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Omosessualità nell'antico Egitto

Post n°15 pubblicato il 03 Dicembre 2010 da OsirideDioDeiMorti2
 

 

L' omosessualità era comune nell'Egitto antico ed era

accettata come attività normale. Khnumhotep e

Niankhkhnum sono considerati da molti come la prima

coppia omosessuale maschile documentata nella storia.

Condividevano entrambi il titolo di "supervisore dei manicuristi" 

nel palazzo di re Niuserra durante la V dinastia egizia, circa 2400 a.c.

e sono definiti "confidenti del re" nella loro tomba comune,

costruita appositamente perchè potessero essere

     ospitati due uomini.

        

La tomba di Khnumhotep (nome che significa "Khnum è soddisfatto")

e Niankhkhnum ("Khnum ha vita") fu scoperta dall'egittologo

Ahmed Moussa nel 1964, nella necropoli di Saqqara. Nell'iscrizione

tombale vengono definiti "caposquadra dei manicure del palazzo e

rappresentanti dell'autorità del Re" denominazione che si presume

stesse ad indicare una particolare posizione di vicinanza al potere o

comunque un titolo onorifico. È l'unica tomba della necropoli in cui

due uomini siano raffigurati abbracciati e mano nella mano; inoltre,

i geroglifici dei loro due nomi sono combinati, dando luogo ad un

gioco di parole che potrebbe essere un riferimento alla loro relazione.

Infatti, la parola egizia hnm non è utilizzata solo nel nome del dio

Khnum, ma significa anche "uniti insieme", ma soprattutto "soci",

"compagni", "amici" e persino "coabitanti" e pertanto la frase

formata dall'unione dei due nomi, "khnum n ankh, khnum hotep",

può essere tradotta con "uniti nella vita e uniti nella

morte" facendo riferimento all'unione di

due uomini e al desiderio si rimanere insieme nella vita

terrena e in quella successiva, visto che si tratta di un'iscrizione

tombale. In effetti in diverse illustrazioni pittoriche, all’interno

della tomba, si ritrovano testimonianze di questa possibile

unione: sul muro a sud dell’entrata appare la prima illustrazione

in cui i due uomini si tengono per mano. È nella cappella delle

offerte, però, che ritroviamo i ritratti più intimi. In ben tre

diverse pitture i due vengono rappresentati in

un abbraccio reciproco, frontalmente, l’uno accanto all’altro;

la mano sinistra di Nianchchnum stringe l’avambraccio di

Khnumhotep che posa la sua mano destra sulla spalla destra di

 Nianchchnum, i volti, di profilo,si guardano, i nasi si sfiorano.

In un altro dipinto la posizione di entrambi

è invertita, ma l’abbraccio si ripete praticamente identico.

 
In una scena di banchetto, Niankhkhnum e Khnumhotep

sono intrattenuti da danzatori, applauditori, musicisti e

cantanti; in un'altra, supervisionano i preparativi del loro

funerale. Nel ritratto più sorprendente, i due si abbracciano

nella posa più intima consentita canonicamente dall'arte egizia

circondati da quelli che sembrano essere i loro eredi. Qualche

studioso ha ipotizzato che i due uomini fossero fratelli, o forse

gemelli, amici intimi, qualcun altro, invece, non avrebbe dubbi

nel ritenere di trovarsi di fronte ad una vera e propria coppia

omosessuale; le modalità con cui sono rappresentati sono del

tutto simili a quelle che si riscontrano nelle tombe di coppie

eterosessuali, solitamente interpretate dagli studiosi come

coppie sposate. Partendo proprio da questo ritrovamento,

l’egittologo Godiche arriva ad ipotizzare che

nell’antico Egitto le relazioni omosessuali tra adulti

consenzienti non dovevano essere considerate poi così

negativamente, contrariamente

a quanto si era sempre pensato. In realtà va specificato

che questa testimonianza, se pur rilevante, non dimostra

comunque nulla di certo:

sappiamo che l’omosessualità era conosciuta e vissuta,

nonostante l’esistenza di sanzioni che la vietavano

formalmente. Si potrebbe perciò ipotizzare che la coppia

Nianchchnum e Khnumhotep ricevette

comunque un consenso sociale tale da permettergli di

essere sepolti insieme; senza però dimenticare che si

trattava di individui privilegiati per la loro vicinanza al

faraone. Secondo quest’ottica anche la cultura

egizia rientrerebbe in quegli archetipi comuni secondo

i quali ciò che era interdetto alla norma sarebbe stato, invece,

consentito a persone che potevano porsi al di là da essa,

perché supportate dalla vicinanza

al potere e al sacro.

 
 
 
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