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Il Matrimonio - 2° parte"Costruisciti una casa" racconta il saggio Ani nella ventisettesima massima destinata al futuro marito "vedrai che ciò tiene lontani i litigi e il disordine. Non pensare di poter abitare nella casa dei tuoi genitori" Per l'Egitto faraonico è questo l'aspetto fondamentale del matrimonio: che un uomo e una donna vivano insieme sotto lo stesso tetto, in una casa loro. Secondo i testi sposarsi è "fondare una casa" (gereg per), "vivere insieme" (hemsi irem), "entrare in una dimora" (aq r per). Il matrimonio non è un atto giuridico, ma un atto sociale e consiste in una coabitazione decisa da un uomo e da una donna in piena libertà. Non c'era nessun rituale religioso, dunque, nè alcun obbligo amministrativo, ma solo la volontà di una coppia di vivere in un luogo dove lasciare la propria impronta. Questo era il matrimonio all'uso egizio. Dal momento in cui cominciavano a convivere, sotto gli occhi di tutti, un uomo e una donna erano sposati e dovevano quindi assumersi le responsabilità che la loro scelta comportava. Talvolta per indicare il matrimonio viene usata un'altra parola, meni, termine marinaro che significa "ormeggiare" e suggerisce l'idea che la barca è arrivata a porto sicuro dopo un lungo viaggio. Meni significa anche "morire" dal momento che la vita era considerata una traversata che poteva concludersi o con un naufragio o con un attracco felice, cioè la resurrezione. Il matrimonio, infatti, è la morte di un'esistenza spensierata: prendendo marito la donna egizia gettava l'ancora nel porto della vita coniugale luogo di stabilità. |




















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