Creato da kayfakayfa il 10/01/2006

LA VOCE DI KAYFA

IL BLOG DI ENZO GIARRITIELLO

 

 

TERREMOTO NEL CENTRO ITALIA, È FESTA PER GLI SCIACALLI

Post n°1729 pubblicato il 24 Agosto 2016 da kayfakayfa

Questa mattina, appena ho saputo del terremoto che questa notte ha devastato il centro Italia, in particolare l'alto Lazio radendo al suolo il comune di Amatrice e zone limitrofe, non ho potuto fare a meno di chiedermi “chissà quanti sciacalli, saputo del terremoto, come fu per quello dell'Aquila, si saranno telefonati ridendo per festeggiare gli affari che ne trarranno dalla ricostruzione!”

Dispiace dirlo ma, abituati come siamo al malaffare dilagante in Italia frutto del cinismo di molti politici e costruttori che non si fanno scrupoli di stringere affari con la malavita per speculare sulle altrui disgrazie pur di arricchirsi – l'inchiesta mafia capitale è uno degli ultimi esempi più eclatanti di questa commistione politico/affaristico/mafiosa – e allo spettro della città de L'Aquila e di altri paesi colpiti dal terremoto del 2009 che, a tutt'oggi, malgrado gli impegni dell'allora Premier Berlusconi e dei suoi successori, Monti/Letta/Renzi, per una ricostruzione rapida, sono ridotte a un ammasso di macerie o poco meno, riesce impossibile non immaginare che anche il terremoto di questa notte non diventi motivo di festa per molti imprenditori del settore edile in combutta con la politica.

Speriamo che la triste esperienza aquilana, unitamente a quella delle alluvioni dove in alcuni casi gli argini dei fiumi furono rinforzati con il polistirolo per risparmiare sul materiale di costruzione e quindi andati in frantumi con una nuova ondata di maltempo facendo sì che l'acqua tornasse a inondare case e strade, apra la mente e gli occhi ai nostri governanti affinché anche questa ennesima catastrofe non si trasformi in un banchetto per i soliti “amici” e per “gli amici degli amici”!

Speriamo che i promotori per il Sì al referendum costituzionale non sfruttino il terremoto di quersta notte sostenendo che votando Sì si garantirà una rapida ricostruzione post terremoto.

In molti casi i nostri politici ci hanno talmente abituati al peggio del peggio che è impossibile non pensare che in vista del referendum di novembre, madre di tutte le battaglie per Renzi e il suo governoi, a qualcuno non venga in mente di sparare una simile affermazione strumentale dopo quella del Ministro Boschi che votando sì al referendum si sconfigge il terrorismo.

Per rispetto delle vittime del terremoto e dei superstiti che hanno perso tutto, speriamo che i nostri governanti e politicanti ci risparmino l'ennesimo teatrino di affermazioni  eclatanti e le solite passarelle sul luogo del disastro.

Alle parole e alle immagine ad effetto facciano i seguire i fatti e poi ne riparliamo! 

 
 
 

TRA LONDRA E NAPOLI LA METROPOLITANA FA LA DIFFERENZA

Post n°1728 pubblicato il 21 Agosto 2016 da kayfakayfa

Quando ieri mattina ho appreso dal telegiornale che a partire da questo week end la metropolitana di Londra per i fine settimana resterà aperta 24 h su 24 - al momento il servizio è in fase sperimentale solo su 2 delle 11 linee, ma entro il prossimo autunno dovrebbe estendersi a tutte le tratte  – pensando alla metropolitana di Napoli, non ho potuto trattenere un amaro sorriso.

Come sa bene chi ha la sventura di doversi spostare con la Metropolitana di Napoli  - Linea 1 o, soprattutto, la Linea 2 gestita da Trenitalia che va da Pozzuoli a San Giovanni Barra, non fa differenza – il servizio lascia molto a desiderare, sia per la periodicità con cui i convogli si susseguono – contravvenendo in maniera spudorata agli orari ufficiali che prevedono mediamente un passaggio di ogni convoglio tra gli 8 e i 20 minuti per la Linea 1 e tra i 7 e 10 minuti per la Linea 2 -, sia per la lentezza con cui viaggiano su alcuni tratti  - in questo caso i convogli della Linea 2 sono imbattibili per quanto concerne i minuti di ritardo che accumulano coprendo l’intera tratta, annunciati con enfasi dall’altoparlante del convoglio ogni qualvolta si giunge al terminal chiedendo scusa ai passegeri.

Mai una volta che un treno della Linea2  per completare l’intero percorso non accumuli mediamente, se va  bene, 20/25 minuti di ritardo, rendendo una vera e propria odissea  il viaggio ai passeggeri.

Senza contare, sempre per la Linea 2, le numerose corse che vengono quotidianamente soppresse, costringendo  i viaggiatori sulle banchine a snervanti attese.

Tutto ciò riguarda i giorni feriali. Per quanto concerne invece i week end e i festivi la situazione diventa drammatica, ancora una volta soprattutto per la Linea 2. Se, sulla carta,per i week end la Linea 1 prevede un prolungamento di orario con l’ultima corsa il sabato notte da Piscinola alle 0:48 e da Piazza Garibaldi alle 1:32, mentre nei festivi  gli orari di apertura e chiusura sono pressoché simili a quelli dei feriali con un leggero aumento, sempre sulla carta, di un paio di minuto in più per passaggio tra una corsa e l’altra, epico diventa il travaglio di chi decide di spostarsi nei fine settimana o durante le feste con la Linea 2.

Stando agli orari ufficiali nei fine settimana e ne i giorni festivi  i treni dovrebbero partire da Pozzuoli e da San Giovanni  mediamente ogni 15/16 minuti.

Come purtroppo sa bene chi è costretto a spostarsi i questi giorni con la Linea 2, spesso i tempi di attesa tra un treno e l’altro rasentano anche l’ora di attesa, non esagero.

Ecco perché ieri, ascoltando l’annuncio del sindaco di Londra sull’orario continuo della metropolitana nei fine settimana non ho potuto trattenere un sorriso di rabbia.

A Napoli già saremmo felici se i treni si attenessero scrupolosamente agli orari indicati dai rispettivi tabelloni informativi consultabili su internet o appesi nelle stazioni.

Per carità, negli ultimi tempi l’integrazione sulla Linea 2 di nuovi convogli di generazione Jazz dotati di tutto i comfort, perfino di un sistema di aria condizionata che costringe molti viaggiatori a dotarsi di cardigan quando viaggiano perché negli scompartimenti si ghiaccia talmente l’aria è fredda, ha un tantino alleggerito la situazione dal profilo squisitamente confortevole per i passeggeri.

Purtroppo i disagi dovuti alle lungaggini di attesa tra una corsa e l’altra, o l’improvvisa soppressione di alcune corse, continua a rendere un vero e proprio inferno lo spostamento dei pendolari, degli studenti e di quanti decidono di servirsi della metropolitana, in particolare della Linea 2, per muoversi da un punto all’altro della città.

Credo che molti viaggiatori, pur apprezzando la bellezza architettonica della stazione della Linea 1 di Toledo, considerata la più bella stazione metropolitana d'Europa , preferirebbero alla bellezza stilistica della struttura l’efficienza del trasporto.

Un’ultima considerazione merita la disuguaglianza del costo del biglietto della Linea 2: per chi viaggia da Bagnoli a San Giovanni è di euro 1,20 mentre per chi parte dal terminal di Pozzuoli, stazione successiva a Bagnoli, è di euro 2!

Tale disparità sembra derivi dal fatto che Pozzuoli è considerato territorio extra urbano.

Se così fosse – aspetto conferma o smentita con chiarimenti - una simile giustificazione poteva valere esserlo prima dell’avvento delle Città Metropolitane. Da quando esse sono in vigore, rientrando Pozzuoli nella città Metropolitana di Napoli, tale disparità ci sembra una vera e proprio abuso nei confronti dei Puteolani e di quanti da Napoli devono trasferirsi a Pozzuoli o viceversa.

Per i napoletani, intesi come cittadini della Città Metropolitana di Napoli, già sarebbe una conquista se la metropolitana -Linea1 e la Linea 2 – funzionasse regolarmente, rispettando gli orari di partenza e di passaggio tra un convoglio e l’altro – tempi di attesa che comunque, paragonati con quelli delle metropolitane di altre città italiane e internazionali, sono molto lunghi.

Come i londinesi hanno accolto con gioia l’annuncio del servizio ininterrotto nei week end della loro metropolitana, i napoletani accoglierebbero con la stessa gioia la efficiente funzionalità della loro metropolitana e dell’intero servizio di trasporti pubblici urbano che, bisogna dirlo, sia su rotaie che su gomma, a Napoli e in provincia è vergognoso! 

 
 
 

IN MEMORIA DI SIHAM, RUNNER SIAMO PRUDENTI

Post n°1727 pubblicato il 17 Agosto 2016 da kayfakayfa
 
Tag: RUNNER

Il mondo del podismo campano è sotto shock per la tragica scomparsa della runner marocchina Siham Laaraichi, tesserata con la società podistica Il Laghetto di San Giovanni a Teduccio, travolta a ferragosto da un treno nel casertano mentre correva tra i binari, come riferisce il Corriere del Mezzogiorno; o, oltrepassato il passaggio a livello, si stava incamminando a piedi “verso la vicina stazione di Santa Maria Capua Vetere (Caserta)”, come invece riferisce Il Messaggero. Il quale smentisce pure la prima versione dei fatti secondo la cui l’atleta non s’era accorta del sopraggiungere dei treni perché aveva le cuffiette nelle orecchie: al momento sul luogo della tragedia gli inquirenti non hanno trovato alcun elemento a sostegno di questa ipotesi.

In attesa di conoscere dagli sviluppi delle indagini la verità sulla morte di Siham, come sempre accade quando si verifica una tragedia determinata, molto probabilmente, dall’imprudenza umana, anche in questo caso essa deve fungere da monito per tutti noi runner che, in preda alla foga di continuare a correre per non raffreddarci, quando ci troviamo al cospetto di un passaggio livello chiuso, abbiamo la pessima abitudine di affacciarci oltre le sbarre per verificare se il convoglio sta sopraggiungendo:  non intravedendone l’ombra, non ci facciamo scrupoli di attraversarlo comunque senza aspettare il levarsi delle sbarre, fregandocene del casellante che ci invita a pazientare.

Così come, quando corriamo sul ciglio della strada, non abbiamo il buon senso di correre contromano rispetto al senso di marcia delle auto in modo da tenerne sotto controllo il sopraggiungere per schivarle se, malauguratamente, una di esse ci venisse addosso. Cosa impossibile da farsi correndo dando loro le spalle, non avvedendoci se qualcuna, perso il controllo, sta per travolgerci al fine di evitarla.

Allo stesso tempo in molti, quando corriamo  immersi nelle tenebre la sera o al mattino presto, non abbiamo l’avvedutezza di indossare né tessuti fosforescenti né una luce sulla fronte al fine di segnalare la nostra presenza sulla strada agli autoveicoli in transito.

Sono questi tanti piccoli accorgimenti che, se applicati con puntualità, malgrado l’imprevedibilità del fato, possono ridurre di parecchio i rischi di una tragedia.

Forse non sapremo mai se Siham stesse correndo o semplicemente camminando sui binari per accorciare il percorso che doveva compiere per rientrare a casa. 

Quel che è certo è che, purtroppo, non doveva trovarsi lì.

Che il suo sacrificio sia da monito per quanti di noi non esitano ad infrangere le più banali regole di sicurezza pur di non fermarsi mai per avitare di raffreddarsi o, peggio, per fare il tempo.

In data 18 agosto apprendo che chi ha effettuato il riconoscimento della salma ha potuto riscontrare che Siham indossava maglietta e jeans da cui si deduce che non stesse correndo sui binari.
Tale rettifica era necessaria visto che l'accavallarsi di notizie sulla tregedia, anziché chairirla, la rendono ulteriormente fosca.

 
 
 

POLITICA E LE COSCE DELLA BOSCHI, QUANTA IPOCRISIA

Post n°1726 pubblicato il 13 Agosto 2016 da kayfakayfa

La polemica in scena da due giorni negli ambienti della politica e del giornalismo italiano scatenata dalla presunta vignetta sessista di Mannelli apparsa due giorni fa su Il Fatto Quotidiano in cui si ritraeva il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi seduta e scosciata intenta a parlare a microfono; e la didascalia soprastante “riforme - lo stato delle cos(c)e”, a significare che la Boschi dice più cose con il corpo che non con la mente, appare ridicola e patetica.

Ridicola se si considera l'unanime indignazione che colse il mondo della politica nostrana quando, poco meno di due anni fa, precisamente agli inizi di gennaio del 2015, a Parigi un commando terrorista fece irruzione nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo uccidendo dodici tra vignettisti e redattori rei di aver pubblicato vignette offensive nei confronti dell'Islam.

Da destra a sinistra passando per il centro non ci fu un solo politico italiano che non si schierò in difesa della libertà di stampa e di satira.

Addirittura Daniela Santanché, la stessa che durante un programma televisivo aveva abbandonata lo studio risentita per alcune vignette di Vairo su Berlusconi e su di lei, si disse pronta a pubblicare in Italia il settimanale francese perché “la satira va difesa.”

Intanto il premier Renzi sfilò sui campi elisi nella manifestazione pro Charlie insieme a tanti altri capi di Stato e di governo per esprimere solidarietà alla Francia, al giornale satirico e alla libertà di stampa. Fa niente se poi in molti di quei paesi i cui rappresentati si tenevano a braccetto sfilando per Parigi la libertà di espressione era, ed è tuttora punita quanto meno con l'arresto.

Patetica in quanto non si capisce perché molti di quei politici che oggi si indignano per la vignetta di Mannelli – che, per inciso, non fa altro che riproporre l'immagine della Boschi esattamente com'era nella realtà nel momento in cui parlava dal palco – non si indignavano quando Vauro o altri vignettisti, all'epoca degli scandali sessuali in cui era coinvolto l'allora Premier e leader del centrodestra Silvio Berlusconi, non si facevano scrupoli di raffigurare l'ex cavaliere circondato da un nugolo di donne nude in atteggiamento inequivocabile, alcune con le chiare fattezze di note rappresentanti del centrodestra, una su tutte Nicole Minetti.

Quale differenza passa tra le inequivocabili vignette di Vauro e quella “casta” di Mannelli? Qualcuno me lo sa spiegare?

La satira è consentita quando irride al mondo politico di centrodestra ed è invece sessista, e dunque censurabile, quando tocca il centrosinistra?

La sensazione è che quest'ennesima farsa tutta italiana sia stata alimentata ad arte per tentare di mettere in cattiva luce forse l'unico giornale, IL FATTO QUOTIDIANO, apertamente schierato per il No al referendum costituzionale di autunno per l'approvazione della riforma costituzionale che, guarda caso, porta proprio il nome del Ministro oggetto della satira incriminata di Mannelli, Maria Elena Boschi.

Per carità, indignarsi per una vignetta è legittimo. Ma a questo punto sarebbe opportuno che i nostri politici in futuro ci risparmiassero il loro affranto cordoglio, schierandosi a difesa della libertà di parola, se un giornale, un giornalista, un vignettista o un comico dovessero subire degli attentanti per il proprio lavoro in assoluta libertà.

È da ipocriti dichiararsi “Je Suis Charlie” se poi ci si indigna per un paio di cosce!

 
 
 

RAI: DI TUTTO, DI NIENTE

Post n°1725 pubblicato il 11 Agosto 2016 da kayfakayfa

Se qualcuno nutrisse dubbi in merito alla natura democratica dell’attuale maggioranza di governo, grazie al riassetto – ma forse sarebbe meglio dire, al repulisti - attuato in Rai con le nomine dei nuovi direttori di rete e dei Tg, unitamente alle chiusurae di alcuni programmi di approfondimento giornalistico, VIRUS, o alla sostituzione dei loro conduttori, Giannini a BALLARò, perché non in sintonia con Renzi e il renzismo, tali dubbi si sono tramutati in amare certezze.

Per carità, nulla di trascendentale. Qualunque governo ha sempre gestito a proprio vantaggio le nomine dei vertici di viale Mazzini per assicurarsi che i Tg e i talk show avessero un’impronta editoriale filogovernativa per accattivarsi attraverso il mezzo mediatico le simpatie elettorali dei cittadini; trasmettendo via etere dell’operato del governo un’immagine idilliaca, seppure in assoluta dissonanza con la realtà. Puntando sulla credenza popolare, tuttora in auge, secondo cui la televisione dice solo verità, figurasi quella di Stato!

Stupisce  che a compiere questo riassetto filogovernativo nella TV di Stato  sia proprio un governo guidato da chi in passato auspicava i partiti fuori dalla RAI, e vedeva in internet una valida alternativa a quella vecchia e stantia della  televisione per rivolgersi direttamente ai giovani che, a suo dire, sono il domani del paese.

Purtroppo per costui e per i suoi sodali ciò sarebbe valso se nel Paese , in opposizione al centrosinistra, sarebbe esistito solo il centrodestra ormai orfano(?) di Berlusconi.

Poiché in Italia nell’ultimo quinquennio si è affermato una terza realtà politica – mi riferisco al M5S - soprattutto grazie alla presuntuosa sottovalutazione della politica di vecchio stampo, la quale, invece di studiare attentamente il fenomeno e la sua crescita, solo perché il padre fondatore del movimento era un comico, Beppe Grillo, lo derideva con disprezzo, ipotizzando che si sarebbe presto sgonfiato essendo la politica una cosa seria, non un varietà.

Quella stessa presunzione le si è ripercossa contro come uno tsunami: prima alle ultime politiche dove il M5S si affermò come primo partito di maggioranza relativa; quindi, dopo la debacle delle europee, dove, grazie alla magica trovata di Renzi, da poco nominato Premier, di far trovare in busta a milioni di italiani 80 euro, il Pd doppiò il M5S, le ultime amministrative hanno visto la vittoria di 19 ballottaggi su 20 del M5S che ha addirittura sconfitto i candidati del PD a Roma e, a sorpresa, a Torino, imponendosi come forza politica prossima a governare, legge elettorale permettendo.

Tenuto conto che per la comunicazione  il M5S non si avvale dell’ausilio politico di canali televisivi né di quotidiani – Il Fatto Quotidiano, da molti considerato schierato con il M5S, spesso lo critica o mette in evidenza aspetti che lo penalizzano come fu per le consulenza non dichiarate dell’allora candidata sindaco di Roma Virginia Raggi tanto da meritarsi gli elogi del PD e di tutti gli altri partiti avversi al M5S e allo stesso quotidiano diretto da Travaglio – ma solo del blog di Grillo, dei social network tipo facebook e twitter, del sostegno di alcuni intellettuali come Dario Fo che non si fanno scrupoli di divulgarne pubblicamente le idee e appoggiarne le politiche. E, soprattutto, del contatto diretto con la gente attraverso l’installazione nelle piazze di gazebo in cui è facile trovarvi illustri rappresentati del movimento nonché importanti cariche istituzionali lì presenti allo scopo di parlare direttamente alla gente per spiegarle le proprie politiche e cosa non va in quelle del governo.

Se ora Renzi e i suoi, da sempre schierati per le innovazioni tecnologiche, in vista del referendum autunnale per confermare o meno per la riforma costituzionale varata dalla Boschi, sentono a loro volta il bisogno di lottizzare la RAI per garantirsi il sostegno del mezzo mediatico pubblico quando a settembre inizierà la campagna elettorale per il Sì appoggiato da Renzi, e per il No delle opposizioni,  addirittura nominando direttore artistico di Radio Rai Carlo Conti il quale non avrebbe perso tempo a far cadere su Radio 2, l’emittente satirica per eccellenza della RAI, la mannaia delle censura proponendo la chiusura di alcuni programmi, lo spostamento di altri su Radio Uno; costringendo alcuni protagonisti a uscire di scena perché contrari ai suoi diktat prorenziani, significa che il Premier, preso atto della scoppola elettorale delle ultime amministrative e che, contrariamente agli appelli suoi e di Napolitano – gesto anticostituzionale - affinché gli italiani disertassero il referendum sulle trivellazioni, circa 15 milioni andarono ai seggi e 13 milioni votarono No, è ovvio che avendo Renzi personalizzato il referendum costituzionale come un voto pro o contrario al suo governo, dichiarando che se avessero vinto i No si sarebbe dimesso – capito l’errore, ha poi fatto retromarcia – non stupisce che abbia anteposto il vecchio modo di fare politica a quello che auspicava quando non era ancora né leader del Pd né Presidente del Consiglio; rispolverando la  lottizzazione della Rai per assicurarsi che in futuro dai media pubblici si diffondano solo voci inneggianti alla propria grandezza e a quella del governo in modo da convincere gli italiani a votare Sì alla riforma costituzionale fortemente voluta da Giorgio Napolitano, come Renzi stesso ha affermato alcuni giorni fa dal palco della Festa dell’Unità di Bosco Albergati in provincia di a Modena.

Tenuto conto che i programmi Rai, in particolare i TG, sono seguiti da persone anziane, mentre i giovani tendono sempre più a seguire le reti private e a informarsi sui social e su internet, viene spontaneo chiedersi se, come in tanti ipotizzano, la figura del rottamatore che contraddistinse in passato Renzi al punto che in molti vi riconobbero il  modello ideale per il nuovo leader del centrosinistra italiano al punto da sceglierlo come Segretario del Pd, non era solo una maschera indossata dall’ex sindaco di Firenze per far presa sull’elettorato, per poi “tradirlo”, una volta eletto  leader del Pd, e assurgere a Palazzo Chigi in maniera molto discutibile.

Indimenticabile il suo astag su twitter ENRICO STAI SERENO diretto al Presidente del Consiglio Enrico Letta per tranquillizzarlo dalle insistenti voci secondi cui Renzi stava meditando di farne cadere il governo per prenderne il posto.

Poche ore dopo quel twitt  il governo Letta cadde perché il Pd di cui Renzi era, ed è tuttora, il Segretario gli tolse la fiducia. Renzi fu nominato Premier!

Riposto nel dimenticatoio l’impegno di tenere i partiti fuori dalla Rai per assicurarsi un'emittente pubblica sottomessa al proprio volere pur di raggiungere l’obiettivo iniziale, l’approvazione della riforma costituzionale; l’obiettivo ulteriore prevede l’accentramento nelle proprie mani e in quelle di quanti gli succederanno alla guida del governo del potere assoluto, svuotando di senso la funzione del Parlamento;  rendendo di fatto l’Italia una Repubblica Presidenziale.

Ovviamente in tutto ciò non ci sarebbe nulla di male se Renzi e i suoi, in particolare il Ministro Boschi, pur di convincere gli italiani a votare Sì alla riforma costituzionale, non si farebbero scrupoli di attribuirle proprietà terapeutiche quali sconfiggere il terrorismo o far risparmiare 500 milioni all’anno da investire nel fondo povertà. Peccato che i conti della Ragioneria di Stato, dunque dello stesso governo, smentiscano Renzi e il suo Ministro.

Secondo Umberto Eco, “internet ha dato la parola agli imbecilli: prima parlavano solo al bar e subito venivano messi a tacere”.

C’è da presumere che, dopo aver visto l’esito del referendum tenutosi a fine maggio in Gran Bretagna che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Europa,  con conseguenti dimissioni del Premier Cameron che lo aveva premesso in campagna elettorale e successivamente promosso, creando non pochi problemi all’UE, ripensando all’affermazione del grande intellettuale, Renzi  non abbia deciso di rivolgersi a chi guarda la televisione, considerandolo capace di intendere e di volere rispetto a chi si nutre di internet.

Dimostrando in questo modo  di pensarla come coloro, tra cui Napolitano,  che, a seguito del voto britannico, condannarono la decisione di Cameron di delegare ai cittadini la facoltà di scelte così importanti come quella della brexit che, secondo loro, dovrebbero essere esclusivo appannaggio di chi ha le competenze per compiere decisioni simili, la politica.

Piaccia o no, in democrazia si dà voce a tutti, anche agli imbecilli, con buona pace di Eco.

Se davvero fosse che la mamma dei cretini è sempre incinta e questi intasano internet, se Renzi spera che, lottizzando la Rai, al referendum vinceranno i Sì, si sbaglia di grosso.

Su internet, e non solo su internet, il popolo del No è in continua ascesa, cretino più cretino meno.

Sarebbe meglio se in prossimità del referendum Renzi si inventasse un’altra magia come quella degli 80 euro a ridosso delle elezioni europee.

Contrariamente a un vecchio spot pubblicitario, non è detto che Rai voglia dire davvero  DI TUTTO, DI PIU’.

 

 
 
 
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