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Un blog creato da g1b9 il 10/01/2009

Sentimentalmente

Tutto ció che mi dá emozioni....

 
 

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Messaggi di Marzo 2020

La fantasia di un celebre scrittore-

Post n°4555 pubblicato il 31 Marzo 2020 da g1b9
 

 

  Apologo sull 'onestà nel paese dei corrotti

C 'era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.

Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi, benemerito: in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transizione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.

Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale alimentato dalle imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Perché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse) la finanza pubblica serviva a integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune s’erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza d’atto di forza (così come in certe località all’esazione da parte dello stato s’aggiungeva quella d’organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori pur provando anziché il sollievo della coscienza a posto la sensazione sgradevole d’una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.

Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino a allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere.

Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e d’interessi illeciti come tutti gli altri.

Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche (e tante altre attività più modeste fino allo scippo in motoretta) s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita.

In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che, usando quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge, e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini, illustri e oscuri, si proponevano come l’unica alternativa globale al sistema. Ma il loro vero effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile, confermandone la convinzione d’essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla.

Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.

Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile.

Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare la società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.

Italo Calvino

 

 
 
 

Da una donna cos, non si torna indietro. Mai

Post n°4554 pubblicato il 30 Marzo 2020 da g1b9
 

 

Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.
Mai.

Martha Rivera Garrido


 
 
 

Il Cardellino di Carel Fabritius... e gli italiani in casa.

Post n°4553 pubblicato il 29 Marzo 2020 da g1b9

 

                                          "Il cardellino" di Carel Fabritius

 

Una tavoletta di appena 33x18 cm, datata 1654, firmata Carel Fabritius e ora conservata al Mauritshius de L'Aia.

Sullo sfondo di una parete intonacata di un bianco luminoso, un cardellino è legato, con una catenella, a un trespolo formato da due semicerchi di legno e da una cassetta di un un colore grigio-azzurro. Tutto qui.

Da Rembrandt  Fabritius ha appreso l'uso di un colore fluido e di una pennellate veloce, ma anche l'insegnamento di "seguire sempre la natura" e il desiderio di mettersi in gioco. Egli analizza sempre la realtà, in ogni aspetto, in ogni suo soggetto, che sia un ritratto,la storia sacra, un paesaggio o una natura morta in interni ,cercando tuttavia un continuo rinnovamento-Come in questo piccolo dipinto, dove la novità sta tutta nel soggetto.  Infatti il pittore ci prova e primo nella  pittura olandese si cimenta nel ritratto di un uccellino, un cardellino a cui una catenella non permette  di volare, una specie di giocattolo per bambini, in uso a quei tempi nelle famiglie abbienti . Questo è un vero ritratto, non l'illustrazione  per un testo di ornitologia. Fabritius, qui, non lascia spazio ai dettagli e infatti non c'è la ricerca di minuzie come si trova spesso in certi acquerelli di  Dürer . 

Un quadro bellissimo che è la mia emozione di oggi,un piccolo uccellino, desideroso di spiccare il volo nei cieli azzurri di una primavera malvagia per lui, simile all'inverno  che l'ha preceduta e uguale alla prossima estate; un piccolo uccellino che apparentemente  è libero,se lo si paragona ai suoi simili in gabbia, e invece è più prigioniero di loro.Quelli almeno nella voliera possono muovere le loro ali, lui, se ci provasse, rischierebbe una rovinosa caduta.  Noi in questi giorni siamo tanti piccoli uccellini legati alle  mura di casa, e mai come adesso  dovremmo comprendere il valore immenso della libertà , intesa  ,non solo,nel fatto di poter andare e fare quello  che vogliamo, ma nel senso che la libertà ci permette tutto, tranne di danneggiare gli altri ,e spunto di riflessione per quanti ancora non accettano queste limitazioni, beffando e rendendo vani gli sforzi di quei tantissimi Italiani, che invece rispettano le regole - Rispettiamoci e rispettiamo  il prossimo nella speranza che tutto finisca il prima possibile, poichè per salvare l'Italia dovremo contare solo sulle nostre forze, l'Europa come al solito, antepone  la finanza alla nostra salute, mi auguro che almeno il governo  smetta la farsa ed inizi a recitare con serietà questa  tragedia.

 
 
 

La casa di Claude Monet a Giverny...

Post n°4552 pubblicato il 28 Marzo 2020 da g1b9
 

 

 Per chi ama Monet,uno tra i più celebrati poeti dell'impressionismo francese,e fosse curioso di vedere i luoghi dove visse, si ispirò e produsse molte delle sue celeberrime opere, ho piacere  di mostrare la sua casa di Giverny.  Non è da molto tempo che è diventata un museo, dopo un lunghissimo  restauro ed un altrettanto laborioso recupero del famoso giardino, ricchissimo di fiori,  ma anche ispirato ai giardini giapponesi. Infatti questo luogo è aperto solo in estate quando la  natura lussureggia attorno al laghetto sormontato dal famoso ponticello, che , insieme alle ninfee è spesso soggetto dei suoi quadri. Se vorrete potrete visitare virtualmente questa casa ,ricca di arte, dove passarono i più illustri pittori, contemporanei di Monet  e quanti, ancora oggi vanno ad ispirarsi in questo piccolo paese  nelle vicinanze di Parigi.

 

 CLICCATE L'IMMAGINE PER ENTRARE

 

 

Se non riuscisse il collegamento vi lascio il Link:

https://fondation-monet.com/visite-virtuelle/#/chambre_monet/

 

 
 
 

La terra degli uomini...

Post n°4551 pubblicato il 27 Marzo 2020 da g1b9
 

 

 

La terra ci fornisce, sul nostro conto, più insegnamenti di tutti i libri. Perché ci oppone resistenza. Misurandosi con l'ostacolo l'uomo scopre se stesso. Ma per riuscirci gli occorre uno strumento. Gli occorre una pialla, o un aratro. Il contadino, nell'arare, strappa a poco a poco alcuni segreti alla natura, e la verità ch'egli trae è universale. Non diversamente l'aeroplano, strumento delle vie aeree, coinvolge l'uomo in tutti gli antichi problemi.

Antoine  De Saint_ Exupéry

 

 
 
 
 

 

 
 

RELATHIONSHIP

Don't let someone become a priority in your life , when you are an  optional in their life... Relationships work best when they are balanced.

 

 

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