GIORNI STRANI

Vita di comunità: mai come ora dobbiamo fare appello a ogni nostra singola cellula. E' giunto il momento di imprimere una violenta accelerazione all'intelligenza della nostra specie, come una frustata di tramontana: l'occhio non sarà occhio e la mano non sarà più mano, negli anni venturi.

Creato da sergioemmeuno il 22/04/2011
 

In classifica

 
 

Ultime visite al Blog

vale2255inevasabelladinotte16lubopoIlBucodellaSignoraDark_Advisoracer.250eugenia1820Led_61sergioemmeunopanpanpiSky_Eagleamarablackmelancholia19naar75
 
 

Foto

Molte foto sono state scaricate dal Web. Se sono protette dal copyright, l'autore può contattarmi e ne provvederò alla rimozione.

 

Archivio messaggi

 
 << Ottobre 2014 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    
 
 

Area personale

 

FACEBOOK

 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 
Citazioni nei Blog Amici: 90
 

Chi può scrivere sul blog

Solo i membri di questo Blog possono pubblicare messaggi e tutti possono pubblicare commenti.
I messaggi sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

Tag

 

modificare foto

 
Aggregatore notizie RSS
 

Aggregatore _nline

 

Personaggi e fatti

Il nome e cognome dei personaggi appartenenti ai racconti e ai tag "frammenti di scrittori in erba" e "il mio romanzo", come pure i fatti narrati, sono frutto della mia fantasia.

 

 

« >>>> Un TEST per voi don...Oggi mi dò in pasto... a... »

Sabrina Monaco e quel forno viaggiante su rotaia... (6)

Post n°639 pubblicato il 31 Maggio 2012 da sergioemmeuno
 

 

  In un battito di ciglia mi posiziono, febbrile, seduta su Emanuele. Non so nemmeno come ciò sia stato possibile, tuttavia non voglio nient’altro che godermi questo attimo rubato.

   Mi attacco alle sue labbra e gli passo le dita fra quei ciuffi ribelli, nel mentre lui rimane tutt’altro che fermo, lavorandomi con le nocche sul solco della schiena sino a spingermi, a ritmo regolare, delicatamente verso l’alto. Nel caos, sento quel maestoso orgoglio pronto a tracimare: questione di attimi: nulla può, l’esigua diga della zip. Quella stupida diga.

   Mi sfilo il pantalone da un lato, fors’anche aiutata da lui, per poi abbattere quella inutile cerniera che ci separa.

   Quindi la forza di gravità ci spinge verso l’ignoto: lo accolgo senza remore smorzando il mio gemito di dolore nella sua bocca ansimante, quasi spegnessi una cicca nell’acqua fredda. Sento dolore, ma è un male delizioso a cui non si può rinunciare.

   Vedo solo un’immagine sfuocata e al centro emerge il volto del mio cavaliere: e sì, è bellissimo ancora di più, ora che i suoi occhi neri si sono assottigliati e rigirati; ora che affonda i suoi denti bianchi sul mio collo, come lame di precisione che intagliano con meticolosità legni pregiati; ora che l’aroma del suo Hypnose si è fusa col mio Insolence, e il tutto si è sciolto in un lago di sudore e saliva…

 

   Lo scompartimento del treno regionale è un impensabile forno crematorio. L’aria è satura dei nostri respiri pungenti, tutt’altro che profumati: chissenefrega.

 

   I sobbalzi del treno mi suggeriscono di molleggiare con più cattiveria sul cavaliere, facendo leva sulle sue spalle e poggiandomi sul pavimento, e così faccio; uno, due, cinque, decine e decine di volte. Quelle mani ormai hanno lasciato la loro impronta sui miei fianchi, non è da meno, lui.

 

   La testa inizia a girarmi e manco poco: chissenefrega.

 

   Ancora su è giù, con lui che, fra un bacio e l’altro, mi tortura con perizia ora il turgido capezzolo sinistro ora il collo sgocciolante: mi ha plasmato in una capillare rete di piacere, che non termina di espandersi… vorrei non finisse mai… E’ meraviglioso, Emanuele. E il suo strumento nodoso è il tronco di questo immenso albero del piacere.

   Avverto che siamo alla fine del Viale.

   Un grido, due grida… forse più.

   Onde sonore e aliti e pupille come veicoli d’amore.

   Finalmente la liberazione, la meritata tregua, nell’area del pensiero prossimo a zero...

   Un cavaliere da clonare, Emanuele.

  

   Un gran silenzio si è impossessato dell’abitacolo e del corridoio del convoglio. Non c'è un’anima là fuori. Rapidamente ricomponiamo abiti e capelli, o quantomeno facciamo il possibile per apparire al mondo in modo decoroso, anima compresa.

   Il convoglio è fermo.

   <<Sabrina…>> spezza l’interminabile vuoto acustico.

   <<Sì…>>

   <<Non pretendo di vederti, sai... Non lo pretendo.>> Una pausa. <<Devi sentirti libera.>> E' esausto. I suoi ciuffi sono comicamente appiccicati per il sudore.

   Prima di liquefarsi nel corridoio, mi mette nella tasca un bigliettino; lo fa con una grazia disarmante.

   Un uragano sulla mia realtà. Credo che dovrò concedermi una bella pausa. Da tutto e da tutti. E il bello è che, fino ad ora, ho sempre biasimato fortemente chi si è scavato con pala e piccone delle pause di riflessione. L’ho sempre considerato un atteggiamento da vigliacchi, eterni immaturi. Che senso ha staccarsi per un tempo X dalla quotidianità? Così mi chiedevo da bacchettona rigorosa, da donna che sapeva organizzarsi anche l’angolo più remoto della propria benedetta vita.

   Bene: oggi tocca a me.

   Devi sentirti libera. Quelle ultime parole mi carezzano come l’ultimo sole d’estate. E mi riscaldano.

 

   Non può essere l’ultimo sole, no. La sola idea mi getta nel buio. Un fascio di luce si apre la stada nel finestrino lercio: devo andare dai miei allievi della Facoltà.

---------------------------------------------------------------------------------------------------

Parte 5: http://blog.libero.it/GIORNISTRANI/11340008.html

 
Rispondi al commento:
sergioemmeuno
sergioemmeuno il 02/06/12 alle 00:52 via WEB
Vedremo... certo è che su un blog tutto viene amplificato... :-))
 
* Tuo nome
Utente Libero? Effettua il Login
* Tua e-mail
La tua mail non verrà pubblicata
Tuo sito
Es. http://www.tuosito.it
 
* Testo
 
Sono consentiti i tag html: <a href="">, <b>, <i>, <p>, <br>
Il testo del messaggio non può superare i 30000 caratteri.
Ricorda che puoi inviare i commenti ai messaggi anche via SMS.
Invia al numero 3202023203 scrivendo prima del messaggio:
#numero_messaggio#nome_moblog

*campo obbligatorio

Copia qui: