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Creato da OsirideDioDeiMorti2 il 15/11/2010

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AMENHOTEP IV - AKHENATON

Post n°113 pubblicato il 10 Maggio 2012 da OsirideDioDeiMorti2
 

 

Figlio del potente sovrano

Amenohotep III e della regina Tiy,

Akhenaton succedette al padre,

forse dopo una correggenza di

circa undici anni, con il prenome di

Neferkheperura Uaenra, "Perfetti

sono i divenire di Ra, l'Unico di Ra" e il

nome di Amenhotep, "Amon è soddisfatto"

(Amenhotep IV). Emulando la scelta del

genitore che innalzò al rango di sovrano

una donna di sangue non reale - figlia

dei nobili Yuya e Tuyu - fece della 

consorte Nefertiti la sua regina. Dal

matrimonio nacquero sei figlie:

Meritaton, Meketaton,

Ankhesenpaaton, Neferneferura e

Setepenra. Le origini della "Grande

Sposa Regale" Nefertiti sono 

controverse e la sua ascendenza egizia

è stata più volte messa in dubbio in

ragione del significato del suo nome,

"La Bella è giunta", che potrebbe

rifletterne la provenienza straniera,

ma oggi si è quasi unanimamente

concordi nel ritenerla figlia del

generale Ay, interpretando il

titolo di "Padre del dio" da lui

portato come "suocero di

Akhenaton", per analogia a quello

di Yuya, "Padre divino" di

Amenhotep III. Amenhotep IV/Akhenaton

ebbe come fratelli il principe

Thutmosi, erede al trono

prematuramente deceduto e,

conformemente ad alcune teorie,

Smenkhkara, suo diretto successore,

nonchè il giovane Tutankhaton, il

futuro Tutankhamon; alcuni studiosi

ipotizzano però che quest'ultimo

fosse figlio di Akhenaton e di

una consorte minore, la "molto

amata" Kiya, ma nessuna delle

raffigurazioni pervenuteci ritrae

il sovrano amarniano con

discendenti maschi.

 

  

 
 
 

AMENHOTEP IV

Post n°112 pubblicato il 10 Maggio 2012 da OsirideDioDeiMorti2
 

 

Talvolta il profano, possiamo confessarlo,

trova una certa monotonia nella storia

dell'antico Egitto, che si trascina

lentamente attraverso i secoli. Forse la

parola più adeguata sarebbe "prevedibilità",

 richiamando alla memoria i ricorsi stagionali

della stessa valle del Nilo. Che rappresenti

un faraone del Regno Medio o un cesare

romano di duemila anni dopo, si può pensare

che l'artigiano egizio lavori con variazioni

 praticamente insignificanti, chiuso com'è

in una tradizione di ferro. Se non fosse

per le testimonianze scritte, ci dovrebbe

esser perdonato l'imbarazzo di non saper

 distinguere talvolta un capo della storia

 dall'altro. Naturalmente tutto questo è

un'eresia bell'e buona per chi si professa

egittologo ed ha l'occhio abituato al

giudizio critico. Ma fu proprio un egittolo

di professione che richiamò l'attenzione

sull'eroe di questo post definendolo

"il primo personaggio della storia". Pochi

 potrebbero negare che nel quattordicesimo

secolo a.C. quest'uomo straodinario (se uomo

egli era) riuscì a interrompere per pochi

anni il ripetersi della storia egizia quale

noi la conosciamo: le sue guerre, i suoi

intrighi, le elaborate sofisticazioni,

l'imperialismo inesperto, il mescolamento

dei culti con l'affollato mondo animale. Il

fatto che egli sognasse, invece di regnare,

fa parte della meraviglia. Egli può essere

 condannato come apostata, come monarca

 pusillanime, come maniaco religioso, come

donna mascherata, come ermafrodita. Il suo

sfoggio di vita familiare accanto alla

graziosa Nefert-iti, tra una frotta di figlie

(non di figli) era una simulazione per

compensare una realtà, o era veramente

 un'innovazione domestica? Il suo monoteismo

fu un'incompiuta anticipazione della storia

o fu la semplice accentuazione di tendenze

 precedenti? E perchè non ambedue?

Qualunque sia la sostanza del suo

contributo, egli ha lasciato in eredità

un materiale abbastanza controverso da

richiamare l'interpretazione di una vasta

gamma di studiosi più o meno dotti. Nel museo

del Cairo noi possiamo passare in

rassegna una schiera di faraoni, ma il

suo volto singolare, lungo e intelligente,

studiato dall'artista con non comune

sensibilità data la dimensione colossale,

ci guarda irresibilmente dalla colonna di

Karnak e noi ci soffermiamo a meditare.

 
 
 

UN FARAONE DONNA

Post n°111 pubblicato il 01 Maggio 2012 da OsirideDioDeiMorti2
 

 

Il ruolo della regina doveva apparire

 straordinariamente importante già

dai primi anni, se si pensa che a Karnak

era stato costruito un viale

fiancheggiato di sfingi di cui

quelle su di un lato avevano il volto

di Amenhotep e le altre di Nefertiti.

 

 

Re e regina apparivano dunque indissolubili

anche nella gestione del potere. In molte

 raffigurazioni Nefertiti maneggia lo

scettro

 dell'autorità suprema o appare sola

davanti

 all'altare del dio Aton. Sui "pilastri

di Nefertiti" (ritrovati sempre a

Karnak) la regina è raffigurata

mentre suona il sistro ed è

indicata come "colei che trovò

Aton" un titolo equivalente a

quello attribuito ad Akhenaton.

 

SISTRO CON HATHOR

 

Tutto questo ha portato molti

egittologi a considerare Nefertiti

una vera e propria donna-faraone,

situazione che nell'Antico Egitto

non era poi così inusuale. Le donne

egizie avevano grande autorità

e autonomia anche perchè i sovrani

racchiudevano in sè, come gli dei,

i principi del maschile e del femminile.

Già in passato alcune donne avevano

regnato come veri faraoni: tra

esse Nitocris, che chiuse la

Vi dinastia

 

 

e Sobekneferu che pose fine alla XII.

 

 

In seguito Ahhotep passò alla storia

come "la regina guerriera" perchè

ebbe un ruolo fondamentale nella

lunga lotta di liberazione contro gli

invasori Hyksos.

 

 

Nella XVIII dinastia (cui

appartengono Akhenaton e Nefertiti)

c'era già stato anche il caso della

regina-faraone Hatshepsut, figlia

maggiore di Thutmosi I. Ella dapprima

aveva governato per conto del

figliastro, Thutmosi III, ma in

seguito si era fatta proclamare

faraone a tutti gli effetti,

assumendo tutti i simboli del potere

(compresa la barba, finta, che il

faraone aveva l'obbligo di portare).

La tradizione continuerà, in seguito,

con Nefertari (sposa e regina con

Ramses II) e si concluderà con

la celebre Cleopatra.

La coppia Nefertiti-Akhenaton era,

quindi, sicuramente basata su di

un vincolo saldissimo che aveva

origine da un nuovo e comune

modo di concepire il potere e la

religione. Poco importa chi dei

due avesse maggiormente influenzato

l'altro in questa scelta così

profondamente rivoluzionaria

per una società la cui dottrina

era immutata da almeno 15 secoli.

 
 
 

AMORE DIVINO

Post n°110 pubblicato il 21 Aprile 2012 da OsirideDioDeiMorti2
 


 

La loro perfetta unione (quasi una

sovrapposizione di ruoli, secondo alcuni) è

anche la chiave di volta della grande riforma

religiosa attuata nel sesto anno di regno di

Amenhotep IV, quando egli lasciò

definitivamente Karnak, e l'influenza della

potente casta sacerdotale di Tebe per

edificare una nuova capitale, 400 chilometri

più a nord, interamente dedicata al "nuovo"

dio Aton. Contemporaneamente il faraone

mutò il suo nome in Akhenaton (letteralmente

"lo spirito efficace di Aton"), mentre

Nefertiti si fece chiamare Nefer-neferu-Aton,

ovvero "bella tra le belle di Aton". Per un

egizio il nome è una parte immortale dell'essere,

che sopravvive alla morte fisica, da qui

l'importanza di questa scelta non solo

formale. Il nuovo nome del faraone sta a

significare che, da quel momento in poi, egli

non era più una divinità (Horo figlio di Amon-Ra),

ma solo l'uomo "utile ad Aton, che è utile a tutti".

Nefertiti ed Akhenaton sono dunque una coppia

divina e "solare"; ogni giorno celebrano insieme

il culto del dio unico e, nel contempo,

celebrano il sentimento che li unisce,

indissolubile ed eterno come il ciclo stesso del

sole e il susseguirsi delle stagioni. In queste

cerimonie Nefertiti non è solo una

comparsa passiva: secondo quanto si legge

su molte iscrizioni la sua voce suscitava gioia,

i suoi gesti erano armoniosi omaggi al dio.

Appariva splendida e solenne, paragonata a

una stella luminosa: "gioiosamente ornata

della doppia piuma, dotata di tutte le virtù,

alla cui voce ci si rallegra, dama piena di grazia,

grande nell'amore, i cui sentimenti fanno

la felicità del signore dei Due Paesi".

 

 

 
 
 

LA SPOSA DEL SOLE - 2° PARTE

Post n°109 pubblicato il 11 Aprile 2012 da OsirideDioDeiMorti2
 

Proprio dal nome la maggior parte degli

esegeti aveva tratto la certezza di

un'origine straniera: c'era chi propendeva

per una

principessa asiatica, chi per una nobile

della Numidia. Invece il suo è un

appellativo tipicamente egizio, con

profondi significati religiosi. La "bella"

che arriva ogni mattina

è la dea che, dopo aver lasciato il Sole

creatore al tramonto, è partita alla

volta del deserto per ritrovarlo.

Senza di lei,

le Due Terre sono condannate alla

sterilità e alla desolazione; quando la

dea riappare in Egitto con il Sole, la

natura e tutti gli esseri viventi

conoscono una nuova

felicità. Nefertiti è l'incarnazione di

questa dea che vieneo, più esattamente,

che ritorna

per elargire il suo amore al faraone,

affinchè risplenda come il Sole. Inoltre,

tra le poche notizie certe sulla sua

origine, c'è quella che la sua nutrice si

chiamava Ty (o anche Teje, Tyi o Tiy,

come la futura suocera),

mentre un'iscrizione identifica come

"divino padre" un dignitario di corte di

nome Ay. 

 

 

Appare più probabile che Nefertiti

sia cresciuta alla corte del faraone

e sia andata in sposa, giovanissima,

com'era uso, all'altrettanto giovane

Amenhotep IV.

 

 

 

 
 
 
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