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« Gravidanza e contraccezioneOsiride - 1° parte »

La Balia

Post n°56 pubblicato il 14 Maggio 2011 da OsirideDioDeiMorti2

 

 

Subito dopo la nascita, entra in scena un

personaggio importante: la Balia.

Certo in molti casi era la madre stessa

ad allattare il neonato ma la balia la

aiutava a risolvere altri piccoli problemi.

Il primo atto fondamentale consisteva

nel dare un nome al bambino. I nomi

in realtà erano due: uno che veniva

utilizzato tutti i giorni, l'altro che

definiva il suo essere autentico e segreto.

Quest'ultimo era chiamato "il nome dato

da sua madre" e sembra che venisse

rivelato al bambino sole se se ne

mostrava degno.

I nomi delle egizie e degli egizi erano

molto vari e numerosi furono i

repertori redatti da specialisti della

materia. La madre poteva chiamare

il figlio "il siriano" o il "nubiano"

anche se non era originario di queste

regioni perchè riteneva che la sua esistenza

sarebbe stata in rapporto con esse.

Insomma, il fatto di dare un nome implicava

un dono di veggenza, posseduto o dalla

madre o da un'altra donna appositamente

consultata. Ogni nome aveva un senso

preciso che orientava l'esistenza di

colui che lo portava. 

Parecchie balie ccuparono posti

importanti alla corte d'Egitto. Si pensi,

per esempio, all'illustre Tey, moglie

del dignitario Ay, futuro faraone, che

diede il seno a Nefertiti e la educò.

"Grande nutrice" è detto della donna

che allatta il futuro re "colei che ha

cresciuto il dio, dal dolce seno,

vigorosa nell'allattamento, la cui pelle

è stata toccata da Horo". Disponendo di

un servitore, la nutrice reale ha anche la

possibilità di farsi scavare una tomba.

Il saggio Paheri ha fatto rappresentare

tre balie sui muri della sua dimora eterna.

Satre, nutrice della regina faraone

Hatshepsiut ebbe il grande privilegio di

veder erigere la sua statua all'interno

della cinta del tempio di Deir el Bahri.

Meryt, moglie di un capo tesoriere Maya, 

balia della figlia del faraone, venne  

assunta dal re in persona.

 

 

 MERYT E SUO MARITO MAYA

 

 

Amenhotep II, il re definito "sportivo" per

via delle sue prestazioni di tiro con l'arco e

di canottaggio, era molto affezionato alla

sua nutrice, la madre dell'alto dignitario

Kenamon. 

Alcuni contratti di epoca tarda precisano

che  la balia si impegnava ad allattare il neonato

o a occuparsi di lui per un

determinato periodo in cambio di un certo

compenso. Svolgeva anche una funzione

medica e curava soprattutto

l'enuresi del bambino, somministrandogli

pillole composte di frammenti di pietra

bollita o un liquido a base di canne.

La mancanza di latte era la cosa peggiore

per una balia, che disponeva di un rimedio

efficace per ovviare a questo inconveniente:

ungersi la schiena con un unguento

preparato con la spina di un pesce particolare,

il Lates Niloticus (Persico del Nilo),

cotta nell'olio.

 

 

 

 

Dato che, secondo le prescrizioni dei

medici, i bambini venivano allattati

per almeno tre anni, alle balie non mancava

certo il lavoro e venivano pagate meglio

di alcuni terapeuti.

Ritenuto "il liquido che guarisce" il

latte veniva attentamente esaminato:

doveva avere l'odore delle

piante aromatiche o della farina di

carrube se invece sapeva di pesce era

considerato cattivo.

La lunga durata dell'allattamento spiega

perchè non si è trovata traccia di

rachitismo negli scheletri di bambini

egizi. Il prezioso latte poteva essere

raccolto in recipienti d'argilla a forma di

donna che si schiaccia il seno mentre

tiene sulle ginocchia un neonato.

Curare il seno delle balie in modo da

evitare pruriti, emorragie o suppurazioni

era uno dei compiti fondamentali dei medici

che utilizzavano a questo scopo prodotti

a base di canna, fibre vegetali, stami e

pistilli di giunco. 

 
 

 

 
 
 
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