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Le mie Italie...

Post n°157 pubblicato il 11 Luglio 2006 da crisse
 
Foto di crisse

Oggi è un anniversario importante nella storia del calcio italiano. L'11 luglio di ventiquattro anni fa l'Italia era campione del mondo. Come l'altro ieri. Ma forse perché nel passato, forse perché più giovani, ci ricordiamo la cosa in modo più epico. E allora mi è venuta la voglia di ricordare qualcuna di queste vicende del passato. Così... per nostalgia...

1970

Non ricordo molto, anche perché quando mio padre si alzava alle 4:00 di notte per vedere le partite mia madre mi allattava. Chi avrebbe vinto quella finale si sarebbe aggiudicato per sempre la Coppa Rimet: peccato sia toccato a loro, altrimenti forse l’avremmo ancora tra di noi quella storica coppa…

 

1978

Avevo otto anni, non seguivo il calcio. Ricordo mio padre che scancherava davanti alla televisione e una tabellina con una classifica: l’Italia era quarta, ma tutti sembravano contenti lo stesso. Evidentemente non se l’aspettava nessuno.

 

1982

Io c’ero. La prima partita di calcio che guardai fu, in assoluto, quell’Italia-Polonia (0-0) che aprì l’avventura della nostra nazionale. Ero a casa di parenti: zii, cugini. Una tavola con una torta, qualche panino, un po’ di salume. Non ci capivo molto, ma mi piaceva il clima che si era creato, di tensione, speranza, unione.

Poi le altre gare, sofferte. Quel pareggio strappato al Cameroun, considerato un po’ una sorpresa del mondiale. Graziani ci aveva fatto tirare un sospiro di sollievo, ma dopo un paio di minuti il pareggio ci mantenne tesi fino alla fine. Il turno era passato, ma il girone con Argentina (campione in carica) e Brasile (strafavorito) ci avrebbe dovuto stritolare.

Con l’Argentina tirava un aria diversa. I campioni non riuscivano a trovare il bandolo, e noi pizzicavamo. Sembrava incredibile, ma eravamo avanti 2-0. Come mai? Chissà… Un gol di Passerella su punizione ci fece tornare sul bordo del baratro. E Zoff si lamentava. E se si lamentava lui doveva esserci un motivo.

Col Brasile bisognava vincere, eravamo la vittima sacrificale. Cinque minuti prima dell’inizio della partita arrivò un facchino col frigorifero nuovo. Lo porta su. Si fermi a guardare la partita. Un bicchiere di bianco? Prego… Ricordo la tensione, il dolore alla pancia prima dell’inizio, dopo l’inizio. Non riuscivo a stare seduto. Ma non durò molto. Cinque minuti ed eravamo avanti. Un balzo di mio papà sulla poltrona che sembrava la Simeoni. Sembrava impossibile. E difatti loro pareggiarono, quasi subito. Ma il gioco era lento, e noi avevamo improvvise accelerazioni. 2-1, nuovo urlo. Due gol al Brasile. Fantastico. Nuovo pareggio, di nuovo fuori, ma era programmato. Il terzo gol fu un miracolo. Come la parata di Zoff sulla linea di porta. Il gol di Antognoni annullato fu solo il suggello che qualcosa era successo.

Dopo quella partita eravamo già campioni, solo una formalità. Quella era la vera finale. 2-0 alla Polonia di una squadra trasformata, Germania stesa nel secondo tempo, nonostante un rigore fallito da Cabrini (ma chi aveva deciso di far tirare lui?). Non ce n’era per nessuno. Avevamo battuto i più forti, senza aiuti, senza rigori, solo col gioco. Eravamo stati di gran lunga i più forti.

 

1986

Squadra inesistente. Fece presenza, si qualificò in qualche modo agli ottavi e ne venne esclusa dalla Francia con un secco 2-0.

 

1988

Squadra giovane e in formazione, figlia dell’Under 21 di Vicini. Agli europei uscì, ma sembrava promettere bene.

 

1990

La più forte nazionale che io ricordi. Sempre in superiorità numerica in ogni zona del campo, sempre in velocità, sempre inserimenti da dietro. Si arrivò in semifinale vincendole tutte e senza subire reti. La sfortuna volle che ai rigori ci furono un po’ troppi errori, e passò l’Argentina. Arrivò terza con sei vittorie ed un pareggio. Peccato.

 

1994

Squadra della sofferenza. Gran gioco, molti infortuni, imbrigliò anche il Brasile che vinse solo ai rigori, grazie agli errori di Baggio e Baresi. Gran bel gioco, alla Sacchi, ma sterile. Solo qualche prodezza di Baggio la portò in finale. Poteva vincere: peccato.

 

1996

Agli europei venne eliminata grazie ad un rigore sbagliato da Zola, contro la Germania padrona di casa. Bisognava vincere, finì 0-0. E finì l’epoca Sacchi.

 

1998

Ci voleva qualcuno che non rompesse i coglioni. Sacchi arrivò a pretendere una sorta di ritiro permanente per i giocatori della nazionale, i club sempre più preda della smania di soldi e spettacolo non ne volevano sapere. Anzi. Venne scelto Cesarone Maldini, quello che gridava sempre e solo “Paoloooo! Paoloooo!”. E si limitava al minimo sindacale. Il gioco regredì non poco rispetto alla squadra di Sacchi, ed ai mondiali venimmo eliminati ai rigori dalla Francia che divenne campione. Vieri iniziò le sue sciagure in nazionale…

 

2000

Meritavamo di vincere. La squadra di Zoff era la più forte in quell’europeo, e Toldo parò quasi tutto, anche i rigori. Ed in finale siamo stati avanti fino all’ultimo minuto, poi il crollo psicologico del pareggio della Francia, ed il golden gol subito. Altra vittoria sfiorata. Il destino iniziava ad avere un debito pesante nei nostri confronti.

 

2002

Mondiale di Trapattoni, Vieri e Moreno. Tutti in negativo. Il primo incapace di dare un gioco degno alla squadra, il secondo di fare un gol già fatto nei minuti finali con la Corea, il terzo… incapace e basta.

 

2004

Eliminati da un colpo di tacco. E se quello non fosse entrato ci avrebbe pensato il Trap successivamente. Ci voleva ben altro…

 

2006

È storia dell’altro ieri. Forse il merito è di Lippi, forse no. Qualcuno ricordava che nel 1982 la vittoria ai mondiali veniva dopo lo scandalo del calcio scommesse, quest’anno insieme a moggiopoli. Non la squadra più bella, ma sicuramente la più concreta.

 
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