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Post n°176 pubblicato il 22 Luglio 2006 da crisse
 
Foto di crisse

La seconda questione è più delicata (cosa? Più delicata della questione palestinese?). Massì, perché riguarda una persona a cui mi sto accorgendo di volere bene. Che ci vuoi fare… Uno viene qui, su internet, naviga tra i blog, conosce gente.. e poi a qualcuno resta affezionato. E poi io ho la strana tendenza di legarmi più alle femminucce (sarò strano?). Certo, ho amicizie maschili, ma fuori da qui. Con i miei amici maschi mi trovo bene nel “fare”: giochiamo a calcio, si va in vacanza (diciamo che si andava… oramai sono anni che siamo così sfasati…, ma lo desidero ancora!), si organizza una gita, si mangia insieme, si raccontano barzellette, e così via. Se si tratta di parole, di concetti, di sentimenti… mi viene meglio con delle femminucce.

Avete notato come tra i link dei miei blog amici siano quasi tutte femmine? Credo ci sia solo ipermarco di maschio. E lo noto anch’io. Non è voluto a priori, è venuto così, giorno dopo giorno (l'elenco dei blog, intendo... quanto so essere malizioso se mi ci metto!).

Ecco, questa ragazza ha avuto questa storia tormentata, e ancora oggi che è finita ne soffre, ci rimugina, ci ripensa. Com’è normale per ciascuno di noi, no? Dico, noi che siamo persone normali, mica alcune bestie che ho conosciuto io. Ricordo quando lasciai la mia… diciamo una storia lunga, durata parecchi anni. Ci misi un po’ a maturarne la consapevolezza, ma a un certo punto mi accorsi che non provavo più lo stesso sentimento di una volta. Dopo che la storia finì quanti dubbi, quanto era forte il desiderio di tornare con lei, perché mi mancava, perché sentivo che lei ci soffriva, perché non volevo che nel mondo ci fosse tanto dolore, e io mi sentivo la causa di tutto quello. Bastava una telefonata per dire riproviamo. Ma non la feci, non era giusto, quella non era la storia da scrivere. E probabilmente feci bene, perché poi il mio piccolo cuoricino iniziò di nuovo a battere, ancora più forte.

E allora cosa succede? Mi trovo di fronte al “sacro” sentimento di un’altra persona, ai suoi dubbi, alle sue domande, ma soprattutto al suo “sacro” dolore. Io chi sono per approcciarmi a tutto ciò? Per dare dei consigli (puah!), dei suggerimenti (bleah!) o anche solo per dei commenti? E così mi sento inadeguato, ma vorrei solo il suo bene, la sua felicità. La vorrei sentire serena come forse mai, da quando l’ho scoperta, è stata. E questo è voler bene? Se lo è gliene voglio, perché non ammetterlo, anche a me stesso?

Un’altra cosa ancora. Vedete che mi sono fatto delle costruzioni mentali assurde… ma perché chi si sente inadeguato cerca di farsi accettare in qualche modo, il più delle volte costruendosi degli altri sé, sulla base di chi si ha di fronte. La consapevolezza aiuta ad uscirne, ma non è mai facile e mai definitivo.

Ci sono alcuni fatti nel mio remoto passato che mi hanno modellato i miei altri sé. Uno può risalire verso la fine degli anni 80. In un campo estivo feci un lavoro sulla mia personalità, ed il responso di tante giornate di approfondimento e confronto fu che mi ritrovavo ad essere una persona “inquirente”, cioè di fronte a un’altra persona tendevo ad approcciare facendo domande. Ma sei sicuro? Ma hai provato a fare questo? E se fai quest’altro cosa succede? Ma perché questo? E perché quello? L’altra persona non si sente accolta, ma messa in discussione, e invece di aprirsi ad un’eventuale nuova esperienza o conoscenza, si chiude e lì finisce tutto. Beh, io che aspiravo ad essere il gufo saggio, ci rimasi davvero male. Ma non potei che riconoscere la correttezza della cosa. E da allora mi sforzo di non cadere in quell’abitudine delle domande, dell’inchiesta, che ho iniziato a detestare.

E volendo essere delicato, ma nello stesso tempo di aiuto ad una persona, fatico a trovare la giusta via di mezzo, il giusto modo per farmi a lei prossimo.

Non so se lei mi legge, se con tutti i suoi casini sia arrivata fino a qui in fondo, ma vorrei dirti che per me è importante che tu trovi la tua via d’uscita alla tua situazione di dolore che puoi provare o aver provato in questi giorni. Ti prego, sopportami per quello che sono, cerca di capire qualche mia debolezza. Ciò che è importante è altro, e qui l’ho scritto.

Non so se l’amicizia possa essere pensata anche come sentimento unilaterale, ma se c’è chi si dichiara amico dei piccioni, senza che necessariamente i piccioni gli siano amici, posso pensare di salutarti dicendoti: ciao, amica mia? 


INDAGINE - Il tuo atteggiamento è indagatore. Sei smanioso di saperne di più e orienti il colloquio verso ciò che sembra importante a te, come se accusasti l'altro di non voler dire l'essenziale o di perdere tempo. Sei senza dubbio sbrigativo ed incalzi le persone chiedendo loro ciò che ti sembra essenziale.

 
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