Creato da kayfakayfa il 10/01/2006

LA VOCE DI KAYFA

IL BLOG DI ENZO GIARRITIELLO

 

 

STACCATE L'AUDIO A SALVINI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

Post n°1923 pubblicato il 31 Luglio 2018 da kayfakayfa

Probabilmente nessuno se ne sarà accorto, o forse qualcuno sì chissà, ma è da tempo che non scrivevo sul mio blog. Non perché dal 19 luglio, ultimo giorno in cui ho aggiornato il "diario" con un pezzo relativo all'inaugurazione dell'illuminazione del Macellum di Pozzuoli, a livello locale, nazionale o internazionale non si siano verificati eventi che mi suscitassero spunti di riflessione, condivisibile o meno è relativo. Ma perché sto attraversando un momento di stress mentale conseguente a situazioni strettamente personali, di cui per ora non ho intenzione di fare alcun accenno, per cui la mente non riusciva e non tuttora non riesce a concentrarsi in una riflessione alquanto ragionata, l'umiltà è d'obbligo.

Tuttavia i reiterati episodi di razzismo che si stanno registrando nel paese, da nord a sud, dove rom o immigrati vengono addirittura scambiati come bersagli da impallinare nemmeno fossero sagome di un tirassegno o piccioni, la dice lunga sul clima che si sta respirando in Italia da quando Salvini è assurto al Ministero degli Interni, non risparmiandoci battute su battute sui migranti in crociera, rom da censire e altre chicche dall'amaro sapore xenofobo che riportano indietro di oltre settant'anni, a un passato di cui come italiani dovremmo solo vergognarci.

Ma che dalla bocca del Ministro degli interni fuoriescano proclami razzisti che, seppure involontariamente(?) alimentano il l'intolleranza celata nell'animo di una parte dell'opinione pubblica, è di una gravità inaudita. Così come è altrettanto di una gravità inaudita che né il Premier Conte né l'altro viceministro Di Maio non condannino l'inquilino del Viminale; bensì lo difendono, o comunque tendono a sminuirne le dichiarazioni, accusando l'opposizione di strumentalizzarle.

Pur avendo votato il 4 marzo M5S, non ho mai gradito il contratto di governo stipulato dai pentastellati con la Lega, tanto da scrivere una lettera aperta a Luigi Di Maio dove palesavo al leader grillino il mio totale dissenso per quell'alleanza di governo, perché di alleanza si tratta; ammettendo senza remore che mai li avrei votati se solo avessi immaginato che, pur di governare, non si sarebbero fatti scrupoli ad allearsi con Salvini.

Da quando il governo del cambiamento ha visto la luce, non si fa altro che ascoltare la voce di Salvini scagliarsi praticamente ogni giorno o poco più contro immigrati clandestini, rom e ong, dimenticandosi che come Ministro degli Interni il proprio compito non è solo quello di attaccare e , soprattutto, combattere clandestini e zingari ma anche mafiosi o presunti tali. In tal senso sarebbe gradito sapere cosa ne pensa Salvini dell'inchiesta della Procura di Firenze in cui Berlusconi, insieme a Dell'Utri, è indagato come probabile mandante delle stragi di mafia dei primi anni novanta.

A volte si ha come la sensazione, sottolineo sensazione, che Salvini attizzi volutamente gli animi contro i disperati e i "diversi" per alienare l'attenzione da problematiche criminali autoctone quali appunto la criminalità organizzata che da anni "governa" il paese con la complicità di una politica corrotta che, anziché servirla, depreda l'Italia e gli italiani, senza preoccuparsi seriamente di risolvere l'annoso problema della disoccupazione al punto che oggi oltre cinque milioni di italiani vivono in assoluta povertà.

Per carità, fa bene Salvini a fare il braccio di ferro con l'Europa affinché non solo l'Italia sia porto d'attracco per le navi che raccolgono migranti in balia del mare al largo delle coste libiche, per poi scaricarli sulle proprie coste in centri di raccolta al limite della vivibilità e, spesso, gestite dalle organizzazioni criminali, Mafia capitale docet.

Ma alimentare la sensazione che il male provenga solo dal mare o dai campi rom è pericoloso. Prima di tutto perché dà adito alle menti instabili di identificare nel diverso il nemico da streminare; in secondo luogo anestetizza le coscienza sul problema mafia!

Sarebbe il caso che Salvini seguisse il suggerimento che gli dette all'epoca il suo predecessore Minniti, invitandolo a utilizzare un linguaggio confacente al ruolo istituzionale che ricopre anziché da campagna elettorale.

Diversamente forse sarebbe il caso che qualcuno staccasse l'audio al Ministro degli Interni, prima che la situazione diventi irreversibile e lo spettro del ventennio riprenda forma e sostanza!

 
 
 

POZZUOLI, IL MACELLUM ILLUMINATO TRA ENTUSIASMI E CRITICHE

Post n°1922 pubblicato il 19 Luglio 2018 da kayfakayfa
 

Mercoledì 18 luglio, con l'evento LE  COLONNE SONORE, un concerto di temi musicali cinematografici eseguito dalla THE MODERN MOVIE CLASSIC ORCHESTRA diretta da Giovanni Borrelli, all'interno del Macellum, alias Tempio di Serapide, è stata inaugurata la nuova illuminazione a led del sito archeologico puteolano ideata dal designer Fabio Cannata e realizzato da Graded in collaborazione con Led Generation con l'utilizzo di corpi illuminanti di ultima generazione composti da 149 led gestibili a remoto.

La realizzazione del progetto è stata resa possibile grazie all'impegno del Premio Civitas presieduto da Paolo Lubrano, in sinergia con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

Migliaia le persone entusiaste che per l'occasione si sono affacciate da ogni angolo del capoluogo flegreo che dà sul Macellum per assistere all'evento il cui proposito è restituire alla cittadinanza e ai turisti la possibilità di camminare all'interno del "tempio", costruito tra la fine del I secolo a. C. e l'inizio del II secolo d. C., uno dei pochi mercati dell'antichità giunti a noi nella quasi totale integrità.

Tuttavia chi tra ieri e oggi si fosse fatta una panoramica sui vari social network tipo Facebook, leggendo i vari commenti e le discussioni  riguardanti l'evento postati  sulle bacheche dei singoli cittadini o dei gruppi di Pozzuoli, avrà notato che, come accade in quella reale, anche nella vita virtuale non sono mancate le critiche e le polemiche. In alcuni casi anche aspre, rasentando l'offesa verso chi dissentiva dall'iniziativa non ritenendola né un vero evento culturale - questa tesi dissertava  sull'etimo, ossia origine,  del vocabolo cultura che, derivando da coltivare, implica che cultura è tutto ciò che accresce e arricchisce l'animo umano, mentre il tempio illuminato sarebbe solo un gioco di luci che, al pari di una chiesa barocca, stordisce lo sguardo del visitatore per lo sfarzo senza però arricchirne l'animo - bensì un apprezzabile maquillage di uno dei siti archeologici più famosi al mondo; né qualcosa di bello da vedersi in quanto quei punti luminosi altererebbero la naturale bellezza del Tempio di Serapide, senza però considerare che già tanti altri siti archeologici nel mondo sono illuminati allo stesso modo.

Punti di vista legittimi che, seppur non condivisibili, non giustificano però l'accanimento da gogna pubblica, o il linguaggio per niente forbito che in alcuni casi è stato utilizzato pubblicamente per denigrare, o offendere,  generalizzando senza fare nomi, chi criticava l'illuminazione del Macellum.

A prescindere dalle polemiche, è indiscutibile che il recupero del Tempio di Serapide è un segnale positivo che fa ben sperare che in un futuro non lontano verranno recuperati tutti gli altri siti archeologici puteolani che attualmente versano nell'assoluto abbandono e degrado. Uno su tutto la necropoli sottostante il Ponte Azzurro di cui ci siamo ampiamente occupati alcune settimane fa con la giornalista Danila Mancini della Voce di Napoli.

Le critiche e le polemiche ben vengano, se portano qualcosa di buono per la città e per la cittadinanza. Viceversa, se fossero solo il pretesto per dare adito a personali rancori pregressi, sarebbe meglio fossero tenute nel congelatore per il bene di tutti.

Il mio personale plauso a chi, senza far rumore, si è assunto l'onere, ma anche l'onore, di riportare in auge Pozzuoli, attraverso il recupero dei sui siti archeologici. Il cammino è ancora lungo ma la strada intrapresa per una rinascita turistica della città sembra essere quella giusta!

 
 
 

A PASSEGGIO CON ANTONIO ISABETTINI, IL MAESTRO D'ARTE

Post n°1921 pubblicato il 18 Luglio 2018 da kayfakayfa
 

 

Di seguito la mia intervista per comunicaresenzafrontiere al maestro d'arte Antonio Isabettini


Ininterrotti quarant'anni di attività artistica, classe 1955, Antonio Isabettini, di origini puteolane, è oggi un punto fermo per gli appassionati dell'area flegrea raccontata attraverso la pittura.  Una sera d'estate a passeggio per il Rione Terra si racconta all'amico Vincenzo

Domanda: Come nasce Antonio Isabettini pittore?

Risposta: sicuramente per passione. Fin da ragazzino nutrivo una forte predisposizione al disegno e alla conseguente pittura. Ovviamente il talento e la passione sono importanti, ma, se non vi si abbinano l'impegno e lo studio, difficilmente si va avanti. Per raffinarmi stilisticamente ho frequentato l'istituto d'arte e successivamente l'Accademia di Belle Arti.

D.: i tuoi  esordi giovanili?

R.: nel 1970, all'età di quindici anni, ho vissuto in prima persona il trauma dello sgombero del Rione Terra, l'anima di Pozzuoli. Abitavo a cento metri dal rione ricordo i camion dell'esercito e i pullman su cui venivano caricati gli sfollati per essere trasferiti provvisoriamente al costruendo ospedale del Frullone a Miano. Una tragedia epocale, una pulizia etnica di cui ancora oggi, a distanza di quasi cinquant'anni, non riesco a capacitarmi. A seguito di questi  eventi, negli anni successivi, desideroso di immortalare il quartiere abbandonato, vagavo per il Rione insieme a un gruppo di pittori puteolani, molto più grandi e bravi di me, a cui spesso portavo il cavalletto, rubando il mestiere. Il Rione Terra era interamente transennato, e per ritrarne i palazzi, i vicoli, le piazzette in modo da serbarne il ricordo per le generazioni a venire, scavalcavamo i muri perimetrali, aggirandoci tra macerie e sterpaglie che ormai prendevano il sopravvento. Nel 1972, all'età di diciassette anni, un amico gallerista di Napoli, mi organizzò la prima personale, portando nel capoluogo il grido d'allarme per quello che irrimediabilmente si stava perdendo.

D.: è da qui che nasce la tua  identificazione come  memoria storica di Pozzuoli?

R.: Certamente fu il periodo che incominciai ad appassionarmi per la storia della mia città. Il mio punto di riferimento artistico deriva dalla scuola di Posillipo, famosa per i suoi vedutisti, gli stessi che hanno dipinto questi luoghi all'epoca del Grand Tour. Vivere in un contesto storico/culturale ricco di monumenti e di storia come Pozzuoli e i Campi Flegrei ha alimentato la mia passione per i paesaggi, spingendomi non solo a dipingere ma a documentarmi per avere maggiore consapevolezza su ciò che ritraevo. La mia finalità è che ogni mio quadro non sia una "semplice" cartolina romantica, ma un vero e proprio "racconto storico", per quanto sia possibile. A scanso di equivoci, ci tengo a precisare che non sono uno storico bensì un appassionato della storia del territorio flegreo: il mio non è un lavoro da studioso, bensì di chi è innamorato della propria terra, delle proprie tradizioni e cerca con tutte le proprie forze di immortalarle su tela, sperando di suscitare emozioni in chi guarderà quei quadri, affinché non cadano mestamente nel dimenticatoio!

D.: Oltre che pittorico il tuo impegno è a tutto tondo su Pozzuoli e Campi Flegrei?

R: certo, elencare tutti gli eventi, manifestazioni, convegni, mostre a cui ho partecipato oppure ho dato il mio contributo sarebbe un lavoro immane. Essendo innamorato della mia terra e della mia città, per quanto posso, cerco di tenere vivo l'interesse della cittadinanza, illustrando pubblicamente non solo la mia arte, ma soprattutto ciò che essa rappresenta e, in particolare, perché si ostina a rappresentare proprio quello. Come tanti, anch'io sono convinto che se non si rinverdisce nella gente la memoria storica del luogo in cui è nata e vive, quel luogo è condannato a morire. Torniamo per un attimo al Rione Terra, in particolare ai lavori di ristrutturazione incrementati negli ultimi tempi, vedi l'inaugurazione del duomo di Pozzuoli e i sottostanti scavi archeologici: più volte, pubblicamente, in presenza delle autorità e di chi era responsabile dei lavori di recupero della rocca, ho sbattuto i pugni sul tavolo, contestando che i lavori si stavano facendo senza amore e, in qualche caso, obliando la memoria storica - vedi le cappelle votive del rione -; suggerendo che nel progetto di riqualificazione si prevedesse di riproporre nel suo stato originale un antico "basso" in modo da consentire alle generazioni future di avere modo di vedere come si viveva negli anni addietro lassù. Invece, nulla. A scanso di equivoci, sia chiaro che io non ho niente contro ciò che diventerà domani il Rione Terra. Solo che avrei gradito si salvaguardasse meglio la sua originalità per non alterarne, o addirittura cancellarne  la storia e di esempi ce ne sarebbero tanti. Prendiamo l'ex palazzo Migliaresi. Io ho avuto la possibilità di visionare documenti in cui la presenza di palazzo Migliaresi risale addirittura al 1300. Bene: oggi palazzo Migliaresi è un palazzo vecchio di vent'anni: della struttura originale non è rimasto nulla; in  pratica un falso storico.

D.: spostiamoci per un attimo sull'annosa questione relativa all'abbandono e al degrado in cui versano diversi siti archeologici di Pozzuoli e dei Campi Flegrei. Anche questa vergogna sarebbe conseguenza del disamore che alcune persone nutrono verso il territorio?

R.: disamore e interessi economici sicuramente hanno determinato negli anni che alcuni siti archeologici fossero privilegiati rispetto ad altri. E ciò mi ferisce profondamente, non solo come puteolano ma prima di tutto come cittadino del mondo. Mi chiedo come certa gente non si renda conto che la salvaguardia del patrimonio archeologico, non solo garantisce la memoria storica di un territorio ma può farne la sua fortuna economica. Non di pochi ma di tutti! Prendiamo la strada romana e la fiancheggiante necropoli ricca di colombari, ipogei, e mausolei, del tutto abbandonata, del Ponte della solfatara, che si prolungherebbe per circa tre chilometri, fino a incontrare quella di via Celle fino a San Vito. O la Stadio di Antonino Pio, o le Taberne di via Luciano. Senza contare l'anfiteatro Flavio, la Grotta di Cocceio e la pseudo grotta della Sibilla sul lago d'Averno... È mai possibile che non ci si renda conto che il ripristino di questi siti possa fungere da grande catalizzatore turistico al punto che Pozzuoli potrebbe competere con Pompei? Possibile che mentre a Verona, nell'arena, per tutto l'anno organizzano spettacoli di ogni tipo con un ricco cartellone di livello internazionale, nell'anfiteatro di Pozzuoli, dove in un recente passato si sono organizzati spettacoli con artisti di calibro internazionale, ormai da anni non si riesca a organizzare nulla? Possibile che in questa città debba vigere la filosofia del turismo "zeppole e panzarotti"?...

D.: sarebbe a dire?

R.: se il sabato e la domenica sera scendi a Pozzuoli, guardandoti intorno, hai la sensazione di trovarti nella più grossa friggitoria d'Europa. Per carità, mi rendo conto che ai tanti ristoratori che svolgono l'attività in piazza e nel centro storico, ciò va benissimo. Quello che mi fa rabbia è che gli stessi dovrebbero capire che se la città si rivalutasse turisticamente, attirando un turismo di livello superiore, loro non ci perderebbero nulla. Anzi ci guadagnerebbero in quanto i turisti che verrebbero non sarebbero quelli del "magna e fuggi", che spesso provocano anche problemi di ordine pubblico, ma persone interessate a tutto il contesto storico/culturale del luogo , non solo all'aspetto culinario.

D.: progetti per il futuro?

R.: sto preparando una raccolta di tavole in cui illustro la Pozzuoli scomparsa, ovviamente supportato da un approfondito lavoro di ricerca in quanto la storia di un luogo non la si può abbandonare alla fantasia o al sentito dire.
Saluto Antonio Isabettini, nei pressi del porto di Pozzuoli, ricordandogli quanto detto in convegno presso l'ex convitto delle monachelle ad Arcofelice: "dopo avermi ascoltato, se soltanto uno di voi inizierà a far sue notizie e informazioni, avvicinandosi con amore al territorio, potrei dirmi soddisfatto" . Certo, Vincenzo : in questa società dove sembra si faccia di tutto per sedare la memoria delle persone,  dove pensare con la propria testa sempre più spesso equivale a un crimine, il nostro messaggio di artisti viene recepito da uno su mille, possiamo già essere soddisfatti!

 
 
 

SIGNATURE RERUM, RECENSIONE DI LUISA DE FRANCHIS

Post n°1920 pubblicato il 12 Luglio 2018 da kayfakayfa

 

Di seguito la recensione della poetessa/giornalista Luisa de Franchis al mio romanzo SIGNATURE RERUM pubblicata su CAPRIEVENT

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Un romanzo che si legge tutto d'un fiato aprendosi con una citazione filosofico-religiosa di Giamblico e già questo scritto mi colpisce perché apre teorie in cui credo sui processi dell'anima. 

La realtà di Riccardo protagonista della storia è quella di aver investito la sua esistenza in un sentimento illusorio. L' entusiasmo di Monica la donna che dovrebbe sposare si è spento e all'ultimo momento lei si tira indietro in questo loro progetto, perché accecata dal lavoro e dall'arrivismo, non desiderando che lui entri nei suoi spazi.

Inizia un momento di disequilibrio dove ricerca se stesso allontanandosi. Le sue decisioni vacillano e per lui si aprono due strade, quelle del bene e quelle del male.

La vita necessita di coraggio ed entusiasmo e ci si dovrebbe saper fermare nel rapporto con il partner nel momento in cui l'altro non è disposto ad accoglierci, si eviterebbero dolorose separazioni.

L'incontro con la giovane Laura lo apre oltre alla passione amorosa e a quella per la corsa.

E' così che riesce a trovare chiarezza nei pensieri, perché attraverso la corsa fluiscono le sue idee, che come due strade convogliano in un fiume di pensieri sciolti ,belli e brutti e sta a lui optare per gli uni o per gli altri.

Inizia la competizione con se stesso nel tentativo di sfuggire alla paura di due mondi, quelli delle scelte.

La corsa un percorso di vita che certe volte è attraversato anche da persone che ci hanno deliberatamente fatto del male ed umiliato, ma che bisogna saper perdonare per accrescere la nostra anima per portarla ad evolversi in senso positivo. Lo scrittore sa guardare con i suoi occhi e serbare nel suo cuore la traccia inDelebile che lascia chi ferisce. Le parole nel racconto scivolano leggere, sapendo descrivere anche l'amplesso senza dare scandalo alcuno, con ricchezza di particolari ti cala nella storia in maniera avvincente.

Ben presto sopraggiunge anche la seconda delusione verso un futuro diverso che aveva progettato con la giovane Laura, mentre ci sono i ripensamenti di Monica che rivede valido il loro rapporto e con un suo gesto estremo riaccende la sua attenzione " Signature Rerum " simboli che si alternano e che attraggono entità astrali benigne o maligne attraverso profumi emanati , odori dolci, odori acri.Letto il racconto io e lo scrittore ci sentiamo e lui mi pone la stessa domanda che nella storia chiede ad un runner che incontra percorrendo il Lungomare di Pozzuoli.

...Dire che mi sia piaciuto lo trovo riduttivo, perché i messaggi nel racconto mi riportano a tutti i percorsi dell'anima che ho fatto, quasi a testimoniare che Io e lui abbiamo la stessa spiccata sensibilità su certi argomenti. La vita ci mette nelle condizioni di trovare coloro che percepiscono emozioni sulla stessa lunghezza d'onda, creando anche delle situazioni affinchè si possano realizzare dei progetti a noi destinati.

E... dove finisce la fantasia e dove inizia la realtà?

 
 
 

ARCOBALENO BIANCO, QUANDO IL TEATRO FA DA ARGINE AL DEGRADO SOCIALE

Post n°1919 pubblicato il 09 Luglio 2018 da kayfakayfa
 

Domenica 9 luglio l'Associazione Teatrale "Arcobaleno Bianco" di Irene Ascolese e Pino Verdosci ha ricevuto dalla Parrocchia di Sant'Artema di Monterusciello a Pozzuoli una targa al merito per avere animato la IV° edizione di "UN'ESTATE DA FAVOLA", organizzando una serie di attività ludico/teatrali a tema favolistico - quest'anno l'argomento era Robin Hood - finalizzate a coinvolgere i bambini e i ragazzi del quartiere alla periferia di Pozzuoli che, come purtroppo accade per tutte le periferie del mondo, è abbandonato al degrado urbano e sociale cui si frappone l'impegno di associazioni locali, quasi sempre di volontariato, per strappare dalla strada i bambini e i ragazzi meno abbienti, offrendo loro alternative concrete, divertenti e costruttive per impiegare il tempo libero, soprattutto d'estate, affinché non cadano vittime della droga e della malavita.

Da quando fu fondato nel 2008, l'Arcobaleno Bianco si è distinto per il proprio impegno sociale, esteso da tre anni anche ai ragazzi disabili sempre mediante allestimenti di spettacoli teatrali.

Tuttavia il progetto Arcobaleno Bianco nasce nel 2005 in una piccola scuola situata nel lotto 10 a Monterusciello collegata con il Circolo didattico Anna Maria Ortese dove Irene mise in scena con Totò Sapore, nel 2006 seguì Pinocchio Napoletano. Il successo dello spettacolo fu tale che lo spettacolo fu rappresentato nel carcere minorile di Nisida dove Irene conobbe Don Elio il parroco di Sant'Artema a Monterusciello che le chiese di coordinare un'attività teatrale a sfondo sociale.

Fu così che nel 2008 nacque ufficialmente l'Arcobaleno Bianco, laboratorio teatrale per ragazzi coadiuvato da Irene Ascolese presidente dell'associazione, dal marito Pino Verdosci e da un gruppo di amici, che inaugurò l'attività con la commedia "Pulcinella alla corte del re", libera rivisitazione di "Totò Sapore", arricchita con svariati riferimenti alla tradizione magico/fantastica napoletana. La commedia fu rappresentata il 16 maggio 2008 presso il teatro della chiesa "Santa Maria Degli Angeli e Santa Chiara" a Monterusciello.

Sempre nel 2008 l'Arcobaleno Bianco presentò, questa volta con attori adulti, la commedia "'O muort dint'o muro", tratta da "Donna Chiarina pronto soccorso" di Di Maio, per la regia di Mario Fucito, e la commedia "E' muort 'o nonno", tratta da "Comm' è stato" di Corrado Taranto. Quest'ultima rappresentazione scenica, oltre a essere stata replicata per ben due volte al teatro di "Santa Maria degli angeli e Santa Chiara", fu rappresentata nel carcere minorile di Nisida alla presenza dei ragazzi detenuti.

Il 27 ottobre del 2013, nell'ambito della manifestazione per la prevenzione contro i tumori "Un Ponte sul Bioscanner", sempre nel teatro della chiesa di "Santa Maria degli Angeli e Santa Chiara", andò in scena la commedia "Felici Condoglianze" il cui ricavato fu devoluto in beneficenza. L'evento, dedicato alla memoria di Lia Di Francia, fu organizzato dall'ACLI di Pozzuoli presieduta dall'avvocato Giovanni Di Francia.

Nel 2015 l'Arcobaleno Bianco presentò la commedia "Ferdinando e l'elisir dell'amore", scritta da Pino Verdosci. Nel 2016 c'è stata una vera e propria escalation comica con Spettacolando, una piece teatrale strutturata su una serie di gag comiche con le musiche del prof. Boccardi, "Storia evolutiva della musica napoletana", il cui incasso fu devoluto per il restauro della Madonnina sulle rampe dei Cappuccini.

Sempre nel 2016 con l'Arcobaleno Bianco juniors, (solo ragazzi) Irene portò in scena "Una favola": gli attori erano tutti ragazzi disabili che giustamente lei definisce "speciali".

Tra le tante iniziative di cui si fa promotore o a cui collabora sul territorio flegreo, il 2 giugno di quest'anno l'Arcobaleno Bianco ha partecipato presso l'acropoli di Cuma a un evento storico/teatrale organizzato da Rosario Lubrano in collaborazione con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei: all'interno dell'antro della sibilla, Irene e la sua compagnia hanno allestito uno spettacolo in costumi d'epoca romana, raccontando il mito della sibilla cumana interpretata da Irene.

Seppure tra mille difficoltà, soprattutto di natura economica - l'associazione non percepisce alcun tipo di finanziamento pubblico o privato, a parte un obolo ricevuto due anni fa per la collaborazione al progetto "Teatrando" sostenuto da alcune scuole puteolane tra cui il liceo Ettore Maiorano - l'attività dell'Arcobaleno Bianco è sempre in continua evoluzione a testimonianza della passione che alimenta Irene, Pino e i loro compagni di avventura.

L'Arcobaleno Bianco è la conferma che la cultura può davvero fungere da argine al degrado sociale. A patto che gli intenti fossero sempre nobili come quelli dell'Arcobaleno Bianco.

 
 
 

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