LE GINOCCHIA E LO YOGA

Yoga e ginocchia

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Perché lo yoga fa bene alle ginocchia

Lo yoga fa bene alle ginocchia perché lavora, con l’esecuzione degli asana, per  rinforzare, allungare ed elasticizzare tutti i muscoli che contribuiscono al corretto funzionamento del ginocchio, ovvero  i quadricipiti, lo psoas e i muscoli posteriori della coscia. Inoltre, soprattutto con alcuni stili di yoga, riesce a lavorare anche sui tessuti freddi: ossa, tendini ecc…,, aumenta la circolazione del sangue ed un maggior apporto di sangue a tutto il corpo, aiuta la lubrificazione delle articolazioni, e in ultimo, ma non per ultimo, lo yoga, attraverso la pratica, ci insegna ad adottare e rispettare la postura corretta del corpo, e col tempo ci aiuta a correggere i nostri difetti posturali, che possono gravare anche pesantemente anche sulle nostre ginocchia.

Infine, con lo yoga si sviluppa la propriocezione, cioè l’ascolto del corpo, e quindi si impara ad ascoltarlo ed a capire quando è il caso di evitare di fare determinati movimenti o quando ci manda segnali di malessere.

I muscoli e le ginocchia

Un breve “ripasso” dei principali muscoli che interessano il ginocchio:

  • Lo psoas è il muscolo flessore dell’anca, che collega il femore, con la zona lombare della schiena ed è uno dei muscoli più importanti per la mobilità, pensiamo che ogni volta che ci sediamo, accavalliamo le gambe, solleviamo una gamba noi stiamo usando lo psoas. Purtroppo la vita sedentaria che la maggior parte delle persone oggi conduce porta ad un irrigidimento di questo muscolo, con la conseguenza che la mancanza di elasticità può causare tensione nella parte bassa della schiena, causando dolore lombare e tensione alle ginocchia.

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  • I muscoli quadricipiti servono da sostegno all’articolazione del ginocchio e, quando questi muscoli mancano di elasticità, tendono a portare la rotula verso l’alto, creando così attrito all’interno dell’articolazione.

L’irrigidimento di questi muscoli oltre che ad un disequilibrio tra loro (ad esempio quando il muscolo quadricipite è più sviluppato verso l’esterno rispetto alla parte interna del medesimo muscolo) determina un  movimento scorretto della rotula causando attrito, consumo della cartilagine e dolore.

Al contrario invece, quando tutti i legamenti e muscoli sono forti, la rotula rimane nel suo asse, scivola senza sforzo e la cartilagine non viene consumata.

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Consigli per proteggere le ginocchia nell’esecuzione delle pratiche yoga

  • Durante le posizioni, di piegamenti in avanti da seduti, di piegamenti in piedi occorre evitare di iper-estendere il ginocchio all’indietro. Quando si avverte tensione nell’articolazione, specialmente nella parte posteriore e interna, stiamo lavorando male e gravando sul ginocchio. Per evitarlo, è utile piegare leggermente le ginocchia.

 

  • Durante la pratica, specialmente in caso di dolore alle ginocchia, controlla il tuo allineamento, perché allineare correttamente i piedi è la chiave per costruire forza in modo equilibrato in entrambe i lati del ginocchio ed evitare che la cartilagine venga consumata. Nello specifico :
  1. Nelle posizioni che prevedono di piegare il ginocchio a 90°, come il Virabhadrasana, Anjaneyasana ecc.. bisogna controllare che il ginocchio sia in linea con la caviglia;
  2. Nelle posizioni in piedi, come ad esempio Tadasana, questi devono essere paralleli e non aperti verso l’esterno e che il peso del corpo sia distribuito uniformemente su tutte e due i piedi.

 

  • I muscoli delle cosce, sono molto importanti per la salute delle ginocchia, poiché permettono di sostenere l’articolazione e di farla lavorare nel modo corretto, permettendo alla rotula di muoversi liberamente nella sua sede.

É importante quindi fare degli esercizi adeguati per rinforzare il muscolo vasto mediale, che si trova appena sopra il ginocchio, nella parte interna.

 

  • Lo yoga è l’ascolto del nostro corpo e l’accettazione dei nostri limiti rispettandoli. Non stiamo facendo una gara né con gli altri né con noi stessi, non dobbiamo dimostrare niente a nessuno. Pertanto se non siamo in grado di fare le posizioni difficili, occorre evitare assolutamente di spingerci oltre i nostri limiti per fare il super eroe perché l’unico possibile risultato è farci dei danni e non apportarci dei benefici. Alcune volte è sufficiente modificare l’asana, adattandolo al nostro corpo, altre volte, invece, si tratta di comprendere che quella posizione proprio non fa per noi e quindi è meglio evitare di farla.
  • Non dimentichiamo mai l’importanza del riscaldamento anche delle nostre articolazioni, con qualche esercizio semplice si evita di far andare in sforzo un’articolazione provocando dolore o altro. Nel caso delle ginocchia è bene ricordare di riscaldare anche le anche e i piedi, soprattutto in posizioni a terra dove tutta la gamba viene coinvolta.
  • Laddove ci rimane difficile arrivare ad una determinata posizione lo yoga ci viene incontro con l’ausilio dei supporti: blocchetti, cuscini, cinghie, che ci permettono di raggiungere in agio il nostro obiettivo.

Lo Yoga giusto

Quando si soffre di dolore alle ginocchia, artrosi, occorre considerare bene quale stile di yoga praticare.

Pratiche come ashtanga yoga e vinyasa yoga hanno un ritmo molto intenso ed a volte questo potrebbe non essere favorevole per certe articolazioni se sofferenti.  Lo Iyengar yoga, che focalizza molto l’attenzione sull’allineamento corretto delle posizioni può essere, se eseguito da maestri preparati, un buon stile per ginocchia “doloranti”, così come Hatha, Yin, Restorative che hanno ritmi meno intensi.

ALCUNI COSIGLI EXTRA YOGA

DALL’AYURVEDA:  Le giunture o articolazioni, tutte, hanno bisogno di essere ben lubrificate per funzionare al meglio.

L’ayurveda prevede che si pratichi tutti i giorni, possibilmente la sera, un massaggio su tutto il corpo con olio caldo essendo un vero e proprio nutrimento per il corpo, seguito subito da una doccia calda, perché se l’olio si raffredda riassorbe tutte le sostanze nutritive immesse attraverso la pelle. Un olio consigliato è l’olio di sesamo

Anche l’assunzione di curcuma è altamente cosigliata. Sono ormai note le sue potenti qualità antinfiammatorie.

Lo stesso potere ha lo zenzero.

DALLA MEDICINA:

L’assunzione di condroitina e glucosamina, che sono componenti della cartilagine delle articolazioni, ne favoriscono la ricrescita.

La vitamina D (che è l’unica che non assumiamo regolarmente se non con l’esposizione al sole) e il calcio sappiamo che sono fondamentali per il benessere delle nostre ossa.

DALLA NATURA:

Il sole. Perché il sole, preso con le dovute protezioni, fa miracoli per il nostro sistema scheletrico e, non solo.

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Vajrasana

Nello yoga devi lottare con te stesso per andare oltre.

(Osho)

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In sanscrito vajra significa sia “fulmine” che “diamante” per cui questa asana viene tradotta sia come “la posizione del fulmine” che come “la posizione del diamante”.

Vajrasana attiva tre chakra: il chakra radice, Manipura il terzo chakra, Anahata il chakra del cuore e Ajna il sesto chakra, il nostro terzo occhio.

Questa posizione attiva e pulisce una delle nadi minori, ma non per questo meno importati, la vajra nadi. Questo canale energetico trasporta gli impulsi nervosi dal sistema genito-urinario al cervello. Per questa ragione, secondo la tradizione, questa posizione rende la mente acuta e chiara come un diamante e potente come un fulmine.

I Benefici sono molteplici:

fortifica le articolazioni dei piedi, delle caviglie e delle ginocchia

tonifica i muscoli delle cosce e dei polpacci

lavora sugli organi addominali perché grazie alla posizione delle gambe, il flusso sanguigno nella zona addominale aumenta, incrementando le capacità digestive;

è utile per problemi a livello lombari o di infezioni nella zona sacrale.

è una delle posizioni meditative ed aiuta il praticante ad entrare in uno stato di rilassamento, immobilità del corpo e tranquillità della mente

non è una posizione di facile esecuzione, perché se soprattutto si hanno problemi alle ginocchia o non si è molto pratici, queste possono risultare doloranti ed in tensione.

Per questo ci si può aiutare con dei supporti per abituare gradatamente il corpo all’asana. Non dimentichiamo mai che l’ascolto del nostro corpo è fondamentale e che tutte le posizioni devono essere stabili e nell’agio.

Namasté

 

Parivrtta Parsvakonasana

Parivrtta Parsvakonasana, la posizione dell’angolo laterale ruotato, è una posizione di torsione.

 

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Con il termine sanscrito PARVRITTA che significa ruotare o volgersi indietro, si parla delle Torsioni.

Da un punto di vista fisico strizzano la colonna vertebrale, rigenerando i dischetti intervertebrali e gli organi interni dell’addome, purificando e facilitando l’eliminazione delle tossine nell’espiro per poi rigenerare con un ricambio di liquidi ossigenati e carichi di prana nell’inspiro successivo. Tanto che vengono consgliate in un programma mirato di DETOX unitamente ai piegamenti ed alle asanas che sviluppano l’elemento fuoco, che aiuta il metabolismo ad agire in maniera più energica.

Le Torsioni migliorano notevolmente la salute della schiena rendendola forte e flessibile e la funzione degli organi addominali migliorando le capacità digestive e riproduttive, tonificando i muscoli ed energizzando il corpo.

A livello energetico, le Torsioni stimolano il Terzo Chakra, Manipura, più conosciuto come plesso solare, il Chakra di Fuoco che trasforma la materia in energia regolando tutto il sistema metabolico ed alimentando anche forza di volontà ed autostima.

Questo chakra è la sede delle nostre emozioni inespresse o metabolizzate.

Le Torsioni indicano la purificazione e il cambiamento. Lavorare sulle torsioni, aiuta da un punto di vista psicologico ad affrontare i cambiamenti continui della nostra esistenza.

Così come il corpo si adatta a quel movimento quasi a spirale, allo stesso modo le Torsioni inducono la mente alla capacità di adattamento al cambiamento ridimensionando il potere di controllo su quegli avvenimenti sui quali abbiamo poche se non nessuna possibilità di interferire.

In questo specifico asana ruotiamo anche la testa e questo ci permette di lavorare anche su Vishudda il chakra della gola, collegato proprio alle spalle, al collo, alla zona della mascella e delle orecchie.

A tal proposito riportiamo uno stralcio tratto dal libro Yoga e Chakra per comprendere l’importanza di lavorare sul 5 chakra:

“Poiché la vibrazione dell’anima si esprime naturalmente soprattutto in forma di suono, quando freniamo la sua espressione ci blocchiamo soprattutto nell’area del chakra della gola. Teniamo i muscoli della mandibola tesi, irrigidiamo le spalle, e il collo non è più in grado di mantenere la testa e il corpo in un corretto allineamento. La nostra espressione di noi stessi non è più libera, ma diventa sospesa e incerta. La creatività viene ridimensionata.

Allora dobbiamo fare un po’ di lavoro sul chakra della gola e liberare il corpo in modo da farlo di nuovo danzare al ritmo della vita. Se il corpo è lo strumento suonato da Dio, allora il compito del quinto chakra è di permettere alla musica della vita di esprimersi attraverso di noi in armonia.”
(Anodea Judith)

Benefici

La posizione yoga dell’angolo laterale ruotato (Parivrtta Parsvakonasana) rafforza le gambe, rende il busto più flessibile, stimola gli organi digestivi, apre il petto e aumenta la capacità polmonare, estende i muscoli intercostali e rafforza collo e spalle. Praticarla migliora equilibrio e concentrazione, e stimola il sistema linfatico.

 

 

IL NERVO VAGO E LO YOGA

Il nervo vago, conosciuto anche come nervo pneumogastrico, appartiene ai nervi cranici. Sono 12 le coppie di nervi che originano all’interno della scatola cranica e portano le proprie innervazioni prevalentemente nella zona di testa e collo. Ma il nervo vago ha una particolarità.
Infatti, il suo nucleo di origine è vicino ad altri nervi cranici ma, si dirama verso il basso.
Quindi, il nervo vago è un diretto “responsabile” del corretto funzionamento di tutti gli organi compresi tra il collo e la parte inferiore della cassa toracica. Dalla laringe alla parte superiore dell’intestino, passando per il cuore.
Inoltre, il ruolo del nervo cranico non si “limita” all’innervazione motoria e sensitiva delle parti periferiche ma rappresenta anche l’asse portante del sistema nervoso parasimpatico che insieme al sistema nervoso simpatico costituiscono il sistema nervoso autonomo.
Il sistema nervoso parasimpatico è parte del sistema nervoso autonomo vegetativo ed è prevalentemente costituito dalle fibre del nervo vago e regola tutte le funzioni inconsce e vitali del nostro organismo come:
• deglutizione
• digestione
• defecazione
• respirazione
• ritmo cardiaco, ecc.
Inoltre, monitora e regola insieme al sistema nervoso simpatico tutte le funzione degli organi.
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Come lo yoga può aiutare a stimolare in maniera positiva il nervo vago?
Rilassare la mente per stimolare il nervo vago è sicuramente importantissimo.
Una condizione prolungata di stress e tensione possono compromettere il buon funzionamento del nervo vago. Per riportarlo a una condizione di equilibrio occorre attivare un processo di rilassamento profondo ed in questo lo yoga è maestro con asana, meditazione e pranayama.
Rilassarsi con la respirazione diaframmatica è sicuramente una delle tecniche più semplici ed efficaci per attivare un profondo rilassamento psicofisico.
I Benefici della respirazione diaframmatica si ricorda sono:
• Favorisce un profondo rilassamento psicofisico
• Massaggia gli organi addominali interni
• Migliora la circolazione sanguigna
• Contribuisce a equilibrare il sistema nervoso
L’esecuzione della sequenza del Saluto al Sole è ottima per questo scopo come tutte le posizioni di rilassamento e quelle di piegamento che vanno a stimolare gli organi interni e depurano da tossine fisice e mentali.
Speriamo di esservi state utili !
Alla prossima 🙂
Namastè

Bharadvajasana

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“Bharadvaja era uno studente molto zelante. nello studio dei Veda, Il più antico dei testi spirituali e filosofici.

Nessuno si era mai aspettato di dominarli tutti, tranne Bharadvaja. La sua dedizione era stata così intensa da esaurire un’intera vita. Dopo la sua rinascita, Bharadvaja tornò di nuovo allo studio dei Veda. Appena fu in grado, iniziò a studiare i testi sacri, credendo che la  concentrazione e lo studio intensi lo avrebbero avvicinato all’unione con lo spirito assoluto, al samadhi. Anche questa vita la esaurì fino all’ultimo dei suoi giorni per lo studio.

Alla terza rinascita la storia si ripetè. La gente cominciò a parlare di questo saggio straordinariamente erudito, di nome Bharadvaja anche se nessuno lo aveva mai visto, perché trascorreva i suoi giorni e le sue notti solo a studiare.

Alla fine della terza vita, morente nel suo letto, recitando ripetutamente mantra Vedici e aspettando la fine, Shiva gli apparve.

“Sto morendo, Shiva. Non sei qui per portarmi con te? ” Rispose Baradhvaja con tanta speranza che i suoi occhi brillarono.
“No, Bharadvaja, non ti porterò con me questa volta, e spero che finalmente imparerai la lezione su tutto il tempo che hai perso!” Disse Shiva, esasperato.

Hai passato tutto questo tempo a diventare un esperto dei Veda, e non c’è dubbio che nessuno ne sappia più di te. Ma ciò che hai effettivamente imparato è solo una manciata rispetto alla montagna di conoscenza che hai ancora da imparare. Cosa ti ha fatto ottenere tutto questo studio? Eccoti qui, vivi da solo, non hai nulla di cui gioire nella tua vita, non hai condiviso le tue conoscenze con nessuno. Mentre puoi conoscere i Veda, non comprendi il loro vero significato, perché non ti sei mai preso la briga di condividere la loro grazia e gioia con gli altri. È attraverso la condivisione di questa saggezza che sarà veramente vivo e vivrà dentro di te.

Allora, caro Bharadvaja, ti darò un’altra possibilità. Puoi passare ancora una vita cercando di avvicinarti alla mia presenza, e, se la usi saggiamente, ti prometto che sarà l’ultima. ”

Egli trascorse la sua vita successiva non studiando, ma insegnando. Si dedicò a condividere la profonda saggezza e gioia che gli veniva dai Veda ed educò molti aspiranti sulla via del sentiero spirituale. La sua conoscenza e la sua compassione erano conosciute in lungo e in largo, e persone di diverse classi erano orgogliose di chiamarlo come  insegnante. Sul letto di morte vennero da tutte le parti a rendergli omaggio.

Anche Shiva venne a rendere omaggio a questo venerabile insegnante, gli mise la mano sulla spalla e disse:

“Caro Bharadvaja, hai finalmente imparato la lezione. Ora comprendi in che modo la saggezza dei Veda non è contenuta nella mera conoscenza, ma nella vita e nella condivisione. Guarda quante anime si sono accese a causa della tua grazia e della tua generosità. Hai fatto ciò che ho suggerito e ora, come promesso, se lo desideri, potresti essere liberato dal ciclo di nascita e rinascita.”

Ci sono volute tre vite perché il saggio capisse che quando troviamo la fonte della nostra gioia, è nostro dovere viverla e condividerla con gli altri. Questo non significa che dobbiamo cercare di convincere gli altri a partecipare alla nostra gioia ma che, il nostro , può ispirare gli altri a trovare quella fonte di gioia in se stessi.

Questa storia ha due significati: il primo è che tutta la conoscenza di questo mondo non potrà mai essere che parziale, mentre è l’esperienza ad essere fondamentale. Questo è un tratto caratteristico dell’insegnamento di Shiva, egli è il primo praticante, l’adhiyogi, non il primo erudito; il secondo tutta la conoscenza o l’esperienza del mondo non varrà nulla senza la condivisione.”

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Da questo saggio prende il nome la posizione bharadvajasana, una torsione del busto e, quindi della colonna, che richiede un forte radicamento degli ischi a terra ed una buona preparazione e riscaldamento nelle anche e nelle gambe visto che coinvolge direttamente gli arti inferiori.

Nella posizione infatti, la gamba sinistra è portata indietro in virasana, con il polpaccio che corre parallelo alla coscia, il tallone accanto al gluteo, il piede rivolto leggermente verso l’interno, il ginocchio che non si solleva dal pavimento; la gamba destra, si flette, in inspirazione, portando il collo del piede in appoggio sull’inguine sinistro: questa gamba è dunque in posizione del mezzo loto, con la pianta rivolta verso l’alto.

L’asana, in torsione profonda, come per molte torsioni lavora sulla purificazione, portando il corpo (così come la mente) a liberarsi dalle tossine, a ritrovare nuova leggerezza ed espansione.

Lavorando sulla flessibilità della colonna ci aiuta a ruotare completamente, a cambiare prospettiva. Rimanendo fermi ci muoviamo tuttavia in ogni direzione, concediamo allo sguardo, e alla mente, la possibilità di espanderci, di mettere in discussione, di proiettarci al di là delle direzioni consuete.

 

Benefici di Bharadvajasana

  1. Allunga le articolazioni della colonna vertebrale, delle spalle e delle anche.
  2. Massaggia gli organi addominali interni.
  3. Allevia il dolore lombare, cervicale e della sciatica
  4. Riduce lo stress e l’ansia.
  5. Migliora la digestione.
  6. È terapeutica per la sindrome del tunnel carpale, se eseguita con costanza e prudenza.
  7. È utile durante il secondo trimestre di gravidanza

In ogni posizione yoga scopriamo grandi insegnamenti, spesso collegati a figure umane o a Dei che ci possono portare a lavorare si nel corpo ma soprattutto con la nostra interiorità.

Sperando di esservi stata utile vi saluto e al prossimo asana!

Namastè

 

Setu Bandhasana

Setu Bandhasana, la posizione del mezzo ponte o ponte legato, è una posizione invertita simmetrica. Il corpo riproduce la forma di un ponte.

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Appartiene al gruppo dei 7 asana reali. ai quali viene attribuita la capacità di sintetizzare gli aspetti fondamentali dello Yoga.

Sette posizioni che lavorano in modo molto differente sul corpo e sulla mente .

È un’asana che stimola diversi chakra – Muladhara, Manipura, Anahata e Vishudda – attivando così un buon flusso di energia. Essendo una posizione di massima apertura del torace soprattutto è indicata per il chakra del cuore. Aiuta a sciogliere blocchi e tensioni e per ritrovare armonia interiore proprio per il suo coinvolgimento con il chakra Anahata.

Benefici:

–rinforza la spina dorsale domandone flessibilità.

–tonifica gli organi interni, apparato gastro intestinale, i glutei, la parete addominale e le gambe.

–stimola il metabolismo e la tiroide.

– Dal punto di vista mentale, il ponte calma la mente e attiva forza interiore, fiducia in se stessi, coraggio e forza di volontà, determinazione, purezza, aspirazione spirituale, grazia, eleganza e intuizione.

Namasté

Un nuovo anno davanti a noi

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«Ti auguro di vivere in grandezza

e di amare in profondità.

Ti auguro di osservare più tramonti

e trovare molti arcobaleni.

Ti auguro di essere semplice

e di rincorrere i tuoi sogni.

Ti auguro di essere entusiasta

e portatore di sorrisi.

Ti auguro di aiutare il prossimo

al meglio delle tue possibilità.

Ti auguro di abbracciare forte la vita, sempre,

e nella sofferenza di stringere i denti e andare avanti.

Siamo tutti Uno.

Sii forte. Sii felice.»

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2021

Ben ritrovati.

Il nostro augurio per questo nuovo anno:

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Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.

Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre, ma tempo per essere contento.

Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perché te ne resti: tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull’orologio.

Ti auguro tempo per guardare le stelle e tempo per crescere, per maturare.

Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare. Non ha più senso rimandare.

Ti auguro tempo per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

Ti auguro tempo anche per perdonare.

Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

ELLI MICHLER

Salamba Sarvangasana: la posizione della candela

“L’importanza di Sarvangasana, la posizione della candela, non potrà mai essere lodata abbastanza ed è una delle cose più grandi lasciate in eredità dagli antichi yogi.”

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Sarvangasana è una posizione invertita che permette di allungare la parte posteriore del collo e di rafforzare i muscoli lungo la colonna vertebrale e della zona addominale.

Praticata costantemente dà benefici incredibili tanto che viene definita come la regina delle posizioni yoga.

Nonostante sia conosciuta come Sarvangasana, il nome completo di questa posizione è Salamba Sarvangasana.

Questo nome è formato da 5 parole che in sanscrito significano:

  • Sa = con
  • Alamba = supporto, sostegno
  • Sarva = tutti
  • Anga = arto, parte del corpo
  • Asana = posizione

Perciò Salamba Sarvangasana significa “la posizione in cui tutti gli arti sono supportati” o “la posizione in cui l’intero corpo è sostenuto“, perciò la parola Salamba è importante perché sta ad indicare che tutto il corpo è sostenuto dalle mani in maniera verticale, tranne testa e collo.

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E’ importante eseguirla con gli giusti allineamenti e senza forzare eccessivamente la zona del collo.

Infatti, pur sembrando una posizione facile, (chi di noi da bambino non la provava?), non lo è affatto, tanto da essere considerata una posizione avanzata, che va eseguita tenendo ben in mente poche semplici regole ma che evitano di farsi male alla cervicale.

Pertanto nell’esecuzione occorre portare la massima attenzione alla rachide cervicale  e non muovere mai il collo. In caso di dolore, meglio scendere in Halasana, o comunque con i piedi in basso, e muoversi solo quando non c’è più peso nella cervicale. Una posizione che è una via di mezzo  è Viparita Karani che, ha  gli stessi benefici della candela, ma non essendo la schiena perpendicolare, bensì a 60°, si libera il collo in quanto c’è meno peso ad aggravarlo  e l’allungamento della parte posteriore della cervicale è minore.

Come tutte le posizioni invertite, anche Salamba Sarvangasana ringiovanisce tutto il corpo e specificatamente i benefici sono:

  • Stimola la tiroide, le paratiroidi e ne migliora il funzionamento. Questo si ripercuote positivamente su tutto il metabolismo del corpo.
  • Riequilibra il quinto centro energetico, il Vishudda Cakra
  • Riduce i mal di testa cronici.
  • Il sangue ritorna più facilmente al cuore con  un effetto benefico su tutto il sistema circolatorio.
  • Ha benefici in caso di asma, bronchiti e disturbi alla gola.
  • Combatte la stitichezza.
  • Allevia i sintomi della menopausa.
  • Aiuta chi soffre di disturbi urinari e di infertilità.
  • Gli organi addominali si decongestionano e migliorano il loro funzionamento.
  • Calma la mente riducendo lo stress ed aiuta a combattere l’insonnia.
  • E’ benefica per chi sta molto tempo in piedi o troppo seduto

 

 

 

 

 

IL SOLSTIZIO D’INVERNO

La notte tra il 21 e il 22 dicembre è la più lunga dell’anno, il cosiddetto solstizio d’inverno che in questo emisfero segna il passaggio alla stagione più fredda.

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Il Solstizio d’inverno è pieno carico di valore simbolico come accade per altri simili fenomeni astronomici; è il momento dell’anno in cui l’oscurità prevale sulla luce, ma è lo stesso che indica la “rivincita” della luce stessa che pian piano riconquista ore nella giornata fino all’equinizio della primavera, dove la durata della notte si equivarrà a quella del  giorno.

Il Sole è simbolicamente connesso all’idea di immortalità e sin dall’antichità è stato sempre considerato come una divinità fondamentale, in grado di donare la vita. Il  solstizio d’inverno simboleggia la morte che dà inizio alla rinascita del Sole e dell’uomo: il Vecchio Sole muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce dall’utero della grande Madre Terra.

Tutti i popoli di ogni epoca (egizi, maya, greci, cinesi, persiani e cristiani) hanno sempre celebrato la nascita delle loro divinità tra il 20 e il 25 dicembre. Nelle tradizioni germanica  e celtica precristiana, Yule era la festa del solstizio d’inverno.  Le popolazioni gallo-celtiche chiamavano questo giorno “Alban Arthuan”, ovvero la “rinascita del dio Sole” e, in epoca romana, tra il 21 e il 25 dicembre, si celebrava la rinascita del Sole, il “Dies Natalis Solis Invicti”, il giorno del Natale del Sole Invitto, insieme a un ciclo di altre grandi festività, i Saturnalia, dedicate a Saturno, e successivamente le Larentalia o festa dei Lari. In Asia il Sole ha sempre rappresentato un elemento imprescindibile, tanto che una sequenza tipica dello Yoga è il Saluto al sole, Surya Namaskara.

É un momento di grande rigenerazione cosmica ed è il momento dell’apertura del settimo chakra, Samsrara, quello della corona, che dona l’illuminazione. L’uomo prende coscienza della vera spiritualità sua e del cosmo.

In questo periodo entriamo nell’elemento Dosha – terra e acqua.

Le basse temperature e le notti più lunghe stimolano l’introspezione. Nella natura tutto si interiorizza, tutto viene ridotto all’essenziale, le piante si spogliano e la linfa si dirige all’interno verso il centro, per accumulare energia.
È tempo di immagazzinare energia, riposare e rigenerare il corpo!

 

La Terra rappresenta sul piano fisiologico l’elemento necessario per dare struttura e forza ai tessuti ed agli organi/strutture corporei chiamati Dathu. La Terra conferisce al nostro corpo il peso e la resistenza essendo la sua presenza un fattore stabilizzante e di protezione. L’elemento terra è collegato al primo chakra Muladhara. Sul versante mentale essa rappresenta il radicamento e la stabilità, il controllo e l’equilibrio dei pensieri, queste doti inducono pacatezza emotiva ed il raggiungimento di stati evoluti di saggezza.

Tutti gli organi e le sostanze solide del nostro corpo sono dominate dall’elemento Terra, dai muscoli alle ossa, alle cartilagini. Il suo senso è l’olfatto.

Secondo la medicina tradizionale cinese l’inverno è associato all’elemento acqua ed è collegato ai meridiani dei reni e della vescia urinaria. “L’elemento Acqua, in quanto fonte di vita, fornisce la volontà di sopravvivere” ed è collegato al chakra Svadhisthana
Le nostre ossa e articolazioni sono nutrite e lubrificate dall’elemento Acqua, essa riveste un ruolo di straordinaria importanza nell’organismo umano in quanto elemento necessario al corretto mantenimento delle funzioni vitali.

Quella dell’Acqua è un’energia molto profonda: costituisce l’inizio e la fine di ogni processo nell’essere umano. “È l’energia che ci viene fornita all’atto del concepimento. E’ potenzialità infinita!”

L’insegnamento dell’acqua è imparare a lasciarci andare al flusso naturale della vita. Impariamo ad arrenderci, ad immergerci, a lasciarci guidare con fiducia da questa corrente. “Questo elemento conferisce la volontà di raggiungere un obiettivo (aspetto yang) così come la capacità di abbandonarsi agli eventi senza dover controllare in modo eccessivo ogni cosa (aspetto Yin).”

In questa giornata è consigliato fare esercizi  o meditazioni che promuovano il ricambio e la purificazione del sangue, e/o che tonifichino il sistema endocrino.

  • lasciare andare il passato e focalizzare su noi stessi;
  • concentrarci sul presente;
  • dedizione alle nostre intenzioni;
  • ripetere un mantra o il nostro Sankalpa.


Nel festeggiare il Solsitizio d’inverno è bene ascoltare dentro di noi quali sono i desideri profondi, fare spazio tra tutto quello che non è davvero importante per accogliere il nuovo che verrà  e scegliere un proposito, è il momento favorevole per una promessa, per il tempo che viene e il nuovo anno.

 

Namastè