Creato da tempestadamore_1967 il 02/05/2011

POESIA

la poesia del Novecento

 

 

acrostico a COPENAGHEN

Post n°60 pubblicato il 11 Luglio 2021 da tempestadamore_1967
 

acrostico a COPENAGHEN

 

 

Copenaghen, che bella città 

Oh quanto desiderio avrei di visitarla ancora un giorno

Penso che non dovranno passare ancora tanti anni

E vicino ci sono tanti posti altrettanto belli da visitare o meglio ri-visitare

Non basta una sola volta bisogna almeno due volte visitarli certi bei posti

Adesso con il Covid non è il momento ideale, però, per recarsi all'estero...

Giuro però che non appena supereremo questa pandemia antipatica

Ho proprio una gran voglia che finisca

E sarà possibile e consigliabile recarsi fuori d'Italia, tornerò a Copenaghen!

Non ti dimenticherò, bellissima città.

 

un po'  a modo mio ho voluto celebrare la bellezza di una città capitale di una nazione scandinava che ho visitato. Forse dopo aver visitato anche le altre capitali scandinave allora potrò dedicare un acrostico anche a Oslo (Norvegia), Stoccolma (Svezia), ed Helsinki (Finlandia). 

Anche la nostra Italia però è bella ci mancherebbe, certo secondo me spesso noi italiani non sembriamo essere così convinti di volerne apprezzare le bellezze e valorizzarle. 

un saluto a tutti

 

 

 

 
 
 

SERA D'APRILE di A. POZZI

Post n°59 pubblicato il 11 Luglio 2021 da tempestadamore_1967
 

poesia SERA D'APRILE di Antonia POZZI 

 

Batte la luna soavemente

di là dai vetri

sul mio vaso di prìmule:

senza vederla la penso

come una grande prìmula anch'essa

stupita

sola,

nel prato azzurro del cielo

 
 
 

comunicazione di servizio

Post n°58 pubblicato il 24 Maggio 2021 da tempestadamore_1967

Buongiorno a tutti, quest'ultima poesia inserita nel blog - VEGLIA di Giuseppe Ungaretti -  mentre la trascrivevo dal libro di poesie dell'autore, almeno nell'immediato non mi rendevo conto di quanto fosse toccante ma rileggendola anche solo una volta ho preso consapevolezza almeno in parte del dramma di essere in guerra come del resto lo è stato l'autore che infatti scrive in ultimo NON SONO MAI STATO TANTO ATTACCATO ALLA VITA. Con questa frase l'autore vuole comunicarci che facendo il proprio dovere per la patria è proprio in quel momento che si prende consapevolezza del valore della propria esistenza.

Cmq torno alla considerazione che imparare a memoria una poesia è un esercizio per me inutile la poesia va letta e riletta e capìta se poi è breve e riesci ad impararla a memoria perchè hai buona memoria bene, ma poi devi capirne il senso. 

Forse anche io qualche verso della poesia di Montale per esempio MERIGGIARE lo so declamare a memoria ma poi desidero capire il senso dei versi imparati a memoria.

un saluto a tutti voi

tempestadamore_1967 

 
 
 

poesia VEGLIA di G. UNGARETTIr

Post n°57 pubblicato il 24 Maggio 2021 da tempestadamore_1967
 

poesia VEGLIA di Giuseppe UNGARETTI

(Cima Quattro, 23 dic. 1915)

 

 

Un'intera nottata

buttato vicino

a un compagno

massacrato

con la sua bocca

digrignata

volta al plenilunio

con la congestione

delle sue mani

penetrata

nel mio silenzio

ho scritto

lettere piene d'amore

 

Non sono mai stato

tanto

attaccato alla vita

 

Sono appena andato a ritroso nel mio blog per verificare se questa poesia l'avevo per caso già inserita ma salvo errori ancora no, eventualmente chiedo venia

un saluto e buona settimana a tutti

 
 
 

poesia ANNUNCIAZIONE

Post n°56 pubblicato il 01 Maggio 2021 da tempestadamore_1967
 

poesia ANNUNCIAZIONE di Mario LUZI

 

 

La mano al suo tepore abbandonata,

nelle lacrime spente i desideri

forse è questo una donna: un tempo esangue,

nell'ombra la bontà opaca di ieri:

 

tra le voci dirotte dell'infanzia

nei giardini in cui fu tetra la vampa

i venti sterminati s'effigiavano 

nelle mani con una luce rancia;

 

le nuvole alternavano la sorte

dai cristalli alle vergini funeste,

nei paesi l'angoscia delle porte

sotto la bianca scia delle tempeste.

 

Poi fu il tempo che il tuo volto sorrise

lieve sui luminosi erebi d'ansia,

altrimenti sulle deserte ghise

ora il cielo fingeva le sue ruote.

 

Poi di luna un inane fianco rosa

tese al vento gremito del tuo nome

la tua caducità bianca di chiome,

quella povera luce che ci opprime.

 

(da AVVENTO NOTTURNO) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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