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BERLUSCONI AL COLLE: BOUTADE GIORNALISTICA O SCELLERATO INCIUCIO POLITICO?

Post n°1205 pubblicato il 08 Febbraio 2012 da kayfakayfa

Da alcuni giorni IL FATTO QUOTIDIANO on line riferisce di un inciucio tra le forze politiche di destra,sinistra e centro, ovvero PDL/PD/TERZO POLO, per varare una nuova legge elettorale il cui principale sostenitore sarebbe Silvio Berlusconi. Sempre secondo Il Fatto tale inciucio prevederebbe, in cambio della modifica della legge, l’elezione al Colle nel 2013 del cavaliere quando scadrà il mandato di Napolitano. Uno scenario inquietante se si pensa che pochi mesi fa il cavaliere era additato da tutte le forze politiche di opposizione come l’unico e solo responsabile della caduta di credibilità dell’Italia a livello internazionale e il suo governo era sotto accusa per avere prima negato e poi non aver fatto nulla per arginare la crisi economica che stava investendo il paese portandolo a un passo dalla bancarotta. Nessuno ha dimenticato le risatine di scherno scambiatesi tra la Merkel e Sarkozy all'indirizzo dell’ex capo del governo italiano quando, durante una conferenza stampa a Bruxelles, un giornalista chiese loro se si fidassero delle misure che Berlusconi avrebbe adottato per evitare il fallimento italiano e di riflesso dell’intera eurozona, né gli scandali sessuali in cui il cavaliere è stato ripetutamente coinvolto insieme a escort e minorenni – qualcuna miseramente fatta passare con l’avallo unanime della maggioranza per nipote di un capo di stato straniero-, né la sua biasimevole amicizia con Gheddafi, né i processi in cui è imputato che viaggiano verso la prescrizione la quale non è affatto un’assoluzione bensì l’interruzione del procedimento giuridico per sopraggiunta scadenza dei termini di legge.

Se davvero esistesse  questo patto tra le forze politiche di destra e sinistra, tenuto conto delle spontanee manifestazioni di giubilo che si svolsero in tante piazze italiane non appena il Quirinale diffuse la notizia delle dimissioni di Berlusconi da Premier, è evidente che per i politici  italiani l’immagine del paese nel mondo e la volontà del popolo sovrano non contano nulla!
Per loro l'unica cosa che conta davvero è salvaguardare la poltrona e il lauto compenso che ne deriva, tutto il resto può andarsi a fare benedire!

 
 
 

VITA BREVIS: LA SOTTILE CRITICA DI UNA MADRE A SANT'AGOSTINO E AL SUO DIO

Post n°1204 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da kayfakayfa

Dopo  aver apprezzato IL MONDO DI SOFIA dello scrittore norvegese Jostein Gaarder, su indicazione di un amico, dello stesso autore ho appena finito di leggere VITA BREVIS, l’immaginaria lettera d’amore rinvenuta in una libreria di Buenos Aires da Gaarder nel 1996, scritta da Floria Emilia, (nome a sua volta fantasioso) la donna che in gioventù amò Sant’Agostino,  - cui il santo fa accenno senza mai citarla per nome nelle Confessioni - e dal quale ebbe un figlio, Adeodato, rinnegato unitamente alla madre allorché il futuro vescovo di Ipponia intraprese il cammino spirituale.

Escamotage letterario molto in voga tra gli scrittori per imbastire un romanzo prendendo spunto da eventi realmente accaduti su cui poter esprimere liberamente le proprie considerazioni, il ritrovamento della lettera, ribattezzata Codice Floria, è il pretesto che consente a Gaarder di manifestare tutte le proprie critiche e perplessità sulla reale santità di Agostino in virtù del rinnegare il proprio figlio naturale e la donna che lo rese padre!

Laureato  in filosofia, e avendola insegnata per dieci anni prima di dedicarsi alla scrittura, è evidente che Gaarder utilizza le proprie conoscenze per dar voce all’amaro sfogo di Floria nei confronti di Sant’Agostino e del suo Dio che, pur dichiarandosi dio d’amore, permette - in maniera del  tutto contraddittoria rispetto al messaggio d’amore diffuso le sacre scritture in cui pere voce dei profeti professa l’amore verso gli altri - che un uomo abbandoni la donna che ama e il proprio figlio per “seguirlo”.

La bellezza del romanzo sta tutta nel punto di vista attraverso cui l’autore dà voce a Floria: se non si sapesse a che ascrivere è un uomo, nel  leggere si ha la convinzione che a scrivere sia veramente una donna ferita dall’uomo che amava. Notevole è anche il ragionamento, supportato da ripetuti rimandi alle Confessioni, con cui Floria contesta l’operato d’Agostino verso di lei e suo figlio.

Seppur breve come numero di pagine, il libro è ricco di contenuti che stimolano la riflessione su un argomento quanto mai delicato qual è il cammino spirituale e i sacrifici a esso legati.

Il libro merita d’essere letto sia per la freschezza letteraria che traspare dalle pagine sia per il contesto filosofico che affronta attraverso la condanna di Floria di Agostino e del suo Dio frutto di un ragionamento freddo e lucido che agli occhi del lettore fa apparire il romanzo un affresco linguistico e di pensiero di insolita bellezza a conferma della grandezza di Gaarder come scrittore.

 

 
 
 

SUPER MARIO INCIAMPA SULLA BATTUTA

Post n°1203 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da kayfakayfa

Non essendo nessun uomo né infallibile né scevro dal peccato, dovevamo aspettarcelo che, prima o poi anche l’imperturbabile, inappuntabile, irriducibile Presidente del Consiglio Italiano prof. Mario Monti avrebbe commesso un passo falso nel periglioso cammino intrapreso per raddrizzare le italiche sorti da un’imminente disfatta economica conseguenza dell’allegra gestione della cosa pubblica da parte del precedente governo a maggioranza pidiellina/leghista capeggiato da Silvio Berlusconi al punto che in molti hanno “identificato” nell’assurdo naufragio della Concordia una tragica metafora dell’Italia berlusconiana. Nessuno avrebbe mai creduto possibile che quell’uomo tutto d’un pezzo, invidiatoci da mezzo mondo per le sue capacità professionali cui si associa un indiscutibile senso decisionale - capace di mettere al tappeto un colosso mondiale quale microsoft all’epoca in cui era commissario europeo - rispettato dalla Merkel e Sarkozy che, dopo aver deriso pubblicamente Berlusconi, lo seguono, lo ascoltano e lo rispettano nemmeno fosse un guru, potesse cadere banalmente in fallo nel tentativo di giustificare all’opinione pubblica l’azione del suo governo per l’abolizione dell’articolo 18 che tutela i lavoratori dal licenziamento, dunque a tutto vantaggio delle aziende, definendo noioso il posto fisso!
Effettivamente svolgere lo stesso lavoro per una vita intera, in particolare in quei luoghi dove non è previsto alcun avanzamento di carriera, è noioso. Tuttavia, in una società come quella italiana dove da tempo ormai il lavoro ha smesso di rappresentare un diritto per tutti i cittadini sancito dalla Costituzione assurgendo sempre più a miraggio se non addirittura a utopia, invitare i giovani a non ambire al posto fisso significa lanciare loro un messaggio negativo per il proprio futuro in quanto, essendo l’Italia un paese dichiaratamente in recessione, non si capisce proprio come ci si possa inventare un lavoro laddove la crisi spinge sempre più aziende a chiudere i battenti…
Nel rilasciare quella dichiarazione, anziché stemperare il malanimo sociale, Monti lo ha inavvertitamente acuito confermando quanto sia pericoloso per chi non è avvezzo alle battute sforzarsi di farle, soprattutto in momenti in cui tutto ci vorrebbe tranne quelle, ripercorrendo per un attimo il triste solco tracciato da Berlusconi secondo il quale era falso che l’Italia fosse in crisi visto che i ristoranti erano sempre pieni, altrettanto gli aerei diretti nei luoghi di villeggiatura e nel paese si spendevano milioni di euro in cosmetici…

 
 
 

IL MUSEO DELLE FERROVIE A TRIESTE RISCHIA DI CHIUDERE MA NESSUNO LO SA

Post n°1202 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da kayfakayfa

Mentre i molti giornali e i talk show televisivi continuano a dedicare ampi servizi al naufragio del Giglio perché assicura vendite e fa audience, essendo noi italiani un popolo che ama la spettacolarizzazione delle tragedie – testimonianza ne sono le centinaia di turisti sbarcati sull’isola nei giorni successivi alla tragedia per vedere da vicino il gigante dal ventre trasformato in un cimitero agonizzare nel mare,  e scattare foto ricordo, magari facendosi ritrarre da soli o in gruppo con la nave ben in vista alla proprie spalle -, nel silenzio più assoluto, rotto ieri su Repubblica dallo scrittore Paolo Rumiz,  si sta consumando l’ennesima offesa allo cultura: da febbraio rischia di chiudere, dopo quasi trent’anni,  il museo delle ferrovie a Trieste allestito nei locali della dismessa storica stazione di Campo Marzio. Inaugurata nel 1857 dall’imperatore Francesco Giuseppe, trasformata a set cinematografico nel 1935 per girare alcune scene del film Anna Karenina con Greta Garbo, per anni la stazione di Campo Marzio è stata lo snodo di collegamento tra l’Europa occidentale e quella orientale con il mitico Orient Express. Quando si decise di chiuderla, un gruppo di volontari si fece carico di gestirla e la trasformò in uno dei musei ferroviari più belli d’Europa pagando, fino a “ieri”, di tasca propria un fitto annuo di 54 mila euro a Trenitalia senza ricevere il benché minimo sovvenzionamento dallo Stato. Ora questo splendore rischia di chiudere perché Trenitalia ha deciso di triplicare il canone di affitto portandolo a 140 mila l’anno. Una spesa enorme che senza alcun contributo costringerà il gruppo di volontari che gestisce il museo di dover staccare la spina e mandare all’aria l’ennesimo patrimonio culturale del paese.

Nonostante l’evidente degrado in cui versano tanti musei gestiti dallo Stato per mancanza di fondi – emblematico è quello degli scavi archeologici di Pompei, dichiarati 1997 dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, che se cadono a pezzi senza che nessuno facci a veramente qualcosa per evitare il peggio, o quello dei reperti archeologici di Pozzuoli e dei Campi Flegrei divorati dalle erbacce o in alcuni casi riadattati a discarica urbana senza che nessuno se ne curi  – dovrebbe aprire la mente alle istituzioni sul potenziale valore che potrebbe derivarne dandone la gestione a enti e associazioni private, magari previo allestimento di vere e proprie gare d’appalto, per assicurarne il perfetto mantenimento, elargendo sovvenzionamenti a chi si dimostra efficace nella gestione, inviando periodicamente degli ispettori affinché controllino che tutto venga fatto come previsto da contratto, togliendone l’immediata gestione a chi invece specula con i soldi pubblici.

In un paese come il nostro dove da sempre la cultura è stata uno dei motori dell’economia nazionale e, tutto sommato, lo è tuttora, chiudere il museo di Campo Marzio è davvero paradossale.

Così come è giusto dare spazio alla Concordia e al suo carico di morte, altrettanto sarebbe denunciare il rischio di chiusura del Museo delle Ferrovia di Campo Marzio. Purtroppo la Concordia coi suoi tanti misteri solletica la perversa fantasia degli italiani assicurando soldi a quanti ne sfruttano giornalisticamente l’immagine, Campo Marzio e le sue storiche locomotive no!

 

 
 
 

CASTELLI E LA POLITICA DEL "DUE PESI E DUE MISURE"

Post n°1201 pubblicato il 28 Gennaio 2012 da kayfakayfa

L’altra sera, durante la puntata di SERVIZIO PUBBLICO, l’ex Ministro della Giustizia il leghista Roberto Castelli ha abbandonato lo studio offeso perché un operaio sardo lo aveva mandato a quel paese con un eloquente “non rompere i coglioni”!
Che bello sarebbe se con altrettanta sensibilità l’ex guardasigilli bacchettasse il leader del suo partito e alcuni suoi colleghi leghisti ogni qualvolta, parlando dal palco di Pontida o rilasciando interviste pubbliche mentre passeggiano per le vie, offendono i simboli della Repubblica di cui fanno parte - della quale ricoprono o hanno ricoperto incarichi istituzionali - levando al cielo il dito medio per mandare a quel paese la capitale e l’inno nazionale, minacciando di pulirsi il culo con la bandiera, definendo terrone il Presidente della Repubblica, oltraggiando la Costituzione peggio se fosse carta straccia - ma chiamandola poi in causa tutte le volte che fa comodo a loro... -, ruttando o spernacchiando ai microfoni dei cronisti che gli chiedono un commento alle parole di quanti difendono l’Unità di Italia, offendendo i meridionali e gli extracomunitari con i peggiori epiteti cantando senza ritegno canzoncine da osteria in cui li definiscono puzzolenti e ladri. Sempre che Castelli non consideri l’Italia un’entità astratta - come lo è la Padania di cui lui e i suoi compagni di partito sentono di appartenere - di cui servirsi esclusivamente per arricchirsi alle spalle dei cittadini facendosi eleggere onorevole per poi essere nominato ministro e sottosegretario. Assicurandosi in tal modo uno stipendio e privilegi da favola, maturando un vitalizio da capogiro alla faccia di quei tanti poveracci che si smazzano dalla mattina alla sera per poco più di mille euro al mese, in alcuni casi rischiando la vita, senza avere certezze per il futuro per sé e per i propri figli come è il caso di quell'operaio sardo che, esasperato, gli ha chiesto di non rompere i coglioni!

 
 
 
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