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UN BUCO NEL CIELO - CAP. XV

Post n°1362 pubblicato il 03 Agosto 2012 da non.sono.io
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Adesso la costa era solo una sottile linea grigiastra. Leonora provò a serrare gli occhi per cercare di mettere a fuoco meglio, ma anche così non riusciva più a distinguere gli ombrelloni. Allora decise che aveva camminato abbastanza e che non sarebbe servito a nulla proseguire. Il mare, evidentemente, era scomparso proprio come avevano fatto tutti gli esseri umani. Leonora sospirò. A lei sembrava che d’estate, con il caldo, le cose rallentassero, tutte. Anche il tempo scorreva sudando trascinandosi come un pendolare che avrebbe solo bisogno di una vacanza, ma a lui purtroppo non era concesso in nessun caso fermarsi. Persino i problemi nella bella stagione mordevano con meno intensità, come cani feroci posti a riposare in una cuccia o abbandonati su un’autostrada nella speranza che si perdano per sempre. Il mare aveva solo seguito lo spirito di questa stagione e aveva provato a cambiare, pur se per un breve periodo, il normale ritmo della sua vita. Leonora sorrideva a immaginarsi le acque marine come una persona, porre un cartello sulla spiaggia con su scritto “sono in ferie” e poi con le valige in mano prendere il treno per una località montana. Lo vedeva gettarsi sul letto di un albergo soddisfatto finalmente della possibilità di non tornare a produrre onde in eterno o di arrossire con la luce del sole al tramonto, e sentirsi invece libero dai suoi compiti anche solo per una settimana. Di seguito lo immaginava tornare sconsolato a riempire di nuovo le terre immerse, con il rimpianto del tempo passato e la prospettiva di altri milioni di anni ad aspettare la prossima occasione per scacciare la quotidianità. Il mare a Leonora a quel punto non sembrò più la metafora dell’emancipazione dei sogni umani, il posto dove lo spirito si blanda aprendosi alle ispirazioni più soavi, ma il suo esatto contrario, piuttosto un essere vivo prigioniero dei moti della natura e da essa soggiogato al ruolo passivo di paesaggio. Mentre lui, il mare, aspirava intimamente ad altro senza peraltro saperlo indicare. 
Leonora si rattristò. 
Si rese conto in quel momento della sua immensa solitudine. Guardò in alto e notò che il buco si era notevolmente ristretto, adesso il suo diametro misurava la metà di quando era apparso per la prima volta. Le sembrava meno minaccioso, non assomigliava più a delle fauci enormi pronte a inghiottire tutto, ma forse solo perché l’avevano già fatto. Il buco si era mangiato tutto e ora stava chiudendo la bocca lentamente, come fanno i giganti quando si muovono. Leonora si girò verso la costa intenta a trovare un motivo per il quale tornare, ma non gli soggiunse nulla di concreto a parte la sete. Si accontentò di quella voglia basica, come già le era successo molte altre volte, e si rimise in cammino verso la terra ferma. 
A circa metà del percorso, però, Leonora notò un tremore scuotere la sabbia umida. Le piccole pozze d’acqua salata, rimaste a memoria del Mediterraneo, tremarono tutte nello stesso momento disegnando cerchi concentrici come quando qualcuno getta un sasso in uno stagno. Poi ci fu un rombo, lontano che al principio lei scambiò per il rumore di un tuono. Leonora si voltò per istinto verso l’orizzonte che nel breve tempo del suo incamminarsi al ritorno aveva mutato il suo aspetto. C’era qualcosa che si agitava lontanissimo da lei, un filo quasi impercettibile bianco parallelo alla curva che delimitava il mondo visibile. Si muoveva come un serpente inarcandosi leggermente per poi tornare ad appiattirsi e poi ricurvarsi in se stesso. Era impossibile scorgerne l’inizio così come la fine, perché sembrava circondasse per intero la Terra. Leonora rimase immobile nel tentativo di comprendere cosa stava succedendo. Ma nel mentre lei pensava, la riga all’orizzonte già stava cambiando forma, si era inspessita e il suo scuotersi si faceva più vigoroso, ad ogni istante sembrava ingrossarsi di più fino a quando Leonora si accorse che quel suo mutare di grandezza era dovuto al fatto che si stava avvicinando. Il suo cervello ci mise niente a capire che non c’era nessun serpente gigante e che quello era il mare che aveva finito le sue vacanze e stava tornando. In un attimo l’acqua si era trasformata in un muro così alto che pareva volesse inghiottire anche il buco nel cielo.
Leonora non si mosse. Mettersi a correre non sarebbe servito a nulla.
C’è chi dice che quando si sta per morire, la vita ci scorra davanti come un film montato solo con le scene più belle, come se solo alla fine ci fosse concesso gioire di essere vissuti. Invece lei si ricordò in un baleno di tutto quello che era accaduto in quella festa cancellata dall’alcool. L’onda gigante si avvicinava oscurando il sole, e lei rimaneva fissa con gli occhi sgranati, sorridendo di fronte ad uno schermo immaginario che trasmetteva solo per lei. 
“Salvo”, disse sussurrando all’aria, “tutti i cretesi sono bugiardi”.

 

 
 
 
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