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Bambi
Post n°306 pubblicato il 15 Luglio 2008 da cicce9
La favola del cacciatore «redento» Salva due cuccioli di capriolo, li accudisce e ora pensa di abbandonare il fucile Piccolo e Grande sono gemelli di quasi sei chili e mangiano petali di rosa, sono cuccioli di capriolo. Assomigliano a Bambi, il cerbiatto protagonista del lungometraggio Disney. E, proprio come nel racconto, i due piccoli hanno perso la madre, uccisa da un bracconiere. Un mese fa stavano per morire di fame. Da soli, nel bosco non avevano nessuna possibilità di farcela. Oggi sono vivi, grazie a un cacciatore, che li sta ancora accudendo. Una favola moderna tra i boschi altoatesini. Andreas Colli, 43 anni, stazza imponente e due mani abituate ad impugnare fucili, è il rettore della riserva di Castelrotto. Dal 1988 va a caccia nei boschi dell'Alto Adige. Dodici anni fa, nelle foreste al confine tra Romania e Ucraina, ha ucciso anche un orso. La pelliccia dell'animale è appesa nella sala dei trofei, insieme a volpi e volatili imbalsamati. Da un mese, la sua vita è cambiata. Ogni cinque ore torna a casa per scaldare il latte in polvere. «Deve raggiungere almeno 39 gradi», dice mentre riempie i biberon mentre lo aspettano Piccolo e Grande, due cuccioli di capriolo dal pelo marrone. «Venite piccoli». I gemelli si alzano sulle zampe gracili, mentre lui, tra una carezza e l'altra, li allatta come avrebbe fatto la madre che non hanno più. Piccolo e Grande sono stati fortunati. Andreas li ha salvati da una morte sicura. La favola del cacciatore e dei caprioli inizia l'11 giugno con una telefonata. «Pronto, Andreas, nel bosco due cuccioli stanno piangendo. Forse è successo qualcosa», dice una signora. «E'normale, cercano la madre», la rassicura Colli. Nel pomeriggio, però, arrivano altre chiamate. Andreas si infila gli scarponi e, insieme al cane Dux, parte alla ricerca degli animali. «Quando sono arrivato il corpo della madre era già rigido. Era stesa lungo il sentiero con il collo incastrato in un cappio di ferro. Una trappola di un bracconiere». Poi la sorpresa accompagnata da un fischio acuto. «Vicino c'erano i piccoli che piangevano». Il cacciatore torna a casa con i cuccioli, ma sa che non sarà facile salvarli. «Pesavano meno di un chilo e mezzo. Normalmente sotto i due chili hanno bisogno del latte materno per sopravvivere. Inoltre non sapevo come sfamarli». Alcuni contadini suggeriscono di usare latte di mucca. I più scettici, invece, dicono che i cuccioli non ce la faranno mai. Attraverso internet ho contattato un'esperta germanica, che mi ha spiegato cosa fare». Nelle prime settimane serve una siringa di latte in polvere per agnelli ogni due ore. «Poi siamo passati ai biberon, ai fiocchi di avena e alla terra, elemento necessario per la digestione. Adesso non si fermano più. Ogni tanto entrano in cucina e mangiano le piante. Adorano i petali di rosa». I due bambi osservano Andreas con i loro occhioni nocciola e si avvicinano, senza paura. Sono addomesticati e non hanno più il senso del pericolo, dote indispensabile per vivere allo stato brado. In casa mi seguono ovunque, anche in bagno». Ogni giorno, Piccolo e Grande fanno una passeggiata nel bosco insieme al cacciatore e alla sua compagna. Prima di incontrare i due cuccioli credevo che gli animali fossero tutti uguali. Poi ho cominciato a conoscere Grande e Piccolo nel loro ambiente naturale: il primo è più spavaldo, si avventura da solo lungo i sentieri. L'altro, invece, è timoroso, pieno di paure». I caprioli resteranno ancora qualche mese a casa Colli, dove ogni giorno c'è una processione di visitatori. Ormai sono salvi e crescono bene, hanno già perso le macchie di pelo bianco. Da ottobre potranno correre liberi nella riserva di Funes». Quando arriverà il giorno della separazione i caprioli torneranno nel bosco e Andreas imbraccerà di nuovo il fucile: «Ma non sarà più la stessa cosa - dice accarezzando Piccolo e Grande - perché, quando prenderò la mira, penserò anche a loro». (14 luglio 2008, Alto adige) |




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