Creato da kayfakayfa il 10/01/2006

LA VOCE DI KAYFA

IL BLOG DI ENZO GIARRITIELLO

 

 

SIAMO IN CAMPAGNA ELETTORALE, CHI OFFRE DI PIU'?

Post n°1867 pubblicato il 08 Gennaio 2018 da kayfakayfa

 

Dopo aver ascoltato per ben quattro anni la stragrande maggioranza dei nostri politici inveire contro i demagoghi e i populisti in politica, leggi M5S, mettendo i cittadini in guardia contro di loro, auspicando che non vincessero mai le elezioni per evitare che il paese andasse allo sfascio, (oddio, viste le condizioni drammatiche in cui versa da anni l'Italia, soprattutto per quanto concerne la disoccupazione, giovanile e non, sorge il dubbio che negli ultimi 25 anni, ossia da quando, a seguito di mani pulite, è iniziata la Seconda Repubblica, a governarla siano stati proprio quegli stessi populisti oggi avversati dai "vecchi" partiti), a seguito anche dell'appello del Presidente della Repubblica durante il discorso di fine anno in cui invitava i partiti ad impostare la campagna elettorale su "proposte adeguate - proposte realistiche e concrete", in molti immaginavamo, quanto meno speravamo, che la prossima campagna elettorale si sarebbe caratterizzata, almeno quella dei partiti "capaci", con proposte "realistiche e concrete".

Quando poi ascolti Renzi segretario del PD affermare di voler abolire il canone RAI che lui stesso, all'epoca in cui era Premier, inserì nella bolletta dell'ENEL riducendolo a 90 euro, affinché lo pagassero tutti; o l'uscente Presidente del Senato Pietro Grasso, leader di Liberi e Uguali, annunciare di voler abolire le tasse universitarie, proposte tra il controverso - quella di Renzi - e il populismo - quella di Grasso. Non trascurando Salvini della Lega che vorrebbe modificare o addirittura abolire la Legge Fornero, senza però spiegare esattamente dove prenderebbero poi i soldi per compensare il gettito mancante che tali soluzioni produrrebbero nelle casse dell'erario - per la RAI Renzi propone l'abolizione del tetto pubblicitario, cosa che la renderebbe alla stregua di una televisione commerciale, con conseguente calo della qualità del prodotto a danno degli spettatori. Per quanto concerne l'abolizione delle tasse universitarie, secondo esperti del settore, paradossalmente a beneficiarne sarebbero i ceti più abbienti. Riguardo l'abolizione della legge Fornero essa significherebbe per lo Stato rinunciare a 350 miliardi di euro di risparmi sino al 2060, con un buco nel decennio 2020-2030 di circa un punto Pil ogni anno, ovvero 17 miliardi di euro all'anno. Una vera mazzata per l'economia del nostro paese.

Ascoltando tali sirene è impossibile non cadere preda dello scoramento.

Sono per lo meno 23 anni, ossia da quando Berlusconi vinse per la prima volta le elezioni, che puntualmente in campagna elettorale sentiamo in maniera trasversale, da destra a sinistra passando per il centro, la proposta/promessa di riduzione drastica delle tasse e aumento dei posti di lavoro, dei salari e delle pensioni.

Dal 1994 la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, seppure in maniera altalenante, è cresciuta con picchi preoccupanti negli ultimi 10 anni. Facendo registrare negli ultimi anni il fenomeno dei giovani italiani che espatriano alla ricerca di lavoro, a conferma che, contrariamente a quanto sostengono i vari partiti in campagna elettorale, nessuno di loro possiede la ricetta giusta per risolvere i problemi del paese. Oppure nessuno di loro è in grado di realizzarle. E qui cadrebbe il mito dei capaci al governo rispetto agli incapaci che potrebbero governarlo, ovvero i populisti.

Diversamente, da tangentopoli in poi saremmo dovuti diventare un paese virtuoso, partendo dalla pubblica amministrazione dove invece tuttora si annida il cancro della corruzione.

Sarebbe il caso che i nostri governanti in pectore, nessuno escluso, si mettessero bene in testa che, più che non pagarle, gli italiani le tasse vorrebbero pagarle, come del resto fa la stragrande maggioranza di loro che se le vedono detratte a monte dalla busta paga o dalla pensione, ricevendone in cambio i servizi pubblici per cui le pagano.

Pagare le tasse e poi essere costretti a iscrivere i propri figli nelle scuole private per confidare che ricevano un'istruzione adeguata al mercato del lavoro; dover ricorrere alle cliniche private per curarsi visto i ciclopici tempi di attesa per effettuare un qualsiasi esame o intervento in una struttura pubblica non è certo da paese civile!

Anziché fare proclami populistici contro i populisti, i nostri politici iniziassero a essere più realistici e concreti.

Molti italiani sono stanchi di sentirsi raccontare le favole ogni volta che si apre la campagna elettorale. O almeno sono stanchi di sentirsele raccontare dalle solite voci oramai stonate!

 
 
 

E SE QUEI SACCHETTI FOSSERO LA GOCCIA CHE FARA' TRABOCCARE IL VASO?

Post n°1866 pubblicato il 04 Gennaio 2018 da kayfakayfa

 

All'indomani dell'audizione in Commissione di inchiesta parlamentare sulle banche di Vegas in cui l'ex numero uno di CONSOB, riguardo al crack di Banca Etruria, ammise d'aver parlato con l'allora Ministra delle Riforme Maria Elena Boschi preoccupata per le sorti di Etruria che rischiava d'essere "incorporata dalla Popolare di Vicenza e questo era di nocumento per la principale industria di Arezzo che è l'oro", (da più parti tale interessamento della Boschi è considerato come un conflitto d'interessi, essendo suo padre vice presidente della banca), durante una puntata di Otto e Mezzo il giornalista Beppe Servegnini si mostrò infastidito dall'insolito interessamento con cui l'opinione pubblica seguiva la vicenda, probabilmente senza nemmeno sapere chi fossero Vegas e la CONSOB, discutendone addirittura in autobus o in metro come solitamente fa parlando di calcio, inducendo la Gruber a fargli notare che forse non era un male se le persone se ne interessavano.

Da quando dall'inizio del nuovo anno per legge i supermercati sono obbligati a far raccogliere ai clienti la frutta e gli ortaggi in sacchetti biodegradabili e compostabili la costo di 0,02 centesimi, soprattutto sui social s'è scatenata una sorta di rivoluzione contro il provvedimento non affatto imposto dall'UE, come invece in molti vorrebbero far credere, ma deciso dal governo Gentiloni.

Questo impeto rivoluzionario di una fetta di popolazione la quale ritiene un sopruso dover pagare i sacchetti per la frutta, seppure a un costo irrisorio, sta suscitando l'ironia di molti secondo cui gli italiani dovrebbero ribellarsi per ben altri aumenti e vessazioni.

Sempre accusati di disinteressarsi delle sorti del proprio paese, di subire accidiosamente ogni presunto sopruso gli venga imposto, di preoccuparsi seriamente solo di calcio, stupisce che, nel momento in cui mostra attenzione verso vicende pubbliche e politiche o reagiscono rabbiosamente a quello che ritengono un abuso, i cittadini, seppure una piccola parte, debbano essere derisi.

Non si può escludere che l'imposizione obbligatoria dei sacchetti biodegradabili a pagamento possa tramutarsi nella goccia che fa traboccare il vaso; che, stanchi di subire quello che ritengono l'ennesimo sopruso economico, gli italiani si destino dal "letargo", smettendola di essere miti pecore al seguito del pastore, trasformandosi in popolo vero.

Cosa auspicata, a parole, da tanti giornalisti e sociologi. Che però, quando il popolo mostra un impeto di dignità e orgoglio, non si fanno scrupoli di trattarlo con sufficienza, sminuendone l'agire. In alcuni casi giungendo addirittura a deriderlo.

Il seme di una quercia sta nel palmo di una mano eppure in sé racchiude un gigante!

 
 
 

NEL 2018 TORNEREMO 24 ANNI INDIETRO, BUON ANNO!

Post n°1865 pubblicato il 02 Gennaio 2018 da kayfakayfa

 

Facciamocene una ragione, l'anno appena iniziato, per quanto riguarda la politica, né più né meno, sarà più o meno come il 2017 che lo ha preceduto. Così come il 2017, più o meno, fu all'insegna del 2016 che lo precedette e così via, andando a ritroso almeno fino al 1994, anno in cui Forza Italia, il nuovo partito fondato all'epoca da Silvio Berlusconi, vinse a sorpresa (?) le elezioni contro il più ac­creditato PDS, ex PCI, di Achille Occhetto.

Da allora sono passati ventiquattro anni eppure, dando uno sguardo alle facce che ritroveremmo in Parlamento all'indomani delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, o ascoltando e leggendo le varie proposte dei leader dei singoli partiti e movimenti che si presenteranno alla tornata elettorale, la sensazione è quella che il tempo si sia ibernato al 1994.

Una sensazione davvero sconsolante: dopo un quarto di secolo è come se il paese non si fosse mai mosso dalle condizioni dell'epoca. Uno stallo avvilente da cui ne avrebbero tratto i benefici i "soliti" noti. Mentre per la stragrande maggioranza dei cittadini ha prodotto solo povertà. Basti pensare all'abbandono della lira per l'euro del 2001 e alla crisi economica del 2011 che produsse le dimissioni dell'ultimo governo Berlusconi, cui succedette quello di Mario Monti che partorì la fami­gerata riforma pensionistica Fornero che tanti mali arrecò e sta tuttora arrecando ai lavoratori italia­ni prossimi alla pensione; maturando il triste fenomeno degli esodati, lavoratori che abbandonato il lavoro con il proposito di anticipare la pensione basandosi sulla legge allora in corso, per via dell'i­nopinata riforma Fornero che il Parlamento partori in meno di quindici giorni - quando voglio, i no­stri legislatori le leggi le fanno senza se e senza ma - dall'ieri all'oggi si ritrovarono ad essere né car­ne né pesce. Costretti ad attendere il raggiungimento dell'età anagrafica prevista dalla nuova riforma pur avendo maturato gli anni di contributi previsti dalla vecchia legge.

Un casino tipicamente italiano!

E che dire del governo Renzi, quello che avrebbe dovuto rottamare la vecchia politica, rilanciando il paese verso il benessere comune, e che invece, non solo non rottamò il vecchio sistema, ma con una parte di questo, vedi Patto del Nazareno, studiò alcune riforme poi bocciate o dalla Corte Costitu­zionale o dai cittadini mediante il referendum costituzionale 4 dicembre 2016 che bocciò la la Ri­forma Costituzionale targata Maria Elena Boschi, inducendo l'allora Premier a dimettersi.

Al governo Renzi succedette quello di Paolo Gentiloni che, senza infamia e senza lode, ha fin qui traghettato il paese verso la fine naturale della diciassettesima legislatura iniziata a fine marzo 2013 con il Governo di Enrico Letta, dopo che Pier Luigi Bersani leader del PD, seppur consapevole di non aver vinto le elezioni, pur affermandosi il Pd come primo partito, a seguito del risultato del M5S giunto secondo, per alcuni addirittura primo, per poche migliaia di voti, cercò comunque di formare una maggioranza per governare.

Fino al 2013 per Silvio Berlusconi leader del centrodestra i nemici da sconfiggere erano i comunisti, alias i democratici. In virtù di ciò, tutti i suoi comizi in campagna elettorale, fino al 2013, vertevano su quest'argomento. Oggi nell'ascoltare Berlusconi dire peste e corna del M5S, movimento politico di nuova generazione dato dai sondaggi come probabile vincitore delle prossime elezioni, se chiu­dessimo gli occhi e al termine populisti con cui l'ex cavaliere è solito riferirsi al M5S sostituissimo comunisti, ci accorgeremmo che i suoi attuali sono gli stessi di ieri, cambia solo il soggetto!

Insomma, facciamocene una ragione, difficilmente all'indomani delle elezioni del 4 marzo, politica­mente parlando, per noi italiani qualcosa cambierà davvero. Certo la curiosità derivante da cosa po­trebbe produrre per il paese una vittoria del M5S c'è. Ma la sensazione è che, seppure il M5S vin­cesse le elezioni e Mattarella assegnasse a Di Maio l'incarico di formare il governo, difficilmente avremmo un paese a guida M5S. Visti i sondaggi è più probabile che a vincere le elezioni sarò il centrodestra resuscitato dalle politiche suicide del centrosinistra a marchio Renzi. E e sarà dunque Berlusconi a indicare chi debba salire a Palazzo Chigi. In pratica è probabile che dopo ventiquattro anni ci ritroveremmo più o meno al punto di partenza. Con la differenza che questa volta Berlusconi governerebbe da dietro le quinte.

In attesa di conoscere l'esito delle elezioni e cosa ci aspetta dopo, l'unica certezza che al momento abbiamo è che anche questo nuovo anno, come i precedenti, è iniziato con tutta una serie di rincari tariffari che vanno a incidere negativamente se la già impoverite finanze degli italiani.

Il resto, almeno per ora, sono solo chiacchiere, supposizioni, auspici di cui faremmo volentieri a meno.

Buon anno!  

 
 
 

QUEL SOGNO INFRANTO DI NOME MATTEO RENZI

Post n°1864 pubblicato il 21 Dicembre 2017 da kayfakayfa

 

Eppure all'inizio ci avevamo creduto alla storia del giovane rampante "sceso in politica" per rotta­mare i vecchi politici, sostituendoli con una squadra di trentenni agguerriti e preparati come lui o poco meno, esenti da qualsiasi ambizione personale o male caratterizzante la vecchia politica - tipo una propensa attitudine alla corruzione o a emanare leggi a tutela dei propri interessi e di quelli di pochi amici in barba ali interessi reali dei cittadini - per riformare il paese, risollevandolo dalla mel­ma in cui lo aveva affogato per l'appunto la vecchia politica, per rilanciarlo verso rosei orizzonti.

Poi, man mano che quel giovane e la sua troupe fecero irruzione nelle stanze del potere, prima del proprio partito e poi del paese, in quest'ultimo caso a scapito di un Enrico Letta trattato da grullo con il famoso tweet #enricostaisereno a significare che mai il capo di quella troupe sarebbe assurto alla guida del paese senza passare prima per le elezioni, qualche dubbio, forse più di uno sulla effet­tiva capacità politica e onestà intellettuale di quel giovane iniziammo ad averla.

E i dubbi aumentarono man mano che il suo governa studiava e approvava leggi che ledevano gli interessi dei lavoratori, (abolizione dell'articolo 18 che tutelava i lavoratori dal licenziamento per in­giusta causa; riforma del lavoro, ribattezzata jobs act, che accresceva il precariato; riforma della scuola, ribattezzata enfaticamente buona scuola che tanti danni ha prodotto a maestri e professori costretti a spostarsi centinaia di chilometri per esercitare la propria professione mettendone a rischio gli equilibri familiari; il varo di una legge elettorale che, a suo dire, tutti ci avrebbero copiato, e che invece la consulta bocciò per palese incostituzionalità; una riforma della pubblica amministrazione anch'essa in parte bocciata per molti aspetti incostituzionali. Per finire, una riforma costituzionale portata avanti a colpi di voti di fiducia e poi bocciata dagli elettori al referendum approvativo).

E quando il giovane rampante, contrariamente a quanto aveva ripetutamente affermato, perso il re­ferendum costituzionale, non lasciò la politica, pur dimettendosi da premier, facendosi rieleggere Segretario del partito, diversi dubbi sorsero sulla sua onestà intellettuale.

Ora che la vicenda Banca Etruria, grazie alle audizione in commissione di inchiesta parlamentare, per il, non più tanto, giovane rampante e la sua troupe sta assumendo i connotati di una zappata suoi piedi in quanto tutti i personaggi ascoltati avrebbero confermato che l'allora ministra per le riforme, attuale sottosegretaria alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi si interessò effettivamente del salvataggio dalla bancarotta di Banca Etruria, di cui suo padre era membro del cda e in seguito vicepresidente, malgrado lui e suoi esultano perché le audizioni, a loro dire, avrebbero dimostrato che la Boschi non effettuò alcuna pressione, dunque non commise alcun conflitto di interessi, sul­l'allora ad di Unicredit sollecitando l'acquisto dei Banca Etruria, agli occhi del cittadino provvisto di un minimo di cervello tutta questa faccenda dimostrerebbe come quel giovane e il suo gruppo di fe­delissimi non sarebbero diversi da coloro che volevano rottamare i quali, pur di restare attaccati alla poltrona, erano pronti ad affermare tutto e il contrario di tutto.

Le imminenti elezioni diranno se quel giovane e i suoi "seguaci" continueranno la carriera politica o se dovranno salutare e andare a lavorare, non più per il bene del paese ma per se stessi e le rispettive famiglie.

Alle urne l'ardua sentenza!

 
 
 

RENZI VS IL FATTO, IL CONFRONTO FA BENE ALLA DEMOCRAZIA!

Post n°1863 pubblicato il 19 Dicembre 2017 da kayfakayfa

 

Quando un politico improvvisamente decide di confrontarsi vis a vis con un giornale verso il quale ha sempre dichiarato di nutrire pochissima stima perché, a suo dire, racconterebbe una vagonata di falsità, (fake news), giungendo ad alterarne ironicamente il nome della testata da Il Fatto Quotidiano ne il falso quotidiano, vuol dire che quel giornale tanto inviso, forse, racconterebbe più verità di quante si vuol far credere.

Se infatti giovedì scorso, a seguito dell'audizione in commissione d'inchiesta parlamentare sulle banche del numero uno di Consob Vegas che, parlando della vicenda Banca Etruria, avrebbe rilasciato dichiarazioni che smentirebbero la linea difensiva di Maria Elena Boschi, la quale ha sempre dichiarato che, all'epoca in cui era Ministro delle Riforme, non s'era mai interessata della crisi della banca di cui il papà faceva parte del cda e poi in seguito era divenuto vicepresidente, non facendo pressioni su chicchessia perché intervenisse per salvare la banca dal crack, tanto che l'attuale sottosegretaria alla presidenza del consiglio aveva chiesto un faccia a faccia televisivo dalla Gruber con il direttore de Il Fatto Marco Travaglio, personificazione del diavolo per i renziani; e se poi ieri Renzi ieri ha scritto una lunga lettera a Il Fatto per rispondere a un articolo pubblicato un paio di giorni prima da Giorgio Meletti sempre sulla vicenda Boschi-Banca Etruria, ( ieri Meletti ha subito controreplicato alla lettera di Renzi) è evidente che il segretario del Pd e il suo entourage temono Il Fatto, unico quotidiano che non ha mai fatto sconti a nessuno, nemmeno al M5S svelando alcuni aspetti sconosciuti dell'allora candidata pentastellata al campidoglio Virginia Raggi, diversamente da quanto molti sostengono.

Un quotidiano deve raccontare i fatti senza alterarli né addomesticarli per consentire all'opinione pubblica di farsi un'idea del paese in cui vive e della classe dirigente che lo governa o si appresterebbe a governarlo.

Se fino e "ieri" Renzi e i renziani dicevano peste e corna de Il Fatto e poi, all'improvviso, sono stesso loro a chiedere un confronto con i suoi giornalisti e a scrivere al giornale per smentire quanto scrive, venendo a loro volta smentiti, può solo significare che Il Fatto racconta i fatti per quel che sono, senza edulcorarli o omettendo aspetti che potrebbero infastidire "il potere", o quanto meno "un certo potere".

Se Renzi e i suoi, dopo aver denigrato Il Fatto definendolo falso quotidiano, decidono di sottoporsi a uno scontro aperto con i suoi giornalisti, può solo significare che il quotidiano diretto da Travaglio pubblica articoli e inchieste che, svelando verità scomode, possono minare il già traballante trono su cui Renzi siede.

Se, dopo aver cercato di ridicolizzarlo,il nemico lo si chiama pubblicamente in campo per affrontarlo al fine di dimostrare chi ha torto e chi ha ragione può solo significare che lo si rispetta più di quanto si vorrebbe far credere. Tale rispetto deriverebbe dal fatto che svolgerebbe a pieno la funzione per cui fu ideato: i quotidiani devono fungere da cane da guardia del potere. Se ne diventano il cane da compagnia, il potere, libero da controlli, si sente in diritto e dovere di fare quel che vuole arrecando danni irreparabili alla società.

Lo scontro tra Renzi e Il Fatto non può che portare benefici in un paese dove sempre più spesso i giornali più che essere il cane da guardia del potere ne sono portavoce.

A volte il manovratore va disturbato, affinché non perda l'orientamento!

 
 
 
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