Syd Barrett Il Pifferaio magico dei Pink Floyd (i primi singoli)

Arnold Layne

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Il viaggio inizia il 1° febbraio del 1967, i Pink Floyd pubblicano il loro primo singolo, “Arnold Layne” che narra di un tizio che si diverte a rubare biancheria femminile stesa sui fili, con il vezzo di indossarli. “Gender!”, urlerebbe prontamente qualcuno, di questi tempi. Certo è che la canzone fu boicottata da alcune radio che giudicarono troppo audace e avveniristico il suo contenuto rispetto ai costumi dell’epoca, ma fu comunque trasmessa da altre emittenti, contribuendo ad una prima popolarità della band inglese.

Circa la nascita della canzone, racconta Roger Waters, bassista e compagno di stanza di Barrett, nonché futura guida dei Pink Floyd dopo la sua estromissione dalla band: “Sia mia madre sia quella di Syd affittavano stanze alle studentesse, perché c’era un collegio femminile dall’altra parte della strada. Così c’erano lunghe file di reggiseni e mutandine sui nostri fili per stendere, e Arnold o chi mai fosse, pescava qualcosa qua e là. Non lo presero mai”.

Ξ Il testo❂❂⪼

Arnold Layne had a strange hobby
Collecting clothes, moonshine washing lines,
They suit him fine
On the wall hung a tall mirror
Distorted view, see through, baby blue,
He dug it
Oh Arnold Layne, it’s not the same,
It Takes two to know, two to know,
Why can’t you see.

 

(Arnold Layne aveva uno strano passatempo/collezionava vestiti appesi al chiaro di luna sui fili della biancheria/gli stavano proprio bene  – Sul muro c’era appeso un grande specchio/che riflette in modo distorto, ci ha guardato dentro, ragazzo triste/e ci è rimasto intrappolato – Oh Arnold Layne, non è la stessa cosa/Bisogna essere in due par capire, due per capire/Perché non vuoi capirlo?)

Nella seconda strofa si prefigura un chiaro riferimento a Lewis Carroll e al suo “Alice oltre lo specchio”, evocato nell’immagine dello specchio in cui Arnold si trova imprigionato.

La canzone termina con il protagonista in prigione, accompagnata da un’immagine di porte chiuse e catene che lo tengono lontano dal mondo, in un isolamento sia fisico che mentale, perché non vuole rassegnarsi al fatto che “bisogna essere in due per capire”, che i sentimenti devono essere reciprochi e non possono essere sostituiti da un’illusione creata allo specchio. Con una conclusione moralistica espressa chiaramente nell’ultimo verso, “Arnold Layne, Don’t do it again” (Arnold Layne, non farlo più), finale obbligato per ogni favola che si rispetti.

https://youtu.be/H3DGpINHX5Q

See Emily Play

Il 12 maggio 1967 i Pink Floyd tennero un concerto spettacolare alla Queen Elizabeth Hall. Si trattava di una performance multimediale dal titolo “GAMES FOR MAY: rilassamento dell’era spaziale per l’acme della primavera – composizioni elettroniche, proiezioni d’immagini e colore, ragazze e i PINK FLOYD”. Un concerto che doveva rappresentare “un’esplorazione musicale e visiva, non solo per se stessi, ma anche per il pubblico”, con l’ausilio di nuova strumentazione come lo “stereo a quattro vie”. Per l’occasione sarebbe stata prodotta anche musica nuova, tra cui un brano, divenuto anche singolo, originariamente intitolato appunto “Games for May”, poi trasformato “See Emily play”.  Circa l’origine della canzone, Barrett dichiarò, tra il serio e il fantastico, di aver incontrato la protagonista in un bosco mentre dormiva. L’origine del mito di Emily, nella sua matrice fantastica, ricalca un episodio de “Il vento tra i salici” di Kenneth Grahame.

Il vento tra i salici - Wikipedia

Ξ Il testo❂❂⪼

Emily tries but misunderstands
She’s often inclined to borrow
Somebody’s dream till tomorrow.
There is no other day
Let’s try another way
You’ll lose your mind in play
Free games today
See Emily play
Soon after dark Emily cries
Gazing through trees in sorrow
Hardly a sound till tomorrow
Put on a gown that touches the ground
Float on a river
For ever and ever
Emily

 

(Emily tenta, ma fraintende sempre/Spesso finisce per prendere a prestito/I sogni altrui fini a domani – Non ci sarà un altro giorno/cerchiamo un’altra strada/lasciati andare e gioca/I giochi liberi di oggi/guarda Emily che gioca – Dopo il tramonto Emily piange/sguardo tra gli alberi perso in tristezze/quasi silenzio fino a domani – Metti una veste che sfiori il terreno/fluttua sul fiume/Per sempre e sempre/Emily)

Il testo, che sembra ritrarre una bimba che profuma di creatura fantastica, onirica, è in realtà una persona reale, tale Emily Kenneth, giovanissima modaiola fricchettona che frequentava l’UFO (il locale dove i Pink Floyd mossero i primi leggendari passi come musicisti); Emily, la “scolaretta psichedelica” era figlia dello scrittore Lord Kenneth; una ragazza che non godeva di buona reputazione nella cerchia di amici di Syd Barrett. E il testo, apparentemente zuccherato, si scopre in realtà pieno di frecciatine, sin dal primo verso in cui “tenta ma fraintende sempre” e “finisce per prendere in prestito i sogni altrui fino a domani” che sa di comportamento deliberatamente ingannevole. Ma il tiro a bersaglio continua con il riferimento a “mettere una veste che sfiori il terreno” e al successivo “fluttuare nel fiume per sempre” che, secondo taluni commentatori, riporta la mente all’Ofelia di Shakespeare, inserita da Barrett, consciamente o inconsciamente, per manifestare il suo disprezzo nei confronti delle persone che assumono atteggiamenti falsi.

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Syd Barrett, il Pifferaio magico dei Pink Floyd (intro)

Syd Barrett Il Pifferaio magico dei Pink Floyd (i primi singoli)ultima modifica: 2022-11-15T18:03:33+01:00da CrossPurposes

2 Comments

  1. CrossPurposes scrive:

    Curiosità a margine. Barrett fu uno dei riferimenti di David Bowie, nel suo disco Pin Ups del 1973 è contenuta una cover di See Emily Play. Nel concerto di David Gilmour del 2006 al Royal Albert Hall (documentato dal DVD Remember That Night) Bowie canta Arnold Layne accompagnato da Gilmour alla chitarra.

  2. CrossPurposes scrive:

    Altra curiosità. Il lato b del singolo di Arnold Layne conteneva un altro singolo originariamente intitiolato Let’s Roll Another One (Rolliamocene un altro, chiaro riferimento agli spinelli, un brano dedicato alla marjuana). Ovviamente fu censurato, e il gruppo lo trasformò in CandY and a Current Bun (Canditi e Focaccia di Uvetta). Che, se da un lato elimina ogni riferimento alla droga, dall’altro è pieno di riferimenti sessuali.

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