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Un Posto nel Mondo (Fabio Volo)
Post n°170 pubblicato il 19 Luglio 2006 da crisse
Tag: Recensioni Prima di partire per il mare mi sono recato in libreria ed ho acquistato il libro di Beppe Grillo per me e questo “Un Posto nel Mondo” di Fabio Volo per mia moglie. Aveva già letto “È una vita che ti aspetto” e le era piaciuto. In realtà di Fabio Volo non le piacciono solo i libri, ma anche tutto il resto… Ieri sera, mentre preparavamo le valigie, mi ha consigliato di portarlo con me e leggerlo. Me lo sono divorato durante il volo. Ero immerso nella lettura e ridevo, poi piangevo, poi sorridevo di nuovo, poi mi asciugavo le lacrime… Non so se gli altri passeggeri si sono accorti di nulla, ma me ne importava davvero poco. Fabio Volo non è uno scrittore “vero”, anche se il libro scorre via facile, con un linguaggio semplice ed efficace. Ed in questo libro ha provato ad affrontare un tema tutt’altro che addomesticabile come la ricerca del senso della vita, o meglio: del proprio posto nel mondo. Evitando un linguaggio aulico, ma immergendosi in situazioni che bene o male tutti abbiamo provato, riesce a trasmettere emozioni, a far riflettere. Il finale un po’ semplicistico e forse banale non rovina comunque l’atmosfera “emozionale” del libro. Lo consiglio. (Federico) ha fatto una sorsata di birra, si è passato il labbro inferiore su quello superiore come fanno di solito quelli che hanno i baffi, anche se lui non li aveva, e poi è esploso: << Basta basta basta… mi sono rotto le palle, ci sarà un’uscita di sicurezza da questo modo di vivere, meritiamo di più che starcene in piazza a bere. L’abbiamo già fatto per troppo tempo, non dobbiamo commettere l’errore di rimanere qui e perderci in una vita ordinaria, già segnata. Io voglio veramente liberare quella forza prima che se ne vada, prima che finisca, che si spenga, e che renda il mio culo inseparabile dal divano>>. <<Mi sa che è veramente la crisi dei trent’anni a ventotto. L’ho sempre detto che sei uno avanti!>>. <<Vai a cacare! Non prendermi per il culo, aiutami a capire, piuttosto. Sto veramente impazzendo oppure sono impazziti tutti gli altri? Cazzo Michele, io vendo case, niente di male per carità, guadagno anche bene, ma passo la mia giornata a dire alla gente quello che si vede aggiungendo solo bello o bella. “Qui c’è la sua bella vasca da bagno, qui la sua bella finestra, lì la sua bella caldaia…” Dico quello che si vede, hai mai pensato a quanto è assurda questa cosa? Mi aspetto sempre che un cliente mi risponda che non è mica scemo, che le vede anche lui la finestra e la vasca. Sii sincero, non dirmi che anche tu non ti sei rotto di fare sempre le stesse cose, vedere sempre gli stessi posti e la stessa gente. Non hai ogni tanto la sensazione che ci possa essere di più, che in realtà la vita sia di più? Gli articoli che scrivi sono belli, ma quanto ti frega realmente di quello che fai?Un paio di mesi fa hai scritto un articolo su come mantenersi in forma con gli oggetti di casa. C’era la fotografia di una casalinga che faceva gli esercizi con una bottiglia da un litro e mezzo di acqua… Cazzooooo, Michele, tu non sei così.>> <<Cosa ci devo fare? Se mi chiedono di fare un articolo su quell’argomento, io lo faccio. Non sempre posso dire di no, non sono mica io a scegliere, a volte.>> <<Comunque non è questo il punto, il punto è che sono io che mi sono rotto di questa vita e di queste serate.>> <<Questa non è stata una grande serata e neppure una gran cena, sono d’accordo. Tu poi sei stato praticamente sempre zitto, comunque non abbiamo mangiato malissimo e abbiamo anche riso un po’.>> <<Sono stato seduto di fronte a una che ciucciava una sigaretta di plastica perché voleva smettere di fumare… ne vogliamo parlare? La ragazza di Carlo ha sostenuto una discussione sul fatto che fosse importante festeggiare San Valentino. E lui la chiamava micia… M-I-C-I-A! Non è una micia: è un gatto attaccato ai coglioni. Dopo mezz’ora che l’ascoltavo mi era già venuta l’orchite, mi sono sbucciato l’interno delle ginocchia con i maroni. Ha persino detto che uno dei sogni della sua vita si realizzerà martedì, quando con il suo micio andranno a scegliere la cucina. Ma la cucina può essere il sogno di una persona di ventisette anni? Adesso vomito… Che differenza c’è tra questo sabato sera e quello scorso? Che invece di andare al Galaxy siamo tornati a casa. Punto. Ho ventotto anni e sto già vivendo l’illusione dell’autista del tram… vaffanculo! Io non mollo così presto.>> <<L’autista del tram? Guarda che non stai bene… passami la birra.>> <<No, tu non stai bene se non capisci! Lo sai, Michele, cosa fa l’autista del tram?>> <<Mi fa sempre effetto quando mi chiami per nome. Cosa vuoi che faccia… guida il tram.>> <<No, sbagliato! Sembra che guidi il tram, che sia padrone del mezzo, in realtà è semplicemente uno che frena e accelera. C’è il binario. Lui al massimo decide la velocità, ma neanche tanto, perché persino le fermate sono prestabilite e devono rispettare un orario. E così capita anche a noi: liceo, università, lavoro, matrimonio, figli, capolinea! Finisce che decidiamo solo quanto tempo metterci. Tutta la straordinarietà della vita ridotta a due funzioni: accelerare o frenare. Punto. Abbiamo l’illusione di guidare la nostra vita.>> <<Vabbè, non è proprio così, sei un po’ pessimista. Un sacco di volte ci divertiamo, ridiamo, non è poi tanto nera come dici… tutto sommato io non mi lamento.>> <<Che schifo: “non mi lamento”… siamo qui per spaccare il mondo e tu mi dici “non mi lamento”… Senti Michele, pensala come vuoi, ma è da tempo che io ho un fortissimo desiderio: voglio lasciarmi andare, voglio di più per me, voglio buttarmi per cadere verso l’alto.>>
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