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Realtà e fantasia

Post n°582 pubblicato il 23 Settembre 2012 da ilvecchiodelmare

A tutti coloro che quotidianamente si stracciano le vesti (o le variopinte mutande) perchè questo Stato brutto e fascista non offre ai teneri virgulti attaccati alle gonne di mammà un lavoro "intellettuale", facile, sotto casa, ben pagato, senza responsabilità, garantito a vita che si lavori o si cialtroneggi..consiglio caldamente di leggere questo libro:

Figli miei precari immaginari
Di Giuliano Cazzola

Editore: Guerini e Associati
Pagine: 204
Euro: 17,50

Di certo abbiamo il tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti di Europa, ma anche il più alto tasso di posti vacanti. E allora il lavoro c’è o non c’è? E i giovani non saranno per caso innamorati di un lavoro intellettuale che non esiste più e non accettano di sporcarsi le mani nella tradizione manifatturiera italiana? Giuliano Cazzola, parlamentare del Pdl e relatore del decreto sul lavoro, affronta i nodi di quella che definisce una riforma mancata del mondo del lavoro.

“Mia madre è un’operaia e mi ha detto che non consentirà mai che io faccia una vita come la sua”. È in questa frase di una giovane precaria di Anzola Emilia che si racchiude il senso di ’Figli miei precari immaginari’ di Cazzola. Una politica educativa che in un paese manifatturiero ha puntato sulla formazione a professioni intellettuali, famiglie che spingono i figli a non accettare lavori che si ritengono al di sotto delle aspettative, mentre i posti di lavoro vengono occupati dagli stranieri. Una diagnosi lucida e politicamente scorretta quella di Cazzola, che cerca di superare la mistica del precariato, il pensiero unico: i giovani sono precari. La verità rivelata che non ammette opinioni contrarie o repliche.

In un paese in cui il tasso di attività per i laureati dai 25 ai 29 anni è sceso negli ultimi otto anni dall’81% al 68%, contro l’89,1% della media UE, e in cui nel lavoro manuale è in atto un vero e proprio “effetto sostitutivo” di lavoratori stranieri (sempre più necessari) rispetto a quelli italiani, è necessario un cambiamento radicale. E allora che fare?

“Occorre impegnarsi in una battaglia culturale - sostiene Cazzola- anche all’interno delle famiglie che favoriscono con il loro comportamento la naturale propensione dei giovani a non impegnarsi nel lavoro fino a quando non si apre, per loro, la prospettiva professionale a cui ambiscono. Occorre convincersi che tutti i lavori sono decenti e che, aver acquisito un know how scolastico e culturale, è comunque un vantaggio anche per svolgere mansioni di carattere manuale."
Chissà, forse gli indignati in servizio permanente effettivo nonchè i precari (nell'uso del cervello) potrebbero scoprire che esiste un MONDO REALE un tantino diverso dal MONDO DELLE FAVOLE nel quale amano tanto cialtroneggiare..
 
 
 
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