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C’è qualcosa che non mi torna

Post n°167 pubblicato il 14 Luglio 2006 da crisse
 
Foto di crisse

Oramai sono anni che non seguo più le vicende calcistiche nazionali. Da giovane ho acquistato per anni l’abbonamento per andare allo stadio e vedere la squadra della mia città. Prima in curva (ricordo quando costava 99.000 lire…), poi stando un pochino meglio in rettilineo di gradinata. Bei periodi…

Poi col tempo ho avuto la sensazione che qualcosa cambiasse. Sempre più denaro, sempre meno sport, sempre più spettacolo, sempre meno agonismo. E anche lo spirito è cambiato. Prima le squadre di calcio erano associazioni, ora società.

Mi sono definitivamente allontanato quando i campionati erano decisi d’estate, a suon di ricorsi al TAR, di leggi speciali, di decisioni eccezionali. Quando, contrariamente alle indicazioni della FIFA, i campionati passavano da 18 a 20 squadre, da 20 a 24… venghino, siori, venghino tutti a spartirsi la torta dei diritti televisivi, delle pubblicità, degli sponsor… Il calcio è passato in secondo piano, prima di tutto il profitto. Se il calcio dice che una squadra deve retrocedere, ma il profitto dice il contrario, la squadra non retrocede più.

Allora decisi di non regalare più un solo centesimo a questo mondo che puzza di fregatura lontano migliaia di chilometri: non più allo stadio, no pay-tv, no pay-per-view, no spot durante le partite. Se sono i soldi che interessano loro, i miei non li avranno.

A me il calcio piace, lo gioco con gli amici, l’ho praticato in passato, ma sono interessato solo al calcio sport, quello dei campetti di periferia, quello in tv gratis, quello dei bambini…

Se io fossi un imprenditore con molto denaro “sporco” da ripulire, acquistare una società di calcio non mi spiacerebbe: controlli più morbidi rispetto altri tipi di investimento, possibilità di maneggiamenti vari, pagamenti spesso in nero, politiche fiscali favorevoli… non è un caso che personaggi di malaffare si siano messi nel ramo, e molti siano anche falliti… tanto con la scusa delle tifoserie, delle città da non penalizzare, dell’interesse nel calcio del popolo bue tutto si risistema alla bell’e meglio. Moggiopoli, insomma, non è un caso isolato, a mio avviso, organizzato da pochi a vantaggio di pochi, rispecchia quello che è il calcio oggi: sporcizia. E se la Juve di sporcizia ne fa molta, perché grande squadra, il Lecce meno e quindi il mucchietto di immondizia della Juve è più facile da vedere.

Mi vengono i brividi quando sento parlare di condoni, amnistie, moratorie… con argomentazioni da brivido.

Signor… (scusate, stavo usando l’appellativo sbagliato: il “Signore” occorre meritarselo…). Onorevole Berlusconi: con quali argomentazioni ritiene che le colpe della Juventus debbano ricadere sulla società e quelle del Milan sugli uomini? Se Moggi rappresentava la Juventus, e ne era tesserato, si può ritenere che operasse per suo conto, così come Galliani operava per conto del Milan. Se le colpe sono solo personali, aboliamo le multe per le società, la responsabilità oggettiva, le penalizzazioni… di fatto poniamo la società al di sopra della legge, e rendiamo effettivo un postulato importante: il mercato sopra la politica e le regole, il mercato è le regole. Le società, come istanze del mercato, siano regola a se stesse! Grande!

Persone così non dovrebbero occuparsi di sport, di politica o di economia… forse un circo sarebbe più consono a chi ha tanta fantasia e senso dell’umorismo! Nasone rosso, e via!

A chi delle tifoserie non gliene è ma i fregato nulla, che è meglio lo stadio vuoto di spettatori, ma pieno di telecamere delle pay-per-view (ora che anche lei si è messo nel mercato…), improvvisamente quando si sente toccato nel portafoglio si ricorda che penalizzare una squadra come il Milan nuocerebbe gravemente alla sua tifoseria! E magari anche al suo elettorato, alla sua già gravemente danneggiata immagine internazionale.

Noi staremo qui a vedere, ricorderemo quello che accadrà, e decideremo di conseguenza.
 
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