IL NERVO VAGO E LO YOGA

Il nervo vago, conosciuto anche come nervo pneumogastrico, appartiene ai nervi cranici. Sono 12 le coppie di nervi che originano all’interno della scatola cranica e portano le proprie innervazioni prevalentemente nella zona di testa e collo. Ma il nervo vago ha una particolarità.
Infatti, il suo nucleo di origine è vicino ad altri nervi cranici ma, si dirama verso il basso.
Quindi, il nervo vago è un diretto “responsabile” del corretto funzionamento di tutti gli organi compresi tra il collo e la parte inferiore della cassa toracica. Dalla laringe alla parte superiore dell’intestino, passando per il cuore.
Inoltre, il ruolo del nervo cranico non si “limita” all’innervazione motoria e sensitiva delle parti periferiche ma rappresenta anche l’asse portante del sistema nervoso parasimpatico che insieme al sistema nervoso simpatico costituiscono il sistema nervoso autonomo.
Il sistema nervoso parasimpatico è parte del sistema nervoso autonomo vegetativo ed è prevalentemente costituito dalle fibre del nervo vago e regola tutte le funzioni inconsce e vitali del nostro organismo come:
• deglutizione
• digestione
• defecazione
• respirazione
• ritmo cardiaco, ecc.
Inoltre, monitora e regola insieme al sistema nervoso simpatico tutte le funzione degli organi.
nervo-vago-1
Come lo yoga può aiutare a stimolare in maniera positiva il nervo vago?
Rilassare la mente per stimolare il nervo vago è sicuramente importantissimo.
Una condizione prolungata di stress e tensione possono compromettere il buon funzionamento del nervo vago. Per riportarlo a una condizione di equilibrio occorre attivare un processo di rilassamento profondo ed in questo lo yoga è maestro con asana, meditazione e pranayama.
Rilassarsi con la respirazione diaframmatica è sicuramente una delle tecniche più semplici ed efficaci per attivare un profondo rilassamento psicofisico.
I Benefici della respirazione diaframmatica si ricorda sono:
• Favorisce un profondo rilassamento psicofisico
• Massaggia gli organi addominali interni
• Migliora la circolazione sanguigna
• Contribuisce a equilibrare il sistema nervoso
L’esecuzione della sequenza del Saluto al Sole è ottima per questo scopo come tutte le posizioni di rilassamento e quelle di piegamento che vanno a stimolare gli organi interni e depurano da tossine fisice e mentali.
Speriamo di esservi state utili !
Alla prossima 🙂
Namastè

Bharadvajasana

aaa

 

“Bharadvaja era uno studente molto zelante. nello studio dei Veda, Il più antico dei testi spirituali e filosofici.

Nessuno si era mai aspettato di dominarli tutti, tranne Bharadvaja. La sua dedizione era stata così intensa da esaurire un’intera vita. Dopo la sua rinascita, Bharadvaja tornò di nuovo allo studio dei Veda. Appena fu in grado, iniziò a studiare i testi sacri, credendo che la  concentrazione e lo studio intensi lo avrebbero avvicinato all’unione con lo spirito assoluto, al samadhi. Anche questa vita la esaurì fino all’ultimo dei suoi giorni per lo studio.

Alla terza rinascita la storia si ripetè. La gente cominciò a parlare di questo saggio straordinariamente erudito, di nome Bharadvaja anche se nessuno lo aveva mai visto, perché trascorreva i suoi giorni e le sue notti solo a studiare.

Alla fine della terza vita, morente nel suo letto, recitando ripetutamente mantra Vedici e aspettando la fine, Shiva gli apparve.

“Sto morendo, Shiva. Non sei qui per portarmi con te? ” Rispose Baradhvaja con tanta speranza che i suoi occhi brillarono.
“No, Bharadvaja, non ti porterò con me questa volta, e spero che finalmente imparerai la lezione su tutto il tempo che hai perso!” Disse Shiva, esasperato.

Hai passato tutto questo tempo a diventare un esperto dei Veda, e non c’è dubbio che nessuno ne sappia più di te. Ma ciò che hai effettivamente imparato è solo una manciata rispetto alla montagna di conoscenza che hai ancora da imparare. Cosa ti ha fatto ottenere tutto questo studio? Eccoti qui, vivi da solo, non hai nulla di cui gioire nella tua vita, non hai condiviso le tue conoscenze con nessuno. Mentre puoi conoscere i Veda, non comprendi il loro vero significato, perché non ti sei mai preso la briga di condividere la loro grazia e gioia con gli altri. È attraverso la condivisione di questa saggezza che sarà veramente vivo e vivrà dentro di te.

Allora, caro Bharadvaja, ti darò un’altra possibilità. Puoi passare ancora una vita cercando di avvicinarti alla mia presenza, e, se la usi saggiamente, ti prometto che sarà l’ultima. ”

Egli trascorse la sua vita successiva non studiando, ma insegnando. Si dedicò a condividere la profonda saggezza e gioia che gli veniva dai Veda ed educò molti aspiranti sulla via del sentiero spirituale. La sua conoscenza e la sua compassione erano conosciute in lungo e in largo, e persone di diverse classi erano orgogliose di chiamarlo come  insegnante. Sul letto di morte vennero da tutte le parti a rendergli omaggio.

Anche Shiva venne a rendere omaggio a questo venerabile insegnante, gli mise la mano sulla spalla e disse:

“Caro Bharadvaja, hai finalmente imparato la lezione. Ora comprendi in che modo la saggezza dei Veda non è contenuta nella mera conoscenza, ma nella vita e nella condivisione. Guarda quante anime si sono accese a causa della tua grazia e della tua generosità. Hai fatto ciò che ho suggerito e ora, come promesso, se lo desideri, potresti essere liberato dal ciclo di nascita e rinascita.”

Ci sono volute tre vite perché il saggio capisse che quando troviamo la fonte della nostra gioia, è nostro dovere viverla e condividerla con gli altri. Questo non significa che dobbiamo cercare di convincere gli altri a partecipare alla nostra gioia ma che, il nostro , può ispirare gli altri a trovare quella fonte di gioia in se stessi.

Questa storia ha due significati: il primo è che tutta la conoscenza di questo mondo non potrà mai essere che parziale, mentre è l’esperienza ad essere fondamentale. Questo è un tratto caratteristico dell’insegnamento di Shiva, egli è il primo praticante, l’adhiyogi, non il primo erudito; il secondo tutta la conoscenza o l’esperienza del mondo non varrà nulla senza la condivisione.”

bharadvaja

Da questo saggio prende il nome la posizione bharadvajasana, una torsione del busto e, quindi della colonna, che richiede un forte radicamento degli ischi a terra ed una buona preparazione e riscaldamento nelle anche e nelle gambe visto che coinvolge direttamente gli arti inferiori.

Nella posizione infatti, la gamba sinistra è portata indietro in virasana, con il polpaccio che corre parallelo alla coscia, il tallone accanto al gluteo, il piede rivolto leggermente verso l’interno, il ginocchio che non si solleva dal pavimento; la gamba destra, si flette, in inspirazione, portando il collo del piede in appoggio sull’inguine sinistro: questa gamba è dunque in posizione del mezzo loto, con la pianta rivolta verso l’alto.

L’asana, in torsione profonda, come per molte torsioni lavora sulla purificazione, portando il corpo (così come la mente) a liberarsi dalle tossine, a ritrovare nuova leggerezza ed espansione.

Lavorando sulla flessibilità della colonna ci aiuta a ruotare completamente, a cambiare prospettiva. Rimanendo fermi ci muoviamo tuttavia in ogni direzione, concediamo allo sguardo, e alla mente, la possibilità di espanderci, di mettere in discussione, di proiettarci al di là delle direzioni consuete.

 

Benefici di Bharadvajasana

  1. Allunga le articolazioni della colonna vertebrale, delle spalle e delle anche.
  2. Massaggia gli organi addominali interni.
  3. Allevia il dolore lombare, cervicale e della sciatica
  4. Riduce lo stress e l’ansia.
  5. Migliora la digestione.
  6. È terapeutica per la sindrome del tunnel carpale, se eseguita con costanza e prudenza.
  7. È utile durante il secondo trimestre di gravidanza

In ogni posizione yoga scopriamo grandi insegnamenti, spesso collegati a figure umane o a Dei che ci possono portare a lavorare si nel corpo ma soprattutto con la nostra interiorità.

Sperando di esservi stata utile vi saluto e al prossimo asana!

Namastè

 

Setu Bandhasana

Setu Bandhasana, la posizione del mezzo ponte o ponte legato, è una posizione invertita simmetrica. Il corpo riproduce la forma di un ponte.

135501418_228863688865292_6446779757863738160_n

Appartiene al gruppo dei 7 asana reali. ai quali viene attribuita la capacità di sintetizzare gli aspetti fondamentali dello Yoga.

Sette posizioni che lavorano in modo molto differente sul corpo e sulla mente .

È un’asana che stimola diversi chakra – Muladhara, Manipura, Anahata e Vishudda – attivando così un buon flusso di energia. Essendo una posizione di massima apertura del torace soprattutto è indicata per il chakra del cuore. Aiuta a sciogliere blocchi e tensioni e per ritrovare armonia interiore proprio per il suo coinvolgimento con il chakra Anahata.

Benefici:

–rinforza la spina dorsale domandone flessibilità.

–tonifica gli organi interni, apparato gastro intestinale, i glutei, la parete addominale e le gambe.

–stimola il metabolismo e la tiroide.

– Dal punto di vista mentale, il ponte calma la mente e attiva forza interiore, fiducia in se stessi, coraggio e forza di volontà, determinazione, purezza, aspirazione spirituale, grazia, eleganza e intuizione.

Namasté

Un nuovo anno davanti a noi

135418377_226919495726378_5840738332095304497_n

 

«Ti auguro di vivere in grandezza

e di amare in profondità.

Ti auguro di osservare più tramonti

e trovare molti arcobaleni.

Ti auguro di essere semplice

e di rincorrere i tuoi sogni.

Ti auguro di essere entusiasta

e portatore di sorrisi.

Ti auguro di aiutare il prossimo

al meglio delle tue possibilità.

Ti auguro di abbracciare forte la vita, sempre,

e nella sofferenza di stringere i denti e andare avanti.

Siamo tutti Uno.

Sii forte. Sii felice.»

(

2021

Ben ritrovati.

Il nostro augurio per questo nuovo anno:

135476412_226970992387895_1958302505413713715_n

Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.

Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre, ma tempo per essere contento.

Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perché te ne resti: tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull’orologio.

Ti auguro tempo per guardare le stelle e tempo per crescere, per maturare.

Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare. Non ha più senso rimandare.

Ti auguro tempo per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

Ti auguro tempo anche per perdonare.

Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

ELLI MICHLER

Salamba Sarvangasana: la posizione della candela

“L’importanza di Sarvangasana, la posizione della candela, non potrà mai essere lodata abbastanza ed è una delle cose più grandi lasciate in eredità dagli antichi yogi.”

Iyengar

 sarvangasana-in-articolo-300x110

Sarvangasana è una posizione invertita che permette di allungare la parte posteriore del collo e di rafforzare i muscoli lungo la colonna vertebrale e della zona addominale.

Praticata costantemente dà benefici incredibili tanto che viene definita come la regina delle posizioni yoga.

Nonostante sia conosciuta come Sarvangasana, il nome completo di questa posizione è Salamba Sarvangasana.

Questo nome è formato da 5 parole che in sanscrito significano:

  • Sa = con
  • Alamba = supporto, sostegno
  • Sarva = tutti
  • Anga = arto, parte del corpo
  • Asana = posizione

Perciò Salamba Sarvangasana significa “la posizione in cui tutti gli arti sono supportati” o “la posizione in cui l’intero corpo è sostenuto“, perciò la parola Salamba è importante perché sta ad indicare che tutto il corpo è sostenuto dalle mani in maniera verticale, tranne testa e collo.

76f4191f355d45ce03ea266c14a3b037

E’ importante eseguirla con gli giusti allineamenti e senza forzare eccessivamente la zona del collo.

Infatti, pur sembrando una posizione facile, (chi di noi da bambino non la provava?), non lo è affatto, tanto da essere considerata una posizione avanzata, che va eseguita tenendo ben in mente poche semplici regole ma che evitano di farsi male alla cervicale.

Pertanto nell’esecuzione occorre portare la massima attenzione alla rachide cervicale  e non muovere mai il collo. In caso di dolore, meglio scendere in Halasana, o comunque con i piedi in basso, e muoversi solo quando non c’è più peso nella cervicale. Una posizione che è una via di mezzo  è Viparita Karani che, ha  gli stessi benefici della candela, ma non essendo la schiena perpendicolare, bensì a 60°, si libera il collo in quanto c’è meno peso ad aggravarlo  e l’allungamento della parte posteriore della cervicale è minore.

Come tutte le posizioni invertite, anche Salamba Sarvangasana ringiovanisce tutto il corpo e specificatamente i benefici sono:

  • Stimola la tiroide, le paratiroidi e ne migliora il funzionamento. Questo si ripercuote positivamente su tutto il metabolismo del corpo.
  • Riequilibra il quinto centro energetico, il Vishudda Cakra
  • Riduce i mal di testa cronici.
  • Il sangue ritorna più facilmente al cuore con  un effetto benefico su tutto il sistema circolatorio.
  • Ha benefici in caso di asma, bronchiti e disturbi alla gola.
  • Combatte la stitichezza.
  • Allevia i sintomi della menopausa.
  • Aiuta chi soffre di disturbi urinari e di infertilità.
  • Gli organi addominali si decongestionano e migliorano il loro funzionamento.
  • Calma la mente riducendo lo stress ed aiuta a combattere l’insonnia.
  • E’ benefica per chi sta molto tempo in piedi o troppo seduto

 

 

 

 

 

IL SOLSTIZIO D’INVERNO

La notte tra il 21 e il 22 dicembre è la più lunga dell’anno, il cosiddetto solstizio d’inverno che in questo emisfero segna il passaggio alla stagione più fredda.

solstizio

Il Solstizio d’inverno è pieno carico di valore simbolico come accade per altri simili fenomeni astronomici; è il momento dell’anno in cui l’oscurità prevale sulla luce, ma è lo stesso che indica la “rivincita” della luce stessa che pian piano riconquista ore nella giornata fino all’equinizio della primavera, dove la durata della notte si equivarrà a quella del  giorno.

Il Sole è simbolicamente connesso all’idea di immortalità e sin dall’antichità è stato sempre considerato come una divinità fondamentale, in grado di donare la vita. Il  solstizio d’inverno simboleggia la morte che dà inizio alla rinascita del Sole e dell’uomo: il Vecchio Sole muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce dall’utero della grande Madre Terra.

Tutti i popoli di ogni epoca (egizi, maya, greci, cinesi, persiani e cristiani) hanno sempre celebrato la nascita delle loro divinità tra il 20 e il 25 dicembre. Nelle tradizioni germanica  e celtica precristiana, Yule era la festa del solstizio d’inverno.  Le popolazioni gallo-celtiche chiamavano questo giorno “Alban Arthuan”, ovvero la “rinascita del dio Sole” e, in epoca romana, tra il 21 e il 25 dicembre, si celebrava la rinascita del Sole, il “Dies Natalis Solis Invicti”, il giorno del Natale del Sole Invitto, insieme a un ciclo di altre grandi festività, i Saturnalia, dedicate a Saturno, e successivamente le Larentalia o festa dei Lari. In Asia il Sole ha sempre rappresentato un elemento imprescindibile, tanto che una sequenza tipica dello Yoga è il Saluto al sole, Surya Namaskara.

É un momento di grande rigenerazione cosmica ed è il momento dell’apertura del settimo chakra, Samsrara, quello della corona, che dona l’illuminazione. L’uomo prende coscienza della vera spiritualità sua e del cosmo.

In questo periodo entriamo nell’elemento Dosha – terra e acqua.

Le basse temperature e le notti più lunghe stimolano l’introspezione. Nella natura tutto si interiorizza, tutto viene ridotto all’essenziale, le piante si spogliano e la linfa si dirige all’interno verso il centro, per accumulare energia.
È tempo di immagazzinare energia, riposare e rigenerare il corpo!

 

La Terra rappresenta sul piano fisiologico l’elemento necessario per dare struttura e forza ai tessuti ed agli organi/strutture corporei chiamati Dathu. La Terra conferisce al nostro corpo il peso e la resistenza essendo la sua presenza un fattore stabilizzante e di protezione. L’elemento terra è collegato al primo chakra Muladhara. Sul versante mentale essa rappresenta il radicamento e la stabilità, il controllo e l’equilibrio dei pensieri, queste doti inducono pacatezza emotiva ed il raggiungimento di stati evoluti di saggezza.

Tutti gli organi e le sostanze solide del nostro corpo sono dominate dall’elemento Terra, dai muscoli alle ossa, alle cartilagini. Il suo senso è l’olfatto.

Secondo la medicina tradizionale cinese l’inverno è associato all’elemento acqua ed è collegato ai meridiani dei reni e della vescia urinaria. “L’elemento Acqua, in quanto fonte di vita, fornisce la volontà di sopravvivere” ed è collegato al chakra Svadhisthana
Le nostre ossa e articolazioni sono nutrite e lubrificate dall’elemento Acqua, essa riveste un ruolo di straordinaria importanza nell’organismo umano in quanto elemento necessario al corretto mantenimento delle funzioni vitali.

Quella dell’Acqua è un’energia molto profonda: costituisce l’inizio e la fine di ogni processo nell’essere umano. “È l’energia che ci viene fornita all’atto del concepimento. E’ potenzialità infinita!”

L’insegnamento dell’acqua è imparare a lasciarci andare al flusso naturale della vita. Impariamo ad arrenderci, ad immergerci, a lasciarci guidare con fiducia da questa corrente. “Questo elemento conferisce la volontà di raggiungere un obiettivo (aspetto yang) così come la capacità di abbandonarsi agli eventi senza dover controllare in modo eccessivo ogni cosa (aspetto Yin).”

In questa giornata è consigliato fare esercizi  o meditazioni che promuovano il ricambio e la purificazione del sangue, e/o che tonifichino il sistema endocrino.

  • lasciare andare il passato e focalizzare su noi stessi;
  • concentrarci sul presente;
  • dedizione alle nostre intenzioni;
  • ripetere un mantra o il nostro Sankalpa.


Nel festeggiare il Solsitizio d’inverno è bene ascoltare dentro di noi quali sono i desideri profondi, fare spazio tra tutto quello che non è davvero importante per accogliere il nuovo che verrà  e scegliere un proposito, è il momento favorevole per una promessa, per il tempo che viene e il nuovo anno.

 

Namastè

 

TRIKONASANA

Trikonasana è una posizione polare. Infatti operasui due aspetti energetici del corpo: quello yin, femminile, lunare e quello yang, maschile, solare.

Fitness girl training vector illustration flat design. Home quarantine. Healthy active lifestyle. Fitness workout flat vector character illustration.
Fitness girl training vector illustration flat design. Home quarantine. Healthy active lifestyle. Fitness workout flat vector character illustration.

Significato Trikonasana

In sanscrito trikona significa “triangolo”, per cui il nome di questa asana viene tradotto come “la posizione del triangolo”, che viene così denominata perché le gambe formano un triangolo con il suolo. Trikonasana è una delle 84 posture principali dello Hata Yoga e  fa parte anche delle dodici posizioni basi nel Sivananda Yoga.

Il triangolo rappresenta universalmente le tre forze della natura e la perfezione. Nello yoga le 3 forze della natura, le guna, di cui abbiamo già parlato, sono: tamas (inerzia), rajas (azione) e sattva (armonia). Essi rappresentano anche il triumvirato del sé cosmico: Brahma, il creatore; Vishnu, il protettore; e Shiva, il distruttore. I triangoli sono inseparabili dal potere del numero tre. Il Signore dello Yoga, Shiva, detiene uno scettro a tre punte a rappresentare essere, coscienza e beatitudine.

L’importanza simbolica di triangoli e del numero tre possono essere trovati nel corso della storia e in tutte le culture:

  • Nella mitologia greca ci sono tre Grazie, tre destini, tre furie e tre Gorgoni.
  • Nelle storie celtiche non è inusuale per una testa di avere tre facce per vedere il passato, presente e futuro.
  • Cielo, terra e l’abisso rappresentano le tre divinità primarie (Anu, Bel ed Ea) dell’antica Babilonia.
  • Dio, Gesù e lo Spirito Santo formano la Santissima Trinità nelle religioni cristiana e cattolica.
  • Nell’Induismo, Brahma, Shiva e Vishnu formano una struttura simile.

Inoltre nell’uomo e nel tempo vi sono sempre 3 parti:

  • corpo, mente e spirito.
  • passato, presente e futuro.

Alcuni consigli importanti nell’eseguire questa asana :

  1. Non lasciare che tutto il peso del corpo si appoggi sopra il ginocchio tramite la mano più bassa. Questo creerebbe troppa pressione sopra l’articolazione del ginocchio.
  2. E’ molto più importante tenere la gamba davanti diritta e il busto allineato con la coscia, senza forzare la posizione per arrivare alla performance, ovvero toccare con la mano il  pavimento. Rispettando i propri limiti bisogna arrivare fino a dove il corpo lo permette senza sforzi e con dolore, anche se non è abbastanza in basso.
  1. È importante, per mantenere bilanciati questi due aspetti (sia da un punto di vista fisico che energetico), pertanto la posizione deve essere eseguita sia a destra che a sinistra per la stessa durata.
  1. La massima attenzione va portata al bacino che deve essere perfettamente in linea con l’apertura frontale delle gambe e che va tenuto in retroversione, portando il coccige verso il basso, in modo da proteggere la zona lombare nell’esecuzione dell’asana

I benefici di Trikonasana nella sua pratica costante sono:

  • Tonifica ed allunga i muscoli delle cosce, le ginocchia e le caviglie.
  • Nella zona lombo-sacrale allunga le anche e gli inguini.
  • Allunga la spina dorsale.
  • Apre il torace e le spalle, riequilibrando il 4 chakra, anatha
  • Toglie rigidezza ai fianchi e corregge le piccole deformità che si trovano nella zona lombo-sacrale e le fa sviluppare uniformemente.
  • Allieva i dolori nella schiena e nel collo.
  • Stimola gli organi e muscoli addominali.
  • iduce lo stress
  • Aiuta a correggere i piedi cavi ed i piedi cavi.
  • Riduce i dolori alla sciatica.
  • Aiuta ad alleviare i sintomi della menopausa.

Buon Lavoro

 

 

 

 

METTICI IL CUORE

131391287_213221433762851_5485304641812089892_n
Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
“Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?”
“Gridano perché perdono la calma” rispose uno di loro.
“Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore.
“Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?” Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò: “Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché?
Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.”
Infine il pensatore concluse dicendo: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”
Mahatma Gandhi.

 

I 3 GUNA

I GUNA

Nel  Samkya, il più antico dei sei sistemi filosofici dell’India, si legge che l’universo si è creato dall’incontro/scontro di due forze primordiali chiamate Purusha (spirito/coscienza) e Prakriti (materia). La loro interazione è indispensabile poiché lo spirito è inattivo senza la materia e la materia è inanimata senza lo spirito.

Queste due forze sono in costante evoluzione e trasformazione ed i Guna sono le qualità di trasformazione attraverso cui queste energie primordiali si manifestano nella natura ed in ogni essere vivente.

“Quando l’essere incarnato è in grado di elevarsi sopra i tre guna, si libera dalla nascita, dalla morte, dalla vecchiaia e dalla sofferenza che ne derivano e gioisce dell’immortalità.”

Bhagavad Gita XIV.20,

 I 3 guna sono: Tamas, Rajas e Sattva.

Tamas (dal sanskrito: oscurità) rappresenta l’oscurità, l’inerzia. L’influenza tamasica porta l’uomo a non  vedere di la della propria mente, ad essere pigro, svogliato, affaticato, depresso, a volte violento. Tamas porta confusione, torpore e attaccamento al mondo materiale.

Rajas (dalla radice ranj: “dinamico”) rappresenta la passione, il desiderio ed il movimento. Rajas ci spinge all’azione. Una mente rajasica è una mente che si muove da un pensiero all’altro velocemente.

Sattva (dalla radice “sat”: esistente o esistenza) rappresenta la luce e la purezza. Una persona sattvica è una persona saggia e virtuosa, le sue parole sono piene di saggezza e di rispetto per gli altri esseri umani. La mente sattvica è una mente pura che segue solo un pensiero alla volta ma che è in grado di muoversi velocemente o lentamente a secondo delle circostanze che si trova ad affrontare.

Dentro ognuno di noi c’è un parte tamasica, rajasica e sattvica. Sia nello yoga che nell’ayurveda ci sono indicazioni precise (come l’uso di certi cibi invece di altri) per arrivare ad essere una persona in cui sattva è l’elemento predominante, anche se, lo scopo ultimo, non è fermarsi ai guna ma andare oltre. Superare i guna significa non identificare il sé con le loro qualità ed essere distaccato dalle qualità della vita sia positive che negative.

Namastè