Creato da kayfakayfa il 10/01/2006

LA VOCE DI KAYFA

IL BLOG DI ENZO GIARRITIELLO

 

 

IN ITALIA SOLO LA COLLETTA SALVA I GENI

Post n°1953 pubblicato il 15 Novembre 2018 da kayfakayfa
 

 

La vicenda del team di studenti napoletani dell'Augusto Righi - Mauro D'Alò, Davide Di Pierro, Luigi Picarella, coadiuvati dai professori di matematica e informatica Salvatore Pelella e Ciro Melcarne -, classificatosi al secondo posto, su trecento scuole di tutto il mondo, in un concorso bandito dal MIT e dalla NASA, e che rischiava di non partecipare alla finale dell'High school tournament "Zero Robotics" che si disputerà negli USA perché l'istituto cui appartiene non ha i fondi per pagare il viaggio, sintetizza quanto siano ristrette le possibilità di realizzazione professionale dei giovani italiani nel proprio paese.

Che in Italia non scarseggino geni, non lo scopriamo oggi. Tanti sono i diplomati e laureati che, non trovando lavoro in patria, anziché ripiegare a lavorare per quattro soldi in un callcenter o altrove, emigrano all'estero per realizzarsi professionalmente, tornando a casa solo per le vacanze.

A tale esodo di menti, la politica, in maniera trasversale, dice di voler porre rimedio con l'attuazione di politiche che favoriscano la meritocrazia. Purtroppo, però, le parole non sono mai seguite dai fatti: lo conferma quanto è accaduto ai tre studenti napoletani che rischiavano di vedere vanificato il proprio lavoro e i propri sogni se a farsi carico delle spese della trasferta americana non fossero intervenuti prima i giornalisti del TG3; a seguire, il Senato che, attraverso il Presidente Elisabetta Alberti Casellati, ha fatto sapere che metterà a disposizione i fondi necessari.

Un bel gesto quello istituzionale. Ma comunque tardivo, a dimostrazione di quanto poco attente siano le istituzioni verso il mondo della scuola. In tal caso, però, la reprimenda non è diretta al Presidente del Senato, al quale va invece riconosciuto il merito di essersi attivata non appena è venuta a conoscenza di quanto stava accadendo. La strigliata va alle istituzioni locali, Comune di Napoli e Regione Campania: sarebbe stato bello se una delle due, o addirittura entrambe in sinergia, fossero intervenute a sostegno dei tre ragazzi.

Come spesso accade in questo paese dalla memoria cortissima, ci siamo già dimenticati dei tanti scandali in ambito universitario, denunciati da studentesse costrette a dimostrasi compiacenti verso i professori per superare un esame o dei professori precari che, prossimi a entrare di ruolo, si sono visti scalzare in un concorso truccato da chi era raccomandato dalla "parrocchia" e invitati a non denunciare il marcio altrimenti rischiavano di non entrare di ruolo nemmeno al prossimo giro?

Speriamo che quanto stava succedendo ai tre giovani napoletani sia d'ammonimento all'intero Sistema.

Se davvero i giovani sono il futuro della società, come ripetono a mo' di mantra in coro i politici, bisogna fornire loro tutti gli strumenti necessari, finanziari e tecnologici, affinché possano portare avanti i propri studi e ricerche al fine di dare smalto al paese e non sentire la necessità di espatriare per vedersi riconosciuti quelli che dovrebbero essere due diritti costituzionali,  studio e lavoro.

Se poi il "sistema" preferisce continuare a favorire i "figli di" a scapito dei geni o di chi ha capacità e competenze, ce lo dicano in modo da prendere atto d'essere un paese senza speranze, traendone le dovute conseguenze!

 
 
 

QUATTRO CHIACCHIERE CON ENZO GIARRITIELLO

Post n°1952 pubblicato il 14 Novembre 2018 da kayfakayfa
 

Sabato 10 novembre ha preso il via a Pozzuoli, presso l'associazione culturale Lux In Fabula, la rassegna Quattro Chiacchiere Con L'Autore, una serie di incontri quindicinali con scrittori, poeti, pittori, autori vari in cui ogni artista si racconta.

Ha inaugurato la manifestazione lo scrittore Vincenzo Giarritiello il quale, intervistato dalla poetessa Luisa De Franchis, ha raccontato la genesi dei suoi due primi romanzi, L'Ultima Notte e Signature Rerum-il sussurro della sibilla , di cui si sono letti alcuni estratti; dei laboratori di scrittura creativa per ragazzi che ha tenuto nel corso degli anni in una libreria per ragazzi a Pozzuoli, al IV Circolo didattico di Pozzuoli e alla sezione femminile del carcere minorile di Nisida.

Sollecitato dalla De Franchis, l'autore si è a lungo soffermato su quest'ultima esperienza, definendola in assoluto "la più tosta ma anche la più formativa a livello umano" tra le proprie esperienze legate alla scrittura.

Entrando nel merito della propria attività di scrittore - oltre a L'ULTIMA NOTTE e SIGNATURE RERUM, ha pubblicato la raccolta di racconti LA SCELTA con le Edizioni Tracce di Pescara -, esortato dalle domande della De Franchis sui suoi interessi ermetici che si riflettono in maniera evidente in entrambe le opere, in particolare in SIGNATURE RERUM  al cui inizio è posta una frase di Giamblico tratta da I Misteri Egiziani, (invece quelli che sono migliori di noi conoscono tutta intera la vita dell'anima e tutte le vite precedenti di essa [...]) ,  l'autore ha parlato della propria formazione culturale di matrice ermetica,  spiegando che vivere in una terra ricca di storia e, soprattutto, di mistero, come i campi flegrei, è per lui motivo di profonda riflessione e studio sulla vita e su se stesso.

 In particolare, riferendosi al mito della sibilla Cumana, argomento di spunto per Signature Rerum, l'autore ha espresso la propria convinzione che l'acropoli di Cuma incarni una sorta di cammino iniziatico visto che l'itinerario si dipana dalle tenebre alla luce:  si parte dall'oscurità dell'antro della sibilla per poi lentamente salire fin su al tempio di Giove, transitando per quello di Apollo posto a metà del percorso.  Schema che ritroviamo tracciato in tante opere di matrice iniziatica tra cui La Divina Commedia di Dante.

La serata è stata allietata dalla presenza del cantautore Nicola Dragotto che, intervallandosi ai relatori, ha suonato alcuni brani tratti dal suo cd L'Ultima Causa.

Il prossimo incontro sarà sabato 24 novembre con il saggista/ studioso di religioni Enzo Di Bonito.

 
 
 

INTERVISTA ALLO SCRITTORE NANDO VITALI

Post n°1951 pubblicato il 13 Novembre 2018 da kayfakayfa
 

 

Di seguito ripropongo in versione integrale l'intervista allo scrittore napoletano NaNdo Vitali pubblicata su comunicaresenza frontiere.it 


Ferropoli (Castelvecchi Ed.) La storia di Angela Di Bagnoli e la musica del ferro La storia si svolge a Bagnoli (Ferropoli) inizi degli anni Settanta fino al 2001, narra la vicenda di due musicisti, amici dall'infanzia, Luciano e Rocco, e le loro compagne, Angela ed Elena. Racconta della gelosia di Luciano nei confronti del tenebroso Rocco, cantautore di talento....

Ferropoli è un romanzo autobiografico?

Non è un romanzo autobiografico Nasce come una sorta di memoria inconscia. Una ricostruzione della mia memoria infedele, dagli esordi giovanili come chitarrista a tutto ciò che caratterizzò il periodo in cui l'Italsider era in funzione a Bagnoli, quartiere in cui sono nato e ho vissuto per anni, fino alla sua dismissione.

La prima passione la chitarra?

Sì, la musica e la voglia di riprodurre attraverso la chitarra i brani amati. Un su e giù del braccetto dei giradischi per cercare di avvicinarsi all'originale riprodotto dal vinile.

Poi la grande passione, la scrittura?

  Iniziai a scrivere i primi racconti per divertimento. Erano gli anni ottanta e degli amici stavano fondando una piccola rivista letteraria, Il Filo di Arianna, dove pubblicai i primi racconti. Fu , poi la volta di Spazio Libero di Vittorio Lucariello, luogo di formazione per attori e scrittori. Quel periodo fu molto importante perché lì si formarono i sogni, prendendo una loro sostanza: un conto è sognare da solo, altro è invece sognare in gruppo. Sognare in compagnia significa edificare delle città immaginarie. In fondo tutti quanti noi, quando scriviamo, fondiamo delle città, le nostre samarcande. Tuttavia, anche le città periodicamente vanno distrutte per poi essere rifondate. Scrittori distruttori ne nascono uno ogni cent'anni, vedi Joice. Anche Houellebecq: Le Particelle Elementari .Una rivelazione sul tema dell'amore per me. L'amore non solo per una donna ma per tutti i circuiti nervosi e per tutte le parti chimiche che ci alimentano. In un certo senso dare dignità religiosa a tutta quella parte del nostro corpo che prima veniva considerata disdicevole. Corpo e mente sono complementari l'uno all'altra, non puoi mai scinderli. Non credo nel cogito ergo sum di matrice cartesiana. Ritengo invece che bisogna sottoporre il nostro corpo a una serie di torsioni, anche estreme; una sorta di prove iniziatiche che ti permettono di essere uomo. In tal senso l'abbattimento dei tabù in amore è indispensabile per mettersi alla prova.

Ti senti più costruttore o distruttore?

Più costruttore: per poter distruggere devi conoscere molto bene quello che stai distruggendo. Per cui è un azzardo che non mi sono mai sentito di affrontare. Alcuni libri potrebbero alimentare la distruzione della "città"? Come ti dicevo compito di uno scrittore è quello di scrivere storie belle. Se tu non osi, non puoi entrare in un laboratorio per confrontarti con ciò che stai cercando, il tuo libro potrebbe scoppiarti in mano. Del resto quando fu scoperta l'energia nucleare sapevamo che poteva causare disastri immani ma non potevamo rimanere nella grotta: l'uomo è fatto per sperimentare a proprio rischio e pericolo.

La cura della scrittura versus la scelta del tema da narrare?

La qualità della scrittura è esattamente paragonabile alla qualità della voce: per poter avere una voce chiara devi esercitarla in modo tale da poter raggiungere un vasto cromatismo di possibilità sonore. Devi esercitarti per raggiungere un livello di chiarezza che sia capace di esprimere esattamente quello che volevi dire. Per poterlo fare devi utilizzare le parole giuste. Tornando per un attimo al rapporto con la musica, devi trovare le note adatte per poter fare in modo che la trama possa esprimere non soltanto un racconto bello, al punto da suscitare il piacere della lettura, ma possa fruttare "dopo", permettendo al lettore di riflettere su quanto tu scrittore hai detto. La scrittura che non è di qualità inaridisce subito; è una pianta che non ha molte stagioni di vita. Viceversa la scrittura di qualità permette di entrare in uno spazio di classicità. I grandi scrittori hanno lavorato sulla qualità della scrittura affinché le proprie opere durassero nel tempo. Prendiamo a esempio gli elettrodomestici: oggi vengono costruite macchine che devono durare poco affinché se ne comprino diverse nel giro di pochi anni. Il consumismo ha infettato anche il mondo della scrittura, per cui tutto viene digerito velocemente. Mentre la scrittura dovrebbe avere una digestione lunga.

La tua scrittura, frutto di ricerca, ha un lettore individuato?

Come dicevo prima, si legge per imparare qualche cosa; per costruire un sé che si possa ampliare, moltiplicare. I libri scritti soltanto per essere letti e digeriti come se fossero degli alimenti per la sopravvivenza giornaliera non danno la possibilità di formare una coscienza etica, politica, un'intonazione che consenta di potersi esprimere nella continuità. Sono tutti libri preconfezionati: oggi le case editrici corrono dietro al fenomeno momentaneo per sfruttarlo finché fa presa sul lettore. Per poi abbandonarlo, sostituendolo con altro che gli consenta di fare soldi. Ciò a scapito dei classici, sia del passato che del presente come La Capria, Silone, Flaiano, Prisco, Rea, la Ortese. La scrittura non si rivolge a tutti ma a un pubblico selezionato, a monte, dallo scrittore in base ca iò che decide di scrivere. La scrittura è una forma di comunicazione parziale, nel senso che non sai a chi ti rivolgi, chi leverà dal mare magnum della comunicazione il messaggio che hai lanciato nella "bottiglia". C'è sempre un rapporto in contumacia tra lettore e scrittore: quando c'è lo scrittore non c'è il lettore e viceversa.

L'isola delle Voci è il tuo laboratorio di scrittura, il ruolo dei laboratori?

Un laboratorio di scrittura (www.isoladellevoci.it)  prima di tutto è un intrattenimento intelligente. I miei più che laboratori di scrittura, sono laboratori di lettura dove leggiamo brani dei grandi scrittori per carpirne i segreti. Certo, in un laboratorio di scrittura, di tanto in tanto, riesci a scoprire una vena luminosa, a tirare fuori qualche talento positivo. Fondamentalmente in un laboratorio di scrittura è sperimentarsi al fine di trovare la propria "voce interiore".

Hai fondato e dirigi la rivista letteraria internazionale di narrativa e illustrazione «Achab». E' un viaggio?

La passione per la scrittura un'ossessione conoscitiva. La conoscenza la puoi catturare solo attraverso l'azzardo, attraverso il viaggio che quasi sempre non è soltanto un viaggio di superficie ma un viaggio verticale: per poter capire che cosa sei e cosa è il mondo, devi scendere nelle "viscere" e devi osservare il buio senza paura che il buio ti possa accecare. Per questo in Moby Dick, alla fine, il capitano verrà trascinato negli abissi insieme alla balena. Vedi, tutti quanti noi siamo destinati al naufragio. Il punto è come naufragare? Tanto puoi farlo conducendo una vita mediocre dove ti accontenti di quel poco che hai. E poi c'è invece chi non accetta questa visione di un mondo ravvicinato e invece osa, cercando di capire chi è l'ultimo conducente che guida il treno sul quale ci ritroviamo. Ogni scrittore che si rispetti ha dei demoni e delle ossessioni che deve inseguire perché solo andando a caccia di quelle "balene" trovi te stesso.

Stai lavorando a un nuovo romanzo?

A febbraio uscirà la raccolta di quelli che considero i miei racconti migliori. Sarà edita da Ad Est Dell'Equatore e si intitolerà Polvere Per Scarafaggi. Unitamente sto lavorando a un romanzo, forse per 2019, sulla falsa riga di Ferropoli.

Hai realizzato il romanzo della vita?

Credo che uno scrittore, un artista, non è mai soddisfatto della propria opera perché sa che può essere sempre migliorata. L'esempio è Moliere che morì sul palcoscenico recitando. 

Morire con la penna in mano, quindi? 

Oddio, è macabro. Però, ha anche un che di romantico!

Vincenzo Giarritiello

 
 
 

IL TRIBUTO DI POZZUOLI ALLA REGISTA MARIA DI RAZZA

Post n°1950 pubblicato il 10 Novembre 2018 da kayfakayfa
 

Pozzuoli non poteva scegliere modo migliore per onorare una propria "figlia", la regista Maria Di Razza premiata al Festival del Cinema di Venezia 2018 per il cortometraggio animato Goodbye Marilyn: venerdì 9 novembre nella sala Consiliare di Palazzo Migliaresi gremita di pubblico, in presenza dell'Assessore alla Cultura Maria Teresa Di Fraia e dell'esperto di cinema Giuseppe Borrone, raggiunti a fine serata dal Sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia trattenuto altrove da impegni istituzionali, è stato tributato il giusto riconoscimento a una donna che ha saputo trasformare la propria passione per il cinema in attività costruttiva e vincente, affiancando umilmente il proprio nome a quello della Loren tra i puteolani finora distintisi nel mondo del cinema.

Giaà autrice di tre ortometraggi animati altrettanto apprezzati dalla critica - Forbici sul femminicidio; Facing off sull'ossessione del rifacimento estetico del proprio corpo; (In) felix sul dramma della Terra dei fuochi - e del cortometraggio Ipazia dedicato alla filosofa greca  trucidata dal fanatismo cristiano, con Goodbye Marilyn la Di Razza ha attualmente raggiunto l'apice della propria carriera cinematografica.

Durante la serata, culminante con la proiezione di Goodbye Marilyn, sono stati proiettati in sequenza cronologica i primi tre cartoni della regista dalla caratteristica di essere muti ma dotati di immagini potenti che denunciano il degrado a vari livelli in cui versa la nostra società. In modo particolare (In)Felix - film a cui la Di Razza ha ammesso d'essere molto legata, ringraziando pubblicamente il disegnatore Domenico Di Francia e l'animatore  Costantino Sgamato entrambi presenti in sala - è un'aperta accusa dell'inquinamento criminale in atto nella Terra Dei fuochi. Il film trae ispirazione dalla relazione finale del geologo Giovanni Balestri sulle condizioni di quel territorio: secondo Balestri entro il 2064 i rifiuti tossici avranno avvelenato le falde acquifere, determinando la sparizione di ogni forma di vita in quelle zone!

Per quanto riguarda Goodbye Marilyn, trattandosi della trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Francesco Barilli edito da BeccoGiallo Editore dove si immagina l'ultima intervista di una Marilyn Monroe novantenne a un giornalista, la necessità dell'utilizzo vocale ha spinto la regista a scegliere come doppiatori Maria Pia Di Meo voce italiana di Meryl Streep e il giornalista di Sky Gianni Canova. La bellezza della pellicola è accentuata dalla colonna sonora curata da Antonio Fresa.

Al termine delle proiezioni, la di Razza è stata onorata pubblicamente dal sindaco Figliolia con un breve ma commosso discorso, culminato in un abbraccio fraterno essendo i due amici.

Nei saluti di commiato la regista ha precisato che nel film  la frase finale rivolta da Marilyn al giornalista, "La prego, non mi faccia apparire ridicola", è la stessa proferita da Marilyn Monroe nella sua ultima intervista prima di suicidarsi.

A conclusione un lungo applauso ha salutato la Di Razza che non ha nascosto le proprie ambizioni da Oscar per il 2020, a conferma che i vincenti pensano sempre in grande.

A questo punto non resta che incrociare le dita augurandole IN BOCCA AL LUPO!

 
 
 

DRAMMATURGIA PRIVATA, LA POESIA DI ANGELA SCHIAVONE

Post n°1949 pubblicato il 09 Novembre 2018 da kayfakayfa
 

 

(nella foto il professor Andrea Bonajuto membro dell'associazione Quarto Bene Comune, lo scrittore Luca Marano e la poetessa Angela Schiavone)

Ieri sera presso la sede dell'Associazione Quarto Bene Comune ho assistito alla presentazione del volume Drammaturgia Privata, edito da Giuliano Ladolfi Editore, pluripremiata raccolta di poesie, opera prima di Angela Schiavone.

In assoluta sintonia con lo stile elegante, colto e discreto dell'autrice, le poesie che danno vita al volumetto sono un compendio dei tanti versi scritti da Angela nel corso degli anni su quadernetti dove traduceva in poesia i tormenti del proprio Io. Anche in questo caso, come ha più volte sottolineato il relatore, professor/scrittore Luca Marano, la scrittura, in particolare la poesia, conferma il proprio valore terapeutico cui affidarsi per ricucire le ferite dell'anima.

Nella loro semplicità, i versi della Schiavone non sono né banali né algidi, a riprova che la sua poesia non è affatto un costrutto laboratoriale finalizzato a suscitare a tutti i costi emozioni nel lettore e nell'ascoltatore, bensì un frammento istantaneo di sincera emozione, a cui il poeta sente l'impellente necessità di dare eco attraverso il componimento, affrancandolo dai meandri del proprio io per porlo alla luce del sole, ricomponendo con le lettere il puzzle emozionale del dolore esistenziale che ne tormenta l'anima.

Mai come nel caso della Schiavone, la cui poesia Marano non ha avuto dubbi a definire "dotta" per via dei ripetuti richiami ai miti greci, potremmo parlare di poesia al femminile - seppure la stessa autrice ammette che qualunque forma d'arte travalica il genere -, ciò perché Angela nella costruzione dei propri versi è delicata e pudica come solo una donna sa essere anche quando parla dell'amore carnale.

Tra i tanti versi che meriterebbero d'essere citati uno a uno per la potenza metaforica e icastica che caratterizzano la poesia della Schiavone, mi soffermo su quello in cui la poetessa a un certo punto recita  "un orizzonte inerme/e la certezza che terra è piatta", chiaro riferimento all'appiattimento dei sentimenti umani che, mai come oggi, caratterizzano la società, dove l'apparire ha soppiantato l'essere.

La serata si è conclusa con la lettura di un inedito dedicato al marito Flavio. Mentre leggeva, Angela non ha saputo contenere la commozione, coinvolgendo emotivamente la platea che al termine l'ha a lungo applaudita, ringraziando lei e Marano per la bella serata.

 
 
 
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