Creato da bluaquilegia il 06/01/2014

la sete verde

A volte una traccia si lascia per sottrazione, per gioco o per silenzio. Raccolgo forme incerte, appunti provvisori, minuscoli atti di disallineamento.

 

 

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Mechanica del paradosso

Post n°706 pubblicato il 10 Aprile 2026 da bluaquilegia

Mechanica del paradosso
ovvero Zenone,
Achille e la tartaruga


Achille corre veloce.
La tartaruga parte prima.
Non c'è sfida:
solo una distanza da colmare.
Achille arriva
dove era la tartaruga che
è oltre.

Achille accorcia la distanza,
corre.
La tartaruga si sposta,
semplicemente.

Sempre meno.
Ma ancora,
e ancora.

Achille non la raggiungerà mai.
Ogni volta che arriva,
gli resta da percorrere
una distanza sempre più piccola.
E quello spazio,
quel ragionamento,
non finisce:
si assottiglia,
ma resta, infinitesimo granitico.

Come se il movimento,
per essere pensato,
dovesse pagare
un pedaggio infinito.

Eppure, lo vedi, lo vedo, 
Achille supera lo spazio.
Lo fa,
senza sforzo,
senza paradosso.

Allora dove accade l'impossibile?
Non nella corsa,
ma nel modo in cui
ne raccontiamo l'accadere.

Abbiamo preso il continuo
e lo abbiamo spezzato in passi.
Abbiamo chiesto al movimento
di passare
da punti che non esistono.
Siamo disposti ad accettare
che ciò che accade
non coincida
con il nostro pensiero?

E così:
Achille non raggiunge
mai la tartaruga
nel pensiero che la divide,
ma la raggiunge sempre
nel movimento
che non si lascia dividere.

La tartaruga non è più avanti:
è già oltre i punti che la inseguono.

Achille non è più veloce:
è solo più esposto
alla sequenza.

Il paradosso non è un errore,
è una cortesia:
Ci mostra,
con pazienza infinita,
dove il pensiero smette di seguire
ciò che accade.

E allora, senza correggerlo,
lo osserviamo così.

Achille che non arriva,
e intanto
è già passato oltre.

 

 

Hardnota (piuttosto verbosa, colpa mia e del fascino del paradosso)

Il paradosso non insiste sull'impossibilità del movimento,
ma sul momento in cui ciò che accade viene riscritto mentre accade.
Achille corre, e supera; ma nel tentativo di seguirne il percorso,
il pensiero introduce una trama di punti, passaggi, distanze
che non appartengono al fenomeno, e tuttavia lo organizzano.
La tartaruga non è irraggiungibile nel movimento, ma
nella narrazione che lo scompone.  
In questa sovrapposizione, continuo e discreto,
tra attraversamento e descrizione - si produce uno scarto che non è errore né illusione:
é la condizione stessa per cui il reale diventa pensabile.
Il paradosso non va risolto, perché indica il punto in cui ogni descrizione,
per aderire, deve al tempo stesso tradire.

 

 
 
 
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