Orfeo Euridice

Negli ultimi mesi mi è capitato spesso di incontrare, in circostanze diverse, il mito di Orfeo: poesia, musica, studio, ma anche articoli che ne fanno riferimento oppure una conversazione… è comunque un mito molto caro a tutte le rappresentazioni dell’arte e fa parte del nostro immaginario culturale. A me è caro perché rappresenta il potere magico della musica e la possibilità di usarlo per stare bene e far stare bene gli altri. Un potere però che bisogna stare attenti a come si utilizza.

Molti poeti famosi hanno scritto di Orfeo, oggi scelgo una poesia meno nota “Hermes Orfeo Euridice”, di Maria Grazia Maiorino, ispirata, come racconta la stessa autrice, a una metopa esposta al Museo archeologico di Napoli. La musica, la natura, sono le metafore migliori per descrivere l’Amore, la Vita e la Morte…

Ispirandomi sempre al mito di Orfeo, propongo un’aria dall'”Orfeo” di Monteverdi, “In un prato fiorito”, quando Silvia, la ninfa amica di Euridce, annuncia a Orfeo la morte della amata moglie. Nell’interpretazione di Sara Mingardo.

Buona lettura e buon ascolto. 🙂

HERMES ORFEO EURIDICE [Maria Grazia Maiorino]

Quel bosco di marzo nell’incertezza del tempo
la ginestrella cominciava a fiorire
un Mercurio ragazzo mi prestò le sue ali
per salire leggera con la morte sul cuore
la tua morte alla fine delle canzoni
Andavamo tra viburni e lecci
come una conchiglia si apriva sul mare
il bosco dall’alto ne raccoglieva la voce
le mani strette davanti alla tomba
sussurrato il patto in un bisbiglio
così nuda – figlio – non ero mai stata
Euridice Orfeo immobile alle soglie

Andavamo tra viburno e lecci
la ginestrella cominciava a fiorire
i cavalli erano lì ad aspettarci
uno bianco e uno biondo
nel grande pianoro
le groppe quiete come colline
madre e figlio cavalcammo fino al cielo
fino all’isola del nostro marinaio
a tracolla aveva una chitarra
in mezzo al petto un bocciolo di rosa
e c’era il vento che lo portava
soffiando forte sulla sua vela

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