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« C’è qualcosa che non mi tornaGiornata (quasi) rovinata »

Paola

Post n°168 pubblicato il 17 Luglio 2006 da crisse
 
Tag: Ragazze

Ieri nel mio solito momento di riflessione davanti al lavandino dei piatti sporchi, mi sono passate davanti agli occhi alcune antiche immagini, di quando adolescente prendevo le cotte per ragazze che, il più delle volte, non sapevano nemmeno della mia esistenza, e mai lo avrebbero saputo.

Discreto e silenzioso, le scrutavo, le immaginavo, le guardavo da lontano, sperando forse nell’impossibile avvicinamento.

Paola era forse la più lontana. Tutti i giorni mi facevo qualche chilometro per riuscire a salire sul suo autobus del ritorno da scuola, che non era il mio. Arrivavo accaldato al capolinea, salivo sul mezzo vuoto. Lei era il più delle volte già sul “suo” sedile, io mi mettevo poco più indietro in modo da poter vedere quello che avrebbe fatto. Questo mi bastava. Lei aveva un paio di anni più di me, nemmeno particolarmente bella, ma a me piaceva. Piaceva il fatto che fosse silenziosa, delicata, riservata. Conoscevo abbastanza bene il fratello, i cugini, gli zii… quasi tutta la famiglia, insomma. Ma lei no, mai parlato una volta. Al ritorno da scuola andava a casa e non amava uscire, non andava in compagnia.

Solo veniva a messa, la domenica mattina, alle 9:30. Si metteva nel gruppo dei giovani, come me. Poche volte è capitato che “per caso” fossimo vicini. Anche solo quella circostanza mi faceva andare il cuore a mille, sudorazione incontrollabile, il colore non lo so… Lo sfiorarla per caso era un evento da dovermi riavere…

Tutti i miei amici sapevano di questa mia “debolezza”, ma lei no. Non credo. Certo, lo sapevano proprio in tanti in paese, e sai… le voci girano…

L’ho incontrata di nuovo ultimamente. Le nostre vite completamente diverse, le situazioni completamente diverse. Io acquistavo, lei vendeva. È stato comunque un piccolo shock trovarmela davanti. Non so che espressione avessi, né se avessi cambiato di colore. Non ricordavo la sua voce, sentita rarissime volte e sempre sottovoce. Questa volta era squillante e sembrava al limite dal ridere. Di me? Forse mi aveva riconosciuto? Forse ripensava a tutti quegli anni in cui io sedevo qualche sedile indietro senza avere mai avuto il coraggio nemmeno di salutarla con un ciao?

O forse, semplicemente, pensava ad altro. A quella barzelletta che qualcuno deve averle raccontato poco prima…

Ripensando ad allora mi vedo così timido, quasi ridicolo, e vedo tutte le occasioni che mi sono precluso. Rimpianti? Non saprei, penso sempre che occorra mettere le persone nei tempi, nelle situazioni e con gli stati d’animo in cui si è vissuto. E probabilmente il più delle volte avrei rifatto le cose di allora.

Ciò che conta ora è che Paola possa essere un buon ricordo di un’altra età, di un altro me stesso, di quando si poteva trascorrere anche gli anni a guardare la sua espressione da quattro sedili più indietro…
 
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