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LA VOCE DI KAYFA

IL BLOG DI ENZO GIARRITIELLO

 

 

SIGNATURE RERUM: RECENSIONE DI CLARA CECCHI

Post n°1890 pubblicato il 20 Aprile 2018 da kayfakayfa

Di seguito la recensione della scrittrice/poetessa fiorentina Clara Cecchi al mio nuovo romanzo SEGNATURE RERUM.

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Rispetto a L'ultima Notte, che mi aveva colpita per i toni appassionati e romantici di un amore che dura oltre la vita, ho trovato Signature Rerum molto diverso, sia per argomento sia perché decisamente più crudo nei toni e nelle immagini.

È sempre scritto molto bene, con l'abituale stile scorrevole e diretto, la trama attira e viene voglia di leggerla d'un fiato, ma a un tratto la storia d'amore si trasforma in un incubo e dal paradiso sembra di precipitare all'inferno.

Un ribaltamento assolutamente inaspettato che cambia il genere del romanzo con un colpo di scena e motiva le scene di sesso piuttosto crude e minuziose, alcune parecchio insistite su particolari che sul momento mi hanno un po' disturbata e lasciata perplessa, ma che finiscono poi per rivelare il loro perché nell'economia della storia.

Interessante l'accento alle signature rerum, materia esoterica sempre cara all'autore magari da approfondire in seguito in un altro scritto, molto bella ed efficace la descrizione dei luoghi della Sibilla, ci si ritrova trasportati a Cuma con la sola forza dell'immaginazione.

Il romanzo si presenta ben strutturato e il personaggio di Riccardo delineato con cura in tutte le sue sfumature e nelle reazioni che la vicenda gli provoca, dall'amore, alla delusione, alla rabbia fino anche alla paura. Così come pure gli altri protagonisti. Anche il personaggio della ragazza amica/sacerdotessa, malgrado appaia solo tre volte, si inserisce a dovere nel tessuto simbolico del racconto.

Suscita reazioni di forte emozione il finale a sorpresa, dove tutto si ricollega come per la chiusura di un cerchio. 

In definitiva, che possa piacere o no il genere, certo si tratta di un romanzo decisamente coinvolgente.

Clara Cecchi

 
 
 

GIOVANI E BULLISMO, LA FAMIGLIA DOVE E'?

Post n°1888 pubblicato il 19 Aprile 2018 da kayfakayfa

 

 

Mentre gli interessi degli italiani sono divisi, in minima parte, tra formazione del nuovo governo e situazione economica del paese e, in massima parte, tra Isola dei Famosi, Grande Fratello e chi vincerà il campionato di calcio, le cronache quotidiane registrano, questa volta a Lucca, l'ennesimo episodio di bullismo da parte di un alunno nei confronti del proprio professore, aggredito verbalmente e strattonato perché si era permesso di mettergli insufficiente al compito. Il video dell'episodio, come ormai da prassi consolidata, ripreso con il telefonino da alcuni compagni di classe, è stato subito messo in rete diventando virale.

Chi si indigna o, addirittura, inorridisce, per quest'ennesimo atto di insubordinazione e di violenza da parte di un minore nei confronti di un insegnante ha tutte le ragioni di questo mondo per farlo. Ma oltre ad attribuire, probabilmente con ragione, le colpe di tale atteggiamento all'assenza della famiglia nell'educazione del proprio rampollo, bene farebbe a farsi un giro in rete dove proliferano video di personaggi famosi che senza alcun pudore si fanno riprendere seduti sul water a inveire contro un avversario politico - Sgarbi docet - o a irridere i propri parenti per aver parato parato un tiro dell'attaccante della loro squadra del cuore che, se fosse entrato in rete, probabilmente avrebbe cambiato le sorte del campionato - Donnarumma docet. Per non parlare di Buffon che ne dice di cotte e di crude contro l'arbitro reo di aver decretato un rigore dubbio contro la Juventus a pochi secondi dalla fine dell'ottavo di finale contro il Real Madrid , determinandone l'estromissione dalla Champions League. Per non parlare di quei genitori che vanno a scuola a menare gli insegnanti o i dirigenti scolastici perché hanno avuto l'ardire di alzare la voce o di mettere un brutto voto al loro pargolo anziché tirare le orecchie all'infante per lo scarso rendimento come avveniva un tempo.

L'autorità va rispettata a prescindere, sia che si tratti di un arbitro che di un insegnante. Se poi un campione della pedata si senta in diritto di mettere in dubbio l'onestà e la serietà del direttore di gara, ipotizzando che al posto del cuore abbia un cassonetto dell'immondizia, che messaggio sta lanciando ai propri tifosi, in particolare ai ragazzini, se non quello che l'autorità non solo può essere messa in discussione ma addirittura ridicolizzata e offesa pubblicamente?

E' vero, la famiglia è la principale responsabile dell'educazione dei ragazzi. Ma vivendo in un'epoca in cui l'abbondanza di mezzi di comunicazione e l'esistenza dei social illudono tanti di poter essere protagonisti al pari dei propri beniamini attraverso la diffusione in rete delle loro "eroiche" gesta su facebook o instragram, tipo attaccare un professore o schernire un compagno solo perché timido o perché studioso, semplicemente perché lo stesso hanno visto fare in televisione da un campione dello sport, da un critico d'arte nonché onorevole della Repubblica (delle banane?...) o da un attore o da un cantante in declino che, per racimolare un po' di notorietà, non si fanno scrupoli a partecipare a un reality e a litigare con tutti gli altri protagonisti per farsi notare e suscitare le simpatie del pubblico affinché li votino aiutandoli a vincere.

Pur essendo perfettamente consapevole che l'argomento è complesso e non può certo risolversi in una mera discussione di poche righe come è il caso di questo post, questo mio scritto vuole essere un ulteriore spunto di riflessione sulla società in cui viviamo.

Oggi, causa la crisi economica e le pressanti esigenze psicologiche indotte dal consumismo, le famiglia è sempre meno unita in quanto sempre più spesso entrambi i genitori lavorano per cui, avendo poco tempo da dedicare all'educazione dei propri figli, delegano la stessa ai nonni o a un estraneo i quali quasi sempre, per tenerli buoni, li piazzano davanti al televisore o al Pc senza preoccuparsi di cosa guardano. Con tutti i rischi che ne derivano!

 
 
 

NAVIGARE E' TARDI, LA POESIA DI NIKO MUCCI

Post n°1887 pubblicato il 16 Aprile 2018 da kayfakayfa

 

Sabato 14 aprile presso l'Art Garage di Pozzuoli, nell'ambito della rassegna culturale ArtinGarage curata dal fotografo Gianni Biccari, s'è presentato NAVIGARE è TARDI, il secondo libro di poesie di Niko Mucci.

Come purtroppo quasi sempre accade quando si organizzano eventi del genere legati alla letteratura, soprattutto per la poesia, l'affluenza di pubblico ha lasciato a desiderare. Tuttavia da navigato uomo di spettacolo qual è, consapevole di come vanno le cose in questo mondo, Niko non se ne è fatto per niente un problema e con tranquillità e professionalità ha risposto alle domande che il sottoscritto gli ha pubblicamente posto, spiegando nel dettaglio ai pochi intimi presenti in sala la propria poetica; leggendo lui stesso alcune delle sue poesie, intervallandosi nella lettura con Federica Grimaldi e Laura Tramontano, le due splendide lettrici che lo accompagnavano.

Nascendo come musicista, Niko attrubuisce la musicalità dei propri versi a questa sua peculiarità. Nonché riconosce di possedere una innata predisposizione alla rima, tra le principali caratteristiche dei suoi versi, che, in rapporto ai canoni della poesia moderna i quali aborrono sia la rima che la metrica, fanno di Niko un poeta controccorrente. Questa particolarità è ben rappresentata da un aneddoto: durante una turné teatrale l'attrice Isa Daniele ebbe modo di leggere alcune sue poesie. Dopo aver lette, affermò, " a me e rime nun me piacion ma sti poesie so belle".

Come per ATTORI A BABORDO, la sua prima raccolta di versi, anche per questo secondo volume Niko per il titolo ha preso spunto dal mare, in particolare dalla navigazione. Spiegandone il motivo, l'autore ammette d'essere da sempre affascinato dal mare, dalla sua maestosità; di sentirsi un navigatore alla scoperta di infiniti mondi; di associare la compagnia teatrale a una sorta di ciurma dove, una volta che ne entri a fare parte, sei costretto a confrontarti anche con persone verso le quali non nutri particolare simpatia ma ci devi comunque convivere. Così come accade a chiunque nella vita di tutti i giorni.

Artisticamente parlando, l'attività di poeta è l'ultima intrapresa da Niko. Come abbiamo gia detto egli nasce muscista e agli inizi degli anni settanta, all'epoca in cui viveva a Portici, fu chiamato da Enzo De Caro perché lo sostituisse per un anno ne La Smorfia accanto a Massimo Troisi e Lello Arena. Quando poi il trio ebbe modo di trasferisrsi a Roma egli preferì restare a Napoli per continuare a studiare e dedicarsi alla musica. E, nonostante il successo cui assurse poi La Smorfia, mai si è pentito della scelta fatta essendo in sintonia con il proprio io!

Marito dell'attrice napoletana Nunzia Schiano, di cui ammette senza imbarazzo la bravura recitatativa rispetto a sé, tornando a parlare dei propri versi, Niko ci tiene a far notare come la sua poetica tragga spunto non solo dalla quotidianità, che non considera affatto negativa bensì necesaria all'essere per la propria crescita interiore, ma anche dal sogno in quanto, non essendo il sogno soffocato dall'asfissiante realtà, probabilmente è proprio nella sfera onirica che possiamo trovare il meglio di ognuno di noi, ciò che davvero siamo.

Passando al piano personale, senza inibizioni Niko racconta dell'incidente automibilistico per cui stette in coma quasi quindici giorni e che lo costrinse a una degenza ospedaliera di tre mese durante i quali, guardando la parete di fronte al letto in cui era costretro, non finiva di chiedersi come sarebbe stata la sua vita una volta che sarebbe uscito da lì. Ricordando quell'episodio, Niko non esclude che il bisogno di pubblicare le poesie sia nato proprio a seguito di quell'evento.

Raccontando di sé non solo come artista ma prima di tutto come uomo, ammette di sentire la responsabilità di dover fare in vita qualcosa che lasci una scia positiva su cui chiunque incroci il cammino con il suo, possa proseguire speditamente verso qualcosa di buono e di bello.

Al di là della carezzevole armonia dei versi, delle poesie di Niko colpisce la loro incisiva semplicità, rafforzata da metafore e ossimori che traggono spunto dal vissuto quotidiano tipo "certi ricordi dondolano come denti pronti a cadere"; oppure "entro nei tuoi occhi come un giorno pieno di sole". Con poche parole Niko riesce a sollecitare emotivamente l'animo del lettore, facendovi breccia nella mente e nel cuore, obbligandolo a compiere un esercizio a molti inviso: riflettere su se stesso e sul senso della vita.

Tutto questo con una venata punta di ironia che stempera il dramma esistenziale di cui molti sono inconsapevoli attori. Non certo Niko!

 
 
 

BERLUSCONI SHOW FARSESCO AL QUIRINALE

Post n°1886 pubblicato il 13 Aprile 2018 da kayfakayfa

 

Quanto è successo ieri al Quirinale, all'uscita della delegazione del centrodestra dalle consultazioni con il Presidente Mattarella, ha del surreale: mentre Matteo Salvini leggeva il comunicato concordato con gli alleati Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, rispettivamente alla sua destra e alla sua sinistra, l'ex cavaliere scandiva ironicamente con cenni del capo e con le dita i punti chiave elencati da Salvini. Non solo, ma, non appena il leader della Lega ha riposto il microfono, Berlusconi se ne impossessava, invitando i giornalisti presenti in sala a illustrare ai cittadini chi opera per la democrazia e chi no, riferendosi implicitamente al M5S.

Già il fatto che un pregiudicato per frode fiscale,decaduto da senatore e interdetto dai pubblici uffici per via della Legge Severino da lui stesso votata, ritenuto tra i mandanti delle stragi di mafia degli anni 90, salga al Quirinale e venga accolto in pompa magna per concordare con il Capo dello Stato le condizioni per la nascita di un'eventuale governo a molti commentatori nazionali e internazionali appare un paradosso tutto italiano.

Se a ciò aggiungiamo l'atteggiamento claunesco assunto da Berlusconi mentre Salvini conferiva ai giornalisti, si ha la sensazione che vi sia da parte di una "certo" mondo politico la volontà di alimentare nell'opinione pubblica un profondo malumore verso la politica, facendola passare per una farsa, se non addirittura una barzelletta.

Che Berlusconi non sia nuovo a show del genere non lo scopriamo oggi - perfino quando era Presidente del Consiglio regalava gag imbarazzanti -, ma che i suoi alleati, Salvini in testa, gli concedano tale libertà - seppure subito dopo lo "show" del leader forzista, in una nota la Lega si dissociava dalla sua affermazione sul M5S - mette in discussione anche la loro di serietà.

Se davvero con il voto del 4 marzo gli italiani hanno espresso la volontà di un cambiamento radicale, quanto è accaduto ieri al Quirinale è la conferma che tale volontà non è stata recepita da una parte del mondo politico.

Con buona pace per chi dovrà decidere a chi affidare il mandato esplorativo per la formazione del nuovo governo!

 
 
 

BERLUSCONI AL QUIRINALE, LA RETE INSORGE

Post n°1885 pubblicato il 07 Aprile 2018 da kayfakayfa

 

Da quando giovedì 5 aprile Silvio Berlusconi, accompagnato dai capigruppo di FI di Camera e Senato Maria Stella Gelmini e Anna Maria Bernini, è salito al Quirinale per le consultazioni, una buona fetta del mondo degli internauti italiani è insorto. Tra il serio e il faceto, in tanti hanno manifestato la propria indignazione perché Mattarella ha lasciato che al Colle salisse un pregiudicato, pluri indagato, pluri prescritto, pluri inquisito, decaduto dai pubblici uffici per via della legge Severino, il quale era davvero convinto, come votò compatta l'allora maggioranza in Parlamento, incluso l'attuale Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati,  che una minorenne marocchina frequentatrice delle sue feste eleganti fosse la nipote di Mubarak, (fa niente che Mubarak era egiziano...), sospettato di aver foraggiato per anni la mafia e di essere tra i mandanti delle stragi di mafia degli anni 90,(il fratello maggiore di Mattarella, Piersanti, fu ucciso dalla Mafia), utilizzatore finale di escort.

In più casi con amara ironia, in particolare sui social, in primis Facebook, il mondo della rete ha dato sfogo al proprio sdegno andando addirittura a riprendere un articolo del quotidiano spagnolo El Mundo il quale, commentando la presenza al Quirinale di Berlusconi all'epoca della formazione del Governo Renzi, intitolava in maniera eloquente UN CONDANNATO NEL QUIRINALE.

Che Berlusconi sia il padre/padrone di FI nessuno lo mette in discussione. Ma che lo stesso Berlusconi, a cui una sentenza della Cassazione del 1 agosto 2013 attribuisce "una naturale capacità a delinquere", dopo aver frodato il fisco ed essere stata condannato in definitiva a quattro anni con l'estromissione dai pubblici uffici, decadendo da senatore, possa salire al Colle ed essere accolto in pompa magna è ovvio susciti perplessità ed un certo malumore in quei tanti cittadini che auspicano un rinnovamento della politica italiana.

Nessuno nega che, sia nel bene che ne male, Berlusconi sia stato uno dei principali protagonisti della nostra politica negli ultimi 25 anni. Tuttavia è altresì evidente che, pur essendo il capo politico del quarto partito italiano, considerata la sua condizione di condannato in definitiva e quant'altro sarebbe stato opportuno che qualcun altro capeggiasse la delegazione di FI per incontrare Mattarella.

All'indignazione della rete si aggiunge quella dell'associazione Scorta Civica, nata per manifestare solidarietà al Pm Nino Di Matteo, la quale sul ponte dell'autostrada Palermo-Trapan, all'altezza di Capaci dove morirono Falcone e la sua scorta, ha affisso uno striscione con su scritto "Presidente chi ha finanziato la mafia non può essere gradito al Quirinale".

In un paese dove i partiti si dicono unanimemente disposti ad applicare la meritocrazia per selezionare la classe dirigente, vedere un condannato discutere con il Capo delle Stato le sorti del Paese è normale suscitasse la rabbia di quanti, pur avendo la fedina penale intonsa, sono costretti a lottare onestamente per poter sbarcare il lunario al fine di garantire un pezzo di pane a se stessi e ai propri familiari.

La politica dovrebbe fungere da esempio per i cittadini. Fino a quando tale principio verrà applicato in maniera distorta - nel senso che la politica anziché servire i cittadini dà l'impressione di servirisi di loro per favovire se stessa e i propri "amici" - è ovvio che sempre più persone si schiereranno con i populisti. Loro almeno gli stipendi se li tagliano davvero e rinunciano a tutta una serie di privilegi in segno di rispetto verso quei milioni di italiani che vivono in condizioni di miseria o che la rasentano guadagnando uno stipendio di 1000 euro o una pensione da fame.

Che poi tutto ciò possa essere fumo negli occhi, lo dirà solo il tempo e un eventuale governo guidato da loro!

 
 
 
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