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I Dieci Comandamenti secondo Keith Haring
I Dieci Comandamenti sono stati realizzati in occasione della prima mostra personale dell'artista in un museo, nel 1985, al Museo di Arte Contemporanea di Bordeaux, in un vecchio magazzino di stoccaggio di prodotti coloniali riconvertito. Dalla pianta basilicale con navata centrale divisa per mezzo di arcate da quelle laterali. L'interpretazione dello spazio diede spunto a Haring per sviluppare il tema dell'opera. Innanzitutto il numero degli archi (dieci) che avrebbero dovuto ospitare i dipinti nonché il richiamo alla "sacralità" dell'impianto architettonico e forse il ricordo dell'iconografia che rappresenta le Tavole della Legge, a forma di arco. Per realizzare questo lavoro, concepito il giorno prima della partenza da New York, sulla pista dal ballo del Paradise Garage, Haring lavorò tre giorni di seguito, quasi senza mai dormire.
"Il modo in cui ho lavorato a "I Dieci Comandamenti" è l'antitesi: anche se ad esempio dicono "non rubare", il dipinto mostra qualcuno che ruba. Io raffiguro quello che non si deve fare (...). Ne "I Dieci Comandamenti", da un pannello all'altro cominciai a connettere il rosso come il colore che rappresenta il potere. Se mi fosse stato chiesto di usare tre colori avrei usato il nero, il bianco, il rosso, che sono i colori più forti, e poi il giallo." Keith Haring
Con The ten commandments ci troviamo di fronte al coraggioso urlo di dolore, all'indignazione per la società delle religioni preconfezionate, del consumo obbligatorio. L'uomo, da protagonista di scelte ed azioni, da soggetto pensante e agente, che è diventato oggetto conteso, strattonato, schiacciato. Partendo da presupposti di sessualità esplicita (organi genitali, rapporti orali e anali) che lambiscono simboli sacri e profani, egli costruisce un fine dibattito critico che costringe l'osservatore a porsi innumerevoli interrogativi su se stesso, sui propri gusti, su ciò di cui si circonda e su cos'è diventata la religione nel corso di duemila anni. Non vi è nulla di gratuito, perciò pornografico, in questi giganteschi quadri (7,5x5 m) popolati da poche e riconoscibilissime figure stilizzate che raccontano una religiosità distorta, assorbita dal quotidiano, rappresentata per antitesi. Omar Manini
N.B.: Altre importanti notizia nel post omologo di m.a.r.y.s.e |
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