Pio XII ha adottato la politica della prudenza e senza alzare troppo la voce ha fatto, in silenzio, quello che ha potuto. Se il martirio è un atto personale di adesione a Dio non credo che sarebbe stato onesto da parte di un papa condannarci tutti a morte. Oggi ci sarebbero state pochissime chiese anche in Italia (quindi meno opere d’arte e turismo), pochissimi cattolici, una Chiesa battuta e forse sconfitta. Il male, a volte, nel breve periodo rispetto all’eternità, vince spesso. Molte volte la prudenza ha un valore più alto della eroicità, spesso gli atti eroici sono quelli ispirati alla prudenza.

Usare e abusare della storia, sostenere lo scontro frontale, con tutti i mezzi possibili, è un atto ignobile. Mi riferisco alla provocazione di alcuni gruppi anticlericali nei confronti di alcuni fedeli all’uscita di una chiesa. Spero che a queste persone non venga in mente di imitare gli orrori della storia, perché io per primo potrei essere ucciso solo per avere pubblicato quest’articolo. Saluti se c’è ancora qualcuno che mi legge commenti pure.

 
 
 

Una data importante. San Josemarìa

Post n°30 pubblicato il 18 Giugno 2007 da avamposticulturali
 

Ciao a tutti, spero che qualcuno in più legga le cose che ho scritto, ho visto che il contatore sale, meglio così. Se Dio vorrà visibilità sarà Lui a concedermela. Io non sono nessuno, non posso assolutamente pretendere di “pescare nessuno”. Le reti sono le sue e quindi i pesci pescati non sono  meriti miei.

 Si avvicina una ricorrenza a me molto cara, il 25 giugno festa di un uomo che ha salvato la mia esistenza e la mia anima.

 

E’ la festa di San Josemarìa Escrivà, fondatore dell’Opus Dei. Il mio incontro con lui risale a qualche anno fa, questo incontro all’inizio è stato uno scontro.  Dovevo mettere il vino nuovo in otri nuove,  ma le otri vecchie, i miei comportamenti, rischiavano di persistere per molto tempo. Con la frequenza agli scritti di questo uomo, parecchie otri sono state cambiate, ho ancora molto da cambiare, ma con pazienza le cambierò.

 

La cosa sconvolgente che San Josemarìa ha affermato è che la santità non è un traguardo riservato a pochi, ma la naturale ispirazione di tutti gli uomini. Ognuno nella missione che il bon Dio gli ha assegnato. Ognuno nella propria vita nel proprio ruolo. Non serve fare cose grandiose, ma fare bene le cose ordinarie che gli vengono affidate.

 

Ogni uomo è amato da Dio, in maniera personale in un rapporto di scambio uno a uno con ognuno. Il lavoro non solo mobilita l’uomo, ma è la via per la santificazione. Se fai una cosa, questa cosa dovresti donarla a Dio. Falla bene perchè un dono fatto male non è un dono. Falla non per gloria tua, ma per gloria di Dio.

 

San Josemarìa è anche un grande maestro di preghiera,  di orazione, come dice lui. Frequentando l’Opus Dei ho imparato a pregare, col cuore e con la testa. Ho imparato ad ascoltare Gesù.

 

Molti, nella rete ma non solo, hanno detto molte cose false ed inopportune su questo maestro della Chiesa. Tutti sbagliano e forse non hanno mai letto nulla su di lui (che non fosse di seconda mano), potrei dire molte cose a riguardo, ma non lo farò. Rimando a due siti www.opusdei.it e www.escriva.it per il resto, per le curiosità, se qualcuno vuole può scrivermi avamposticulturali@libero.it . Se conosco le risposte risponderò.

 

Il mio invito, invece è quello di partecipare alle molteplici celebrazioni liturgiche per la sua festa. Le date e i luoghi sono disponibili sul sito dell’Opus Dei.

 

Saluti a tutti.

 

 

 
 
 

Grande concorso. Chi è costui?

Post n°29 pubblicato il 13 Giugno 2007 da avamposticulturali
 

Chi indovina riceverà via mail alcuni dei suoi più importanti scritti

 
 
 

Io colpevole di aborto....

Post n°28 pubblicato il 11 Giugno 2007 da avamposticulturali
 

Pongo all’attenzione una questione molto spinosa. L’aborto.

A chi ha dovuto fare l’esperienza di abortire, consiglio di chiudere e non continuare a leggere.

Chi ha dovuto scegliere non deve essere colpevolizzato o peggio sentirsi in colpa. Non è nostra la facoltà di giudicare. Cristo tramite i suoi ministri ti perdona grazie alla confessione. Perdona anche te stessa, considera che in alcuni momenti della vita non sempre le cose vanno come dovrebbero. Non piangere, e non fare che il tuo dolore ti costi di più di quanto ti sia costata quella decisione, avrai ancora da vivere e rimediare. Si rimedia anche alle cose brutte. Se Cristo ti perdona, perdona anche tu te stessa. Se Cristo ti perdona chi sei tu per non fare lo stesso con te?  “Santo non è colui che non cade mai, ma chi con Santa testardaggine si rialza sempre.” Il dolore provato ti ha già fatto espiare la tua colpa. Ora basta per te, è il momento della pace, chiudi questa pagina e sappi che, per quanto possa servire, l’autore di questo post, ti è vicino. Non cercare altro sulla rete, cerca nel tuo cuore

Non voglio citare il catechismo o altri documenti della Chiesa, ma solo delle considerazioni puramente scientifiche ed umane.

L’embrione e soprattutto il feto,non è solo vita, ma un bambino un cucciolo di uomo. Come ogni bambino prova emozioni, soffre, ride, si muove. Chi ha avuto dei figli sa di cosa sto parlando. Quando siamo andati dal ginecologo abbiamo visto il pollice in bocca, i movimenti quando la mamma parlava. Oggi in rete mi sono imbattuto in un video, che mi fatto molto male. Il video è un documentario messo in rete dai Papaboys è di un ginecologo exabortista il dott. Bernard Nathanson.

Nel documento si vede l’ecografia di un aborto alla dodicesima settimana (il termine posto dalla legge italiana). Quando entra l’ago dell’aspiratore, il bimbo si sposta per proteggersi, poi l’ago lo infilza, il bimbo urla nel silenzio e viene aspirato dall’ago. E’ morto, prima il suo cuore batteva, le sue mani si muovevano, si ciucciava il pollice, era felice. Dopo il montaggio del video il medico non ha mai più praticato aborti. Ho visto anche delle foto dei resti “biologici” dell’aborto, le foto sono inequivocabili, mostrano dei bimbi grandi poco più di una moneta, ma del tutto uguali ai bambini nati vivi. Ultimamente, poi, la notizia di un bambino abortito oltre il sesto mese, è nato vivo, era sanissimo, ma non è riuscito a sopravvivere. Io prima di vedere con i mie occhi queste cose pensavo che il problema fosse solo di natura metafisica, ideologica e di filosofia della scienza. Non è così, è una questione scientifica ed empirica, ho pianto. Se non avete stomaco forte non cercate nulla.

Parlando di aborto terapeutico, si pratica in quelle circostanze in cui il feto presenta delle malformazioni, quali il morbo di down. L’eugenetica praticata dai nazisti aveva uno scopo diverso, ma perseguiva gli stessi metodi. I nazisti perseguivano la selezione della razza, gli abortisti sperano di non fare soffrire né il bambino né la famiglia. Il rimedio: sopprimiamo il motivo di sofferenza. Neghiamo ad un essere umano il diritto di nascere, uccidiamolo, in nome del fatto che un uomo si misura in base alla propria efficienza fisica o psitica. Ci sono innumerevoli casi di uomini che malgrado la propria deficienza hanno dato molto alle loro famiglie e anche al mondo. Non cito gli esempi sono noti a tutti.

Parecchi non sanno, o non c’è nessuno che glielo dica , che oltre all’aborto esiste una terza via (tenere il bimbo, abortire, darlo in adozione). La possibilità di lasciare il bimbo nel reparto maternità affinché sia affidato ad un’altra coppia che lo adotta. Totale anonimato e totale discrezione.

Purtroppo e qui vengono i nodi al pettine, le nostre istituzioni non favoriscono questa possibilità. Non esistono case di accoglienza per le donne in stato di gravidanza, e molto spesso, specie le giovani vengono lasciate a se stesse. Una ragazza in cinta spesso deve dare spiegazioni, deve essere sottoposta al giudizio degli altri. Spesso la vergogna, l’imbarazzo, il giudizio altrui sono alla base di un aborto. Altre volte è la solitudine, il sentirsi in colpa per avere sbagliato. Sole senza prospettive alla mercè dei giudizi, senza il giusto per vivere e per crescere il figlio, le donne non possono fare altro che uccidere un bimbo. Vai a spiegare a tutti che dare alla luce un bimbo e poi darlo in adozione è un atto di coraggio, è un atto di vita contro la coscienza di morte di tutti, un atto che va apprezzato e considerato. Ecco spiega a tutti. stai li a giustificarti fino alla nausea, poi il marchio è indelebile. 

Basterebbe che queste ragazze fossero ospitate in delle case di accoglienza, magari lontano dai luoghi di residenza (si potrebbe dire che è partita per una vacanza o per lavoro), per le minorenni dare la possibilità di continuare a studiare. Dare tutto l’appoggio psicologico e soprattutto umano, per affrontare meglio la situazione e poi partorire, dare la vita ad un uomo che comunque vadano le cose saprà sempre di essere il frutto di un atto di amore.

Alcune strutture di questo genere ci sono, tra le altre quella di don Benzi. Se qualcuno né conosce potremmo organizzarci per costruire un blog a più mani per diffondere la pratica della terza via.

Poi, se qualche cattolico di ieri e di oggi, che sta in politica, volesse fare il cattolico lo faccia e la smetta di appoggiare la Chiesa solo per motivi di pura propaganda. Lo stato in questo campo deve fare qualcosa. Sono ridicole le  politiche di aiuto alla vita e di sostegno alle famiglie. I cattolici, sia di destra che di sinistra devono capirlo, altrimenti facciano a meno di blaterare, altrimenti non dichiarino di essere cattolici solo per essere votati. Vergogna!.

Saluti a tutti spero di essere commentato, diffondete questo messaggio.

 
 
 

Ecco i mandanti

Oggi scopriremo i mandanti della persecuzione dei Cattolici in Italia e nel mondo.

 

Ai tempi dei romani, i cristiani erano perseguitati, messi in prigione, ma malgrado questo non si sono estinti. Poi Nerone grande stratega si inventa che i cristiani avevano bruciato Roma. Nei libri di storia sono annotate altre calunnie che gli imperatori romani avevano escogitato per sconfiggere i cristiani.

In buona sostanza i cristiani affermavano l’uguaglianza tra gli uomini e attraverso la vita di comunità si aiutavano vicendevolmente e ponevano molti problemi ai potenti di quel tempo.

Ad un certo punto la civiltà romana cadde, alcuni dicono per via dei cristiani, altri danno la colpa alla corruzione dei costumi.

Comunque sia andata Cristo è rimasto e i romani sono affondati.

Nei secoli scorsi la Chiesa è stata minata dall’interno, asservita ai potenti si è macchiata di simonia, nepotismo e corruzione dei costumi (ricordate papa Borgia?). Lo Spirito Santo ci ha sempre messo una pezza e ci ha mandato dei Santi. Da San Francesco a Madre Teresa la Chiesa ha sempre posto l’attenzione sui poveri, sulla sovranità di Cristo e sulla morale. Si da sempre la Chiesa si è sorretta su questi cardini, che pur offuscati da taluni, hanno sempre preso il sopravvento su tutto.

Ricordo che tra i Santi tutti annoverano Giovanni XXII e Giovanni Paolo II. Il primo ha iniziato la modernizzazione (non la riforma) della Chiesa col concilio Vaticano II, il secondo ha fatto maturare questa modernizzazione attraverso il catechismo e molteplici altri provvedimenti. Nessuno ignora che le battaglie che oggi sta combattendo la Chiesa sono il frutto di tutto questo. Lo Spirito Santo ha voluto affidare l’ingrato compito di difendere la Chiesa a Benedetto XVI, sicuramente non per caso, perché Giovanni Paolo in questi frangenti (come ha fatto molte volte) avrebbe urlato battendo il pastorale a terra. Benedetto XVI ha l’ingrato compito di non urlare di essere mite, sa benissimo che non deve perché  infiammerebbe  gli animi, sa benissimo che non vale la pena usare gli stessi sistemi dei suoi detrattori.

 

Torniamo allo scopo di questo post.

 

Non voglio annoiare nessuno e quindi non metterò citazioni a documenti o roba varia, se qualcuno ha dei dubbi, mi scriva e gli trasmetterò tutte le infinite pagine che ho trovato su internet a sostegno delle mie tesi.

 

Primo vocabolo Eugenetica, consiste nella manipolazione degli embrioni e nella soppressione di quelli che presentano difetti (tra i tanti  eugenici, i nazisti che sopprimevano  disabili e pazzi). Oggi il ricorso all’aborto terapeutico e all’analisi embrionale è eugenetica. A chi conviene? Ovviamente alle multinazionali specializzate in genetica che hanno investito miliardi di dollari per ottenere nel futuro il genoma dell’uomo perfetto. Fra qualche anno le coppie potrebbero dire: “per fare  un figlio andiamo da ….. che la mia amica si è trovata bene”.

 

Secondo vocabolo Ibrido uomo-bestia, in Inghilterra e in Spagna è già possibile, ma badate solo ai fini della ricerca. Intanto generiamo un mostro poi prima che diventi un fato lo uccidiamo. Direi ottimo, lo scopo creare i pezzi di ricambio per l’uomo, senza nessun rigetto o altro. Sembra un film dell’orrore. Immaginiamo laboratori capaci di creare pezzi di ricambio umani a livello economico grande idea. La Magneti-Marelli produrrà fegati su misura, forse accetteranno la rottamazione. Stessa considerazione per le cellule staminali embrionali.

 

Terzo  vocabolo, e qui veniamo al forte, l’industria della pornografia che fa soldoni a costo zero. Basta accendere la tv dopo la mezzanotte, meglio sul satellite. Un canale satellitare costa circa 100.000 euro l’anno, altrettanti serviranno per la struttura e per pagare le povere sventurate. Gli incassi sono impressionanti, prova ne è che quando risintonizzo il decoder satellitare ne trovo sempre di nuovi. Inoltre i servizi di chat e simili sono autogestiti dagli utenti e quindi hanno dei costi ancora più irrisori. L’industria della pornografia prolifera, anche grazie ai vari trasponder (i proprietari dei satelliti), ai provider e alle compagnie telefoniche. Garantisce utili anche ad altri. Non accettare questi individui sarebbe una grave violazione e quindi bisogna guadagnarci sopra. Mi sono imbattuto nel problema della dipendenza dalla pornografia (la pornodipendenza) storie di individui annientati e distrutti sia dal punto di vista economico che psicologico. La pornografia fa arricchire anche i più piccoli attraverso i locali a luci rosse e i sexshop. Alle poveracce va solo una piccola parte delle briciole. Di recente l’industria pornografica sta cercando di ampliare il proprio mercato, inducendo la pornografia anche nel pubblico femminile. Poco importa se solo gli uomini si eccitano guardando immagini di nudo.

 

Terzo vocabolo, lobby pedofile, in Olanda sono visibili hanno costituito anche un partito, per averlo detto Bagnasco è stato minacciato di morte (ma i media non lo dicono). Questi individui vorrebbero uccidere i bambini in pubblico tra loro si annovera anche Aldo Busi (vedi il manuale del perfetto papà). Se la Chiesa è pedofila, è normale il loro comportamento (vedi altri miei post sull’argomento).

 

Quarto vocabolo, le multinazionali, i noglobal sono violenti e la gente vedendosi distrutta la macchina o la vetrina li odia. I Cattolici quando manifestano fanno buchi senza fare danno (vedi familyday). I comunisti sono stati sconfitti, ma i cattolici che sono fondamentalmente di sinistra coalizzandosi, non essendo toatalitaristici, potrebbero condizionare le scelte dei vari stati (si veda la tradizione della Democrazia Cristiana e tutta la dottrina sociale della Chiesa). I musulmani sono dei terroristi e quindi si sono già sistemati di per se, ma quando Bin Laden (sarà scritto così?) era amico di Bush nessuno sapeva che era musulmano? I musulmani prima sono stati armati e poi combattuti.  Ottimo metodo per riaffermare che gli unici paladini del modo sono gli americani. Con la Chiesa ci hanno provato ritrovandosi uniti conto i comunisti, ma poi non sono riusciti ad imbavagliala.

 

Quinto vocabolo, Italia, noi siamo il più grande santificio  del mondo, abbiamo inventato la DC e tutto sommato abbiamo esportato un’idea (non un esempio) di stato sociale. Oggi siamo alla mercè di politici informi, alcuni schiavi degli americani e delle multinazionali, altri asserviti a tutte le altre forme di sfruttamento. Se l’Italia oggi voltasse pagina, se la Chiesa dovesse indurre le coscienze al bene, questo sistema potrebbe essere esportato e quindi va annientato.

 

Questo coacervo di manipoli sa di non servire l’uomo, ma  asservono tutte le cose viste prima. I media stanno facendo il resto. L’unica speranza è che gli individui capiscano l’inganno.

 

I romani si sono autoannientati per i loro costumi e la loro corruzione, la Chiesa c’è ancora. In duemila anni si sono succeduti troni e dominazioni, civiltà e barbarie, papi corrotti e preti simoniaci. La Chiesa c’è ancora ed ha sempre vinto. Se non vogliamo fare finire la nostra civiltà affidiamoci ai valori proposti dalla Chiesa. Su questo anche non credenti dovrebbero concordare figuriamoci chi si dice credente. Saluti.

 

 

 
 
 

Un articolo che non leggerete mai su libero

Post n°26 pubblicato il 28 Maggio 2007 da avamposticulturali
 

Cari progressisti e libertari, com’è che i pedofili vi fanno schifo?

 

E allora parliamo di pedofilia! Visto che i sostenitori dell’eugenetica, i fautori dell’aborto, i paladini delle mamme-nonne, degli ibridi e delle chimere, della poligamia come “fatto biologico”, si scandalizzano, sbuffano e si sbracciano contro i pedofili ecclesiastici…

Sì, tra gli uomini di chiesa, vi sono dei pedofili, e anche dei briganti, dei ladri, dei bugiardi, dei simoniaci… tutta gente che Dante metterebbe all’Inferno.

Tutta gente che a mio parere passerà davanti, in Paradiso, a Santoro,

Augias, Odifreddi e a tanti altri. “Ladri e prostitute – ha detto Gesù – vi precederanno nel Regno dei Cieli”. Noi cattolici lo sappiamo, di essere peccatori, temiamo l’inferno, ci confessiamo e ci battiamo il petto. Però viva ladri e prostitute, viva i pedofili, quelli che lo fanno di nascosto, che se ne vergognano, e che poi, giustamente, pagano. Meglio loro, nel segreto delle loro stanze, nel putridume del loro cuore, nell’abominio del loro segreto vizio, degli intellettuali progressisti e farisei che negano per iscritto il diritto naturale, che avversano il matrimonio dalle loro cattedre ben pagate, che esaltano ogni tipo di libertinaggio, per divenire improvvisamente acidi moralisti.

In nome di cosa condannano la pedofilia? I greci non erano spesso pedofili? Il relativismo culturale non è necessario, per essere al passo coi tempi? La morale naturale non è una invenzione della chiesa? Se i sessi sono cinque, perché non possono diventare sei? Se il bambino è un “perverso polimorfo”, perché non può da subito soddisfare i suoi istinti? Se l’incesto non è contro natura, come sostiene Dacia Maraini, sulla scia di filosofi illuministi che lo praticavano persino con i figli, in base a cosa, per Dio, la pedofilia sarebbe cattiva?

Non ci avete insegnato questo, in tanti anni?

Non ci avete detto, a partire dal 1968, che l’unica regola è che non ci sono regole, che è “vietato vietare”?

Non avete clamorosamente taciuto di fronte alla nascita del partito pedofilo in Olanda? Perché diventate ora, a un tratto, così reazionari, bigotti, oscurantisti?

Suvvia riscoprite altre radici, riabbracciate un passato più laico. La chiesa non può vantare, tra le sue file, teorici della pedofilia, il pensiero progressista sì. Ricordate la rivoluzione del 1968? Ricordate Gerd Koenen? Scriveva: “Negli asili infantili più radicali le attività sessuali divennero parte integrante dei giochi”. In quegli stessi anni Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Michel Foucault, Jack Lang, futuro ministro francese, firmarono una petizione in cui si reclamava la legalizzazione dei rapporti sessuali coi minori. Daniel Cohn-Bendit, capogruppo dei Verdi a Bruxelles, raccontò addirittura di avere sperimentato e favorito la pedofilia e il sesso coi minori a scuola, come insegnante.

Oggi Aldo Busi, forse il più venduto autore omosessuale italiano, spesso ospite di programmi televisivi e radiofonici, candidato nelle liste radicali, scrive: “E’ probabile che nella mia omosessualità ci sia una forma di attrazione non verso i maschi, ma verso l’odio che mi suscitano tutti gli uomini, odio che il fare sesso con loro non fa che aumentare…”. Dopo di che spiega che l’età per rapporti omosessuali che lui ritiene lecita è a partire dai tredici anni, in quanto a questa età un ragazzo, secondo lui, sarebbe adulto, e libero di decidere di avere rapporti con un altro uomo (“Manuale per il perfetto papà”, Mondadori). Il grande Nichi Vendola, governatore della Puglia, in una intervista del 1985 a Repubblica affermava: “Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti, e trattarne con chi la sessualità l’ha vista sempre in funzione della famiglia…”. Caro Santoro, facci vedere il filmato ciofeca sui preti pedofili, dicci che è tutto vero, e spiegaci quello che pensi: che per una volta sei d’accordo con la chiesa, che si è finalmente aperta, che è divenuta comprensiva… e spiega ai cattolici progressisti che, per fortuna, i preti non sono tutti come Ruini e Bagnasco… Poi tornatene a Strasburgo, dove ti eri fatto eleggere.

 

Francesco Agnoli Il Foglio 26/05/07

 

 
 
 

Bertone su 30 giorni

Intervista al settimanale 30 Giorni nel N.2 Anno XX - Febbraio 2002

I delitti più gravi riservati alla Congregazione per la dottrina della fede
A difesa della santità dei sacramenti

Intervista con monsignor Tarcisio Bertone, segretario dell’ex Sant’Uffizio, sui delicta graviora in forte aumento soprattutto in questi ultimi decenni: «Certamente si è registrato un aumento. Che non riguarda, come sembrerebbero suggerire i mass media, solo i casi di pedofilia, ma anche quelli relativi ai delitti contro la penitenza e l’eucaristia»

di Gianni Cardinale

«La tutela della santità dei sacramenti, soprattutto della santissima eucaristia e della penitenza, come pure il rispetto dell’osservanza del sesto comandamento del Decalogo da parte dei fedeli scelti per vocazione dal Signore, richiedono che, per procurare la salvezza delle anime, “che deve essere nella Chiesa legge suprema” (Codice di diritto canonico, can. 1752), la Chiesa stessa intervenga con la propria sollecitudine pastorale al fine di prevenire i pericoli di violazione».

Inizia con queste parole il motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela firmato da Giovanni Paolo II il 30 aprile dello scorso anno e pubblicato negli Acta Apostolicae Sedis, datati 5 novembre 2001 ma diffusi a gennaio. Il documento pontificio dà delle indicazioni «per definire più dettagliatamente sia i delitti più gravi (delicta graviora) commessi contro la morale e nella celebrazione dei sacramenti, per i quali la competenza rimane esclusiva della Congregazione per la dottrina della fede, sia anche le Norme processuali speciali per dichiarare o infliggere le sanzioni canoniche». In pratica si tratta di un motu proprio di promulgazione delle «Norme circa i delitti più gravi riservati alla Congregazione per la dottrina della fede, distinte in due parti: la prima contiene le Norme sostanziali, e la seconda le Norme processuali». Queste Norme comunque non si trovano nel suddetto fascicolo degli Acta Apostolicae Sedis, che però pubblica una Lettera dell’ex Sant’Uffizio ai vescovi di tutto il mondo, datata 18 maggio 2001, in cui esse vengono annunciate e sintetizzate.
Questa documentazione, dicevamo, è diventata pubblica all’inizio di quest’anno. Già a dicembre comunque alcuni mass media statunitensi (l’agenzia Catholic News Service e il settimanale National Catholic Reporter) ne avevano dato notizia, focalizzando soprattutto l’attenzione su uno in particolare di questi delicta graviora (cfr. box per l’elenco completo): la pedofilia.
Sull’argomento, 30Giorni ha posto alcune domande a monsignor Tarcisio Bertone, 67 anni, salesiano, arcivescovo emerito di Vercelli, dal ’95 segretario della Congregazione per la dottrina della fede.


Eccellenza, perché questo motu proprio pontificio e questa Lettera della vostra Congregazione sui delicta graviora?

TARCISIO BERTONE: Bisogna ricordare che la Congregazione in questi anni ha riveduto un po’ tutte le normative sul suo modus procedendi nei vari settori. Per esempio, nei problemi della tutela della dottrina cattolica, nell’esame dei libri, nell’esame delle posizioni teologiche meno conformi o difformi dal patrimonio della fede cattolica; ha pubblicato la ratio agendi in doctrinarum examine, poi ha rielaborato la normativa sullo scioglimento del matrimonio in favore fidei, quindi tutta la prassi della sezione matrimoniale. Per quanto riguarda i delicta graviora noi eravamo fermi a delle norme riordinate e pubblicate nel 1962 attorno al crimen sollicitationis ad turpia, riguardanti tutta l’area degli abusi sessuali e in modo speciale quelli connessi con la celebrazione del sacramento della penitenza. In questi anni c’è stato quindi un progetto di revisione di tutta questa normativa, prescindendo dalla questione della pedofilia e dall’accresciuta sensibilità dell’opinione pubblica attorno a questo problema. Nella revisione della normativa sui delicta graviora, il nostro lavoro ha avuto come oggetto di attenzione particolare la tutela della santità dei sacramenti e della missione tipica del ministro ordinato, tanto è vero che il motu proprio inizia con le parole Sacramentorum sanctitatis tutela.

La nuova normativa riguarda innanzitutto due sacramenti..

BERTONE: Sì, quello della penitenza, che è il sacramento che personalizza di più l’incontro salvifico di Dio, attraverso il ministro ordinato, con i fedeli; il sacramento che forse ha avuto più problemi nella storia della Chiesa, sia nella sua evoluzione come pure nei tradimenti della sua celebrazione. E poi il sacramento dell’eucaristia, con la perdita di fede nella celebrazione eucaristica che facilita comportamenti delittuosi in senso canonico, quali la profanazione delle specie eucaristiche, i riti satanici come le cosiddette “messe nere”, e le concelebrazioni fra ministri ordinati e ministri che non hanno una vera e valida ordinazione né la valida eucaristia, e perciò ciò che concerne la cosiddetta intercomunione.

E poi anche gli abusi sessuali di chierici nei confronti di minorenni...

BERTONE: Di questi delitti si è già occupato il Codice di diritto canonico promulgato nell’83. La nuova normativa tiene conto dell’esperienza passata, della sensibilità dell’opinione pubblica odierna, ma soprattutto tiene presente il danno vero procurato da questi abusi alle vittime, alle loro famiglie, alla comunità cristiana, che ha il diritto di essere tutelata e guidata da ministri ordinati veramente esemplari.

Concretamente ci sono delle novità rispetto al Codice dell’83?

BERTONE: Sì. Con le vecchie norme si poteva parlare di pedofilia se un chierico aveva un comportamento delittuoso di questo genere con un minore di 16 anni. Ora questo limite di età è stato innalzato a 18 anni. Poi per questo tipo di delitto abbiamo prolungato la prescrizione a dieci anni e abbiamo stabilito che scatti a partire dal compimento dei 18 anni della vittima a prescindere da quando abbia subito l’abuso. Su questo punto vorrei aprire una parentesi...
Prego...
BERTONE: Negli Stati Uniti e in altri Paesi accade che in non pochi casi le denunce contro abusi di questo tipo siano molto tardive. Ora, fermo restando che il giudizio assolutamente negativo su questi comportamenti rimane anche se fossero, per ipotesi, avvenuti trenta o quarant’anni fa, c’è effettivamente qualche sospetto fondato che queste denunce tardive servano solo per incassare soldi in cause civili...

L’emanazione di queste Norme vuol dire che i casi di questi delicta graviora sono aumentati negli ultimi decenni?

BERTONE: Certamente si è registrato un aumento. Che non riguarda, come sembrerebbero suggerire i mass media, solo i casi di pedofilia, ma anche quelli relativi ai delitti contro la penitenza e l’eucaristia. Questo ha comportato anche un aumento di carico di lavoro degli uffici della nostra Congregazione che funge da Tribunale ecclesiastico.

Tra le finalità di queste Norme sui delicta graviora c’è anche quella di sollecitare le diocesi ad occuparsi tempestivamente di tali delitti?

BERTONE: Senza dubbio. C’era soprattutto nel passato – ma a volte c’è ancora oggi – il rischio di una trascuratezza, di una minore attenzione alla gravità del problema da parte delle diocesi. Poi c’è anche la necessità di un maggiore raccordo tra Chiese locali e il centro della Chiesa universale, di un maggior coordinamento, di un atteggiamento che sia omogeneo da parte delle Chiese locali pur rispettando la diversità delle situazioni e delle persone.
E l’elemento garantista che pure è presente in questo documento?

BERTONE: Nella normativa c’è anche un elemento, diciamo così, garantista. Serve ad allontanare i pericoli che vinca una cultura del sospetto. Nella normativa si prevede un vero, regolare processo per accertare i fatti, per confermare le prove della colpevolezza davanti ad un tribunale. Certamente si insiste sulla rapidità del processo. Ma si insiste anche sulle indagini previe che permettono di prendere dei provvedimenti cautelativi che impediscano all’individuo sospettato di recare ulteriori danni.

Sui mass media statunitensi è stato scritto che queste Norme tenderanno a sostituire le procedure riservate che permettevano alle diocesi Usa di poter comminare ai sacerdoti accusati di pedofilia delle sanzioni gravissime, compresa la riduzione allo stato laicale, per semplice via amministrativa, senza processo...

BERTONE: Questo privilegio è stato concesso alle diocesi statunitensi all’inizio degli anni Novanta ed è stato recentemente riconfermato. Si tratta comunque di procedure che possono essere usate davanti a fatti gravissimi, eclatanti, in cui le responsabilità dell’accusato siano evidentissime. Però deve essere chiaro che si tratta di procedure straordinarie, eccezionali, che hanno proprie regole. Altrimenti come criterio ordinario bisognerà seguire le Norme che prevedono un vero e proprio processo con diritto alla difesa.

Ma queste procedure “eccezionali” riguardano solo le diocesi americane o anche altre diocesi nel mondo?

BERTONE: Ci sono procedure specifiche per gli Usa e ci sono anche procedure più generali che possono essere applicate in tutto il mondo, a certe precise condizioni.
Perché le nuove Norme sui delicta graviora sono state rese note in questa maniera un po’ riservata, senza una conferenza stampa e senza la pubblicazione sull’Osservatore Romano?
BERTONE: Capisco che i giornalisti preferiscono una moltiplicazione delle conferenze stampa. Ma l’argomento trattato è molto particolare, molto delicato. Per evitare facili sensazionalismi si è preferito diffonderle per vie ufficiali senza troppa enfasi.

A dire il vero anche per le vie ufficiali le Norme vere e proprie, quelle sostanziali e quelle procedurali, non sono state pubblicate…

BERTONE: È vero. Vengono mandate ai vescovi e ai superiori religiosi che avendo di questi problemi ne fanno espressa richiesta. La normativa sostanziale comunque è praticamente condensata nella Lettera della Congregazione ai vescovi pubblicata sugli Acta Apostolicae Sedis. La normativa procedurale poi riprende le procedure generali fissate dal Codice di diritto della Chiesa.

A queste nuove Norme, soprattutto da parte laica, è stata fatta una obiezione. Perché un vescovo che viene a conoscenza del comportamento di un proprio sacerdote, delittuoso per la Chiesa ma anche per l’autorità civile, non ne deve informare la magistratura civile?

BERTONE: Le Norme di cui stiamo parlando si trovano all’interno di un ordinamento giuridico proprio, che ha un’autonomia garantita, e non solo nei Paesi concordatari. Non escludo che in particolari casi ci possa essere una forma di collaborazione, qualche scambio di informazioni, tra autorità ecclesiastiche e magistratura.

Ma, a mio parere, non ha fondamento la pretesa che un vescovo, ad esempio, sia obbligato a rivolgersi alla magistratura civile per denunciare il sacerdote che gli ha confidato di aver commesso il delitto di pedofilia. Naturalmente la società civile ha l’obbligo di difendere i propri cittadini. Ma deve rispettare anche il “segreto professionale” dei sacerdoti, come si rispetta il segreto professionale di ogni categoria, rispetto che non può essere ridotto al sigillo confessionale, che è inviolabile.

Eppure si può pensare che tutto ciò che viene detto al di fuori della confessione non rientri nel “segreto professionale” di un sacerdote...

BERTONE: È ovvio che si tratta di due livelli differenti. Ma la questione è stata ben spiegata dal cardinale Ersilio Tonini durante una trasmissione televisiva: se un fedele, un uomo o una donna, non ha più nemmeno la possibilità di confidarsi liberamente, al di fuori della confessione, con un sacerdote per avere dei consigli perché ha paura che questo sacerdote lo possa denunciare; se un sacerdote non può fare lo stesso con il suo vescovo perché ha paura anche lui di essere denunciato... allora vuol dire che non c’è più libertà di coscienza.
Quello di cui abbiamo parlato finora attiene all’aspetto di un processo pubblico nei confronti di chi compie questi delitti. C’è però anche l’aspetto che riguarda la coscienza delle singole persone che li commettono. Questi delitti più gravi sono innanzitutto dei peccati mortali gravi. Come si può essere assolti da questi peccati?

BERTONE: Al di là della prospettiva pubblica di queste tristi vicende, c’è anche l’aspetto che riguarda il foro interno delle persone. Da tale tipo di peccati, come da tutti i peccati, si può essere assolti col sacramento della confessione. Siccome però alcuni di questi delicta graviora comportano una scomunica riservata alla Santa Sede, in tal caso ci si deve rivolgere alla Penitenzieria apostolica, che può assolvere anche dalle predette censure con adeguata penitenza e riparazione del danno provocato. La Chiesa è misericordiosa con tutti, anche con quelli che hanno commesso peccati gravissimi come la profanazione di sacramenti e la pedofilia. Memore di quanto ha detto Gesù nei Vangeli: perdonare «non dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18, 22).

Alcuni di questi peccati/delitti, particolarmente quelli contro la santità dei sacramenti, possono essere assolti quindi solo attraverso la Penitenzieria apostolica. In base ad un “Elenco di privilegi” emanato nel ’99 tale facoltà (eccetto che per la violazione diretta del sigillo sacramentale) è concessa anche ai cardinali e ai confessori che i cardinali possono scegliere per sé e per i collaboratori assegnati permanentemente al proprio servizio.


BERTONE: Per quanto riguarda le facoltà concesse direttamente ai cardinali in merito, si tratta di privilegi recenti. L’elenco di cui lei parla comunque non è stato compilato dalla nostra Congregazione, ma è stato approvato in forma specifica dal Santo Padre.

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Circa i delitti più gravi


 

Circa i delitti più gravi
riservati alla Congregazione per la dottrina della fede
18 maggio 2001

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera Ad exequendam. Inviata dalla Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi di tutta la Chiesa cattolica e agli altri ordinari e gerarchi interessati, circa i delitti più gravi riservati alla medesima Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001: AAS 93(2001), 785-788.

La Lettera apostolica in forma di motu proprio di Giovanni Paolo II Sacramentorum sanctitatis tutela del 30.4.2001 (cf. nn. 575-580) rispondeva al preciso scopo di "definire più dettagliatamente sia ‘i delitti più gravi commessi contro la morale e nella celebrazione dei sacramenti’, per i quali la competenza rimane esclusiva della Congregazione per la dottrina della fede, sia anche le norme processuali speciali ‘per dichiarare o infliggere le sanzioni canoniche’". Le Norme sono contenute in questa successiva Lettera. Riguardo alla definizione dei "delitti più gravi", la principale novità riguarda la pedofilia, ovvero "il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età" (prima erano 16). Riguardo invece alle novità procedurali, i vescovi svolgeranno indagini preliminari e segnaleranno i casi alla Congregazione, la quale deciderà se lasciare la causa agli stessi ordinari o avocarla a sé: i procedimenti di questo genere, inoltre, sono soggetti al segreto pontificio.

***

Circa i delitti più gravi
riservati alla Congregazione per la dottrina della fede

18 maggio 2001

Per l'applicazione della legge ecclesiastica, che all'art. 52 della Costituzione apostolica sulla curia romana dice: "[La Congregazione per la dottrina della fede] giudica i delitti contro la fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti, che vengano a essa segnalati e, all'occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio", era necessario prima di tutto definire il modo di procedere circa i delitti contro la fede: questo è stato fatto con le norme che vanno sotto il titolo di Regolamento per l'esame delle dottrine, ratificate e confermate dal sommo pontefice Giovanni Paolo II, con gli articoli 28-29 approvati insieme in forma specifica (2).

Quasi nel medesimo tempo la Congregazione per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese orientali, per determinare "i delitti più gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti", per perfezionare anche le norme processuali speciali nel procedere "a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche", poiché l'istruzione Crimen sollicitationis finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant'Offizio il 16 marzo 1962, (3) doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici.

Dopo un attento esame dei pareri e svolte le opportune consultazioni, il lavoro della Commissione è finalmente giunto al termine; i padri della Congregazione per la dottrina della fede l'hanno esaminato più a fondo, sottoponendo al sommo pontefice le conclusioni circa la determinazione dei delitti più gravi e circa il modo di procedere nel dichiarare o nell'infliggere le sanzioni, ferma restando in ciò la competenza esclusiva della medesima Congregazione come Tribunale apostolico. Tutte queste cose sono state dal sommo pontefice approvate, confermate e promulgate con la lettera apostolica data in forma di motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela.

I delitti più gravi sia nella celebrazione dei sacramenti sia contro la morale, riservati alla Congregazione per la dottrina della fede, sono:

- I delitti contro la santità dell'augustissimo sacramento e sacrificio dell'eucaristia, cioè:
1° l'asportazione o la conservazione a scopo sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate: (4)

2° l'attentata azione liturgica del sacrificio eucaristico o la simulazione della medesima; (5)
3° la concelebrazione vietata del sacrificio eucaristico assieme a ministri di comunità ecclesiali, che non hanno la successione apostolica ne riconoscono la dignità sacramentale dell'ordinazione sacerdotale; (6)

4° la consacrazione a scopo sacrilego di una materia senza l'altra nella celebrazione eucaristica, o anche di entrambe fuori della celebrazione eucaristica; (7)

- Delitti contro la santità del sacramento della penitenza, cioè:

1° l'assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo; (8)
2° la sollecitazione, nell'atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso; (9)

3° la violazione diretta del sigillo sacramentale; (10)

- Il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età.

Al Tribunale apostolico della Congregazione per la dottrina della fede sono riservati soltanto questi delitti, che sono sopra elencati con la propria definizione. Ogni volta che l'ordinario o il gerarca avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un'indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all'ordinario o al gerarca, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale. Contro la sentenza di primo grado, sia da parte del reo o del suo patrono sia da parte del promotore di giustizia, resta validamente e unicamente soltanto il diritto di appello al supremo Tribunale della medesima Congregazione.

Si deve notare che l'azione criminale circa i delitti riservati alla Congregazione per la dottrina della fede si estingue per prescrizione in dieci anni (11). La prescrizione decorre a norma del diritto universale e comune (12): ma in un delitto con un minore commesso da un chierico comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.

Nei tribunali costituiti presso gli ordinari o i gerarchi, possono ricoprire validamente per tali cause l'ufficio di giudice, di promotore di giustizia, di notaio e di patrono soltanto dei sacerdoti. Quando l'istanza nel tribunale in qualunque modo è conclusa, tutti gli atti della causa siano trasmessi d'ufficio quanto prima alla Congregazione per la dottrina della fede.

Tutti i tribunali della Chiesa latina e delle Chiese orientali cattoliche sono tenuti a osservare i canoni sui delitti e le pene come pure sul processo penale rispettivamente dell'uno e dell'altro Codice, assieme alle norme speciali che saranno date caso per caso dalla Congregazione per la dottrina della fede e da applicare in tutto.

Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio.

Con la presente lettera, inviata per mandato del sommo pontefice a tutti i vescovi della Chiesa cattolica, ai superiori generali degli istituti religiosi clericali di diritto pontificio e delle società di vita apostolica clericali di diritto pontificio e agli altri ordinari e gerarchi interessati, si auspica che non solo siano evitati del tutto i delitti più gravi, ma soprattutto che, per la santità dei chierici e dei fedeli da procurarsi anche mediante necessarie sanzioni, da parte degli ordinari e dei gerarchi ci sia una sollecita cura pastorale.

Roma, dalla sede della Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001.

+ Joseph card. Ratzinger, prefetto
+ Tarcisio Bertone, SDB, arc. em. di Vercelli, segretario

Note

1) IOANNES PAULUS II, Const. apost. Pastor bonus de romana curia, 28.6.1988, art. 52: AAS 80(1988), 874: EV 11/884.

2) CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI, Agendi ratio in doctrinarum examine [regolamento per l'esame delle dottrine]. 29.6.1997: AAS 89(1997), 830-835: EV 16/616-644.

3) SUPREMA SACRA CONGREGATIO SANCTI OFFICII, Instr. Crimen sollicitationis ad omnes patriarchas, archiepiscopos, episcopos aliosque locorm ordinarios " etiam ritus orientalis ": De modo procedendi in causis sollicitationis [a tutti i patriarchi, arcivescovi, vescovi e agli altri ordinari dei luoghi "anche del Rito orientale"; "Procedimento nelle cause di sollecitazione"], 16.3.1962. Tipografia poliglotta vaticana 1962.

4) Cf. Codex Iuris Canonici [Codice di diritto canonico] (CIC), can. 1367: Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium [Codice dei canoni delle Chiese orientali] (CCEO), can. 1442. Cf. et pontificium consilium de legum textibus interpretandis. Responsum ad propositum dubium [anche Pontificio Consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi. Risposta al dubbio] Utrum in can. 1367 CIC. 4.6.1999 [3.7.1999]: AAS 91(1999). 918: EV 18/1259-1266.

5) Cf. CIC cann. 1378 § 2 n. 1 e 1379: CCEO can. 1443.

6) Cf. CIC cann. 908 e 1365; CCEO cann. 702 e 1440.

7) Cf. CIC can. 927.

8) Cf. CIC can. 1378 § 1: CCEO can. 1458

9) Cf. CIC can. 1387: CCEO can. 1458.

10) Cf. CIC can. 1362 § 1 N.1: CCEO can. 1152 § 2 n.1.

11) Cf. CIC can. 1388 § 1: CCEO can. 1456 § 1

12) Cf. CIC can. 1362 § 2: CCEO can. 1152 § 3

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Chiesa e pedofilia segue...

I delitti più gravi sia nella celebrazione dei sacramenti sia contro la morale, riservati alla Congregazione per la dottrina della fede, sono:

- I delitti contro la santità dell'augustissimo sacramento e sacrificio dell'eucaristia, cioè:
1° l'asportazione o la conservazione a scopo sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate: (4)

E’ chiaro il contenuto, si tratta della profanazione del corpo Eucaristico di Cristo, per alcuni teologi medievali questo atto esclude assolutamente ogni via di salvezza, specie per un religioso.

Can. 1367 - Chi profana le specie consacrate, oppure le asporta o le conserva a scopo sacrilego, incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica; il chierico inoltre può essere punito con altra pena, non esclusa la dimissione dallo stato clericale.

2° l'attentata azione liturgica del sacrificio eucaristico o la simulazione della medesima; (5)

Si tratta del caso in cui, non avendone facoltà il chierico o il religioso simula la consacrazione o ascolta una confessione.

Can. 1378 - §2. Incorre nella pena latae sententiae dell'interdetto, o, se chierico, della sospensione: 1) chi non elevato all'ordine sacerdotale attenta l'azione liturgica del Sacrificio eucaristico; 2) chi, al di fuori del caso di cui al §1, non potendo dare validamente la assoluzione sacramentale, tenta d'impartirla oppure ascolta la confessione sacramentale.

3° la concelebrazione vietata del sacrificio eucaristico assieme a ministri di comunità ecclesiali, che non hanno la successione apostolica ne riconoscono la dignità sacramentale dell'ordinazione sacerdotale; (6)

E’ il caso, in cui un sacerdote cattolico, consacra l’eucaristia insieme a ministri di altri culti. Ossia si parla di successione apostolica, quando il presbitero è stato ordinato da un vescovo, che a sua volta sia stato ordinato da un altro e a ritroso da un apostolo di Cristo. Questa condizione è attestata nella Chiesa Cattolica e dalla Chiesa Ortodossa.

Can. 908 - È vietato ai sacerdoti cattolici concelebrare l'Eucaristia con i sacerdoti o i ministri delle Chiese o delle comunità ecclesiali, che non hanno la piena comunione con la Chiesa cattolica.

Can. 1365 - Il reo imputato di partecipazione vietata alle sacre celebrazioni sia punito con una giusta pena

4° la consacrazione a scopo sacrilego di una materia senza l'altra nella celebrazione eucaristica, o anche di entrambe fuori della celebrazione eucaristica; (7)

 

La consacrazione a scopo di sacrilegio, potrebbe essere il caso della messe nere o di riti esoterici, sia per il sangue (vino) che per il corpo (pane). Si dichiara sia all’interno della celebrazione che al di fuori.

Can. 972 - La facoltà di ricevere le confessioni data dalla competente autorità di cui al can. 969, può essere concessa per un tempo sia indeterminato, sia determinato.

- Delitti contro la santità del sacramento della penitenza, cioè:

1° l'assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo; (8)

E’ una questione molto spinosa, è il caso in il sacerdote abbia “formicato” (o meglio abbia avuto un rapporto sessuale, anche parziale,  di qualsiasi natura) col suo penitente (chi si presenta per confessarsi). E’ fatto divieto assoluto in questo caso per il prete di assolverlo (perché indirettamente assolverebbe se stesso). Non toglie nulla che quest’ultimo possa confessarsi con un altro sacerdote (diverso dal suo “complice”) e ottenere validamente l’assoluzione. In questo punto qualche ignorante potrebbe avere letto la scomunica per chi denuncia i reati sessuali.

Can. 1378 - §1. Il sacerdote che agisce contro il disposto del can. 977, incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica.§2. Incorre nella pena latae sententiae dell'interdetto, o, se chierico, della sospensione: 1) chi non elevato all'ordine sacerdotale attenta l'azione liturgica del Sacrificio eucaristico; 2) chi, al di fuori del caso di cui al §1, non potendo dare validamente la assoluzione sacramentale, tenta d'impartirla oppure ascolta la confessione sacramentale.


2° la sollecitazione, nell'atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso; (9)

E’ molto chiaro, si tratta del caso in cui il sacerdote con la scusa di farsi spiegare il peccato, sollecita il penitente. In questo caso il ricordo accurato del peccato, ha la duplice finalità di solleticare il penitente ed eccitare il confessore stesso. Attenzione, da non confondere con il cercare di capire del confessore. Il confessore oltre ad assolvere un penitente deve fare da medico dello stesso e quindi capire le circostanze e la gravità dell’azione e spesso non ha nulla a che fare con “la sollecitazione”. Comunque le finalità ambigue costituiscono un grave delitto.

Can. 1387 - Il sacerdote che, nell'atto o in occasione o con il pretesto della confessione sacramentale, sollecita il penitente al peccato contro il sesto precetto del Decalogo, a seconda della gravità del delitto, sia punito con la sospensione, con divieti, privazioni e, nei casi più gravi, sia dimesso dallo stato clericale.

3° la violazione diretta del sigillo sacramentale; (10)

 

E’ totalmente chiaro, si tratta del famigerato segreto confessionale. Il segreto confessionale è una delle garanzie più alte che un cattolico ha. Da la possibilità di aprirsi totalmente col confessore sia su fatti irrilevanti o lievi che nel caso in cui l’atto dell’accusato sia estremamente grave. Perché uno psicoterapeuta non deve denunciare il proprio paziente? Perché un medico che ha diagnosticato l’ HIV ad un marito fedigrafo non può dirlo alla moglie? Queste persone verrebbero radiate dall’albo i sacerdoti finiscono davanti al Sant’Uffizio.

 

Can. 1388 - §1. Il confessore che viola direttamente il sigillo sacramentale incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica; chi poi lo fa solo indirettamente sia punito proporzionalmente alla gravità del delitto.

 

- Il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età..

Questo punto è il più controverso. In primo luogo la soglia del reato di pedofilia è innalzata ai 18 anni. I preti pedofili sono equiparati ai sacrileghi della peggiore sorte quali la profanazione e il sacrilegio dell’augustissimo corpo di Cristo. La pedofilia è paragonata agli atti più esecrabili e profananti del sacramento della riconciliazione. Mette questi preti “bastardi” nelle mani del Sant’Uffizio e rimette l’assoluzione e il perdono nelle mani esclusive del Papa. Mi chiedo quale atto più forte la Chiesa possa fare? Profanare l’inviolabilità di un bambino equivale a profanare l’Ostia consacrata. Profanare un minore equivale alla profanazione di Dio e guai a chi dovesse macchiarsi di tale delitto.

 

Al Tribunale apostolico della Congregazione per la dottrina della fede sono riservati soltanto questi delitti, che sono sopra elencati con la propria definizione. Ogni volta che l'ordinario o il gerarca avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un'indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all'ordinario o al gerarca, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale. Contro la sentenza di primo grado, sia da parte del reo o del suo patrono sia da parte del promotore di giustizia, resta validamente e unicamente soltanto il diritto di appello al supremo Tribunale della medesima Congregazione.

Si deve notare che l'azione criminale circa i delitti riservati alla Congregazione per la dottrina della fede si estingue per prescrizione in dieci anni (11). La prescrizione decorre a norma del diritto universale e comune (12): ma in un delitto con un minore commesso da un chierico comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.

 

La prescrizione avviene accettando le disposizioni generali del diritto comune, da notare che la prescrizione attesta che le pene non possano essere erogate, ma non cancella il peccato o la scomunica che deve essere assolta a livello sacramentale anche sotto condizione.

 

Can. 1362 - §1. L'azione criminale si estingue per prescrizione in tre anni, a meno che non si tratti: 1) di diritti riservati alla Congregazione per Dottrina della fede. 2) dell'azione per i delitti di cui ai cann. 1394, 1395, 1397, 1398, che si prescrive in cinque anni; 3) di delitti non puniti dal diritto universale, se la legge particolare abbia stabilito un altro limite di tempo per la prescrizione. §2. La prescrizione decorre dal giorno in cui fu commesso il delitto, oppure, se il delitto è permanente o abituale, dal giorno in cui è cessato.

Can. 1395 - §1. Il chierico concubinario, oltre il caso di cui al  can. 1394, e il chierico che permanga scandalosamente in un altro peccato esterno contro il sesto precetto del Decalogo, siano puniti con la sospensione, alla quale si possono aggiungere gradualmente altre pene, se persista il delitto dopo l'ammonizione, fino alla dimissione dallo stato clericale. §2. Il chierico che abbia commesso altri delitti contro il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale, se il caso lo comporti.

 

Nei tribunali costituiti presso gli ordinari o i gerarchi, possono ricoprire validamente per tali cause l'ufficio di giudice, di promotore di giustizia, di notaio e di patrono soltanto dei sacerdoti. Quando l'istanza nel tribunale in qualunque modo è conclusa, tutti gli atti della causa siano trasmessi d'ufficio quanto prima alla Congregazione per la dottrina della fede.

 

Si sta parlando di tribunali ecclesiali che non hanno alcun legame con i tribunali degli stati. Le pene da infliggere sono tra le altre la riduzione allo stato laicale, la permanenza in luoghi isolati per un numero congruo di anni o la sospensione a divinis (non potere amministrare alcun sacramento). I tribunali ecclesiastici si organizzano con procedure proprie e mai subordinabili alle leggi degli stati, in quanto regolati dal diritto proprio. Ovviamente per non andare in antagonismo non possono infliggere pene quali la detenzione o l’arresto, ma solo pene di natura proprie ossia disciplinari. Se il sacerdote non vuole sottostare può non farlo e nessuno gli vieta di dimettersi. 

Tutti i tribunali della Chiesa latina e delle Chiese orientali cattoliche sono tenuti a osservare i canoni sui delitti e le pene come pure sul processo penale rispettivamente dell'uno e dell'altro Codice, assieme alle norme speciali che saranno date caso per caso dalla Congregazione per la dottrina della fede e da applicare in tutto.

 

Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio.

 

Questo è il punto più contraddittorio, come si specifica dopo, il compito della Chiesa non è quello di condannare, ma di aiutare chi sbaglia e redimersi. Nella via della remissione non può essere esclusa la denuncia alle autorità pubbliche. Inoltre, come afferma il card. Bertone, in un’intervista che posterò di seguito non si esclude nessuna forma di collaborazione con la giustizia degli stati. In ogni caso il segreto tutela l’indagato e le vittime da possibili esposizioni. Si ricorderà il caso dell’inchiesta di potenza su vallettopoli in cui, ricordiamo  che non si fa più distinzione tra vittime e carnefici. Il reo inoltre potrebbe manipolare il giudizio ricorrendo alla popolarità di cui gode, e non mancano i casi di cronaca. 

I fini del giudizio canonico non mirano a mandare in carcere la gente o a fare avere lauti risarcimenti alle vittime. Chi conosce le problematiche del segreto confessionale (accennato in precedenza) sa che all’assoluzione deve corrispondere una cosiddetta sanzione o punizione che nei casi più gravi mira a far si che il penitente ripari al torto commesso. Inoltre faccio notare che la circolare del 1962 andava a sanzionare in ultima analisi le molestie sessuali e il comportamento non ontologico del sacerdote (come del medico o dello psicologo). Questi temi nel 1962 erano marginali nelle nostre società e mai nessun tribunale di nessuno stato, in quel periodo, ha mai sanzionato tali comportamenti, anzi che denunciava veniva bollato a vita (specie le donne).

 

Con la presente lettera, inviata per mandato del sommo pontefice a tutti i vescovi della Chiesa cattolica, ai superiori generali degli istituti religiosi clericali di diritto pontificio e delle società di vita apostolica clericali di diritto pontificio e agli altri ordinari e gerarchi interessati, si auspica che non solo siano evitati del tutto i delitti più gravi, ma soprattutto che, per la santità dei chierici e dei fedeli da procurarsi anche mediante necessarie sanzioni, da parte degli ordinari e dei gerarchi ci sia una sollecita cura pastorale.

 

Concludendo con l’analisi di questo documento, ricordo che è stato fatto anche in funzione dei gravi scandali che hanno corrotto la Chiesa statunitense. In Europa il fenomeno pur esistendo non è molto diffuso. Le gerarchie ecclesiali statunitensi trovavano opportuno pagare e fare cadere tutte le accuse (in America è possibile), anche se il sacerdote era innocente. Oggi con il fatto che i Vescovi locali non possono fare da soli viene garantita maggiore imparzialità e rigore. Oggi i preti pedofili vengono lasciati al giudizio e la diocesi paga solo il patrocinio legale.

 

Roma, dalla sede della Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001.

+ Joseph card. Ratzinger, prefetto
+ Tarcisio Bertone, SDB, arc. em. di Vercelli, segretario

Note

1) IOANNES PAULUS II, Const. apost. Pastor bonus de romana curia, 28.6.1988, art. 52: AAS 80(1988), 874: EV 11/884.

2) CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI, Agendi ratio in doctrinarum examine [regolamento per l'esame delle dottrine]. 29.6.1997: AAS 89(1997), 830-835: EV 16/616-644.

3) SUPREMA SACRA CONGREGATIO SANCTI OFFICII, Instr. Crimen sollicitationis ad omnes patriarchas, archiepiscopos, episcopos aliosque locorm ordinarios " etiam ritus orientalis ": De modo procedendi in causis sollicitationis [a tutti i patriarchi, arcivescovi, vescovi e agli altri ordinari dei luoghi "anche del Rito orientale"; "Procedimento nelle cause di sollecitazione"], 16.3.1962. Tipografia poliglotta vaticana 1962.

4) Cf. Codex Iuris Canonici [Codice di diritto canonico] (CIC), can. 1367: Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium [Codice dei canoni delle Chiese orientali] (CCEO), can. 1442. Cf. et pontificium consilium de legum textibus interpretandis. Responsum ad propositum dubium [anche Pontificio Consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi. Risposta al dubbio] Utrum in can. 1367 CIC. 4.6.1999 [3.7.1999]: AAS 91(1999). 918: EV 18/1259-1266.

5) Cf. CIC cann. 1378 § 2 n. 1 e 1379: CCEO can. 1443.

6) Cf. CIC cann. 908 e 1365; CCEO cann. 702 e 1440.

7) Cf. CIC can. 927.

8) Cf. CIC can. 1378 § 1: CCEO can. 1458

9) Cf. CIC can. 1387: CCEO can. 1458.

10) Cf. CIC can. 1362 § 1 N.1: CCEO can. 1152 § 2 n.1.

11) Cf. CIC can. 1388 § 1: CCEO can. 1456 § 1

12) Cf. CIC can. 1362 § 2: CCEO can. 1152 § 3

 

 

Veniamo al secondo capitolo di questa “difesa”:

 

 

 

Continuano a dire che la Chiesa predica bene ma razzola male riferendosi ai preti pedofili, collusi col potere o altro. Nessuno pensa che non è l’errore di uno che delegittima tutti i credenti. Io ho una teoria particolare sui preti che oltraggiano la legge di Dio. I sacerdoti e anche i laici siamo chiamati da Dio a compiere la Sua volontà ognuno nel proprio stato. In particolare i preti sono chiamati ad assolvere le mansioni più delicate, quali l’amministrazione dei sacramenti, alcuni però si presentano senza essere chiamati e capite bene il paradosso. Comunque è anche vero che Dio non ci ha mai lasciati soli mandandoci i suoi Santi ricordiamo S. Francesco che ha “ricostruito la Chiesa” e il nostro amatissimo Giovanni Paolo II.  In ogni caso riporto parte del testo della meditazione dell’allora Card. Ratzinger durante la Via Crucis del venerdì Santo 2.005 (in cui faceva le veci di Giovanni Paolo II): “Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza!”. Il Papa si riferisce non solo alle pratiche più esecrabili ma a tutte quelle situazioni in cui il sacerdote non si fa servo di Dio. Inoltre vi siete mai chiesti perché le maggiori indagini sui pedofili provengono da Catania? Le motivazione è semplice è grazie alla Chiesa ed in particolare a Don Di Noto di Avola che ad oggi ha denunciato gran parte dei pedofili finiti nelle mani della giustizia italiana. Se non ci fosse che e come lo farebbe. Don Di Noto non è un prete pedofilo e quindi è chiaro che non tutti i preti siano pedofili.

 

 

Concludo con il capitolo terzo, riporto un articolo apparso sul blog di Beppe Grillo, cito questo perché presumo che sia minimamente supportato da fonti reali:

 

Presso la Corte distrettuale di Harris County, in Texas, nel gennaio 2005 venne aperto un procedimento a carico dell'attuale Papa Benedetto XVI. La causa? L' Epistula "De Delictis Gravioribus" (* vedi fine articolo), ossia ... per aver ostacolato la giustizia. L'allora Cardinale Joseph Ratzinger scrisse e invio' ai Vescovi di tutto il mondo una lettera per secretare e far calare il silenzio sulle inchieste riguardanti i preti pedofili e, in particolare il caso di Juan Carlos Patino Arango, seminarista colombiano della chiesa di San Francesco di Sales a Houston, accusato di molestie sessuali su minori ed indecenza.


Il Prefetto della Congregazione, Joseph Ratzinger, tento' di salvare alla giustizia il seminarista, chiedendone la competenza sulla questione alla stessa Congregazione. Juan Carlos Patino Arango venne incriminato nel maggio 2005 in Texas. Papa Ratzinger venne accusato di proteggere i preti pedofili in seguito al ritrovamento di un documento del 1962, da parte dell'Avvocato dell'accusa Daniel Shea, chiamato "Crimen sollicitationis" e che sanciva la competenza esclusiva della stessa Congregazione su alcuni gravi delitti, tra cui "atti impuri con minori di 18 anni". Secondo Shea, Ratzinger, con la lettera firmata anche da Bertone a maggio 2001, prolungava la Epistola del 1962. Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, ha chiesto e ottenuto l'immunita' in quanto Capo di Stato, e la procura giudiziaria americana venne bloccata nella sua azione perche' incompativile con gli interessi della politica estera degli Stati Uniti, che dal 194 hanno allacciato rapporti diplomatici con la Chiesa.

 

Fonte: http://beppegrillo.meetup.com/308/messages/boards/view/viewthread?thread=2898754

 

Faccio notare che la lettera non era segreta in quanto già nel febbraio 2002 tre mesi dopo l’emanazione il card. Bertone la commentava su 30 giorni (di seguito postata) ed era disponibile in latino sul sito della Santa Sede.  Processare il Papa è una bizzarria che solo la giustizia americana può tentare, ma non perché capo di stato, ma perché agisce nell’ambito spirituale ed è il capo della Chiesa e quindi sarebbe come processare la Chiesa. Come dire che se io sono un eretico posso citare la Chiesa per non avermi dato l’eucaristia, ritenendo quest’atto come una violazione della mia persona. Piuttosto la giustizia americana dovrebbe estradare Mario Luzzano omicida del Gen. Calidari. Ma quanto è perfetta la giustizia americana!

 

Concludo definitivamente ringraziando, spero che abbiate letto il tutto con attenzione se non lo avete fatto è colpa mia perché non sono riuscito ad interessarvi. I pedofili si dice siano dei malati, ma guai, diceva Cristo, a dare scandalo a uno di questi piccoli. Quando l’emblema dell’amore e del perdono dice guai bisogna preoccuparsi davvero. Questa gente vorrebbe venire allo scoperto sovvertendo l’ordine morale della nostra società. Piuttosto che accettare la propria condizione e farsi curare in maniera preventiva, si legge da qualche parte nel web, si vogliono dare statuti e si dichiarano normali in un modo diverso di amare. Non voglio fare analogia, ma è mai possibile che la Chiesa essendo contraria a quello che immorale possa accettare questi bastardi? Preti, maestri, genitori, i pedofili sono dei bastardi e basta e per loro io non riesco a dare alcuna giustificazione.

 

Saluti.

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Chiesa e pedofilia

Ho un forte magone nello scrivere questo post. Mi sento come accerchiato, perseguitato, da fanatici accecati dall’odio profondo. Mistificatori capaci di manipolare la realtà. Gente che non avendo con chi prendersela, considera la fonte di tutti i mali la Chiesa. Gesù disse: “guardatevi dai falsi profeti che vengono con vesti di pecore mentre in verità sono lupi rapaci”. E’ come se quelle parole riecheggino oggi nell’aria, quasi sommessamente a volerci ricordare che chi inneggia alla libertà, usa metodi delinquenziali e una disinformazione da regime dittatoriale.

 

Questo articolo è in preparazione da diverso tempo, non volevo finirlo e neppure tanto meno pubblicarlo, ma la prima pagina del manifesto di sabato 12 maggio mi ha convinto a finirlo e postarlo. 

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Contiene una vignetta molto pesante che non ha nulla a che vedere con la satira, anche la più spinta, premetto che non voto per Berlusconi e, anzi ritengo la sua posizione come il tentativo di “usare” la religione senza averne la minima affinità.

La vignetta mette in risalto una questione spinosa, il connubio, che certe forze tentano di radicare, tra Chiesa Cattolica e pedofilia. Poi ho rivisto molti blog, in particolare alcuni scelti dal nostro padrone di casa, a questo punto, mi sono arrabbiato (traduzione in linguaggio aulico del noto vocabolo), mi è venuta voglia di urlare, e lo faccio con questo ridicolo mezzo che ho a disposizione.

 

Lo scopo di queste manipolazioni è chiaro. Generare il dubbio, la paura di affidare i propri figli (anche per brevi momenti) alla Chiesa. Fare in modo che noi genitori non mandiamo i nostri figli all’oratorio parrocchiale, al catechismo e evitiamo di farli confessare. Svuotando le chiese dei bambini farà si che, nel futuro, ci siano molti meno cristiani. Non so quali valori, quale educazione alternativa propongano. Tutto all’insegna del nichilismo e del materialismo più sfrenato. In altre occasioni ho detto “speriamo che Totti oltre a fere i gol sappia fare anche i miracoli” e aggiungo che la Defilippi possa perdonare i peccati.

 

Lo scopo è chiaro i mandanti meno. 

 

Le insinuazioni, le bugie stanno tentando di fare passare come certa la teoria, che la maggioranza dei preti e dei religiosi siano pedofili e la Chiesa copre, protegge ed incoraggia questi “bastardi”.

 

I documenti che utilizzerò sono tre, il primo una disposizione della Congregazione per la dottrina della fede; il secondo parte del testo della Via Crucis del 2.005 scritto e recitato dal Card. Ratringer quando ha fatto le veci di Giovanni Paolo II; il terzo uno stralcio di un blog in cui si cita l’incriminazione del Papa in America per intralcio alla giustizia.

 

La circolare della Congregazione della Fede datata 18 maggio 2001, appare in diversi blog, tra i più oltranzisti e pieni di odio, in alcuni  questi si leggono minacce, non velate, tipo quelle apparse sui muri, e molta altra spazzatura maleodorante. Ho provato a commentare per difendere le mie posizioni, ma ho ottenuto solo un programma spia, dei virus e l’ADSL ferma per diversi giorni. Non né cito, né ne riporto alcuno preferisco ignorare. La circolare è il documento segreto (io l’ho trovato subito in rete, e in latino sul sito della santa sede) che incrimina la Chiesa. La circolare citata, è l’atto di accusa più importante di questo processo mediatico e diffamatorio.

  

Riporto di seguito la circolare, integrandola con alcuni commenti, frutto anche di ricerche accurate.

 

Circa i delitti più gravi
riservati alla Congregazione per la dottrina della fede
18 maggio 2001

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera Ad exequendam. Inviata dalla Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi di tutta la Chiesa cattolica e agli altri ordinari e gerarchi interessati, circa i delitti più gravi riservati alla medesima Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001: AAS 93(2001), 785-788.

La Lettera apostolica in forma di motu proprio di Giovanni Paolo II Sacramentorum sanctitatis tutela del 30.4.2001 (cf. nn. 575-580) rispondeva al preciso scopo di "definire più dettagliatamente sia ‘i delitti più gravi commessi contro la morale e nella celebrazione dei sacramenti’, per i quali la competenza rimane esclusiva della Congregazione per la dottrina della fede, sia anche le norme processuali speciali ‘per dichiarare o infliggere le sanzioni canoniche’". Le Norme sono contenute in questa successiva Lettera. Riguardo alla definizione dei "delitti più gravi", la principale novità riguarda la pedofilia, ovvero "il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età" (prima erano 16). Riguardo invece alle novità procedurali, i vescovi svolgeranno indagini preliminari e segnaleranno i casi alla Congregazione, la quale deciderà se lasciare la causa agli stessi ordinari o avocarla a sé: i procedimenti di questo genere, inoltre, sono soggetti al segreto pontificio.

 

Questa introduzione delinea le finalità specifiche del documento che analizziamo, si nota immediatamente che sono accomunati in un’unica normativa, sia i delitti contro il corpo di Cristo, sia quelli gravi sulla morale, sia la pedofilia. Chi conosce la Chiesa sa che la cosa più grave in assoluto è il sacrilegio eucaristico. Violare un bambino equivale al violare il corpo di Cristo, questa è la novità di questa disposizione. La novità vera, a livello giuridico è che i vari Vescovi vengono privati (a meno di delega) della facoltà di indagare e giudicare sui  reati che vedremo dopo. Le finalità di tale provvedimento sono evidenti, perché da un lato affermano l’imparzialità delle sanzioni (accadeva che le simpatie o i legami di potere tra il vescovo e il sacerdote potevano influenzare il giudizio –vedesi scandali in America), dall’altro affermano che il potere di perdonare taluni delitti è di facoltà esclusiva del Papa.

 

***

Circa i delitti più gravi
riservati alla Congregazione per la dottrina della fede

18 maggio 2001

Per l'applicazione della legge ecclesiastica, che all'art. 52 della Costituzione apostolica sulla curia romana dice: "[La Congregazione per la dottrina della fede] giudica i delitti contro la fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti, che vengano a essa segnalati e, all'occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio", era necessario prima di tutto definire il modo di procedere circa i delitti contro la fede: questo è stato fatto con le norme che vanno sotto il titolo di Regolamento per l'esame delle dottrine, ratificate e confermate dal sommo pontefice Giovanni Paolo II, con gli articoli 28-29 approvati insieme in forma specifica (2).

 

Si dichiarano le finalità di infliggere le sanzioni a norma del diritto comune e proprio, non mi dilungo su cosa sia il diritto comune in quanto l’argomento è noto a tutti. Mentre per il diritto proprio, ricordo che ogni organizzazione, azienda (negli statuti), può dotarsi di un diritto proprio anche in difformità alle leggi generali (mai in antagonismo). Con questa circolare la Chiesa innova alcuni contenuti del proprio diritto. Queste novità non implicano assolutamente una interfaccia con le norme dei vari stati. Valgono solo per i preti cattolici  e i loro rapporti con le gerarchie ecclesiali. C’è da dire inoltre, che le norme giuridiche ecclesiali hanno una struttura e un ordinamento proprio, mai subordinabile alle norme degli stati.

  

Quasi nel medesimo tempo la Congregazione per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese orientali, per determinare "i delitti più gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti", per perfezionare anche le norme processuali speciali nel procedere "a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche", poiché l'istruzione Crimen sollicitationis finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant'Offizio il 16 marzo 1962, (3) doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici.

 

Qua si fa riferimento ad un documento la “Crimen sollicitationis”, che è stato redatto nel 1962, ho richiesto una copia di questo documento in italiano quando sarà disponibile lo pubblicherò. Però una considerazione bisogna farla secondo un documentario della BBC, si dice che contenga l’atto di accusa per la Chiesa, in realtà è una disposizione circa alcuni abusi del sacramento della confessione, per altro ribaditi di seguito. Nella citata disposizione non si parla assolutamente della pedofilia. Il documento che gira sul web ha parecchie imprecisioni che fanno supporre che sia falso. In particolare in parecchi punti si rimanda a documenti successivi al 1962 e parecchi riferimenti al codice canonico sono errati. Stando al documento apparso sul web (in inglese). La circolare firmata da Giovanni XXIII dispone circa alcuni reati cosiddetti di sollecitazione criminale, ossia quando un prete in fase di confessione o colloquio, sollecita il racconto dei particolari dei peccati sessuali al fine di auto-eccitarsi (scusate il linguaggio molto franco). In questi casi lega l’accusa dei reati, le indagini e le sanzioni al segreto. Posso notare subito che tali reati nel 1962 non avevano alcuna attinenza con le leggi dei singoli stati (i reati di molestia sono cose molto recenti), si trattava esclusivamente di situazioni interne alla Chiesa. Di accuse che non potevano essere provate se non con la denuncia del malcapitato penitente, e se venivano rilevate diverse denuncie allora l’accusa diventava verosimile. Quindi il segreto garantiva l’onorabilità del sacerdote che poteva essere accusato ingiustamente e l’onorabilità del denunciante, che dovendo denunciare l’accaduto si ritrovava il peccato messo sulla pubblica piazza. 

Wilpedia fa riferimento all’articolo 72, che estenderebbe ai reati più gravi (tra i quali dicono loro  la pedofilia), le disposizioni inerenti la sollecitazione al crimine, ma leggendo, il testo disponibile, si evince che la denuncia (sottoposta al segreto) di questi atti gravi, deve seguire il diritto positivo della Chiesa a meno che sia inserito nella fattispecie di sollecitazione del crimine. Riporto il pezzo in inglese: “having accepted the obligation of the denunciation from the positive law of the Church, unless perhaps it been joined with the crime of sollecitation in sacramental confession”. Poi in calce si cita l’art. 2359 del Codice di diritto Canonico che non esiste. Per essere chiari, se il prete dopo avere sollecitato col pensiero il penitente, si congiunge a lui o ne abusa allora il grave crimine rientra nella fattispecie di crimine di sollecitazione e si applicano le norme contenute nella nota. In ogni caso il Crimine di sollecitazione, come vedremo in seguito, si riferisce al sacramento della confessione. La prova evidente è data dal fatto che in America prima del documento del 2001, nei casi di abusi sessuali, i Vescovi facevano da se mentre il documento del 1962 trasferiva il giudizio al Sant’uffizio.

 

   

Dopo un attento esame dei pareri e svolte le opportune consultazioni, il lavoro della Commissione è finalmente giunto al termine; i padri della Congregazione per la dottrina della fede l'hanno esaminato più a fondo, sottoponendo al sommo pontefice le conclusioni circa la determinazione dei delitti più gravi e circa il modo di procedere nel dichiarare o nell'infliggere le sanzioni, ferma restando in ciò la competenza esclusiva della medesima Congregazione come Tribunale apostolico. Tutte queste cose sono state dal sommo pontefice approvate, confermate e promulgate con la lettera apostolica data in forma di motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela.

La citata lettera apostolica parla del Sacramento Santo ossia dell’eucaristia.

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Il Limbo l'altra verità

Dopo qualche giorno di assenza ritorno sul blog. Avevo già un post molto interessante, ma lo pubblicherò in seguito. Invece mi ha incuriosito il fatto che la Chiesa abbia sancito l’inesistenza del limbo.

Dire mi ha incuriosito, significa, che mi hanno fatto pensare le cose che ho letto, su internet.

La questione, come al solito, è stata strumentalizzata. Si cerca di argomentare sul fatto che la Chiesa fa e disfa tutto quello che vuole. Quindi potrebbe anche disfare tutta la morale come sarebbe più opportuno e democratico. Voglio entrare nel merito per dire la mia e forse dire come stanno veramente le cose.

L’esistenza del limbo è solo una teoria teologica, che sarebbe rimasta tale se il Sommo Poeta non l’avesse inserita nella Divina Commedia. Nella dantesca commedia, si dice che sia il luogo in cui i bambini non battezzati, senza soffrire, non hanno la visione di Dio.

Il limbo non ha mai fatto parte del magistero (insegnamento) della Chiesa. Tanto è che non si trova nessun riferimento nel Catechismo (che ricordo è l’insieme di questo insegnamento) anzi nel punto 1261 leggiamo: “Quanto ai bambini morti senza Battesimo, la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio, come appunto fa nel rito dei funerali per loro. Infatti, la grande misericordia di Dio che vuole salvi tutti gli uomini [Cf 1Tm 2,4 ] e la tenerezza di Gesù verso i bambini, che gli ha fatto dire: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite” ( Mc 10,14 ), ci consentono di sperare che vi sia una via di salvezza per i bambini morti senza Battesimo. Tanto più pressante è perciò l'invito della Chiesa a non impedire che i bambini vengano a Cristo mediante il dono del santo Battesimo.”. Quindi l’avversione del magistero contro l’esistenza del limbo non è una cosa nuova.

In sintesi il pronunciamento della Chiesa, si deve intendere, come la messa la bando di una teoria teologica che oggi diventa eretica. Quindi non un cambio di direzione, ma il mancato accoglimento di una teoria, fino ad ora considerata poco attendibile. Da questo momento non “viene eliminato il limbo”, ma si dice che affermare l’esistenza dello stesso è un’eresia.

Il fatto che la Chiesa ci abbia impiegato dei secoli per pronunciarsi in maniera magisteriale è la conferma che le cose si fanno con moderazione e adottando le più grandi cautele. Le cose sono diverse per i temi morali, da sempre la Chiesa ha detto quello che oggi afferma, da sempre lo ha insegnato, da sempre “questa” morale ha fatto parte del magistero.


Per evitare le suggestioni alle quali spesso ricorrono anche i Testimoni di Geova, di seguito vorrei spiegare cosa la Chiesa insegna circa la vita nell’aldilà:


Il Paradiso è lo stato dell’anima, che si trova alla presenza di Dio e insieme a Dio; il Purgatorio è lo stato dell’anima, che deve purificarsi, per essere accolta alla presenza di Dio; l’inferno è lo stato dell’anima alla quale viene negata la visone e la conpartecipazione a Dio. Nulla a che vedere con le descrizioni della Divina Commedia, niente cerchi, gironi, cornici, fiamme e castighi. Le uniche cose che la Chiesa insegna sono queste il resto è lasciato a chi vedrà. E tutte le teorie sono discutibili (tranne per il limbo che è da oggi eretica).





Il resto è solo odio, fomantato non so per quale motivo!

 
 
 

A Sua Santità Benedetto XVI

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A Sua Santità Benedetto XVI

Mi illudo di scrivere una lettera che sicuramente non sarà mai letta dal destinatario,

Mi illudo di rispettare chi dovrebbe leggere, ma sono un impertinente, uno stolto.

Scrivo solo per me, per urlare al Mondo, sicuro di essere inascoltato.

Santità, voglia ricevere i miei auguri di buona Pasqua e gli auguri di buon compleanno.

Accetto tutto quello che, provenendo dal Magistero infinito della Chiesa, ci insegna e ci invita a fare.

So, che oltre i suoi occhiali spessi, il suo sguardo curioso, la Sua anima è colma di amore nei nostri confronti, popolo di Dio in cammino e affidato alle Sue amorevoli cure.

La domenica delle palme ho assistito alla Sua omelia, come tutte le altre, sempre puntuale e chiara, ho anche visto un Suo gesto quando si stava affacciando alla finestra per dire qualcosa, ho capito che oltre le Sue mani congiunte, quasi a voler abbracciare tutti quanti, c'era di più. C'era la voglia di sentire il gregge che Dio le ha affidato, c’era una strana e ammirabile atmosfera, c’era la voglia di dialogare con noi.

Santità noi la amiamo come nostro padre terreno, come l’emissario di quel Cristo nostro amante. Ci sono molti che la contestano, ma spero che il nostro sostegno e la nostra preghiera giunga come sollievo a Lei: “umile servo della vigna del Signore”.

Santo Padre, parli al mondo col Suo cuore, oltre quello sguardo traspare la Sua infinita bontà e umanità, solo gli sciocchi non se ne accorgono. Santità ci parli anche di Lei, vogliamo conoscerla.

La ringrazio del Suo insegnamento, sempre puntuale, sempre attuale, chiaro. Ho letto parecchie delle cose che ha scritto, dalla prima enciclica al messaggio per la quaresima odierna. Le ho studiate e mi hanno fatto maturare nella fede e nell’amore per Dio.

Io le voglio bene, voglio bene a Lei in quanto papà e uomo, e a Lei in quanto Pietro l'Apostolo di Cristo e capo della nostra Santa Chiesa.

Nei Blog si scrivono tante cose, questa in mezzo alle altre, non so perché ho scritto queste cose, forse per vanità, le ho scritte e chiedo perdono a Gesù Cristo nostro Signore se ho peccato.

La situazione di poca attenzione per quello che la Chiesa e il Papa dice continua in maniera efficiente. Ho dato uno sguardo su internet, ho visto alcuni telegiornali, i giornali non né ho avuto tempo, ma su tutto poche parole sul messaggio pasquale del Papa.

Egli ci ha invitati ad essere come quel Tommaso che non aveva creduto nella resurrezione di Cristo. Aveva messo le mani nelle sue piaghe a poi ha affermato: “Dio mio Signore mio”. L'atteggiamento di noi cristiani deve essere lo stesso, ossia cercare Cristo con tutte le nostre forze poi dopo averlo trovato affidarci totalmente al Suo amore e vivere in maniera coerente il suo insegnamento. Amando i nostri fratelli con lo stesso amore con cui siamo stati amati. Poi si è soffermato su tutte le calamità le guerre e le violenze che affliggono il mondo, si è chiesto come fosse possibile che Dio permetta tutto questo. Ci ha invitato a compenetrare nelle piaghe di Cristo e affidarci al suo amore che si è spinto ben oltre, ossia dare la propria vita per noi suoi amici.

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"Il velo di mestizia, che avvolge la Chiesa per la morte e la sepoltura del Signore, verrà infranto dal grido della vittoria: Cristo è risorto ed ha sconfitto per sempre la morte!"

"Il Male in tutte le sue forme, non ha l'ultima parola. Il trionfo finale è di Cristo, della verità e dell'amore! Se con Lui siamo disposti a soffrire ed a morire, la sua vita diventa la nostra vita"

(Benedetto XVI, udienza generale, Mercoledì Santo, 4 aprile 2007)

La cosa che mi ha dato più conforto, dal punto di vista del credente, è stato il discorso finale durante la Via Crucis, in cui il pontefice ci ha fatto meditare sul fatto che Cristo ha voluto assumere un cuore umano per assomigliare in tutto a noi. Per soffrire come noi, per piangere come noi. Questo redentore non ha scelto una strada semplice ma ha voluto assumere in tutto le nostre sembianze, fino a vivere la sofferenza del giusto condannato ingiustamente.

Tutto vuole ricordarci di vivere nella civiltà dell’amore, in cui ogni cristiano sia implicitamente obbligato ad amare gli altri. Non come obbligo derivante da un ordine di Dio ma per ricambiare in maniera amorevole un dono grandioso. Il comandamento dell’amore non è solo un’imposizione ma un amorevole richiesta di amicizia “amatevi come io ho amato voi”.

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Questo Papa Benedetto XVI non è il pontefice della guerra santa ma l’amorevole pastore che in ogni occasione ci invita all’amore.

Spero che la stampa e l’opinione di alcuni detrattori sé né accorgano.

Ho notato comunque una cosa, quest’anno nelle celebrazioni pasquali, c’era più gente; nell'ambito dei miei conoscenti, ci sono molte persone, che, ormai stufi della persecuzione mediatica contro la Chiesa, la appoggiano con molta più convinzione di prima.

Penso ai detrattori di prima, spero che si lascino definitivamente ammaliare dall’amore del risorto. Che abbiano il coraggio di inginocchiarsi di fronte all’eucaristia e, amino con tutto il cuore Cristo.

Li vedo soli, attanagliati dalle loro sofferenze interiori, dai loro pregiudizi, sommersi dalla loro sofferenza. Li inviterei a guardare negli occhi di chi ha abbracciato la Croce, malgrado le loro sofferenze (e spesso sono enormi), sono limpidi luccicanti quasi quelli di innamorati alla prima cotta. Perché negarsi la bellezza, la tranquillità, di adagiarsi nelle braccia grandi e calorose di nostro Signore.

La Chiesa, per i credenti, è il corpo mistico di Cristo. Incarna fedelmente il mandato avuto. Non condanna nessuno, anzi spesso giustifica (vedi il magistero). Non condanna l'individuo, anzi lo perdona (in nome do Dio), Condanna il comportamento, il peccato mai l'uomo.

Qualcuno giudica superfluo il sacramento della confessione, altri asseriscono che l'andare a messa la domenica sia superfluo. Parecchi, per giustificare o avallare le propie posizioni, si appellano alla ricchezza della Chiesa a alle colpe di taluni sacerdoti. I giusti si accostano a Cristo e alla sua Chiesa come dei fanciulli bisognosi amore e che si affidano a chi li ama.

Spero che qualcuno che sta leggendo comprenda quello che io ho scritto. In ogni caso non sarò io a portare nessuno a Cristo. Semmai sarà Cristo a chiamare a se e al suo amore chi riterrà. Spero che chi legge possa rispondere a questa chiamata.

 

 

 
 
 

Le cose che pochi sanno

immagineGli argomenti che tratterò, forse non si adeguano molto ad un blog, il cui stile comunicativo si basa su articoli molto brevi e sintetici. Certe questioni comunque non possono essere liquidate in poche righe. Quindi mi scuso per essere poco sintetico e a volte poco chiaro (non sono un giornalista e so scrivere in un appena sufficiente italiano). Considero, in ogni caso, il blog (a prescindere dalla visibilità) uno dei pochi baluardi di quella libertà di informazione così limitata in Italia.

 

Vorrei chiarire alcuni temi già trattati, rispondendo indirettamente agli amici che hanno speso del tempo a leggere i mie post (a proposito ringrazio) precisamente:

 

1.      La posizione della Chiesa a proposito delle responsabilità dei credenti nella vita politica non è un “provvedimento” recentee ma risale al periodo preunitario 1850 circa.  Cito due articoli del Catechismo il 2246 e il 2442; precisamente in quest’ultimo si legge: “….L'azione sociale può implicare una pluralità di vie concrete; comunque, avrà sempre come fine il bene comune e sarà conforme al messaggio evangelico e all'insegnamento della Chiesa.”.  Il catechismo è stato pubblicato nel 1997 e sintetizza tutto il magistero della Chiesa. Le posizioni della Chiesa non sono una novità e il politico cattolico praticante e formato lo sa, anche prima di candidarsi.  Quindi nessuna novità né per i politici né per nessuno. Un politico che si dice cattolico sa di dover rispettare  il magistero, lo sa lui e i suoi elettori. Poi se non lo fa, o meno sono fatti suoi, della sua coscienza  e del suo confessore. 

2.      Il concetto conformità all’insegnamento della Chiesa è difficile da capire per chi non è un credente praticante. La Chiesa non propone nulla di diverso da quello che Cristo ha insegnato, a destra, del blog (all’inizio), ho inserito alcune parole tratte dal vangelo di Matteo Il problema è tutto lì, ognuno di noi è chiamato alla santità e deve abbracciare e condividere tutto l’insegnamento. Questo vale per i politici, per i netturbini, per i DICO, per la messa la domenica e per quant’altro. La Chiesa non obbliga nessuno, dice invece, se sei un buon cattolico devi fare così. Se la maggioranza dei parlamentari, sono dei buoni cattolici passerà la posizione della Chiesa altrimenti nulla.

3.      La CEI anche nel passato recente ha espresso opinioni su alcune tematiche di rilievo e precisamente a proposito del referendum sui licenziamenti (art. 18), del referendum costituzionale sul federalismo (devolution), del referendum sulla procreazione assistita e sui diritti degli embrioni, sulla legge a proposito dei migranti. Il Papa (sia Giovanni Paolo che Benedetto) ha spesso parlato delle radici cristiane dell’Europa, delle guerre dimenticate in Africa, e ricorderete gli appelli di Giovanni Paolo, con il poco fiato in gola, contro le azioni militari in medio oriente. Gli argomenti quali DICO e i diritti dell’embrione sono di per se eticamente fondamentali e non negoziabili e quindi lo schierarsi assume toni più forti. La Chiesa, comunque ha sempre parlato dei poveri e degli indigenti, ai quali nessuno presta attenzione.

4.      Considero strumentale da parte dei nostri politici la difesa o l’offesa della Chiesa. Nel passato recente, le  forze politiche che oggi difendono la Chiesa hanno ritenuto l’ingerenza della Chiesa illegittima (lega a proposito della devolution e dei migranti, Fini e parecchi altri di destra, contro le posizioni a proposito dei diritti dell’embrione); le altre, che oggi offendono, hanno plaudito (le sinistre in occasione delle posizioni su devolution e art. 18). I credenti praticanti e formati (e chi sveltola le bandiere dovrebbero esserlo) conoscono, oggi quanto ieri, il fatto che la Chiesa invita a fidarsi del proprio magistero (compreso anche le  posizioni recenti). Chi difende o offende la Chiesa oggi, perché lo fa? Per un reale convincimento di coscienza delle posizioni assunte o perché è utile alla esasperata contesa politica? Credo che la Chiesa, come vallettopoli siano gli strumenti di una politica vecchia e rissosa dove tutto è legittimo pur di sconfiggere l’avversario. E’ giusto strumentalizzare così Cristo nostro Signore? Non sarebbe il caso che andassero tutti a casa e lasciare il campo a chi in maniera legittima e sincera, in coscienza, e ognuno nelle proprie posizioni, rappresenti meglio l’Italia? La differenza tra la politica e la Chiesa è che la prima usa ed abusa di tutto, la seconda cerca di portare anime a Dio affinché in parecchi possiamo ottenere il premio finale, ossia il Paradiso e quindi l’unitarietà con Cristo. La politica oggi cerca di ottenere e detenere potere non per servire il nostro popolo ma solo per partecipare a “Porta a Porta”Lo schierasi della Chiesa è legittimo perché adempie ad un dovere morale e deve farlo. La difesa o l’offesa da parte della politica è strumentale.

5.      I giornali e i Media mondiali ma in particolare in Italia, collusi e connessi alla politica e ai potentati economici, tacciono su altre posizioni della Chiesa, ma si occupano dei documenti della CEI, solo quando vengono strumentalizzati per dividere gli italiani (a proposito leggete alcuni mie post). Nessun giornale o televisione ha mai parlato della dottrina sociale della Chiesa che, se studiata e applicata, potrebbe sconvolgere tutto un sistema basato su un’economia malata e aberrata. Cito solo alcuni concetti che ho esposto già in un precedente post:

a.     La proprietà privata e quindi anche il capitale è un dono da parte della provvidenza e non un privilegio.

b.     Il capiate deve essere messo a disposizione del lavoro e mai usato per fini speculativi e in nessun modo per sopraffare l’altro.

c.     Se la provvidenza ti ha donato qualcosa, un bene intellettuale, un capitale, l’uomo deve condividerlo con gli altri, altrimenti non entrerà nel regno di Dio. Il lavoro ha maggiore importanza del capitale.

d.     Ogni individuo deve avere le stesse possibilità di accesso ai mezzi di produzione, alle risorse del nostro pianeta, ogni barriera o mezzo di esclusione è illegittimo.

e.    Il riposo domenicale deve essere rispettato, sia per dare all’uomo la possibilità di riposarsi, sia per dedicare a Dio parte di quella giornata (quindi la chiusura dei centri commerciali).

 

Cosa si dovrebbe dire delle speculazioni di borsa? Delle scalate aziendali a danno dei risparmiatori? Della banche che di fatto decidono chi sia più adatto per il mercato? Della fine di chi, avendo sbagliato, incappa in un fallimento o che non paga alcune rate di un mutuo? Dei paperoni della medicina che guadagnano in media 15 centesimi al secondo? Questo ed altro nella microscopica vita di ognuno di noi. Ma cosa dire di quelle multinazionali che affamano i paesi del terzo mondo per i propri interessi. Mi riferisco alle aziende petrolifere anche italiane; a Macdonalds alla Union fruit (Ciquita) che costringono i contadini a coltivare la maggior parte del suolo utile, per fornirci le cose che noi consumiamo, e lasciano poco o nulla a consumi locali. Alle aziende calzaturiere e tessili, anche italiane, che non si pongono molti scrupoli sfruttando la manodopera infantile del terzo mondo. Alla problematica dell’acqua, che in Italia non è gratuita (soprattutto quella destinata all’alimentazione – acque in bottiglia), e che prossimamente sarà un nuovo business. All’ambiente maltrattato, anche in Italia, con aziende che sono in regola solo sulla carta e che in effetti sanno di inquinare. Ai diritti dei migranti, spesso offesi e maltrattati da falsi filantropi, che li sfruttano in lavori usuranti, pericolosi e pagati due lire.  

Non confondiamo però la dottrina sociale con la cosiddetta teologia della liberazione che è un’altra cosa.

 

Di tutte queste cose nessuno se ne occupa, anche se la Chiesa ha scritto chilometri quadrati di documenti, anche se la Chiesa i vescovi il Papa sbraitano sui pulpiti nessuno né parla. Nessun partito, anche quelli cattolici, si schiera per difendere questi principi. I giornali e i media parlano solo dei DICO, perché così si disegna una Chiesa, che odia i poveri omosessuali e li detesta; così da tacere sui poveri e i diseredati. Spesso travisando e precostituendo le opinioni, che chi ascolta dovrebbe farsi da solo. Sul problema omosessualità e DICO ho scritto un post su cosa la Chiesa pensa realmente. Leggetelo, capirete che, non è così come vorrebbero farlo vedere i media.

In conclusione, siamo vittime di un sistema di disinformazione volto a strumentalizzare tutto, a negare la verità e a mettere tutto in funzione di una cosa che io chiamo “Teoria di Berlino” oggi imperante (due blocchi che si contrappongono con tutti i mezzi anche illegittimi). Non si pensa che chi ha contribuito a fare cadere quel muro è stata proprio la Chiesa con Giovanni Paolo II un papa. Quello stesso papa, però che quando parlava dei mali della nostra economia, nessuno lo considerava. Per la stampa mondiale e italiana, faceva bene, quando pontificava contro i comunisti, ma veniva ignorato, quando parlava a favore dei poveri. Benedetto XVI non dice cose diverse da Giovanni Paolo in primo luogo perché difende lo stesso magistero che ha 2.000 anni, e poi perché era il prefetto della dottrina, ossia il braccio destro del precedente papa. L’unica differenza sta nel metodo comunicativo e nel carisma (di un santo), ma anche su questo i media ci hanno speculato.

Posso quindi dire che i potenti, oggi dominanti, hanno l’interesse affinché la Chiesa sia delegittimata a puro beneficio di loro stessi.

 

Saluti. 

 
 
 
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NOTE VARIE

immagine“Verrà un tempo in cui dovremo fare delle scelte tra quello  che è giusto e quello che è facile”, così (o quasi) in Harry Potter nell’ultimo film.

La nostra società sta cambiando e probabilmente non in maniera giusta, forse in maniera facile. L’interesse collettivo si sta spostando dal bene comune e naturale (termine giurisprudenziale)  all’interesse unico dell’individuo.

 Leggi il post: http://blog.libero.it/controchiesa/2191139.html

Cosa è giusto e cosa è facile? Chi spara sulla Chiesa e perchè?

 

CHIARIAMO I TERMINI

             I dibattiti televisivi non hanno la capacità di chiarire i termini delle discussioni, noi telespettatori rimaniamo lì costretti a vedere individui che litigano con il pretesto di parlare di argomenti alti e sacri.

 I saccenti “telemediatici” e i politici “saltafosse” che, non capendo nulla o meglio non parlando in maniera chiara e semplice,  fanno solo chiasso e confusione.

C'è un divario grande come un oceano tra chi, crede di parlare (o blaterare), e chi li ascolta davanti la scatola magica.

            In questo blog intendo chiarire i termini del dibattito e, in maniera pacata, confrontarmi con chi la pensa in maniera totalmente diversa dalla mia.