Creato da kayfakayfa il 10/01/2006

LA VOCE DI KAYFA

IL BLOG DI ENZO GIARRITIELLO

 

 

PALMIRA SCALISE FAZIO, LA POETESSA CALABRESE CHE AMAVA I CAMPI FLEGREI: IL RICORDO DEL FIGLIO ROBERTO

Post n°2124 pubblicato il 20 Giugno 2020 da kayfakayfa
 

Cattura

Di seguito il articolo sulla poetessa Palmira Scalise Fazio pubblicato su QuiCampiFlegrei.it

Per anni mi sono onorato dell'amicizia del professor Roberto Fazio (nato a Carlopoli in provincia Catanzaro il 1933 e deceduto a Pozzuoli nel 2007). Fu il mio insegnante di educazione fisica al biennio alla fine degli anni settanta. Anni dopo ci ritrovammo a una festa di amici a casa sua: era il papà della fidanzata, poi divenuta moglie, di un mio carissimo amico. Da allora tra di noi nacque una bella amicizia che si consolidò nel tempo, nonostante ci separasse una notevole differenza di età. Era un piacere andarlo a trovare nella sua splendida villa al Parco Ortodonico per trascorrere qualche ora insieme, conversando di poesia e letteratura, o semplicemente per chiacchierare del più e del meno, sorseggiando un bicchierino di whisky o di tequila.

Quando arrivavo, dopo avermi accolto alla porta con l'immancabile sorriso, mi faceva strada nell'enorme ed elegante studio dalle pareti tappezzate di diplomi pergamenati celebranti il valore poetico della madre, la poetessa Palmira Fazio Scalise (nata a Castagna, Catanzaro nel 1894 e deceduta a Quarto nel 1984). In un angolo, una foto autografata di D'Annunzio con dedica alla madre con cui il vate tenne un breve carteggio quando lei era giovane incoraggiandola nel continuare a scrivere versi.  [...]

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IL PESCATORE DI SOGNI

Post n°2123 pubblicato il 17 Giugno 2020 da kayfakayfa
 

Nell'attesa che l'emergenza sanitaria passi e potremo finalmente tornare - si spera - alla vita di sempre, con un gruppo di amici ci ritroviamo periodicamente in chat per discutere di argomenti vari: oggi la discussione verteva sul SOGNO. Di seguito un mio racconto inedito in cui affronto il tema.

Da quando era andato in pensione, tutte le sere caricava in auto l'occorrente per la pesca e raggiungeva la spiaggia nell'attimo cui il crepuscolo all'orizzonte si infiammava di arancio nell'estremo saluto alla vita.

Quando arrivava sul litorale, sceso in spiaggia, sistemava la sediolina a ridosso della riva, impugnava la canna da pesca, si sedeva e pescava tutta la notte. Terminava allorché i primi riverberi dell'aurora rischiaravano le tenebre.

Quando rientrava a casa, mentre attraversava l'atrio del palazzo in cui abitava, ad accoglierlo trovava sempre il portinaio che gli si avvicinava con aria sardonica; sbirciava nel secchio vuoto e sussurrava: "Anche oggi niente, eh?"

"Come niente? Non vede quanti ittico-oniricos ho pescato questa notte?" rispondeva puntualmente, levando il secchio colmo d'acqua in modo che l'uomo vi guardasse dentro.

Convinto che il pensionato avesse perso qualche rotella, il portinaio l'assecondava, dicendo:

"Come no, se non fa attenzione, mi imbratta il pavimento di pesci!"

Quella scena andò avanti fino a che il pensionato non trapassò.

Il giorno del funerale, il mesto corteo che partì dal palazzo era composto da poche persone. Tuttavia, man mano che attraversava il paese, uno dopo l'altro i cittadini vi si accodavano, seppure non sapessero chi fosse il defunto e, soprattutto, perché lo facessero. Era come se una calamita li attraesse a sé imponendogli di accompagnare il feretro nell'ultimo viaggio. [...]

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MARIA MADDALENA, LA SANTA SCOMODA

Post n°2122 pubblicato il 13 Giugno 2020 da kayfakayfa
 

maddalena-foto-copertina

Di seguito l'articolo su Maria Maddalena pubblicato su quicampiflegrei.it

In questo mio breve scritto che appartiene alla raccolta di racconti e di pensieri RAGGIOLO, UNO SCORCIO DI PARADISO IN TERRA, dedicata a Raggiolo, il borgo nel casentino toscano, in provincia di Arezzo, dove ormai da anni trascorriamo le vacanze estive, sono racchiuse le riflessioni suscitatemi su Maria Maddalena dalla visita che feci alcuni anni fa al Santuario della Verna, ripromettendomi di ampliarle non appena ne avessi modo.

Seppur consapevole che in molti potrebbero suscitare perplessità, decisi di renderle pubbliche considerandole spunto di riflessione  e di approfondimento su temi tuttora controversi legati alla storia della cristianità e, in particolare, alla figura di Maria Maddalena!

Ci sono al mondo luoghi pregni di atmosfera e spiritualità che rapiscono l'anima proiettandola in un ambiente surreale. Uno di questi è sicuramente il Santuario della Verna nel casentino toscano, situato a 1128 mt sul versante meridionale del monte Penna detto anche monte della Verna. Di proprietà del conte Orlando Cattani di Chiusi, nel 1213 fu donato dallo stesso conte a San Francesco e ai suoi compagni in quanto, essendo immerso nella natura rigogliosa e selvaggia, lontano dalla civiltà, era adatto alla contemplazione praticata dai fraticelli: " Io ho in Toscana uno monte divotissimo il quale si chiama monte della Vernia, lo quale è molto solitario e salvatico ed è troppo bene atto a chi volesse fare penitenza, in luogo rimosso dalle gente, o a chi desidera fare vita solitaria. S'egli ti piacesse, volentieri Io ti donerei a te e a' tuoi compagni per salute dell'anima mia".

Sorvolando sull'indiscusso aspetto contemplativo del luogo, che facilmente può alimentare un senso di misticismo perfino in animi refrattari alla meditazione spirituale, credo meriti una considerazione il fatto che la prima celletta in cui San Francesco si ritirava in preghiera lì sul monte era dedicata a Maria Maddalena; figura ambigua nel pantheon cattolico dato che - nonostante fu la prima persona cui Gesù si manifestò subito dopo la resurrezione, riconoscendole in questo modo un ruolo importante rispetto a tutti gli altri apostoli, Pietro incluso - da sempre per la Chiesa di Roma Maria Maddalena è stata oggetto di illazioni o ingiurie al punto che nel 591 papa Gregorio Magno l'identificò nell'adultera salvata da Gesù dalla lapidazione. E seppure nel 1969, dopo il Concilio Vaticano II, la Chiesa ridiscusse, negandola, tale identificazione, a tutt'oggi essa resta viva nell'immaginario collettivo - senza che le autorità ecclesiastiche prendano una posizione netta per riabilitarla pubblicamente agli occhi dei fedeli. Tuttavia recentemente l'autorevole figura di monsignor Ravasi ha sconfessato l'abbinamento Maddalena- prostituta. [...]

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CLEMENTINA GILY REDA: LEONARDO–L’ELEGANZA DELL’IO

Post n°2121 pubblicato il 05 Giugno 2020 da kayfakayfa
 

leonardo foto copertina 

 

Di seguito vi propongo la mia recensione al volume LEONARDO - L'ELEGANZA DELL'IO di Clementina Gily Reda, Albatros Edizioni, pubblicata su quicampiflegrei.it

Non tutti i libri sono per tutti: quello di cui ci apprestiamo a parlere rientra in questa categoria.

Diversamente dalla semplicità espositiva e capacità affabulatoria che l'hanno resa e tuttora la rendono apprezzata dagli studenti e dal pubblico presente alle sue conferenze, in questo libro la Gily ha dato fondo al proprio essere studiosa e filosofa enucleando l'arte leonardesca attraverso agganci storici e filosofici che le impongono di esprimersi in quel linguaggio tecnico/accademico che lei stessa ha sempre cercato di evitare in modo da essere comprensibili anche ai non addetti ai lavori.

"Leonardo - L'eleganza dell'Io" di Clementina Gily Reda, edito da Albatros Edizioni è un saggio in cui l'autrice - filosofa tra i maggiori studiosi di Giordano Bruno, ex docente di estetica della comunicazione alla Federico II e al Suor Orsola Benincasa, per anni impegnata nella ricerca sul ruolo formativo del gioco - prendendo spunto dal suo "incontro" con il SALVATOR MUNDI di Leonardo Da Vinci esposto alcuni anni fa al Museo Diocesano di Napoli, attraverso l'ecfrastica - genere letterario del commento delle immagini con parole in uso nelle scuole medievali per educare al ben parlare, senza far disperdere l'allievo nel contenuto, tenendolo attento a grammatica e retorica [...] (Clementina Gily Reda, Ecfrastica e Formazione Estetica:  Ottobre 2012, Convitto Nazionale Vittorio Emanuele, Napoli) - partendo dallo sguardo dell'uomo del dipinto da cui non traspare alcun sorriso, diversamente da quello ambiguo e famoso della Gioconda, non solo fa un'analisi tecnica dell'opera, ma ciò le dà modo di intraprendere un articolato studio su quel che rappresentò il Rinascimento - Leonardo, che fu tra i massimi esponenti, visse il periodo centrale; Giordano Bruno, figura a lei tanto cara, fu uno degli ultimi rappresentanti - nella storia dell'umanità soprattutto a livello artistico e architettonico. [...]

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CAMBIAMENTO

Post n°2120 pubblicato il 02 Giugno 2020 da kayfakayfa
 

Nell'attesa che l'emergenza sanitaria passi e potremo finalmente tornare - si spera - alla vita di sempre, con un gruppo di amici ci ritroviamo periodicamente in chat per discutere di argomenti vari: oggi la discussione verteva sul CAMBIAMENTO. Di seguito un mio racconto inedito in cui affronto il tema.

"Chi nasce tondo non morirà mai quadrato" ripeteva sempre mio nonno per affermare che un uomo nella vita difficilmente potrà cambiare modo di fare. A sostegno di questa sua certezza, rafforzava il senso del discorso citando un ulteriore detto a lui caro: "il lupo perde il pelo ma non il vizio"!

A forza di sentirgli ripetere quei motti, a mia volta crebbi maturando la convinzione che davvero un uomo nella vita non potesse mai cambiare. Per cui chi avrebbe avuto la fortuna di nascere genio, lo sarebbe stato a vita, così come chi avrebbe avuto la sventura di nascere con tendenze criminali, sarebbe stato a vita un criminale incallito.

Mai fui sfiorato dall'idea che il cambiamento appartenesse all'evoluzione d'ogni essere vivente per cui, in qualunque momento un uomo lo avesse davvero voluto , avrebbe potuto dare una sterzata in positivo o in negativo alla propria vita.

Man mano che crescevo, quegli aspetti del mio carattere, che agli occhi di tanti erano considerati difetti, per me rappresentavano la carta di identità per cui ne andavo orgoglioso. A quanti, soprattutto le donne, mi accusavano di essere un egoista, un opportunista, un egocentrico rispondevo che quello era il mio modo di essere, non potevo farci nulla.

La sofferenza che arrecavo agli altri con il mio comportamento la reputavo non una mia colpa ma una loro debolezza. Nemmeno per un attimo mi ponevo il problema se non fosse il caso meditassi su me stesso, cercando di individuare eventuali asperità del mio modo di fare, impegnandomi a smussarle al fine di avere un rapporto più armonioso con gli altri.

Quell'atteggiamento di estrema individualità mi portò ad avere successo a livello professionale: in poco tempo, da semplice impiegato, mi ritrovai a ricoprire funzioni dirigenziali. I vertici aziendali mi apprezzavano per la tenacia e la facilità con cui realizzavo gli obiettivi, non creandomi alcun tipo di problema nel fare tabula rasa attorno a me. [...]

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