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ESTASI LAZIO

Tutto sulla prima squadra della Capitale.

 

 

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DOPO-REJA: PETKOVIC AD UN PASSO!

Post n°2071 pubblicato il 28 Maggio 2012 da s.s_lazio1900

La Lazio e Vladimir Petkovic sono vicinissimi. E' il croato (ma nato in Serbia) il nome in pole position per raccogliere l'eredità di Edy Reja. Secondo SkySport, Petkovic è pronto a liberarsi dal Sion per abbracciare la Lazio. Proprio in Svizzera, Petkovic, ha vissuto le pagine più significative della sua carriera prima da giocatore e poi da allenatore. Il tecnico ha vissuto la sua avventura più importante con lo Young Boys (dal 2008 al 2011). Allenatore dalla mentalità offensiva e propositiva, proprio con la squadra di Berna era riuscito a esprimersi su livelli interessanti. Poi una fallimentare avventura nel campionato turco con il Samsunspor ed ecco poi il ritorno in Svizzera, al Sion con cui, adesso, si sta giocando gli spareggi (andata vittoriosa 3-0 contro l'Arau) per rimanere nel massimo campionato elvetico. Classe '63, Petkovic è, ad ora, il favorito per diventare l'allenatore della Lazio. La scelta non è ancora fatta, però, e chissà che il terremoto di oggi non possa influenzare sulle decisioni della società.

Fonte: Lalaziosiamonoi.it

 
 
 

CALCIOSCOMMESSE: ARRESTATO MAURI!

Post n°2070 pubblicato il 28 Maggio 2012 da s.s_lazio1900

ROMA - Nell'ambito dell'inchiesta condotta dalla Procura di Cremona sul Calcioscommesse, Stefano Mauri è stato arrestato, insieme ad Omar Milanetto, l'ex giocatore del Genoa ora in forza al Padova. Gli inquirenti, secondo quanto si apprende, contesterebbero ai due calciatori, il reato di associazione a delinquere finalizzato alla truffa e alla frode sportiva. Come riporta Gazzetta.it, il gip di Cremona, Guido Salvini, ha firmato la richiesta di custodia cautelare in carcere anche per Cristian Bertani, attaccante della Sampdoria, ex Novara; Paolo Acerbis, portiere del Vicenza; Alessandro Pellicori, ex attaccante del Torino; Marco Turati, difensore del Modena; Matteo Gritti, portiere dei romeni del Petrolul Ploiesti; Ivan Tisci, ex centrocampista e ora direttore sportivo. Inoltre, è stato chiesto anche l’arresto del bergamasco Vittorio Gatti, autotrasportatore, amico di Filippo Carobbio e di altri giocatori, e di cinque persone che farebbero parte della “cellula” ungherese dell’organizzazione criminale dedita al taroccamento delle partite in Italia: il capo Zoltan Kenesei, Matyas Lazar, Laszlo Schultz, Istvan Borgulya e Laszlo Strasser.

I PROVVEDIMENTI - Il Gip del tribunale di Cremona Guido Salvini nell’ambito dell’inchiesta “Last Bet”, coordinata dal procuratore Roberto Di Martino, ha emesso i 19 provvedimenti restrittivi fra cui figurano anche cinque cittadini ungheresi, che secondo quanto ricostruito dagli investigatori delle forze dell'ordine, facevano parte di una cellula che riferiva direttamente al boss dell’organizzazione criminale, il singaporiano Eng Tan Seet, che lo scorso dicembre aveva ricevuto un’ordinanza di custodia cautelare.

I RISCHI - Adesso Stefano Mauri rischia la radiazione sportiva, mentre la Lazio, potrebbe essere colpita da forti penalizzazioni. Come ricorda Corriere.it, la scorsa estate, sempre nell'ambito della stessa inchiesta, all'Atalanta furono assegnati 6 punti di penalizzazione perché il capitano, Cristiano Doni, aveva taroccato Atalanta-Piacenza. Nel caso in cui la giustizia sportiva utilizzasse lo stesso parametro, per Mauri e le presunte combine col Genoa e a Lecce, la Lazio potrebbe rischiare il doppio, 12 punti, a cui si unirebbe, poichè l'Uefa non ammette squadre che abbiano pendenze legali di questo genere, l'impossibilità per i biancocelesti di disputare l'Europa League.

Fonte: Cittaceleste.it

 
 
 

LAZIO, SHOPPING A PALERMO?

Post n°2069 pubblicato il 27 Maggio 2012 da s.s_lazio1900

ROMA - Tre nomi sull’asse Lazio-Palermo, due terzini e un jolly offensivo: Balzaretti e Cassani più Ilicic. Tre nomi, tre idee di mercato da approfondire. Lotito e Zamparini hanno un buon rapporto, qualche volta si punzecchiano, ma fa parte del loro caratterino. I biancocelesti guardano a Palermo, possono nascere vari intrecci con Zamparini. Ecco le piste seguite dal club di Lotito La Lazio sta guardando a Palermo, è questa la traccia da seguire. Quelle tre idee meritano di essere approfondite, una dietro l’altra. Può nascere un intreccio di mercato, una maxi-operazione che comprenderebbe anche giocatori biancocelesti.

ILICIC - Prima pista: spunta Josip Ilicic, sloveno, classe 1988, 1,90 di altezza, ala sinistra e trequartista, un mancino di talento. I rosanero l’hanno blindato sino al 2016, è uno dei gioielli di famiglia, non è semplice strapparlo a Zamparini. Alla Lazio piace molto, sarebbe perfetto in un 4-2-3-1, potrebbe occupare più ruoli. E’ vero, la società ha confermato Candreva, ma l’esterno romano sa giocare anche a destra. Ilicic quest’anno ha giocato 40 partite, ha segnato 6 reti, ha confidenza con la porta. Sogna palcoscenici importanti, l’ha detto di recente anche Amir Ruznic, il suo manager: «Con me nessuno ha parlato per il ragazzo, ma se il Palermo è in contatto con la Lazio o con altre squadre non lo posso sapere. Josip ambisce a palcoscenici importanti e quindi un giorno vorrà andare a giocare in una squadra che gioca in tornei come la Champions». La Lazio non gioca la Champions, ma è un club ambizioso ed è proiettato in Europa. Lotito e Tare sarebbero pronti ad offrire 8 milioni di euro per avere Ilicic, per ora si tratta di indiscrezioni, andranno confermate nel corso del mercato.

BALZARETTI - Altra pista rosanero, di nome fa Federico Balzaretti. Ha 30 anni, è un cavallo sulla fascia sinistra. I contatti col giocatore sono stati allacciati a fine campionato, va trovato un accordo con Zamparini. Da Palermo s’affannano nel dire che «Balzaretti resterà, vuole giocare con noi», in verità accetterebbe il trasferimento a Roma, avrebbe già dato la disponibilità ai biancocelesti, spinge per arrivare nella Capitale. E’ in scadenza nel 2013, può nascere un’operazione in stile Nocerino, è la strategia di Lotito. L’estate scorsa, ad un anno dalla scadenza, il Palermo piazzò il mediano al Milan per 500 mila euro. Balzaretti potrebbe costare 1,5 milioni, una cifra che la Lazio spenderebbe. Balzaretti è un giocatore pronto, ha esperienza, non è giovanissimo, ma può garantire un rendimento alto per varie stagioni. Lotito e Tare vogliono rinforzare le fasce difensive, hanno messo a punto il piano, lo presenteranno al nuovo allenatore, ma hanno già deciso come muoversi. A sinistra possono essere utilizzati Radu e Lulic, entrambi sanno adattarsi: come centrale difensivo (il primo) e come mediano o esterno alto (il secondo). Vuol dire che c’è spazio per una nuova freccia.

CASSANI - Nelle idee dei dirigenti c’è anche l’intenzione di acquistare un esterno destro. Konko ha saltato tante partite, non dà garanzie fisiche. Serve un uomo che possa affiancarlo o sostituirlo: insieme a Balzaretti potrebbe arrivare Cassani. Fu trattato l’anno scorso, anche lui si libererà nel 2013. Quest’anno ha giocato in prestito a Firenze, non sarà riscattato. Tra Lazio e Palermo qualche operazione nascerà, nell’ affare potrebbero essere inserite pedine biancocelesti. Ai rosanero può interessare Willy Stendardo, è in prestito a Bergamo. L’Atalanta vorrebbe confermarlo, l’ostacolo principale è legato all’ingaggio pesante.

Fonte: Corriere dello Sport

 
 
 

LAZIO, RODGERS OSSERVATO SPECIALE

Post n°2068 pubblicato il 27 Maggio 2012 da s.s_lazio1900

Siamo allo sprint, ma il Giro d’Italia non c’entra. Bisogna allargare i confini per capire chi sarà il prossimo allenatore della Lazio. Carlos Dunga è il nome forte che piace a Lotito, Gianfranco Zola aveva colpito la dirigenza a febbraio e dunque non può essere depennato. Ma la candidatura delle ultime ore porta in Inghilterra, a quel Brendan Rodgers che ha fatto miracoli con lo Swansea.

L’identikit - A Formello sono sicuri: entro 10 giorni la Lazio avrà annunciato il prossimo tecnico. L’identikit è presto fatto: uomo con esperienza più all’estero che in Italia, che abbia simpatia per un calcio di qualità e che non trovi difficoltà con la lingua. Dunque, che conosca l’italiano o lo spagnolo. È un vestito che va giusto giusto a Rodgers. È nordirlandese ma parla perfettamente lo spagnolo, per aver vissuto a lungo in Catalogna. Ha lavorato con Mourinho, sa cosa significa gestire un gruppo. E il suo Swansea, con Manchester City e Arsenal, ha giocato il calcio più bello della Premier League. È affascinato dal calcio latino, non ha mai nascosto in passato di sognare un’avventura professionale in Spagna o in Italia. Alla Lazio lo conoscono bene, ma perché il matrimonio si faccia il tecnico deve prima liberarsi dallo Swansea, club con il quale ha un contratto fino al 2015.

Corsa a tre - A Formello sperano nel sì. Ma devono ovviamente tenersi aperte altre porte. E la corsa è ormai ristretta a tre nomi: oltre a Rodgers, ci sono Dunga e Zola. Con l’ex c.t. della Seleçao c’è stato più di un contatto nei giorni scorsi: la disponibilità del brasiliano c’è, aspetta solo di essere richiamato. «Mi sto godendo la famiglia — ha dichiarato Dunga a Radio Bradesco Esportes —, è giusto farlo quando si ha tempo perché sapete com’è il calcio: quando meno te lo aspetti, arriva la chiamata». Chiamata che aspetta anche Zola, sedotto e abbandonato. Nello sprint ora non è lui davanti.

Fonte: Gazzetta dello Sport

 
 
 

LAZIO, SPUNTA ANCHE BENITEZ

Post n°2067 pubblicato il 27 Maggio 2012 da s.s_lazio1900

ROMA - Lotito dice di non aver ancora scelto il nuovo allenatore della Lazio. Forse resta una trattativa economica da definire e basterà solo aspettare l’annuncio, accompagnato dall’incertezza e dal tourbillon di candidature degli ultimi giorni. Di sicuro dovrà essere una figura che abbia i requisiti e le caratteristiche per poter lavorare a Roma. Giovane sì, ma anche in grado di esprimere autorevolezza, con una sufficiente esperienza e un passato illustre. Deve avere un buon nome. Altro requisito fondamentale di successo: dovrà essere “supportato” dalla società. E questa non è solo un’ovvia considerazione, perché ogni club sostiene il proprio allenatore. Ma probabilmente il successore di Reja avrà bisogno di un sostegno maggiore perché in arrivo dall’estero e con uno staff da costruire o da integrare. Ecco dove s’incastra l’ultimo tassello, già individuato nei giorni scorsi. La Lazio sta pensando anche ad un’area tecnica di propria emanazione. Una squadra dove si collocherà il nome scelto da Lotito.

DUNGA - In questa direzione bisogna lavorare e cercare di razionalizzare le indiscrezioni. Una nomination che la società sta ponderando e che difenderà strenuamente, nella logica che ha sempre caratterizzato la gestione lotitiana. Esoneri quasi mai, solo contratti non rinnovati. Se è vero che il ds Tare si era orientato su Unai Emery, spagnolo e mago del Valencia appena ingaggiato dallo Spartak Mosca, le due candidature più forti emerse nelle ultime ore portano ancora all’estero. Carlos Dunga e Rafa Benitez, un nome già fatto e un altro nuovo, tutti e due da tenere in considerazione. Sono relativamente giovani, di nome, possiedono esperienza. Rispondono all’identikit. Il brasiliano ha un handicap: di fatto non ha mai allenato un club. E’ fermo dal 2010, quando dopo l’eliminazione dal Mondiale in Sudafrica non è stato confermato dal Brasile. E’ stato ct verdeoro per quattro anni, ha vinto una Coppa America (2007) e una Confederation Cup (2009). Conosce il campionato italiano perché è stato a lungo un pilastro e un simbolo della Fiorentina, Dunga ha conosciuto il campionato italiano da calciatore e non ha uno staff, ma troverebbe una Lazio brasiliana a cui pure è stato accostato nei giorni scorsi. Alla Lazio troverebbe diversi brasiliani: da Dias a Hernanes, passando per Matuzalem, i probabili acquisti Ederson e Breno, forse anche Nilmar, suo pupillo.

BENITEZ - Dunga, nelle passate settimane, era stato vicino al trasferimento in Cina. E’ stato bruciato in volata da Marcello Lippi. Ma forse costerebbe meno di Rafa Benitez, maestro del 4-2-3-1 che tanto piace al ds Tare, fermo dal dicembre 2010, quando Moratti lo esonerò nonostante il successo nel Mondiale per club. Lo spagnolo è libero. Ha rescisso con l’Inter e certo non è più tempo per andare a caccia di contratti ricchissimi (guadagnava 5 milioni netti a stagione). Ha bisogno di rilanciarsi. E non ha più un vice-allenatore: Mauricio Pellegrini, il suo fidatissimo scudiero, è stato appena ingaggiato dal Valencia. Dunga e Benitez, dunque, sembrano i due personaggi più accreditati per la panchina della Lazio.

ALTERNATIVE - Forse c’è ancora una trattativa economica da definire ed è per questo che Lotito non si sbilancia, mantenendo aperta qualsiasi soluzione. Se dovesse puntare su un giovane allenatore, attualmente impegnato nei play off di serie B, andrebbe su Fulvio Pea del Sassuolo, sondato nei giorni scorsi. Contatti ci sarebbero stati anche con Andrea Mandorlini, tecnico del Verona. Di Matteo, se non resterà al Chelsea, dovrebbe finire all’Aston Villa. Zola ha perso quota e ormai resta come alternativa. Piaceva Sannino, ma è già in parola con il Palermo. Del Neri può essere l’usato sicuro non troppo distante, almeno come caratteristiche, da Reja. E Preziosi, nelle ultime ore, ha ripreso a sponsorizzare Gasperini. Ma il quadro ora sembra delineato.

Fonte: Corriere dello Sport

 
 
 

LAZIO, LOTITO DICE NO AL FLAMINIO

Post n°2066 pubblicato il 26 Maggio 2012 da s.s_lazio1900

Sono settimane frenetiche per la dirigenza della Lazio, oltre alla scelta del nuovo mister, il Presidente Lotito deve sciogliere il nodo relativo allo Stadio Olimpico. In questi giorni c'è stato un susseguirsi di aperture e smentite tra la Lazio e il Coni, Petrucci ha addirittura messo in discussione, la partecipazione  della squadra biancoleste al prossimo campionato di Serie A, se le parti non dovessero trovare una soluzione a breve. Il comune di Roma, nella persona di Alessandro Cochi, ha aperto a una soluzione alternativa: portare la Lazio al Flaminio. Ipotesi affascinante per la gente laziale, visto quello che lo stadio rappresenta per i colori biancocelesti, ma allo stesso tempo improbabile visto le problematiche che la struttura mostra, in relazione alla legge Pisanu sugli stadi, su cui bisognerebbe investire profondamente, secondo alcune stime almeno 20 milioni di euro. Sull'edizione odierna della Gazzetta dello Sport, sono riportate le parole di Lotito, rilasciate in un intervista alla tv Rete Sole: “Il Flaminio per come è concepito oggi il calcio, è una soluzione poco attuabile visto quello che deve rappresentare uno stadio in termini infrastrutturali ed economici “, il Presidente si sofferma poi sui motivi del rifiuto: “L'impianto è posizionato al centro di Roma, avrebbe quindi la problematica dei parcheggi, e tra l'altro non è a norma quindi bisognerebbe investire tanti soldi , per poi avere una struttura non competitiva”. La chiusura vede l'impegno di Lotito a cercare di risolvere il tutto: “Se torneremo all'Olimpico? Faremo di tutto per trovare una soluzione, che sia la migliore per la Lazio”.

Fonte: Lalaziosiamonoi.it

 
 
 

LAZIO, SI PENSA A NAINGGOLAN

Post n°2065 pubblicato il 26 Maggio 2012 da s.s_lazio1900

La Lazio proverà a prendere Nainggolan. Piace il centrocampista del Cagliari, un misto di tecnica e corsa adatto per il compassato reparto biancoceleste. Cellino lo valuta circa 15 milioni di euro, tantissimi. Lotito sta pensando alle contropartite tecniche. Pronto a mettere sul piatto della bilancia Floccari, che tornerà da Parma, non è escluso che pensi anche ad Alvaro Gonzalez. 

Nato ad Anversa il 4 Maggio del 1988, ha collezionato tre presenze con la nazionale del Belgio. Fra Piacenza e Cagliari la sua maturazione in Italia. 

Fonte: Cittaceleste.it

 
 
 

LAZIO-NILMAR: SI PUO' FARE!

Post n°2064 pubblicato il 26 Maggio 2012 da s.s_lazio1900

La Lazio ci sta facendo un pensierino. Nilmar, brasiliano del Villareal può veramente arrivare. L'ultimo giorno di mercato, quando Pastorello si ritrovò a fare da intermediario fra le due società all'AtaHotel di Milano, la trattativa era già conclusa. Per Lotito 10 milioni erano una cifra giusta, ma le modalità di pagamento, con il Villareal che voleva tutti i soldi subito, fecero naufragare l'operazione.

Ora il prezzo è sceso. Con circa 8 milioni di euro il brasiliano può partire. Il problema, casomai, è legato alle concorrenti. Da colpo a sorpresa a Gennaio, ora è un calciatore sulla bocca di tante squadre. C'è lo Schalke 04, che punta a lui per sostituire Raul, e anche il Galatasaray, che nelle ultime ore si è inserito con forza, vedendo Berbatov, prima scelta, allontanarsi, sponda PSG.

Fonte: Cittaceleste.it

 
 
 

LAZIO, LO SPORTING BLOCCA IZMAILOV

Post n°2063 pubblicato il 25 Maggio 2012 da s.s_lazio1900

Voci e indiscrezioni: il mercato, anche se ancora non in via ufficiale, è partito. La priorità in casa Lazio è l’allenatore, Lotito sta valutando ed entro la prossima settimana sarà annunciato il nome del nuovo tecnico biancoceleste. Non solo il toto-allenatore, però. Ederson è praticamente un giocatore della Lazio, Breno è vicino, Yilmaz è un obiettivo primario (ma occhio a Maxi Lopez), nelle ultime ore è spuntato anche il nome di Marat Izmailov. Russo, 30 anni, talento puro condizionato da muscoli spesso troppo fragili.  Trequartista ed esterno offensivo, Izmailov è esploso nella Lokomotiv Mosca nella stagione 2001-2002, incantando i tifosi del club moscovita e molti addetti ai lavori che, subito, avevano etichettato Marat come il nuovo fenomeno del calcio europeo. Una tenuta fisica, ma anche caratteriale, non proprio di ferro, però, ne hanno influenzato una carriera che, all’inizio del decennio scorso, si preannunciava luminosa. Dopo sei anni con la maglia della Lokomotiv, lo Sporting ha deciso d’investire 4.5 milioni di euro per accaparrarsi il talento russo. La prima stagione con i biancoverdi è di ottimo livello (47 presenze tra campionato e coppe con 8 gol), poi riecco gli infortuni che tornano a tormentarlo e il picco più basso toccato nella passata stagione con solo tre partite giocate. Quest’anno, però, il rilancio è stato importante e Izmailov è riuscito, comunque, a mettere insieme 25 presenze tra Europa League, coppa nazionale e campionato, segnando anche sei gol. Izmailov è in cerca di nuovi stimoli, dopo sei anni in Portogallo vorrebbe misurarsi con un campionato importante. Su di lui c’è l’Anzhi, ma anche altri club europei. Dick Advocaat, ct della nazionale russa, lo ha convocato per i prossimi Europei, Izmailov avrà l’occasione per riprendersi la ribalta internazionale e tornare ad esprimersi ad alti livelli. La Lazio lo monitora, anche se Carlos Freitas, direttore sportivo dello Sporting Lisbona, precisa: “Ho sentito di queste voci ha dichiarato in Esclusiva ai microfoni de Lalaziosiamonoi.it- , ma a me non risultano. Quello che posso dire è che non c’è nessuna trattativa tra noi e la Lazio per Izmailov”. Parole decise, che sanno di chiusura. Le vie del mercato, però, sono infinite e chissà che quelle del ds portoghese non siano parole dettate dalla pretattica. Izmailov aspetta, sa che il suo futuro potrebbe essere lontano da Lisbona: se sarà all'ombra del Colosseo, questo si vedrà.

Fonte: Lalaziosiamonoi.it

 
 
 

LA LAZIO TORNA SU NILMAR!

Post n°2062 pubblicato il 25 Maggio 2012 da s.s_lazio1900

Ce lo vedete Lotito che balla il samba? Di sicuro la sua Lazio è sempre più brasiliana. Prima Matuzalem, Hernanes e Dias, poi Ederson, ora Breno. È fatta anche per il difensore centrale, classe ‘89: firmerà un triennale da 1,7 milioni netti a stagione più i premi. E due giorni fa, incontro a Roma tra i dirigenti della Lazio e Nilmar, il 28enne attaccante brasiliano del Villarreal, accompagnato dal suo procuratore. È l’inizio di una trattativa che può chiudersi positivamente perché il prezzo del cartellino è sceso da 12 a 8 milioni, conseguenza della retrocessione del Villarreal. Per la punta è pronto un quadriennale: considerando che l’obiettivo principale per l’attacco resta Yilmaz (il ds Tare nei prossimi giorni sarà in Turchia per tentare di chiudere con il Trabzonspor), c’è da capire se Nilmar sia da considerare solo un’alternativa al turco o se può arrivare a prescindere dall’altra operazione. Con tanti brasiliani in rosa, non sorprende che Lotito stia pensando a Carlos Dunga per la panchina.

L’ex ct della Selecao, rappresentato da quel Caliendo che ha già portato Ederson e Breno, ora è libero, ha un ingaggio accessibile e alla Lazio verrebbe di corsa. Mentre restano valide le candidature di Mazzarri, Zola e Di Matteo, il 48enne Dunga è diventato il preferito tra gli allenatori stranieri. Ha guidato il Brasile nella Coppa America 2007 (vinta) e nei Mondiali 2010 (eliminato ai quarti). Lotito è convinto che Dunga abbia le qualità tecniche e caratteriali per allenare la Lazio.

Decisiva la prossima settimana, quando si capirà meglio anche il destino di Mazzarri e Di Matteo. E per la panchina del Napoli è ancora in corsa Reja. Capitolo cause Lotito: depositato ieri il ricorso al Tar contro la sospensione da consigliere federale decisa dopo la sua condanna nel processo Calciopoli; udienza il 30 maggio; chiesto anche un risarcimento danni alla Figc per 250mila euro.

Fonte: La Repubblica

 
 
 

TOTO-ALLENATORE: DUNGA E' IN POLE!

Post n°2061 pubblicato il 25 Maggio 2012 da s.s_lazio1900

ROMA - Straniero, di spessore internazionale e di grande carisma. Ecco l’identikit del nuovo allenatore della Lazio. Il duo Lotito-Tare ha deciso. Anche se non sono tramontate le altre candidature, in particolare quelle di Zola e Di Matteo, la società biancoceleste si è ormai orientata in questa direzione.

Dunga scavalca tutti - Così in cima alla lista dei candidati c’è ora un gruppetto di tecnici stranieri e navigati. Ne fanno parte Van Gaal, Terim e Deschamps. Ma a loro si è aggiunto Dunga che nelle ultime ore pare aver scavalcato tutti. L’ex c.t. del Brasile risponde in pieno all’identikit tracciato da Lotito, è libero da vincoli contrattuali e sarebbe felicissimo di tornare in Italia, dove ha giocato per sei anni, dall’87 al 93, con le maglie di Pisa, Fiorentina e Pescara. Accetterebbe un ingaggio contenuto, particolare che a Lotito sicuramente non dispiace. I contatti sono stati molteplici e incoraggianti nelle ultime ore, l’impressione è che il matrimonio possa celebrarsi anche nel giro di qualche giorno. Con Dunga sarebbe una BrasiLazio. Anche perché in arrivo a Formello ci sono i brasiliani Ederson e Breno. E a loro potrebbe aggiungersi Nilmar del Villarreal.

Van Gaal, Terim e gli altri - Con Lotito, però, fino all’ultimo sono sempre possibili i colpi di scena. Ecco perché pure gli altri «santoni» stranieri restano in corsa. A cominciare da Van Gaal, ipotesi che tenta parecchio Lotito, anche se le richieste economiche dell’olandese sono quasi fuori budget. Piace, e parecchio, pure Terim. Nel suo caso il problema è «liberarlo» dal Galatasaray, ma se l’Imperatore vuole... Anche nel caso di Deschamps il vincolo col Marsiglia pare uno scoglio sormontabile, quindi pure la sua candidatura resiste. Ma in maniera più defilata rispetto a quelle di Van Gaal e Terim e, ancor di più, rispetto all’opzione-Dunga. In stand by ci sono invece Zola e Di Matteo, ma la sensazione è che le loro candidature siano ormai prossime ad uscire definitivamente di scena. Da seguire piuttosto l’evoluzione delle situazioni relative a Mazzarri e Montella. Se il tecnico del Napoli dovesse rompere con De Laurentiis sarebbe sicuramente contattato. E anche Montella, se l’ipotesi Roma dovesse tramontare, tornerebbe prepotentemente in corsa per la panchina biancoceleste. E attenzione a Robi Baggio, idea che torna di moda e che stuzzica Lotito.

Fonte: Gazzetta dello Sport

 
 
 

CANDREVA RESTA E LULIC RINNOVA!

Post n°2060 pubblicato il 25 Maggio 2012 da s.s_lazio1900

ROMA – Non si conosce ancora il nome dell’allenatore ma è ormai certo che la Lazio della prossima stagione ripartirà molto probabilmente da due giocatori che sono stati in un modo o nell’altro le piacevoli sorprese di questo campionato. Antonio Candreva e Senad Lulic, due esterni di attacco che purtroppo hanno avuto poche volte l’occasione di giocare insieme, a causa dell’infortunio del bosniaco, ma che avranno l’opportunità di rifarsi come viene riportato nel Corriere dello Sport in un articolo di Daniele Rindone.

ANTONIO CANDREVA – Per lui Lotito si è mosso nelle ultime ore impegnandosi con il Cesena a versare nella casse dell’Udinese la cifra di 1,7 milioni di euro che sarebbe spettata ai romagnoli per riscattare la metà del giocatore. Il termine ultimo per esercitare questa clausola è il 20 giugno e sarà il Presidente della Lazio, d’accordo ovviamente anche con l’Udinese, ad sobbarcarsi questa spesa. Resta ancora da trovare l’accordo economico con il giocatore che con la Lazio dovrà firmare un nuovo contratto - l’incontro con il suo entourage è previsto prossimamente -, ma non ci sono ormai dubbi sul fatto che Candreva sarà ancora un giocatore biancoceleste. Le buone prove offerte in questo finale di stagione, la “pace” con la curva e la determinazione dimostrata per essere accolto in un mondo inizialmente a lui ostile, hanno quindi convinto la dirigenza a puntare di nuovo su un talento che fino a pochi anni fa era riuscito anche a conquistarsi la vetrina della Nazionale italiana. Al termine del prossimo campionato poi, Lotito e Pozzo si siederanno a un tavolo per decidere del suo futuro.

SENAD LULIC – Il bosniaco, insieme a Klose, è stato senza alcun ombra di dubbio il miglior acquisto della passata stagione, un giocatore capace di fare la differenza con le sue accelerazioni, il suo cambio di passo, la sua estrema duttilità tattica e soprattutto i suoi infiniti margini di miglioramento. Arrivato nel campionato italiano in punta di piedi e tra lo scetticismo di generale dopo il terribile esordio contro il Milan, Senad è riuscito a rialzare immediatamente la testa diventando una pedina imprescindibile nello scacchiere tattico di Reja. Il prossimo anno il goriziano non ci sarà più ma la Lazio non vuole assolutamente rischiare di perdere Lulic sul quale hanno già iniziato a fare sondaggi da mezza Europa e proprio per questo motivo Lotito ha deciso di muoversi per tempo per adeguare il suo contratto e prolungarlo di un ulteriore anno (arrivando così al 2017, ndr). Nei giorni scorsi sono stati allacciati i contatti con il suo entourage e prossimamente ci sarà un incontro per mettere tutto nero su bianco. D’altra parte anche lo stesso giocatore sul finire del campionato scorso aveva lasciato intendere la sua volontà di restare in biancoceleste, «ho ancora quattro anni di contratto e voglio continuare sulla strada intrapresa. Non ho mai sentito parlare del Bayern Monaco», e così non ci dovrebbero essere troppi problemi per giungere velocemente a un’intesa. La Lazio si sta preparando per la prossima stagione, ma prima di andare in giro per il mondo a cercare nuovi gioielli ha deciso che è meglio blindare quelli che già stanno in casa propria.

Fonte: Lalaziosiamonoi.it

 
 
 

LAZIO, RISPUNTA MAXI LOPEZ

Post n°2059 pubblicato il 24 Maggio 2012 da s.s_lazio1900

Nella girandola di giocatori e di allenatori che ogni giorno vengono accostati alla Lazio, si potrebbero aprire due piste improvvise che fino ad ora non erano mai state prese in considerazione. Due strade, che condurrebbero al raggiungimento dei due obiettivi primari del calciomercato biancoceleste: un allenatore ed un attaccante di spessore internazionale. Diventati difficili per motivi economici, molti degli obiettivi fin qui seguiti dalla Lazio, Lotito e Tare potrebbero far decollare due nuove trattative a sorpresa.

RITORNO DI FIAMMA PER MAXI? - Andiamo per ordine però. Dopo le parole di Adriano Galliani, riportate anche da La Gazzetta dello Sport - “Maxi Lopez e Aquilani forse non verranno riscattati”- sull’attaccante di proprietà del Catania si è scatenata subito una vera e propria asta. Anche per la Lazio, Maxi Lopez potrebbe essere il prototipo dell’attaccante che si sta cercando da tempo: esperto, duttile e ideale per il campionato italiano. Già in passato aveva espresso il suo gradimento per la Lazio, quando due anni fa Lotito provò a portalo in biancoceleste nel mercato di gennaio ma fu “superato” in extremis dal Catania. Il calciatore aveva apprezzato molto l’interessamento della società biancoceleste, club importante e famoso anche in Argentina e con il quale poteva recuperare la visibilità che gli serviva per tornare in auge dopo qualche anno passato in chiaro scuro in Brasile. Il prezzo del suo cartellino non è basso, però la Lazio potrebbe offrire al Catania soldi e qualche contropartita tecnica gradita, cercando al massimo, di strapparlo in comproprietà o in prestito così come fece il Milan nel gennaio scorso. Con l’attaccante argentino, i biancocelesti metterebbero a segno forse uno dei colpi più importanti di questo calciomercato, giocatore che insieme a Klose garantirebbe alla Lazio tanti goal e giocate di spessore. Lopez ha voglia poi di giocare e sentirsi protagonista in una squadra importante, per questo qualora il Milan non lo riscatti, l’ipotesi Lazio risulterebbe senza dubbio una delle più valide nel futuro del calciatore. Per conoscere meglio la situazione del giocatore e le possibili destinazioni, la redazione de Lalaziosiamonoi ha contattato in ESCLUSIVA l’agente del calciatore, Andrea D’Amico. La prossima settimana dovrebbe esserci il tanto atteso incontro con l’Amministratore Delegato del Milan Adriano Galliani, occasione per capire finalmente quale sarà il futuro di Maxi Lopez: “Aspettiamo di incontrare il Milan a giorni, fino ad allora non possiamo sapere nulla. Maxi Lopez ha espresso più di una volta la voglia di restare al Milan, la società ha il diritto di riscatto sul giocatore e spetterà a lei decidere”. In chiave Lazio ancora non c’è niente, trattativa ancora tutta da costruire: “Della Lazio non sappiamo nulla, per adesso non c’è stato nessun contatto. Comunque qualora il Milan non intendesse riscattarlo, il giocatore non avrebbe problemi a trovare una squadra. Considero Lopez un calciatore importante, per questo troveremo una soluzione congrua al suo valore. Questo però solo dopo aver incontrato il Milan, che resta la nostra priorità”. Situazione ancora complicata ed in stand-by quella per Maxi Lopez, che però potrebbe decollare in un istante soprattutto se la pista Ylmaz si dovesse raffreddare.

UN NOME NUOVO E AFFASCINANATE PER LA PANCHINA - Sempre sull’asse Milano-Roma, potrebbe invece svilupparsi un’altra trattativa, forse più una suggestione che altro. Se di fantasia si tratta, è certo che da molto tempo è nella testa del presidente Lotito. Parliamo di Mauro Tassotti, allenatore in seconda del Milan e uomo gradito sia in società che soprattutto alla piazza romana. Già a febbraio, dopo le dimissioni presentate da Reja, il presidente della Lazio pensò a lui come successore del tecnico goriziano. Nonostante però i buoni rapporti con la dirigenza del Milan, alla fine non se ne fece nulla anche per la volontà del tecnico di non abbandonare la panchina rossonera. In Tassotti, Lotito troverebbe tutte le caratteristiche dell’allenatore ideale: tecnico di grande esperienza anche internazionale, stimato nello spogliatoio, ben voluto da tutto l’ambiente laziale e uomo di grande educazione e rispetto. Dopo una carriera da “secondo” di lusso, Tassotti potrebbe essere affascinato da una nuova esperienza professionale, in una piazza e in una città, che porta sempre nel cuore. Il vice-allenatore del Milan è infatti natio di San Basilio, esordì in biancoceleste in serie A soli diciotto anni nel 1978, disputando con la maglia della Lazio tre stagioni prima di trasferirsi per sempre al Milan, dove disputò 17 stagioni da giocatore e 15 da allenatore, tra giovanili e prima squadra. Adesso però qualcosa sta cambiando, anche perché la vecchia guardia dei rossoneri ha quasi abdicato in toto (solo Ambrosini e forse Inzaghi resteranno in rossonero) e lo stesso Tassotti potrebbe pensare di cambiare aria per trovare nuovi stimoli e costruirsi finalmente una carriera da primo allenatore. Con lui sulla panchina biancoceleste, cambierebbero tutti gli scenari, sia di mercato che di prospettiva. In primis si potrebbe tentare di portare a Roma tanti giocatori di primo livello, affascinati da un’esperienza nella Lazio con un tecnico di grande blasone come guida. Primo tra tutti lo stesso Maxi Lopez, che ritroverebbe in biancoceleste un allenatore che stima molto, ma in questo caso salirebbero anche le quotazioni di Gennaro Gattuso che, come ci ha confermato ancora in Esclusiva il procuratore Andrea D'Amico, sta lavorando per trovare una soluzione ideale: "Stiamo lavorando, per ora ci sono tante ipotesi ma ancora nulla di certo. Comunque qualcosa succederà a breve". Grazie al tecnico romano, la Lazio potrebbe iniziare quel percorso di crescita, anche a livello internazionale, che da tempo i tifosi chiedono alla società. Non sarà facile portarlo via da Milano ma il suo nome affascina più di chiunque altro sia il presidente che il popolo laziale.

Fonte: Lalaziosiamonoi.it

 
 
 

SPECIALE - CHINAGLIA

Post n°2058 pubblicato il 24 Maggio 2012 da s.s_lazio1900

Grinta, orgoglio, personalità, è stato il leader di una squadra che ha fatto epoca con Maestrelli in panchina Terzo miglior marcatore con 123 gol. L’infanzia in Toscana prima di emigrare con i genitori a Cardiff Il ritorno in Italia per diventare calciatore. L’arrivo a Roma nel 1969, le 24 reti per il tricolore, i Cosmos di Pelè e nel 1983 l’acquisto del club capitolino.

ROMA - La sua storia comincia a Pontecimato, in Toscana: mulini e frantoi, un piccolo paese vicino a Carrara. La grande guerra è terminata da poco. Giorgio Chinaglia nasce il 24 gennaio del 1947. E’ lì, a Pontecimato, che trascorre l’infanzia. Il papà Mario emigra presto a Cardiff, viene assunto in una fonderia. Anche la mamma Giovanna parte per il Galles. Giorgio ha una sorella, si chiama Rita. Cresce con la nonna, Clelia, poi nel 1953 raggiunge i genitori, che gli fanno frequentare i banchi di due scuole, la “St. Peters” e la “Lady Mary Grammar School”. Un professore di educazione fisica lo convince a imparare a giocare a rugby: la prima passione, il primo sport. I soldi sono pochi, la dignità è la sua ricchezza. «La povertà ti lascia dentro le lezioni più importanti». Nel Galles impara a sopportare le salite, non si vergogna a dire che risuolava le sue scarpe con tre o quattro strati di cartone.

LA SCALATA -
La sua famiglia apre un ristorante: “Mario’s Bamboo”. Giorgio studia, fa il cameriere, la sera si ferma a lavare i piatti. Il calcio lo affascina, entra nell’accademia del Cardiff City, viene tesserato dallo Swansea e nel 1966 ritorna in Italia. Firma con la Massese: cinque gol in C, la chiamata dell’Internapoli, due stagioni e ventiquattro reti. La svolta nel 1969: Carlo Galli lo segnala alla Lazio e al direttore sportivo Antonio Sbardella, il presidente Umberto Lenzini decide di acquistarlo con Pino Wilson per duecento milioni di lire. Trova Juan Carlos Lorenzo come allenatore: c’è subito stima. Chinaglia è l’espressione di un calcio romantico, entra nel cuore della gente: forza straripante, grinta, orgoglio, adrenalina, basette lunghe. Diventa l’essenza, l’anima, lo spirito ribelle di una Lazio che avrebbe segnato un’epoca.

LO SCUDETTO -
Nel 1971 conosce Tommaso Maestrelli, che si trasforma per lui in un altro papà, perché sa toccare le corde giuste: ha sensibilità, carisma, un forte ascendente. La Lazio viene promossa in A, Chinaglia vince il titolo di capocannoniere con 21 gol. E’ l’inizio di una favola speciale. Lo scudetto sfiorato nel 1973, le lacrime a Napoli, allo stadio San Paolo, lo storico tricolore che arriva l’anno successivo, all’Olimpico, in una cattedrale biancoceleste: il rigore contro il Foggia, il trionfo, l’invasione di campo, le immagini in bianco e nero di un film che rappresenta il capolavoro di una squadra geniale e imprevedibile, sempre pronta a rialzarsi, a trovare le energie, a prendere spallate il destino. Una Lazio che nell’immaginario dei suoi tifosi è ancora oggi un poster senza età, uno splendido manifesto. Un gruppo difficile da gestire e governare, ma in grado di esprimere un calcio moderno, di stampo olandese, con due terzini - Petrelli e Martini - che erano frecce. Con un regista difensivo come Wilson, affiancato da Oddi, davanti a un portiere del calibro di Pulici. E poi Garlaschelli sulla fascia destra, la saggezza di Frustalupi, le corse sfrenate di Re Cecconi e Nanni, la fantasia di D’Amico.

IL MONDIALE E I COSMOS -
Chinaglia è già diventato per tutti Long John: unisce ogni generazione. Ha appena conquistato il titolo di capocannoniere con 24 gol. E’ il faraone di una Lazio che ha rovesciato il potere di Juve, Inter e Milan. Arrivano così i Mondiali del 1974 in Germania. Con il ct Valcareggi ha un rapporto complicato. Lo scontro arriva al 69’ della partita con Haiti: Chinaglia viene sostituito e lascia il campo mandandolo al diavolo. E’ il 15 giugno, si gioca all’Olympiastadion di Monaco di Baviera. Si chiude lì la sua avventura in maglia azzurra. Maestrelli ha un brutto male, la Lazio delle meraviglie comincia a perdere forma. Chinaglia, terzo miglior marcatore nella storia biancoceleste (123 gol, dietro a Piola e Signori), vola negli Stati Uniti, si lega ai Cosmos, i suoi compagni sono Pelè, Beckenbauer, Carlos Alberto. Otto campionati negli Stati Uniti, 242 reti in 254 partite. Ma la Lazio, per lui, è ancora una storia aperta. Ha pianto per Maestrelli e Re Cecconi. Nell’estate del 1983 rileva la società da Gian Casoni. Diventa presidente, compra Joao Batista e si fa prestare Michael Laudrup dalla Juve. Una salvezza con Carosi in panchina, la retrocessione in B nel 1985. Un anno dopo, con una Lazio divorata dai debiti, cede il club prima al professor Chimenti e poi ai fratelli Gianmarco e Giorgio Calleri. Il suo ultimo acquisto? Giuliano Fiorini, preso dal Genoa: proprio quel centravanti, nel 1987, avrebbe poi evitato alla Lazio dei - 9 di precipitare in C.

L’AMERICA -
Chinaglia torna negli Stati Uniti, lavora in televisione, collabora con una serie di società che organizzano eventi sportivi. Il calcio è una calamita: entra nel Ferencvaros, nel Foggia e nel Lanciano. Esperienze tra luci e ombre. «Sono ingenuo, nella mia vita mi sono sempre fidato troppo degli altri» , confida agli amici. La Lazio gli appartiene dentro. E’ come se il tempo, l’orologio, si fosse fermato per lui quel 12 maggio 1974, il giorno del rigore contro il Foggia e dello scudetto. Tutta una vita in quegli attimi, in quell’abbraccio con Maestrelli, con Lovati, con Re Cecconi e Frustalupi, con il dottor Ziaco, con padre Lisandrini. Con una Lazio che, lentamente, lo avrebbe salutato.

GLI ULTIMI ANNI -
Sostiene di avere ancora un debito di riconoscenza verso i tifosi. Vorrebbe riprendere il controllo della Lazio e tornare a fare il presidente. Telefona spesso dagli Stati Uniti, fa i complimenti al tecnico Papadopulo (suo ex compagno) dopo il derby vinto 3-1 il 6 gennaio del 2005, con un gol di Di Canio. Nel 2006 prova ad acquistare il club da Lotito. Dichiara di rappresentare una multinazionale, si presenta anche in Consob. Una vicenda che finisce sui tavoli della magistratura. Scatta un ordine di custodia cautelare nei confronti di Chinaglia per estorsione e aggiotaggio. Lui si difende attraverso i suoi legali. Nel 2011 diventa ambasciatore dei Cosmos. Vive in Florida, interviene tutte le mattine in una radio, Sirius XM, durante la trasmissione “The Football Show”. Apre anche un ristorante con il figlio Anthony. La scorsa settimana, poi, la delicata operazione al cuore, il ritorno a casa e ieri mattina le lacrime di Anthony: «Si è svegliato, ha preso una medicina, si è rimesso a letto, sono andato a controllarlo e non respirava più».

 
 
 

SPECIALE - RE CECCONI

Post n°2057 pubblicato il 24 Maggio 2012 da s.s_lazio1900

Biografia

Luciano Re Cecconi nasce a Nerviano (MI) il 1 dicembre 1948 in una famiglia numerosa e povera. Il padre Alfredo lavora come operaio e la madre Cecilia è una casalinga che alleva con dignità i suoi quattro figli. Il suo cognome originario è Cecconi e il "Re" davanti fu dono di Vittorio Emanuele II che volle sdebitarsi con gli abitanti di Nerviano che lo accolsero con tutti gli onori. Nel 1859, dopo la battaglia di Magenta, il Sovrano, sostò a Nerviano, come è ricordato da due lapidi, una nel capoluogo, l'altra nella frazione di S. Ilario Milanese e concedette così la possibilità di aggiungere al cognome proprio la parola reale per manifestare la fedeltà alla Corona.


La giovinezza e i primi passi da calciatore

L'infanzia di Luciano è fatta di scuola al mattino e di lavoro al pomeriggio. Servono soldi in casa e lui inizia presto a guadagnare qualcosa prima come calzolaio, poi come garzone in un negozio di frutta e verdura ed infine come meccanico.

Con le macchine se la cava bene e si costruisce una Fiat 500 praticamente partendo dalla sola scocca. Ma il calcio è la sua vera passione ed appena il tempo glielo concede va a giocare nell'Aurora Cantalupo, sua prima squadra, in prima categoria. Si alza alle quattro del mattino per andare al lavoro ed alle 15.00 eccolo in campo.

Viene notato da alcuni osservatori per la sua corsa senza mai sosta. Nel 1965 arriva un'offerta dalla Pro Patria e Luciano accetta di giocare con la gloriosa squadra di Busto Arsizio con la speranza che le porte del calcio si aprano anche per lui. Deve attendere la stagione 1967/68 per esordire in Serie C, e in quella stagione colleziona solo 3 presenze, ma il suo contributo in campo è sempre di alto livello.

La stagione seguente diventa titolare e ottiene 33 presenze su 38 e, grazie al suo contributo, riesce ad ottenere un decoroso 13° posto con la sua squadra. Conosce anche una ragazza, Cesarina, che diventerà sua moglie. La squadra di Busto Arsizio non se la passa economicamente bene e deve vendere i suoi giocatori migliori scontentando i propri tifosi. Luciano è stato notato dal Foggia allenato da Maestrelli e le due società si accordano per il trasferimento che Re Cecconi accetta con non poche perplessità, anche se l'avventura in Serie B lo entusiasma.

 

Dalla Pro Patria al Foggia

Con molta umiltà Re Cecconi si allena e con la maglia rossonera dei pugliesi colleziona 14 presenze nella stagione 1969/70 che vede la promozione dei satanelli in Serie A. Maestrelli lo sprona sempre a fare meglio e Luciano lo segue con fiducia, entrando in campo per primo e uscendo per ultimo durante gli allenamenti.

Maestrelli ogni tanto gli affida i suoi gemellini Massimo e Maurizio che lui porta al cinema o ad un vicino parco di divertimenti per bimbi. Per Luciano si aprono le porte della prima squadra da titolare in Serie A. Il 4 ottobre 1970 avviene il suo esordio nella massima serie in Foggia-Milan 1-1.

Re Cecconi colleziona 26 presenze ed una rete segnata alla Lazio nella partita di andata vinta per 5-2, ma il Foggia, pur giocando un ottimo calcio, retrocede in Serie B per differenza reti. Maestrelli, che lo aveva valorizzato, se ne va alla Lazio mentre lui rimane al Foggia per giocare la terza stagione in rossonero. Sarà una stagione amara di soddisfazioni perchè la squadra chiude al 9° posto ma su di lui si sono posati gli occhi di diverse squadre tra cui il Torino e la Lazio che, grazie al suo allenatore Maestrelli, è tornata in Serie A.

 

L'arrivo alla Lazio

Per avere Re Cecconi alla Lazio, Maestrelli costringe Lenzini a fare una super-offerta per sbaragliare la concorrenza e costringe un dirigente ad andare in Puglia per far firmare il contratto al presidente dei satanelli Fesce che è ammalato.

Dopo un anno di distanza Re Cecconi ritrova l'allenatore che più di tutti lo ha valorizzato ed apprezzato. Luciano prende alloggio alla pensione "Paisiello" ai Parioli assieme a Pulici ed a altri giocatori appena acquistati. Nella Lazio ritrova anche un compagno d'armi con cui aveva legato fortemente e con cui era rimasto in contatto: Luigi Martini. Inevitabile la felicità di ritrovarsi nella stessa squadra.

Gli inizi alla Lazio sono tutt'altro che facili perchè la squadra non gira e lui stesso si trova spaesato con compagni dai caratteri difficili da contenere. In Coppa Italia la squadra naufraga, sconfitta da squadre di Serie B e addirittura dal Brindisi che militava 3 mesi prima nella Serie C. I tifosi rumoreggiavano prendendosela con lui, Pulici e altri neo acquisti non ritenuti all'altezza della massima serie, ma Maestrelli gli fece coraggio e gli consigliò di non preoccuparsi.

Il calendario aveva riservato alla Lazio un inizio "impossibile", ma già alla prima giornata contro l'Inter la musica cambiò e i nerazzurri furono molto fortunati a portare a casa un pareggio. Re Cecconi fu il migliore in campo con le sue discese e sfiorando anche la rete. La Lazio era trasformata e Luciano pure. Sfornava partite superbe e faceva volare la squadra in testa al campionato, cosa che non succedeva dal 1936/37.

I tifosi cominciavano a chiamarlo Cecco o "Cecconetzer", in onore del campione della Germania Ovest. La sua bionda chioma spaziava per tutto il campo e neanche gli infortuni sembravano fermarlo. Veniva convocato nella Lega Nazionale Italiana (una partita) e nella nazionale Under 23, all'epoca l'anticamera della nazionale maggiore, giocando 2 gare.

La Lazio volava in campo e batteva gli avversari senza remore. A Tor Di Quinto intanto si erano create delle rivalità e la squadra era spaccata in clan e lui era con l'inseparabile Martini che lo stava anche spingendo a fare del paracadutismo. Dall'altra parte Chinaglia e capitan Wilson che non si lasciavano scappare l'occasione per stuzzicarlo.

Ma in campo si era un sol uomo e la Lazio a 90° minuti dalla fine lotta per vincere lo Scudetto. A Napoli, però, va tutto storto e all'ultimo minuto svaniscono i sogni di gloria. Luciano forse sente troppo la tensione e non gioca bene e negli spogliatoi ha una crisi di pianto.

 

Campione d'Italia

Dopo le vacanze estive, Re Cecconi si ritrova con tutta la squadra nel ritiro di Pievepelago per preparare la stagione 1973/74. La voglia di riscatto dalla cocente delusione della stagione appena conclusa è enorme e la squadra si compatta anche se rimangono i clan interni con le loro piccole ripicche e lotte intestine che la Domenica magicamente scompaiono.

Stavolta la Coppa Italia è più tranquilla e la qualificazione al turno successivo avviene facilmente. Il campionato inizia alla grande per Re Cecconi che va a segno alla prima giornata a Vicenza in una gara vinta 3-0.

Sembra un'altra cavalcata trionfale ma presto la squadra perde punti preziosi. Già a Natale, però, riprende la testa della classifica. Poi arriva la gara contro il Milan il 30 dicembre 1973, attesa da oltre 80.000 tifosi bagnati ed infreddoliti in una giornata di pioggia battente. La Lazio attacca, gioca bene, ma non passa. Al 90° è proprio Re Cecconi su passaggio di Frustalupi a segnare e a correre pazzo di gioia sotto la tribuna Monte Mario, tra l'ovazione dei tifosi che lanciano persino alcuni ombrelli in campo in una bolgia indescrivibile.

La Lazio vince e questa partita passerà alla storia come una delle più importanti di quella stagione. Re Cecconi è sugli scudi, euforico e galvanizzato da questa importante rete, ma la sfortuna è li ad attenderlo. Infatti contro il Torino il 13 gennaio1974 s'infortuna gravemente al ginocchio e deve restare fermo 4 settimane.

Purtroppo una nuova ricaduta lo tiene fuori per oltre 2 mesi e alla fine perderà 8 gare del campionato dove, però, la Lazio va bene, guadagna punti, e non soffre la sua assenza. Rientra in squadra a Milano dove la squadra perde con l'Inter e Chinaglia ne chiede l'esclusione ma Maestrelli, con fermezza, dirime la situazione e Luciano torna a giocare ai suoi livelli contribuendo non poco alla conquista dello Scudetto che avviene proprio contro la sua ex squadra: il Foggia.

La gara è spigolosa ma alla fine la Lazio vince il suo primo Scudetto e Luciano viene bloccato dall'invasione festosa dei tifosi. Rientra a fatica negli spogliatoi solo con le mutande, un calzettone ed uno scarpino. Per lui la stagione trionfale continua con la convocazione per i Mondiali di Germania ma con la Nazionale non avrà molta fortuna. I laziali convocati sono solo tre, Oddi e Pulici vengono esclusi, Martini è fuorigioco per un infortunio.

Luciano non le manda a dire e critica apertamente i "Senatori" che sono ostili nei riguardi dei cosidetti "meridionali". Pur facendo parte del "clan rivale" nella Lazio, non esita a difendere Chinaglia dopo il gestaccio a Valcareggi e con Wilson e il napoletano Juliano contesta le decisioni del C.T. della Nazionale. Soffre in panchina e vede l'eliminazione dell'Italia da parte della Polonia.

Finiti i Mondiali torna a casa per godersi il meritato riposo dopo un campionato esaltante ma massacrante e dopo che la Lazio aveva rifiutato un'offerta del Torino che l'avrebbe ricoperta d'oro pur di averlo in granata.

 

Anni difficili

La stagione 1974/75 sembrava ricalcare quella precedente con la Lazio in testa a lottare per vincere un nuovo Scudetto ma, ad un certo punto, qualcosa s'inceppò e si cominciarono a perdere punti preziosi fino ad allonatanarsi irrimediabilmente dalle posizioni di vertice. Per Re Cecconi arriva comunque l'esordio in Nazionale il 28 settembre 1974 in una gara persa 1-0 a Belgrado contro la Jugoslavia.

Lo aveva convocato il neo C.T. Bernardini che lo aveva sempre ammirato. Inoltre assieme all'inseparabile compagno Martini inizia a praticare il lancio con il paracadute. E' un modo di mettersi alla prova e vincere le paure ma Re Cecconi, anche se non lo dimostra, un po' di timore a lanciarsi da un aereo in quota ce l'ha. Un pomeriggio, assieme a Martini, si lanciano sopra Tor Di Quinto e atterrano al centro del campo tra lo sguardo attonito di Maestrelli che non sa se piangere o chiamare il manicomio per farli rinchiudere.

Nel Marzo 1975 arriva intanto la doccia fredda della malattia dell'allenatore. Anche Re Cecconi viene messo al corrente delle condizioni estremamente gravi di Maestrelli e scoppia in un pianto a dirotto. Non passa giorno che non vada in clinica a trovarlo o a prendersi cura dei gemellini. La stagione finisce con un onorevole 4° posto e con la consapevolezza che senza l'amato allenatore non sarà più come prima.

Neanche a lui piace il nuovo allenatore Corsini e guarda perplesso lo smembramento della squadra che aveva vinto lo Scudetto. Solo con il ritorno clamoroso di un Maestrelli sofferente in panchina, la Lazio riesce a salvarsi dopo un'annata disastrosa che coinvolge un po' tutti, lui compreso.

Maestrelli lascia, ormai provato dalla malattia che lo sta divorando, ed al suo posto arriva Luis Vinicio e Re Cecconi sembra trovare nuovo entusiasmo anche se la mente è sempre rivolta al suo vecchio allenatore. La nuova stagione sembra iniziare bene per lui che segna una magnifica rete alla Juventus nella 1^ di campionato che vede i biancazzurri uscire sconfitti con onore per 3-2.

Poi il 24 ottobre gioca l'ultima delle sue 109 partite, con 6 reti, con la maglia della Lazio. Il ginocchio cede durante la gara con il Bologna e la diagnosi è di almeno tre mesi di convalescenza. Un duro colpo per uno come Re Cecconi abituato a lottare in campo e non a guardare gli altri giocare. Passano i mesi ed inizia la rieducazione. A Febbraio dovrebbe essere di nuovo in campo ma intanto il 2 dicembre 1976 muore Maestrelli ed ai funerali è uno di quei ragazzi che lo portano a spalla fuori dalla chiesa davanti a oltre 20.000 tifosi e piange come un bambino.

 

L'assurda tragedia della sua morte

La sera del 18 gennaio 1977 Re Cecconi, dopo l'allenamento, si trova in compagnia dei compagni di squadra Rossi e Ghedin nel quartiere Fleming nel negozio di profumeria di un amico comune, Giorgio Fraticcioli. Ad un certo punto, come scriverà Il Messaggero nella cronaca dell'accaduto, Rossi saluta la compagnia per fare degli acquisti, mentre Fraticcioli comunica a Re Cecconi e Ghedin che deve portare due flaconi di profumo ad un amico gioielliere che si trova in Via Francesco Saverio Nitti.

I due si offrono di accompagnarlo e rimangono indietro mentre il profumiere si fa riconoscere dal gioielliere che gli apre la porta. A questo punto Re Cecconi, che aveva avvisato Ghedin dello scherzo che stava per fare, esclama: "Mani in alto, questa è una rapina!" con il bavero del cappotto alzato a celare il volto. Il gioielliere, Bruno Tabocchini, non riconoscendolo, estrae una pistola e fa fuoco colpendo in pieno petto il biondo centrocampista biancoceleste.

La prontezza di riflessi permette a Ghedin, che alza le mani, di non fare la stessa fine di Luciano. La tragedia è però compiuta. Luciano cade a terra in una pozza di sangue e viene trasportato in ospedale su una macchina di passaggio. Ma non c'è più niente da fare: morirà intorno alle 20.00. E' il telegiornale della sera a dare per primo la ferale notizia che fa il giro della Capitale in un attimo. Nel libro "Lui era mio padre: Re Cecconi" edito nel 2008 e scritto dal figlio Stefano, questa versione dei fatti viene ritenuta poco credibile da Martini e D'Amico che hanno sempre ritenuto che Re Cecconi con gli estranei avesse sempre mantenuto le sue. I compagni di squadra, increduli, sono i primi ad accorrere in ospedale, ma solo Pulici riesce a vederlo nell'obitorio.

Re Cecconi lascia a poco più di 28 anni una moglie e due figli in tenera età. Ai suoi funerali accorreranno oltre 15.000 tifosi increduli per una tragedia figlia di quei tempi martoriati, ma sopratutto per la morte assurda che portava via uno dei massimi campioni che abbiano mai indossato la maglia biancoceleste. Gli è stato intitolato lo stadio polifunzionale di Nerviano, sua città natale, un impianto dove fino alla metà degli anni '80 veniva disputato un torneo giovanile a suo nome (categoria Allievi) che aveva riscosso notevole successo in ambito europeo, con Lazio e Pro Patria come squadre obbligatoriamente sempre presenti oltre a Milan ed Inter, che richiamava sugli spalti migliaia di sportivi.

Uno stadio in cui anche la Pro Patria ha giocato una gara ufficiale, quella del campionato di Eccellenza 1992/93.

 

La storia dello sceneggiato bloccato

Nel maggio 1983 su vari quotidiani viene riportata la notizia che la Rai TV sta ultimando la preparazione di uno sceneggiato televisivo dal titolo provvisorio "L’appello", che narra la vicenda della morte del giocatore. Lo sceneggiato narra la vita della famiglia del gioielliere e della loro amicizia con il calciatore, fino a quella tragica sera del 18 gennaio 1977.

I due coniugi entrano in possesso del copione e lo leggono attentamente. Lui è descritto come un individuo incolto, molto attaccato al denaro e dal grilletto facile; lei come donna quasi esclusivamente impegnata a riporre oggetti negli scaffali della gioielleria. Dopo averlo letto, i coniugi ritengono che la sceneggiatura violi il loro diritto alla identità personale.

Così, citano in giudizio la Rai dinanzi al Tribunale di Roma, chiedendo di inibire la messa in onda dello sceneggiato. Il Tribunale accoglie la domanda. Ma la Corte d’Appello di Roma riforma la sentenza di primo grado, riconoscendo il diritto di cronaca. I coniugi ricorrono per cassazione.

La Suprema Corte conferma la sentenza d’appello, affermando che “Nella dialettica che viene ad instaurarsi tra il diritto alla identità personale ed i contrapposti diritti di cronaca e di creazione artistica, si riflette quel fenomeno di confliggenza di interessi che trova soluzione attraverso il contemperamento e l’equo bilanciamento delle libertà antagoniste, in modo che la tutela dell’una non escluda quella delle altre. Un tale bilanciamento di opposti valori costituzionali si risolve nel riconoscimento della libera esplicabilità del diritto di cronaca e nella sua prevalenza sul diritto all’identità personale ove ricorra la condizione della verità dei fatti, oltre a quella dell’utilità sociale e della continenza formale”.

 
 
 
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