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UN BUCO NEL CIELO - CAP. XIII
Post n°1360 pubblicato il 26 Luglio 2012 da non.sono.io
Quando Leonora arrivò alla rotonda di Ostia, aveva già smesso di piovere. Lo scenario non era molto differente da quello che aveva lasciato: macchine aggrovigliate su loro stesse, piccoli focolai di incendi, e resti di aeroplani un po’ ovunque. Ma ormai non c’era più da stupirsi. Se il mondo era diventato questo, a che serviva lamentarsi? Leonora fece un giro per il quartiere con lo stesso spirito di quando si era messa a fare la turista poche ore prima, poi il suo stomaco iniziò a brontolare e allora pensò che forse era meglio se mangiava qualcosa. Percorse diverse vie e piazze prima di individuare una pizzeria che gli ispirava fiducia. Parcheggiò diligentemente l’automobile nonostante non avrebbe più potuto dare fastidio a nessuno e, anche quando ebbe conclusa la manovra, scese per assicurarsi di essersi messa ad una distanza accettabile dal marciapiedi. Poi chiuse lo sportello con le chiavi. Intorno a lei solo silenzio, come al solito. Entrò in pizzeria chiedendo permesso, e naturalmente nessuno rispose. Si avvicinò al banco e chiamò un’altra volta per essere servita. Si comportava come se nulla fosse. Attese qualche istante, ma la fame le pungolava lo stomaco, così si decise. Passò dall’altra parte del bancone dove una serie di pizze fredde ma ancora fresche attendevano ormai invano di essere vendute. Si guardò intorno per assicurarsi non ci fosse nessuno, poi prese un coltello e si tagliò una grande fetta di pizza al pomodoro. Un brivido le scosse le membra: stava rubando. Non aveva mai fatto niente di simile in vita sua. Provò una sensazione di eccitazione nell’infrangere le regole, l’adrenalina che aveva preso a scorrergli in corpo forse per la prima volta da quando era nata la costrinse ad un sorriso isterico. Sembrava un bambino che aveva scoperto dove mamma teneva nascoste le caramelle. Poi, presa dall’entusiasmo, agguantò un altro pezzo di pizza, alle patate, e poi ancora uno con le zucchine. Dopo la pizza si gettò sui supplì prendendoli due alla volta e ficcandoseli in bocca a forza. Quando si sentì finalmente sazia si lasciò cadere per terra, seduta, si pulì la bocca con una manica ed emise un rutto violentissimo. Scoppiò di nuovo a ridere. Dopo si rialzò e si diresse verso il frigo dove mille lattine di bibite varie brillavano sotto la luce al neon in file ordinate a seconda del tipo. Scelse una bottiglietta di chinotto, la stappò e uscì dalla pizzeria con in faccia un’espressione stralunata ma divertita. Tornò a guardare il buco nel cielo. Non era una sua impressione: era veramente più piccolo che al principio. Diresse lo sguardo verso il lungomare dove c’erano gli stabilimenti e poi lo lanciò oltre alla ricerca del mare, ma il mare non c’era più. Pareva che si fosse ritirato, o scappato, e avesse lasciato lo scettro del suo regno ad un’immensa valle di sabbia umida. Questa cosa la colpì molto e volle verificare. |

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