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Archivi per la Memoria

Post n°110 pubblicato il 07 Agosto 2018 da lubopo
 
Foto di lubopo

 A fine Giugno una cara collega mi contatta per avere notizie sull'Antro della Sibilla. Era venuta a conoscenza che la caverna era stata chiusa al pubblico ed aveva intenzione di trattare l'argomento sul suo Blog. "Daniela - le scrivo - in archivio ho immagini della grotta e di don Carlo (il custode), te le invio così le utilizzi per il tuo post". Nel rivedere le immagini d'archivio mi sono “perso” in un viaggio nella Memoria... ed ho incontrato Antonio Vitolo, mio docente di Italiano e Latino al liceo, già presidente AIPA e membro dell’IAAP. Un vero Maestro, un intellettuale che auguro a tutti i giovani di incontrare durante il loro percorso formativo. Dopo 40 anni c’eravamo ritrovati in occasione di un seminario di studio su "Il Libro Rosso" di C.G. Jung. https://www.youtube.com/watch?v=bBtLh...

La testimonianza di Vitolo utilizzata in Archivis Memoriae, fu registrata nel corso di una cena che di lì a breve organizzammo. Tra le immagini inserite sul suo intervento, da evidenziare quelle tratte dalla mostra “I Porti del Regno” di Hackert https://www.youtube.com/watch?v=2f_8S... , ospitata presso la Sezione Navale del Museo di San Martino Nel proseguire il viaggio, incontro Carlo Faiello, ideatore e direttore artistico della Notte della Tammorra (XVIII edizione il 15 agosto alla Rotonda Diaz). Con Carlo e con Angelo Russo si decise, dopo la XII edizione https://www.youtube.com/watch?v=1Gon0... , di realizzare un video per promuovere l’istituzione di una Fondazione come già avvenuto per La Notte della Taranta. L’idea non ebbe seguito, ma le riprese del primo ed unico set erano in archivio. Come era in archivio il suo concerto al Parco Archeologico Pausilypon da cui sono tratti i brani “Rota Rota”, vero e proprio mantra, e “Uno doje e tre” storia delle contaminazioni culturali a Napoli. Una chicca è rappresentata da Pictura Vivida, anche se la qualità delle immagini è scadente. E’ la sintesi di una documentazione video della performance di Teatro/Danza realizzata alla B.I.T. di Milano lo scorso millennio. “Rare, sparse per l'Italia, esistono stanze fatate, raccolte e complete in se stesse, scrigni leggiadri nei quali ci si sente accolti e appagati.” L’idea prese spunto da questa citazione di Elémire Zolla: rivitalizzare una “ stanza fatata”, uno “scrigno leggiadro”, testimonial culturale della Provincia di Napoli. La scelta cadde sulla Sala del Triclinio di Villa dei Misteri, rarissimo esempio di megalografia di “stile pompeiano”. Il solo affresco analogo e di pari importanza è quello di una villa di Boscoreale che oggi è possibile osservare “smembrato” in più musei (dal Metropolitan Museum di New York, al Louvre, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli). Poiché la BIT si estendeva su di una superficie di circa 250.000 mq, la visibilità era data dallo spazio occupato ma… un mq NUDO costava ben 500 mila delle vecchie lire e l’Assessorato al Turismo della Provincia di Napoli (dove lavoravo) aveva in bilancio 50 “miseri” milioni. La prima criticità fu quella di rendere “visibile” uno spazio pari allo 0,02 % dell’area espositiva della B.I.T. In estrema sintesi, individuammo il gioiello da celare per poi rivelarlo e rivitalizzarlo dando forma ai contenuti concettuali legati ad alcune parole chiave individuate in fase di brainstorming. Metà del budget fu speso per i 50 mq necessari (35 metri quadri la Sala degli Affreschi + 15 per il camerino destinato alla compagnia). La fedele ricostruzione in scala 1/1 fu l’elemento propulsivo dell' evento che fece della spettacolare fusione di danza, suoni, visioni, un’emozionante avventura tra arte, immagine, movimento, ritmo, tecnologia e tipicità enogastronomiche partenopee. Il pubblico era costituito prevalentemente da stakeholders che dopo aver degustato alcuni prodotti tipici, si avvicinavano al cubo, bello da vedere solo per la sua cromaticità, ma assolutamente estraneo al contesto nel quale si sarebbero calati. Nell’entrare si ritrovavano, come per incanto, a contatto con i misteriosi affreschi del rituale iniziatico. Giochi di luce evidenziavano il ciclo pittorico per poi affievolirsi fino al buio profondo, preludio di un viaggio in un tempo senza tempo. E' notte, nel silenzio della Stanza una voce narrante brinda in un elogio al vino mentre i visitatori, assiepati all’unica parete non affrescata (max 25 spettatori), degustavano un calice di vino. Gli attori entrano in scena dando inizio ad una performance di teatro danza liberamente tratta dalle Baccanti di Euripide. Per le coreografie, non facemmo altro che “stendere” come una pellicola cinematografica la megalografia trattando i fotogrammi come uno storyboard. Grande successo. Si sparse la voce che nel padiglione Italia c’era un posto dove accadevano cose strane. Del resto anche le nostre hostess erano strane, giravano per la mostra con carrelli da supermarket con i nostri prodotti editoriali. Questo è quanto. Buona visione.

 
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