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L'ULTIMA NOTTE, STORIA DI UN RACCONTO

Post n°1856 pubblicato il 21 Novembre 2017 da kayfakayfa
 

All'epoca in cui scrissi L'ultima Notte non avevo ancora compiuto 18 anni. Come tutti i ragazzi della mia età anch'io, tra le mie fantasie erotiche, nutrivo quella di vivere una storia d'amore con una bella donna molto più grande di me che mi iniziasse ai segreti del sesso. Fu così che, solleticato da questa idea trasgressiva, battei a macchina un racconto di nove cartelle che, insieme a molti altri, per oltre dieci anni decantò in una cartellina nel cassetto della scrivania.
Quando agli inizi dell'estate del 1996 acquistai il mio primo computer, decisi di trascrivere sui floppy i racconti che scrissi quando ero ragazzo. Non appena iniziai a copiare L'ultima Notte, dopo le prime due pagine, mi bloccai davanti allo schermo come ipnotizzato. Non so perché, all'improvviso percepii che quel racconto doveva "respirare", che meritava molto più spazio, che la storia d'amore tra i due protagonisti non poteva ridursi a poche pagine ma doveva essere narrata in maniera estesa. Fu così che, come fossi posseduto da un demone, iniziai a scrivere come un dannato di notte, sacrificando il sonno alla narrazione visto che lavorando e avendo e famiglia e due figli piccoli, farlo di giorni era impossibile. (successivamente un'amica mi disse che in ambito creativo il meglio di noi stessi lo diamo allo stesso orario in cui nascemmo: stando a mia madre, nacqui poco dopo le quattro del mattino...). 
Andavo a letto subito dopo cena per svegliarmi poco dopo mezzanotte e scrivevo fino a quando non si facesse l'ora per andare a lavoro. In ufficio recuperavo il sonno perduto appisolandomi in macchina durante l'orario di spacco.
Iniziai a lavorare al romanzo a metà settembre. Per ben quattro mesi, senza alcuna ragione apparente, se non per il gusto di scrivere, mi alzavo a notte fonda, entravo nel soggiorno, accendevo il computer e iniziavo a scrivere immerso nel silenzio delle tenebre rischiarate dalla fioca luce del monitor del Pc.
Alla domanda di mia moglie e dei miei figli, allora piccoli, perché lo facessi, rispondevo "sento che devo farlo!". 
Scrivevo così di getto che più volte ebbi la sensazione che quel fiume di parole ristagnasse da una vita nel mio animo pronto a esplodere non appena se ne fosse presentata l'occasione. 
Scrissi con continuità perfino nei fine settimana e nei giorni di festa: accompagnavo da mamma mia moglie con i bambini, tornavo a casa e scrivevo fino a tardi. Solo quando il telefono di casa squillava e la voce di mia moglie mi chiedeva se avessi finito perché i bambini dovevano dormire, spegnevo il computer e andavo a prenderli.
Quando agli inizi del nuovo anno scrissi finalmente la parola fine, mi resi conto che il racconto era diventato praticamente un romanzo. 
Solo allora concessi a mia moglie di leggerlo. 
Una mattina, mentre ero in ufficio, ricevetti la sua telefonata in cui mi diceva che il romanzo le era molto piaciuto, che s'era emozionata fine a piangere: devi pubblicarlo!
Fu così che iniziammo a girare per le case editrici napoletane lasciando in visione la copia del romanzo. 
Quando mi contattò Nando Vitali, l'allora direttore editoriale di Tommaso Marotta editore, per dirmi che lo volevano pubblicare, inizialmente pensai fosse uno scherzo. E invece... 
Da allora sono trascorsi esattamente vent'anni. Per celebrare questa data così importante in quanto un libro per ogni autore è, a tutti gli effetti, un figlio, ho deciso di ripubblicare in ebook L'ultima Notte, sperando che a distanza di tanti anni ancora possa suscitare emozioni nel lettore.
Per scaricare l'ebook de L'ultima notte cliccare qui

 
 
 
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