Creato da kayfakayfa il 10/01/2006

LA VOCE DI KAYFA

IL BLOG DI ENZO GIARRITIELLO

 

 

LE OPINIONI DI ZAGREBELSKY SULLE ELEZIONI E IL M5S

Post n°1774 pubblicato il 15 Gennaio 2017 da kayfakayfa

Tra i tanti temi inerenti la bocciatura della riforma costituzionale affrontati da Gustavo Zagrebelsky nella lunga intervista rilasciata a Marco Travaglio su Il Fatto quotidiano venerdì 13 gennaio, ve ne è uno in particolare che, a mio giudizio, merita d’essere evidenziato. Alla domanda, “che si voti ora o nel 2018, siamo comunque a fine legislatura?”, il Presidente emerito della Consulta risponde, “Lei ne è così sicuro? Io un po’ meno. Si dice che occorre armonizzare le leggi elettorali di Camera e Senato. È giusto. Ma, se non le armonizzano nel 2018, cioè alla naturale scadenza della legislatura, che succede? Si dirà che, per forza maggiore, per il momento non si può ancora andare al voto?”. Quindi alla domanda, “pensa seriamente che potrebbero farlo?”, risponde: “Non mi stupisco più di nulla. La continuità, ribattezzata stabilità, sembra essere diventata la super-norma costituzionale. Il governo Gentiloni non ne è una dimostrazione, in attesa che si ritorni al prima del referendum?”. Al giornalista che gli fa notare che la vittoria del No “ha mantenuto il Senato elettivo con una legge elettorale diversa dalla Camera, il professore replica, “La colpa sarebbe dunque degli elettori? E non di coloro che hanno scritto leggi con la sicumera di chi ha creduto che l’esito scontato del referendum sarebbe stato un bel Sì?”

Già in altra occasione, all’indomani della vittoria del No, ho messo in risalto quest’aspetto, chiedendomi quali motivi avessero spinto Renzi e i suoi a presentare una legge elettorale, l’Italicum, che non contemplasse l’elezione del Senato da parte dei cittadini, dando per scontato la propria certezza che gli italiani avrebbero approvato la riforma!?

Tuttora, sia sui giornali che in televisione, nessuno dei sostenitori del Sì spiega i motivi di questa sicurezza. Né, che io sappia, nessun giornalista né conduttore di talk show, quando si affronta l’argomento legge elettorale, insistite su questo punto chiedendo loro spiegazioni in  merito.

Tutto resta sospeso in un limbo di incertezza, accentuato dalle perplessità di Zagrebelsky il quale non esclude che, in nome della stabilità, il governo Gentiloni potrebbe proseguire anche dopo il 2018, scadenza naturale della legislatura. Soprattutto se la consulta dovesse bocciare anche l’Italicum per incostituzionalità a causa de “i capilista bloccati cioè nominati, per il premio abnorme di maggioranza e per la difformità fra il sistema iper maggioritario della Camera e il Consultellum proporzionale al Senato”.

Riguardo i propri dubbi è lo stesso professore a chiarirne i motivi senza giri di parole: alla domanda di Travaglio, “se i 5Stelle vincono le elezioni, che succede?”,  risponde, “Si farà di tutto per impedirglielo. Anzitutto con una legge elettorale ad hoc: quella proporzionale”.

Se davvero fosse, come sembra essere, che il varo della nuova legge elettorale è vincolato alla messa a punto di un sistema elettorale che impedisca la vittoria del M5S, andando dunque in barba a quei principi democratici sanciti dalla nostra Costituzione, è altresì vero che, per come si stanno politicamente muovendo, Grillo e i suoi stanno dando prova di inesperienza- vedi la Raggi a Roma - e sciatteria – vedi la figuraccia al parlamento europeo dove, dal gruppo degli antieuropeisti dell’Ukip di Farage cui il M5S era iscritto,  voleva entrare a far parte dei liberali di Alde il cui leader Guy Verhofstadt, dopo aver detto autonomamente sì, s’è dovuto rimangiare la parola perché la base era contraria all’alleanza con i grillini costringendoli a tornare con la coda tra le gambe da Farage & c. - Ma si stanno “muovendo”, rispondendo con i fatti, seppure discutibili, a chi li accusava di immobilismo per timore di sbagliare dimostrando di non essere diversi dagli altri partiti verso cui puntavano il dito accusandoli d’essere la rovina del paese.

Anche di questo parla Zagrebelsky: sminuisce la figuraccia del M5s a Bruxelles, definendola “cattiva gestione d’un problema di tattica parlamentare”. Affermando che i punti che i 5Stelle devono chiarire sono “democrazia interna, selezione della classe dirigente, programma, politica estera, immigrazione”. Definendo “una felice sorpresa” il sindaco M5s di Torino, Chiara Appendino, “pur non avendola votata”, il professore implicitamente evidenzia come chi si fosse laureato in un università quale la Bocconi di Milano in cui si selezionano le classi dirigenti dimostra di avere più dimestichezza a amministrare la res publica rispetto a chi invece viene dalle Università statali come la Raggi. Anche se poi il professore non manca di riconoscere che, una volta insediatasi alla guida della città, la neo sindaca del capoluogo piemontese ha ammesso che “non tutto quel che s’è fatto prima è da buttare”. Riconoscendo la buona qualità dell’amministrazione precedente targata Pd a guida Fassino.

Unitamente Zagrebelsky ammette che invece a Roma la Raggi “ha trovato una situazione infinitamente più compromessa: lì è difficile salvare qualcosa del passato”. Disapprovando chi la critica: “vedo che, ai 5Stelle in generale e alla Raggi in particolare, non si perdonano molte cose che si perdonano agli altri. Due pesi e due misure”.

Personalmente, rispetto al M5S mi sento di affermare che il caos conseguente a molte delle loro mosse è sicuramente frutto dell’inesperienza che li caratterizza in politica. Nello stesso tempo è però anche sintomo di “azione”, movimento. E, se è vero che “solo chi non fa non sbaglia”, questo loro muoversi, seppur tra mille errori, difficoltà e contraddizioni, va interpretato come uno scollamento del movimento dalle sue iniziali posizioni di isolamento dalla politica italiana e internazionale. Chi prima li accusava di immobilismo, dichiarando che in quel modo offendevano il voto degli oltre 8 milioni di elettori che li avevano votati, oggi li accusa di sciatteria e incapacità. Non si può escludere che il terzo “passo” del M5S possa essere la manifesta acquisizione di idee chiare e di come realizzarle. Previa, ovviamente, adeguata selezione della classe dirigente.

Anche se gli altri partiti non sono da meno nello scegliere in maniera alquanto discutibile la classe dirigente. È lo stesso Zagrebelsky a metterlo in risalto, parlando di alcune delle nomine del Governo Gentiloni: “Maria Elena Boschi, la madrina della riforma, è stata promossa in un ruolo-chiave nel governo e la coautrice e relatrice Anna Finocchiaro, è diventata Ministro. Mah!”

 
 
 

L'ITALIA VA A ROTOLI MA FA NOTIZIA SOLO IL M5S

Post n°1772 pubblicato il 13 Gennaio 2017 da kayfakayfa

Certo che viviamo in un paese strano. Fino al giorno prima del referendum costituzionale del 4 dicembre, stando a quanto sosteneva l'allora Presidente del consiglio, nonché attuale Segretario del Pd, Matteo Renzi l'Italia era finalmente ripartita, in tutti o quasi tutti i suoi settori, inclusa l'occupazione.

Spentosi l'eco del referendum con la netta vittoria del No alla riforma Boschi bocciata da oltre 19 milioni di italiani, ci riscopriamo un paese dove le criticità che l'allora Premier negava, etichettando come gufi quanti osavano evidenziarle, stanno venendo tragicamente a galla.

Tra queste balzano all'occhio la crisi di MPS causata da grandi debitori i cui nomi, seppure tra mille reticenze, starebbero venendo fuori – tra loro ci sarebbe anche la Famiglia De Benedetti – Carlo De Benedetti è il proprietario del Gruppo Editoriale L'Espresso cui fa capo il quotidiano La Repubblica - alimentando la rabbia di quei tanti piccoli correntisti che, costretti a rivolgersi alla propria banca per avere un prestito o un mutuo, non avendo poi la forza di onorarlo, si sono visti pignorare dall'istituto di credito di tutto e di più al fine di recuperare quanto loro prestato.

E pensare che solo all'inizio del 2016 Renzi invitava gli italiani a investire in MPS perché, essendo stata risanata, era un affare...

Quegli stessi italiani oggi pretendono, giustamente, che lo stesso inflessibile trattamento venga riservato ai grandi debitori che con le proprie insolvenze hanno portato sul lastrico la banca.

Altra realtà negativa che si sta svelando in tutta la propria tragicità, dopo che l'ex Premier ne aveva più volte garantito il rilancio, è Alitalia dove sono a rischio tagli al personale e i voli a corto raggio. Così come la vertenza Almaviva è ormai a un punto morto mentre mentre a fine maggio Renzi aveva assicurato di averla risolta positivamente...

Senza contare l'agonia che sta attraversando il quotidiano l'Unità fondato da Antonio Gramsci, ormai a un passo dalla chiusura: Renzi ne aveva fatto il proprio organo ufficiale di informazione. Oggi il quotidiano è abbandonato a se stesso con l'imminente licenziamento in massa dei giornalisti senza alcun ammortizzatore sociale tanto che il direttore Sergio Staino, non avendo ricevuto alcuna risposta dall'ex premier, ha reso pubblica la lettera che gli inviò privatamente in cui chiedeva garanzie per il giornale.

E non dimentichiamoci dell'inchiesta Consip, in cui risultano indagati il Ministro dello sport Lotti, renziano di ferro, e il comandante dei carabinieri Tullio Del Sette per favoreggiamento e rivelazione di segreto; e quella di cyberspionaggio che ha portato all'arresto dei fratelli Occhionero per presunta attività di spionaggio a danno di personaggi famosi istituzionali tra cui il Premier Renzi. Vicenda che vedrebbe coinvolta anche la massoneria in cui era iscritto Giulio Occhionero.

Senze dimenticare dell'Ospedale di Nola, e di chissà quanti altri, in cui scarseggiano i posti letto, dove, nel week end dell'Epifania, i medici del pronto soccorso, pur di non rimandare a casa i ricoverati, decisero di assisterli stendendo delle coperte sul pavimento. Ottenendo in cambio per il proprio zelo le invettive e le minacce di licenziamento del Presidente della Regione Campania De Luca. Mentre il Miniistro della Sanità Lorenzin li definì, giustamente, eroi. 

Nonostante tutto questo marasma di situazioni disdicevoli, che farebbe arrossire qualsiasi paese civile, le istituzioni italiane sembrano preoccuparsi soprattutto di trovare un modo per censurare la rete al fine di ostacolare la diffusione di notizie che smentiscono quelle ufficiali di cui sono portavoce i media filogovernativi.

Fa niente se poi quelle stesse istituzioni si dimostrano incapaci di garantire la sicurezza nazionale a livello cibernetico mancando di dotare i pc di chi le rappresenta di efficaci programmi antimalwere!

A leggere o ad ascoltare molti media nostrani, sembra che in Italia l'unica vera notizia che meriti d'essere evidenziata è lo scivolone a Bruxelles del M5S che, respinto dal gruppo degli europeisti di Alde con cui voleva allearsi lasciando quello degli antieuropeisti dell'Ukip di Farage, è dovuto ritornare sui propri passi.

L'Italia sta bene, chissà perché quei rosiconi degli italiani non se ne accorgono.

 
 
 

OSPEDALE DI NOLA, LO SCANDALO SVELATO DAL WEB

Post n°1771 pubblicato il 11 Gennaio 2017 da kayfakayfa

Sono vescovo qui da 17 anni e da 17 anni la politica fa le stesse promesse: reparti nuovi, personale, barelle. Poco o pochissimo è stato realizzato. Sono state necessarie immagini pubblicate sui social network per risvegliare le coscienze della politica nazionale e regionale”.

Questa frase, pronunciata dal vescovo di Nola monsignore Beniamino Depalma, sintetizza senza giri di parole quel che è realmente avvenuto all’ospedale di Nola durate il week end dell’epifania dove, a causa del sovraffollamento al pronto soccorso per sintomi da raffreddamento conseguenti al freddo intenso di questi giorni, i medici del pronto soccorso, non avendo più barelle a disposizione, anziché rifiutare i ricoveri, laddove era evidente la necessità di intervenire subito per non mettere a rischio la vita del paziente,li  hanno fatto adagiare sul pavimento – una donna necessitava dell’intervento del defibrillatore per ovvie difficoltà cardiologiche.

Cosa sarebbe successo se, anziché decidere autonomamente di intervenire in maniera pronta ma spartana, vista la gravità della situazione, i medici li avessero rispediti a casa o trasferiti in un altro ospedale e, durante il tragitto qualcuno di loro fosse deceduto, non ci vuole certo un indovino per immaginarlo!?

I medici del nosocomio nolano si sarebbero trovati, comunque, nell’occhio del ciclone; e a nulla sarebbero valse le loro giustificazioni nel denunciare le croniche carenze sanitarie cui da decenni versa l’ospedale di Nola; stigmatizzando come, alle loro ripetute richieste di barelle e altro per garantire la migliore assistenza ai pazienti, non ci fosse mai stata una reale risposta dal parte delle autorità competenti, malgrado le domande inoltrate fossero state regolarmente protocollate dal destinatario, come ha affermato monsignor Depalma ieri un’intervista al TG3 regionale delle ore 14,00 (l’intervista al vescovo parte dal minuto 3 del filmato).

Per quanto sia comprensibile l’indignazione di una parte del mondo della politica, in primis del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, da poco nominato commissario sanitario regionale, dunque responsabile del sistema sanitario in Campania,  il quale, prima minaccia di licenziare i medici, poi decide di sospendere i responsabili del nosocomio nolano nell’attesa venga fatta chiarezza sui fatti, a mio avviso sono totalmente condivisibili le parole del Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin che ha definito eroi i medici in questione.

In un paese come il nostro dove spesso si abusa impropriamente del termine eroe, è quanto mai giusto definire tali gli operatori sanitari che svolgono il proprio servizio in condizioni estreme, seppure non si trovino a Kabul o in un paese del terzo mondo bensì in un, si presume, paese civilizzato dove non dovrebbero mancare né mezzi né strutture per garantire al meglio l’assistenza ai pazienti.

Bisogna inoltre prendere consapevolezza che così come in passato è avvenuto per inchieste giornalistiche sulla malasanità compiute con telecamere nascoste, a denunciare quanto è successo all’ospedale di Nola sono state le immagini e i video ripresi con i telefonini di chi accompagnava i propri cari in ospedale.

In un momento come quello attuale in cui una parte dell’establishment fa di tutto per demonizzare il web perché su di esso verrebbero diffuse molte notizie false, le cosiddette post-verità, al fine di destabilizzare il sistema -, tanto che qualcuno ha proposto la creazione di una “task force” che  monitori e censuri i siti web su cui vengono diffuse le fake news, ossia le bufale-, rendersi conto che solo grazie alla diffusione on line di foto e filmati che documentavano una realtà che, rifacendoci alle parole del vescovo di Nola, doveva da tempo essere ben nota alle autorità competenti, si ha la sensazione che qualcuno, più che difendere la società dalle bufale, vorrebbe evitare che in rete fossero diffuse notizie che, smascherando l’inettitudine e la malafede di una parte della classe politica, potrebbero aprire gli occhi all’opinione pubblica rendendola meno plasmabile alla volontà di chi “comanda”.

Se fossero necessarie le foto e i filmati diffusi in rete per smascherare lo stato di precarietà in cui lavorano i medici e gli infermieri dell’ospedale di Nola, e di chissà quanti altri ospedali non solo nel sud Italia, è evidente che il problema non è solo di carenza di comunicazioni tra gli operatori sanitari e i “piani alti”.

È evidente che, coma ha denunciato il vescovo di Nola,  il problema è molto più complesso se le richieste di mezzi di prima necessità per garantire adeguata assistenza ai pazienti erano state inoltrate regolarmente dal presidio sanitario alle autorità competenti senza ricevere alcun riscontro.

In un paese come il nostro dove ogni governo, o quasi, incluso quello di Renzi, non appena vara una finanziaria pensa bene di tagliare fondi alla sanità, non c’è da stupirsi se poi la sanità pubblica funziona male.

Senza soldi non solo non si cantano messe ma non si tutela nemmeno la salute dei cittadini. Se non quella dei più abbienti che, non avendo problemi economici, possono permettersi di ricorrere alle strutture private.

Tutti gli altri devono accontentarsi di attendere mesi, se non addirittura anni, per fare un esame specialistico; nonché di adagiarsi sulle barelle, o addirittura sui pavimenti degli ospedali, e del coraggio dei medici e degli infermieri che vi lavorano!

 
 
 

DE MAGISTRIS-SAVIANO: LA POLEMICA FA SOLO MALE A NAPOLI

Post n°1770 pubblicato il 08 Gennaio 2017 da kayfakayfa

La polemica tra il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e lo scrittore Roberto Saviano riguardo le condizioni di vivibilità in cui versa la città – il sindaco accusa lo scrittore di “speculare sulla pelle di Napoli” in riferimento agli argomenti che tratta nei suoi libri; lo scrittore replica, dichiarando “per lui il problema sono io non i killer” - sono solo l'ultimo tassello di un infinito puzzle di polemiche che raggiunse l'apice con il famoso “Se volete fare qualcosa di buono, fuitevenne 'a Napoli” che Eduardo De Filippo rivolse ai giovani più di 40 anni fa e che ancora oggi fa discutere sul suo reale significato.

Al di là delle interpretazioni post mortem del pensiero di un Grande che non potrà mai confermare né smentire chi ritiene che la sua fosse una mera provocazione, o chi invece un chiaro invito ai giovani a fuggire da Napoli in quanto la città non avrebbe nulla da offrire essendo ostaggio della criminalità, la querelle tra il sindaco e lo scrittore rischia di fare solo del male alla città.

È inequivocabile che Napoli negli ultimi anni, guarda caso in concomitanza con l'avvento di De Magistris a Sindaco, si sia lentamente accreditata come meta ambita del turismo, seppure mordi e fuggi, nazionale e internazionale grazie a tutta una serie di iniziative volute o sostenute dalla giunta comunale che, per quanto discutibili in termini di effettiva efficacia di rilancio sociale – vedi alcune regate della Coppa America nel Golfo di Napoli, la Coppa Davis di tennis sui campi della Villa Comunale, la chiusura alle auto del lungomare Caracciolo – comunque hanno riflesso nel mondo un'immagine della città diversa dagli stereotipi che la dipingono da sempre come un luogo dove regna il degrado, la disorganizzazione, dove l'arte d'arrangiarsi e soprattutto, ahimè, la camorra, sopperiscono alla carenza cronica di lavoro.

Dopo aver patito la vergognosa parentesi dell'emergenza rifiuti con le immagini dei vicoli e delle strade ingombri di monnezza che fecero il giro del mondo, vedere la città invasa dai turisti nei suoi luoghi di maggiore attrattiva – in particolare il centro storico dove sono situati San Gregorio Armeno - la via dei pastori -, e alcuni dei monumenti più celebri della città tra cui La Cappella San Severo, la Napoli Sotterranea, senza contare il Museo Archeologico e quello di Capodimonte, è comprensibile che il sindaco difenda l'immagine della città anche da chi racconta l'altra faccia della medaglia fatta di delinquenza organizzata e microcriminalità.

Nello stesso tempo da narratore qual è – la differenza tra scrittore e narratore la chiarì in un'intervista di molti anni fa Frederick Forsayth il quale amava definirsi narratore perché, a suo dire, nei suoi romanzi si limitava a raccontare i fatti mentre lo scrittore inventa – racconta senza veli una realtà esistente che molti gradirebbero fosse taciuta perché, evidenziandola, si vanifica quanto di buono si sta facendo per il rilancio della città.

A riguardo bisogna ricordarsi di Charles Dickens che durante l'epoca vittoriana, da molti ritenuta uno dei momenti più alti della storia inglese, non si fece scrupoli di raccontare nei suoi romanzi del degrado e dell'indigenza in cui versavano gli operai, le classi meno abbienti, gli orfani a quell'epoca nel Regno Unito, stravolgendo una realtà che apparentemente appariva perfetta o quasi.

Da amministratore è giusto che De Magistris difenda la città a spada tratta: difendendola, difende il proprio operato e quello dei suoi collaboratori che si fanno in quattro per ridarle dignità agli occhi del mondo.

Nello stesso tempo è altrettanto giusto che Saviano racconti l'altro aspetto, è il suo mestiere. Se poi, raccontando una realtà sgradita a molti ma che esiste, vende milioni di libri e guadagna bene, non c'è nulla di male. Non ci si dimentichi che lo scrittore da sei anni vive sotto scorta perché condannato a morte dai casalesi per aver svelato nel suo primo libro Gomorra il sistema di potere e il funzionamento di quel clan camorristico facendo nomi e cognomi.

Pensare che Saviano possa speculare sulle disgrazie di Napoli francamente non mi sembra onesto verso la sua persona che, per raccontare la verità, sta pagano un prezzo che forse mai sarebbe stata disposta a pagare in cambio del successo.

Né mi sembra onesto accusare il sindaco di mistificare la realtà. Al massimo la sua presa di posizione verso Saviano è frutto della rabbia che potrebbe suscitargli chiunque tende a svelare aspetti che soffochino quanto di buono si sta facendo nel tentativo di ridare nuovamente prestigio alla città dopo i fasti borbonici di oltre 150 anni fa, raccontati a meraviglia da Alberto Angela in televisione.

Credo che sia al sindaco che al narratore si debba riconoscere il merito di svolgere al meglio il proprio mestiere. A confermarlo sono le migliaia di elettori che alle ultime amministrative hanno riconfermato il magistrato alla guida della città e i milioni di lettori sparsi nel mondo che leggono Saviano.

Le polemiche non servono a nessuno.

Fanno solo male alla città e servono a chi le vuole male!

 
 
 

GRILLO, MENTANA E IL RUMORE DEL SILENZIO

Post n°1769 pubblicato il 05 Gennaio 2017 da kayfakayfa

È proprio vero che spesso il silenzio fa più rumore del rumore stesso: che io sappia, al momento, l'unico direttore di telegiornali o giornali che si è risentito, al punto da minacciare di querelare Beppe Grillo, reo di aver inserito il logo del telegiornale da lui diretto tra quelli che compongono il collage di testate giornalistiche di stampa e televisione della foto di copertina al post UNA GIURIA POPOLARE PER LE BALLE DEI MEDIA in cui si denuncia la manipolazione delle notizie da parte dei media a favore del potere, apparso il 3 gennaio sul blog di Grillo, è stato solo il direttore del Tg7 Enrico Mentana; che successivamente ha accettato le scuse di Grillo giunte il giorno dopo, sempre sul blog, a margine del post IL MOVIMENTO 5 STELLE: UNA GARANZIA PER I CITTADINI.

Tutti gli altri direttori non avrebbero mostrato alcun apparente malanimo alle accuse mosse da Grillo nel suo scritto.

Se è vero che “chi tace acconsente”, speriamo che la mancata replica non debba interpretarsi quale tacito silenzio/assenso.

Bensì un atto di sufficienza teso a spegnere sul nascere una sterile polemica a un'accusa da loro valutata talmente ridicola, seppure forte, da non meritare alcuna replica, malgrado giunga dal leader di una delle prime forze politiche del paese.

Per quanto invece riguarda la giuria popolare auspicata da Grillo per valutare l'attendibilità o meno delle notizie diffuse da un giornale e da un telegiornale, come ho anticipato ieri sulla mia pagina di Facebook: “ Far decidere ai cittadini sulla veridicità dei media? Grillo non si è inventato nulla di nuovo né di deprecabile: un sistema simile esiste da sempre, si chiama acquisto dei giornali o cambio di canale. Basta infatti conteggiare quali sono i giornali che nel costo della loro "vita" hanno ridotto o aumentato la tiratura e quali i TG che hanno diminuito o accresciuto  il numero di telespettatori e sapremmo quali sono secondo gli italiani quelli che meritano credebilità e quali no!"  

 
 
 
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