Creato da Coralie.fr il 19/11/2009

sous le ciel de ...

... Paris (Cronache Francesi e altro)

 

Misericordes sicut Pater

Post n°142 pubblicato il 07 Marzo 2016 da Coralie.fr
 

 
 
 

A PERPETUITÀ

Post n°141 pubblicato il 09 Luglio 2015 da Coralie.fr
 

 
 
 

...E FRANTI RISE...

Post n°140 pubblicato il 22 Maggio 2015 da Coralie.fr
 

 

Nel corridoio, in un cambio d’ora, subito dopo la Festa della Liberazione incontro Valentina. «Hai visto la trasmissione di Fazio sul 25 aprile?» Lo sguardo brilla, è il desiderio di trasmettere e condividere, il piacere di aver visto, sentito, vissuto qualcosa di importante. Le pupille hanno la luce di chi, all’inizio di carriera e pieno di energie, vuole fare, insegnare, dare.  Decido di dar retta al guizzo di quegli occhi, alla contenuta eccitazione, a quella fugace vitalità, perché è lì che si nasconde ancora un po’ di intelligenza e di senso e chiedo quindi alla giovane collega di creare un’occasione didattica per vedere con una classe quinta, tutti insieme, parti scelte dello spettacolo che tanto l’ha colpita. L’intento immutabile e secolare è di porgere, mostrare, condurre, indicare, raccontare delle storie per riflettere, emozionare, crescere e imparare a vivere. Anche la bontà degli insegnanti è sempre la stessa. L’attenzione per gli studenti, l’amore che mettono in ciò che fanno, la stanchezza davanti agli insuccessi, la testardaggine con cui insistono su tutto, l’accoglienza delle fragilità e delle arroganze dei tanti. Tutto è come deve essere, da sempre. Ebbene, siamo lì, seduti in biblioteca assorti nell’ascolto di quella storia che tutti pensano di conoscere, ma che in realtà ci riserva continuamente sorprese e scoperte impensabili. Si parla della vita eroica e mirabolante del generale polacco Ander, del popolo polacco sempre così sfortunato, martoriato, eppure sempre così generoso e leale, una vera e propria leggenda che veniva nel racconto paragonata all’esodo di Mosè. Sullo sfondo della scena l’imponente cimitero militare di Montecassino che occupa la mente e blocca il cuore. Poi la storia di un ragazzo di 17 anni uno dei tanti, una vita semplice a Correggio. Il paese di Ligabue. Ed è lo stesso Ligabue che con dolcezza, nostalgia e affetto racconta la vicenda del suo conterraneo e si prepara ad eseguire la canzone che ha scritto in sua memoria. E’ compito, assorto. E’ vero, è un rocker, ma in quel momento è un italiano, ha un compito e se lo sente tutto addosso. Deve impedire che ci si dimentichi di Luciano Tondelli. Parte la musica. Sono le note della canzone intitolata I campi d’aprile. Mi commuovo così come credo accada anche a Valentina. Non lo so, non ci guardiamo. Per pudore, in quella silenziosa vicinanza delle persone per bene che si trovano di fronte alle cose per bene. Per discrezione, in un mondo che non ha più vergogna, per non mostrare a tutti quanto quelle parole ci abbiano emozionato. Lontane eppure vicinissime in quel sodalizio di lacrime trattenute a fatica. Piango senza singulti, in silenzio, liberata. Ed è a questo punto che ti alzi per chiedermi il permesso di andare in bagno. Tu. Uno dei tanti miei studenti. Uno studente tipo, direi. Con solo un anno in più di Luciano Tondelli. Che tempismo queste impellenti esigenze fisiologiche. Vorrei spiegarti l’inopportunità di quella richiesta così fuori luogo, irrispettosa, insensibile, banale, povera, e andando in fondo, a mio giudizio, anche offensiva. Ma il terrore che mi possa rispondere che è urgente e che non puoi procrastinare oltre, mi fa desistere. Ti lascio andare in bagno. Pur di non perdere la magia di quel momento. Tutto, pur di lasciare agli altri la possibilità di provare emozioni belle, forti, di senso e di valore, emozioni che spero inducano alla riflessione. A qualsiasi tipo di riflessione. Purché ce ne sia una. La musica è finita e la tensione emotiva si è allentata. Grande commozione nella stanza. Esco anch’io per bere un bicchiere d’acqua. Ed ecco che con meraviglia ti vedo, mio studente tipo, sulla porta di un’altra classe, ridanciano, allegro, tronfio, parlare amabilmente con alcune belle ragazzotte di un’altra quinta. Il viso disteso, sereno, soddisfatto di te e della tua misera furbizia: essere riuscito e passare un bel po’ di tempo fuori dall’aula, occupandoti delle tue relazioni sentimentali affettive nella speranza, forse, di rimediare qualcosa. Lascio correre. Voglio bere subito. Ne ho bisogno. Lungo il corridoio incontro il collaboratore scolastico che mi dice: «Ha visto che bella trasmissione professoressa?» io annuisco ed egli aggiunge: «Eppure, professoressa, è uscito quel suo alunno, come si chiama? Non mi ricordo, comunque, quello lì, che con gesti di insofferenza ha detto: “Ma mi posso sentire pure Ligabue? A me Ligabue non piace!”» Mi sento scoppiare. Tanto coraggio, tanto valore, tanta dedizione, tanta vita e tanta morte. Perduto, annullato, inutile? Lo so che non è così, ma non so resistere all’amarezza e alla delusione. Qualche volta anche noi cediamo. C’è ancora sangue nelle nostre vene! Accettiamo e combattiamo ogni giorno la loro strutturale indifferenza, la loro apatia, il loro esserci sempre a metà e sempre per pochissimo tempo. Ti ho rimproverato, mio caro studente tipo, ti ho redarguito a dovere e non mi  pento. Ci voleva. Non tutto può essere ridotto a “quieto vivere”. E la forza e il vigore con cui l’ho fatto sono proporzionali all’affronto che sono convinta sia stato da te riservato a quei ragazzi, a quegli uomini e a quelle donne che sono morti, a quelle sofferenze indicibili che hanno dovuto subire, alle umiliazioni con cui hanno dovuto convivere. Ti ricorderai di me caro studente tipo, ne sono sicura. Ma sono sicura che ti ricorderai anche di un Luciano Tondelli. Eccome se te ne ricorderai! Poi, per riconciliarmi con il mio lavoro, un lavoro che faccio da anni, ripenso alle parole d’esordio della trasmissione, pronunciate dal conduttore, di quelle che ti fanno fare un passo avanti. «Buonasera signori e signore e buon 25 aprile a tutti. Ben trovati dalla piazza del Quirinale. Dobbiamo essere felici perché oggi è una festa di compleanno, è la festa di compleanno della libertà, compresa, ovviamente, la libertà di non festeggiare.» Liberi tutti, dunque, di esserci o non  esserci, di crederci o non crederci. Ma è grazie al 25 aprile che questa libertà ce la siamo conquistata, anche per conto di chi non la voleva.

 
 
 

A TUTTI: BUONE FESTE

Post n°139 pubblicato il 21 Dicembre 2014 da Coralie.fr
 

 
 
 

DE L'AFFECTION

Post n°138 pubblicato il 16 Agosto 2014 da Coralie.fr
 

Vignoble de Bordeaux

Imponente si accosta. È di un giallo canarino tendente al tuorlo più comune. Il rosso d’uovo italiano cambia in giallo francese, cosí come il canto che da “chi” diventa “co” e il gallo francese fa cocoricò. Non è un pollo e non vola il trapezoide erto davanti a noi, ma un grosso pulman occupato da festanti turisti in giro per la città. Possente si rivela ai pedoni come agli automobilisti e agli spettatori sfreccianti in tram e a quelli seduti comodi nel trenino solcante le rues di Bordeaux. Non è più una ville ma una métropole. Non c’è più solo un centro storico caratteristico e da visitare ma tutto un sito patrimonio dell’Unesco da esplorare e ammirare. Alex dice che il cambiamento ha avuto inizio quattro o cinque anni fa, quando i viticoltori e i produttori di vino hanno deciso di aprire le porte dei loro châteaux al mondo intero desideroso di conoscere i segreti del Bordeaux, non tanto per amore della cultura o per trasmettere saperi antichi e neppure per benevolenza, quanto per interessi economici e fini puramente commerciali. Per la crisi insomma. E che sarebbe accaduto anche senza l’intervento massiccio del sindaco Juppé succeduto a Chaban. Degli anni alla mairie (al comune) del primo restano tracce tangibili in tutta Bordeaux, del secondo dimora una statua grigia postuma a misura di gigante avvolta in un cappottone non molto distante dall’entrata principale della cathédrale Saint-André. Annie dice che l’intervento sulla città ha sortito un effetto devastante nel senso che ha completamente stravolto l’âme (anima) di Bordeaux che lei non riconosce più. Eppure io, non ho faticato a riconoscere Madame Tarbes seduta proprio accanto alla riproduzione in pietra del vecchio sindaco di Bordeaux, intenta a discorrere con il probabile nipotino. E decisamente neppure lei visto che non ha esitato un attimo, quando la mia figura le si è parata davanti, a chiamarmi come faceva 16 anni fa quando mi scorgeva passare davanti alla guardiola del marito custode del liceo Mauriac. Lei, nei suoi 150 cm di altezza, piena di premura, mi chiamava: "ma petite" (piccola mia). Trascorrere qualche ora del pomeriggio con un amico prezioso distante nello spazio e incontrare per caso una concièrge (portinaia) lontana nel tempo, fanno sí che Bordeaux resti la mia ville du cœur.

Quando è stata l‘ultima volta che avete trascorso del tempo con una persona cara?

 
 
 

DES QUESTIONS

Post n°137 pubblicato il 05 Agosto 2014 da Coralie.fr
 

"Se pensate che abbia dato delle risposte stupide, rifatemi la domanda!"

 

Madame, c’est où la caméra ? (Signora dov’è la videocamera?) Intenta a spostare vasi e sacchi di terra, mi accorgo solo quando la voce ripete la domanda della presenza sinistra di un bambino. Mi volto e due occhi enormi resi più bianchi dall’oscurità tutta intorno, mi fissano in attesa di risposta. Quoi ? (cosa?) chiedo. Y a pas la caméra ? Insiste avanzando verso di me. Et pourquoi ? (perché?) Domando portandomi le mani sui fianchi a mo’ di gallina che si prepara all’attacco. Prima che allunghi il collo per sferzare la mia beccata, l’intraprendente senegalese con indosso solo un pantaloncino giallo con stampe di fiori azzurri, proferisce una frase che non è una vera domanda quanto piuttosto una richiesta di conferma: On peut voler les vélos alors ? (si possono rubare le biciclette, allora) e indica i tre velocipedi appoggiati in un angolo della rimessa. Non manco da molto eppure stento a riconoscere la residenza. Le abitazioni hanno mutato volto conseguenza della provenienza degli occupanti. Di francese c’è una lingua impiegata come strumento veicolare di messaggi essenziali non sempre comprensibili e non solamente a causa dell’accento.

A quale domanda non siete riusciti a rispondere? E, se volete, perché?

 
 
 

BONJOUR TOUT LE MONDE !

Post n°136 pubblicato il 02 Agosto 2014 da Coralie.fr
 


La cabina pullula di coccinelle e lupetti. Come uno stormo di cavallette in assedio hanno occupto l’intero abitacolo centrale lasciando le tre file a poppa e a prua libere. Io sono a prua. Lato corridoio, ma non mi servirà in caso di attacco per scappare. Alla mia sinistra due giovani uomini. Uno impegnato con il suo notebook a trascrivere una conversazione parlante direttmente nelle orecchie e l’altro accanto all’oblò segue divertito tutti i movimenti dei giovani passeggeri in blu davanti a lui. Molti di essi calcano un copricapo dalle falde larghe, scuro, dalla calotta a punta molto simile a quello in dotazione alla polizia a cavallo canadese. Tutti indossano scarponcini da montagna. Ma dove andate? Chiedo a colei che sembra essere la capa seduta dall’altra parte del corridoio. In Normandia, risponde sorridendo, mentre dà le raccomandzioni di rito prima del decollo alla truppa. Allaccio la cintura e riposta la borsa di fronte ai piedi sotto al sedile davanti, apro Amélie di ritorno dal Giappone. Siamo salvi! Esclama una vocina scout alla quale segue un sonoro applauso che invade tutto lo spazio a bordo. Abbiamo toccato il suolo e una coccinella sollevata evidentemente una volta atterrati si è sentita di esultare. Sauvés de quoi ? (Salvi da cosa) chiedo al mio vicino manager intento a riporre le cuffiette nell’astuccio prima di chiudere il suo apparecchio. Nessuna risposta, forse lui non si sente in pericolo penso mentre recupero l’uscita. In sala nastri per il bagaglio, scorrono, accanto al monitor indicante il numero del volo e il probabile tempo di consegna, Les Infos (notizie) francesi. Toumi il chihuahua, Clara la labrador e il suo accolito Dumbledor, i cani di Carla e Nicolas, hanno rosicchiato piedi e braccioli delle famose poltrone en bec-de-cygne (a becco di cigno) del "salon d’argent" la stanza dell’Eliseo dove Napoléon firmò la sua abdicazione e nella quale morì, tra le braccia della sua maîtresse colpito da infarto fulminante, il presidente Elie Faure. I tre moschettieri non si sono limitati alla parte dura del fauteil (poltrona), hanno « imbibé d'urine et couvert de poils » (inzuppato di pipì e coperto di peli) anche il canapé del Ministero degli Interni. « Ils sont gentils. Vraiment, c’est un bonheur » (sono gentili, veramente una fortuna) conclude Sarkozy alla fine del servizio. Afferro il mio trolley rosso smaltato un po’ usurato da anni di voli e mi affaccio finalmente alla Ville lumière.

Avete avuto un/a amico/a di infanzia? Chi è stato il vostro fedele compagno?

 
 
 

L'AQUILA 5 ANNI DOPO

Post n°135 pubblicato il 04 Aprile 2014 da Coralie.fr
 

Nulla è mutato dalla mattina del 6 aprile 2009, quando ogni organo di informazione e di stampa nazionale e internazionale trasmetteva l'orrore dell'appena trascorsa alba aquilana, quando alle 3 e 32 una scossa di terremoto fortissima rase al suolo la sesta città storica italiana e frantumò 309 vite, se non la polvere sulle macerie impregnate di sofferenza lamenti terrore smarrimento pazzia dolore. Io ero a Paris e non vissi quei minuti interminabili che stravolsero volto al paesaggio e all'architettura e fisico e testa agli aquilani e a chi a L'Aquila è in qualche modo legato. Da quei crolli è cambiato il sentire di chi da abitante, è sfollato, e al terrore, succede la rabbia, all'impotenza, la frustrazione, al vuoto, la voglia di ricostruirsi. Ad un nuovo anniversario, il quarto, ho deciso di postare delle immagini inconsuete. Sono fotografie di Paolo Porto, aquilano, e la raccolta, non ancora termina, si intitola: [L’Aquila] Pressocché IGNUDA.

"L'autore, attraverso il corpo e il movimento, porta un nuovo vivere all'interno dei luoghi e degli spazi, in cui sono annullate le abitudini e le azioni. Tramite il coinvolgimento di danzatrici e performer, fornisce una nuova interpretazione degli edifici presenti nel centro storico dell'Aquila, danneggiati e interdetti allo sguardo del visitatore. Paolo Porto, ha provato a mostrare com’è la sua città con scelte creative e di reportage insieme, associando modelle e ambienti devastati, appuntellati, trascurati, tuttora terremotati. Per cercare come sostiene lui, di attirare l’attenzione sull’Aquila, dove l’attenzione arriva ritualmente a ogni anniversario e sparisce poco dopo: mostrando i luoghi intorno ai soggetti e introducendo, letteralmente, i soggetti nei luoghi e porta un nuovo vivere all’interno dei luoghi e degli spazi."

Nell'ordine dalla prima all'ultima: Chiesa San Domenico; Palazzo Dragonetti de Torres; Cappella privata de Nardis; Piazza San Pietro; Casa Privata (zona San Pietro); Convitto Nazionale (cucina); Piazza San Pietro; Palazzo Cappa-San Nicandro; Biblioteca Provinciale; Casa De Marinis; Chiesa San Domenico (esterno); Biblioteca Provinciale; Cappella privata Palazzo Cappa; Palazzo Nardis (Oliva Vetusti); Palazzo del Governo; Palazzo Cappa - San Nicandro; Convitto Nazionale (bagni); Piazza della Repubblica; Palazzo Cappa - San Nicandro; Convitto Nazionale (cucina); Palazzo Nardis.

 
 
 

ΠΑΡΑΛΕΙΠΩ (PRETERIZIONE)

Fer d'esclave, Antoine Taveneaux

 

Non inizierò scrivendo della mia giornata a scuola quando all’ingresso un foglio A3 imbustato e scocciato sulla grata del cancello scorrevole chiuso a doppia mandata vietava in lingua italiana in corsivo rosso il posteggio dell’autovettura nel cortile interno del complesso. Non racconterò di come ho acceduto allo stabile facendo il giro dell’edificio per introdurmi nell’atrio della scuola attraverso l’uscita di emergenza perché tutto il primo piano fuori e dentro era occupato dalla troupe cinematografica. Non dettaglierò della pioggia che si è abbattuta su di me proprio lungo tutto il tratto costretta a percorrere a causa dell’interdizione di parcheggiare sotto la finestra della mia classe. Tacerò sulle riprese di Cloro che hanno reso quasi inagibile tutto il piano terra della scuola e pure sui cineoperatori, sulle comparse e sui cavi elettrici sparsi sul pavimento come cappi, sui macchinari per l’audio e il filmato. Potrei raccontare del restauro operato sulla propria persona delle bidelle e di quei colleghi della prima ora tanto di sesso femminile che maschile, un’impresa così accurata da renderli quasi irriconoscibili, ma invece, mi limiterò a ricordare il 25 marzo, come la giornata internazionale in memoria delle vittime della schiavitù. E a proposito della tratta dei neri dall’Africa alle Americhe, non scriverò dell’indimenticabile giornata trascorsa qualche mese fa a Bordeaux in compagnia di una persona a me tanto cara e nemmeno della stessa città tappa fondamentale di questo antico e attuale mercato umano. Non descriverò il garbo, la timidezza e la generosità dell’amico premuroso che ha voluto dedicarmi molto del suo tempo regalandomi mille attenzioni. Non dirò infine della tipografia Mill’Anges in rue Saint-James sede della prima edizione degli Essais del filosofo illuminista di Bordeaux e di come ora della stamperia non resti che un’insegna su un’anonima saracinesca vicina alla fotografata Porte Cailhau; baderò quindi alla Medicamina faciei femineae impiegata dal personale ATA e docenti della mia scuola, rifletterò sul significato di Mignonne e dunque al concetto di caducità, in vista dell’escursione con Caroline. Non dirò infatti dell'intenzione della “mia” lettrice di francese di visitare prima di lasciare la cittadina italiana che la ospita da 6 mesi, gli scavi del poeta e l’eremo del papa del gran rifiuto. Il tempo muta.

Non porrò alcuna domanda per sapere di chi o piuttosto di cosa vi sentite di essere schiavi.

 
 
 

VERDE

Post n°133 pubblicato il 18 Marzo 2014 da Coralie.fr
 

Il Barone di Münchhausen si tira fuori da un pantano tirandosi per i capelli (illustrazione da Oskar Herrfurth)

 

L'ambiente come noi lo percepiamo è una nostra invenzione. (Heinz von Foerster, La realtà inventata, 1988)

Genio, in verità, è poco più che la facoltà di percepire in un modo inconsueto. (William James, Principi di psicologia, 1890)

L'istinto è qualcosa che trascende la conoscenza. Abbiamo, indubbiamente, certe fibre più fini che ci permettono di percepire la verità quando la deduzione logica o qualsiasi altro sforzo intenzionale del cervello, risulta futile. (Nikola Tesla, Le mie invenzioni, 1919)

 

I disegnini, tenui e delicati, un po' "sbiaditi" e monocolore, li ho presi da Patrizia e li trovo trop craquants (troppo irresistibili).

Quale peso date ai sensi nella percezione della realtà e quanto essi vi ingannano nell'interpretazione del mondo?

 
 
 

IL TEMPO DELLA STORIA E IL TEMPO DEL RACCONTO

Post n°131 pubblicato il 12 Marzo 2014 da Coralie.fr
 

Place du Parlement à Bordeaux (il mio sogno: un monolocale là in alto)

Quando arrivo la luce è accecante. Poche le zone in ombra e solo in quegli spazi, il riverbero del sole disegna i contorni delle tegole in ardesia. Rue Sainte-Catherine si muove e parla, anche forte, e gli idiomi si incontrano e impattano. Trafelata, sono in ritardo, ascoltatrice involontaria occupata a raggiungere l’amico, non perduto, non immaginario, ma che pazientemente aspetta da almeno venti minuti, attraverso les chiens (i cani) legati ai loro clochards ammassati sulle vetrine delle Nouvelles Galleries, saltello tra musicanti distesi sulle custodie dei loro strumenti, concentrata nello slalom per evitare i soliti escrementi tipici e caratteristici della città, mi sposto ora a destra ora a sinistra con un movimento di piedi vagamente simile a quello ben celebre e reso unico dall’artista afro-americano deceduto qualche anno fa, in maniera meno scattante ma certamente veloce, per schivare gli arrivi tanto improvvisi quanto pericolosi di trotinettes (monopattini) sbucate da non si sa dove e di vélos (biciclette) materializzatisi dietro sagome di passanti pigri e indolenti, frenetici e distratti. Enfin (finalmente) accaldata e un po’ transpirante (sudata) o forse ancora bagnata dalla doccia interrotta, giungo au rendez-vous.

Come sono le strade del luogo nel quale vivete (quartiere, città)?

 
 
 

L'ANTEFATTO (ou : Enfin de retour)

Post n°130 pubblicato il 08 Marzo 2014 da Coralie.fr
 

(La mia residenza estiva)*

La chaleur est étouffante (il caldo è soffocante). Le volets (imposte) sono chiuse ermeticamente per sbarrare l'entrata aux moustiques (alle zanzare). Sono le quattro del pomeriggio di un giorno estivo di qualche mese fa e al di là del velux della salle à manger (sala da pranzo) si aprono a ventaglio i tetti della città. Inconfondibili, cosi familiari e tanto amati. Entro nell’abitacolo dalle piastrelle ambrate, la lingua del rubinetto è conficcata nella parete. Ruoto verso destra il mitigeur (miscelatore monocomando) come a segnare un semicerchio e sollevo la punta del “compasso” in ottone verso di me. Una cascata di acqua fredda si rovescia sulla schiena e mi fa trasalire. La sensazione è troppo bella. L’acqua gelata soffoca il grido, sospeso, trattengo il respiro. Pochi attimi per familiarizzare con la temperatura e il liquido scivola prepotentemente sulla vita, attraversa il polpaccio per dissolversi tra le caviglie. Un brivido di autentico piacere. Afferro il rubinetto per aumentare la pressione e dalla camera attigua giuge un suono antico e anch’esso familiare. Arresto il flusso dell’acqua e immobile tendo l’orecchio. “È solo un [telefono] che [squilla] dentro ad una stanza” penso decisa a non uscire dalla doccia anche quando il trillo si fa insistente. Un intervallo di qualche secondo e di nuovo l’apparecchio torna a vibrare sulle “due casse [della] libreria”.

Mentre si esaurisce la settima serie, spingo contro la parete la lingua di metallo opaco e grondante esco dalla cabina. Batto il fiato come un cavallo e mi avvolgo nella serviette (nell’asciugamano), i piedi nudi sul parquet lasciano tracce d'eau (acqua) e poi, sempre ben bagnata, guardo il display illuminato dell’apparecchio dal suono inarrestabile. Un seize (sedici, quindi quattro) udito in un centro commerciale tra gli expositoires (scaffali) dei CD e compreso sei (quindi 18), ha fatto sì che mi recassi al rendez-vous (appuntamento) in Place du Parlement con venti minuti di ritardo. [...]

Cosa ho combinato dopo, ve lo racconto un’altra volta, promesso. Ma ora ditemi: êtes-vous plutôt douche ou baignoire ? Voi siete più doccia o più vasca?

 

*Foto presa qui: http://bukuraleigh.com/buku/september-friday-night-flights-bordeaux-france/

 
 
 

SOUVENIRS D'ÉTÉ

Post n°127 pubblicato il 24 Agosto 2013 da Coralie.fr
 

Citron Yusu

Chocolat Pistache

Feuille de menthe

Tout Chocolat

Réglisse

Vanille - Feve de Tonka

Pistache

Passion

Mûre - Violette

Amande

Arabica

Caramel fleur de sel

Pur Noisette

Framboise

Fleur d'oranger

Chocolat Coco

Sono tutti di Gérard Cabiron uno dei Meilleur Ouvrier de France (migliore artigiano culinario francese). Il macaron alla réglisse (liquirizia) è, come dicono i francesi, "spécial": ha un gusto un po' particolare. Il mio preferito è quello alla framboise (lampone). Il nome è un faux-ami (falso amico): non è un "maccherone" (tipo di pasta), i macarons sono dei biscottini molto delicati, croccanti fuori e morbidi dentro, ripieni di una crema fresca e untuosa, il tutto, solido e liquido, si scioglie nelle mie fauci in un solo boccone.

(per Alex: Rives d'Arcins)

 
 
 

BONJOUR PARIS !

Post n°126 pubblicato il 30 Maggio 2013 da Coralie.fr
 

Sorrido. E' che non ho parole, nel senso che non le trovo. Le idee, gli argomenti, i frammenti di vita, ci sono da raccontare, ma non vogliono uscire, preferiscono non ancora esprimersi per iscritto e neanche oralmente. Pazienza, intanto posto ciò che vedo, così vedete i panneaux (cartelloni) pubblicitari che vedo io ora. Il mio sentire lo scrivo un'altra volta, se e quando i pensieri avranno il piacere (?) di tradursi in segni scritti.

Il treno che attraversa la Manica si chiama ... Eurostar*, il Thalys solca altre terre. Le pensiline delle arrêts de bus (fermate degli autobus) della capitale, sono tappezzate da queste immagini, che trovo molto carine e originali. Giudicate voi.

*grazie Alex


Colonia, Düsseldorf, Amsterdam e Paris non sono mai state così vicine.

 

 
 
 

CINEMA

Post n°125 pubblicato il 01 Aprile 2013 da m.a.r.y.s.e

...da MARYSE (cliccate sull'immagine)

 
 
 

CONVENZIONI

Post n°124 pubblicato il 25 Marzo 2013 da Coralie.fr
 

1= 1 bacio; 2= 2 baci; 3= 3 baci ecc.


www.madmoizelle.com/se-faire-la-bise-13536

(La regione a sinistra staccata dall'esagono, è l'Île de France)

 

On se fait la bise ? (ci salutiamo) chiede madame Cudraz all’ingresso del cortile. La residenza è silenziosa in maniera sinistra. La temperatura glaciale ovatta l’aria. Con un gesto meccanico accosto il viso a quello della mia vicina e senza toccarlo scambio il saluto sulle gote arrossate dal freddo. Dopo un cenno della mano mi ha raggiunta davanti alla boîte aux lettres (cassetta della posta). Chantal, que vous avez maigri ! (quanto è dimagrita) ho esclamato prima di iniziare il mio racconto sulle ultime novità italiane. È allora che la mia dirimpettaia, dopo aver sorriso e risposto dix kilos, sorpresa mi domanda della bise (bacio). Ho perduto l’abitudine de faire la bise (di salutare con due baci sulle guance), o forse semplicemente il gesto non mi viene cosi naturale e spontaneo come ai francesi. Fa parte di una convenzione sociale, anzi socio-culturale, come le vouvoiement (il dare del lei) anche tra persone che lavorano insieme da decenni e gomito a gomito, anche fra amici, e anche tra vicine di pianerottolo che nonostante il vous (Lei) quando si incontrano si scambiano tre baci sulle guance. Il numero non è casuale, dipende dalla posizione geografica. Nella Île de France (regione parigina) se ne danno due.

Come siete soliti salutare?

 
 
 

ABITAZIONI

La Seine, in fondo: Notre Dame di spalle, a destra: facciate sull'isola Saint Louis (foto dal Web)

 

Il bateau-bus Isabelle Adjani solca la Seine all’altezza dell’Île Saint Louis. Le facciate alte e bianche immacolate strizzano l’occhio al passante ammirativo come a ricordargli che il suolo sul quale cammina è fra i più cari della ville lumière. Je me promène (cammino) sul bordo del fiume, a sinistra le sculture in ferro di Tino Rossi, dall’altra parte del boulevard Saint Bernard, l’enorme cancello segna l’entrata al jardin de plantes, davanti, sul trottoir, le casse metalliche dei bouquinistes, si aprono ai turisti, agli intenditori, ai ricercatori, ai collezionisti, ai curiosi. Il parapetto verde segna il tragitto che conduce a Notre-Dame. Costeggio le barche attrezzate ad abitazioni. Lo scorso anno, il sindaco di Paris ha arrestato la concessione sulle péniches perché sono troppe e non c’è più spazio. Da qualche tempo les parisiens preferiscono vivere sulla Senna in un appartamento galleggiante che puo' arrivare a misurare anche duecento metri quadrati. Non ci sono tasse di abitazione, si paga solamente il posto per ancorarsi all’acqua. Il vento ha cessato di soffiare, raggiungo la cattedrale alle spalle e mentre il sole disegna i contorni dei gargouilles, penso alla superficie abitata da Quasimodo.

Quanto tempo trascorrete a casa e in quale stanza stazionate di più?

 
 
 

UN DIMANCHE PARISIEN

Post n°122 pubblicato il 28 Gennaio 2013 da Coralie.fr
 

(la fotografia l'ho presa qui: www.frenchmomentsblog.com)

 

Sous le ciel de Paris il vento del nord soffia gelido. Si prepara il corteo dal 14° si sposta al 4° arrondissement passando per l’Île Saint-Louis. Il défilé pro mariages homos (matrimoni omosessuali) sfila in place de la Bastille e sfida ogni guillotine. Altrove le nuages (nuvole) trasudano acqua e minacciano pluie (pioggia) che non tarda a cadere. Lo scroscio sull’insegna di Roland mi coglie impreparata. Entro e le narici si riempiono di un profumo familiare unico e tanto mancato. Roland lascia la dame parlante davanti a lui e viene fuori dal bancone: f(r)onsescà, esclama, si avvicina coperto di polvere bianca e mi serre dans ses bras (abbraccia). Sa femme (la moglie) insieme alla figlia, è a Évry in un magasin Éphémère (negozio). Due francesi hanno inventato il negozio effimero: l’esercizio commerciale resta in un posto solo per un mese e mezzo, poi va via, in un’altra città. Gli articoli sono di marca e tutti a metà prezzo. Nella mia cittadina, gli dico, c’è un formo che vende il pane del giorno prima al cinquanta per cento. La baguette du jour avant? Chiede mentre me ne serve una. Il giorno prima in Italia si ricorda la notte dei cristalli, in Gallia, la giornata della memoria sembra caduta nell’oblio. Claire Chazal, giornalista televisiva (la mia preferita), racconta della conquista di Tombouctou, David Pujadas, concorrente (antipatico), fa una disamina critica sui matrimoni religiosi, civili e i pacs celebrati durante lo scorso anno. Nessuno dei due, né aux infos (TG) delle tredici né alle notizie delle venti, accenna alla Shoa, aux homosexuels mandati ai forni, all’Armata Rossa che il 27 gennaio 1945 libera Auschwitz. Ricordano invece l’appuntamento del 28 gennaio con il quarto CD di Madame Bruni-Sarkozy, la quale dedica il nuovo singolo al marito Nicolas.

Mangiate pane e, se si, di quale tipo?

 
 
 

AILLEURS

Post n°121 pubblicato il 04 Settembre 2012 da Coralie.fr
 

 

...Désormais chez maryse...

 
 
 

LE RETOUR

Livarot

 

Fa prima a dirmi il nome della persona che sta cercando, intima l’interlocutore distratto dalla sua battuta. Perduta in piena campagna, alla ricerca dell’abitazione della mia amica. Sauviac è immersa nel verde, lontana, tanto, dal mondo civilizzato e industriale, è a sud est di Bordeaux. Percorro la strada, l’unica, ad una corsia e non asfaltata, per scomparire fra distese di vigneti. A midi (mezzogiorno) davanti alla chiesa del villaggio, due autoctoni di giovane età, si lanciano in un campo anonimo una palla. La temperatura è estiva ed io sono in ritardo. Stéphanie, rispondo sul divertito e il dubbioso. La quinta di colore arancione, risponde indicandomi con la racchetta un gruppo di case, e la direzione da seguire, prima di tornare al suo servizio.

Nel servizio non è contemplato il formaggio alla fine del pasto, spiego al cognato di Cécile. Autotrasportatore, francese, della Champagne (regione ad est di Paris, dalla quale prende il nome il noto spumante), da qualche anno viaggia con il suo camion per il lungo e il largo del nord Italia. A tavola, al momento dei dessert, mentre mi serve del Livarot (formaggio a pasta molla della Normandia), mi ‘‘informa’’ che en Italie il n’y a pas de fromage, les italiens n’en mangent pas (in Italia non esiste il formaggio, gli italiani non ne mangiano). Sorrido. Ho giusto il tempo di comprendere, quando la commensale francese davanti a noi, insorge, citando una lista di formaggi del Belpaese, primo fra tutti il Parmigiano. I pasti francesi, che sia pranzo o cena, a casa o al ristorante, si concludono sempre con il vassoio o il carrello dei formaggi. La Francia ha un formaggio diverso per ogni giorno dell’anno. Sostengono fieri i cugini d’oltralpe. Il formaggio si consuma a fine pasto e spesso è l’alternativa al dolce. Anche in Italia, dico rivolgendomi alla tavolata stupita, non è inusuale terminare con il formaggio; ma è certamente più frequente in un qualsiasi ristorante, che sia servito a conclusione di un pasto semplice e veloce, del dolce piuttosto che del formaggio, che invece viene consumato anche come piatto principale o come entrée (antipasto) o perfino come accompagnamento.

La accompagno al nastro, dico alla distinta mamie (nonnina) mentre varchiamo la porta di vetro. Il volo che mi ha riportata in Italia è in anticipo ed io sono senza bagagli. Ho sentito il viaggio meno lungo e stancante, merito della dame francese di 83 anni in visita al figlio reporter a Roma.

 

Se doveste presentare l’Italia ad uno straniero, quale modo, cosa o chi scegliereste?

 
 
 
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