Creato da kayfakayfa il 10/01/2006

LA VOCE DI KAYFA

IL BLOG DI ENZO GIARRITIELLO

 

 

E SE PER RENZI LA SCONFITTA FOSSE IL PRELUDIO AL SUCCESSO?

Post n°1758 pubblicato il 06 Dicembre 2016 da kayfakayfa

All'indomani del voto referendario che ha sancito una vera mazzata politica per Renzi, tanto che il premier aveva deciso di dimettersi ma Mattarella ne ha congelato le dimissioni fino all'approvazione della finanziaria, la domanda che tutti si pongono è se, quanto prima, si andrà a elezioni anticipate. E, se sì, con quale legge elettorale visto che sulla costituzionalità dell'Italicum la Consulta dovrebbe pronunciarsi agli inizi del prossimo anno.

Nell'attesa di sapere cosa accadrà, al cittadino medio sorge il dubbio che questo ennesimo psicodramma della politica italiana si sarebbe potuto evitare se, sulle ali dell'entusiasmo per il 40% di preferenze raccolte alle europee del 2014, nella stesura della nuova legge elettorale Renzi e il Pd avessero mostrato un atteggiamento più umile e avessero posto all'interno della stessa legge anche l'elezione del senato invece che solo quella per la Camera; dando per scontato che la riforma costituzionale presentata in un disegno di legge a inizio aprile del 2014, una volta compiuti tutti i passaggi parlamentari previsti dalla costituzione, sarebbe stata approvata dagli italiani mediante il referendum.

Cosa avesse spinto Renzi a credere che gli italiani votassero Sì, riesce difficile comprenderlo. Forse il Premier/Segretario s'era lasciato illudere da quel 40% di voti alle europee che aveva consentito al Pd di doppiare il M5S.

Eppure ieri in un twitt in cui invita a ripartire dal 40% dei voti per il Sì, poco più di 13 milioni, il sottosegretario Luca Lotti avrebbe a mio avviso implicitamente chiarito il motivo per cui Renzi, inizialmente, ha personalizzato il referendum beccandosi i rimproveri di Napolitano.

Da ieri Renzi sa che circa 13 milioni di italiani sono con lui per cui, se la cifra fosse confermata o solo di poco ridotta, andando a votare in tempi brevi, restando Segretario del Pd, quasi certamente vincerebbe le elezioni e si leverebbe non pochi sassolini dalle scarpe a partire dal proprio partito liberandosi di quanti gli sono contro.

Una mossa che probabilmente non è sfuggita a Mattarella che, intuite le reali intenzioni del Capo del Governo, ne ha congelato le dimissioni, imponendogli di portare a compimento prima gli impegni istituzionali.

Se il Sì avesse vinto, Renzi avrebbe preso due piccioni con una fava, in quanto avrebbe rafforzato il proprio potere sia di Premier che da Segratario del PD.

Avendo vinto il No, comunque il Capo del governo ha raggiunto l'obiettivo di sapere che potenzialmente, alle prossime elezioni, 13 milioni di italiani voteranno per lui.

Presentandosi domani alla direzione nazionale del Pd con questo bagaglio virtuale di voti in tasca, Renzi avrà un'arma capace di smussare gli entusiasmi di quanti non vedono l'ora di farlo fuori, mettendoli con le spalle al muro con il classico degli aut aut, o con me o fuori dal partito.

Nell'attesa che queste mie considerazioni personali trovino o meno conferma, c'è un altro aspetto che salta agli occhi all'indomani del voto.

Leggendoli e ascoltandoli si ha l'impressione che i “soloni” del mondo culturale di centrosinistra, dopo averlo sostenuto per tutta la campagna elettorale, paventando scenari da tregenda se avesse vinto il No, ora bacchettano Renzi perché in campagna elettorale si sarebbe arroccato in un mondo tutto suo, isolandosi dalla società civile, dando l'impressione che il paese si riducesse alla singola “Leopolda”.

A riguardo viene spontaneo chiedersi perché questi signori, che a parole dimostrano di possedere le ricette di tutti i mali d'Italia, non lo abbiano ammonito severamente prima del voto anziché mostrare un atteggiamento di assoluta sudditanza nei suoi confronti per tutta l campagna elettorale?

È vero che per una questione caratteriale, seppure qualcuno lo avesse ammonito o criticato con toni forti, Renzi non solo non lo avrebbe ascoltato ma, probabilmente, lo avrebbe messo all'indice, estromettendolo dal video e dal mondo dell'editoria, come sarebbe accaduto in Rai con Massimo Giannini e Bianca Berlinguer rei agli occhi dei renziani di essere poco allineati con le linee politiche del governo.

Oggi che il Premier sembra, e sottolineo sembra, essere sotto scacco per la clamorosa sconfitta elettorale, molti di coloro che fino a domenica mattina lo incensavano, da ieri hanno iniziato a criticarlo, elencando gli svariati punti su cui Renzi avrebbe sbagliato a impostare la campagna elettorale, determinando in questo modo la vittoria del No.

In primis l'aver personalizzato il referendum. Senza nemmeno essere sfiorati dal pensiero che quello era l'unico mezzo che Renzi aveva per sondare realmente quanti italiani fossero schierati con sé.

Personalmente non nutro simpatie politiche verso Renzi ma, se la mia lettura dei fatti non fosse un azzardo di fantasia, gli faccio tanto di cappello perché in questo modo avrebbe fregato tutti, o quasi.

Oggi il Premier sembra essere alla mercé di tutti, soprattutto di coloro che fino a ieri lo incensavano. E invece ho la netta sensazione che siamo noi a essere alla mercé della sua strategia politica.

Mi sa che domenica con la vittoria del No si è concluso solo il primo tempo di una lunga partita che riporterà Renzi a Palazzo Chigi più forte di prima essendo inimmaginabile che la cosiddetta accozzaglia di partiti che sosteneva il No, come giustamente Renzi faceva notare nei suoi svariati interventi, si compatti in un unico partito o coalizione politica ottenendo gli stessi 19 milioni di voti che hanno fatto vincere il No.

Inoltre, studiando i risultati elettorali delle varie regioni, Renzi sa anche in quali sarebbe più amato e in quali no.

Tra queste ultime spicca la Campania governata dal Pd nella persona di De Luca sorpreso a esortare 300 amministratori pubblici a offrire fritture di pesce e zuppe di cozze alla gente purché votasse Sì.

Dopo la debacle del Sì è ipotizzabile che in Campania la frittura resti sullo stomaco a parecchie persone, prima tra tutti chi ne suggeriva l'utilizzo come merce di scambio.

Piaccia o meno, prendiamo atto che da domenica sono state ufficialmente poste le fondamenta del PRI, Partito Renziano Italiano, il cui bacino elettorale si aggirerebbe ntorno ai 13 milioni di voti.

Molto probabilmente a Renzi di riformare la Costituzione interessava poco o niente. In realtà gli importava semplicemente conoscere quanti milioni di italiani lo sostenevano.

Ora che lo sa, è pronto a giocarsela fino in fondo alle prossime elezioni con più che buone opportunità di vittoria. 

Con buona pace degli avversari.

 
 
 

REFERENDUM VINCE IL NO MALGRADO LE ZUPPE DI PESCE DI DE LUCA

Post n°1757 pubblicato il 05 Dicembre 2016 da kayfakayfa

Dopo aver bocciato nel 2006 la riforma costituzionale varata dal governo Berlusconi, dieci anni dopo gli italiani bocciano anche quella di Renzi che molti, inclusi Renzi e Napolitano, al fine di convincere gli elettori del centrodestra a votare Sì, giudicavano per molti aspetti simile a quella berlusconiana. 

Per una volta la maggioranza degli italiani s'è dimostrata coerente con sé stessa.

Ora cosa accadrà, lo sa solo Dio. Certo è una brutta batosta per lo statista di Rignano e per gli pseudo padri e madri costituenti Boschi e Verdini i quali, probabilmente, avevano sottovalutato la capacità di giudizio di molti concittadini.

E soprattutto la loro, apparente, predisposizione a porsi proni al cospetto del potere in cambio di qualche spicciolo in più nelle tasche o di promesse di là da venire.

Evidentemente molti italiani, me compreso, hanno ancora un barlume di dignità e alle fritture di pesce, alle zuppe di cozze, alle gite in barca Di De Luca, o agli 80€ di sgravi fiscali in busta paga di Renzi che, alla fine, si sono rivelati un boomerang per molti che li avevano percepiti in quanto, aumentando il reddito, li hanno dovuti riconsegnare con gli interessi, offerti in cambio di un Sì, preferiscono mangiare pane e cipolle pur di esprimere serenamente il proprio punto di vista di elettori!

E meno male che, a detta di Renzi, della Boschi e di altri sostenitori del Sì, erano 70 anni che gli italiani, inclusi molti padri costituenti, aspettavano la riforma della Costituzione.

Quella Costituzione che Benigni difese a spada tratta, definendola La Più Bella Del Mondo quando a volerla cambiare era Berlusconi, e invece ora che a volerla cambiare era Renzi era schierato per il Sì!

 
 
 

REFERENDUM, PERCHE' SECONDO ME VINCE IL NO

Post n°1756 pubblicato il 30 Novembre 2016 da kayfakayfa

Per una volta voglio divertirmi a fare la sibilla e vaticinare sull'esito del voto referendario di domenica prossima. Per una volta voglio farlo prima del voto anziché scrivere, a evento consumato, “come avevo previsto” dando l'impressione del saccente a posteriori.

Secondo me domenica il referendum sancirà la vittoria del No.

Motivo? I tanti endorsement - oramai si dice così, no? - ossia i quotidiani sostegni a favore del Sì da parte dei tanti organismi finanziari e imprenditoriali, nazionali e internazionali, tipo Confindustria, J.P. Morgan, Fiat e quant'altri.

Ogni qualvolta il cittadino medio, per intenderci quello che la mattina si sveglia per andare a lavoro e fatica a quadrare i conti per arrivare serenamente a fine mese, apre la televisione o legge il giornale, sentendo o leggendo che i cosiddetti poteri forti sostengono del Sì, ammonendo che la vittoria del No potrebbe causare un terremoto finanziario nel paese, guardandosi allo specchio si domanda se il terremoto si verificherà per sé o per quei signori che lo paventano.

Già, perché un padre di famiglia, un lavoratore, uno studente, un pensionato, ascoltando il Ministro Boschi vantare le lodi della riforma ribattezzata con il proprio cognome, auspicando la vittoria del Sì perché diversamente il paese andrebbe a rotoli, si chiedono che credibilità abbia quel Ministro per lanciare tali tristi presagi quando il proprio papà è implicato nella bancarotta di una banca i cui risparmiatori hanno visto svanire in un battito di ciglia i propri risparmi di una vita in quanto letteralmente truffati dai vertici della banca cui apparteneva per l'appunto anche il papà del Ministro in questione.

Perché un padre di famiglia, un lavoratore, uno studente, un pensionato dovrebbero dare credito alle parole degli organi finanziari i quali speculano sulla pelle pelle dei piccoli risparmiatori o alle parole di organizzazioni imprenditoriali che da sempre tendono a portare acqua al proprio mulino, fregandosene dei lavoratori, con l'ausilio del governo che, abolendo l'articolo 18, gli ha di fatto concesso la facoltà di licenziare in assoluta, o quasi, libertà.

perché un padre di famiglia, un lavoratore, uno studente, un pensionato dovrebbero dare credito ai moniti degli organismi finanziari internazionali affinché la maggioranza degli elettori voti Sì quando quegli stessi organismi hanno di fatto causato il disastro economico della Grecia?

Perché un padre di famiglia, un lavoratore, uno studente, un pensionato dovrebbero votare Sì in quanto la vittoria del Sì si renderebbe più facile al governo legiferare visto che in meno di 20 giorni il governo Monti varò la famigerata riforma pensionistica Fornero che tanti male ha arrecato e sta tuttora arrecando a milioni di italiani?

Ciò testimonia che l'attuale Costituzione già contempla i crismi necessari perché le leggi vengano varate e applicate in tempi brevi. Il problema dei ritardi è la politica la quale, solo quando è costretta o le conviene, emette o riforma le leggi in tempi brevi.

Perché un padre di famiglia, un lavoratore, uno studente, un pensionato dovrebbero abboccare alla favola che se vincesse il Sì, con la drastica riduzione dei senatori, si risparmierebbero nell'immediato 500 milioni quando la Ragioneria dello Stato ha stimato il risparmio in 50 milioni; mentre i deputati del M5S, tagliandosi autonomamente lo stipendio, senza esservi obbligati per legge, risparmiano circa 80 milioni all'anno che vengono reinvestiti in un fondo per il sostegno alle piccole imprese?

Un padre di famiglia, un lavoratore, uno studente, un pensionato sanno bene che chi detiene il potere economico guarda solo e esclusivamente ai propri interessi, fregandosene di quelli dei più poveri. Da che esiste il mondo è così!

Nel momento in cui chi detiene il potere si espone a sostegno del Sì, agli occhi di un padre di famiglia, di un lavoratore, di uno studente, di un pensionato è evidente che la vittoria del Sì favorirebbe solo quelli che detengono il potere.

La maggioranza degli italiani non solo non crede a Renzi, il che sarebbe relativo; ma soprattutto non si fida di chi detiene il potere economico e che non passa giorno che non lancia allarmi per intimorire quanti sono intenzionati a votare No e soprattutto a convincere gli indecisi a votare Sì!

Come insegna la favola, agitare lo spauracchio del lupo quando non serve, al momento opportuno può ripercuotersi contro!

Per questo sono convinto che domenica vincerà il No.

Se invece vincesse il Sì, pazienza, me ne farò una ragione.

 
 
 

NAPOLI-POMPEI, CORRERE PER DEVOZIONE

Post n°1755 pubblicato il 28 Novembre 2016 da kayfakayfa
 
Tag: RUNNER

È proprio vero, nella vita mai dire MAI!

Quando nel lontano, ma non troppo, 2012 partecipai alla mia prima Napoli- Pompei, pur  essendo stato avvertito da chi l’aveva già fatta che si trattava di una gara particolare, con diverse sbavature organizzative derivanti dal fatto che, attraversando ben sette comuni – Napoli, San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata, Pompei  -  non garantiva agli atleti di correre in un contesto tranquillo di traffico controllato, provandone sulla mia pelle i diversi aspetti negativi, tra tutti la mancanza di acqua ai rifornimenti del 15 e del 20 chilometri, pur chiudendola in un tempo che andava al di là delle mie più rosee aspettative, (l’obiettivo prefissato era di chiuderla in 2h e 45 minuti, invece la chiusi in 2h e 33 minuti), ripromisi a me stesso che non l’avrei fatta mai più.

Tuttavia non mi sorprendevo se tanti amici runner, a loro volta consapevoli delle sbavature incluse nella  gara, ogni anno la rifacevano per devozione alla Madonna: pur non essendo né cattolico praticante, né nutrendo un particolare credo religioso,ho sempre provato profondo rispetto verso chi coltiva una fede religiosa.

Per cui ritenevo le loro motivazioni più che plausibili per sottoporsi a tutte quelle difficoltà. Del resto non vi è pellegrinaggio che si rispetti che non presenti difficoltà, qualunque strada che conduce a Dio è irta di spine!

Anche papà era devoto alla Madonna di Pompei e per diversi anni, durante i mesi della supplica, insieme ai colleghi di lavoro, faceva il pellegrinaggio al santuario partendo da piazza Mercato dove era il negozio in cui lavorava. Altrettanto mamma era devota alla Madonna di Pompei.

Poiché mamma è mancata agli inizi di febbraio di questa’anno -  papà a maggio del 2011 dopo una lunga e sofferta malattia - essendomi a lungo allenato per la maratona di Salerno che si sarebbe dovuta svolgere lo scorso 13 novembre, mache poi è stata annullata, come è avvenuto precedentemente a febbraio per quella di Napoli a conferma delle tante defezioni che a livello regionale caratterizzano la federazione d’atletica campana, desideroso di fare una gara che fosse più lunga di una mezza maratona, ho ritenuto opportuno di partecipare alla Napoli - Pompei in memoria di papà e mamma anche perché questo sarà il primo Natale che farò orfano di entrambi.

Per lunghi tratti ho corso in compagnia di un mio compagno di squadra che, pur non avendo nelle gambe la distanza, anche lui aveva deciso di gareggiare spinto dalla motivazione spirituale, chiedendomi di accompagnarlo per i primi 20 km. Per circa 16/17 chilometri l’ho preceduto, cercando di tenere un’andatura che gli consentisse di correre senza affanni. Per i primi 10 non ha avuto problemi. Ma quando, giunti a Ercolano, ho sentito che iniziava ad affannare e vedevo che rallentava ulteriormente, a volte camminando veloce, costringendomi a fermarmi per aspettarlo o a tornare indietro per controllare come stesse, ho capito che di benzina non ne aveva più.

Non appena ci siamo immessi sullo stradone che da Torre del Greco conduce a Torre Annunziata, visto che a poche centinaia di metri da noi stava sopraggiungendo il gruppetto degli ultimi seguito dall’ambulanza, e soprattutto che le gambe mi facevano un male del diavolo per via dell’andatura blanda a cui stavamo viaggiando, gli ho detto che lo lasciavo in compagnia degli altri e che lo avrei atteso all’arrivo.

Da runner navigato qual è mi ha esortato ad andare, incitandomi. Così come tante volte è accaduto a me durante una gara di stimolare chi correva al mio fianco ad allungare perché io non ero in grado di tenere il suo passo e non volevo rallentarlo . La corsa contempla anche questo aspetto, la consapevolezza che quando non si ha la forza di procedere a un certo ritmo si deve avere l’umiltà e il coraggio di incitare chi, pur avendo benzina nelle gambe si frena per correre con noi, a precederci per dare un senso agli allenamenti cui s’è sottoposto per mesi al fine di fare una buona gara.

Nel momento in cui mi sono ritrovato da solo e ho iniziato a spingere, con mia grande sorpresa le gambe hanno iniziato a girare alla grande consentendomi di recuperare diverse posizioni e chiudere la gara in un tempo più che onorevole a una media finale di 6 minuti a chilometri. Confermandomi che quando si fanno gare lunghe, soprattutto se tratta di una maratona, non ci si deve preoccupare di andare lenti per i primi 20/30 chilometri tanto, se ci si è allenati bene, nel momento in cui si decide di aumentare il passo, le gambe vanno senza intoppi.

A livello organizzativo, anche questa edizione ha lasciato molto a desiderare e per una gara giunta alla sua 23° edizione,tanto da potersi ritenere un classico nel panorama sportivo campano, non è certo bello.

Tuttavia, visto che le motivazioni che spingono, e non tutti, quasi tutti coloro che decidono di correrla sono di natura spirituale, le tante sbavature logistiche che puntualmente  si ripetono ogni anno vanno in secondo piano. Quando corri la Napoli – Pompei l’unico pensiero che hai è quello di giungere al traguardo, volgere lo sguardo al Santuario e un intimo pensiero a chi non è più con te.

Per quanto concerne il mio compagno di squadra, alla fine l’ha chiusa anche lui seppure poco oltre il tempo massimo:  “anche strisciando, la chiuderò” mi aveva più volte risposto quando gli avevo palesato i miei dubbi sulla sua decisione di correrla.

Quando stavamo iniziando seriamente a preoccuparci perché non lo vedevamo arrivare, da dietro la curva che immette su piazzale Bartolo Longo è comparsa la sua figura caracollante e sorridente.

“Scusate il ritardo” ha detto salutandoci. Quindi s’è rivolto al Santuario, s’è inginocchiato e ha baciato l’asfalto. Poi ha ripreso a correre fino al traguardo.

Questa è la Napoli – Pompei! 

 
 
 

REFERENDUM, ATTENTI A QUEI TRE

Post n°1754 pubblicato il 23 Novembre 2016 da kayfakayfa

Evidentemente, pur di convincere gli elettori di centrodestra a votare Sì al referendum costituzionale, il Presidente emerito Giorgio Napolitano a Porta A Porta ha dichiarato, “Nel contenuto molti punti di questa riforma sono simili a quelle precedenti, compreso quella di Berlusconi ”.

All'epoca, pur di bocciare la riforma presentata dal governo Berlusconi che, a detta dei suoi oppositori, se fosse passata avrebbe instaurato un regime autoritario nel paese, - praticamente lo stesso che dicono oggi gli oppositori della riforma Boschi -, l'intero centrosinistra, alias Ulivo, a guida DS si schierò compatto per il No.

Ovviamente contro quella proposta di riforma si allinearono molti media e molti artisti tra cui Roberto Benigni che si inventò lo show televisivo LA Più BELLA DEL MONDO per difendere la Carta dalle grinfie berlusconiane.

Oggi, a distanza di otto anni, per diretta ammissione di Napolitano, scopriamo che la riforma costituzionale targata Boschi, è molto simile a quella contro cui nel 2006 il centrosinistra fece le barricate.

Nello stesso tempo, per quanto riguarda il referendum del 4 dicembre prossimo, Silvio Berlusconi ha invitato gli elettori del centrodestra a votare No perché, testuale, “se vince il Sì deriva autoritaria

In pratica mentre Napolitano rinnega le scelte fatte dal centrosinistra e da e se stesso nel 2006 – l'allora senatore Napolitano si oppose energicamente alla riforma proposta dal centrodestra, oggi lo stesso fa Berlusconi per quanto concerne il centrodestra. Né Benigni è da meno poiché, dopo essersi inizialmente schierato per il No, ora s'è schierato apertamente per il Sì.

In pratica, dopo otto anni, i ruoli si sono invertiti, le teste ragionano in maniera completamente opposta.

Tuttavia, come insegna la matematica, invertendo i fattori, il prodotto resta sempre lo stesso.

E non essendo la matematica opinabile, in virtù del fatto che la riforma costituzionale Boschi è molto simile a quella presentata dal governo Berlusconi nel 2006, come all'epoca fu bocciata la riforma berlusconiana altrettanto dovrebbe avvenire oggi per quella Boschi. Non fosse altro perché simili tra loro, Napolitano docet!.

Diversamente Renzi, ma soprattutto Napolitano e altri esponenti del centrosinistra, attualmente schierati per il Sì, ci spiegassero perché nel 2006 fecero di tutto per far fallire la riforma costituzionale di Berlusconi !?

Non essendo competente in materia, facendo gli opportuni paragoni con il passato, la mia ignoranza mi porta a individuare molte contraddittorietà in entrambi gli schieramenti di centrodestra e centrosinistra per quanto concerne l'approvazione o la bocciatura della riforma Boschi .

La sensazione è che ci troviamo al cospetto di due situazioni, referendum per l'approvazione di riforme costituzionali, praticamente simili tra loro. Ma che, solo per motivi politici, nel 2006 si risolsero in un modo e oggi potrebbero risolversi in maniera completamente opposta.

Se 2x3 fa 6 è altrettanto vero che anche 3x2 fa sempre 6.

Per cui, nel dubbio, io voto No, come votai nel 2006!  

 
 
 
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