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Il ritratto (IX)

Post n°469 pubblicato il 05 Maggio 2012 da xteneraladyx
 

 

Si risvegliò lentamente, volgendo lo sguardo intorno a se,  per cercare di capire dove si trovava.

Poi improvvisamente, tutto le tornò alla memoria, era a casa di Andrea, accorsa in suo aiuto dopo una sua chiamata nel cuore della notte.

Cercò con lo sguardo nel punto in cui aveva lasciato l’uomo addormentato.

Lui era lì che la stava osservando, con uno sguardo imprecisato e un piccolo sorriso sulle labbra.

-Buongiorno Irene – disse l’uomo

- Buongiorno, ma che ore sono? – la voce di Irene doveva essere ancora accordata e quel risveglio,  in una casa estranea,non aveva accelerato i suoi tempi di risveglio.

- Sono le dieci, il sole è alto e io ho un certo appetito – disse Andrea molto divertito.

- Si, bene. Dunque....ma perché quando mi guardi hai sempre quel sorriso ironico? – Irene iniziava ad essere un po’ stanca di quel suo fare sornione.

- Sorridevo, perché è un’ora che sto lottando con me stesso per non cedere alla tentazione di baciarti, mentre stavi dormendo – lo disse in modo naturale come fosse la cosa più normale.

- E ti saresti preso un bel ceffone in pieno viso, che non è già messo molto bene, dopo la tua scaramuccia notturna – disse Irene in modo pacato.

- E perché di grazia? – disse lui – temi che una volta che mi avrai baciato scoprirai che ti piaccio?

- No, perché tu non mi piaci a prescindere – disse Irene

- A me non sembra, sei corsa immediatamente stanotte. Nonostante io abiti in una zona isolata, fosse notte fonda e non sapessi esattamente la situazione che avresti trovato – la incalzò Andrea.

- Sono abituata ad aiutare sempre il mio prossimo, se posso. E lo avrei fatto per chiunque e comunque non sarei venuta da sola se fossi riuscita a rintracciare Bettina.-

- Bettina? E chi è? – chiese lui incuriosito.

- La mia migliore amica, Bettina Abbot, la conosci? – chiese lei

- Io conosco una Betty Abbot, critica d’arte, credo siano la stessa persona –

- Si, è lei. Sono venuta a quell’esposizione dove ho visto il mio ritratto, grazie a lei. Di solito mi trascina a mostre d’arte moderna di cui non riesco ad apprezzare né il valore, né la bellezza, ma quella volta devo dire che la visita è risultata quanto mai sorprendente. – sorrise per la prima volta.

- Sei bella quando sorridi – le disse

Irene arrossì, perché capiva che l’uomo la stava corteggiando e a lei la cosa non dispiaceva ma, la situazione in cui si trovavano era ancora avvolta da troppi misteri.

Cercò di sviare la conversazione.

- Hai un aspetto terribile, dovrei accompagnarti in ospedale. –

- No, non preoccuparti. E’ vero, mi sento come se mi fosse passato un camion addosso, ma mi riprenderò con un po’ di riposo. Quanto al viso, spero che vorrai prenderti cura tu di lui. In bagno dovrei avere del disinfettante e dei cerotti se servono. Facciamo così, io salgo a farmi una doccia e a cambiarmi, se vuoi c’è un bagno di servizio nella camera degli ospiti,ti puoi rinfrescare,  poi scendiamo e ti preparo qualcosa per colazione. Oggi avevo dato il giorno libero a Celeste, la mia governante, l’hai conosciuta ricordi? La prima volta che sei venuta in casa mia. –

- Si certo, una signora molta gentile e curata – disse Irene

- E’ con me da quando ero bambino, mi cura meglio di una madre. Ma poverina, ogni tanto devo costringerla a prendersi un giorno di riposo. Non lascerebbe mai questa casa. – disse ridendo.

Irene aveva notato che parlando di Celeste, la sua espressione era cambiata, come parlasse veramente di sua madre, c’era tenerezza e rispetto. Questo la impressionò molto.

- Vieni, ti accompagno di sopra. E’ sottointeso che prima che tu esca da questa casa oggi, ti darò un bacio – disse lui prendendola per mano e trascinandola per le scale.

- E’ matematico che ti prenderai un ceffone – disse Irene seguendolo.

- Prima devi riuscire ad alzare la mano e se sono ancora in grado di muovere qualche muscolo, credo avrai qualche difficoltà – ribattè lui

Lo seguì pronta a dar battaglia se ci avesse provato, ma anche curiosa di sapere come sarebbe finita quella mattinata. Nel frattempo si ricordò che doveva telefonare al lavoro per avvisare, a Bettina perdirgliene quattro, ma rimandò tutto a dopo...

 

 
 
 
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