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Una civiltà senza storia

Post n°18 pubblicato il 11 Dicembre 2010 da OsirideDioDeiMorti2
 

Per l'occidente moderno, la storia è un valore

sicuro, che fa parte delle "Scienze Umane" e si nutre

di una grande quantità di tecniche di datazione e di

analisi. Non era così per gli Egizi. Essi non avevano

alcuna vocazione per la storiografia e non ci hanno 

lasciato una storia continuativa degli avvenimenti.

Quando un faraone saliva al trono, era di nuovo l'anno

1 della creazione, la "prima volta" in cui l'ordine trionfa

sul disordine. Quando ci viene segnalata una data, si

tratta dell' "anno 3 di Tutankhamon" o dell' "anno 20

di Ramses II", giacchè l'Egitto non conosceva un punto

di riferimento assoluto, come quello che noi indichiamo

con "prima e dopo Cristo". Bisogna sempre tener presente

che, quando "facciamo storia" a proposito dell'antico Egitto,

imponiamo a questa civiltà schemi mentali che sono i nostri

e che non corrispondono affatto alle sue categorie: la

ricerca di una datazione assoluta, di aneddoti o di eventi è,

agli occhi degli Egizi, una cosa priva di valore. Per noi la

memoria (e quindi la storia) ha preso il posto del sacro.

All'epoca dei faraoni, il sacro era presente nei diversi

livelli di vita sociale, dai riti celebrati nei templi fino all'eco-

nomia: esso plasmava gli spiriti e, in un certo modo, aboliva

il tempo e la memoria.

                                   Annali di Tutmosi III

Perciò i testi che noi chiamiamo "storici" - come gli Annali di

Tutmosi III, che narrano le sue spedizioni di Asia, - non appari-

vano come tali a coloro che li redassero. Si tratta piuttosto

dei vari modi di manifestarsi del mito fondamentale dello Stato:

il ruolo civilizzatore del faraone, che deve portare l'armonia

al posto del caos. Quello che conta è il modello simbolico:

il trionfo della luce sulla tenebra anzichè i fatti concreti.

 
 
 
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