Creato da fiumecheva il 06/05/2005

Fiumecheva

C'è vita solo dove c'è amore

 

Finalmente le ferie (degli altri) di Natale sono finite!

Post n°1150 pubblicato il 09 Gennaio 2018 da fiumecheva
 
Tag: Diario

Io sto bene, ma la serie di piccoli malanni continua,proprio questo anno vuole continuare zoppicando! Ieri mattina alzandomi dalletto ho avuto un piccolo strappo alla zona lombare destra, ma si sopporta,tant'è che poi nel pomeriggio sono andata in piscina. Finalmente dopo duesettimane, ho ripresto con le lezioni di acquafitness e nel momento che sonoentrata in acqua mi sono resa conto che mi sono mancate veramente tanto,L'istruttrice è una ragazza energica e ci incalza con musica ogni voltadiversa, ma sempre con ritmo sostenuto. L'esercizio mi scarica dalle tensioni enello stesso tempo mi ricarica di energia,
In queste due settimane ho passato tutti i miei momenti liberi a prepararepranzi o cene. Lo spirito di mia madre deve essersi impossessato di me! Non puòessere altrimenti, perché chi mi conosce sa che non amo molto cucinare, ma inquesti giorni non ho fatto altro e l'ho fatto con piacere. Domenica seraabbiamo festeggiato il compleanno di Topino (si, decisamente questo soprannomenon va più bene visto che ha compiuto 26 anni, d'ora in poi sarà.... Fender) eho preparato pizza per tutti. Mentre io finivo di cuocere le pizze mia sorella,mio cognato, il mio compagno sistemavano la tavola. Finito di distribuire lepizze, finalmente pure io mi siedo e.....
e ho visto la più bella famiglia del mondo! Ho cercato di imprimermi bene nellamente l'immagine di tutte le persone che amo sedute attorno al tavolo, Una fotodel cuore. Una foto che ho messo assieme a tante altre in un angolo specialedentro di me, il posto che mi servirà da rifugio nei momenti più bui.
Ma non ora

 

 
 
 

Capodanno coi botti

Post n°1149 pubblicato il 03 Gennaio 2018 da fiumecheva
 
Tag: Diario

Bisogna ammetterlo, non è stato un inizio dell’anno coifiocchi. Fisicamente è stato un inizio fastidioso, ma il morale è alto e hotrovato la cosa molto comica. Dopo una cena piacevole ci siamo addormentatipresto senza aspettare la mezzanotte. Era stata una settimana impegnativa pertutti e due. Per tanti, che in questo periodo vanno in ferie, altri tantidevono lavorare il doppio.
 Allo scoccare della mezzanotte mi hannosvegliata i botti dei fuochi d’artificio, ma soprattutto le coliche addominalie il vomito.
 E mentre io continuavo la mia battagliain bagno, il sottofondo dei botti a un certo punto mi ha fatto sorridere e hocontinuato a sorridere all’una mentre sorseggiavo una tisana allo zenzero ecurcuma.
Si! Ho fatto un capodanno scoppiettante!
Il 2 invece mi sono svegliata con la mia amica di sempre, l’emicrania, ma nonmi sono abbattuta, erano 20 giorni che non mi veniva trovare! Però si era fattatroppo fastidiosa e ho dovuto mandarla via col mio solito rimedio, chepurtroppo ha un effetto collaterale: la depressione.
Ok terzo giorno dell’anno e ancora combatto, non mi avrete! Venderò cara lapelle!
Domani andrà meglio, in fondo sono solo piccolezze J
Canzone ossessione del momento : Poetica di Cremonini
“….anche quando poi saremo stanchi troveremo il modo di navigare nel buio…..”

 
 
 

Buon Anno!

Post n°1148 pubblicato il 31 Dicembre 2017 da fiumecheva
 

Quando i bambini piangono, piangono per sempre.  La loro sofferenza è così grande che tutto i lmondo diventa ostile e freddo. Poi… Poi un minuto dopo accade qualcosa che li fa ridere e quando ridono, ancora una volta, lo fanno per sempre e hanno già scordato le lacrime di prima. Vivono intensamente le loro emozioni, hanno tanto tempo davanti.
Io bambina non lo sono più da molto, e si vede. Se piango o se rido so che non sarà per sempre . Ma mi godo l’attimo, l’emozione,  e spesso ho bisogno di esprimerle, ma non sono per sempre. Ho troppo poco tempo davanti me per fossilizzarmi in una sola emozione  per sempre.
Il mio post di ieri ha suscitato diverse emozioni. C’è chi ha pensato fosse un post pessimista (Ma forse era troppo lungo e non l’ha letto fino in fondo), c’è chi ne ha ricavato che io odio il 2017.
Ma per fortuna i più lo hanno capito .
Non odio nessun anno.
 Non odio il 1983, il 2009, il 2014,anche se in quegli anni sono andati via pezzi della mia vita.
E di certo non odio il 2017 che mi ha portato la cosa più bella del mondo:Fagiolino.
Io non odio e punto.
Non ho tempo di perdermi in sentimenti che consumano e tolgono colore alla vita,come l’invidia, la noia e la gelosia.
Finisco questo anno col sorriso e con lo stesso sorriso inizierò l’anno nuovo.

Buon Anno Mondo!

 
 
 

30/12/2017

Post n°1147 pubblicato il 31 Dicembre 2017 da fiumecheva
 

Penultimo giorno dell’anno non è iniziato troppo bene.
Notte semi insonne, come da un po’ di tempo del resto.
Pulizia cassettine e pappa ai mici.
Colazione e poi devo andare al lavoro. Fin qui tutto come sempre. A parte quella leggera ansia che mi da il non avere dormito bene, ma i miei mici sono carini, ronfano e sanno come dare il buongiorno.
Cerco di mettere in moto la mia auto , ma la batteriami abbandona. Mio figlio mi presta la sua e come faccio manovra per uscire dal cortile si accende il segnale di malfunzionamento dei freni. 
La leggera ansia ha uno scossone, ma comunque arrivo al lavoro. 
OOOMMM! OOOMMM! 
Qui, al lavoro, ora le cose sembrano filare come si deve. 
Ma l’ansia mi caria dentro da giorni, non fa ancora male, ma non so come fermarla.
OOOOOMMM! OOOOOMMMM!
Voglio un attimo di raccoglimento per cercare la magia che accompagna ogni cambiamento. 
E lo faccio ora.
Io lo so, forse sotto strati di polvere, dimenticata in un angolo, c’è.
Ed ecco il bisogno di scrivere, anche a vanvera. Per spolverare, gettare cose inutili, fare posto, fino a che proprio lì, dove è sempre stata eccola riapparire: la magia del cambiamento, il desiderio che porta ogni nuova alba.
Le auto si faranno riparare e l’ansia scomparirà, ma quel pizzicorino che ti da il ricominciare un nuovo ciclo, quello no, non lo voglio perdere.
Come l’alba di ogni giorno, come la prima pagina di un quaderno nuovo che guardi e accarezzi aspettando che ti venga l’ispirazione di una nuova storia ancora tutta da scrivere.
Ecco… ora sto meglio!

 
 
 

19/12/2009- 19/12/2017

Post n°1146 pubblicato il 20 Dicembre 2017 da fiumecheva
 

Oggi sono 8 anni che manchi.
Ecco, qualcuno troverà ridicolo che scriva direttamente a te qui, a te che manchi .... 
e manchi, sempre, per davvero.
Ma non importa.
Parole al vento, non sempre credo siano parole perse.
Io le immagino come quei semi leggeri leggeri che col vento fanno anche chilometri prima di posarsi e germogliare.
Ne sono convinta, da qualche parte un giorno quelle parole prenderanno forma e ti raggiungeranno, un po’ come nella favola “Giacomino e il fagiolo magico” (Giacomino! Ora che ci penso, si chiama proprio come te!) da un seme nascerà una pianta enorme che toccherà le nuvole
Otto anni che manchi e da otto anni l’albero di Natale lo faccio sempre un po’ all’ultimo minuto.
Poi passato il triste anniversario, posso dedicarmi ai preparativi per il giorno che tutta la famiglia si riunisce a tavola. 
Quest’anno abbiamo un piccoletto che rallegra la combriccola e da nuova linfa a questa famiglia.
La tua famiglia. 
Quando, tutti attorno al tavolo, io tengo Alessandro sulle ginocchia, ti sento e ti rivedo coi tuoi nipoti allo stesso modo. 
Tu eri così.
E l‘immagine di te con uno dei tuoi nipoti in braccio mi commuove sempre. 
Se c’è un mondo, oltre le nuvole, in cima alla pianta di fagiolo, tu sei sicuramente lì, con la mia bimba mai nata in braccio….
Ciao Ba’!


 
 
 

E continuo a camminare...

Post n°1145 pubblicato il 12 Dicembre 2017 da fiumecheva

A volte il tempo fa una strana curva 
Ho la sensazione all’improvviso di ritrovarmi proiettata nel futuro di una me al passato
il futuro che è adesso
e mi stupisco.
Il tempo corre in un modo impressionante
Veloce come il vento
E ormai sono più gli anni che sto camminando su questa terra di quelli che ancora devo percorrere
Troppo veloce
Troppo veloce
Sono nel gorgo della vita
E sono tante le cose che ancora voglio fare..

Accipicchia! veramente il tempo vola!
E' passato più di un anno dall'ultima volta che sono stata qui e quante cose sono accadute!
La più bella, la più grande è che sono diventata nonna.
Forse è ora che tolga un po' di ragnatele a questo blog......

 
 
 

Il tempo vola

Post n°1144 pubblicato il 26 Settembre 2016 da fiumecheva
 

L’estate è volata e l’autunno sembra proprio non voler rallentare la corsa del tempo. 
I giorni si susseguono veloci e a volte ho l’impressione di essere dentro un film, nel punto in cui per far capire il passare del tempo inquadrano il cielo e velocemente si vedono passare le nubi, il sole che sorge e subito dopo tramonta più e più volte
Il tempo vola e in quei pochi momenti che mi soffermo a pensarci me ne stupisco.
Come può essere già di nuovo autunno?
Che ho fatto e dove sono stata questa estate?
E devo fare uno sforzo di memoria per ricordare che questa estate c’è stata e l’ho pure vissuta.
Già, la memoria….
E lo scorrere del tempo…..

 
 
 

Sognando mamma

Post n°1143 pubblicato il 24 Agosto 2016 da fiumecheva
 

Mamma era tornata, ma noi avevamo lasciato la casa sottosopra.
Anzi l’avevamo depredata di alcune parti.
Mancano alcuni mobili, le sue collezioni..
Mamma era tornata ed era in forma come prima di tutta questa brutta avventura
Lei mi guardava con aria preoccupata. “Allora state leggendo tutto quello che ho scritto!?”
“Si mamma.” 
In realtà non abbiamo trovato chissà quali cose compromettenti, ricette di cucina scritte a mano, agende con indirizzi e lettere scritte da villeggianti per prenotare la casa per le vacanze. 
La sua calligrafia, con quelle lettere maiuscole un po’ arricciate...
Mamma era tornata, ma non era possibile...>>


Sono due anni e mezzo che manca.
Spesso mi è capitato di sognare il ritorno di mio padre. 
Nei miei sogni si ripetono scene quotidiane: babbo che torna dal lavoro, mamma che prepara il pranzo o la cena, noi figli che apparecchiamo la tavola.
Ma mamma era tornata in una casa che piano piano stiamo smantellando.
Forse ci stiamo mettendo troppo tempo?
E ci sono angoli e cassetti che ancora non sono stati ispezionati e liberati.
Ogni volta che entro in quella casa una fitta dolorosa mi trapassa il petto, eppure a volte ho bisogno di quel dolore, perché ……

Perché loro mi mancano.

 

 
 
 

Festa della mamma

Post n°1142 pubblicato il 06 Maggio 2016 da fiumecheva
 

Bisogna raccontare una storia triste.
Perché?
 Perché se tu non urli il tuo dolore nonsei umano e non sei vero. Tutto deve essere sofferenza e la tua storia tristela devi raccontare nei più minimi particolari. A voce, magari di fronte a unatelecamera.
Non sopporto quando riducono il dolore in spettacolo!
Ho letto da qualche parte che quando qualcuno muore, anche la più piccola dellacreature della terra, un urlo, non udibile per l’orecchio umano, si eleva adattraversare l’universo fin nelle sue profondità.
Quando mamma se n’è andata sono rimasta li, per qualche secondo, stupita.
Già!
Nonostante tutto (la lunga malattia, l’avere colto anche l’ultimo respiro dimio padre) mi ha colto impreparata.
E sono certa che in quel attimo lunghissimo, una o due stelle si sono frantumate lassù nello spazio infinito.
 Mia madre aveva smesso di urlare (non faceva altro nei suoi ultimi mesi), ma in quel secondo in cui non mi capacitavo della quella realtà annunciata, in quel preciso secondo, il mio urlo silenzioso si è elevato talmente potente da non lasciare niente di integro al suo passaggio.
A volte il ricordo, anche se non lo cerco, ritorna e mi pare di vedere ancorail suono rimbalzare tra i corpi celesti.
Ed ecco, che pure io ho raccontato la mia storia triste, non davanti a unatelecamera,,ma qui dove tutti possono leggere.
Ma io non la considero una storia triste.
Tutti prima o poi siamo destinati a perdere i genitori, fa parte della vita,non racconto niente di eccezionale, non ho raccontato nulla che altri prima dime non abbiano provato, nulla che, purtroppo, altri ancora, un giornoproveranno.
Ci sono ben altre vere sofferenze al mondo.
Purtroppo.
No non è una storia triste la mia.
Triste sarebbe stato non avere avuto una madre, seppure complicata eimpegnativa, ma che  a modo suo mi haamato.
Ho dovuto elaborare, cercare tra i ricordi e tra le foto, il tempo in cui leiera la mamma e io la figlia e non il contrario come per tanti e tanti anni erastata in malattia.
Anni difficili.
Mi aveva amato?
Non per bisogno, ma amato veramente?
Ecco! Triste sarebbe stato non averlo capito.
E riguardo le foto.
Ora mi torna in mente quando andava in giro con un mio disegno in tasca chemostrava a tutti con orgoglio e…
E mi fermo, dovrei scrivere pagine e pagine.
Si!
Mi ha amato.
CI HA AMATI!
 Solo che lei non voleva darlo a vederetroppo.
Domenica sarà la festa della mamma e ovunque non si fa che ricordarlo.
Apro la casella della posta e ci sono offerte per questa festa: “Buona festadella  mamma!” “Come creare inviti,biglietti d'auguri e regali per Per la Festa della mamma” “Per la Festa della mamma regalale Armani Sì” “Dille che le vuoi bene
con un regalo speciale!”
 Non posso fare a meno di pensare a lei….

 
 
 

20/04/2016

Post n°1141 pubblicato il 22 Aprile 2016 da fiumecheva
 
Tag: Diario

"Te ne sei andata via leggera come l'aria!
Come l'aria che saprà di te ancora per un po' di tempo.
La vita...
La morte...
Il tempo circolare...
Te ne sei andata via leggera come l'aria!
In silenzio.
La scienza...
la religione...
La promessa della vita eterna...
Siamo bruchi che strisciano su questa terra in attesa di diventare farfalle e forse tu ora sei una delle farfalle più belle del paradiso.
Te ne sei andata via leggera come l'aria!
La vita...
La morte...
Il tempo circolare...
Dove l'inizio è anche la fine.
Te ne sei andata via leggera come l'aria!
ma, anche se era la tua ora,
perché hai avuto una vita lunga e piena
anche se è così che vanno le cose 
io non posso fare a meno di piangerti.... 
Te ne sei andata via leggera come l'aria!"

La tua agenda con tutti i nostri numeri di telefono.
Non ti sfuggiva un compleanno! Eh beh! Che compleanno poteva essere senza i tuoi auguri?!
E le tue superstizioni! 
Diciamolo in fondo era una tua caratteristica, a volte anche simpatica.
L'affetto che avevi per tutti noi.
E poi....
E poi.....

Buonanotte Zia...


 
 
 

Dialogo improbabile......

Post n°1140 pubblicato il 25 Febbraio 2016 da fiumecheva
 

Triptano e Testarotta

 

Testarotta; “Triptano tu non mi vuoi bene!”

Triptano:” Perché dici questo? Non ti ho forse fatto passare il mal di testa?”
Testarotta:”Si, ma tu non mi vuoi bene!”
Triptano:”Hai avuto ciò che volevi! Il dolore è passato!”
Testarotta:” No. Tu non mi vuoi bene!”
Triptano:”Ma insomma! Che vuoi dire? Non hai più mal di testa, il dolore èpassato, che pretendi da me? “
Testarotta:”Non ho più mal di testa, ma il dolore non è passato. Tu non mi vuoi bene!”
Triptano:”Che vuoi dire? Spiegati! Dopo un’ora stavi meglio, se non è amore questo!?
Testarotta;” No, non lo è. Il dolore non è passato, tu lo hai solo spostato dalla testa all’anima e ora i pensieri di morte mi schiacciano.”
Triptano:” E quindi preferivi avere mal di testa?”
Testarotta:”No, ma….forse avrei dovuto sopportare….”
Triptano:”si?! E brava! E cosa accade ogni volta che sopporti troppo?”
Testarotta:” I pensieri di morte mi perseguitano…”
Triptano.” E quindi non mi vuoi più, la nostra relazione si chiude qui? Quante volte mi hai lasciato? Quante volte poi mi hai cercato? Già, perché tu non mi vuoi, ma non mi cacci mai del tutto, Mi releghi nel fondo di un cassetto, o di una tasca, ma quando il dolore si fa troppo forte mi vieni a cercare!”
Testarotta:” Si, ma tu non mi vuoi bene, tu sposti solo il dolore. E ora il dolore è nell’anima …
Il pensiero della morte mi perseguita. Che non ho paura di morire, ma invecchiare male, finire nelle grinfie di medici che faranno esperimenti su di me. Morire non è nulla, è un attimo!
Se solo potessi fuggire in tempo, e come i gatti nascondermi in un angolo e andarmene dignitosamente!
Vorrei…. Vorrei…. Chiudermi a bozzolo e non pensare…. Che ogni respiro che faccio è un dolore…. Che ogni passo che faccio è un dolore…. Che questo cielo grigio è un dolore…
Triptano:” Che noiosa sei però! Oh sì si ho capito! Ritorno nel fondo del mio cassetto! Oggi piangi, domani sorriderai…. E poi un giorno mi cercherai di nuovo! E io sempre qui pronto per te! E la verità sai qual è? Neppure tu mi vuoi bene!”
Testarotta:” Ma! ...! ma…!”
Triptano.” ADDIO! Testarotta! O meglio dovrei dire: arrivederci!”
Triptano esce di scena impettito coprendosi con un ampio gesto de braccio col suo mantello.
Testarotta si accascia al centro del palco triste e sconsolata.
Le luci si spengono.
Il sipario si chiude.

                        
                                 FINE

 
 
 

Motivazioni....

Post n°1139 pubblicato il 31 Gennaio 2016 da fiumecheva
 
Tag: Diario

Tre settimane e -3 Kg.
Ok la stada è lunga per riparare i danni di questi ultimi 6 anni, ma teniamo duro, ce la possimo fare  

 
 
 

"Lo Specchio"

Post n°1138 pubblicato il 10 Gennaio 2016 da fiumecheva
 

19.

Ilpiccolo “Simba” si era addormentato sotto un cespuglio, ma non all’ombra, unraggio di sole lo illuminava e probabilmente il suo tepore lo faceva stare bene.

Aveva voglia di scrivere una storia, raccontare le cose che le passavano dallamente, raccontarsi.
Ne stava già scrivendo una, una fiaba, era ferma da un po’ di tempo, nel suoimmaginario la storia era andata avanti, ma non aveva mai tradotto in lettereil finale. Aveva provato a continuare a scriverla, ma ora non la sentiva piùcome quando l’aveva iniziata.
No, non era più la donna che viveva nella caverna e che era alla ricerca delsuo Vestito d’amore.
Lo specchio, il pensiero tornava ancora lì, allo specchio nel capanno.
Lo specchio, anche nella storia che aveva scritto la protagonista si ritrovavain sogno davanti a una serie di specchi.
E mentre rastrellava i pensieri continuavano a intrecciarsi e a dividersicontinuamente. Il lavoro manuale lascia libera la mente di vagare.
Quante storie e quante avventure!
Osservò ancora con un sorriso il piccolo Simba che si crogiolava al tiepidosole.
Poco più in là la fitta siepe aveva un che di magico con quei pochi raggi disole che erano riusciti a penetrarla

Da ragazzina si era creata un amico immaginario.
Ne aveva persino fatto un ritratto a matita e sognava di incontrarlo un giornonella sua realtà

Luiera lo specchio di lei, la sua versione maschile e per lei era reale, soloviveva in un’altra dimensione, era il suo sostegno nei momenti difficili.
Sua madre in quel periodo soffriva di depressione, gridava o piangeva.
Già allora il senso d’impotenza la schiacciava.
Era triste per lei, ma a volte la odiava e questa era
la cosa che più le faceva male. Sentire questo rifiuto verso sua madre ladevastava. Un rifiuto che si ripresentò anni dopo, nel momento in cui sua madreaveva più bisogno. Sapeva di sbagliare, si occupava di lei, ma quando sentivache si aggrappa troppo a lei si allontanava. Sapeva di farle del male, ma era piùforte di lei.
Era così tanto tanto di quel tempo che si aggrappa a lei!
Da adulta aveva chi la sosteneva , ma da ragazzina solitaria come era avevabisogno di un amico, un amico che potesse capirla a fondo.
Nella sua dimensione anche lui aveva i suoi problemi e così insieme crearono unmondo tutto loro, un mondo di fantasia dentro un altro.
In quel mondo, loro potevano essere tutto ciò che volevano: Castore e Polluce,perché si consideravano gemelli.
Nelle notti di plenilunio erano, invece, Lupo de Lupis e Lupetta. E davanoconcerti al chiaro di luna.
Ancora aveva chiaro il ricordo del bagno di folla e dei fan urlanti chechiedevano il bis.
Erano dei grandi, il suo compare ed lei!
E nei giorni d'inverno mentre i lori corpi si gelavano al lavoro (Era unaragazzina, ma già lavorava) nelle giornate più rigide, si prendevano per mano efuggivano per spiagge infuocate ...
Come due bambini giocavano e ridevano tanto, delle storie sceme che a volte siinventavano.
 E quando lui era triste, anche se non volevadarlo a vedere, lei  lo capiva e cercavadi consolarlo e la stessa cosa faceva lui per lei, e naturalmente trovavasempre il momento e le parole giuste.
Per due anni visse divisa tra due mondi, due anni indimenticabili, poi decisedi lasciarlo.
Non fu facile.
Lui, l’amico immaginario, non la prese bene, ma lei non poteva continuare avivere sospesa tra due mondi, non così intensamente almeno.
Però a volte, nei momenti più difficili, oppure solo per nostalgia di lui, leitornava indietro e cercava di vederlo senza farsi notare, per non farlosoffrire di nuovo, ma lui la sentiva ogni volta (come poteva esserediversamente?).
E così si incontravano, si guardavano senza dire una parola e poi lei tornavanella sua dimensione.
Non è necessario che si facciano grandi manovre e neppure c'è bisogno dichiudere gli occhi.
Basta un CILK e la forma astrale si separa dal corpo, mentre questo continua afare ciò che sta facendo.

CLIK!E il passaggio tra i due modi si apre.

Ec’è proprio una porticina dietro la fitta siepe.
Le basta immaginare di mangiare un biscotto come Alice e diventa delledimensioni giuste per poterci entrare.
Solo due persone hanno le chiavi di quel mondo nel mondo di fantasia lei e.....
Aprì la porticina con la sua chiave ed entrò!
Una leggera nebbia avvolgeva tutto.
Lui era seduto sulla panchina del parco, corpo proteso in avanti e gomitiappoggiati alle ginocchia, sguardo abbassato ad osservarsi le mani, in una tenevauna rosa.
Anche per lui il tempo era passato, non sono più ragazzini.
Capello brizzolato e un leggero sovrappeso, piccole rughe ai lati degli occhi glidavano un aspetto più interessate.
Lei si avvicinò e si sedette sulla stessa panchina un po' scostata da lui.
Per un po' restarono in silenzio, poi lui si girò e le sorrise porgendole larosa:
"Vorrei tanto che questa fosse vera "
Lei replica:
"Tu lo sai che per me è come se lo fosse, riesco persino a sentirne ilprofumo "
Lui si raddrizzò appoggiando la schiena alla panchina, poi, guardando un puntoindefinito davanti a lui:
"Si, immagino…  Sai? Ricordo che ate i fiori recisi non piacevano, preferivi ammirarli ancora vivi!"
Mentre la nebbiolina si stava alzando, lasciando intravedere una bellissimagiornata di sole, lei si girò un po' di lato verso di lui, guardandolo da sottoin su cercando i suoi occhi verdi.
"E' ancora così, ma questa rosa… Angelo …"
Finalmente lui la guardò….

“Mamma!”

“Devo andare, Angelo…”
Fece per alzarsi.
Lui le prese la mano, lei indugiò un attimo,poi si alzò, le dita scivolarono via morbide dalla mano di lui, lentamente, lasensazione era viva e vera.
Ma doveva andare.

“Mamma!”

 

 
 
 

"Lo specchio"

Post n°1137 pubblicato il 14 Dicembre 2015 da fiumecheva
 

18.

Si girò verso la siepe, attraverso poteva scorgere la casa dei suoi genitori,dietro la casa tanto tempo fa c’era un grande susino, l’ombra di quel susino era il suo posto preferito. Quando i frutti erano maturi, si arrampicava tra i suoi rami per raccoglierli e mangiarli, lì, sul posto. Sua madre, quando la scopriva sull’albero la rimproverava e le ordinava di scendere immediatamente,la sua preoccupazione era che lei potesse scivolare e farsi male seriamente. Ma lei, bambina testarda, ogni volta, cercando di non farsi scoprire, risaliva sull’albero, di lassù il suo orizzonte si ampliava e lei si sentiva felice, Ma un giorno le previsioni di sua madre si avverarono e lei cadde malamente e si fece molto male. Ferita nell’orgoglio trattenne le lacrime e resistendo al dolore non disse nulla a nessuno. Ci vollero parecchi giorni prima che il dolore al suo lato B passasse, ma lei resistette per non darla vinta a sua madre.
Ora però, ripensandoci dopo tanto tempo, il dubbio che forse sua madre loavesse capito, la fa sorridere.
Comunque ripresasi da quell’incidente, il vizio di salire sugli alberi non lo perse, fu il tempo e l’età che piano piano le tolsero l’incoscienza .
Sotto quell’albero però si nasconde un altro segreto….

"Su, gettalo nella buca assieme agli altri!"
"Ma babbo! Si muove, respira ancora!"
Lei lo teneva fra le mani, il corpicino del cucciolo era freddo, ma ancora simuoveva, non aveva più neppure la forza di lamentarsi, neppure un mugoliousciva da quella piccolissima bocca che si apriva appena per prendere piccoli erapidi respiri.
"Dai, non c'è più nulla da fare, è praticamente morto..."
Laika, il loro pastore tedesco, la notte prima aveva partorito e non si capìmai per quale motivo, invece di occuparsi dei cuccioli, come tutte le mamme ecome pure Laika aveva sempre fatto anche per le cucciolate precedenti, liabbondonò a se stessi.

Era un febbraio freddissimo, pochi giorni prima aveva anche nevicato, è così chesuo padre e lei trovarono i cuccioli ormai morti assiderati.

"Babbo,ti prego, aspettiamo che almeno smetta di respirare!"
Suo padre si lasciò convincere
"Va bene, dopo chiudi tu la buca per favore."
E poi se ne andò a lavorare.
Lei accarezzò felice il cucciolo, col mignolo gli sfiorò il musetto e lui per tutta risposta iniziò a succhiarlo.
Il suo corpicino era ancora tanto freddo allora lei lo avvolse nella sua sciarpa che legò alla vita come fosse un marsupio, tenendolo sotto il maglione e al giubbotto largo intendeva scaldarlo e soprattutto nasconderlo alla vista di tutti. Coprì la buca e andando verso casa s'incontrò nuovamente con suo padre
"Fatto?"
Rispose con aria triste.
"Sì,fatto!"
Sentì il cucciolo muoversi sulla sua pancia, dentro al marsupioimprovvisato, il corpicino iniziava a prendere calore e velocemente si diressea casa.
Aveva tutto: biberon, latte in polvere, borsa per l'acqua calda e soprattuttotanto amore. Non era la prima volta che le capitava di allevare un cucciolo conil biberon, vivendo in una fattoria, quante cose possono accadere.... 
Però un cucciolo così piccolo? Quante possibilità poteva avere?
La ragione lo sapeva, ma il cuore le diceva di tentare.
La prima poppata fu un successo, e la illuse di potercela fare, come pure la seconda e poi la terza.... 
E tutto questo lo fece di nascosto a suoi famigliari, non voleva sentirsi dire che stava perdendo il suo tempo.
Ogni due ore, prendeva una scusa e andava a controllare il cucciolo che aveva accuratamente nascosto in un armadietto del bagno di servizio dove nessuno metteva mai le mani. 
Avvolto in una morbida coperta di pile il piccolo aveva persino iniziato a fare dei deboli mugolii e il rischio di essere scoperti cresceva, ma poco importava se i lamenti si fossero fatti più forti, significava che ormai era salvo.
Calore, pappa e coccole...
Ma durante la notte peggiorò, si raggomitolò sulla sua mano e smise direspirare.
Nessuno in casa si accorse di nulla.
Seduta al bordo del bidè, lei continuava a coccolare quel piccolo essere che nonriusciva a lasciare andare.
Uscendo dal bagno s'incontrò con suo padre
"Ma che hai? E' tutto il giorno che fai su e giù, hai una faccia!"
"Mal di pancia, ma è passato ormai.... Tutto finito... 'notte."
" 'notte!" Rispose suo padre guardandola perplesso.
" 'notte cucciolo!" Pensò.
Stava sul palmo di una mano eppure le aveva lasciato un buco enorme nel cuore.
Lo aveva scaldato, massaggiato e così facendo aveva prolungato la tua agonia, esi sentiva stupida , ma soprattutto egoista per averlo fatto soffrire inutilmente, si aspettava un miracolo che non era accaduto.
I miracoli non esistono!
Il giorno dopo, sempre senza farsi notare dai suoi genitori, fece una buca proprio sotto quel susino.
Ora quell’albero non c’è più. Negli anni si era ammalato ed era diventato pericoloso, quindi suo padre lo abbatté. 
Una lacrima rimase in bilico tra le palpebre e le ciglia. Sospirò e con disappunto del gatto che aveva sulle ginocchia si alzo dalla panchina e si mise a rastrellare le foglie secche dal prato


 
 
 

"Lo specchio"

Post n°1136 pubblicato il 29 Novembre 2015 da fiumecheva
 

17.

Il gabbiano era ancora sul tetto del capanno, si stiracchiò le ali e poisbattendole di nuovo garrì.
Altri gabbiani che volavano alti nel cielo risposero al richiamo.
Lei alzò lo sguardo girando le testa indietro, i gabbiani volavano quasi incerchio come gli avvoltoi di certi film ambientati nel far west. Ma sonogabbiani, non avvoltoi, e lì non c’erano prede in agonia. Sorrise all’idea diaver sovrapposto l’immagine degli avvoltoi a quella dei gabbiani.
Il gabbiano sul tetto del capanno, sbattendo di nuovo le ali spiccò il volo erapido li raggiunse allontanandosi con loro.
Lei chiuse gli occhi e respirando a fondo cercò di rimanere presente.
Li riaprì, tutto attorno a lei le sembrava perfetto.
Un altro dei suoi mici, un cucciolo adottato da poco, di aggirava in mezzo all’erba alta come un piccolo leone nella savana. Un filo d’erba più altro catturò l’attenzione del piccolo “Simba”, che con le zampine paffutelle si mise a colpirlo. Prima qualche zampata di prova e poi altre sempre più ravvicinate e rapide. Il piccolo pugile nella foga si rovesciò all’indietro, zampe all’ariafacendola ridere tanto, I sussulti della risata disturbarono il micio ronfante che aveva in grembo che fece un miagolio di protesta.
Era decisamente una giornata perfetta!
Forse troppo?

 
 
 

"Lo specchio"

Post n°1135 pubblicato il 27 Novembre 2015 da fiumecheva
 

16.

Il garrito di un gabbiano la riportò sulla terra. Si era persa di nuovo,sua figlia non le era più accanto, sicuramente l’aveva salutata prima di andare via, ma non ne aveva il ricordo.
 Già!
Ancora una volta si era estraniata.
Il gabbiano continuando a garrire, planò fino ad atterrare tutto impettito sul tetto del capanno. E restò lì a fissarla per un po’ e pure lei lo fissò perdendosi in ogni particolare.
No, quella giornata continuava ad essere strana, non le riusciva di restare concentrata sul presente, eppure si sentiva tranquilla, il gatto nel frattempo le si era accucciato in grembo e ronfava beatamente e il cielo era così azzurro!
Eppure….

Da bambina giocava in cortile, affascinata dalla ghiaia del vialetto, divideva i sassolini per forma e colore. Mamma e babbo urlavano come il solito e lei tranquillamente continuava a giocare, non si distraeva e sembrava che tutto le scivolasse addosso, i sassolini erano meravigliosi, la superficie liscia e nonce n'era uno uguale ad un altro. I suoi preferiti erano quelli leggermente schiacciati e dalla forma rotonda o ovale, assomigliavano a caramelle. E mentre esaminava i sassolini progettava di fuggire di casa. Si, sarebbe fuggita, nonne poteva più di sentire i suoi genitori litigare. Sbattevano porte e lei voleva andare dalla zia. Forse la zia l'avrebbe accolta e se loro fossero venuti a prenderla si sarebbe opposta con tutte le sue forze fino a quando non avessero promesso di non litigare più. Poi finalmente tutto finiva, e lei dimenticava i piani di fuga, per riprenderli il giorno dopo, e quello dopo ancora, e poi ancora... e ancora... E gli anni passarono, dev'essere iniziata allora la ricerca dei suoni, dei profumi e dei colori che calmano, che fanno respirare senza paura.
Come il fruscio del vento fra le foglie o lo sciacquio delle onde del mare, l’azzurro del cielo, il profumo di rosmarino…...
 E quando quel dolore l'assale, così senza un motivo apparente, e fa male, male da impazzire, lei lo deve cercare quel luogo dove il suono della vita, il respiro della terra si fanno strada in quel mondo fantastico dove colori e profumi la fanno da padroni.

Eppure in quella giornata non si sentiva triste, anzi, un gran senso di pace la stava avvolgendo.
Poi di nuovo le tornò in mente l’immagine che aveva visto riflessa nello specchio della sua camera e che non aveva riconosciuto come sua e ripensò a quella che aveva visto nel vecchio specchio dentro al capanno e che aveva invece riconosciuto perfettamente.
Forse il dolore ha strani modi di insinuarsi.

 
 
 

"Lo specchio"

Post n°1134 pubblicato il 02 Novembre 2015 da fiumecheva
 

15.

“Mamma,vero che starò bene?”
Lei le accarezzò una guancia:
“Ma certo che starai bene!”
E le sorrise.
Il suo dispiacere?

Ilsuo dispiacere è che vorrebbe essere capace in tutto, ma in realtà era una franain tutto.
Ecco il suo dispiacere.

Comevorrebbe aprire la mani a ventaglio, saper muovere le dita con eleganza evedere uscire dalle punte migliaia di scintille blu!
Mani magiche!
E invece ha pure ricominciato a rosicchiarsi le unghie dopo ben 30'anni che nonlo faceva più!

Dovesono le sue dita eleganti?
Nella sua mente apre le mani a ventaglio, e prova a muoverle.
No, non ha più dita eleganti,
e non ne escono scintille blu.

“Me lo prometti, mamma?”

Il giorno prendi per la prima volta in braccio tuo figlio, gli prometti che nonlo lascerai mai, che lui è un essere speciale e sarà sempre felice.
Poi il tempo passa e ti rendi conto che non puoi mantenere la promessa, anziche l'unica promessa che potevi e dovevi fargli era che avresti fatto sempredel tuo meglio.
 Sei solo un essere umano....
Lo aveva imparato accudendo suo padre nei suoi ultimi giorni di vita.
Lui non aveva mantenuto la promessa e se n’era andato.
Su di lei riesce ad accettare il tempo che passa, riesce ad accettare di nonessere più agile come in gioventù, le rughe, i capelli bianchi, i dolori alleginocchia... invecchiare è normale, è la vita...

Manon riusciva ad accettare che lo facesse suo padre...

No,suo padre non poteva invecchiare, diventare inabile e acciaccato, lui era unaroccia, lui era un albero secolare che ancora fioriva e dava frutti.
Un uomo senza tempo e sempre ci sarebbe stato.
Ma se n’era andato, spezzandole il cuore a tal punto che a lungo si sentìarrabbiata con lui.
Non aveva mantenuto la promessa di non lasciarla mai.
 Eppure in uno dei suoi ultimi giorni luile disse:
“Non essere arrabbiata con me, io ti voglio tanto bene!”
Ora non è più arrabbiata e quella frase che spesso le risuona nella mente èogni volta una stilettata al cuore.
“Non essere arrabbiata con me, io ti voglio tanto bene!”
Lei, che gli voleva bene, non glielo aveva mai detto….

“Melo prometti, mamma?”
“Non posso prometterlo, ma di certo cercherò di fare del mio meglio, sempre.
Perché……
Ti voglio bene!”


 
 
 

"Lo specchio"

Post n°1133 pubblicato il 13 Ottobre 2015 da fiumecheva
 

14.

Finito di fare quel piccolo ritocco al tamerice, sua figlia e lei si sedettero sulla panchina di fronte al laghetto, continuando a chiacchierare del più e del meno ed osservando i pesci nuotare. Vederli muoversi così fluidi e sinuosi da un gran senso di pace. 
“Mamma!”
Mentre la chiama piano le appoggia la testa sulla spalla e con voce da bambina:
“Mamma, vero che starò bene?”
Sua figlia soffre di una malattia bastarda che colpisce una donna su dieci in tutto il mondo! Le donne che ne sono colpite passano anni e anni di dolori lancinanti e invalidanti, vengono tacciate di essere noiose e poco inclini a sopportare il dolore, nonostante gli svenimenti e le corse al pronto soccorso.
Sua figlia aveva 21anni quando iniziò questa "avventura".
Da un po' di tempo lavorava come segretaria in un albergo e aveva spesso mal di stomaco. Si pensava fosse lo stress per il lavoro.
Un pomeriggio i proprietari dell'albergo in cui lavorava sua figlia, la chiamarono
preoccupatissimi:
"Signora, sua figlia non si è sentita bene, ora sta meglio, ma è bene che venga..."
Non aspettando altre spiegazioni si precipitò in albergo.
Sua figlia era sdraiata sui divanetti dell’ingresso con del ghiaccio sulla fronte.
Come sempre assunse la sua aria più serena e visto che sua figlia era cosciente si mise a scherzare un po' con lei (ma dentro moriva nel vederla così pallide e debole). Il proprietario dell'albergo le raccontò cosa era accaduto e di come all'improvviso, lei, che era in ascensore con lui (erano andati ad accompagnare dei clienti in camera), le fosse crollata in braccio svenuta.
L’aiutarono a farla salire in auto, fatti pochi metri in auto vomitò sul tappetino e questo le fece pensare che il suo malessere era dato probabilmente da qualcosa allo stomaco (come si sbagliava!).
La notte dello stesso giorno dovettero chiamare la guardia medica, perché continuava ad accusare forti dolori allo stomaco che di certo una tisana non poteva calmare.
Diagnosi del medico: gastroenterite.
Nei giorni successivi la cura per la gastroenterite funzionò e i dolori allo stomaco passarono, ma qualcosa la disturba e pensa di fare pure un controllo ginecologico.
E da qui la storia diventa difficile.
Si incamminarono per un percorso sconosciuto, ignare di tutto.
Confusa del momento ricorda solo che quando il medico, dopo aver visitato sua figlia, fece la richiesta per una laparoscopia per togliere le cisti e un'eventuale asportazione dell'ovaio sinistro, lei rimase di ghiaccio.
Continuò a far finta di nulla, cercando di tranquillizzare sua figlia l’accompagnò a casa, e poi uscì di nuovo con una scusa e finalmente sola, dentro l'auto si mise a gridare e a piangere.
Non poteva accettare il fatto che una ragazza così giovane, la sua bambina, dovesse subire un intervento con asportazione dell’ovaio..
Si ricompose e si preparò mentalmente ad accompagnare sua figlia nel suo percorso. 
Comunque anche dopo l’intervento in laparoscopia nessun medico pronunciò quella parola; endometriosi (Per chi ne volesse sapere di più :http://www.farmacoecura.it/…/endometriosi-sintomi-cura-inf…/ ehttp://www.donneaffettedaendometriosi.it/default.aspx
  ).

Tutto era andato bene, le cisti asportate e l’ovaio non era stato toccato. Sua figlia e lei pensavano di esserne fuori, ma non passa neanche un anno che le cisti si riformano e cambiato medico fanno la conoscenza di questa malattia, o meglio le danno un nome, perché purtroppo, la malattia già da tempo si è manifestata.
Sono passati anni da allora e dentro questi anni ci sono due laparoscopie e controlli continui, dolori, corse al pronto soccorso, spesso nel mezzo della notte e svenimenti.
La malattia è complessa e sfinisce sia fisicamente che psicologicamente.
Nella sfortuna, sua figlia è fortunata, non ha subito menomazioni, ma il dolore e la paura del suo avvicinarsi l’accompagnano sempre.

 
 
 

"Lo specchio"

Post n°1132 pubblicato il 22 Settembre 2015 da fiumecheva
 

13.

Sua figlia è la sua gioia. Quante volte aveva sentito in qualche film la frase: ”Sei la luce dei miei occhi!” Fino al giorno della nascita di sua figlia non ne aveva capito appieno il significato.
La sua nascita non era stata per niente programmata, era fidanzata da poco con l’uomo che poi sarebbe diventato suo marito, ma al solo sospetto di essere inattesa di un figlio la rese felice.
I fratelli, successivamente, furono, per così dire, programmati, l’esperienza fatta con lei le fecero desiderare di farla ancora e ancora, nonostante le gravidanze difficili e sempre un po’ a rischio
 Amare i propri figli nel momento stesso che nella sua mente si formava solo l’idea a lei era capitato ogni volta.
A volte pensava che i suoi figli fossero più vecchi di quello che in realtàerano. ”Per forza sono così bravi e assennati, il partorirli è stata solo unaformalità, loro esistevano già da moltissimo tempo!”
Per i medici avrebbe dovuto fermarsi a lei, infatti la sua seconda gravidanza non andò come doveva. Fu un brutto periodo e a volte, anche ora, guardando la sua bellissima primogenita, il pensiero si sofferma su quella bimba che non è mai nata, ma che nel suo cuore esiste e sempre esisterà, ora lo fa con meno dolore,è come se quella bimba vivesse in un mondo parallelo.
Ecco, di nuovo si era persa nel suo mondo,
Sua figlia, come dice la canzone: “La prima cosa bella…….”, le stava raccontando le sue avventure e disavventure, da qualche anno viveva col suo compagno, ma spesso passava da casa per raccontarle tutto quello che le capitava.
Lei si diverte un mondo ad ascoltarla, fin da piccola ha avuto quella bellissima capacità di raccontare le cose in modo ironico e buffo, anche le cose che avrebbero potuto sembrare tragiche, è sempre riuscita a stemperarle.
Anche quel giorno era così, sua figlia raccontava la sua giornata e lei, mentre potava e ascoltava, ogni tanto doveva interrompere il suo lavoro per il troppo ridere.

 
 
 

"Lo specchio"

Post n°1131 pubblicato il 15 Settembre 2015 da fiumecheva
 

12.

Le apparve il volto di sua madre.
Sua madre una donna difficile. Una persona con tante malattie reali e non,sempre in lotta contro tutto e tutti, anche contro se stessa.
In lotta contro quel corpo che non sentiva suo e del quale dava la colpa alle gravidanze.
E poi gli sbalzi d’umore e quel suo continuo voler essere al centro dell’attenzione e il suo essere vendicativa.
I suoi fratelli  e lei spesso camminavano in punta di piedi, o meglio come su una corda tesa.
Non si poteva mostrale di essere troppo felici perché lei felice non era e nonsi poteva essere troppo tristi perché nessuno lo era più di lei.
In perfetto equilibrio tra l’essere e non essere felici.
“Mamma!” di nuovo sussurrò tra se e se.
Stupita si toccò la guancia e il riflesso sullo specchio fece la stessa cosa.Lasciò cadere la mano lentamente e le dita impolverate scivolando sulla guancia lasciarono tracce scure.
Mamma era ancora un dolore lancinante al cuore.
“Mamma!” si ripeté.

“Mamma? Sei nel capanno?”
Si riprese dalla sorpresa e sorridendo uscì dal capanno. Sua figlia che l’aspettava fuori
le chiese: “Che cosa ti sei inventata oggi?”  e poi guardandola si mise a ridere. “Ma guardati hai il viso sporco come una bambina!”
Lei rientrò un attimo di nuovo nel capanno e prese delle forbici e una sega,uscendo guardò di sbieco di nuovo lo specchio, lei non c’era più.
“Oggi si pota!”
E ridendo si pulì la guancia impolverata con il bordo della maglietta che indossa
va
.

 
 
 
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