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IL BLOG. E CHE AVEVI CAPITO?

BLOG DESCIAINISTATTIZZATO

Che lo visitiate autenticati o anonimi, una volta al mese o un mese alla volta, da Bolzano o da Lampedusa, in abito da sera o in mutande, nessuno lo saprà mai.
Non io, almeno.

 

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L'ADDIO AL NUBILATO

Post n°154 pubblicato il 20 Dicembre 2012 da giginosco

Io ho partecipato ad un addio al nubilato, giuro.
Non come spogliarellista, anche se il mio fisico scultoreo me lo permetterebbe, bensì come amico del fratello della sposa. Vabbè, si sarà capito, non è stato proprio sodoma e gomorra, è stata una semplice cena di augurio.
Gli uomini eravamo in tre, perché c'era anche un altro amico che, come me, non conosceva le altre invitate. Le quali erano tutte colleghe della sposa, e quindi (odite, odite) ginecologhe.
Quando ho scoperto sta cosa mi sono entusiasmato, pensando "e quando mi ricapita che, in una tavolata, tutti i commensali abbiano almeno un interesse in comune?", pregustavo già un fitto scambio di opinioni e speravo che, entrati in confidenza dopo qualche bottiglia di vino, ci avrebbero pure insegnato dei trucchetti, facendoci giurare di non dire niente a quelli dell'Ordine.
Invece, per tutta la serata, la tavolata è stata praticamente divisa in due tronconi: le donne, che parlavano dei vestiti scelti per la cerimonia, e gli uomini, che discutevano dell'importanza della sovrapposizione dei terzini sulle fasce laterali nel quattro-quattro-due.
Io ogni tanto origliavo, nella speranza che a qualcuna si fosse presentato un caso interessante da condividere con le colleghe. Che so: una donna con due clitoridi, un'inversione di grandi e piccole labbra, una vagina canterina che facesse da seconda voce quando la paziente cantava "Pensieri e parole" nei falò sulla spiaggia

Paziente: davanti a teeeeee ci sono io
Vagina: dammi forza mio Dio
Paziente: o un altro uomo
Vagina: chiedo adesso perdono
Assieme: e nuove notti e nuovi giorni
Paziente: cara non odiarmi se puo-o-o-oiiiiiii
E, mentre gli amici della cantante guardavano sotto le barche rovesciate per capire da dove cazzo venisse il controcanto, sempre più difficile
Paziente: conosci me
Vagina: che ne sai di un viaggio in Inghilterra
Paziente: quel che darei
Vagina: che ne sai di un amore israelita
Paziente: perché negli altri ritrovassi gli occhi miei
Vagina: di due occhi sbarrati che mi han detto bugiardo è finita
Buche nella sabbia, cabine forzate ("mi sembra che la voce venga da qui dentro, presto!"), fidanzatini romantici picchiati, fino all'arrivo del 113. 

Origliavo, dicevo, ma niente da fare, non si sono fatte scappare una parola.
E così, un po' annoiato, ho cominciato a bere più del dovuto, fino a perdere il controllo dell'individuazione dell'interlocutore.
Ero allegro, però.
Ne sarà stata felice la mia distintissima vicina di posto, che in tal modo ha potuto ascoltare una selezione dei miei migliori pensieri, tipo "è pur sempre un addio al nubilato, quasi quasi mi metterei io nella torta per vivacizzare la serata con uno stiptease, se il solo pensiero del filo del perizoma tra le chiappe non mi facesse accapponare la pelle. Com'è che a voi donne non càpita?"
E avrà anche apprezzato che, alla domanda rivoltale senza malizia dal terzo amico "esistono andrologi donna?", io sia intervenuto per sollevarla dal possibile imbarazzo, rispondendo al suo posto "certo che ci sono".
Anche se, a pensarci bene, forse avrebbe apprezzato ancor di più se avessi evitato di aggiungere "soprattutto senza laurea".

 
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VERY IMPORTANT PERSON (VIP per gli amici)

Post n°153 pubblicato il 13 Dicembre 2012 da giginosco

Questo è un post ipnotico, dico seriamente.
Per apprezzarlo appieno, dovete leggerlo almeno quattro o cinque volte, facendo una pausa di pochi secondi alla fine di ogni lettura. Scommettiamo che poi non potrete più farne a meno?


E chi se lo sarebbe mai aspettato?
La notizia è così ghiotta da sembrare falsa, invece è proprio sicura. L'ho letta stamattina sulla home page di libero. Non quella dei blog, proprio di libero, dove parlano sempre di Grillo, di Berlusconi e della fine del mondo.
Guendalina Canessa ha pubblicato delle foto sexy su twitter per fare ingelosire l'ex-marito Daniele Interrante, che l'ha lasciata per Francesca De Andrè, quest'ultima reduce da una storia lesbo con Chiara Giorgianni.
Guendalina, che dopo l'abbandono si era consolata con Mimmo Gravina, l'imprenditore ex-fidanzato di Francesca Fioretti, con queste foto sexy vuole riconquistare l'ex-marito.
Incredibile questo rutilante mondo dei VIP, vero?
Eppure quel cafone del mio barbiere, quando stamattina gliel'ho detto, ha saputo solo rispondermi, e pure un po' alterato, "MA CU CAZZU SU, CHISTI?"

 
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IO, ROBY E LA FINE DEL MONDO

Post n°152 pubblicato il 05 Dicembre 2012 da giginosco
Foto di giginosco

Vi ricordate di Roby?
Ma sì, Roby, l'amico non meglio identificato che l'anno scorso mi ha fatto gli auguri di Natale via sms, con tre giorni di anticipo.
L'altra sera, mentre andavo tutto contento a prendere le pizze da asporto, ho incontrato Roberto, il tipo che io sospetto essere il misterioso Roby. Cerco sempre di evitarlo, in verità, ma stavolta mi è spuntato all'improvviso da dietro l'angolo, per poco non ci davamo una capocciata.
Addio, ho pensato, mo' comincia come al solito a raccontarmi di tutti i mobbing che ha ricevuto sui posti di lavoro, di tutte le malattie psicosomatiche che gliene sono derivate, di tutti i provvedimenti disciplinari che gli sono stati inflitti a scopo persecutorio. Mi sono guastato la serata.
Vi sembro stronzo e antisindacale vero? Prima di giudicarmi male, sappiate che parlo di uno che non è mai riuscito a resistere nello stesso posto di lavoro per più di un mese, e sempre perché mobbizzato. A sentire lui, c'è un passaparola tra tutti i datori di lavoro della zona: quando uno di questi non sa come passare il tempo, assume Roberto e lo mobbizza. Gli dovrà pure pagare lo stipendio per un po', ma vuoi mettere la soddisfazione?
Anni fa, sapendo che un mio carissimo amico aveva un'impresa commerciale di materiale informatico, anche abbastanza importante e solida, sperava che io mettessi una buona parola perché lo prendesse a lavorare.
Essendo, però, troppo stupidamente orgoglioso per chiedermelo direttamente, una volta mi parlava casualmente della sua ricerca di lavoro, la volta dopo, altrettanto casualmente, del mio amico. Andò avanti così per un paio di mesi finché alla fine, esausto, fui io a chiedergli dove volesse arrivare.
Lui, storcendo anche un po' il naso per darsi un tono, la prese per le lunghe ed impiegò più di mezz'ora ad ammettere che sì, essendo momentaneamente (ma momentaneamente, eh!) senza lavoro, forse (ma forse) avrebbe potuto prendere in considerazione l'ipotesi e stava quasi pensando (non aveva ancora deciso) se fosse il caso di chiedermelo.
- Posso parlargli, se vuoi. Ma tu che sai fare?
- In che senso?
- Sei un informatico esperto?
- No.
- Tecnico? Contabile? Commerciale?
- Assolutamente no.
- Magazziniere?
- Magazziniere io? Scherzi?
- E allora che vorresti fare, scusa?
- Uhm..... organizzazione!
- Ah, "organizzazione", ho capito. Robe', tu sei proprio rincoglionito!
Io l'ho conosciuto tramite una mia amica con la quale era fidanzato (non so come né, soprattutto, perché) una quindicina di anni fa.
Lei lavorava col padre, titolare di un'azienda di import-export, e Roby (sì, più ci penso e più ne sono certo, Roby non può essere che lui!) si era autoassegnato un ruolo di primaria importanza nell'azienda, quello di dare fastidio. Non faceva nulla, neanche aprire la porta o spostare una penna da un tavolo all'altro, interveniva solo quando si trattava di dare suggerimenti non richiesti alla fidanzata, dall'alto della sua incompetenza.
Lei parlava al telefono con un cliente e lui le era addosso, dicendole all'altro orecchio "attenta, stai sbagliando, non devi dirgli così". Lei faceva un ordine e lui "ma non era meglio farlo dopodomani?". Lei metteva una carta in un raccoglitore e lui "spostala in quell'altro, se la metti lì poi non la trovi".
Una rottura di maroni incredibile, ve lo assicuro.
Ed era sempre lì, mattina e pomeriggio, perché non aveva lavoro, né amici disposti a farsene carico, né (avrei voluto vedere) un'amante.
I momenti più belli della giornata, per lui, arrivavano quando il padre della mia amica, di cui aveva un enorme timore reverenziale (ricambiato con un sentimento di odio puro. Vorrei vedere voi, crescere una figlia e poi trovarsela fidanzata con uno così), usciva per andare in banca o da un cliente. Appena vedeva dalla finestra la macchina allontanarsi, Roby correva a sedersi alla scrivania del capo, con fare da padrone, e cominciava pure a rispondere al telefono, parlando a nome del titolare e usando il "noi". E gliene ha fatte perdere di affari, all'azienda, perché era intransigente sul prezzo, non capiva una mazza di inglese e si agitava pure durante la trattativa. La fidanzata cercava di togliergli la cornetta dalle mani ma lui opponeva resistenza, e non mollava la presa prima di aver sbattuto il telefono in faccia all'interlocutore e averle detto "non temere, richiamerà, ormai ha capito con chi ha a che fare".
Ecco, penso di avervi descritto sufficientemente il personaggio.
Io ero lì, come sul patibolo, rassegnato all'incombente racconto delle sue ultime disavventure, e invece lui se n'è uscito con una frase che mi ha fatto capire che ormai aveva fatto il salto di qualità, nelle disgrazie.
- Sei pronto per la fine del mondo?
- Eh?
- Sarà il 21, lo hanno detto i Maya.
- Ho capito. Io ora, però, vado a prendere le pizze, devo salutarti.
- Secondo me c'è.
- Ciao, Robe'. Mi dispiace dirtelo, ma ti trovo ancora più rincoglionito.

La discussione, però, mi aveva messo la pulce nell'orecchio.
Non per paura, sono troppo pragmatico per perder tempo a temere cose che non potrei evitare. Per motivi statistici, più che altro. Perché Roby ha sì detto sempre indiscutibili minchiate, ma come si dice: anche un orologio rotto segna l'ora giusta, per due volte al giorno. Mi starebbe troppo sul culo incontrarlo il 21, tra lava e lapilli, e sentigli dire, con l'aria di quello che dopo cinquant'anni si prende finalmente la sua rivincita, "hai visto che avevo ragione io?"
E così, mentre aspettavo il mio turno per le pizze, ho cominciato a riflettere.
Con difficoltà, perché c'era una signora che scassava la minchia parlando ad alta voce, un po' con un'amica e un po' col pizzaiolo: "E' sposato con Brooke, lascialo stare, metti anche qualche oliva che a mio marito piacciono, la strozzerei perché è zoccola e fa la santarella, a quella di mio figlio niente acciughe che poi vomita, forse tu sei meglio di lei che ti sei pure rifatta, la mia senza olio ma col peperoncino, e quella stronza della suocera, scappo altrimenti mio marito si incazza, quanto la odio e quanto pago?"
Ho riflettuto a lungo, dicevo, e ho tratto le mie conclusioni.
Non voglio fare lo scettico ad ogni costo, ma a me sta profezia sa di minchiata, i Maya non mi sembrano all'altezza. Come si può fare affidamento su un popolo che venerava (più o meno) il mais, tipo che "acqua aria fuoco terra e mais"? E poi, se fossero stati così bravi, prima di calcolare il giorno della fine del mondo non avrebbero inventato la ruota, anziché trasportare di peso quelle cazzo di pietre enormi per fare le piramidi?
Il calendario, poi.
Io sono stato nello Yucatan. Che c'è, non ci credete? Invece è vero. In un villaggio Ventaclub con la formula all-inclusive, d'accordo, ma ci sono andato. Gratis, per giunta, era un viaggio vinto proprio da quel mio amico a cui Roby voleva dare il proprio apporto organizzativo non richiesto. Lui non ci poteva andare e lo ha regalato a me, un colpo di culo senza precedenti.
Fidatevi, allora, di uno che è stato nello Yucatan: vi assicuro che i Maya con i calendari c'entrano come le scarpe di camoscio con lo smoking. Ma le avete viste le donne Maya? Sono racchie, ma così racchie che il calendario Maya, se pure ci fosse stato, sarebbe rimasto con tutte le copie invendute, avrebbero di certo comprato anche loro quello di Anna Falchi.
Fatte queste profonde riflessioni, e ormai quasi convinto che la fine del mondo non ci sarebbe stata, sono tornato a casa.
Dopo cena, però, ho deciso di dare un'ultima chance alle tesi di Roby, e sono andato su google per cercare nuovi spunti. Che non ho letto, perché appena ho scritto "calendario m" e mi sono usciti tutti i suggerimenti
calendario maya
calendario motogp
calendario max
calendario milan
calendario motogp 2012
calendario motogp 2013
calendario melissa satta
calendario marzo 2013
calendario mestruale
calendario max 2012
ho istintivamente cambiato l'oggetto della mia ricerca.
Non posso dirvi, perciò, se ci sarà o no la fine del mondo, mi dispiace.
Se, però, vi interessassero particolari sul tracciato del Gran Premio di Sepang o (ancor più dettagliati) sulle chiappe di Melissa Satta, sapete a chi chiedere.

 
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DESCRIZIONI DETTAGLIATE

Post n°151 pubblicato il 30 Novembre 2012 da giginosco

Ci sono scrittori, anche dilettanti, che hanno grande capacità descrittiva.
Riescono a farti vedere ogni dettaglio dell'ambiente che circonda i personaggi, ogni fogliolina che si muove. A farti ascoltare il rumore di ogni gocciolina che cade, di ogni rametto che si spezza. A farti sentire l'odore di ogni nuovo fiore, di ogni nuovo frutto, tanto che ti auguri che nessuno dei protagonisti pesti la cacca di un cane, fosse anche quella del suo splendido setter.
Anche dei personaggi, poi, questi artisti del cesello sono capaci di descrivere tutte le espressioni del volto, le alzate di sopracciglio di perplessità, il formarsi di un'invisibile ruga di disappunto, il movimento di desiderio del mignolo del piede, l'intensità dello sguardo amoroso misurata in candele.
E i pensieri, dove li mettiamo i pensieri? Ogni moto d'animo, ogni ricordo, ogni ferita ancora aperta. Ogni sussulto del cuore provocato da un incontro, ogni piccolo o grande timore. Ogni dubbio, ogni certezza, ogni dubbio diventato certezza. Ogni cazzo di cosa che passa per la testa del personaggio, insomma, tranne quelle che in verità sono le più frequenti, tipo "devo fare la cacca" o "chissà se giochiamo con il regista davanti alla difesa" o "glieli darei due colpi alla governante del marchese".
Una mia amica capocciona, aspirante scrittrice, mi fece leggere anni fa l'incipit del suo romanzo. L'articolo determinativo (vabbè, preposizione articolata) non è casuale, visto che solo l'incipit era di venti pagine, non so se mi spiego. Probabilmente aveva progettato tomi su tomi, voleva scrivere un'altra Recherche, però un po' meno sintetica.
Beh, in venti pagine succedeva solo che, in una casa in aperta campagna, una donna doveva partorire e il marito andava di notte a chiamare il medico. Dico io, tua moglie sta per partorire e tu ti metti a ripercorrere tutta la tua vita, invece di sbrigarti? E ci metti tre pagine a bussare alla porta, che ancora me le vedo davanti agli occhi quelle nocche timorose, indugianti e (ci giurerei) pelose? Dopo venti pagine, insomma, la moglie era lì a gridare e lui doveva ancora decidere se bussare alla porta o al campanello.
"Che te ne pare?"
"E' certamente intenso (aggettivo che uso spesso quando devo svicolare, perché ognuno lo interpreta come meglio crede, NdA). Ci penso su, ti dirò meglio dopo che lo avrò riletto (col cazzo, altra NdA)"
Lo avrete capito, ormai: a me tutte ste descrizioni mica piacciono tanto. Tu, o ispirato Vate, dammi l'input e il resto me lo faccio da solo.
Forse sono un po' invidioso, penserete, perché io non colgo tutti i particolari, né sono capace di descriverli. Non è vero, e ve ne do la prova.
C'è una persona che potrei descrivere nel dettaglio più di mia madre?
No, ovviamente. Eppure io, invece di scassarvi le balle per un paio di settimane, ve la descrivo in poche righe.

Una ventina di anni fa, nella nostra casa di montagna, è venuto a trovarci un parente che sta al Nord (c'è pure nato, che vergogna per noi sudisti estremi), figlio di un cugino di mio padre.
Mia madre, che ha sempre avuto con tutti un senso dell'ospitalità esagerato, pur non avendolo mai visto prima l'ha accolto con tutti gli onori.
Ma che bel ragazzo, ma che bravo ragazzo, ma resta qualche giorno ospite da noi, ma perché no, ma almeno a pranzo che ci teniamo.
Raggiunto così un accordo onorevole, lo ha letteralmente ingozzato, esibendosi varie volte nella specialità della casa, il "su, solo un altro po', senza pane".
Poi, alla fine dell'abbuffata, gli ha chiesto che lavoro facesse.
"Lavoro in una fabbrica."
"Che bello, che bello. Bravo, bravo! E che fai?"
"Operaio."
"Che bello, che bello. Bravo, bravo! E che fabbrica?"
"Di tagliaerba."
A sto punto, dico io, non poteva mollare il solito "Che bello, che bello. Bravo, bravo!" e fare il caffé?
E invece no, doveva esagerare nel suo entusiasmo incoraggiatorio-ad-ogni-costo, e si è lanciata nell'analisi di mercato di un settore di cui ignorava persino l'esistenza, fino a mezzo secondo prima.
"Che bello, che bello. Bravo, bravo! Quello è un settore che CERTAMENTE non conoscerà MAI crisi!"
"In verità siamo in cassa integrazione da sei mesi."
"Ah!...... Caffè?"

 
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MOMENTI DI GLORIA

Post n°150 pubblicato il 26 Novembre 2012 da giginosco
Foto di giginosco

Vi ricordate di chiappe d'oro, l'animatrice del compleanno di mia figlia?
Beh, da quando sono stato risucchiato nel vortice delle feste, ho scoperto che la ragazza va via come il pane, perché almeno due volte su tre entri nella sala e trovi lei che tiene banco. E meno male. Vederla saltellare con i pantaloni neri aderenti della tuta, soprattutto se si è abilmente riusciti a mettersi nella giusta posizione, è uno spettacolo che da solo vale il prezzo del regalo, farebbe apprezzare il chu-chu-ua persino a Battiato.
Qualche giorno fa l'ho trovata a un altro compleanno e, per darmi un tono, ho fatto finta di non ricordarmi di lei "ah, era animatrice anche alla festa di mia figlia? Mi scusi, non l'avevo riconosciuta. Non sono fisionomista, e con tutti questi compleanni faccio un po' di confusione".
E' stata, più o meno, la solita festa: balli, gara di limbo, tiro alla fune stravinto dalle femminucce, spintoni e liti sedate  tra maschietti (lo sapete come siamo, no? Da piccoli ci salutiamo con le mosse di kung-fu, da grandi con i finti colpi alle parti basse), giochini vari.
Con una novità, stavolta: il teatrino dei burattini.
ohhhhhhhhh!!!!!!!!!
Dello spettacolo, a dire il vero, non ho capito quasi nulla, perché l'amplificazione era scadente e, contemporaneamente, un prozio del festeggiato mi sbomballava le balle con il racconto delle sue gesta eroiche di cercatore di funghi.
Appena il teatrino è rimasto incustodito, però, io e mia figlia ci siamo guardati negli occhi e, dopo un gesto d'intesa, ci siamo fiondati entrambi dentro, tra la struttura anteriore, quella in legno col piccolo palcoscenico, e una tenda nera spessa che faceva da sfondo.
Messa la bimba in piedi su una sedia a fianco a me, mi sono affacciato verso la sala e, vedendo gli amichetti che guardavano, non ho resistito. Mi sono messo ad imitare i burattini, con le mani a paletta, dicendo qualche amenità rubata agli spettacoli dei Ferraiolo. Frasi alla Pulcinella, tipo "citrullo, ti scass'o provolone" o "mannacci'a morte mbriaca" o "dove sei, Papiluccio naso di cane?", che hanno fatto ridere di gusto il mio giovane pubblico.
Quando mia figlia ha fatto capolino, però, gli altri bimbi hanno pensato, ovviamente, di poter entrare pure loro. E tutti insieme, per giunta. In un attimo, sei o sette testoline hanno cominciato a spingere da dietro la tenda nera alle mie spalle, rischiando di farsi cadere addosso la struttura.
Hai voglia a dire "attenti, non spingete", niente da fare.
Ero lì, solo in mezzo all'orda, che cercavo di tener fermo il teatrino vacillante, quando chiappe d'oro, temendo per l'integrità della struttura appena acquistata, si è avvicinata e mi ha cinguettato "vuole una mano?"
Una mano a me? Cosa ti fa pensare che abbia bisogno di una mano, per tenere a bada quattro mocciosi? Ho sfoderato la mia faccia da Clint Eastwood (non mi riesce tanto bene, in verità, avrei dovuto dar retta a quel mio amico che, ai tempi del liceo, girava con la foto di Clint nel taschino e si metteva allo specchio per imitarne l'espressione, "che non si sa mai, nella vita") e, guardandola dritta negli occhi, le ho detto che era tutto sotto controllo, grazie. E non ho aggiunto "bèibi" solo perché ero troppo uomo per darle retta per più di due secondi, ecco.
Ho ripreso a combattere con i bruti, sembrava quasi che stessi per avere la meglio, quando uno dei bimbi ha cominciato proprio ad esagerare, spingendo sempre di più con la testa, quasi mi buttava a terra.
"Ma guarda se sta fermo. Daniele o Melissa, di sicuro", ho pensato e, temendo che il bimbo finisse per cadere col muso per terra, gli ho amorevolmente tenuto la testa col palmo della mano, da dietro la tenda.
Beh, non era Daniele. E nemmeno Melissa.
Era il sedere dell'animatrice, che si era piegata per cambiarsi le scarpe.
Il bello è che, sentendo una consistenza inaspettata, ho pure indugiato un po' con il tocco, cercando di capire a chi appartenesse la testa.
Secondo voi, a quel punto, avrei dovuto scusarmi e spiegarle come mai Clint il rude le aveva amorevolmente (e lungamente) palpato il culo?
Mah, non lo so.
Quello che so è che, sperando che il soffitto mi cadesse in testa, sono scivolato fuori dal teatrino, come se trainato su uno skateboard, e mi sono recato silenziosamente verso gli altri papà, ai quali ho raccontato tutto.
A scopo catartico, nelle mie intenzioni.
E, invece, sono stati momenti di vera gloria: pacche sulle spalle, abbracci, c'è mancato poco che mi portassero a spalle in trionfo in giro per la sala.
Uomini, tzè!
Certo che ne avete di stomaco, per darcela!

 
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GIGI THE NIGHTFLY

Post n°149 pubblicato il 21 Novembre 2012 da giginosco
Foto di giginosco

- Pronto, zio Gigi? Sono Mascia.
- Ciao, nipote. Come vanno i tuoi programmi a Dgvoice?
- Ecco, devo proprio chiederti una cosa per la radio.
- Lo immaginavo, so già cosa vuoi chiedermi.
- Lo fai, allora?
- Guarda, purtroppo non ho molto tempo.
- tempo?
- PERO'..... visto che insisti, accetto. Per gli orari.....
- orari?
- ..... avrei pensato alla tarda serata. Riguardo agli ospiti.....
- ospiti?
- ..... voglio carta bianca su tutto. Ho anche già ideato gli spot.
-
 spot?
- Ascolta questo, è una bomba.
CIAO, SONO ZIO GIGI, E VI ASPETTO OGNI SERA......
- ogni sera?
- ..... SU DGVOICE, LA RADIO CHE AGGREGA EGA EGA EGA EGA EGA!
Piaciuto l'effetto eco? Era giovanile, vero?
- 'nsomma.....
- RADIO DGVOICE, UAN NESCION UAN STESCION.
- Forse c'è già.
- RADIO DGVOICE, PROVA A PRENDERLA.
- Pure questo forse c'è già.
- CHI ASCOLTA DGVOICE CAMPA CENT'ANNI.
- Un po' paleolitico.
- Ma se è dei miei tempi! E che ne dici di CHI CLICCA MANGIA LE MELE?
- Un po' mesozoico.
- Umpf! Forse ho trovato: ASCOLTA DGVOICE, E SORRIDI INSIEME A NOIS!
- Nois?
- E' per la rima.
- Ah.....
- Entusiasmante, vero?
- Abbastanza.
- Solo abbastanza?
- Moltissimo.
- Ah, lo dicevo io!
- Io però volevo solo chiederti di mettere il widget della radio nel tuo blog.
- Il pataccone? E come no! Per il programma, invece, quando ti telefono?
- Non disturbarti, ti faccio sapere io.
- Va bene, aspetto tue notizie.
- Certo, a presto.
- Chiami tu, allora?
- Chiamo io, tranquillo.

 
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LA CANOSCENZA

Post n°148 pubblicato il 15 Novembre 2012 da giginosco
Foto di giginosco

Non vogliate negar l'esperienza
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza.

Non male, vero?
Inferno, Canto XXVI. E' quello che Ulisse dice ai suoi compagni, per convincerli ad oltrepassare le Colonne d'Ercole, sfidando in tal modo gli Dei.
Ulisse non era uno stinco di santo, lo sappiamo. Pluriomicida, piromane, erotomane, sfruttatore del lavoro altrui, omopobo (questa l'ho capita solo io, ma non ve la spiego perché me ne vergogno, è già tanto se non la cancello), abbandonatore di tetto coniugale.
Era furbo come una volpe, però, e non lasciava prove in giro. Per collocarlo all'Inferno, Dante ha dovuto metterlo tra i consiglieri fraudolenti, proprio per quella frase. Incastrato per un reato minore, come Al Capone.
Quanto a Dante, diciamolo: il Sommo Poeta era un po' stronzo.
"Di qua, Signor Dante, di qua! Sono Odisseo, quello il cui nome significa colui che sta sulle balle a tutti, l'eroe di Itaca. So che anche Lei correva la cavallina, da giovane. La prego, metta una buona parola per me, con tutto questo caldo le emorroidi mi fanno impazzire!"
"E' vero, Ulisse, anch'io prima ero un po' bischero come te, mi ubriacavo ed andavo a mignotte. Ora però mi sono redento, ho preso la tessera di CL e ho l'autorizzazione dell'unico Dio ad andare religiosamente dove cazzo mi pare, come puoi vedere. Tu, invece, sei giustamente all'Inferno, perché hai sfidato i falsi Dei, a cui dovevi obbedienza, e hai fraudolentemente consigliato i tuoi compagni con quella frase bislacca".
"Ma se gli Dei non esistono, come facevo ad ubbidire?"
"Importa una sega!"
"E quella frase, poi, l'ha scritta Lei, se è nella Divina Commedia".
"Non sento, mi dispiace".
"HO DETTO CHE SE LA FRASE E' NELLA DIVINA COMMEDIA VUOL DIRE CHE L'HA SCRITTA LEI, NON IO!"
"Non sento, ho i paraorecchie al cappello per non prendere freddo".
"Prendere freddo? All'Inferno?"
"Sono sotto antibiotico".
Allora sentivi, stronzo e infame pentito.
Rapportato ad oggi, sarebbe come se uno partisse come segretario di un partito mangiapreti, magari quello radicale, e poi diventasse un disgustoso baciapile, uno che invita addirittura all'astensione nei referendum sulla fecondazione assistita. Impossibile, oggi non potrebbe mai capitare.

Ma mi sto dilungando troppo, ste cazzo di dita non stanno ferme un attimo, quando si tratta di digitare minchiate.
Quelle parole di Ulisse dovremmo metterle come sfondo del desktop: qualche volta bisogna andare al di là del limite, perché la vita è una sola.
Come dite? Che proprio l'ultima volta ho parlato di reincarnazione? Ho capito, ma era un altro post, oggi mi fa più comodo così.
Andare oltre il limite, dicevo (e smettetela di distrarmi, cazzo!), oltrepassare le nostre Colonne d'Ercole, alla ricerca della canoscenza.
Io mi riprometto di farlo sempre di più, sarò un esempio per voi timorosi, sarò il puntino luminoso che vedrete pian piano sparire nelle tenebre.
Bella immagine, eh?
Dite la verità: mi ammirate un po'?
Sì?
Bene, così non mi prenderete troppo per il culo se vi confesso che oggi ho di nuovo regalato l'abbonamento a Donna Moderna a mia moglie, per potermelo poi leggere di nascosto nel bagno.
Muti, poco spirito, ricordate Ulisse?
La canoscenza, ragazzi, la canoscenza!

 
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POST RELIGIOSO

Post n°147 pubblicato il 07 Novembre 2012 da giginosco

Tra poco saranno cinquantuno, devo smetterla di fare il cretino.
Ho saltato la fase della maturazione? Pazienza, è inutile che mi metta a  rincorrerla, rischierei solo di perdere tempo. Alla mia età si deve pensare ad altro, bisogna cominciare a prepararsi al trapasso.
Una volta distrutto il contenuto dello scatolone del forno a microonde in cantina, che pur avendo scritto su "libri del liceo" contiene cose che non devono assolutamente sopravvivermi (roba di femmine, lo avrete capito, mica sono un infiltrato dei servizi segreti), la cosa più importante che devo fare è trovare una religione decente a cui convertirmi.
Ne conoscete qualcuna che assicuri una vita eterna a cinque stelle, senza stare lì a farti il pelo su quella terrena? La cattolica andrebbe pure bene, se non fosse che devi stare attento a non morire di colpo, per avere il tempo di pentimento ed estrema unzione.
Non solo: metti che, pur avendo l'innegabile culo di morire lentamente tra mille sofferenze, proprio quel giorno c'è lo sciopero dei mezzi pubblici e il prete non può venire? Troppo rischioso, rischi di finire tra le fiamme per colpa dei sindacati e di dare ragione a Berlusconi per l'eternità.
Sotto sotto, vi dirò, spero che siano vere le storie sulla reincarnazione. E un po' ci credo pure, perché ci sono persone che non possono essere diventate in un certo modo senza un'esperienza precedente.
In tal caso, già che ci sono, approfitto dell'occasione per chiedere a chi di dovere di farmi rinascere nel lusso: servito, riverito, trattato con i guanti gialli.
Non pretendo di essere chissà chi, di avere chissà quali doti, mi va benissimo cane della mia vicina o, in subordine, suo gatto. Non marito, però, che quello starà scontando qualche crimine contro l'umanità, avrà consapevolmente unto e riunto, nel medio evo.
Anche oggetto inanimato, perché no? Ad esempio automobile del mio collega Rosario, uno che metteva le pattine a moglie e figlia prima di farcele salire, e le perquisiva accuratamente per assicurarsi che non nascondessero materiale pericolosissimo tipo panini o, peggio ancora, crackers.

Oppure trapunta del letto di mia moglie, che mi perseguita da dieci anni (mia moglie, dico, la trapunta è più ragionevole) pretendendo che non mi ci sdrai sopra per non sporcarla e/o ammaccarla. Sì, vada per la trapunta, basta che non mi porti alla lavanderia dell'anno scorso, tornerei indietro anch'io tutto stropicciato e pieno di macchie.

Pentiamoci, finché siamo in tempo.

Perché Dio esiste, io ne ho le prove.
Esiste, e
 gestisce una lavanderia in Via Vittorio Veneto.

 
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SCANDALO A CORTE

Post n°146 pubblicato il 02 Novembre 2012 da giginosco
 
Foto di giginosco

Ciao amici!
Il vostro Principe Gigi è di nuovo riuscito a scovare per voi un succulento gossip sui VIP.
Leggete subito, mi raccomando.

Ricorderete tutti che al matrimonio del secolo, quello tra il principe William e Kate Middleton, un enorme successo fu riscosso dal fondoschiena di Pippa, la sorella minore della sposa.
Per molti mesi non si parlò d'altro, e tutti i giornali del mondo riportarono le foto di spalle della minore delle Middleton, fasciata nell'abito bianco che indossava durante la cerimonia nuziale.
Il successo riscosso dal suo sedere fu tale che i bookmakers cominciarono a raccogliere scommesse sul possibile matrimonio della ragazza col principino Harry, fratello minore di William e noto erotomane.
Ora, invece, l'ascesa della giovane Pippa rischia di arrestarsi di colpo.
Secondo quanto rivelato dal settimanale scandalistico inglese "Sun", che ha raccolto voci provenienti da fonti indiscrete all'interno di Buckingham Palace, la cognata del principe William il culo non lo avrebbe proprio, per una malformazione congenita.
Le forme intraviste sotto il vestito bianco, sempre secondo il tabloid, sarebbero dovute ad un paio di chiappe finte, acquistate on line da un sito specializzato in attrezzature per aspiranti infermieri. L'assenza totale di forme costringerebbe addirittura la ragazza ad andare alla toilette imbracata come un paracadutista, con le corde fissate ad un gancio posto sul soffitto, esattamente sopra la tazza.
I soliti bene informati sostengono che le notizie riportate dal giornale abbiano creato subbuglio all'interno della Casa Reale.
Sembra che la Regina Elisabetta in persona abbia fatto fuoco e fiamme contro il principe Carlo e sua moglie Camilla, colpevoli, a suo dire, di non essersi accorti che i rumori provenienti dalla sedia della ragazza fossero dovuti allo spostamento delle chiappe di plastica e non ad un normale meteorismo.
La Sovrana, pertanto, avrebbe dato disposizioni affinché, nei bagni del personale del Palazzo Reale, tutte le scritte col pennarello PIPPA E' UNA SCORREGGIONA vengano immediatamente corrette in PIPPA NON HA IL CULO.

E voi, cari amici, che ne pensate?

 

AGGIORNAMENTO DEL 5 NOVEMBRE.

Minchia, non ce l'ho fatta. Pensavo di aver confezionato un bel post da home page, confortato anche dal mio amico Squalo, ma Libero ha messo sul campo le sue corazzate, l'ESTICAZZI DREAM TEAM.
Oggi, tra i cinque post in home page, ci sono:

- Nasce brutta, il padre fa causa
- Facchinetti diventa donna?
- Puniscono la figlia con foto su FB
- Sandra Milo: Cenerentola a 80 anni

Cazzarola, tanto di cappello, mi hanno stracciato.
Ci riproverò, tranquilli. Ho già una notizia insuperabile in mente:
TIZIANO FERRO E' TRISEX.

E voi, cari amici, che ne pensate?

 
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IL CONCERTO DI GIANNI MORANDI

Post n°145 pubblicato il 30 Ottobre 2012 da giginosco
Foto di giginosco

Andiamo al concerto di Gianni Morandi?
Eh? Gianni Morandi? Non posso, mi dispiace.
E perché non puoi?
Perché ho cose importanti da fare, io.
Importanti come il poker di ieri sera?

Che c'è, non ho diritto a divertirmi, ogni tanto?
O le partite di calcio in tv quasi tutti i giorni che vorresti vedere?
Vorrei? In che senso "vorrei"?
O il calcetto con gli amici che avresti domani sera?
Di nuovo il condizionale? E' inutile che ricatti, non ci vengo lo stesso.

E così quella sera, appena entrato nel palasport (lo so, avrei dovuto continuare a rifiutarmi, ché l'uomo è uomo, ma era la finale del torneo di calcetto, non potevo correre rischi) mi si è aperto un mondo.
Io pensavo "ma chi cazzo ci va al concerto di Gianni Morandi? Saremo solo in due, magari ci fa sedere direttamente sul palco". E invece il palasport era gremito in ogni ordine di posti, quasi esclusivamente da donne. I pochi uomini presenti, tutti al seguito delle consorti e alquanto imbarazzati, si scambiavano sguardi di solidarietà,  riuscendo a parlarsi solamente con gli occhi.

Anche lei con sua moglie, architetto?
Già, ragioniere.
Ste cazzo di mogli.

A chi lo dice, ragioniere, a chi lo dice!

Le spettatrici erano di un po' tutte le età, con un inaspettato (per me, almeno) numero di ultrasessantenni. "Bene, meglio così. Mi sa che qui ci facciamo tutti una bella dormita", ho pensato ingenuamente.
Invece, quando Gianni Morandi è apparso sul palco, è successo il finimondo. Le avete presenti quelle ragazzine che assediavano gli alberghi dove c'erano i Duran Duran o i Take That? Bazzecole. Hanno cominciato tutte assieme, ma proprio tutte, a gridare come galline spennacchiate. E più erano attempate più gridavano, giuro.

Concentratevi per un attimo, immaginate migliaia di donne in preda ad una crisi isterica in un luogo chiuso, e ditemi se non vi viene un sussulto di terrore. Io ho temuto seriamente che il palasport si scoperchiasse e che saremmo restati tutti sotto le macerie. Che brutta fine e, soprattutto, che figura di merda.
La struttura, invece, ha tenuto, e il concerto è cominciato.

E' stato una serata bellissima, vi assicuro, e non parlo del concerto. Il vero spettacolo è stato quello delle befane da combattimento. Ho visto scene impensabili, e tutte da parte delle più anziane: gruppi di sei o sette nonne settantenni che, a dispetto della sciatica, si alzavano di colpo ed esponevano striscioni deliranti. Forsennate grosse come lottatori di sumo che si mettevano in piedi sulla sedia con un'agilità insospettabile e dimenavano voluttuosamente i culoni. Vecchiette che fingevano di essere catatoniche e invece poi si alzavano di scatto a tradimento, precedendo le amiche sotto il palco per dargli la mano artritica mentre cantava. Ad un certo punto ho pensato che qualcuna, nella migliore tradizione delle rockstar, gli avrebbe lanciato le mutande sul palco. E anche i pannoloni, nel caso.

Una delle fan più accanite, una sorta di capopopolo, era una commercialista, moglie di un avvocato che conosco bene per motivi di lavoro. Una signora bionda sui cinquantacinque anni, ben portati, sempre molto elegante e distinta. Quando non va ai concerti di Gianni Morandi, almeno. Si alzava ogni trenta secondi e buttava certe gridate da film horror, mentre il marito la prendeva per il braccio per riportarla seduta. Ad un certo punto, sgusciata via dalla marcatura, ha tentato di arrampicarsi sul palco, con la borsetta in bocca, ed è stata portata via di peso dal servizio d'ordine, dimenandosi come in preda ad una crisi epilettica. In quel preciso momento ho incrociato lo sguardo dell'avvocato, che ha fatto finta di non conoscermi e, rosso come un peperone, è sgattaiolato fuori, fingendo di parlare al telefono.
Non è più rientrato, ma la moglie mica se ne è accorta. Ha mentito ai suoi aguzzini dicendo di essersi calmata e poi, alla fine del concerto, si è messa in agguato fuori dai camerini. Appena il suo idolo è uscito, ha preso la rincorsa per scavalcare la guardia del corpo, un ciccione enorme più largo che lungo, ed è planata con la testa sulla faccia del povero Gianni Morandi, che secondo me ha dovuto mettere il collare per almeno una decina di giorni, per la botta.
Quando, ancora un po' rintronato, è riuscito ad allontanarsi dal palasport in automobile, rincorso per almeno trecento metri da una ventina di irriducibili (ovviamente guidate dalla commercialista d'assalto, che era tutta spettinata e aveva perso una scarpa in una delle colluttazioni precedenti), ci siamo tutti ritenuti soddisfatti ed avviati verso il parcheggio.

Buonasera, avvocato, anche lei qui?

Sì, sto aspettando mia moglie. L'ha vista, per caso?

Ah, c'era pure sua moglie? No, non ho avuto il piacere.

Ne è certo?

Certissimo.

Ah! Buonasera, allora.

Buonasera, avvocato, alla prossima.

 
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