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FERRERO, LA NUTELLA (1 parte)

Post n°95 pubblicato il 29 Aprile 2012 da labuonastregadelnord

FERRERO

 

1940

La storia comincia ad Alba (CUNEO), nel 1942, dove la Ferrero ha ancora oggi il suo più grande stabilimento. Pietro Ferrero apre un laboratorio in via Rattizzi, in cui inizia a fare esperimenti e a inventare golosità. La moglie Piera gestisce la rinomata pasticceria Biffi di via Maestra.


La scoperta delle nocciole
I tempi sono duri, con la guerra diventano introvabili anche gli ingredienti più semplici. Pietro Ferrero non si scoraggia e ha un’idea geniale: sfruttare una delle ricchezze maggiori del territorio, le nocciole.

La pasta gianduia
È il 1946. dal laboratorio di via Rattizzi esce il primo prodotto Ferrero: la pasta gianduia o giandujot, a base di nocciole, avvolta in carta stagnola che si taglia e si mette sul pane, un prodotto buono che costa poco. La pasta gianduia incontra i favori del pubblico oltre ogni aspettativa.



Nasce la Ferrero
Il laboratorio di via Rattizzi è ormai troppo piccolo la fabbrica viene trasferita nella sede più ampia di via Vivaro. Il 14 maggio 1946, con tanto di atto costitutivo alla camera di commercio, nasce ufficialmente la Ferrero.

Una rete di vendita
Bisogna far conoscere la pasta gianduia anche fuori da Alba e dal Piemonte.
Ci pensa Giovanni Ferrero, fratello minore di Pietro, che organizza una rete di vendita molto efficiente e capillare. L’idea sembra gli sia venuta un giorno a Milano quando, aspettando un grossista, il suo veicolo viene circondato da una folla di persone che vogliono acquistare la pasta gianduia. In poco tempo tutto il carico viene smaltito e Giovanni pensa di organizzare la vendita diretta saltando i grossisti utilizzando mezzi propri marchiati Ferrero.

Un formaggino al gusto di nocciola

L’estro e la fantasia di Pietro mettono a segno un altro successo, il Cremino.
Grande come un formaggino, pesa 21 grammi ed è la versione monodose della pasta gianduia, apprezzata anche per la sua praticità. La fabbrica arriva a produrre 3.000 quintali di prodotti e Alba è meta di molti operai che arrivano qui in cerca di lavoro.

La natura si ribella
Il 4 settembre 1948 un‘alluvione rischia di compromettere il lavoro dei primi anni.
L’azienda resta isolata e i dipendenti non la abbandonano; insieme ai fratelli Ferrero si mettono a spalare la melma cercando di salvare i macchinari. Lavorano per quattro giorni ma ce la fanno e la fabbrica, alla fine del mese, torna attiva come prima.

L’addio a Pietro Ferrero
Qualche mese dopo, il 2 marzo 1949, un altro triste avvenimento: a 51 anni muore per infarto Pietro Ferrero, il geniale fondatore dell’azienda. Il testimone passa al fratello Giovanni che saprà raccogliere un’eredità così importante.

1950

Intanto, in azienda entra un nuovo componente della famiglia Ferrero: è Michele, figlio di Pietro, che con le sue straordinarie capacità e una visione da vero imprenditore porterà l‘azienda a quella dimensione di multinazionale che conosciamo oggi.

Il nuovo decennio porta il nome Ferrero in ogni regione d’Italia, grazie alla flotta di 200 furgoncini, che diventeranno oltre un migliaio qualche anno dopo. I dipendenti, invece, sono ormai quasi mille e la produzione arriva a 3.800 quintali l’anno. Ad Alba l’innovazione non si ferma, Supercrema l’antenata della Nutella, ottiene un grande successo.

Il nuovo marchio (1954)
La faccia sorridente di Gianduja, il personaggio che ha dato il nome al primo prodotto, non è più adatta a rappresentare una gamma di specialità che si sta ampliando e cede il posto a un nuovo marchio: una scritta Ferrero in corsivo minuscolo sotto una piccola corona stilizzata, a ricordare Alba, la “città delle cento torri”. Il nuovo logo compare sui furgoni, sui battelli e su ogni mezzo che circoli in Italia affermando ovunque il nome dell’azienda dolciaria.

L’iniziativa avvenuta all’estero

Ad Alba si guarda lontano, all’Europa, alla Germania. A Stadtallendorf, nell’Assia, a 150km da Francoforte, nascono la Ferrero GmbH e il primo stabilimento estero, che per molto tempo resterà l’unico esempio di una realtà dolciaria veramente internazionale. All’inizio i dipendenti sono cinque, ma sei mesi dopo sono già 60, fra italiani e tedeschi.
Si incomincia col lavorare un solo prodotto, la cremala, che viene presentato con successo sul mercato tedesco e a cui segue la messa in produzione del MON CHERI. Il successo di quest’ultimo è esorbitante.

La nuova generazione entra in azienda

Nel 1957 muore Giovanni Ferrero; il controllo passa al nipote Michele. Nato nel 1925, non ha ancora vent’anni quando inizia a lavorare in azienda. La creatività, la voglia di esplorare nuove vie e di sperimentare continuamente sono le caratteristiche che lo accompagneranno durante tutta la sua carriera. L’innovazione non si manifesta soltanto nell’ideazione di nuovi prodotti , ma anche nell’utilizzo di forme promozionali assolutamente originali per quei tempi.

1960

Ferrero continua la sua espansione nel vecchio continente. La Francia diventa la seconda sede fuori dai confini italiani.
Seguono Belgio, Olanda, Lussemburgo, Danimarca, Svezia, Svizzera e Gran Bretagna, dove Ferrero afferma la propria presenza.

Sempre più grandi in Italia.

Nei piani dell’azienda non c’è soltanto l’estero.
Lo sviluppo continua anche in Italia. Nel 1960, nei pressi di Milano, a Pozzuolo Martesana, viene aperto un altro stabilimento con 150 dipendenti (presto arriveranno a 700). In seguito viene inaugurato un altro impianto nel sud Italia, ad Avellino, adibito alla lavorazione delle nocciole.

La tv diventa un modo adeguato per comunicare grazie ai primi, pionieristici, spot pubblicitari comunemente chiamati le réclame.
Raccontano storie divertenti e creano dei personaggi diventati “cult” come Jo Condor e il Gigante Buono.

Ferrero al Giro d’Italia (1967)

“Per addolcire gli arrivi di tappa dopo aver addolcito i palati di mezzo mondo”. È questo l’intento di Ferrero, presente alla 50ª edizione del Giro d’Italia, una manifestazione ciclistica molto seguita.

Oltre al premio per il vincitore - che sarà Felice Gimondi - di 2.700.000 lire, l’azienda mette in palio a ogni tappa 100.000 lire (50 euro) per chi si aggiudica l’arrivo e per chi conquista la maglia rosa.

È l’ora del caffè (1968)
Perché pensare solo ai ragazzi? Anche gli adulti hanno bisogno di essere coccolati e di concedersi ogni tanto una “dolce pausa” e lo fanno con “Pocket Coffee”: una pralina di grande successo ancora oggi.
L’idea è un guscio di cioccolato pieno di caffè: un modo pratico per gustare la tanto amata bevanda anche lontani dal bar.

Tic Tac, un confetto worldwide (1969)

Non solo cioccolato e nocciole. Alla fine degli anni Sessanta, Ferrero decide di diversificare la sua produzione e crea un confettino alla menta che diventerà presto un successo mondiale.
Vi contribuisce anche la confezione: una mini-scatola dispenser, che rappresenta un piccola rivoluzione nel mondo del packaging.


Un centro direzionale in Italia.

Gli uffici direzionali della Ferrero trovano nel 1964 collocazione definitiva sulle colline intorno al capoluogo piemontese, Pino Torinese.
Qui viene realizzata una struttura con ampie vetrate, circondata dal verde, da cui si gode un panorama splendido.

Nasce nutella.
La mente creativa di Michele Ferrero non si ferma, da tempo sta pensando e sperimentando un prodotto adatto alle nuove esigenze dei consumatori che vivono più agiatamente e che sia commerciabile in ogni mercato.
Nasce così nel 1964 la Nutella, conosciuta in tutto il mondo, diventata un fenomeno studiato persino dai sociologi, inimitabile ancora oggi.



La rivoluzione Kinder.

Mamme più attente all’alimentazione dei figli, ragazzi sempre più esigenti. A trovare il giusto equilibrio fra questi due bisogni ancora una volta nel 1968 è un’idea di Michele Ferrero: si chiama “Kinder Cioccolato”, è una barretta di cioccolato ripiena al latte e proprio “più latte meno cacao” diventa lo slogan per una grande famiglia di prodotti raggruppati sotto questo marchio.



Da Alba alla “Grande Mela”.
Dopo la conquista dell’Europa, Ferrero si decide ad attraversare l’Oceano e arriva negli Stati Uniti nel 1969 aprendo un ufficio a New York.

1970

Di pari passo con la nascita di nuovi prodotti e la crescita dei mercati, Ferrero opera una modernizzazione delle sue linee produttive, a cominciare dallo stabilimento di Alba. Continua lo sviluppo all’estero; dopo le sedi europee in Austria e in Irlanda, dove ha sede anche uno stabilimento, vengono aperte società Ferrero a Portorico e in Ecuador. Espansione anche in Asia con Hong Kong e Giappone, e in Australia, dove si apre una nuova fabbrica.

Il piacere del tè freddo (1972)
Da sempre, Ferrero dimostra un grande interesse non soltanto al “che cosa” ideando prodotti sempre innovativi, ma anche al “come” accompagnando le sue creazioni a un packaging che privilegia la praticità: dalla Pasta Gianduja monodose, alla scatoletta di Tic Tac che si apre e chiude con un solo dito, al bicchierino di tè freddo. Il 1972 è, infatti, l’anno di nascita di “Estathé”, bevanda realizzata con vero infuso di tè, lanciato in una confezione in plastica monodose con tanto di cannuccia, alla quale si sono affiancati nel tempo nuovi gusti e nuovi formati.

La Kinder Division
Il pubblico risponde con entusiasmo ai nuovi prodotti con “più latte meno cacao” e ciò induce Michele Ferrero a creare una linea di specialità accomunate da questa caratteristica con un preciso obiettivo: soddisfare i desideri dei giovanissimi presentando una gamma di prodotti sani e genuini, che possano coprire i principali momenti della giornata e dell’anno. Nasce così la “Kinder Division”, che darà origine a una serie di prodotti-impresa destinati a lasciare il segno.

1980

A oltre trent’anni dalla sua nascita, Ferrero è un’azienda leader, e non solo in Italia. In Europa NUTELLA primeggia tra le creme da spalmare, Kinder negli alimenti per ragazzi, MON CHERI nelle praline al liquore e TIC TAC è il confetto più venduto nel mondo. Il segreto forse sta nel claim utilizzato in quegli anni: ”idee nuove, cose buone”.

L’oro di Ferrero Rocher (1982)
Un’anima costituita da una nocciola intera, immersa in un ripieno morbido e cremoso contenuto in una sottile cialda di wafer croccante e il tutto avvolto da uno strato di cioccolato coperto da scaglie di nocciola, confezionato in un’elegante carta goffrata dorata. Tutto questo è Ferrero Rocher, il trionfo del frutto-simbolo dell’azienda, un esempio di prodotto sofisticato alla portata di tutti. È un altro successo mondiale, grazie anche a una serie di spot televisivi con personaggi particolarmente graditi al pubblico, che sono rimasti nella storia della pubblicità, come “l’ambasciatore” in Gran Bretagna e il maggiordomo “Ambrogio” in Italia.
Con Rocher, lo stabilimento di Alba è al centro di un’ennesima evoluzione tecnologica con macchinari all’avanguardia adottati per far fronte alla produzione del nuovo prodotto.



 

La fondazione Ferrero
www.fondazioneferrero.it
Un legame con il passato e con il futuro, un punto di riferimento per chi ha lavorato e lavora in azienda, questo deve essere, secondo i desideri di Michele Ferrero la Fondazione Ferrero. Istituita nel 1983, diventa nel 1991 ente morale ed è presieduta dalla moglie Maria Franca. La sede è ad Alba, vicino allo stabilimento. “lavorare, creare, donare” sono i principi guida delle attività della Fondazione indirizzate in tre campi: cultura, sociale, impegno verso i giovani.

Due nuovi stabilimenti nel sud Italia

Nel 1985 iniziano i lavori per costruire, nel Sud Italia, due nuovi stabilimenti. Il primo a Balvano, in Basilicata dove, dopo soli due anni, entra in servizio la prima linea di produzione, alla quale fa seguito, nel 1994, la seconda. Il secondo impianto, realizzato anche per dare lavoro alle popolazioni colpite dal terremoto, viene costruito a Sant’Angelo dei Lombardi (Avellino); è dedicato inizialmente alla produzione di Nutella e Duplo, cui seguono Tronki e Kinder Bueno.

prosegue

 
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