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Figlio del potente sovrano Amenohotep III e della regina Tiy, Akhenaton succedette al padre, forse dopo una correggenza di circa undici anni, con il prenome di Neferkheperura Uaenra, "Perfetti sono i divenire di Ra, l'Unico di Ra" e il nome di Amenhotep, "Amon è soddisfatto" (Amenhotep IV). Emulando la scelta del genitore che innalzò al rango di sovrano una donna di sangue non reale - figlia dei nobili Yuya e Tuyu - fece della consorte Nefertiti la sua regina. Dal matrimonio nacquero sei figlie: Meritaton, Meketaton, Ankhesenpaaton, Neferneferura e Setepenra. Le origini della "Grande Sposa Regale" Nefertiti sono controverse e la sua ascendenza egizia è stata più volte messa in dubbio in ragione del significato del suo nome, "La Bella è giunta", che potrebbe rifletterne la provenienza straniera, ma oggi si è quasi unanimamente concordi nel ritenerla figlia del generale Ay, interpretando il titolo di "Padre del dio" da lui portato come "suocero di Akhenaton", per analogia a quello di Yuya, "Padre divino" di Amenhotep III. Amenhotep IV/Akhenaton ebbe come fratelli il principe Thutmosi, erede al trono prematuramente deceduto e, conformemente ad alcune teorie, Smenkhkara, suo diretto successore, nonchè il giovane Tutankhaton, il futuro Tutankhamon; alcuni studiosi ipotizzano però che quest'ultimo fosse figlio di Akhenaton e di una consorte minore, la "molto amata" Kiya, ma nessuna delle raffigurazioni pervenuteci ritrae il sovrano amarniano con discendenti maschi.
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Talvolta il profano, possiamo confessarlo, trova una certa monotonia nella storia dell'antico Egitto, che si trascina lentamente attraverso i secoli. Forse la parola più adeguata sarebbe "prevedibilità", richiamando alla memoria i ricorsi stagionali della stessa valle del Nilo. Che rappresenti un faraone del Regno Medio o un cesare romano di duemila anni dopo, si può pensare che l'artigiano egizio lavori con variazioni praticamente insignificanti, chiuso com'è in una tradizione di ferro. Se non fosse per le testimonianze scritte, ci dovrebbe esser perdonato l'imbarazzo di non saper distinguere talvolta un capo della storia dall'altro. Naturalmente tutto questo è un'eresia bell'e buona per chi si professa egittologo ed ha l'occhio abituato al giudizio critico. Ma fu proprio un egittolo di professione che richiamò l'attenzione sull'eroe di questo post definendolo "il primo personaggio della storia". Pochi potrebbero negare che nel quattordicesimo secolo a.C. quest'uomo straodinario (se uomo egli era) riuscì a interrompere per pochi anni il ripetersi della storia egizia quale noi la conosciamo: le sue guerre, i suoi intrighi, le elaborate sofisticazioni, l'imperialismo inesperto, il mescolamento dei culti con l'affollato mondo animale. Il fatto che egli sognasse, invece di regnare, fa parte della meraviglia. Egli può essere condannato come apostata, come monarca pusillanime, come maniaco religioso, come donna mascherata, come ermafrodita. Il suo sfoggio di vita familiare accanto alla graziosa Nefert-iti, tra una frotta di figlie (non di figli) era una simulazione per compensare una realtà, o era veramente un'innovazione domestica? Il suo monoteismo fu un'incompiuta anticipazione della storia o fu la semplice accentuazione di tendenze precedenti? E perchè non ambedue? Qualunque sia la sostanza del suo contributo, egli ha lasciato in eredità un materiale abbastanza controverso da richiamare l'interpretazione di una vasta gamma di studiosi più o meno dotti. Nel museo del Cairo noi possiamo passare in rassegna una schiera di faraoni, ma il suo volto singolare, lungo e intelligente, studiato dall'artista con non comune sensibilità data la dimensione colossale, ci guarda irresibilmente dalla colonna di Karnak e noi ci soffermiamo a meditare. |
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Il ruolo della regina doveva apparire straordinariamente importante già dai primi anni, se si pensa che a Karnak era stato costruito un viale fiancheggiato di sfingi di cui quelle su di un lato avevano il volto di Amenhotep e le altre di Nefertiti.
Re e regina apparivano dunque indissolubili anche nella gestione del potere. In molte raffigurazioni Nefertiti maneggia lo scettro dell'autorità suprema o appare sola davanti all'altare del dio Aton. Sui "pilastri di Nefertiti" (ritrovati sempre a Karnak) la regina è raffigurata mentre suona il sistro ed è indicata come "colei che trovò Aton" un titolo equivalente a quello attribuito ad Akhenaton.
SISTRO CON HATHOR
Tutto questo ha portato molti egittologi a considerare Nefertiti una vera e propria donna-faraone, situazione che nell'Antico Egitto non era poi così inusuale. Le donne egizie avevano grande autorità e autonomia anche perchè i sovrani racchiudevano in sè, come gli dei, i principi del maschile e del femminile. Già in passato alcune donne avevano regnato come veri faraoni: tra esse Nitocris, che chiuse la Vi dinastia
e Sobekneferu che pose fine alla XII.
In seguito Ahhotep passò alla storia come "la regina guerriera" perchè ebbe un ruolo fondamentale nella lunga lotta di liberazione contro gli invasori Hyksos.
Nella XVIII dinastia (cui appartengono Akhenaton e Nefertiti) c'era già stato anche il caso della regina-faraone Hatshepsut, figlia maggiore di Thutmosi I. Ella dapprima aveva governato per conto del figliastro, Thutmosi III, ma in seguito si era fatta proclamare faraone a tutti gli effetti, assumendo tutti i simboli del potere (compresa la barba, finta, che il faraone aveva l'obbligo di portare). La tradizione continuerà, in seguito, con Nefertari (sposa e regina con Ramses II) e si concluderà con la celebre Cleopatra. La coppia Nefertiti-Akhenaton era, quindi, sicuramente basata su di un vincolo saldissimo che aveva origine da un nuovo e comune modo di concepire il potere e la religione. Poco importa chi dei due avesse maggiormente influenzato l'altro in questa scelta così profondamente rivoluzionaria per una società la cui dottrina era immutata da almeno 15 secoli. |
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Post n°110 pubblicato il 21 Aprile 2012 da OsirideDioDeiMorti2
La loro perfetta unione (quasi una sovrapposizione di ruoli, secondo alcuni) è anche la chiave di volta della grande riforma religiosa attuata nel sesto anno di regno di Amenhotep IV, quando egli lasciò definitivamente Karnak, e l'influenza della potente casta sacerdotale di Tebe per edificare una nuova capitale, 400 chilometri più a nord, interamente dedicata al "nuovo" dio Aton. Contemporaneamente il faraone mutò il suo nome in Akhenaton (letteralmente "lo spirito efficace di Aton"), mentre Nefertiti si fece chiamare Nefer-neferu-Aton, ovvero "bella tra le belle di Aton". Per un egizio il nome è una parte immortale dell'essere, che sopravvive alla morte fisica, da qui l'importanza di questa scelta non solo formale. Il nuovo nome del faraone sta a significare che, da quel momento in poi, egli non era più una divinità (Horo figlio di Amon-Ra), ma solo l'uomo "utile ad Aton, che è utile a tutti". Nefertiti ed Akhenaton sono dunque una coppia divina e "solare"; ogni giorno celebrano insieme il culto del dio unico e, nel contempo, celebrano il sentimento che li unisce, indissolubile ed eterno come il ciclo stesso del sole e il susseguirsi delle stagioni. In queste cerimonie Nefertiti non è solo una comparsa passiva: secondo quanto si legge su molte iscrizioni la sua voce suscitava gioia, i suoi gesti erano armoniosi omaggi al dio. Appariva splendida e solenne, paragonata a una stella luminosa: "gioiosamente ornata della doppia piuma, dotata di tutte le virtù, alla cui voce ci si rallegra, dama piena di grazia, grande nell'amore, i cui sentimenti fanno la felicità del signore dei Due Paesi".
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Proprio dal nome la maggior parte degli esegeti aveva tratto la certezza di un'origine straniera: c'era chi propendeva per una principessa asiatica, chi per una nobile della Numidia. Invece il suo è un appellativo tipicamente egizio, con profondi significati religiosi. La "bella" che arriva ogni mattina è la dea che, dopo aver lasciato il Sole creatore al tramonto, è partita alla volta del deserto per ritrovarlo. Senza di lei, le Due Terre sono condannate alla sterilità e alla desolazione; quando la dea riappare in Egitto con il Sole, la natura e tutti gli esseri viventi conoscono una nuova felicità. Nefertiti è l'incarnazione di questa dea che vieneo, più esattamente, che ritorna per elargire il suo amore al faraone, affinchè risplenda come il Sole. Inoltre, tra le poche notizie certe sulla sua origine, c'è quella che la sua nutrice si chiamava Ty (o anche Teje, Tyi o Tiy, come la futura suocera), mentre un'iscrizione identifica come "divino padre" un dignitario di corte di nome Ay.
Appare più probabile che Nefertiti sia cresciuta alla corte del faraone e sia andata in sposa, giovanissima, com'era uso, all'altrettanto giovane Amenhotep IV.
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Inviato da: sarascrittrice
il 23/05/2012 alle 21:36
Inviato da: padmaja
il 18/05/2012 alle 10:55
Inviato da: astrogoal
il 17/05/2012 alle 20:46
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