Lo scrigno dei segreti dei Pink Floyd

Pink Floyd

Per me questa roba è spazzatura, ma se voi siete convinti fate un po’ quello che volete”.

Così si espresse Norman Smith, produttore discografico, all’ascolto di “A Saucerful of Secrets”.

I Pink Floyd stavano vivendo un momento delicato a seguito dell’estromissione del chitarrista e cantante Syd Barrett; i due vecchi manager Peter Jenner e Andrew King mollarono tutto per stare dietro a Syd, convinti che, senza di lui, il resto della band non avrebbe avuto alcun futuro (…oltre 250 milioni di copie in tutto il mondo). Con Barrett se ne era andato l’autore delle canzoni dei primi Pink Floyd,  il suo incedere stralunato riusciva a conferire alla band quel tocco di originalità che valeva a distinguerla dal resto dei gruppi dell’epoca. Gli altri membri, fino a quel momento, si erano limitati a fornirgli un diligente supporto ritmico, quasi una complesso di accompagnamento capace di andar dietro alle sue folli peregrinazioni.

Eppure con lui la band non aveva più alcun futuro. Dilaniato dall’uso smodato di lisergici e dalla sua labilità psichica, il membro fondatore dei Pink Floyd  era ormai fuori dal regno dei significati ( o almeno ne avrebbe potuti avere altri col suo talento).  Dal vivo, il gruppo era riuscito a metterci una pezza, assoldando il chitarrista David Gilmour, amico d’infanzia di Syd, che ne conosceva bene lo stile ed era in grado di riprodurne il modo di suonare. Ma tutto l’estro creativo della band si era perso.

Per compiere  il secondo album, iniziato l’anno precedente quando Syd era ancora nel gruppo (alcuni brani portano il suo contributo), i restanti membri dovevano riempire ben dodici minuti con un unico brano, strumentale e sperimentale.

Gilmour, Wright, Waters, Mason riuniti in una stanza davanti ad un foglio di appunti, indecisi su come procedere, tracciarono linee come studenti d’architettura quali erano all’epoca. “Il brano deve salire qui,  scendere qui, qui, deve fare così”:  un grafico, una strategia da combattimento da tradurre in musica e suoni. L’incedere in senso figurato era più o meno questo: un momento iniziale di tensione, l’esplosione del conflitto vero e proprio,  il requiem finale.

Nacque così A Saucerful of Secrets, una suite idealmente divisa in quattro parti:  Something Else. Syncopated Pandemonium, Storm Signal, Celestial Voices. Il nome con cui iniziarono a portarlo in tour era “The Massed Gates of Hercules”.

Il risultato non fu un brano facile da comprendere, tanto meno da “digerire”, ma il gruppo lo affinò nel corso dei concerti portandolo in tournée per diversi anni. Oltre alla versione originale nel disco omonimo, restano le testimonianze ufficiali live , nel vol. I di Ummagumma (1969), e nel film concerto “Live at Pompeii” del 1972, diretto da Adrian Maben.

Proprio la versione di Pompeii, grazie all’ausilio delle riprese video, aiuta a comprendere come la band si stesse muovendo in quel momento come gruppo, in modo figurato. Al di là delle suggestioni dovute dalle riprese effettuate nel luogo, che ritraggono la band suonare all’interno dell’Anfiteatro romano, senza pubblico, questa versione risulta la migliore anche sotto il profilo esecutivo, per due fondate ragioni.

Tutta la parte iniziale e centrale velocizzata e più latente rende meglio l’idea del conflitto che anima il brano; la riduzione  a 10 minuti lo rende incisivo e con un maggior tiro. La parte finale del Celestial Voices (il Requiem) contiene due chicche che la distinguono dalle versioni solite dei Pink Floyd in tour. Il tastierista Richard Wright, per la parte d’organo, sostituisce il Farfisa Compact Duo con l’Hammond B3; la chitarra di David , con lo slide, risuona come un gabbiano che si staglia in cielo dalle rovine dell’Anfiteatro.

E se la prima parte dell’esecuzione resta ostica all’ascolto, tuttavia maggiorata dall’imponente richiamo del gong di Waters, gli ultimi quattro minuti del “Celestial Voices” di Gilmour costituiscono ancora oggi un autentico o r g a s m o, visivo e, soprattutto, sonoro.

Ⲥⲅⲟ⳽⳽Ⲣⳙⲅⲣⲟ⳽ⲉ⳽

Lo scrigno dei segreti dei Pink Floydultima modifica: 2021-11-16T13:58:39+01:00da millenium.21

19 Comments Add yours

  1. C’è di più dell’incedere equilibrato del brano, tutta la tensione resta epica con continui richiami acustici, di fatto, d’energia, e si svolge in un arco di tempo ideale a sciogliersi con infinita dolcezza. La sperimentalità del brano, la suggestione del luogo, la bellezza degli artisti aggiungono, ed è, quel quid indimenticabile, profondamente sensuale di quello che sarà tutto il percorso Pink Floyd.

  2. Duca scrive:

    Tutto definito x bene, questa è storia dell’arte

  3. DUCA:*…vero questa storia è miliare ed è descritta bene, grazie al lavoro /testo di Cross:così bene che mi sono ritrovata a Pompeii quasi a toccare gli artisti …

  4. madeinfrance6 scrive:

    Complimenti per il post vinilico e la Home + lo stile, rara cosa ragazza

  5. CrossPurposes scrive:

    Grazie a tutti, e grazie allo straordinario lavoro di editing della padrona di casa.. o .. avrebbe circolato qualcosa di simile ad un foglio Word 🙂

  6. [padrona di casa un parolone, un comodato d’uso :)]..grazie mille a te Cross, poi l’affinamento di un testo o l’editing può rendere più brillante un testo ma la costruzione del tuo racconto di fondo è davvero coinvolgente, qualunque supporto. E per buoni lettori;).

  7. Un buon Autore (di Millenium)…torni a raccontarci ancora qualcosa?

  8. Renzo scrive:

    Celestiale e dir poco, sublime come tutto il film. Quando mai ne nasceranno altri così.
    Saluti

  9. ….si è agli sgoccioli purtroppo, queste generazioni di artisti sono ormai over ’70. L’industria discografica sta pensando a diverse soluzioni…cmq celestiale, ancestrale il tutto. Grazie del pensiero.Mlle

  10. AleKuroNeko scrive:

    Innanzitutto complimenti per il blog, che è molto molto carino. Mi stavo domandando se hai mai pensato di fare qualche post sulle musiciste giapponesi, da amante del made in Japan mi farebbe molto piacere leggere un pezzo nel tuo spazio.

    1. grazie ! …Ho postato qualcosa in bacheca tipo BabyMetal ma non sono esperta di made in Japan Alekuroneko …mi piacerebbe certo ma temo di non saperne molto. Motivo per cui se se ne sai qualcosa tu sei il benvenuto. Ok?

  11. cassetta2 scrive:

    Segnalo, per amore dell’argomento, una interessante recensione su un live dei Pink Floyd uscito recentemente e dalla elevata qualità video e soprattutto audio: https://youtu.be/0-vPb9pV7aE

  12. L’ultima grande tournée dei Pink Floyd a New York 1988, dai 35 mm al restauro pellicola in blu ray, il panch analogico, gamma di frequenze dal vivo che fanno tremare ⳋⲅⲇⲍⲓⲉ ⲙⲓⳑⳑⲉ!

  13. Il critico Piero Scaruffi ha definito il brano “uno dei più grandi capolavori del rock psichedelico”, aggiungendo che è “tra le più audaci sperimentazioni psichedeliche mai tentate”

    1. CrossPurposes scrive:

      E’ stato sicuramente un pezzo di importanza capitale per i Pink Floyd e quello che sono diventati nel dopo Barrett, penso anche io che sia stata un’audace sperimentazione e uno dei capisaldi del rock psichedelico, anche se all’epoca fu massacrato e non compreso. Ad essere onesti, anche io che pur amavo la band e e ascoltavo tutti i loro dischi in un primo momento ho fatto fatica a comprenderlo, poi la lettura di libri in cui loro spiegavano come è nato il pezzo, quello che stavano facendo, unito anche all’evidenza visiva di testimonianze come il Pompei (in cui ne è uscito notevolmente migliorato rispetto alla versione in studio) mi hanno aiutato. Certo, loro hanno seguito una via tutta loro di tradurre in musica e suoni dei stati d’animo e pensieri, in questo sono stati molto psichedelici e diversi dal progressive che è nato poco dopo. Era anche una psichedelia diversa da quella di Barrett, fatta essenzialmente di canzoni (anche se Interstellar Overdrive già sembrava parare oltre); ma Barrett era uno studente d’arte, appassionato di fiabe, che sapeva creare sul momento testi e musiche, qui avevamo degli studenti di architettura che avevano perso la loro guida e che da architetti hanno progettato il pezzo (com tutte le spigolosità del caso), progettando nella ricerca della suite il superamento del formato canzone, quello che avrebbe portato ad Echoes e poi ..nel tentativo di estendere l’unitarietà all’intero album, addirittura a Dark Side of The Moon.

    2. Sicuramente audaci ma non i soli; l’epoca del rock psichedelico, concepito come art rock, era il risultato di un insieme di espedienti per creare effetti sonori insoliti, appunto sperimentali e così i testi. In questo live io per esempio amo molto l’uso del gong di Waters. ⲘⳔⳑⳑⲉ

  14. CrossPurposes scrive:

    Aggiungo .. anche se alcuni di voi lo sapranno già. Nick Mason, il batterista dei Pink Floyd, ha creato un suo gruppo denominato “A saucerful of Secrets”, che vede impegnati Guy Pratt (il bassista dei Floyd dopo Waters) il chitarrista e cantante Gary Kemp degli Spandau Ballett, il chitarrista Lee Harris, il tastierista Dom Beken. E loro suonano solo ed esclusivamente il repertorio psichedelico precedente Dark Side, tra cui appunto Saucerful. E’ uscito anche un live, Live at the Roundhouse, nel 2020.

Lascia un commento

Se possiedi già una registrazione clicca su entra, oppure lascia un commento come anonimo (Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog).
I campi obbligatori sono contrassegnati *.