21 GIUGNO – LO YOGA DAY

yoga

Il 21 giugno è il giorno del Solstizio d’estate, quando il sole si trova allo Zenit (perpendicolare) sulla latitudine del tropico del Cancro ed è il giorno più lungo dell’anno, che segna il trionfo della bella stagione, l’inzio dell’estate ed dà il via alla fase calante del Sole che riprende il suo cammino discendente.

La scelta di dedicare il giorno più lungo dell’anno alla Giornata Mondiale dello Yoga non è un caso: nella mitologia indiana  gli antichi testi vedici indiani parlavano di questa circostanza come di una conoscenza di ordine iniziatico. Infatti sembra che proprio il 21 giugno Shiva (che non è considerato un dio, bensì un Adi Yogi, il primo Yogi e Adi Guru, il primo Guru) abbia iniziato a trasmettere la disciplina dello Yoga ai suoi fedeli allievi e discepoli. Questo giorno, quindi, è ritenuto sacro perché riconducibile alla nascita della Scienza dello Yoga.

Per gli antichi yogi  venerare il sole e la luce, simboli d’immortalità, porta prosperità e salute al corpo e alla mente.

In quasi tutte le culture antiche il Sole viene venerato e particolare importanza veniva data al Solsitizio d’estate.

Nella mitologia yoga si racconta che Hanuman scelse Surya, il dio del sole come suo precettore, e gli si avvicinò con la richiesta di insegnarli tutto ciò che sapeva . Surya accettò e Hanuman divenne il suo discepolo. Hanuman creò il Surya-Namaskar, come forma di omaggio e ringraziamento al suo maestro spirituale.

Dakshinayana, ovvero il Solstizio, è la porta che si apre verso la seconda metà dell’anno, un momento particolarmente favorevole per definire le proprie intenzioni, piantare i semi del cambiamento e purificare il corpo.

Il mantra solare è : “OM HRAM HRIM HROM SAHA SURYAYE NAMAH” ,

Come è nato lo Yoga day? Il primo ministro indiano Narenda Modi ha sollecitato l’ONU per l’istituzione di questa ricorrenza ed ha creato anche un ministero per la promozione dello Yoga.

Con un discorso alla 69esima edizione dell’Assemblea delle Nazioni Unite, Modi ne aveva chiesto il riconoscimento ufficiale. Era settembre 2014.

Nel suo discorso il primo ministro pronunciò le seguenti parole a supporto della richiesta del suo governo di istituire una Giornata Internazionale dello yoga:

“Yoga embodies unity of mind and body; thought and action; restraint and fulfilment; harmony between man and nature; a holistic approach to health and well being,”

Che tradotto significa:

“Lo yoga significa unità di mente e corpo; pensiero e azione; dominio di sé e autorealizzazione; armonia tra uomo e natura; un approccio olistico tra salute e benessere”. 

Tre mesi più tardi, l’11 dicembre 2014, la sua richiesta fu accolta e fu istituito lo Yoga Day. Da quel momento, oltre 170 paesi del mondo hanno promosso la risoluzione – tra cui anche gli USA, il Canada e la Cina -, mentre 175 nazioni hanno co-sponsorizzato l’iniziativa.

Lo yoga come disciplina di vita, per i suoi benefici psicologici e spirituali, la pratica costante e regolare contribuisce a una riduzione di ansia e stress, al miglioramento dell’elasticità e della forza fisica, a una maggiore capacità di controllo di sé e delle proprie azioni. Lo yoga rende il corpo più forte e flessibile e calma la mente. A livelli differenti, lo yoga è praticabile da individui di tutte le età.

Ed è per questo e per la sua tradizione millenaria che dal 2016 lo Yoga è stato aggiunto anche alla lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità dell’Unesco.

 

Salabhasana: la locusta

 

Eccoci ad approfondire una posizione Yoga. Oggi parliamo di Salambhasana.

In sanscrito salabha significa “locusta” o “cavalletta”, quindi  Salabhasana può essere tradotta come “la posizione della locusta” o “la posizione della cavalletta”.

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Nell’antichità la locusta e la cavalletta hanno simboleggiato la devastazione e la morte come testimonia più volte la bibbia. Più tardi questi insetti simboleggiarono i seminatori di discordia, l’indisciplina, l’invidia e la superbia. Nello yoga ha invece una connotazione positiva.

Salabhasana viene citato nello scritto Gheranda Samhita:

शलभासनम्
अध्यास्य शेते कर युग्मं वक्षे भूमिम वष्टभ्य करयोस्तलाभ्याम्
पादै च शून्ये च वितस्ति चाध्यं वदन्ति पीठं शलभं मुनीन्द्राः।३४।

śalabhāsanam
adhyāsya śete kara yugmaṁ vakṣe bhūmim avaṣṭabhya karayostalābhyām
pādai ca śūnye ca vitasti cādhyaṁ vadanti pīṭhaṁ śalabhaṁ munīndrāḥ |34| (4)

Salabhasana
Sdraiato sul suolo con la faccia in giù, le due mani posizionate al livello del torace
con i palmi rivolti verso la terra, le gambe in alto circa 44 cm (un cubito).
I più grandi saggi dicono che questo asana  è la posizione della locusta.

 

Il significato simbolico di questa posizione è collegato, come tutte le asana yogiche che prendono il nome da un animale, all’osservazione che gli antichi yogi facevano sulla natura, così come tutte le posizioni relative ad elementi naturali, come Tadasana, la montagna, ad esempio.

Le cavallette simboleggiano per loro la capacità di fare solamente un salto in avanti, non all’indietro o di lato, esattamente come noi possiamo solamente fare un passo in avanti nelle nostre vite. Rappresentano la capacità di connettersi solo nel qui ed ora, del non volgersi indietro verso il passato. Quindi la capacità di eliminare
il momento presente da  paure e preoccupazioni verso il futuro per essere capaci di una maggiore e serena apertura verso il fututro.

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Questo asana, che sembra di facile esecuzione, necessita invece di molto allenamento, coinvolgendo in particolar modo i muscoli dorsali, che nella vita quotidiana, vengono normalmente poco sfruttati.

Ai muscoli della schiena e dell’addome, infatti, sono richieste forza e flessibilità e vengono rafforzati da questa posizione.

In Salabhasana il torace si espande e le spalle scivolano indietro ed insegna a coordinare i movimenti dell’area superiore del corpo e a mantenere una curva naturale nella zona lombare.

Sul sistema dei chakra la locusta è un immagine del sesto centro energetico, Ajna-chakra, mentre La forza che genera il movimento, risiede invece nel secondo centro energetico, Svadhistana-chakra, sede di tutte le conseguenze delle forze, che si sono accumulate fino ad ora da una vita precedente e dal passato vissuto. Inoltre apre i Chakra nella colonna vertebrale sottile, la suumā Nadi, particolarmente il Visuddha-chakra.

Namastè – Marzia

 

 

UTKATASANA

Utkatasana è una posizione che in questa pagina abbiamo già visto, ma che con piacere torniamo ad analizzare per darvi anche uno spunto su un mito a cui può essere collegata.

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Viene chiamata la “posizione della sedia”. Ma utkata letteralmente significa potente, orgoglioso, fiero, superiore, ma anche alto, immenso, difficile.
Le sedie in India non erano  e non sono molto usate. La maggior parte della gente sedeva per terra, mentre i reali sedevano su troni che li sollevavano dal livello comune e gli donavano maggiore visibilità.

Nell’epocale Ramayana, la saga dell’esilio e delle avventure di Rama la questione delle “sedie” viene richiamata, dando rilievo all’importanza che si dava loro.

Nell’incontro di Hanuman col re Ravana, nella sua missione di salvare Sita, una volta a corte il Duo scimmia chiede di essere fatto sedere su di una sedia, per mostrare la sua posizione di messaggero di Rama e quindi di essere superiore al re Ravana. Il Re ovviamente si rifiuta ma  Hanuman allora inizia ad allungare la sua coda, facendola girare in piccoli cerchi sotto di sé per sedercisi sopra. Così facendo il trono di Ravana era più basso, e questa cosa fece infuriare il re ed ordina ai suoi soldati di innalzare il suo trono in modo che sia più alto di quello del dio. Ma la sua posizione di prestigio dura per poco poiché Hanuman continua col suo gioco allungando ulteriormente la coda e continuando a chiedere nel frattempo la liberazione di Sita, moglie di Rama. Il Re, ancora più furioso decide di punire Hanuman per la sua sfrontatezza e, non potendolo uccidere, avendo questi il ruolo di messaggero,  ordina che questi venga esposto in strada con la lunga coda messa al fuoco. Ma Hanumann tra i vari poteri ha quello dell’immunità dal fuoco e così rimane illeso, salva Sita e mette a fuoco la città di Lanka saltando da un tetto all’altro con la sua coda infuocata.

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L’incontro fra Hanuman e Ravana è collegato ad Utkatasana.

Utkatasana, benefici

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Quando eseguite utkatasana ripensate allo spirito di imponenza della storia di hanuman ed eseguiamola in tutta la sua forza.

Ricordiamo i benefici di questa posizione:

  • Fortifica le articolazioni delle ginocchia.
  • Migliora l’equilibrio e la capacità di coordinazione dei movimenti.
  • Attiva le ghiandole surrenali.
  • Tonifica la muscolatura a livello dei glutei e del perineo.
  • Rimodella l’arcata plantare nel caso dei  “piedi piatti”, tonifica la muscolatura e aumenta la mobilità delle dita e ridona elasticità ai piedi.
  • Favorisce la peristalsi e la regolarità intestinale
  • Dona vitalità e salute agli organi riproduttivi e al sistema uro genitale.
  • Lavora su chakra MULADHARA.

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Un’ottima variante che va a lavorare sugli organi interni e su tutti i muscoli del busto è la versione ruotata della posizione della sedia, chiamata Parivrtta Utkatasana (dal sanscrito parivrtta “ruotato, in cui si esegue dalla posizione iniziale una rotazione del busto prima dal lato sinistro, andando ad appoggiare il gomito destro sul ginocchio sinistro, e poi dal lato destro, appoggiando il gomito sinistro sul ginocchio destro.

Natarajasana – la danza che scuote l’universo

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“Centinaia di anni fa, gli artisti indiani crearono un’immagine di Shiva danzante per una bellissima serie di statue in bronzo. Nei nostri tempi, i fisici hanno utilizzato le più avanzate tecnologie per rappresentare i modelli della danza cosmica. La metafora della danza cosmica unifica così l’antica mitologia, l’arte religiosa e la fisica moderna”

Shiva è la divinità che con la sua danza cosmica fa tremare l’intero Universo, É conosciuto anche come Nataraja, il Signore della Danza. Nella mitologia induista Shiva esegue la danza Tandava alla fine di ogni era, per distruggere l’universo; per gli shivaiti che riconoscono in Shiva il supremo essere, Egli crea e preserva anche il successivo mondo. Con la sua danza distruttiva Shiva distrugge ma crea, risvegliando le energie dell’universo per plasmarlo. Egli dalle ceneri di ciò è stato distrutto fa risorgere un mondo nuovo in un incessante ciclo di morte e rinascita. Shivai, tra le tre divinità della trimurti (la trinità induista) è il dio della distruzione (Brahma è invece il creatore dell’Universo e Vishnu colui che lo conserva).

Nel secolo scorso nuove teorie scientifiche si sono sviluppate sull’origine dell’universo, in particolare la teorie del cosmo in espansione e successiva contrazione e del possibile susseguirsi di infiniti Big Bang. Si ricercava il cosiddetto “eco del big bang” ovvero la frequenza o vibrazione di fondo dell’universo conosciuto. In questo, nella cultura induista,  gli antichi veggenti già conoscevano e avevano descritto questa teoria. Nel caso specifico, il big bang viene proprio interpretato come la distruzione del mondo ad opera della danza di Shiva. Allo stesso modo la successiva espansione e contrazione a cui seguirebbe un nuovo big bang, troverebbe riscontro nell’alternanza delle ere e dei mondi. L’antichissimo concetto indiano secondo cui tutto l’universo e i suoi esseri vibrano e pulsano in sincrono, trova oggi riscontro anche per la scienza moderna, così come l’HOM (aum), il mantra divino e il suono primigenio dalla forza creatrice trova una similitudine nelle ricerche scientifiche dell’eco del suono del big bang.
Nel XII secolo d.C., l’iconografia indiana, raggiunse una rappresentazione canonica della danza di Shiva  e presto il Chola Nataraja divenne la massima espressione dell’arte indù.
Questa danza cosmica di Shiva è chiamata Anandatandava, che significa la danza della beatitudine, e simboleggia i cicli cosmici di creazione e distruzione, così come il ciclo quotidiano di nascita e morte. La danza è quindi un’allegoria pittorica delle cinque manifestazioni principali dell’energia eterna: creazione, distruzione, conservazione, salvezza e illusione. L’energia di Nataraja si manifesta in cinque azioni o panchakriya o panchakartya:

  • Shrishti: creazione, evoluzione;
  • Sthiti: conservazione, supporto;
  • Samhara: distruzione, evoluzione;
  • Tirobhava: illusione;
  • Anugraha: liberazione, emancipazione, grazia.

Nell’iconografia di Nataraja i panchakriya sono espressi nella posizione delle mani e dei piedi.

Tratto da web:

“Nataraja è raffigurata con quattro mani che rappresentano le direzioni cardinali. Sta ballando, con il piede sinistro sollevato elegantemente e il piede destro poggia su una figura prostata di un nano Apasmara Purusha la personificazione dell’ignoranza (purusha significa uomo, e apasmura significa privo di memoria) e dell’illusione maya su cui Shiva trionfa.
La mano sinistra in alto tiene una fiamma simbolo della dissoluzione di tutta la creazione. La mano a sinistra in basso a sinistra attraversa diagonalmente il petto e indica il piede sinistro sollevato, ad  indicare la concessione della grazia e il rifugio dei devoti.
La mano destra in alto tiene un tamburo a clessidra dumroo o damaro che con il suo suono ritmico rappresenta il principio vitale maschile-femminile. La mano destra inferiore con il palmo aperto nella posizione di abhaya mudra gesto di rassicurazione ad affermare “Sii senza paura”.

I serpenti che simboleggiano l’egoismo si vedono srotolare dalle sue braccia, gambe e capelli, che sono intrecciati e ingioiellati. Le sue ciocche arruffate stanno roteando mentre danza all’interno di un arco di fiamme  prabhamandala che rappresenta l’infinito ciclo di nascita e morte che rappresentano anche la forza distruttiva di Shiva. Sulla sua testa c’è un teschio, che simboleggia la sua conquista per la morte. Anche la dea Ganga, l’epitome del sacro fiume Gange, si siede sulla sua pettinatura.

Il suo terzo occhio è simbolico della sua onniscienza, intuizione e illuminazione. L’intero idolo poggia su un piedistallo di loto, il simbolo delle forze creative dell’universo.”

(Dal sito “India Nepal Viaggi”).

 

 

Ovviamente, da questa filosofia è nata anche un’asana yoga. NATARAJASANA.

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É un’asana che si collega al  7° chakra: il piede staccato da terra, la testa e la mano sollevati verso l’alto simboleggiano il nostro protenderci verso la grazia suprema e la benedizione degli dei. Premere giù nella materia ( il piede a terra)e sollevarsi verso il cielo riflette l’eterna danza tra Shiva e Shakti, in cui Shakti è la forza creativa che anima Shiva dalla sua immobilità meditativa.”

Praticando Natarajasana impariamo a lasciar andare le nostre paure ed abbracciare il cambiamento, nella consapevolezza che tutto muta e si trasforma.

Si parte da Tadasana, la “posizione della montagna”. Inspirando e spostando il peso sul piede sinistro, si piega la gamba destra indietro, sollevando il tallone e il piede più in alto possibile. Il busto è leggermente piegato in avanti. Si tiene la caviglia destra con la mano destra. Dopo di che si porta in alto e in avanti il braccio sinistro, che deve essere ben allungato. Si esegue quindi Chin Mudra con la mano sinistra; lo sguardo è rivolto verso a questa mano.

Benefici di Natarajasana

La posizione del signore della danza, rafforza l’asse centrale, sviluppa l’equilibrio e concentrazione, apre petto e spalle, accresce la capacità polmonare e rafforza le gambe. Favorisce a livello psichico la chiarezza mentale ed una sensazione di espansione.

 

 

 

YOGA – QUALE SCEGLIERE?

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Nel mondo occidentale, per anni, lo yoga è stato visto solo dal punto di vista fisico, tralasciando tutto “il mondo” che vi è in questa cultura millenaria, il cui vero scopo “finale” è l’unione del nostro io divino con il divino universale. Praticamente è stato per decenni un’alternativa alle discipline da palestra che mirava al raggiungimento del solo benessere fisico.
Negli ultimi anni si è “riscoperto” che lo yoga non è solo questo e che il percorso vero di uno yogi mira al benessere fisico, spirituale e mentale, anche se, ancora oggi, rimane per molti allievi l’alternativa allo zumba o a pilates. (senza nulla togliere a queste discipline).
Ma quale tipo di yoga scegliere quando si inizia? Uno yoga più “dinamico” o uno yoga più tradizionale? Dipende ovviamente da quella che è la nostra attitudine iniziale che, una volta iniziata la pratica, potrebbe comunque portarci, ad uno stile completamente diverso o a fare più stili.
Generalmente le macro categorie dei vari stili di yoga su dividono in due:
Quelle che seguono più un flow e sono più dinamiche e quelle in cui gli asana vengono tenuti più a lungo.
Nella prima categoria in cui principalmente i movimenti sono continui e dinamici rientrano ASTHANGA e VINYASA, che fanno parte di una tradizione antichissima creata da Patajali, POWER YOGA, ANURASA ed altre. Sono sequenze che si potrebbero definire di meditazione in movimento.
Nella seconda, che si avvicina più alla tradizione indiana, appartiene uno dei più famosi, l’Hatha yoga. Inoltre Yin, Iyengar e Restorative ( che prevedono l’uso di supporti per aiutare il praticante ad entrare nella posizione, Raya, Kundalini e Karma che propendo più ad un aspetto spirituale.
Esistono anche molti altri stili, ma in ogni tipologia, sono fondamentali il respiro, i pranayama, l’ascolto di se, il fluire dell’energia attraverso il corpo, il benessere fisico, mentale e spirituale.
Rimane quindi fondamentale, a prescindere dallo stile che si sceglie, capire che quando ci si approccia allo yoga non lo si può pensare solo come, per l’appunto un’alternativa alla palestra, ma come un percorso più profondo di conoscenza di sé attraverso anche l’attività fisica.
Marzia
“Lo Yoga è il viaggio dell’Io, attraverso l’Io, verso l’Io”
Bhagavad Gita

HALASANA

Halasana (Posizione dell’aratro)

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Il termine Halasana significa “posizione dell’aratro” e si riferisce a un aratro che dissoda la terra morta per generare la vita.

Halasana è una posizione invertita che si esegue a terra. Come tutti gli asana invertiti ha un effetto potente a livello energetico sull’organismo in quanto permettono la sublimazione dell’energia. Infatti, nell’invertire la posizione del corpo, le energie dei chakra più bassi si muovono verso l’alto, trasformando l’energia sessuale e l’energia di terra in energia spirituale e pura.

È una  Posizione  a terra in cui si sollevano le gambe in alto, passando nella posizione della candela,  Sarvangasana, per poi portare le gambe  oltre la testa, appoggiando le dita dei piedi a terra. I benefici di Halasana sono molteplici:

allunga la colonna vertebrale,

stimolando gli organi addominali e la ghiandola tiroidea

Agisce sul chakra della gola bilanciandolo

Calma e rilassa la mente con l’effetto di renderla più efficiente.

Aiuta ad alleviare i sintomi della menopausa

 

Se mi seguite da un po’ sapete che la mia “passione” è la mitologia e la filosofia collegate allo yoga. Vediamo quindi il  mito relativo a questo asana, ovvero la storia di Haladhara.

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Il fratello maggiore di Krishna, era Haladhara, così chiamato perché portava con sé (dhara) un aratro (hala). In un giorno di sole, Haladhara decise di fare il bagno nel grande fiume Yamuna. Inebriato dalla sua bevanda a l miele preferita, ordinò al fiume di avvicinarsi ma il fiume si rifiutò di avanzare verso di lui per consentirgli di fare il bagno. Sorpreso da questo rifiuto il Dio invece di andare lui al fiume, prese il suo grande aratro e ne dragò il letto, fino a quando l’acqua non iniziò a scorrere verso di lui.

Perché, vi chiederete voi, così tanto interesse verso queste “Storielle”? Perché dietro ognuna di esse c’è un insegnamento profondo che ci aiuta a vivere l’asana in maniera approfondita sia a livello mentale che spirituale.

Secondo la filosofia yoga, le nostre azioni e i nostri pensieri lasciano tracce nella nostra coscienza. I gesti compiuti in questo mondo possono rimuovere i segni lasciati nel paesaggio della nostra coscienza o possono crearne di nuovi (i sankalpa). Proprio come Haladhara trascinò il fiume Yamuna verso di sé con il suo aratro, così lo yogi  può praticare una“aratura della mente”:

Nimittam aprayojakam prakëtînâm varaña-bhedas tu tatah kasetrikavat.Yoga Sutra IV.3.

Come un contadino ara il suo campo per introdurre l’acqua necessaria all’irrigazione, così se rimuoviamo gli ostacoli che incontriamo sul nostro cammino possiamo condurre la mente in una direzione più elevata e spirituale. In questo modo, arare la mente ci porta alla liberazione.

«Là dove il pensiero, sospeso mediante la pratica assidua dello yoga, cessa di funzionare, e là dove, percependo il Sé nel Sé [e] mediante il Sé, si trova la [propria] soddisfazione, là dove si trova quella beatitudine infinita che percepisce l’intelletto [buddhi] ma non i sensi.»

Bhagavad Gita

Ardha Chandrasana

Cute toddler Lord Ganesha holds a lotus - isolated vector illustration. Indian Festival of Ganesh Chaturthi. Ganesha -Ganapati.

“Ride la Luna della caduta rovinosa di Ganesha che, con tutta la sua ira, la colpisce con una zanna…”

Ardha in sanscrito è Mezza, Chandra è la Luna, Asana la posizione. Dal significato letterale sembrerebbe un omaggio alla Luna, in realtà all’origine mitologica, Chandra risulta essere l’antagonista mentre protagonista sarebbe Ganesha, una delle divinità più popolari in India ma anche la più popolare in Occidente.

Ardha Chandrasana nella sua Posizione ricorda il momento in cui Ganesha, con un Inspiro, si slancia verso l’alto per colpire la Luna. Ma che storia è questa? Vediamo un po’.

Il personaggio primario Ganesha è colui che rimuove gli ostacoli, il figlio primogenito di Shiva e Parvati.Il suo potere è appunto quello di rimuovere gli ostacoli lungo la strada della vita e per questo motivo in tutta l’India i suoi devoti, chiamati Ganapatya, lo considerano il signore del buon auspicio.

 

Ganesh è colui che ha riconosciuto il divino in se stesso, in perfetto equilibrio tra tra energia maschile (Śiva/Surya) e femminile (Shakti/Chandra),  tra potenza e saggezza, attributi caratteristici dell’elefante. Egli ha una testa di elefante perchè suo padre Shiva gli tagliò di netto la testa originale e solamente dopo le preghiere di Parvati, lo riportò in vita ricollocando al suo posto la testa di un elefante che passava da quelle parti.
Ganesh simboleggia inoltre la capacità discriminatoria che permette di distinguere la verità dall’illusione, il reale dall’irreale, la scure che tiene in mano rescinde i desideri apportatori di sofferenza, così come in un’altra mano tiene un loto, simbolo dell’evoluzione spirituale umana.
Per Ardha Chandrasana, la storia che dà il nome a questa posizione è questa:

Si racconta che Ganesh, dopo aver ricevuto molto cibo dai suoi devoti, decise di fare una passeggiata per digerire. Si stava quindi allontanando dalla festa in suo onore sul dorso della sua cavalcatura, un topolino che in realtà è un semidio

Mentre i due si camminavano, un serpente attraversò la loro strada spaventando il topolino e facendo di conseguenza cadere Ganesha rovinosamente.
La divinità della Luna stava osservando la buffa scena e gli scappò una giustificata risata, mostrando una profonda mancanza di rispetto verso il Dio.
Ganesh andò su tutte le furie e preso dall’ira si spezzò una zanna e la tirò verso Chandra conficcandogliela nel petto. A questo punto la luna non era più in grado di brillare ed il mondo era colpito dall’energia incessante del Sole. L’equilibrio si era rotto e la vita sulla terra stava diventando impossibile. Ganesh fu quindi implorato di ristabilire l’ordine, ma per dare una lezione duratura a chi lo aveva ridicolizzato, decise che la luna non avrebbe brillato sempre al suo massimo splendore, come era in principio, ma solamente una volta ogni quattro settimane, ovvero il momento in cui la luna è piena.

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Per eseguire la posizione è necessario superare il dualismo di flessibilità e forza, bilanciandoli in perfetto equilibrio, proprio la caratteristica chiave di Ganesh.

E’ una Posizione di equilibrio e radicamento che stimola principalmente Muladhara e Swadhisthana, 1° e 2° Chakra.

In questa posizione, si scopre l’incontro tra due energie opposte. Nella Posizione della Mezza Lunasi eseguono due movimenti opposti: ci si radica a terra con la gamba d’appoggio e allo stesso tempo si soleva ed estende in aria la gamba alzata. L’incontro tra queste due forze permette di bilanciare e mantenere sospesi colonna vertebrale e tronco a mezz’aria e serve per sviluppare la coordinazione delle varie parti del corpo.

La Posizione della Mezza Luna aiuta a fortificare le gambe e ad aprire i fianchi; inoltre migliora l’equilibrio, la stabilità e la forza, rinforza le caviglie, i muscoli delle gambe, le ginocchia e i glutei; migliora la mobilità delle anche, rinforza e distende la colonna vertebrale.

Tra gli altri benefici, migliora la digestione alleviando i disturbi gastrici.

Provare per credere. Spero di esservi stata utile anche questa volta. Namastè

Marzia

Om Gam Ganapataye Namah
Mi arrendo a Te, Signore di tutti gli esseri
Ganapati Upanisad

 

 

Marjariasana, la posizione del gatto, e Bitilasana, la posizione della mucca

Questi due asana, eseguibili singolarmente, sono combinate, un’ottima mini sequenza per lavorare sulla colonna vertebrale, risvegliandone la flessibilità e viene spesso usata nella fase di riscaldamento o dopo aver praticato asana che coinvolgono in maniera intensa la schiena.

Nella lingua sanscrita Marjariasana può essere tradotta come la “posizione del gatto”, da marjari che significa “gatto”. Sappiamo che alle sue origni gli asana hanno preso inspirazione dalla natura ed, in particolar modo, dalle posture degli animali, nei quali gli antichi saggi studiavano i benefici di questi loro gesti consuenti. La posizione di Marjariasana ci ricorda un gatto che si tende per allungare i muscoli della schiena.

Bitilasana (dal sanscrito batila “mucca” e asana “posizione”) viene tradotta letteralmente come la “posizione della mucca” e anch’essa deve il suo nome alla somiglianza della postura di  una mucca dalla schiena incurvata, che passeggia per le strade dell’India.

Di semplice esecuzione i due movimenti vanno coordinati con l’inspiro in Marjariasana e con l’espiro in Bitilasana, sempre portando il nostro ascolto al nostro corpo in quel momento.

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Benefici di Marjariasana e Bitilasana

I benefici di Marjariasana e Bitilasana combinati insieme sono molteplici e sinceramente molto piacevoli:

Aumenta la flessibilità della colonna vertebrale ed aiuta a distendere i muscoli della schiena e del collo. Allinea correttamente la colonna vertebrale.

Stimola in maniera soft e rinforza gli organi dell’addome e stimola la funzione renale e delle ghiandole surrenali.

Apre il torace e permette al respiro di rallentare e di diventare più profondo.

Riduce lo stress e calma la mente ed aiuta a sviluppare consapevolezza nella postura ed equilibrio del corpo.

Aiuta a prevenire il mal di schiena se praticata regolarmente.

 

La sensazione quando si esegue questa sequenza come dicevo è molto piacevole, provare per credere 🙂

namastè

 

 

 

La fascia direttore d’orchestra del nostro corpo.

 
 
La FASCIA è un organo, a molti sconosciuto, e fino a poco tempo fa non considerato, se non come e solo un tessuto che ricompre muscoli.
Negli ultimi anni invece diversi studi hanno dimostrato l’enorme importanza della FASCIA. Ho approfondito l’argomento tornando come ogni volta a scoprire quanto sia meravigliosa e complessa la MACCHINA UOMO.
fascia
La fascia è una struttura di tessuto connettivo che ricopre i muscoli, gruppi di muscoli, vasi sanguigni e nervi, unendo alcune strutture, mentre permette ad altre di scivolare delicatamente una sull’altra. Ma è anche molto di più: La FASCIA in realtà è simile ad un’ unica “rete”, presente sotto la pelle da cima a fondo del nostro corpo, avvolge, sostiene, separa, unisce, protegge, fornisce coesione ad ossa, organi, muscoli, nervi, vasi, si espande all’interno del muscolo fino a livello cellulare e partecipa attivamente al gesto motorio.
A livello di anatomia, la fascia è classificata per strato, come fascia superficiale, fascia profonda e fascia viscerale o parietale, o per la sua funzione e posizione anatomica.
La fascia superficiale è lo strato più basso della pelle in quasi tutte le regioni del corpo, che si fonde con lo strato del derma reticolare. Serve come mezzo di conservazione di grassi e acqua; come passaggio per linfa, nervi e vasi sanguigni; e come imbottitura protettiva per attutire e isolare.
La fascia viscerale sospende gli organi all’interno e li avvolge in strati di membrane del tessuto connettivo.
La fascia profonda è uno strato di tessuto connettivo fibroso denso che circonda i singoli muscoli e divide anche i gruppi di muscoli in compartimenti fasciali. Questa fascia ha un’alta densità di fibra di elastina che determina la sua estensibilità.
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Una delle cose più importanti e affascinanti è che la fascia metta in connessione i muscoli tra loro, ovvero che vi sia una continuità della fascia profonda lungo le varie catene cinetiche. Pensate che oltre un terzo dei muscoli del corpo è in continuità biomeccanica e istologica grazie alla fascia. La fascia è come uno scheletro attivo del corpo. Come lo scheletro osseo la fascia è diffusa a tutto il corpo e funge da supporto strutturale per muscoli, sistemi e apparati, ma non si limita solo a ricevere e trasmettere le forze, ma è in grado di direzionarle e propagarle all’interno del corpo a seconda delle caratteristiche funzionali del movimento che si sta compiendo.
In ultimo ma non di importanza pensiamo che la fascia è tessuto connettivo e quindi piena di ricettori che mettono in comunicazione direttamente cervello e corpo in un continiuo scambio di dati.
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Perché è così importante tenere conto della fascia per la salute generale del nostro fisico? Beh, già solo leggendo quante cose fa e che è praticamente ovunque nel nostro corpo la rispsta viene da sè, ma consideriamo che anche la fascia risente, forse pù di tante altre parti del corpo di tanti fattori negativi.
Lo stress fisico o emotivo, i traumi, le posture sbagliate, i gesti ripetitivi nel lavoro o nello sport o un sovrauso di un gesto motorio nello sport, uno sbagliato regime alimentare o una condizione ambientale sfavorevole, possono provicare una densificazione della fascia e, quindi, un suo irrigidimento con conseguenti dolori, contrazioni, tensioni, rigidità, limitazioni del movimento e disfunzione degli organi.
Per allenare la fascia in modo completo è importante la varietà di movimento. Questo significa che si dovrebbero alternare un allungamento profondo, lento e sostenuto a movimenti dinamici, veloci e ripetitivi.
 
Uno stile di yoga che può in maniera abbastanza completa agire sulla fascia può essere, ad esempio, l’Odaka Yoga.
Questo stile trova ispirazione dall’osservazione del moto dell’oceano e delle sue onde e cerca di fondere zen e yoga con il Bushido, ovvero la via del guerriero
La pratica di Odaka Yoga permette di ‘curvare la retta’. Ogni movimento a onda che viene eseguito durante la pratica, che si origina dal coccige ed è propedeutico al raggiungimento degli asana, permette al corpo di creare spazio, liberare tensioni ed emozioni e va ad attivare sia la muscolatura antagonista che quella agonista interessata dalla posizione, oltre che a stimolare le dinamiche bio-meccaniche coinvolgendo in modo armonico la fascia.
 
Nella speranza di avervi parlato di qualcosa di interessante, così come è stato per me, Vi auguro una buona giornata. Namastè
 
Marzia

KAPALASANA

La posizione di cui parliamo oggi è Kapalasana, un’altra inversione molto simile, nella preparazione e nei benefici, al re degli asana: Sirsasana.

 

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Il nome “Kapalasana” deriva da KAPAL che vuol dire “teschio, cranio” e come sempre ASANA che sta per “posizione”.

Le posizioni capovolte, oltre ad avere benefici strettamente fisici poichè invertono il flusso del sangue e della linfa che scorre nel nostro corpo, hanno un’importanza e anche per gli aspetti più profondi e più psicologici di noi stessi. Come abbiamo visto per Sirsasana con le posizioni capovolte affrontiamo la paura di capovolgere il nostro centro di stabilità ( i piedi) ed il modo di vedere il mondo da un’altra prospettiva.

Il mondo a testa in giù è il rovescio della medaglia.

In questo asana, soltanto la parte superiore della testa e le mani dovrebbero toccare terra.

I benefici di questa posizione sono simili a ciò che abbiamo visto per Sirsasana e sono ottimali in questo periodo di Krya relativo alla primavera:

Rinforza il collo, la colonna vertebrale, le braccia e le spalle. Il ritorno al cuore del sangue venoso è favorito dalla gravità e il cuore può rilassarsi.

Decongestiona  le gambe, la vescica, gli organi genitali. Aiuta a guarire le varici e le emorroidi.

E’ un ottimo rimedio contro la cefalea, l’insonnia, l’obesità. Migliora il senso dell’equilibrio. Ha un potente effetto antifatica e antidepressione.

L’energia scende verso i centri alti per effetto della gravità.

Il Chakra stimolato è l’Ajna Chakra.