Creato da: fulvia1953 il 14/11/2011
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Carissima Fulvia, intanto grazie per i tuoi passaggi sempre...
Inviato da: Riyueren
il 31/05/2017 alle 15:30
 
E' vero, cerchiamo proprio di rendere sacro il nostro...
Inviato da: fulvia1953
il 27/05/2017 alle 11:10
 
Grazie Susanna, un carissimo saluto.
Inviato da: fulvia1953
il 27/05/2017 alle 11:06
 
Concordo pienamente.
Inviato da: Riyueren
il 26/05/2017 alle 19:35
 
Ognuno ha i suoi modi per rendere sacri i momenti della sua...
Inviato da: Riyueren
il 26/05/2017 alle 19:34
 
 

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"Un  eremo non è un guscio di lumaca"  di Adriana Zarri

Con i suoi giorni brevi e le notti lunghissime, l'inverno è un abisso di luce e di buio; col suo silenzio è una stagione di ascolto, di attesa, di incontro: un incontro piu' intimo e segreto di quanto non sia dato in altre stagioni dell'anno: un incontro che ha sapore di casa, di madia, di stufe accese e di polenta. Bisogna per forza guardare dentro perchè di fuori non c'è nulla: solo stupende sfumature di grigio: dal piombo al perla, al luminescente al quasi bianco; e, se la nebbia si dirada, emergono le  braccia nude degli alberi, protese al cielo, inutilmente, come preghiere inascoltate. L'esaudimento, il calore, l'amore, si rifugia all'interno delle case; con le lampade accese, le tinte vive per contrastare gli smorti colori della terra. Ridimensiono la casa:Per risparmiare carburante mi rifugio in una sola stanza, a mezzogiorno. Tutto è piu' piccolo e raccolto. E dalla finestra guardo cadere le foglie, guardo scrosciare la pioggia, guardo salire la nebbia.

 

 

 

 

FEMMINE e MASCHI

Post n°48 pubblicato il 31 Maggio 2017 da fulvia1953
Foto di fulvia1953

Io spero tanto che le ragazze della nuova generazione siano diverse e non abbiano più a che fare con tutti quei condizionamenti che hanno ossessionato la mia. Spero tanto che la loro esuberanza, la vita piena di interessi ed i loro studi siano acquisizioni durevoli e provengano dal profondo e riescano sempre ad ottenere quel rispetto e quella considerazione che meritano aldilà dell'essere femmine. Ma forse sono i maschi che ancora non accennano a qualche cambiamento perchè accoltellamenti e risse solo per una ragazza sono ancora così frequenti che non si può non chiedersi il perchè e mi fà pensare che ancora siamo lontani , ma molto, dal concetto di rispetto dell'altra come persona diversa da sè ed immersi invece nella possessività più arcaica e bestiale.  Alla fine infatti si tratta proprio della legge del possesso che portava l'uomo antico a basare su di esso la sua potenza.  Possedere capre e terre e femmine dai lunghi capelli...tutto poteva essere fonte di prestigio agli occhi degli altri perchè la società che ha instaurato l'uomo è basata sull'avere, sulla competizione e sulla guerra per ottenere sempre di più anche attraverso l'uccisione dell'altro, che è sempre un fratello, ma tutto è permesso purchè affermare o accrescere il potere personale. Come si fà ad accoltellare un altro ragazzo, un giovane, togliergli la vita e macchiarsi del suo sangue solo per una femmina, quando allargando la vista ce ne sono centinaia intorno.  Ed invece no, perchè quella femmina è di sua proprietà, perchè l'amore è così, pieno di passione....Di che Amore stiamo parlando,  perchè questo è tutto fuorchè Amore con la A maiscola. In questi atteggiamenti l'Amore non c'entra per niente, ma c'entrano mille altre emozioni che scoppiano nella testa e di cui non ci si ferma nemmeno a considerare ma che sono solo e sempre i condizionamenti sociali. Come può essere che nel duemila tra le tante bestialità che ancora resistono ci sia anche questa. Bisogna soffermarsi e cercare di capire per alzarci dalla terra dove ancora razzoliamo e guardare un pò più su, per divenire sempre più degni del nome di Umani e di Umanità.

 
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I nostri riti

Post n°47 pubblicato il 25 Maggio 2017 da fulvia1953
Foto di fulvia1953

Stamattina presto come al solito apro più finestre possibili per salutare il nuovo giorno, per vedere fuori cosa mi riserba il cielo, gli alberi -quei pochi che posso vedere - guardo anche la strada per vedere qualche traccia di umani, ma no, sono solo tornati finalmente a circolare i gatti. Era un pezzo che non li vedevo più e quasi quasi stavo per credere alle voci che li davano nella padella dei cinesi,mi scuso con i cinesi, qualcuno lo hanno lasciato libero invece e così sono ritornati a fare le loro serenate rumorose e a girovagare senza una meta apparente soprattutto di mattino presto o di sera. Questa è la zona di un bel gatto nero e di un altro tigrato; quello nero ha diritto di precedenza ovunque e se ne va via con sussiego quasi che lo sappia. Sfaccendo in cucina, c'è da preparare il pranzo per il figlio che prende il treno, ma non resisto ad affacciarmi fuori per raccogliere i rumori di tanti altri risvegli, di serrande che si alzano e poi.... di quel particolare odore di caffè che parte non si sa da dove ma che profuma tutta l'aria. Ecco il secondo rito della mattina, questo nero caffè che tanti prendono per svegliarsi, darsi una spinta in più o solo perchè non ne possono fare a meno. Allora penso che la nostra vita, come nel lontano passato, sia fatta ancora di riti, di azioni ripetute con un preciso scopo che non è solo per nostro benessere ma per ricongiungerci con qualcosa di antico che ancora abbiamo dentro di noi e che una volta ci faceva incontrare con la nostra parte spirituale ed eterna, ma ora non ricordandocelo più è diventata una semplice e materiale abitudine. Se ci pensiamo bene abbiamo bisogno dei nostri riti, rafforzano il nostro sè, gli danno un senso di riempimento ma non sappiamo spiegarci il perchè.  Io penso che diano anche un senso alla nostra vita perchè non riusciamo ad accettarla così come si vuole presentare, una serie ininterrotta di azioni, a volte meccaniche; abbiamo coscienza di una realtà che parla di energia che muove l'Universo, che forse quest'energia può essere anche leggera e quindi non visibile e che forse questa realtà la creiamo noi, con le nostre capacità perchè siamo esseri eterni in continuo mutamento.

 
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Tante verità....

Post n°46 pubblicato il 25 Aprile 2017 da fulvia1953

E' un tempo di grandi scoperte, di grandi rivelazioni: da una parte c'è alla ribalta Biglino, con le sue verità così ovvie su tutto il discorso della Bibbia e con la presentazione di un Dio inesistente per come ci era stato inculcato da una vita, dall'altra gli scienziati con gli atomi che si muovono come onde o come particelle e poi si parla di mondi tridimensionali, di comunicazione fra un cellula e l'altra anche a distanza....è una vera rivoluzione, è come se la nostra mente all'improvviso si aprisse o quasi esplodesse in seguito a queste improvvise illuminazioni. La parte positiva di noi sta facendo enormi passi avanti ed altrettanti ne fa la parte negativa toccando il fondo della disumanità. Da tutte le parti ci invitano a risvegliarci, a raggiungere la consapevolezza, ad accettare altri esseri che abitano l'Universo....E' un moto, un'onda gigantesca che ci spinge avanti e quasi ci travolge perchè in tutta questa nuova confusione non si ha più un punto fermo, io mi sento strappata dalle radici. D'altra parte è stata la mia sensazione costante quella di sentirmi fuori luogo in questa società e senza nessuna certezza.  Ho sempre invidiato, in senso buono, tutte quelle persone che avevano dei punti fermi nella loro vita, delle certezze come un lavoro, delle amicizie, una famiglia, una vita normale insomma in cui credere. Forse mi sono persa per strada e la cosa buffa è che ancora mi devo ritrovare! In mezzo alla Natura mi trovo bene, lì è l'unico luogo dove mi sento a casa ed in  pace. L'essere umano si è costruito nel tempo una personalità così complessa che è difficile comunicare e comprendersi. La semplicità di pensiero e di vita è così lontana da noi occidentali che la sola parola viene derisa. Ogni persona subisce poi un tale condizionamento che fà fatica a ritrovare se stessa ed a capire qual'è il vero senso che vuole dare alla  sua vita, ma si adegua e fà sue le regole di una società che spesso va contro natura ma a cui è difficile contrapporsi e solo pochi, persone veramente eccezionali ci riescono.  Sì, ognuno vive la sua vita e cerca di viverla al meglio, a me rimangono stretti i ruoli sociali in cui ci vogliono incasellare, perchè è chiaro che  la società è una forma di potere che toglie molta libertà personale. Però non si può rimanerne fuori a guardare, grandi sono quelle persone che riescono a portare qualcosa di nuovo, a gettare un sasso, a far sì che con le loro doti personali smuovino ciò che c'è nel profondo di ognuno di noi, qualcosa di potente che può cambiare il sociale.

 
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IMMAGINI

Post n°45 pubblicato il 01 Marzo 2017 da fulvia1953

Eccoli arrivare, vanno con passo veloce, sono due vecchietti che incrocio spesso quando vado giù verso il porto, mi conoscono o meglio, conoscono i miei perchè sono super giù della stessa età. Mi fermo a guardarli perchè i loro corpi sono  accartocciati e con poca forza, ma  hanno un fuoco dentro che va  oltre l'aspettto fisico. Lui cammina avanti e tiene per la mano la moglie che lo segue  con l'andatura ed il fare da bambina.  Il viso di lui è una maschera, il tempo lì si è divertito e sbizzarrito, è cotto dal sole per quelle passeggiate nei momenti più soleggiati della  giornata, ma ha due occhi di un azzurro sbiadito, che sono come due spilli e mobili e vivi  che parlano di una mente ancora pronta e sveglia.  Quando ci incrocia si ferma sempre a  parlare con mio padre in carrozzina e tutti e due si danno battute, rispondono a tono, la moglie sorride sempre e racconta anche lei qualcosa anche se lui dice che non ci sta più  con la testa ed è anche sorda.  Mi si smuove qualcosa dentro solo a vederli sbucare dalla strada, lui curvo con la faccia che guarda a terra e lei che spensierata e  serena si lascia trascinare senza sapere niente.  Mi piace il loro credere nella Vita, il loro non arrendersi che alla fine è solo questione di adattarsi  alle situazioni che cambiano, al corpo che non risponde più come prima, a movimenti che sono più duri  da eseguire ogni giorno che passa, ma che non li tocca. Non c'è in loro quella disperazione che travolge i miei, quel continuo lamento o quella rabbia improvvisa che li allontana sempre più da tutti e gli fà maledire la vecchiaia.  Loro passano sopra a tutto questo, vivono per quello che gli dà la Vita, ci scherzano sopra e così allontanano ogni amarezza.  I ricordi sono ancora tutti lì, ci sono rimasti solo quelli più belli, le giornate serene, gli amici, le gite, le risate.  Dovrebbero essere sempre di più nella nostra vita i momenti piacevoli perchè almeno ci riscalderanno il cuore quando ne avremo bisogno.  Si, sono così felice di vederli sbucare dalla via quei due vecchietti a passo veloce, mi hanno regalato qualcosa  di insostituibile, la forza e la Gioia di vivere che non tramonta mai.

 
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Riprendo

Post n°37 pubblicato il 04 Gennaio 2013 da fulvia1953

Eccomi!

 
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Sole e pioggia

Post n°35 pubblicato il 26 Agosto 2012 da fulvia1953

Quest'anno per alcuni motivi non ho potuto godere del mare come solito, stamattina ci sono ritornata però e per me è  gioia sia del fisico che dell'anima.  Ore 8, quindi non tanto presto, felice come una bambina, ho buttato la borsa lì sulla sabbia e ho guardato prima il cielo e poi il mare. Mettevano brutto tempo e pioggia già da stamattina, ma io lo so che la mia città è capricciosa ed impertinente e vuole sempre fare a modo suo, per cui anche la pioggia arriverà improvvisa, magari più tardi. Tante belle nuvole bianche intorno al sole che, dove può passare stende i suoi raggi fino a toccare il mare e sembra di essere di fronte a quei quadri antichi. Verso terra il cielo non è tanto sereno ed allora ho davanti a me il semicerchio del mare ancora così calmo che sfoggia una miriade di colori. Da un luccichio abbagliante all'azzurro sempre più intenso fino al verde profondo là a destra dove il cielo  diventa grigio. Il fondale è pieno di buche e la sabbia non è liscia, c'è una forte corrente sotto che porta verso il mare aperto, tre ragazze con il materassino stanno cercando di tirarlo verso riva con fatica, banchi di alghe stracciate dagli scogli vagano sul fondo , ci sono anche diversi sassi.  Lo scanno che a quest'ora c'è sempre oggi è sparito, l'acqua anche a riva diventa alta e così guardando in lontananza sulla superficie del mare si vedono galleggiare tanti mezzi busti, siamo tutti noi che passeggiamo silenziosi. Sì, c'è silenzio stamattina, come in attesa di qualche evento, ma noi questa volta siamo solo spettatori, è la Natura la grande protagonista.  Si sta bene davvero nell'acqua così fresca, lungo la riva i commercianti abusivi stanno tirando fuori di tutto, non hanno guardato il cielo laggiù sulla destra che non promette niente di buono.  Non c'è nemmeno vento, ma ad orecchie da intenditore si sente rumoreggiare il tuono, sta arrivando da dietro la collina. Nessuno si muove, ma i più anziani cominciano a prepararsi raccogliendo le proprie cose ed io con loro. So per esperienza che quando arrivano le nuvole nere sono rapide e rabbiose e non lasciano il tempo di mettersi al riparo.  Detto fatto, faccio appena in tempo ad arrivare a casa che devo correre da una finestra all'altra per chiudere tutto e poi in terrazzo per arrotolare la tenda che già comincia ad ondeggiare paurosamente, sapevo che arrivava così, come un vento impetuoso; da noi è fortissimo e non è la prima volta che si verificano trombe d'aria, l'ultima volta un moscone  si è fatto un bel volo dalla spiaggia fino al tetto di una casa.  Nonostante il vento c'è un'afa tremenda, quando arriva la pioggia?  Qualche colpo di tuono e finalmente il cielo si apre e uno scroscio di pioggia lava tutto.  Sempre dietro alle finestre di casa ho indugiato troppo e, quando esco sul terrazzino per godermi la frescura della pioggia...è già finita!  Come è possibile, io, le mie piante e le mie stanze eravano tutti pronti...non ci può tradire così!  Passa un po' di tempo, rimango lì in attesa, eccolo risento un tuono e poi un altro, ah! burlone, non mi hai tradito, c'era un altro temporale subito dietro il primo e questa volta piove copiosamente, toglie la polvere appiccicosa che ha ricoperto tutti e tutto in queste settimane e a terra rimangono migliaia di aghi secchi di pino e foglie. Ah! Che frescura, dai continua ancora,  tutto qui ed anche i campi, più lontano, chiedono acqua. Ma anche questo temporale dura poco, da noi è sempre così, ha lasciato però tanta frescura anche se l'acqua non è bastata.      

Ecco, ogni cosa cambia velocemente, come le nuvole in cielo, come temporale e sereno...ma noi no, non sappiamo mai adattarci ed accettare i cambiamenti, pretendiamo che tutto quello che conquistiamo, che realizziamo nella vita rimanga immutabile nel tempo e duri anche dopo di noi, che rimanga eterno;  non capiamo che così stiamo andando contro Natura e che tutto è un soffio di vento, un temporale passeggero, una pioggia improvvisa.  Mi rinfresca la pioggia e poi mi riscalda il sole. 

 
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Giorno di mare

Post n°32 pubblicato il 17 Giugno 2012 da fulvia1953

                 Non riesco a crederci nemmeno io, ma questa mattina sono stata al mare anche se era già tardi, le otto e mezza, ora insolita per me che  amo vederlo alle prime luci del giorno.  Insieme a lui ho fatto un bagno di umanità.  C'era una luce violetta all'orizzonte che diventava  lilla chiaro, una brezza leggera e tiepida che non dava fastidio e l'acqua un po' increspata così luccicante e trasparente; i pesci  sostavano dove l'acqua era più calda e scodinzolavano via solo al nostro passaggio, un paguro camminava a fatica tutto per traverso e tanti gusci vuoti di poracce arrivate lì con il moto del mare.  E' come ritrovare una persona che, nonostante i suoi sbalzi d'umore fondamentalmente è sempre la stessa, profondamente conosciuta ed immensamente ammirata ed amata.  Ho pensato di essere fortunata ad abitare in questa mia piccola città, alle spalle ci sono le colline e davanti ho il mare, così vicini entrambi e facilmente raggiungibili, perchè non godere di ogni attimo presente!  Guarda che bello! mai visto...una signora cammina sulla spiaggia con un eccentrico merlettato ombrellino da sole, bellissimo! poi più in là una coppia proveniente dall'India, così scuri di pelle, meravigliosi! Bambini che avevano già sparso sul bagnasciuga tutta la loro attrezzatura da spiaggia ma che lì rimaneva abbandonata perchè preferivano giocare con le onde del mare: piccole increspature di schiuma che arrivavano dolci dolci proprio per la loro gioia.  Madri che giocavano con i propri figli, nonni che erano il centro dell'attenzione attorniati dai nipotini, giovani padri che portavano in braccio orgogliosi bimbi piccolissimi ma già così tanto amati e circondati d'attenzione,  cappannelli di uomini che parlavano arabo nel loro modo animato e sempre qualche tono  sopra che tante volte danno l'impressione di stare litigando, ma poi qualcuno ride: falso allarme. Intere famiglie attrezzatissime, molto probabilmente vengono dall'interno, scaricano di tutto, ogni conforts per una degna giornata di mare, ci sono tavolini, poltroncine, ghiacciaia per le vivande ed ulteriore ghiacciaia per le bibite, doposole,cappellini,occhiali da sole, teli di tutti i tipi, doppi ombrelloni e le immancabili...carte,  per la partitina dopo pasto. E pensare che sono sempre andata al mare solo con un asciugamano e proprio al massimo portavo il "chiodo", un chiodo nel vero senso del termine, lunghissimo, perchè si giocava con quello ai miei tempi ed il più bravo era chi, dopo tripli salti mortali riusciva a farlo cadere in piedi conficcandolo nella sabbia bagnata. Sparse ci sono le coppie di slavi, così simili a noi, ma forse cercano troppo di imitarci e sono troppo seri, quasi tristi e sembra che ce l'abbiano con tutti.  Poi il mio sguardo, - sono rimasta pur sempre una bambina curiosa-  và alle donne, a questo nostro immenso mondo femminile. C'eravamo tutte, piccole, alte, grassocce, magrissime, conturbanti, nere artificiali, bellissime con corpo da mozzafiato; sdraiate scompostamente per prendere tutto il sole possibile, addormentate,  unte all'inverosimile, con mucchietti di alghe sulle spalle o sulle gambe per non scottarsi troppo o maestosamente sedute sui seggiolini come su un trono con tutto il parentado intorno pronto a ricevere ordini.  Confesso che ci guardavamo di nascosto per rubarci  con gli occhi ogni particolare interessante.  Sì, è stato proprio un bagno di umanità stamattina e ne sono contenta, ci vogliamo così differenziare gli uni dagli altri, vogliamo affermare il nostro piccolo mondo che è un mondo che ci siamo creati noi e da noi soltanto pensato;  lì sulla spiaggia c'erano solo tanti esseri umani: apparteniamo alla stessa specie, tutti quanti,  è il modo come usiamo i nostri pensieri che ci allontana e spesso ci mette uno contro l'altro. Ringrazio per questa giornata di mare e d'umanità.

 
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tenebra e luce -

Post n°26 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da fulvia1953
Foto di fulvia1953

Non è solo un buttare giu' i colori per trarne un'immagine piu' o meno bella, non è una gara di pittura perchè non si pronuncia mai nessun giudizio, è un incontro con il nostro concetto profondo di bellezza, con l'arte che è in ognuno di noi e cioè quell'aspirazione interiore che ci fà emozionare davanti ad uno spettacolo meraviglioso come può essere la Natura o un'opera  o che ci procura un'emozione davanti a certi colori piuttosto che altri.  Cercare di tirare fuori il senso estetico che è in ognuno di noi ed esprimere il nostro io piu' profondo attraverso i colori. Tutto questo e molto ancora è un corso che sto facendo ogni lunedì sera dove non vedo l'ora di essere lì, con la mia tavolozza davanti e con Valeria che parla ma che, concretamente, prende per mano la nostra anima e ci fà volare con lei nell'Universo. Dapprima è buio e denso ma... un movimento a catena imprime un'oscillazione e la materia si dirada, scintille di luce che si aprono nel blu notte.  Luce che essendo calore, vitalità, movimento attira verso di sè il blu profondo e statico e dalla loro fusione nasce il verde, la vita.  Ed è stupendo vedere come ognuno di noi, siamo sei persone in tutto, ma ognuno di noi dicevo, sente gli stessi colori in maniera completamente diversa, si realizzano tavole diversissime l'una dall'altra pur usando tutti solo il blu ed il giallo, ma sono tavole stupende perchè rappresentano il nostro mondo e per ciascuno ed alla fine per tutti è un arricchimento enorme.  Non sapevo fino ad ora della mia difficoltà nel mescolare i colori, finchè si trattava di stendere il blu OK, e poi il giallo OK, ma farli incontrare per far nascere la vita, il verde, ebbene io mi sono fermata e non avrei piu' proseguito se non c'era Valeria vicino che mi incoraggiava a provare: i meandri della psiche umana sono ben strani!  Lunedì scorso abbiamo volato ancora con lei nell'Universo, ci sono tante scie luminose, strade di luce  di tanti  colori diversi, sono i colori dei nostri avi, nonni e parenti e generazioni intere che ci hanno preceduto e che hanno formato questa scia di luce dove magari un colore predomina su tutti gli altri. Ognuno di noi è come un piccolo pianeta che ha in sè già una sua luce, quando decide di nascere sceglie una via luminosa piuttosto che un'altra e vi si getta a picco alzando polvere di tutti i colori e la sua luce si mescola alle altre luci aggiungendosi a loro. Amo questo viaggio che ha dell'irreale, ma sapeste come fà bene all'anima!

 
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Pensieri sulla giornata della Memoria

Post n°24 pubblicato il 29 Gennaio 2012 da fulvia1953

 L'anno scorso mi ricordo  andai ad una conferenza. Eravamo poche persone, ma ho notato che c'erano degli studenti e questo mi aveva allietato il cuore.  La presentazione da parte delle autorità mi lascia sempre indifferente se non annoiata, ma poi ha preso la parola un giovane studioso, parlava con animazione, pienamente coinvolto ed aveva diverse diapositive a conferma delle sue parole.  Quello che voleva dimostrare era come certe idee, che ognuno di noi rifiuta a priori perchè sono contro l'umanità, possano iniziare quasi per scherzo e talmente in sordina che nessuno penserebbe mai che muovano un'onda gigantesca di odio come quella che poi ha devastato l'umanità. I principi nazisti comprese le leggi razziali sono nati intorno ad un tavolino da bar dove erano seduti alcuni giovani di scarsa cultura ed intelligenza che passavano in chiacchiere il loro pomeriggio, degli sfaccendati senza talento, tra cui c'era Adolf Hitler, che, per non annoiarsi avevano cominciato a mettere su carta le regole di un immaginario partito. Idee assurde, ma che lentamente hanno cominciato ad attecchire incontrando via via, interessi e rancori personali finchè è diventato, nel giro di pochi anni, quel bubbone che conosciamo.                                                Questa cosa mi ha sconcertato,  mi ha inorridito e mi sono chiesta, cos'è l'uomo?

Quest'anno il 27 gennaio, giorno della memoria, ho ascoltato  i racconti degli ultimi testimoni, sopravissuti ai campi di concentramento. Parlavano direttamente da Auschwitz e con loro ho visto i forni crematori, le baracche e quelle distese enormi di filo spinato che li stringeva tutti in una morsa di morte. Ho visto i tavolacci di legno, i loro letti, quei numeri marchiati sulle braccia, ascoltavo le angherie di ogni genere, fatte solo per pura crudeltà e quei momenti ed anche quelle decisioni che, nel giro di un attimo, possono decidere la tua salvezza o la tua morte.  Non riesco a togliermi dagli occhi la vista di montagne di corpi umani, accatastati senza rispetto nè pietà fuori all'aperto, mentre dentro alcune baracche c'erano altrettante montagne di scarpe e vestiti e capelli e dentiere, ma queste era ben tenute perchè avevano la  loro utilità.  Quello che mi ha agghiacciato è stata l'intervista ad alcuni tedeschi responsabili di esecuzioni di massa di ebrei. Li osservavo in volto mentre raccontavano, erano senza emozione, assolutamente estranei, freddi e duri come se stessero parlando dell'elimanazione di oggetti senza importanza. e di fatto, l'ultimo intervistato ha confessato tranquillamente il suo odio per gli ebrei perchè erano la causa della distruzione dell'economia tedesca e di tante famiglie contadine, come la sua: " Quelli uccisi erano solo degli ebrei e  l'unica cosa che ho pensato mentre sparavo, era di prendere bene la mira e non risparmiare nessuno".  Ancora mi chiedo, cos'è l'uomo?

Queste testimonianze, questi pensieri, la voce tremante di chi aveva subìto e di contrasto quei volti impassibili con quel lampo di odio non ancora sopito degli aguzzini, tutto questo oggi l'ho avvertito con maggiore angoscia e mi accorgo che tutto è così precario, e quest'odio che è pura raffinatezza dell'uomo, dove ci porterà? 

 
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E' il tempo della riconciliazione

Post n°22 pubblicato il 26 Gennaio 2012 da fulvia1953

                                                   Quando non era in quelle giornate nere dove la rabbia di dentro gli saliva e per giorni e giorni non trovava pace se non prendendosela con tutti e tutto, se non erano quei giorni in cui i piatti volavano oppure in quegli altri che non si presentava né a pranzo né a cena...mio padre era un cantastorie eccezionale che ci affascinava con Polifemo e l'isola dei ciclopi, la maga Circe e storie vere di guerra, vissute in prima persona e descritte e raccontate così bene che gli si perdonava il fatto che ormai le conoscevamo a memoria per le tante volte che le avevamo sentite. Continuava a vivere nel passato e del passato; forse il presente non gli piaceva o forse aveva dei conti ancora aperti. Chi ha vissuto la guerra sicuramente ha avuto una gioventu' intrisa di paura, in mezzo a fatti atroci che spesso non avevano nessuna logica umana, ma poi la vita deve riprendere...mio padre si è interessato di tante cose poi, ma in definitiva non si è interessato di niente, perchè non credeva in nessuna cosa che faceva. C'era un fuoco che gli bruciava dentro e lo tormentava e gli scoppiava nel cervello perchè portava sulle spalle una storia pesante, la storia della sua famiglia. Di quella famiglia non c'era rimasto piu' nessuno, ma ogni cosa ritornava a vivere nel momento in cui mi metteva in mano quella busta contornata dalla bandiera italiana che ogni mese andavo ad imbucare finchè poi finì anche quel periodo.  A me bambina sembrava una lettera misteriosa e la sentivo così pesante che non vedevo l'ora di liberarmene imbucandola subito, dopo essere stata attenta a spedirla insieme a quelle per l'estero.  L'emigrazione ha diviso tante famiglie ma io non ho mai sentito una storia simile, dove noi tutti ci siamo trovati coinvolti  rischiando di affondare nel pantano delle passioni umane e soprattutto in un rancore sconfinato che solo piu' tardi ho rifiutato perchè non mi apparteneva, io volevo solo capire.  E di questa vita che forse non era vita, mio padre ne sente ancora tutto il dolore ed il tormento, e tutto è ingigantito  perchè tutto è stato visto con gli occhi di un bambino e quella umiliazione, quella mancanza di sicurezza, la  vergogna e l'improvvisazione per vivere, tutto questo è sempre quel bambino che l'ha subito e che faceva lo strafottente solo per farsi coraggio e per non piangere.  Era stato tentato anche lui d'andarsene, di raggiungere quel padre che non aveva mai visto, questo mi confidava non pensando che io ero pur sempre sua figlia, ma poi non ne ha avuto il coraggio perchè lui sapeva bene cosa voleva dire crescere senza padre.  Ha conosciuto la solitudine di sua madre appena ventenne e poi la gelosia nel vederla amare uno sconosciuto che permetteva loro di sopravvivere e le chiacchiere della gente che la indicavano quando passava e la maldicenza che lo aveva segnato... ma lui recitava... in teatrini improvvisati ed impersonava tutti quegli eroi del libro "Cuore" che gli mostravano un mondo diverso dove tutti invece lo amavano come quando cadeva, colpito a morte, interpretando  "Il piccolo tamburino".  Se il vuoto che uno ha dentro  è colmato solo dalla gelosia per non aver avuto l'amore che gli spettava, allora la rabbia cresce e diventa un incendio e non c'è posto per nient'altro.  La Vita gli sta dando ancora tempo, ma lui è ritornato nella sua mente il bambino di una volta e divampa feroce ed incontrollata la sua rabbia che è solo dolore bruciante, ma io ora riesco a comprenderlo, sento il suo dolore e sono meno dura.

 
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Devo parlare di te

Post n°19 pubblicato il 17 Novembre 2011 da fulvia1953

       Un fuoco da campo, un grande falò dove le fiamme salivano alte verso il cielo stellato, questa è la prima immagine che ho pensando a te.  La giovinezza si stava aprendo davanti a noi, c'era già chi aveva avuto le prime esperienze d'amore e chi come me si sentiva inadeguata, piena di ideali che scoppiavano dentro ed il desiderio di un grande amore, unico, assoluto, eterno che avrebbe riempito la mia vita e resa felice.  Con questi sogni nel cuore guardavo le altre ragazze, cinque in tutto, che come me quell'anno lavoravano come "aiuti" al campo scouts; ascoltavo le loro storie piccanti, le osservavo mentre si mettevano mille creme in faccia o si ridisegnavano le sopracciglia strappandole con le pinzette; quell'anno mi ritrovavo per la prima volta insieme a scoprire la gioia di avere delle amiche e l'occasione per conoscere la vastità e profondità del mondo femminile, il chiacchierare e lo scoprire che una parola ne richiamava mille altre ed i pensieri e le parole correvano veloci e rimbalzavano da una ragazza all'altra senza fine, per pura gioia dell'esprimersi e del condividere.   Il campo era situato in un posto bellissimo, incastonato fra le montagne del Gran Sasso dove la notte sentivamo i lupi ululare in lontananza ed il giorno sulle vette rocciose si stagliavano contro il sole gli stambecchi, con l'unico pericolo vero dato dalle vipere che quell'anno sembravano piu' numerose.
Ma niente sconquassa di piu' di quando l'agitazione parte da dentro di noi ed il cuore ti batte così forte che quasi vuol uscire, e sembrava proprio uscire quella mattina incontro a quei ragazzi che arrivavano con le moto come quei cavalieri senza macchia e senza paura in sella ai loro cavalli.   Facevano parte del Reparto maschile, si muovevano in moto e avevano fatto apposta una deviazione per salutarci.   Li guardavo scendere e scrollarsi di dosso la polvere della strada, avevano dei fazzoletti colorati davanti alla bocca, qualcuno degli occhiali e dietro le spalle portavano degli zaini belli grossi.   Io, innamorata delle moto, le guardavo scintillare al sole, erano ferme lì come giovani purosangue sempre pronte per ripartire a tutta velocità: bellissime!   Le altre già avevano raggiunto i ragazzi e con loro chiacchieravano e ridevano; io li conoscevo solo di vista e non sapevo cosa dire...ma quel ragazzo così bello, con quei riccioli quasi rossi guardava me, solo me ed è a me, avvicinandosi, che ha rivolto il suo saluto.   Dev'essere scattata un'alchimia, una reazione chimica strana davvero perchè ci siamo ritrovati improvvisamente soli, il mondo intorno a noi non esisteva piu', nemmeno i suoni o i rumori ci arrivavano piu', ma solo le nostre parole.   Ed io, sotto quello sguardo mi sono ritrovata, ero me stessa e parlavo di ogni cosa liberamente, e parlavo...e parlavamo...
Non era la mente che parlava, ne sono sicura, erano i nostri cuori che comunicavano ed ognuno diceva all'altro:"Aspetta, stai qui ancora un po', ho ancora tante cose da dirti".   Se il dovere ci chiamava con lo sguardo ci cercavamo subito, per noi tutto il resto non contava piu' quel giorno ed appena possibile ecco lui che si avvicinava e ci ritrovavamo ancora e continuavamo a parlare o finivamo il discorso che avevamo iniziato.   Ci raccontavamo i nostri sogni ed i nostri ideali, eravamo in una sintonia stupenda ed i pensieri fluivano da uno all'alto come se ognuno di noi, dovendo svuotare il proprio cuore, avesse trovato nell'altro il contenitore ideale.   Era una sensazione bellissima, di grande armonia, come non ho piu' ritrovato nella vita.   E non so cos'era, le nostre anime si sono scelte quel giorno e non so perchè.   Stavamo solo bene e volevamo continuare così finchè sentivamo di farlo senza farci nessuna domanda razionale.    Di quelle ne facevano già abbastanza le ragazze ed i ragazzi vicino a noi che cercavano di trascinar via lui e riportarlo alla ragione mentre a me continuavano a parlarmi di una finanzata lasciata da poco.   Non esisteva niente di tutto questo per noi ed io stavo  vivendo delle emozioni bellissime che avrei sporcato se solo avessi fatto dei progetti; nessuno di noi due voleva rinunciare a qualcosa che aveva in sè una grande magia.
Un falò così grande come quella sera non s'era mai visto, il cielo pieno di stelle partecipava in tutto il suo splendore,  c'era  Francesco che intonava il canto dell'amicizia con quei riccioli quasi rossi che  si chinavano sulla chitarra in cerca dell'accordo ed il suo sguardo che sapeva d'infinito e che si posava su di me. Ho ancora viva l'immagine di quel fuoco come fossero mille scintille d'oro che brillavano nella notte.
La mattina dopo le moto non c'erano piu'; i giorni passavano finchè una sera una notizia al telegiornale mi ha gelato, a Bologna in seguito alla carica della polizia sugli studenti che manifestavano, un ragazzo è stato colpito da un proiettile vagante, era Francesco.

 

30 ottobre 2011

 
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Due novembre

Post n°18 pubblicato il 15 Novembre 2011 da fulvia1953

Non  restare a piangere sulla mia tomba.

Non sono lì, non dormo.

Sono... mille venti che soffiano.

Sono la scintilla diamante sulla neve.

Sono la luce del sole sul grano maturo.

Sono la pioggerellina d’autunno.

Quando ti svegli nella quiete del mattino…

Sono le stelle che brillano la notte.

Non restare a piangere sulla mia tomba.

Non sono lì, non dormo.

Canto Navajo

 
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Passeggiata notturna

Post n°17 pubblicato il 15 Novembre 2011 da fulvia1953

 E' E' stato venerdì scorso, notte di luna piena ed era grande nel cielo, sembrava un enorme faro acceso. Eravamo una quindicina di persone, ci siamo incamminati in silenzio, un po' distaccati gli uni dagli altri verso la meta dell'altra volta, il pianoro in alto da dove si poteva vedere il mare e la città.  La stagione delle lucciole è finita, si è levata quella sera  la voce di un uccellino notturno che ripeteva ad intervalli il suo richiamo e ci ha accompagnati per un bel pezzo. Le pile non servivano, la luna illuminava ogni cosa. Questa notte ogni cosa era diversa,  a spiegarci che niente rimane uguale ma la realtà si trasforma continuamente davanti ai nostri occhi e noi ne possiamo solo prendere atto.  La strada silenziosa e buia dell'altra volta era scomparsa,  questa notte calda d'estate  era densa di suoni, richiami, musica, grida di bambini... le case nascoste nella campagna ora erano piene di luce, porte e finestre aperte con la speranza forse che l'afa se ne andasse.  Si sfiorava passando l'intimità di ogni famiglia afferrando al volo pezzi di un discorso  o una risata o il pianto di un bambino che faceva i capricci.  Ho pensato come siamo tutti così vicini e nello stesso tempo così distanti l'uno dall'altro.  Facciamo parte di un'unica umanità, eppure ognuno di noi vive nel suo mondo dove ci sono regole ben precise e muri belli alti. Seguendo i miei pensieri, dove spesso passato e presente si incontrano, mi rivedo in altre passeggiate come questa, eravamo scouts e camminavamo come questa sera, in fila indiana. Tante ragazzine, non ci conoscevamo tutte eppure ci sentivamo vicine, eravamo presenti a noi stesse in quel momento magico e bastava che una voce si alzasse per intonare un canto che tutte poco alla volta rispondevamo all'invito e le nostre tante voci diventavano un coro solo, una delle tante voci della natura, come il richiamo di quell'uccellino notturno, ma era il canto di un'altra specie, era un canto umano. E mi chiedo cos'è che nel crescere ci allontana gli uni dagli altri, non dico che anche da ragazzi non si provino emozioni che ci dividono, ma a quell'età è tutto passeggero, mentre al contrario è forte  la sensazione di unità, di appartenenza  e forse il  sentire che c'è una provenienza comune. Perchè il diventare adulti ci porta a distruggere l'integrità e la purezza della gioventu'?   Non so!  Forse crescendo sbagliamo qualcosa, forse perdiamo di vista qualcosa d'importante per riversare tutto noi stessi su ciò che invece è il nulla.  Mentre camminavo e pensavo sentivo un grande amore e attrazione per la Terra sotto ed intorno a me, sentivo i piedi quasi che si allargavano per aderirvi meglio,  del nostro corpo almeno siamo sicuri della sua appartenenza, ma noi...noi chi siamo  veramente.

giovedì, 21 luglio 2011

 
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Solstizio d'estate e la notte di San Giovanni

Post n°15 pubblicato il 15 Novembre 2011 da fulvia1953

   Questa volta c'ero anch'io a celebrare il solstizio d'estate, il trionfo della luce.  Un'amica mi ha invitata, è la stessa che mi ha fatto provare l'esperienza delle costellazioni familiari ed io, curiosa piu' che mai ho detto subito sì.  Sono riti antichi che partono dall'osservazione del sole e sembrano avere qualcosa di magico ma che forse magico non è.  L'appuntamento era a casa sua ai piedi di uno dei due colli che sono alle spalle della mia città,  le persone arrivavano alla spicciolata a volte a gruppi, a volte da sole e per ultimo sono arrivate due donne e con loro c'era una bellissima bambina bionda così esile e chiara e sembrava che l'estate stessa fosse arrivata in mezzo a noi.  Un'altra ha portato i frutti del suo orto, zucchine e cetrioli ed in braccio aveva dei  girasoli grandissimi.  Nel prato era stato messo un tavolo con bibite e succhi fatti in casa  ed ancora un cesto di susine appena raccolte ed un altro cesto di erba raccolta nei campi e poi fatta seccare,  era iperico dai fiorellini gialli e timo odoroso perchè entravamo nella notte magica di san Giovanni e le leggende vogliono che sia una notte particolare dove, unita al solstizio, ogni elemento della Natura e le linee energetiche della Terra si caricano della massima intensità e dove il sole si ferma al massimo della sua inclinazione rispetto all'Equatore ed è al culmine della sua potenza. In questa notte magica un tempo si bruciavano erbe aromatiche come timo,maggiorana,ruta, l'erba di S.Giovanni, tutte piante ritenute miracolose e potenti per proteggere e guarire ed i falò accesi rafforzavano l'energia solare e si riteneva che purificassero dagli spiriti maligni, in questa fase come di passaggio in cui gli umani possono accedere al soprannaturale ma altrettanto le entità malefiche e poi le ceneri venivano sparse nei campi per la fertilità. E poi ancora raccontavano alcune ragazze che in questa notte magica di S.Giovanni bisogna raccogliere la rugiada e con quella bagnarsi e lavarsi il viso perchè ha il potere di far ricrescere i capelli, ringiovanire la pelle ed aumentare la fertilità...La Natura è al massimo rigoglio e favorisce l'amore ed in tutta Europa è tradizione trarre presagi, soprattutto presagi d'amore, dicono che si usa il piombo fuso o la chiara d'uovo versata nell'acqua...Ascoltavo incuriosita tutte queste storie, la saggezza popolare spesso ha un fondo di verità.  Mentre si parlava altre accendevano i lumini perchè ormai era notte, ora sembrava davvero di essere in un posto magico!  Ma lì era solo il nostro punto di partenza, una volta arrivati tutti abbiamo cominciato la nostra camminata, al buio in fila indiana, in silenzio verso la cima della collina. Siamo passati un po' per i campi ed un po' lungo la strada deserta, sono posti che conoscevo e lungo la strada ho ritrovato delle querce bellissime con tronchi enormi e mi ricordo che in una passeggiata tempo fà ho avuto il desiderio proprio di abbracciare uno di quei tronchi perchè erano meravigliosi, una sensazione molto bella.  I cani ogni tanto si facevano sentire ed accompagnavano la camminata, erano le uniche voci perchè eravamo d'accordo di stare in silenzio all'ascolto del nostro corpo in movimento e della Natura intorno.  La strada man mano si faceva piu' ripida e occorreva accendere qualche pila per non inciampare, ad un certo punto ci siamo fermati dove le querce con le loro chiome formavano una cupola sopra di noi, era altissima e di una bellezza da togliere il fiato ed una volta fermi ci siamo accorti di essere circondati dalle lucciole che in quel buio sembravano ancora piu' luminose, tutto era magia!  Un'altro quarto d'ora di cammino fino ad un'altura, un campo dove l'erba era stata appena tagliata, al limite di quel campo si poteva vedere sotto la distesa nera del mare e la città piena di luce che si allungava sull'acqua. Era il punto piu' alto, sembrava di toccare il cielo stellato. Un po' alla volta ci siamo seduti in cerchio ed ognuno ha acceso il suo lumino, c'erano le stelle nel buio del cielo e questi lumini che brillavano nel buio della terra.  Solo poi ci siamo accorti che casualmente non eravamo in cerchio, ma avevamo formato un cuore perfetto ed il punto d'incontro di questo cuore era la bambina. E' stato un momento di riflessione, di scambio ed un pensare all'anno trascorso perchè questo è il messaggio, il solstizio è un tempo di passaggio ma anche il tempo del raccolto, è il confine tra la luce ed il buio, tra la crescita ed il declino perchè anche se ora la terra è nel suo massimo rigoglio e nel pieno della vita ha in sè anche i germi del declino e del buio nell' eterno equilibrio fra luce ed oscurità. In questa serata che per tutti è stata molto bella e toccante io ho scoperto qualcosa di me che non conoscevo e che si è formata sicuramente attraverso gli anni.  Quell'uscita notturna, quella campagna mi ha destato inquietudine, tutto era stupendo intorno a noi ma il cuore tremava e su quel prato silenzioso dove da ragazza mi sarei stesa placida a guardare le stelle io sono rimasta seduta ed il mio cuore era gonfio di tutte le cose che erano passate in questi anni e non potevo piu' sentirmi un tutt'uno con la Natura e tutto questo confidavo con stupore alle stelle e al cielo. Il peso delle responsabilità, il dolore ...mi sono accorta in quel momento che hanno il potere di cambiare una persona o almeno per me è stato così ed io quella sera mi sono sentita così lontana e tutto questo mi ha reso triste. Se è il tempo del raccolto io allora raccolgo con amore questa mia fragilità. 

 

26 giugno 2011

 
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"A chi il mare ha tolto la vita mortale"

Post n°14 pubblicato il 15 Novembre 2011 da fulvia1953

       Il mare era calmo stamattina presto e di un bel colore grigio perchè rifletteva il cielo nuvoloso, mi  attraversava  un'aria pungente che per fortuna veniva da terra e quindi portava verso il largo tutte le nuvole scure. A quest'ora sono già arrivati i pescherecci e sul ponte c'è chi pulisce le reti togliendo molluschi, alghe e tutto ciò che è rimasto impigliato per la gioia dei gabbiani che continuano a girare a distanza ravvicinata.  Le carrette piene di pesce aspettano i compratori,  io devo comprare solo le poracce stamattina e così faccio presto. Devo andare laggiu', verso il molo a rivedere quel campo dove ora ci sono solo le barche a riposare in attesa dell'estate. Un tempo in quel campo  le stoppie erano alte, era in abbandono ma così selvaggio e bello  che era il posto ideale per giocare.
Eravamo una banda io ed i miei cugini, quell'erba alta ci nascondeva bene e lì nascevano le sceneggiature ogni volta diverse dei nostri giochi fantastici.  Per lo piu'  giravano intorno ad indiani e cow boys  e mi ricordo che dopo tanto discutere alla fine poi toccava sempre ai piu' piccoli comprese noi bambine la parte degli indiani che dovevano correre e  nascondersi.  Disseminati nel campo c'erano dei cavalletti di legno -venivano dalla falegnameria lì vicino- ma in realtà erano dei cavalli impetuosi ed i miei cugini ci salivano al volo e li facevano saltare come imbizzarriti. Io li guardavo ammirata, ammiravo la loro spavalderia, la loro forza e quella sicurezza innata di essere maschi.  Poi...continuo a camminare con questi ricordi nel cuore, giro l'angolo, da poco hanno messo un cippo, è stato posto dai marinai in memoria di tutti quelli che dal mare non sono piu' tornati... ma chi sono quelli, che bello! Vicino all'asta con le bandiere della Marina e dell'Europa ci sono tre marinai anziani, uno si regge con le stampelle, hanno una divisa che non ho mai visto, pantaloni blu, camicia bianca e basco blu in testa; il piu' anziano dai capelli tutti bianchi ha molte medaglie appese alla camicia e guarda gli altri due che vicino all'asta tengono in mano il tricolore.  L'alza bandiera, il cuore mi si allarga, quante volte negli scouts ho avuto questo onore!  Era una cerimonia sacra e solenne ed io molto emozionata annodavo i lacci di quella bandiera piegata, ben attenta a non invertirli perchè una volta issata la bandiera doveva stare bella dritta  e  prendere il vento.  Solo allora tutte noi ci mettevamo sull'attenti con rispetto ed amore e con la fierezza da parte mia di aver fatto un bel lavoro.  Ma quel marinaio non conosce le regole...ehi! ...non si può lasciare la bandiera  toccare terra, ed invece loro la lasciano lì, aggangiata per issarla forse piu' tardi, ma la bandiera non deve essere lasciata sola mai e nemmeno così  vergognosamente a penzoloni!  Piu' in là non mi ero accorta, ma stanno arrivando un gruppetto di ufficiali della marina nelle loro uniformi,  ripenso a quanto mi affascinavano da ragazza quelle divise bianche e blu, a quel ragazzo di cui ero tanto innamorata che arrivava in divisa e a cui,  vincendo tutta la mia timidezza,  ho avuto il coraggio di chiedere la maglietta in ricordo, quella maglietta così particolare, con lo scavo a barchetta che ho messo per tanto tempo fino a consumarla... qui al porto c'è la mia vita.

venerdì, 10 giugno 2011

 
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Ancora campagna...insieme a Lucio Dalla, Eleonora Giorgi ecc.

Post n°13 pubblicato il 15 Novembre 2011 da fulvia1953

       Un nuovo tuffo nella mia campagna, questa volta parlo di una campagna speciale e di una casa resa preziosa dalle mani dell'uomo.  Speciale perchè siamo  vicini ad Urbino, quindi terra di nobili casati. Le case rurali di mattoni cotti per contrasto sono così solitarie in mezzo alla vegetazione... era difficile anche vederle, nascoste tra una collina e l'altra. Tutto il terreno era  un continuo salire e scendere, colline a perdita d'occhio.  Uno spettacolo di una bellezza selvaggia ed un po' inquietante.  E' stata terra di battaglie e piu' di recente terra di esodo per gli sfollati che fuggivano dalle città bombardate. Questa era comunque la nostra meta, proprio in cima alla collina, sul cucuzzolo c'era una vecchia casa del '700 proprietà dei nonni di una collega che lì ha festeggiato la regolarizzazione di una unione che durava ormai da 25 anni.  Lungo il vialetto fino alla casa, ci hanno accompagnato sciami di api, qualcuna voleva entrare dal finestrino per darci il benvenuto dato che entravamo anche a casa loro perchè c'erano tantissime arnie.  Potete immaginare che panorama si vedeva da lassu', c'erano colline lontane con sopra distesi antichi paesi,  lontani tra loro, ma lì, dall'alto sembravano toccarsi.  Dove eravamo era una delle colline piu' alte, circa 400 metri di altezza, tutt'intorno il terreno scendeva piuttosto ripido, c'era una vallata di ulivi e poi risaliva con un boschetto. L'acqua  per l'irrigazione arrivava alla vallata  per caduta e partiva da una  profonda cisterna dietro la casa che raccoglieva l'acqua piovana proveniente anche dal tetto. Era una cisterna che in superficie sembrava un pozzo, bellissimo... nel ferro battuto che si incrociava e girato e forgiato poi a formare un fiore.  La casa  tutta in mattoni antichi era una meraviglia, con le sue 36 finestre, e grande perchè abitata anticamente dal padrone della terra e dal suo contadino. Dietro la casa c'era il mio sogno, un porticato con le rifiniture in legno, poi piu' in là l'antico forno dove un tempo si cuoceva prima di tutto il pane che veniva fatto in gran quantità perchè doveva durare settimane. Nel capanno vicino c'era invece tutta l'attrezzatura per ricavare il miele e le tavolette prese dalle arnie erano lì che grondavano di liquido dorato e appiccicoso. E' una casa molto amata, i proprietari le dedicano ogni momento libero, ogni particolare è molto curato.  Dentro era semplicemente un sogno, io però mi sono diretta subito verso i camini, uno per ogni stanza, perchè sono la mia passione. Camini enormi, alti, sovrastati ancora  dalla vecchia trave, bellissimi!  E poi lampadari trovati in vecchie case abbandonate sempre lì intorno, il tavolaccio della mangiatoia trasformato in panca, travi in legno che abbellivano i soffitti. Tutto è stato rifatto un poco alla volta, perfino l'ingabbiatura esterna dei muri sottostanti perchè le case un tempo non avevano fondamenta, poggiavano solo, un po' sulla terra ed un po'  abbarbicati alla pietra dura della collina.  E' stato un lavoro grandioso fatto con passione.
Mi direte, cosa c'entra con tutto questo i personaggi che ho citato?  Ecco, vi spiego subito,  ad un certo punto Rino, il proprietario, ci ha riportato fuori e inorgoglito ci ha mostrato una casa poco lontano e poi un'altra ancora mezza nascosta. Mentre li mostrava raccontava che in una, proprietà di un noto scrittore era vissuta per 5 anni Eleonora Giorgi, -" proprio qui sotto vedete?"- e nell'altra veniva Lucio Dalla a registrare le sue canzoni ( "Attenti al lupo" può essere una di queste, visto il posto). Quest'ultimo poi andava a mangiare spesso da un contadino del luogo che si sentiva onorato della sua presenza e lo invitava spesso. Un giorno Dalla si è presentato con un amico,  nientemeno che il famoso Pavarotti, ma  il contadino, non riconoscendolo si è lamentato con Lucio  perchè  mangiava troppo: "Un morso e una salciccia, un morso e una salciccia..." continuava a ripetere a tutti.  Poi  l'ha vistro in televisione e si è vergognato così tanto !!!!
Sulle colline lontane il cielo si era fatto nero, a tratti veniva tagliato dai lampi, mentre da noi c' era una calma piatta. Troppa calma dice Rino, quando l'aria è così ferma allora la tempesta è in arrivo.
Sembrava strano però, il cielo era ancora bello...dopo mezz'ora era tutto buio ed un vento fortissimo spingeva sopra di noi il temporale.
Una giornata diversa dal solito, una campagna selvaggia e cupa che trasmetteva sensazioni strane, una casa perfetta, curata nei minimi particolari.  Questo è un modo diverso di vivere la campagna.

lunedì, 6 giugno 2011

 
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Anna delle capre

Post n°12 pubblicato il 15 Novembre 2011 da fulvia1953

             Ho una passione ancestrale per tutto quello che riguarda la pastorizia ed i suoi derivati.  Forse le mie origini appartengono proprio ai pastori nomadi.  Questo per dirvi  che ieri ho conosciuto Anna, chiamata delle capre, perchè alleva solo capre e prepara dei formaggi favolosi.  Io mi sono piazzata lì, nel suo giardino e sinceramente da quella campagna non sarei piu'  venuta via.  E' una giovane donna che vive con il marito e tre figli in una casa colonica mantenendosi con l' allevamento ed i prodotti della terra ed il loro commercio.  La loro è una precisa scelta di vita, amano le piante, gli animali, amano vivere ed essere circondati dalla Natura.  Tutto è lasciato crescere spontaneamente, gli interventi dell'uomo sono proprio ridotti allo stretto necessario, ma penso di lasciarvi senza parole se vi dico che appena entrati nell'aia c'è un cespuglio enorme di fiori d'arancio; era tutto fiorito e come si muoveva il vento arrivava un profumo meraviglioso.  Una bambina bionda dagli occhi azzurri era in cima ad una scala appoggiata ad un ciliegio, stava raccogliendo e mangiando delle ciliegione, qualcuna ne ha lanciata anche a  noi, erano dolci e succose.  Un'altra bambina ancora piccina era dentro una grossa borsa di paglia e con quella, tenendosi per i manici stava rotolando sull'erba, uscivano solo i suoi capelli lunghi e ricci.  Si stava proprio bene in quel posto anche se a me, che sono ordinata e precisa,  dava un senso di disordine mentre loro si trovavano benissimo, ma io non faccio testo con tutti i miei condizionamenti.  La bambina bionda è scesa dalla scala ed è corsa nel campo, poi ritorna mostrandomi le mani e mi dice: "Ho preso due lucciole!".  Ci sono ancora le lucciole? Io me le ricordo da piccola quando per il 1° di maggio si andava a mangiare sui prati e poi la sera noi bambini iniziavamo ad inseguire le lucciole che non si riuscivano mai a prendere, con quella lucina che si spegneva e s'accendeva, che poi, una volta prese eravamo convinti che non erano loro, le lucciole, perchè non brillavano piu' e sembravano dei normali animaletti con le ali.
Si comincia a creare una simpatia fra me e questa bambina, la guardo,  ha i bei capelli lunghi un po' arruffati, le mani sporche di terra e qua e là qualche macchia rossa delle ciliege, la maglietta ed i pantaloni  pieni di fili d'erba, terra, ciliege e tutto quello che la Natura le ha potuto donare.  Cammina avanti, ma poi si gira verso di me come per farsi seguire ed io sono entrata nel gioco, sono una bambina anch'io e la seguo contenta.  E' chinata davanti ad una cuccia per cani, mette dentro una mano e quando ne riesce tiene stretto un gattino che non avrà piu' di 20 giorni. E' una meraviglia quel micino, ma dentro con la mamma gatta ce ne sono altri due! Sono bellissimi, tutti e tre di colori diversi, uno grigio, uno nocciola ed uno quasi nero, ma la mamma è rossa, che gatto si era scelta come papà?  Sono una meraviglia di morbidezza e dolcezza, li rimettiamo giu'  vicino alla loro mamma che ci guarda tranquilla, ma c'è un altro gatto da vedere, appartiene all'aristocrazia perchè è di razza anche se capitato lì per caso, è appartato sopra il  tetto di un capanno dove l'Anna gli ha messo un piattino con qualcosa da mangiare.
Siamo lì ad ammirare il gatto, ma sta arrivando la sera, non c'è piu' tempo, Anna mi parla delle sue capre che ora sono in giro per i campi, racconta dei capretti che quest'anno sono nati in ritardo, ma il latte è abbondante e riesce a raccoglierne fino a 25 litri al giorno e con quello prepara di tutto.  Io voglio sentire tutto ma devo fare l'ordinazione perchè tutto avviene giorno per giorno.  Aspetterò allora,  "Ciao ragazze!"  ed entro in macchina e mi allontano.  Ringrazio per questa giornata e perchè ci sono persone come l'Anna e la sua famiglia che hanno fatto una scelta di vita.

mercoledì, 25 maggio 2011

 
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Il manicomio e la voce di un angelo

Post n°11 pubblicato il 15 Novembre 2011 da fulvia1953

   "T'adoriam...Ostià d'amor..." era una voce bellissima, d'infinita dolcezza che si è levata all'improvviso ed ha riempito l'aria ed io bambina ho pensato istintivamente che Dio era in quella voce e non nella processione che stava passando lentamente davanti al Manicomio. Non si vedeva chi stava cantando, le finestre del Manicomio sono alte e poi c'erano le sbarre, ma tutti si sono girati verso quella finestra e la Voce ha continuato a cantare e noi cantavamo con lei però piu' a bassa voce finchè è diventata troppo lontana.Il Manicomio era in fondo alla mia via e non si passava davanti senza avere un po' di timore.Io e la mia amica del cuore ci passavamo spesso perchè si andava a giocare agli "Orti Giulii" il posto piu' magico del mondo. Ufficialmente si chiamava Ospedale psichiatrico e da fuori aveva l'aria di un normale ospedale, ma passando davanti non si avvertiva il "dolore", ma un senso di "inquietudine" e poi non sapevo perchè le persone rimanessero lì senza poter piu' uscire. Ecco che potevo vedere con i miei occhi chi c'era lì dentro: un giorno la suora che ci faceva catechismo e che viveva e lavorava in Manicomio ci chiede se volevamo andare con lei a salutare una bambina che viveva lì. Così siamo entrate. Oltre la facciata e le prime stanze pulite ed immacolate c'era la parte all'aperto, il grande cortile. Oltre la facciata...siamo entrate in un mondo completamente diverso, fuori da ogni tempo. C'erano diverse baracche in quello spiazzo all'aperto ed i camini delle stufe buttavano fuori tanto fumo. Non c'erano molte persone, era molto freddo quel giorno, i pochi che giravano erano talmente coperti da far intravvedere solo gli occhi. Tutto sembrava immobile, c'era una grande desolazione che stringeva il cuore. Poteva avere ancora un senso la vita così? "Dai svelte, venite qui!". La suora ci ha portato in fretta in una baracca. Subito non riuscivamo a vedere niente perchè dentro era buio...c'era tanta gente... Sulla parete di sinistra erano allineati i letti, mentre a destra c'era una grossa stufa. Alcune donne erano sedute sul letto ma la maggior parte, tutte infagottate, si stringevano intorno alla stufa per scaldarsi. L'aria era pesante e quelle donne mi sembravano enormi, coperte com'erano da cappotti e maglie e scialli pesanti in testa. La suora è andata verso di loro e poi è tornata da noi con una bambina che aveva poco piu' della mia età spiegandoci che era stata lasciata piccolissima in quell'ospedale ed era cresciuta con loro. Un saluto, qualche parola, ma la bambina ci rispondeva solo con qualche suono strano ed incomprensibile ed io ho pensato che forse era straniera. Ci guardava però con curiosità, anche se teneva la testa bassa, un altro minuto, poi è volata verso il gruppo di donne intorno alla stufa e da lì non siamo riuscite piu' a vederla dietro quel muro umano che la proteggeva da noi, così diverse.Allora anch'io ho cercato protezione per me... fuori dalla baracca, verso la luce, verso l'aria fresca... e poi finalmente fuori. Uscire dal Manicomio è stata una liberazione. Ho accantonato il ricordo di quel giorno in un angolo della mia memoria grazie alla leggerezza dell'infanzia.

domenica, 15 maggio 2011

 
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Poetry

Post n°10 pubblicato il 15 Novembre 2011 da fulvia1953

     E' il titolo di un film che ho visto giorni fà e che mi è rimasto nel cuore e nella mente. Il regista è il sud coreano Lee Chang-dong, il titolo significa "Poesia" e tutto il film è poesia. Si celebra la poesia della vita che dapprincipio sembra  riguardare solo ciò che è bello, puro ed incontaminato come può essere per esempio la Natura. La protagonista -attrice straordinaria- è una donna sola, con un nipote da crescere ed una vita modesta. Ci tiene però alla sua persona, ha in sè il gusto del bello ed ha un grande desiderio: saper scrivere poesie. Proprio vicino a casa si apre un corso di poesia e lei si iscrive per imparare ed indirizzata dal maestro comincia ad annotare le emozioni che suscitano ogni cosa bella  che incontra o che va a cercare nelle sue passeggiate, ma niente da fare, nemmeno dagli appunti riesce a trarre una poesia.  Contemporaneamente succedono fatti nuovi, fatti di vita che non hanno niente a che vedere con la bellezza e la purezza e Mija è sconcertata ma lei stessa sarà l'incarnazione della poesia perchè la poesia è verità, è sincerità di sentimenti, è  purezza dello sguardo, è andare fino in fondo. Mija non accetta nè per sè nè per il mondo che la circonda una vita di apparenze e di negazione, inizia un viaggio solitario dentro fatti dolorosi e vive in prima persona sentimenti come incredulità, dolore di madre, vergogna, pudore, tristezza enorme. Entra nel dolore, lo attraversa delicatamente, in punta in piedi, per rendersi conto delle mille sfaccettature dell'animo umano che è  bellezza e perfezione ma anche carnalità, passione e debolezza. Riuscirà alla fine del corso a scrivere una poesia, lei non ci sarà a leggerla e questa poesia sarà  una dichiarazione d'Amore alla vita ed alle persone che hanno fatto parte di essa " ...voglio che sappiate quanto io vi ho amato!".  E' stata una grande emozione per me questo film; è stato piacevole entrare nel modo di vita di persone orientali dove esistono insieme alla frenesia della modernità un modo di pensare antico e saggio. C'è una scena finale del film dove Mija lava con cura il nipote, strofina ogni parte e si assicura che non rimanga nemmeno un segno di sporcizia e dice:" Chi tiene pulito il proprio corpo allora anche la sua anima sarà pulita", ho riflettuto su questo perchè non è una frase banale. Ogni scena del film porta lo spettatore dentro questo mondo, così diverso da noi, nelle case dove si preferisce vivere a contatto con la terra, nel modo di mangiare, nei silenzi  e negli sguardi che dicono piu' di mille parole assordanti. Mi è rimasta impressa la figura di Mija, questa donna minuta ma intensa e la sua scelta  finale che conclude il film mi ha emozionato moltissimo ma nonostante questo mi ha lasciato una grande pace.  Camminavo per strada ed ero rilassata come non mai, serena.  Chissà se qualcuno di voi ha visto questo film...

giovedì, 5 maggio 2011

 
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Costellazioni familiari

Post n°8 pubblicato il 15 Novembre 2011 da fulvia1953

                              E' stata un'esperienza fuori del comune per me, eccezionale e misteriosa...domenica scorsa ho partecipato ad un incontro di "costellazioni familiari".
Breve storia- si tratta di un metodo messo a punto dal psicoterapeuta tedesco Bert Hellinger, alla base della sua teoria c'è una visione della famiglia come un sistema governato da un ordine "i legami dell'amore", regole ben precise che ogni membro fà proprie sovrapponendo di fatto la propria individualità ad una coscienza collettiva inconscia della famiglia. Scoprendoli e mettendoli in scena con una costellazione familiare si riesce a comprendere il nostro comportamento, un comportamento che spesso non ci appartiene, capita che inconsciamente e per amore si viva il destino di un altro membro della famiglia. Hellinger insegna con una sorta di rappresentazione teatrale a liberarci da questa dinamica che in alcuni casi può anche condurre alla malattia e addirittura alla morte-.
Era diverso tempo che avevo in me questo desiderio, c'era anche un po' di timore, il timore per  ciò che non si conosce, poi è arrivata l'opportunità che aspettavo. Era una bellissima giornata di sole  domenica, proprio ideale per il posto silenzioso e verde che ci aspettava, una casa di campagna veramente immersa nella Natura. La famiglia che la abita ha scelto questo genere di vita spartano e semplicissimo, ridotto all'essenziale e per questo è meta di persone che cercano momenti di spiritualità  o gruppi. La cosa che già mi è piaciuta è stato il partire di mattina presto con il pranzo al sacco e senza sapere la meta, mi avrebbe guidato la mia amica che lì era di casa.
E' stato buffo imparare che arrivati al paese bisognava prendere la via per il cimitero ed una volta lì davanti prendere per via Tomba, la casa era proprio in fondo in fondo nascosta nella campagna... come inizio non era male! C'erano già altre ragazze che ci aspettavano, venivano da Genova e da Firenze, ma quella che mi ha colpito era la genovese che per pranzo ha tirato fuori dal suo sacco un enorme barattolo pieno di pesto, che mangiata!!!
E' stato bello ritrovarsi insieme così fra sconosciute, era tanto che non lo sperimentavo, mi piace sempre conoscere il modo che ognuno ha di affrontare la vita. Ed io ho ritrovato la vecchia Fulvia: silenziosa, impacciata,aggressiva per nascondere la timidezza, sempre convinta di essere inadeguata e sempre stupita di come gli altri riescano a chiacchierare tranquillamente ed abbiano tante cose da dire. Questa volta però potevo osservarmi, ogni azione la riconoscevo e, per quanto provassi tristezza e tenerezza insieme, mi sono accettata.
Poi sono iniziate le costellazioni, io era spettatrice, ma piu' volte sono stata chiamata in causa per sostenere delle parti. E' stata un'esperienza che mi ha interessato molto e colpito, e sinceramente ancora non riesco a spiegarmi come persone diverse, che non si sono mai conosciute, una volta chiamate a sostenere un ruolo familiare,entrano completamente nel modo di fare e negli atteggiamenti propri di quel padre o madre o sorella... modi o lati del carattere che, per quanto mi riguarda, erano anche miei, per cui mi ritrovavo ad affrontare anche me stessa e mi vedevo com'ero. Tutto quello che ho visto e sentito mi ha colpito molto, ma soprattutto mi sono resa conto  di quanto male ci facciamo attribuendoci a volte colpe che di fatto non sono nostre oppure dietro a convinzioni nostre o dei nostri genitori e che di vero hanno poco o niente ma solo una distorta visione della realtà dei fatti e degli accadimenti.  Mi ha colpito il fatto che nulla và perduto, di pensieri, atteggiamenti, emozioni...è la conferma che tutto rimane di questa enorme energia e tutto ritorna finchè non ne prendiamo coscienza e riusciamo a modificarla. Tutto è molto piu' complesso, piu' di quanto possiamo immaginare e chissà quanto c'è ancora da scoprire...ogni malessere o malattia o depressione non possiamo affidarlo alle cure di un semplice medico, bisogna curare la persona tutta intera: ho sentito alcune di quelle ragazze aver subito operazioni su operazioni e non essere venute a capo di niente ma quel giorno è uscito tanto dolore, tanta disperazione per eventi antichi e che si potrebbero giudicare normali fatti della vita, ma  che hanno smosso di generazione in generazione emozioni fortissime e mai risolte perchè inconsapevoli. Ho pensato che la vita và presa con piu' consapevolezza, attenzione verso ciò che diciamo perchè le parole rimangono nell'aria e che l'unico atteggiamento giusto del cuore è l'Amore.     

domenica, 17 aprile 2011

 
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