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Conferenza sulla Magia (1°...) 

Post n°173 pubblicato il 23 Novembre 2006 da kayfakayfa
 

              

 

Spero di fare cosa gradita a tanti riproponendo in due parti il testo integrale della conferenza che tenni sulla Filosofia Ermetica nel novembre del 2003 presso la sede dell'aassociazione Megaris, poi pubblicata a luglio del 2004 su Giornale Wolf. La seconda parte seguirà nel prossimo post.

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Ai giorni nostri sembrerà anacronistico parlare di magia. Eppure, sfogliando quotidiani e periodici; sintonizzando il televisore su una qualsiasi emittente, pubblica o privata; digitando in un motore di ricerca d’internet il termine magia, resteremmo sorpresi di quanto sia vasto e attuale l’argomento e benché l’uomo, dopo aver sondato ogni remoto angolo della terra, aver raggiunto traguardi scientifici e tecnologici impensabili fino a vent’anni fa, si appresta a colonizzare lo spazio insondabile.
Di origine persiana, la parola mago significa “partecipe del dono”. Intendendo che il mago è il mezzo, attraverso cui il potere divino si manifesti in maniera che l’opera creativa non abbia fine.
L’origine persiana del vocabolo magia è attestata, tra gli altri, da Apuleio nella sua opera intitolata DELLA MAGIA. Scritta per difendersi dall’accusa mossagli contro di stregoneria, il poeta nel capitolo XXV afferma: “Siccome io leggo in numerosi autori, mago è nella lingua dei persiani quello che è da noi il sacerdote; e allora qual delitto è dopo tutto essere sacerdote, avere la scienza, la pratica delle ordinanze rituali, dei precetti della religione, delle regole del culto?Questa è almeno la definizione che Platone dà della magia quando ricorda con quali discipline i persiani educhino al regno il giovane principe. Ho nella memoria le parole di quell’uomo divino: “All’età di quattordici anni lo ricevono quelli chiamati regi pedagoghi. Sono scelti tra i persiani i quattro ritenuti migliori, di età matura: il più saggio, il più giusto, il più temperante, il più coraggioso…”
Considerata la funzione di mediatore tra il mondo degli uomini e quello divino che il mago dovrebbe svolgere, è ovvio che un ruolo di tale responsabilità non potrebbe che essere ricoperto da chi possiede un’elevata coscienza, totalmente avulsa da meri fini materialistici, disinteressatamente tesa al bene dell’umanità, in possesso di una profonda conoscenza delle leggi naturali e fisiche, come afferma Eliphas Levi, un occultista francese dell’ottocento, il quale a riguardo scrive “La magia non potrebbe essere messa in pratica da chi non la conosce e del resto non dipende da quelli che credono riconoscerla in questo o quello; è quello che è di per se stessa come la matematica, perché è la scienza esatta ed assoluta della natura e delle sue leggi. Essa dà allo spirito umano uno strumento di certezza filosofica e religiosa come la matematica, rendendo ragione dell’infallibilità della matematica stessa.”
Al vocabolo magia il Dizionario Della Lingua Italiana di Alessandro Niccoli attribuisce la presente definizione: La dottrina degli antichi magi persiani. La pretesa arte di compiere cose meravigliose o con l’ausilio di potenze soprannaturali (magia nera), o servendosi delle forze occulte della natura (magia Bianca). Una spiegazione alquanto semplicistica e restrittiva, ma mai come quella utilizzata comunemente da molti, che con il termine magia nera identificano tutti quei rituali e operazioni magiche atte ad offendere il prossimo, mentre con magia bianca tendono riferirsi a tutto ciò che servirebbe a difendersi dalla magia nera.
Eppure entrambe le definizioni evidenziano l’atteggiamento di superficialità e sufficienza, tipico di coloro che si avvicinano alla magia senza chiedersi se ciò che i suoi adepti designano arte regale, sia accessibile a tutti; affascinati dal potere di suggestione esercitato dal mago sugli uomini; attratti dalla possibilità di arricchirsi ai danni di chi, incapace di affermare la propria personalità, riconosce nel presunto mago il mezzo estremo per raggiungere l’agognato successo nella vita pagando fior di quattrini. Oppure qualcosa di serio, da prendersi con le dovute precauzioni.
All’inizio della nostra discussione accennavo a presunte pratiche che consentirebbero all’operatore di porsi in contatto con le entità soprannaturali, e asservirle alla propria volontà. E’ ovvio che le operazioni alle quali ci riferiamo sono quelle tecnicamente dette rituali, la cui funzione consisterebbe nel calamitare nel nostro mondo, attraverso una serie d’azioni utilizzanti simboli di varia natura quali colori, suoni, profumi, parole, abiti particolari, le presunte entità ultraterrene preposte alla realizzazione dell’oggetto per il quale si è allestito il rito, le quali entità, riconoscendosi nell’allestimento simbolico si manifesterebbero. Per meglio intenderci, sembra che per ogni azione compiuta dall’uomo, esistono entità connesse alla realizzazione dell’azione che, se invocate nel modo giusto, interverranno garantendo l’esito felice della questione.  Se davvero così fosse, basterebbe dunque munirsi di un testo per le invocazioni magiche; purificare e allestire con simboli adeguati l’ambiente in cui si opererà; pronunciare correttamente le formule di invocazione e, voilà, il gioco è fatto.
Se tutto ciò fosse possibile, è pur vero che vi sarebbe un prezzo da pagare; un prezzo tanto costoso che, se fosse noto a coloro che si cimentano imprudentemente in queste pratiche, senza preoccuparsi di studiare approfonditamente la teoria di ciò che Apuleio definisce filosofia, si asterrebbero da tali esperienze la cui realizzazione spesso prevede sacrifici animali o, peggio, umani. Tale prezzo consisterebbe nella vita dell’operatore e delle persone a lui care…
Probabilmente qualcuno avrà sussultato udendo ciò, viceversa altri avranno trattenuto l’ilarità, ritenendo che stiamo parlando di semplici sciocchezze. A questi ultimi rispondo che, anche se fossero davvero scempiaggini, gli argomenti in discussione, la realtà, purtroppo, ci dimostra che tante, troppe persone, confidano in siffatte “sciocchezze”, in tal senso si vedano gli ultimi sviluppi sulle indagini relative ai delitti del mostro di Firenze - da cui sta emergendo che i delitti del mostro, attribuiti a Pacciani e ai suoi “compagni di merenda”, fossero loro commissionati da un gruppo di adepti di Satana, appartenenti all’alta società, i quali utilizzavano i macabri resti asportati ai cadaveri delle vittime per i loro squallidi riti - oppure quanto avvenne a Napoli agli inizi della scorsa primavera, dove al Vomero, nei pressi dello stadio “COLLANA”, fu scoperta e sgominata una setta i cui appartenenti, tutti noti professionisti, per inscenare le loro cerimonie, abusavano finanche dei figli di un loro adepto il quale già da tempo ne approfittava tra le pareti domestiche. Dicevamo, tante, troppe persone credono in siffatte questioni, giungendo a pagare somme esorbitanti a truffatori e criminali della peggiore specie, i quali, se soltanto possedessero un pizzico della tanta sbandierata spiritualità, mai svilirebbero ciò che propriamente è definito un magistero, un insegnamento autorevole, in argomento insulso e commerciabile, allo scopo di arricchirsi a danno di quanti, privi della forza necessaria per affrontare le avversità esistenziali, confidano nelle forze extraterrene invece che in se stessi. Non comprendendo che in questo modo, anziché affermarsi sugli altri arrecano nocumento solo a sé stessi…
Gli occultisti sostengono che quando durante un rito si invocano le entità, perché a manifestarsi siano davvero delle entità di luce occorre che l’operatore possegga un’alta spiritualità, poiché esisterebbe un intimo legame tra la coscienza dell’operatore e la natura spirituale dell’entità che risponderebbe all’invocazione. Identificando nell’uomo il microcosmo, riflesso  Ne LA REPUBBLICA Platone afferma che non ha senso recarsi alla fonte per attingere acqua pura se prima non ci si è preoccupati di purificare i vasi in cui raccoglierla.
L’asserzione del grande filosofo deve fungere da ammonimento per quanti presuntuosamente e pretestuosamente si dedicano alle pratiche magiche.del macrocosmo, l’universo e le sue leggi,  tale rapporto sarebbe regolato dalla legge delle analogie, espressa dal famoso assioma della TAVOLA SMERAGDINA di Ermete Trismegisto “Come è in basso, così è in alto; come è in alto, così è in basso. Questa è la verità perché si perpetui il miracolo della sacra unione”; e nel discorso IL NOUS A ERMETE, che compone uno dei capitoli del CORPUS HERMETICUM, raccolta di testi dell’antica tradizione egizia, ove il NOUS, l’anima di Dio, rivolgendosi ad Ermete Trismegisto, afferma Se dunque non ti rendi uguale a Dio, non potrai concepire Dio; solo il simile, infatti, è comprensibile per il simile.


Se fosse vero, come attestano i libri di magia, che ogni operazione magica deve essere preceduta da un periodo di purificazione corporea, in media quaranta giorni, in cui bisogna fare abluzioni più volte il giorno, ci si deve astenere dal mangiare carni animali, bere alcolici e avere rapporti carnali, è pur vero che, anche realizzando tali precetti, se l’operatore, prima di tutto, non si preoccupa di purificare la propria coscienza, può essere paragonato a chi si cura dell’aspetto, trascurando la qualità del pensiero essenziale per la purezza dell’interiorità, come afferma, tra gli altri, Platone, il quale in un passo del Fedone, parlando dell’immortalità dell’anima, a un certo punto dice: “ poiché è apparso chiaro che l’anima è immortale, non vi potrebbe essere per essa nessuna fuga dai mali, né salvezza, eccetto il fatto di divenire          la migliore e la più assennata possibile. Giacché nulla ha con sé l’anima quando giunge nell’Ade, se non la propria educazione e condotta di vita.
Se anteporre alla cura del pensiero quella dell’apparenza è d’uso nella nostra società, lo stesso non accade in ambito magico laddove, proponendosi di realizzare l’unione spirituale tra l’uomo e Dio, il vaso cui Platone si riferisce è l’operatore, mentre l’acqua quell’energia creativa che gli occultisti chiamano materia astrale, plasmabile dalla volontà dell’operatore, di per sé neutra, ossia né buona né cattiva…
In tal senso immaginatevi di raccogliere dell’acqua in un contenitore di vetro: essa assumerà il colore dell’ambiente che vi si riflette. Inoltre, se prima di operare ci si preoccupasse di erudirsi sul mondo ultrasensibile, senza lanciarsi in operazioni sconsiderate, col rischio di farsi seriamente del male, si comprenderebbe che, una volta superata l’esile barriera che separerebbe il mondo fisico da quello ultrasensibile, prima di giungere al piano di luce, residenza delle presunte entità più prossime a Dio, esisterebbero piani intermedi la cui densità di costituzione, man mano che ci si avvicina a quello divino, si assottiglia sempre più. A riguardo, gli occultisti sostengono che ognuno di questi piani sarebbe abitato da entità la cui natura spirituale rifletterebbe la densità del piano stesso, ritrovando il corrispettivo analogico sul piano terrestre nella coscienza degli uomini.
Presupponendo che davvero il rapporto tra le entità dei piani ultrasensibili e gli uomini fosse regolato dalla qualità della coscienza dell’operatore fungente da polo d'attrazione verso entità della stessa natura, essendo invocate per la finalizzazione di una questione attinente al piano materiale, le entità che rispondessero alle invocazioni tacitamente attesterebbero di possedere un livello di spiritualità assolutamente materialistico. Poiché qualunque religione o filosofia stabilisce, dogmaticamente, il distacco dalla materia quale condizione indispensabile perché l’uomo intraprenda il cammino verso la Verità, s’intuisce che le entità che si manifesterebbero saranno loro stesse dotate di bassa spiritualità, lontanissime dal piano divino. 
Paradossalmente le presunte intercessioni di entità ultraterrene nelle vicende umane, ritenute dagli uomini benefiche perché appagherebbero il loro egoismo, devono considerarsi funeste giacché, se offrissero davvero all’uomo la possibilità di realizzare i propri desideri senza alcuno sforzo, lo allontanerebbero sempre più dalla verità, poiché le presunte pratiche magiche tendono ad alterare l’equilibrio che governa la creazione.
Se davvero agli occhi di Dio siamo tutti uguali, non vi sembra che il presunto dio che rispondesse alle nostre invocazioni e sacrifici sia un dio fittizio; un dio che fa distinzione tra le proprie creature, favorendo gli uni a scapito degli altri? Quale dio agirebbe così se non un dio che si pasci e nutra di egoismo; un dio che si diverte ad alimentare le differenze e l’odio tra gli uomini; un dio che considera l’apparenza superiore alla sostanza; quale dio approverebbe tutto ciò se non un dio legato alla materia; un dio che non sia un vero dio bensì un demone della peggiore specie? 
Altro vocabolo simile per assonanza ad invocazione è evocazione, utilizzato in spiritismo per indicare la chiamata dell’anima di un trapassato dall’aldilà.


Tante sono le persone che si affidano a questa pratica.
Evocare i defunti, premesso sia davvero possibile ciò, non solo impedirebbe al trapassato di ritardare il suo incontro con la luce, ma lo costringerebbe a patire una realtà che non gli appartiene. Se la gente fosse davvero cosciente del danno che arreca ai morti evocandoli, malgrado tante anime, interrogate in merito, asserirebbero il contrario, non soltanto se ne asterrebbero, ma, seguendo quanto suggeriscono le religioni, pregherebbero per loro affinché recidano l’esile cordone che ancora le lega al mondo materiale, accettando serenamente la nuova realtà cui appartengono incamminandosi verso di lei. (continua...)


 



 

 

 
 
 
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