GIUGNO
"Gli essere umani non nascono sempre il giorno in cul le loro madri li danno alla luce, ma [...] la vita li costringe ancora molte volte a partorirsi da sé"(Gabriel García Márquez, L'amore ai tempi del colera )
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/vita/frase-56531?f=a:334>
MENO MELASSA PIU' CONCRETEZZA
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La stanza è umida dei vapori del cibo, le luci sono accese anche se il pomeriggio non si è ancora girato in sera. La bambina appoggiata al tavolo di formica segue attentamente le indicazioni della donna – guarda, prima appoggi il pollice facendo un movimento dall’alto verso il basso cercando di stare il più possibile vicino al ripieno, poi con l’indice finisci l’accerchiamento, schiaccia bene, non deve rimanere aria, altrimenti la pasta si rompe mentre cuoce. – E’ sabato, e come ogni sabato da quando si è sposata ed ha avuto i figli grandi e poi i figli le han dato nipoti la donna cucina per loro, per il pranzo della domenica. Il rituale della sfoglia da sigillare è per la bambina un gioco, a cui segue sempre il privilegio di raccogliere con il dito la cioccolata dalle pareti del tegamino. Quando non è cioccolata è zabaione. Lo zabaione è una costante nella vita della bambina. Seduta sul gradino del casotto di legno sulla terrazza che si affaccia sui tetti di Parma, coi sui fratelli più grandi mangia da un unico cucchiaio lo zabaione che la mamma ha preparato per cena, poca spesa e molto risultato. Il lesso è prerogativa della domenica accompagnato dalla salsa di verdure tritate e cotte e da quella verde a freddo. La gallina che non piace a nessuno diventerà polpette durante la settimana. La bambina a casa della nonna impara a conoscere il cibo. Sarà che lei la vizia preparandole la domenica mattina the e sottili fette di pane tostato con dentro prosciutto crudo, ma per sempre alla bambina resterà il piacere della colazione salata come migliore inizio di giornata. Ben presto il rito del pranzo domenicale lascia il posto a lunghe scampagnate in montagna con semplici panini ed è li che la nonna comincia a soffrire di questo distacco e tralascia di apparecchiare in sala coi piatti belli conservandoli per la bambina, per quando si sposerà. La bambina è grande e lavora in una grande cucina. sapori di pasta al forno, polenta, cinghiale e poi brasato, e tiramisù. Lei prepara sempre la bechamelle, la sua è la migliore dicono, e quando la pentola è vuota e fredda raccoglie col dito la crema e la mangia come da bambina. Oramai il cibo sembra legarsi indissolubilmente al dolore fino a chiedere in cambio dei suoi aromi, una speranza ed un sogno. Riprende la vita. La bambina ha due figli, vegetariana e carnivoro e il cibo di nuovo è una lotta per la supremazia, -che ognuno si faccia quel che vuole!- è l’unico modo per non sentirli litigare. Niente pranzi della domenica, le cene son spesso teatro di scontri, l’adolescenza e l’infanzia non vanno d’accordo, ed è il cibo a rimetterci. Cominciano ad esser sempre più in tavola mozzarelle e tonno, pomodori e insalata, tutto purché non ci voglia tempo, sia veloce e sporchi poco. Passano le stagioni, e a poco a poco torna la voglia di sentire il profumo di cipolla che soffrigge, i fumi di minestroni di verdure e legumi a sobbollire lenti. Quando piove c’è sempre. Perché fa sentire a casa e rimette a posto la malinconia dello stomaco. Qualche volta son da spolverare i piatti della nonna e allora con la tovaglia bianca, di sabato sera, vengono gli amici ed ognuno porta il suo piatto migliore e lei la ex bambina cucina la carne come fosse la sua carne, inventa insalate con mille ingredienti, prepara verdure appetitose e tutto e di nuovo gioioso, anzi più bello. Ma quando è sola senza figli, col cane che la guarda in attesa di un premio lei torna a quel tempo in cui passato il dito nel cibo se lo leccava e mangiava, così, senza nessun impedimento di cuore.
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C’è questa settimana in cui si parla di lavori domestici. Io e i lavori domestici abbiamo un rapporto di amore e odio. Sono stata iniziata ai lavori domestici fin da bambina, prima di sei era difficile sfuggire ad una strada segnata costellata di ciripan, biberon, carrozzine, e poi bambini che piangono, letti da rifare, piatti da lavare. Avevamo una signora che ci aiutava in casa, ma per lo più lei cuciva, rammendava e stirava. Veniva il giovedì, e quello era il giorno della polenta. Perché la signora, piuttosto su d’età e non certo abbiente, aveva perso negli anni molti denti e i cibi morbidi ma sostanziosi erano diventati la sua dieta. A noi bambini la polenta non è che piacesse molto, ma la mangiavamo, soprattutto quello che ci disturbava era che, il giovedì piovesse nevicasse o facesse un sole torrido si doveva mangiare la polenta. Questo faceva pandant con il mercoledi della torta fritta, un istituzione e un obbligo al quale venendo meno in un giorno d'estate, si scatenò una guerra tra nuora e suocera che durò parecchi anni, ma che finì nel modo più giusto: con l'arresa della suocera. La mia nonna paterna aveva preso l'abitudine il mercoledi pomeriggio di venirci a trovare per cucinare la torta fritta. Era molto più semplice che si spostasse lei piuttosto che noi e così iniziò questo rito che come ho scritto s'ìinterruppe perché noi preferimmo andare al fiume a giocare piuttosto che giocare sudando in casa. Ma nella fretta mia madre dimenticò di avvisare la nonna. Ci vollero parecchie telefonate per rabbonire la Signora, mia madre non so cosa escogitò, ma poi un : andasse alla malora lei e la sua tortafritta, decretò una lunga tregua telefonica. Mia madre m’aveva insegnato a spolverare, tutti i giorni dopo il pranzo quasi un digestivo, e cosi io ero l’unica dei sei fratelli a conoscere ogni spigolo, ogni disegno, intaglio, ogni fessura dei mobili dei nonni. Mobili dai legni diversi, scuri, chiari, l’armadio enorme in cui mia madre teneva negli scomparti laterali tutto il suo kit da modista, insieme ad enormi teste di legno e spille di brillanti (io pensavo fossero di brillanti)… tutta roba francese diceva la mamma, che non sopravvisse alla italica furia devastatrice di noi bambini. Quando cominciai ad arrivare al lavabo di marmo iniziò la mia lunga carriera da lavapiatti che poi mi ebbe un picco improvviso nelle cucine fredde del rifugio. Là, montagne di piatti, pentoloni immensi, teglie esagerate passavano dalle mie mani esperte e in men che non si dica tornavano pulite e luccicanti, ed era sempre di sabato e domenica. Posso senz’altro dire che mia madre mi ha insegnato tutto. E bene. Il che non significa che nel quotidiano io metta in pratica al cento per cento i suoi insegnamenti. Intanto mia madre era una che non stava mai ferma. Nemmeno la sera davanti alla televisione si sedeva normalmente, la sua posizione preferita inginocchiata sulla seduta della sedia con le braccia appoggiate al tavolo non le impediva, nel caso fosse in attesa di un figlio ribelle, di addormentarsi profondamente. Ora mi rendo conto dell’enorme stanchezza che sovrastava la sua giovane età, ora mi rendo conto della tempra che la distingueva fra mille. Comunque la casa era sempre in ordine. E io nel mio piccolo collaboravo. Anche a metterla in disordine. I primi anni di vita da moglie e madre mi alzavo prestissimo. Seguendo l’esempio materno ero efficientissima, niente polvere, niente piatti nel lavabo, niente panni da lavare e niente da stirare. Insomma le mie giornate pienissime erano contraddistinte dall’imperativo: non c’è tempo per sedersi! Oggi riconosco di prendermi tutto il tempo che voglio. La mia casa è a tratti polverosa, ci sono troppe cose e troppi mobili, i panni da stirare giacciono nella cesta in attesa del fresco, dell’ispirazione, della necessità. Il bagno poi, il mio incubo peggiore, mi pare sempre sporco, inutilmente disinfettato se poi dopo un attimo è come prima. Ora che ho un cane in casa l’uso quasi quotidiano dell’aspirapolvere è necessario, ma anche quando torna a casa mio figlio lo diventa, perché gli è rimasta l’abitudine ad ogni pasto di dar da mangiare agli uccellini, in casa. Ma la settimana per me è lavoro, giro col cane, qualche aperitivo e chiacchiere con gli amici. Al venerdì cominciano le grandi manovre. Si inizia con una o due lavatrici concentrate nelle ore tarde della sera e nella notte. Poi c’è il sabato. Il sabato è sacro. Dormo, mi riposo, leggo, ma sopra ogni altra cosa, mi riposo. Perché al sabato lo stress della settimana si liquefa come una droga e mi fa dormire anche 13/14 ore di fila. Il cane di tanto in tanto viene a controllare se son viva, mugugna, mi lecca la mano e solo con un grande sforzo mi alzo, lo porto fuori e riprendo le sembianze della perfetta donna di casa. Probabilmente ho dormito troppo e la domenica mattina ho ancora da fare, ma non importa. Una cosa che faccio tutte le mattine è innaffiare l’orto e i vasconi con i fiori che abbiamo creato nel piazzale vicino casa. Erano completamente abbandonati, il comune non ha soldi per curarli, quindi, con un gruppo di cittadini abbiamo piantato pomodori, zucchini, ravanelli, messo a dimora rose, spadoni, geranei, rosmarino, basilico e origano. Quei colori e quei profumi al mattino presto sono una sferzata di positività. E’ incredibile come crescano giorno dopo giorno, se volessi potrei già raccogliere i ravanelli, si intravedono rossi e profumati incuneati nella terra coperti dal ciuffo verde delle foglie appetitose. Stirare è rimasta una delle cose che amo di più, la faccio d’inverno nei pomeriggi tranquilli di domenica, magari guardandomi film a ripetizione, d’estate quando proprio la mia cesta non regge più il peso del bucato nelle fresche sere cittadine, ma lo faccio e mi piace e a volte lo faccio anche per gli altri. Ma spolverare, come facevo da bambina, no, non mi riesce più. Negli anni ho perso quella smania del tutto lindo e pulito. Mia madre ad un certo punto della sua vita decise che doveva vivere con poco, quasi nulla: mise in scatoloni tutti gli oggetti che avevano adornato la sua casa, regalò a noi figli i mobili e restò con il minimo indispensabile. E diceva sempre che era ancora troppo… Anche in questo comincio a somigliarle
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Un giorno nella vita di ogni giorno Rumoreggia taciturno il segnale il porto gli operai le schegge di tormento attraversano la strada Non sono i precipizi o i voli in alta quota E`il sentiero ai bordi del costone è la falcata dall`impatto incerto la camelia tremula dell`inverno Un giorno nella vita di ogni giorno si giunge sempre a un passo dalla felicità
quando c'ho soldi me lo compro, e credo anche l'ultimo
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E' qualcosa a cui uno non pensa spesso, a meno che un evento, una certa situazione, non lo portino su quella strada. E così è accaduto a me. L'altra sera, tornata sul tardi a casa, ho acceso la televisione cercando di riscaldarmi un po'. Le scene del film scorrevano, l'attore Javier Bardem (che io adoro) si muoveva disinvolto nei panni di un uomo anziano in un atmosfera dai colori densi, malinconica, colma della mancanza di un amore. Il titolo del film non l'avevo letto, ma avevo la sensazione, ad un certo punto la certezza, chesi trattasse de "L'amore ai tempi del colera". Ai titoli di coda ho deciso che volevo rileggerlo, avevo bisogno di rileggerlo, l'ho trovato nascosto dietro altri libri impilati alla bene meglio sugli scaffali in corridoio Mi sono infilata a letto, occhiali sul naso, e ho alzato la copertina rigida. Ed era li. Mio marito aveva l'abitudine di apporre la sua enorme firma in diagonale sulla pagina bianca dei libri. L'inchiostro della stilografica un po' sbiadito, ma nitido, mi pareva di rivederlo firmare, il suo piacere nel possedere quel libro che amava. Ed è stato in quel momento, in quell'istante, che mi sono ricordata del perché mi ero innamorata di lui. Non ci pensavo da tanto tempo, credevo di non saperlo più, ma mi ero sbagliata. Ho incominciato a leggere, semplicemente abbandonata a quel ricordo
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Post n°2564 pubblicato il 22 Maggio 2013 da magdalene57
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Sono in treno con due amici e Tex, il cane si avvicina ad una signora che ha un gelato, glielo offre lo accarezza e lui resta da lei. Chiedo agli amici <quando scendiamo?> mi rispondono <noi andiamo avanti, tu non lo so> Capisco che non mi vogliono quindi alla prima stazione scendo, chiamo Tex ma lui segue la donna, mi avvicino ma lui scappa, lo fa quando vuole giocare. Passa il treno per ritornare a casa, chiamo il cane e con lui salgo, ma poco prima che il treno parta riesce a scendere. Vado dal capotreno, lo imploro che fermi il treno, devo scendere per prendere il cane, ma lui non si ferma. Sono in una stanza con gli ex colleghi di laqvoro, sono arrabbiata, sto chiedendo a loro di denunciare qualcuno che mi ha fatto del male, ho la sensazione di un male fisico, ma loro si rifiutano e io comincio ad insultarli chiamandoli ipocriti, stronzi ed altro.Me ne vado dalla stanza arrabbiata e in lacrime. Sono per strada e un uomo più anziano di me, magro, con un viso ed una mise d'altri tempi mi dice che mi deve parlare: cosa vuole? sono innamorato di te, voglio stare con te. Incazzata gli urlo che non ho tempo per certe cose, devo ritrovare il mio cane, non mi interessa. Lui si offre di accompagnarmi iun macchina alla stazione, accetto come sfinita dagli eventi. Non ricordo il nome della stazione, cerco di telefonare agli amici del treno ma non vedo più i tasti del telefono, le lettere, mi agito, ho paura, ho un attacco d'ansia. Ricordo il nome della stazione,ci arriviamo, comincio a chiamare Tex, urlo e piango, sono arrabbiata con me stessa per averlo perso, per non essere stata attenta. L'idea del distacco è terribile. Mi sono svegliata. Il letto tutto disfatto. Il muso di Tex a due dita dal mio. Siamo usciti prestissimo per la passeggiata mattutina, ma l'ansia di quel distacco mi ha accompagnato per molte ore.
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Io sono una che sogna ad occhi aperti. Una che non si rende conto della realtà E' questa la mia vera disgrazia: credere che le cose possano accadere solo perché le si desiderano tanto intensamente. Da bambina mi han detto di fare così. E ancora, non son capace di smettere, nonostante questo mi arrechi gran danno. Ci lavorerò su ....
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Ma non al nostro, ho scritto ad Obama, e speriamo che abbia un buon traduttore, che gli facciano leggere la mia mail e che lui si chieda come certe cose possono avvenire: per sfortuna, per fortuna, per magia. Spero che capisca bene quel che gli ho detto. Intanto ho pagato la bolletta, per la luce ci vorranno 24 ore. E un piede è uscito dall'abisso. Grazie
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Sto imparando non senza grande dolore, che si può vivere al buio. Quando si tocca il fondo scopri che sotto il fondo c'è ancora tanto da scoprire, E stai li e aspetti gli eventi. perché ormai non sei più tu padrona della tua vita. Il buio, e quel che ne consegue, ti imprigiona. E abbassi la testa, lo sguaardo perso a fissare i tuoi piedi che han radici intricate in quel sotto dolorifico.
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C'è chi evoca/invoca la strategia della tensione. Roba vecchia di mezzo secolo. Se avessero voluto il paese sarebbe già sottosopra da tempo, invece stiamo e siamo apparentemente tranquilli. Educati. Io la chiamerei strategia della disperazione. Ma poi che strategia ... Uno che perde il lavoro, la famiglia e i soldi .... i solti allle slot machine. Perché queste macchinette, le slot machine, sono un affare di Stato, come i gratta e vinci, come le lotterie, una ogni cinque minuti, a derubare gente che non ha più nulla da perdere, non ha più nulla. E li chi è disperato tenta l'ultima carta: la fortuna. Già, la fortuna. Anche a chiedere dopo un gesto folle: perché non mi uccidete...? A volte la morte appare salvifica
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Post n°2557 pubblicato il 24 Aprile 2013 da magdalene57
Cancellare tutto, lavare ossessivamente ogni angolo eella casa, ogni tazzina, bicchiere, posata. Niente deve mantenere quel ricordo, nessuna traccia, nessun accenno allo sguardo appena passato. Rewind senza fine della mia vita. Prima o poi il nastro si spezzerà e questo perpetuo movimento, forse, di fermerà. Non ne sono molto convinta, ma potrebbe anche succedere, non credo comunque che l'età aiuti alla convivenza, nemmeno se sai che hai bisogno di "un aiuto". L'inverno è finito. Difficile possa nevicare ancora e tutta questa fioritura fa supporre un ulteriore rialzo della temperatura. Le strade si dividono non senza un po' di tristezza. La quotidianità porta alla conoscenza, la conoscenza all'empatia, mica sempre, ma se succede si partecipa alle gioie, ai ricordi, anche ai dolori. Il tempo però è finito. La chiave è sul tavolo, e mi rivesto della mia dura corazza per non dire: va bene, ancora, un altro giorno ancora, una settimana .... Ho imparato a ridere in francese, ho mangiato cucina tunisina, carne ottima da macellai mussulmani. E' tempo di riprendere la mia vita di sempre.
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Forse occorrerebbe cominciare ad osservare meglio dentro certi apparati e capire come mai da centri di discussione, confronto, crescita di giovani pieni disperanza e voglia di cambiare il mondo, il proprio paese, si son trasformati in mausolei, musei delle cere autorefernzianti. Forse converrebbe stare ad osservare i movimenti di re Giorgio e sperare che prima o poi lui stesso tiri fuori il suo figlio predeletto, quello che gli succederà. Forse saremmo più adatti ad una monarchia d'operetta. Nel frattempo il numero delle famiglie in cui NESSUNO lavora è salito a cifre spaventose, ma nessuno ne parla; ormai si rubano le monetine dai salvadanai dei bambini, in chiesa, nei contenutori per i bambini in Africa. Che loro stanno in Africa e sono abituati a digiunare, noi no, abbiamo ancora lo stomavo troppo largo. Io ho imparatpo a riciclare tutto il cibo avanzato, prima confesso non lo facevo. Oggi lo trasformo in un nuovo piatto per avere l'illusione di mangiare non sempre la stessa zuppa. Che poi se ho la zuppa da mangiare è già un segno di ricchezza. A proposito di ricchezza, Monti, quel sant'uomo di Monti messo al governo da re Giorgio, ha introdotto una gabella pro Banche per cui se io miserrima sconfino per qualche giorno, pago cifre da usura alla banca. Tipo 150,00 euro in tre mesi. Su soldi che han già una tassazione. Quindi state atrtenti. Se proprio avete voglia di sconfinare, o vi trovate nella necessità o impossibilità (a vo lte succede) di non farlo, mettetevi uno zaino in spalla, prendete il minimo necessario e sconfinate. Altrove. Credo che è quello che farò anch'io. Devo solo scegliere cosa lasciare |
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Io vorrei la Bonino, mi piacciono le battaglie che ha combattuto, ha un credito nel mondo e credo si adoprerebbe per il nostro paese. Però ci sono leggi da fare, immediatamente. quindi sarebbe meglio un costituzionalista. Uno che la costituzione la rispetti, non la cancelli. La Finocchiaro no, non la voterei. perché ci son molte ragioni e poi non ci si fa tirare il carrello IKEA da uno della scorta che paghiamo noi.... Ma Lei sa che le vere ragioni sono altre e risiedono tutte o quasi nella sua bella e devastata isola. La Gabanelli no. Perché è bravissima nel suo lavoro e spero che continui a falo come ha fatto fin'ora denunciando malefatte di destra di centro e di sinistra. Se diventa presidente è come metterle un bavaglio. Non mi piace. I nomi ci sono. Purtroppo abbiamo un numero elevatissimo di deficienti in parlamento.
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La prima volta che ho visto le calze a rete indossate fu durante un estate a Cesenatico. Poco fuori dall'albergo tirarono su un tendone da Circo, a dire il vero era molto piccolo anche ai miei occhi di adolescente, immaginiamoci cosa doveva essere.... Comunque il gruppetto di amici che s'era formato nei caldi pomeridiani in cui aspettavamo che le pennichelle dei grandi avessero finalmente fine, c'eravamo messi d'accordo per andare allo spettacolo serale. Naturalmente non da soli, allora usava un rigido controllo genitoriale sul dopo cena. Le sedute delle gradinate erano tutte in assi di legno, ma naturalmente io non ci facevo molto caso, era la mia prima volta in un circo, e tutta la mia attenzione era attirata dalle funi penzolanti dal soffitto e da certe altalene a dire il vero molto alte. Feci varie supposizioni, come spesso capita quando di fronte all'arte non si capisce nulla ma si vorrebbe costruire almeno un pensiero logico, e dissi naturalmente la mia ai coetanei seduti al mio fianco, sull'evidenza che il tendone era stato tirato su con una certa fretta e che all'indomani avrebbero collocato quelle corde di risulta in modo più consono per uno spettacolo. Una musica proveniente da un giradischi accompagnava vari numeri degli artisti, qualche animale molto male in arnese ciondolava seguendo il perimetro della piccola pista anticipato dalle piroette dei clown più brutti che io abbia mai visto. Poi, anticipato da un fiato alle trombe entrarono quelli che evidentemente erano ritenuti dai padroni del circo il momento clou dello spettacolo: due donne e un uomo cominciarono ad arrampicarsi sulle funi con l'agilità delle scimmie. E mentre salivano le vidi, e fu se non amore vero, quello è solo per le autoreggenti, quasi un calesse. La trama della rete era molto stretta, interrotta qua e là da strappi enormi frutto dell'usura e dello sfregamento sulle funi. Fui colpita da quei buchi, ai miei occhi molto sconvenienti e che denunciavano una trascuratezza e trasandatezza per quei tempi non molto signorile. Questo però non mi distolse dal voler sperimentare nel futuro le calze a rete e nell'immediato nel confessare candidamente ad amici che sarei partita con quel circo perché la mia somma aspirazione era quella di fare la trapezista. indossando calze a rete, s'intende. Mia nonna, a cui ero affidata per quel periodo di vacanza, mi chiuse in camera fino alla partenza del circo che per mia fortuna, visti gli scarsissimi guadagni, tolse le tende dopo soli due giorni. Ho provato per vanità, direi molta vanità, ad indossare le calze a rete in varie occasioni: sempre un dito del piede sfondava la rete restando incastrato tra le maglie, e la ciccia, certo io non ho le gambe muscolose tanto quanto, la ciccia uscendo dalla rete incideva la pelle provocando un dolore insopportabile. Cercavo un argomento di conversazione futile. Tutto qua.... |
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Inizio a leggere e poi smetto. Colpa dei nuovi occhiali da vista per la lettura, chè se mi metto di fianco e appoggio il viso al cuscino le stanghette mi danno un fastidio enorme. Ma la cosa speciale non è il finale in se, ma il fatto che di certe banalità qualcuno trova la forza di crearne canovacci per libri che poi vengono letti e riletti, pieni di belle parole, frasi ad effetto tirate fuori dal cervello della nonna o della zia nubile cresciuta con il desiderio represso di cullare figli che avrebbero potuto esser suoi. Comunque io inizio a leggere con tutta la buona volontà del crepuscolo, ma sarà che il libro della Mazzantini non mi prende, è talmente crudo e e reale che mi sembra di ri-vivere le giornate di mia figlia appena trascorse, forse finite, e allora leggo due pagine e poi non ricordo che cazzo ho letto. Ma ho capito che è una difesa mentale. Segno che devo dormire e cambiare libro. Rovisterò per cercare qualcosa che ecciti la mia curiosità: purché non sia di filosofia o sui massimi sistemi. E poi, cercherò di dormire, finalmente
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Di tanto in tanto scosta la sciarpa dal viso. Così la maschera del sorriso si vede meglio e nessuno le fa domande banali in questo tempo che banale non è. Talmente denso quel liquido che non ha nessuna ragione per esistere, nemmeno la bellezza purpurea del sangue vivo ..
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MENO MELASSA, PIU' CONCRETEZZA
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Ma, dopo tutto sono un uomo. E tutte
le considerazioni filosofiche
non bastano a impedirmi di
desiderarti, ogni giorno, ogni momento,
con la testa piena dello spietato gemito
del tempo, del tempo che non potrò
mai vivere con te.
Ti amo, di un amore profondo e totale.
E così sarà sempre.
(R.J.W)
DESIDERIO
VORREI PIEGARTI
AL MIO TANGO GIAGUARO
MIA SILFIDE AZZURRA
DELL'ORSA STELLATA,
E AL BRIVIDO CRESPO
DEI TUOI FIANCHI SGOMENTI
ALITARVI D'AGOSTO
IL RANTOLO CUPO
PRIMA CHE TU RITORNI GIUNCO
O IL VENTO CHE LO PIEGA
VORREI COLMARTI
L'INFINITO DEGLI OCCHI
COLL'AMARO DEL SALE
DEL MIO TEMPO PERDUTO,
GRAFFIARTI IL VISO
DI ROSSO VERMIGLIO
SCOPRIRTI IL SENO
AL BACIO INFUOCATO
PRIMA CHE TU RITORNI VENTO
O IL GIUNCO CHE SI PIEGA
Io sono certa che nulla più soffocherà
la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni
nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.
Alda Merini, da "La Terra Santa"
CHI VUOLE S'AGGREGHI
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QUESTO BLOG APPARTIENE AD UNA
VECCHIA SMIDOLLATA SENTIMENTALONA
e me ne vanto!!
***
questo è il blog di una nonna al quadrato

*****
L'ANATEMA DEL DAMA, DAMINA E
DAMIGIANA
'Per ora mando neve e tempesta
ma una salvezza soltanto vi resta:
organizzate un altro ritrovo
e il Cavaliero invitate di nuovo.
Voglio vederli pur'io stucchi e specchi,
basta carretti di robivecchi!
Se non farete per ciò buon ufficio
scaglio su voi orribile maleficio:
che non possiate mai più godere
del dolce strufolo o della pastiera!
Stretta la foglia, verrà ancor l'estate:
facit'ampressa, e organizzate!
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You are The Lovers
Motive, power, and action, arising from Inspiration and Impulse.
The Lovers represents intuition and inspiration. Very often a choice needs to be made.
Originally, this card was called just LOVE. And that's actually more apt than "Lovers." Love follows in this sequence of growth and maturity. And, coming after the Emperor, who is about control, it is a radical change in perspective. LOVE is a force that makes you choose and decide for reasons you often can't understand; it makes you surrender control to a higher power. And that is what this card is all about. Finding something or someone who is so much a part of yourself, so perfectly attuned to you and you to them, that you cannot, dare not resist. This card indicates that the you have or will come across a person, career, challenge or thing that you will fall in love with. You will know instinctively that you must have this, even if it means diverging from your chosen path. No matter the difficulties, without it you will never be complete.
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