Creato da kayfakayfa il 10/01/2006

LA VOCE DI KAYFA

IL BLOG DI ENZO GIARRITIELLO

 

 

IN TALIA LA LIBERTA' DI STAMPA É UN'UTOPIA?

Post n°1783 pubblicato il 19 Febbraio 2017 da kayfakayfa

Questa mattina, nell’attesa si facessero le 7 per scendere di casa e andare a correre con gli amici, ho acceso il televisore su Sky Tg24. Il conduttore stava illustrando la rassegna stampa dei principali quotidiani nazionali. Dopo aver evidenziato e commentato alcuni titoli delle prime pagine del Corriere della Sera, Repubblica, Messaggero, passando ai restanti quotidiani, ha citato QN – Quotidiano Nazionale, tralasciando le prime pagine degli altri, tra cui spiccava quella de Il Fatto Quotidiano contrassegnata da una cifra in  caratteri cubitali e  in rosso, 2.700.000.000€.

Essendosi fatta l’ora per scendere, non ho potuto attendere il successivo Tg per vedere se nella rassegna stampa a margine venisse  citato il titolo de Il Fatto che avevo precedentemente intravisto. Per cui, incuriosito, al rientro mi sono fermato in edicola ad acquistare una copia del giornale per capire a cosa si riferisse quella cifra.

La somma si riferisce all’appalto CONSIP, il più imponente d’Europa, per il quale sono sotto inchiesta per fuga di notizie il Ministro dello Sport Lotti, il Comandante Generale dei Carabinieri  Tullio Del Sette, il Comandante dei Carabinieri della Toscana Emanuele Saltalamacchia; per corruzione , l’imprenditore Alfredo Romeo che, malgrado, sia inquisito, s’è aggiudicato i  3 lotti più cospicui per complessivi 609 milioni di euro, dei 18 in totale che comprendono l’appalto.

All’interno del giornale, dopo aver riassunto la vicenda, i redattori mettono in risalto il velo di silenzio che i giornali e i telegiornali nazionali vi hanno calato.

Velo di silenzio che non è sicuramente sfuggito a quanti cercano di informarsi , per quanto gli è possibile, in maniera obiettiva, al di là dei personali orientamenti politici.

Leggendo il pezzo non posso evitare di ritornare  con la mente indietro di qualche ora, precisamente al Tg che avevo seguito nell’attesa di scendere; chiedendomi se nelle successive edizioni che non ho visto si fosse dato spazio al titolo de Il Fatto o lo si è lasciato decantare tra le tante prime pagine in cui era immerso.

Senza nulla togliere alla professionalità dei giornalisti di Sky, credo sia lecito dubitare sulla capziosa volontà redazionale di tralasciare volutamente la prima pagina de Il Fatto, nonostante fosse tra i primi quotidiani nazionali, poiché quella cifra a caratteri cubitali in prima pagina rivela una grossa rogna per Renzi, il PD e il governo dato che da alcuni giorni nell’inchiesta Consip è indagato per traffico di influenze illecite anche Tiziano Renzi,  il padre dell’ex Premier.

Questo dubbio nasce dalla constatazione che da quando il M5S è assurto al governo della Capitale con virginia Raggi, non passa giorno che giornali e telegiornali non ci bombardano con notizie riguardanti la sindaca e alcuni esponenti del movimento. A volte taroccando i fatti o travisandoli in maniera tale da mettere in cattiva luce la sindaca e il movimento. I quali, bisogna dirlo, da parte loro fanno di tutto, attraverso comportamenti di una ingenuità disarmante, ad alimentare la pioggia di critiche che piove su di loro.

Se la stragrande maggioranza dei media nazionali stende uno spesso velo di silenzio su un’inchiesta molto delicata come quella dell’appalto Consip, ma poi ci martella da mane a sera con notizie inerenti la giunta capitolina targata 5 Stelle e chi la comanda, non dobbiamo sorprenderci  se l’Italia è al 77° posto nella classifica per la libertà di Stampa stilata da Report.

Né ci si dovrebbe sorprendere se, malgrado il costante martellamento mediatico teso a denigrare la Raggi e il M5S, ne i sondaggi i grilini oscillano tra il primo e il secondo posto tra le attuali preferenze elettorali degli italiani.

Unitamente a un evidente calo di credibilità nella stampa da parte dell’opinione pubblica.

Sbaglia di grosso chi pensa che al giorno d’oggi bastano una serie di articoli pro o contro per accreditare o screditare un partito o una persona agli occhi della gente.

Da sempre il potere, per affermarsi, ha puntato a separare le masse per meglio controllarle.

Oggi, con l’avvento della rete, questa disunione è praticamente impossibile.

Continuare a pensare che i giornali e i telegiornali sono l’unica fonte da cui traggono informazioni i cittadini è anacronistico.

La velocità della comunicazione online è inattaccabile, sia per la stampa che per la televisione.

Come ha dimostrato la campagna referendaria per la riforma costituzionale: malgrado quasi tutti i giornali e telegiornali dessero ampio spazio ai sostenitori del Sì, tanto che più volte quelli del No hanno dovuto presentare esposti all’AGCOM, denunciando lo squilibrio tra lo spazio che in televisione si concedeva ai comitati del Sì rispetto al No, grazie al passaparola online mediante news, chat e forum, il No ha stracciato i Sì in maniera dirompente tanto da indurre l’allora Premier a dimettersi.

Seppure la maggioranza dei media nazionali tacesse o sussurrasse notizie che, viceversa, meritassero maggiore amplificazione, al fine di non disturbare il conducente, l’amplificazione virtuale della rete è inarrestabile.

Per quanto possano varare una legge per regolamentare la diffusione delle notizie in rete - ufficialmente per contrastare le fake news, alias bufale. Ma se la sensazione è che il fine ultimo di tale provvedimento sarebbe quello di impedire la diffusione di notizie sgradite al potere -  la rete è un bacino inesauribile e inarrestabile da cui attingere per farsi un’idea di come vanno realmente le cose in questo paese e nel mondo intero.

Ovviamente bisogna imparare a setacciare le tante notizie che affluiscono in rete al fine di evitare di cadere vittime delle bufale, credendole vere e condividendole per tali.

Ma come in tutte le cose nella vita, anche questa capacità di scelta la si acquista col tempo  “navigando”!

Se ne facessero una ragione quanti non comprendono il perché, pur diffondendo loro un certo tipo di notizie in un certo modo, la risposta dell’opinione pubblica è diversa da quella attesa.

Oggi la stampa e la televisione non sono più l’unica fonte di informazione da cui le persone attingono notizie.

Se “ieri” era dato come vangelo quanto veniva detto e scritto in video e sui giornali, oggi la “verità” viaggia prima di tutto in rete.

Diffondere notizie false, o comunque distorte, sia sui giornali che in tv non è né facile né conveniente in quanto si viene subito scoperti e pubblicamente messi alla gogna.

Facendo passare come vittime di un complotto quanti si vogliono screditare. Paradossalmente aumentando in loro la simpatia dell’opinione pubblica da sempre schierata con i più deboli. 

 
 
 

DISASTRO PD, VEDI NAPOLI E POI MUORI

Post n°1782 pubblicato il 14 Febbraio 2017 da kayfakayfa

Ci voleva il disfacimento del Pd operato da Renzi perché le prime pagine dei giornali e dei telegiornali spostassero finalmente l'attenzione dal Campidoglio, dove per mesi hanno concentrato gli sguardi raccontando in ogni minimo dettaglio, spesso esagerando o inventando, le imbarazzanti gesta della sindaca Raggi e della giunta M5S.

La direzione del Pd di ieri ha sancito le ormai certe dimissioni di Renzi da Segretario per sabato prossimo, giorno in cui verrà anche decisa la data del congresso per eleggere il nuovo leader del primo partito del centrosinistra italiano.

A giocarsi la leadership dovrebbero essere in tre: Renzi, Emiliano, Speranza e Orlando. Quest'ultimo conterebbe sull'appoggio di una parte della ex nomenclatura comunista targata Napolitano-D'Alema-Bersani.

Nell'attesa di conoscere quale sarà il nuovo segretario del PD e se, come sembra, ci fosse scissione all'interno del partito, è alquanto strano che nella direzione di ieri di tutto si sia parlato tranne del disastro del Pd di Napoli dove l'inchiesta sulle firme false di nove candidati inseriti a loro insaputa, inclusa una disabile, nella lista Napoli Vale che sosteneva la candidatura di Valeria Valente a sindaco di Napoli alle ultime amministrative, sta mettendo ulteriormente nei guai il Pd partenopeo, e di riflesso tutto il partito.

È vero, i panni sporchi si lavano in famiglia. Quindi tacere su una vicenda che definire imbarazzante è un eufemismo è d'obbligo per un partito che tanti strali ha lanciato e sta lanciando nei confronti del M5S per come sta amministrando Roma e per le vicende private della Sindaca Raggi.

Ma se con la memoria tornassimo indietro di qualche mese, ripercorrendo il cammino che portò alla candidatura della Valente a scapito di Antonio Bassolino, non possiamo dimenticare lo scandalo, documentato dalle telecamere di fanpage, di rappresentanti del Pd ripresi a distribuire soldi all'ingresso dei seggi in cambio del voto alla Valente.

In virtù di quei filmato, giustamente Antonio Bassolino fece ricorso, confidando nella giustizia del partito.

Purtroppo per lui, nonostante le prove, visive e audio, del misfatto compiuto a suo danno fossero inconfutabili, non solo la direzione convalidò il voto che premiava la Valente di fede renziana; ma non prese nemmeno alcun provvedimento nei confronti dei responsabili.

Senza ricorrere al famoso astag #enricostaisereno lanciato su twitter da Renzi dallo studio de Le Invasioni Barbariche per rassicurare l'allora Premier Enrico Letta che mai ne avrebbe preso il posto a Palazzo Chigi senza prima passare dal voto - per poi farlo cadere una settimana dopo levandogli la fiducia durante la direzione del partito - la pessima gestione dello scandalo primarie napoletane la dice lunga su come Renzi intendesse personalizzare il partito tanto da non farsi scrupoli di difendere l'indifendibile pur di non “toccare” una propria sostenitrice.

Non c'è da stupirsi se oggi Renzi e il Pd sono alle corde: gli eventi napoletani sono la sintesi di una gestione del tutto inadeguata del partito da parte del Segretario.

La sempre più probabile scissione non sarebbe che la naturale conseguenza di un'omogeneità che da tempo non esiste più.

 
 
 

PRECARIO SUICIDA TIRA IN BALLO IL MINISTRO POLETTI

Post n°1781 pubblicato il 08 Febbraio 2017 da kayfakayfa

Mentre le prime pagine dei giornali e dei telegiornali italioti di questa mattina sono dedicate al successo televisivo della prima puntata del festival di Sanremo e, tanto per non cambiare, alle vicende romane della Raggi e del M5S, pochissimi riferiscono della tragica vicenda del trentenne di Udine suicidatosi perché stanco di vivere una vita da precario e della lettera dove, in maniera lucida e dettagliata, spiega i motivi del suo estremo gesto.

A leggerla, la lettera, mette i brividi. Soprattutto a chi come me è padre di due figli, uno di 24 e uno di 22 - il primogenito impegnato con successo negli studi universitari, ma al momento privo di una propria autonomia economica; il secondo, barman di professione, occupato mediamente 2/3 volte a settimana a lavorare in bar e discoteche, dalla sera alla mattina del giorno seguente, soprattutto nei fine settimana, garantendosi quel minimo di libertà economica che gli consente di vivere con discreta autosufficienza la propria giovinezza. Entrambi con il pensiero fisso di andarsene a vivere all'estero, “perché in Italia per noi giovani non c'è futuro”. Testuale!

Posso immaginare, ma solo lontanamente, il dolore dei genitori di Michele. E apprezzarne il coraggio che hanno avuto nel decidere di rendere pubblica la lettera in cui a certo punto egli scrive,

Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità. Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia. Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.”

Leggo e rileggo queste parole. Chiudo gli occhi e, ripassandole nella memoria, mi sembra di ascoltare le voci di tanti giovani di mia conoscenza, inclusi i miei figli, che, non essendo nati né in una famiglia benestante, né di professionisti o commercianti dove, se non riuscissero a realizzare le proprie personali ambizioni lavorative, come alternativa potrebbero decidere di stabilirsi nell'azienda di famiglia o seguire il cammino dei propri genitori, garantendosi il futuro e, se lo volessero, mettere su famiglia senza patemi, sanno quanto sarà difficile il futuro per loro.

Anche perché vivono quotidianamente sulla propria pelle le disparità sociali che distinguono un cosiddetto “figlio di papà” da un “semplice figlio di operaio o impiegato che, seppure si laureasse con 110 e lode, difficilmente riuscirebbe a trovare un lavoro adeguato alle proprie conoscenze, vedendosi costretto a optare per un lavoro in un call center, come cameriere o altro.

Per non parlare dei figli dei disoccupati che devono anteporre le esigenze familiari alle proprie ambizioni, interrompendo gli studi dalle scuole medie per contribuire a far quadrare il bilancio familiare facendo qualsiasi mestiere.

Della lettera di Michele, però, i giornali che la citano, omettono il post scriptum: Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.


Da queste parole, si comprende che l'estremo suo gesto non è solo conseguenza di un possibile stato depressivo dovuto alla mancanza di lavoro e anche alla consapevolezza che, per il suo modo d'essere “sensibile”, difficilmente avrebbe trovato un lavoro dignitoso.

Ma soprattutto perché viveva in un paese dove, malgrado nella Costituzione si afferma che L'ITALIA É UNA REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO, chi governa, nella fattispecie il Ministro del Lavoro Poletti, anziché preoccuparsi di arginare la disoccupazione giovanile in continua crescita attuando politiche adeguate – attualmente il tasso di disoccupazione giovanile nel paese è oltre al 40% - non si fa scrupoli di irridere e umiliare i giovani che lavorano all'estero, ma che vorrebbero rientrare in patria, affermando pubblicamente, “Centomila giovani in fuga? Conosco gente che è bene non avere tra i piedi!”.

Offendendo in questo modo tutti quei giovani che vorrebbero un lavoro ma non ce l'hanno perché hanno la sventura di vivere in un paese in cui la disoccupazione spadroneggia.

Quel post scriptum, che molti omettono di riferire nelle loro cronache, è la sintesi della lettera di Michele.

Quel post scriptum è la denuncia di un sistema marcio fin nel midollo che come un cancro ha invaso e contaminato con le proprie metastasi l'intero Sistema Italia.

E forse per questo è meglio tacerne!

 
 
 

NAPOLI ENTRA NELL'OLIMPO DEI RUNNER'S

Post n°1780 pubblicato il 05 Febbraio 2017 da kayfakayfa
 
Tag: RUNNER

Già lo avevamo detto lo scorso anno che la MOHM, la Mostra d’Oltremare Half Marathon, organizzata da Benni Scarpellino, era una gara degna di una grande città come Napoli e che non ci saremmo stupiti se nel tempo si fosse affermata nel panorama internazionale delle gare podistiche, garantendo finalmente anche a Napoli di avere la sua corsa su strada cui avrebbero partecipato migliaia di atleti provenienti da tutto il mondo.

Bene, grazie alla lungimiranza ealla caparbietà di Benni e di altre persone dell’ambiente podistico napoletano – Carlo Capalbo, Maurizio Marino, Antonio Esposito – le quali, unendo le proprie forze, hanno dato vita alla NAPOLI RUNNING - la quarta edizione della Napoli City Half Marathon, alias MOHM, che si è svolta questa mattina ha fatto segnare numeri da record – 4100 partecipanti provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo –risultando il primo evento sportivo del sud Italia per atleti in gara.

Se al fiume di runner’s che si è riversato per le vie di Napoli associamo l’organizzazione quasi perfetta dell’evento, sia in termini squisitamente sportivi che di sicurezza degli atleti lungo tutto il tracciato di gara, possiamo dire che ci sono ottimi auspici per la buona riuscita della maratona di Napoli che si organizzerà nel 2018, sempre sotto l’ausilio della Napoli running.

Certo un conto è organizzare una 21 km, altro una 42:  mentre per una mezza maratona si blocca il traffico  per 3 ore, il doppio del tempo , se non di più, richiede la maratona.

 Ed è sicuramente questo l’ostacolo più impegnativo che si troveranno ad affrontare gli organizzatori, tenuto conto dell’insofferenza dei napoletani agli stop alla circolazione delle auto la domenica. 

Tuttavia visto che il progetto Napoli Running viaggia in sinergia con l’impegno dell’amministrazione comunale, la quale sembra aver preso assoluta consapevolezza di quanto una maratona non sia solo un semplice  evento sportivo ma un forte traino per il turismo  - per la gara di oggi, nel week end diversi alberghi e ristoranti cittadini sono stati invasi dai runner’s accompagnati dalle famiglie – non è sbagliato ipotizzare che dopo diciotto meste edizioni della maratona di Napoli che facevano registrare numeri mortificanti, adatti più a una gara di parrocchia, finalmente quella del 2018 sarà la prima vera maratona degna di Napoli.

Il successo della mezza maratona di oggi lascia ben sperare! 

 
 
 

RAGGI E IL SURREALE CASO DELLA POLIZZA VITA

Post n°1779 pubblicato il 03 Febbraio 2017 da kayfakayfa

Dopo le case acquistate o affittate a propria insaputa, ora siamo alle polizza vita di cui si viene nominati beneficiari senza saperne nulla. La differenza tra i primi due casi e l'ultimo è sostanziale: si può essere ignari che qualcuno ci rende beneficiari di una polizza vita - così come si è ignari di essere nominati eredi in un testamento; non si può ignorare di comprare una casa o affittarla con il sostegno economico di terzi visto che in questi ultimi casi dobbiamo firmare in calce il contratto davanti a un pubblico ufficiale.

Già ciò basterebbe a ridimensionare il polverone che da ieri sera s'è nuovamente levato intorno alla sindaca Raggi allorché si è appreso che Romeo, nominato dalla sindaca capo della propria segreteria con il triplo dello stipendio rispetto a quello che percepiva da dipendente, a gennaio del 2016, epoca in cui la Raggi era semplice consigliere comunale e ancora non si parlava della sua candidatura al Campidoglio, aveva stipulato una polizza vita di 30 mila euro la cui beneficiaria era Virginia Raggi.

È comprensibile l'atteggiamento irridente del Pd e degli altri partiti nei confronti della Raggi e dell'intero M5S, visto che da sempre i pentastellati si dichiarano paladini dell'onestà in politica, accusando i "vecchi" partiti di essere un vespaio di corruzione causa dei mali del paese.

Tuttavia i contorni della vicenda sono talmente surreali che, prima di lanciarsi lancia in resta contro la sindaca, chiedendone le dimissioni – da cui deriverebbe conseguentemente il commissariamento del Comune e quasi probabilmente verrebbe riproposta la candidatura di Roma ad ospitare le olimpiadi del 2024, negata dalla giunta Raggi – sarebbe il caso di aspettare di conoscere i fatti.

Se la sindaca si dice tranquilla tanto da vedersi rinnovata la fiducia del Movimento, bisogna crederle sulla parola.

Se poi gli eventi dovessero invece dimostrarne eventuali responsabilità, è ovvio che a pagare non sarebbe solo lei ma l'intero M5S che più che mai dimostrerebbe la propria inadeguatezza sia nel selezionare la classe dirigente sia a vigilare su di essa affinché operi in sintonia con i principi etici del Movimento.

Ma prima di puntare il dito in maniera lapidaria contro Virginia, aspettiamo lo sviluppo degli eventi. Il principio garantista, tanto caro ai vecchi partiti, secondo cui un imputato deve ritenersi colpevole solo quando il tribunale emette la sentenza definitiva vale anche per lei che, per ora, è solo indagata, nemmeno rinviata a giudizio!

P.s.: solo ora apprendo che oggi è l'ultimo giorno in cui le città candidate a ospitare le Olimpiadi del 2024 possono presentare la 3° parte del dossier olimpico. Quindi, seppure la Raggi dovesse dimettersi, Roma è ufficialmente fuori dai giochi! 

 
 
 
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