Creato da LSDtrip il 24/10/2012

Electro Music

...è un diario virtuale dove si può trovare non solo "musica elettronica", ma tanta musica, che va dal Rock, al Pop, al Rap, all' Hip-Hop, alla musica Country, alla musica etnica, alla musica italiana, per cui chi fosse a modo proprio affascinato, appassionato di tutta quanta la musica, qui può, ascoltare, guardare e leggere quello che più gli piace. NOTA BENE! E' LA MIA COSCIENZA, IL MIO STATO D'ANIMO SOPRATTUTTO CHE PUBBLICO E POI TUTTO IL RESTO! I VIDEO CHE SCELGO DI INSERIRE DI OGNI ARTISTA E GRUPPO, SONO NATURALMENTE I BRANI CHE PIU' MI PIACCIONO...se indossi le cuffie quando entri qui dentro il viaggio E' assicurato e attenzione questo posto E' NOTO PERCHE' PROVOCA DIPENDENZA! Concludo augurandoVI buon ascolto e buona visione, ma anche buona lettura!

 

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Patti Smith

Foto di LSDtrip

 

I Brani scelti:

1 - Because the Night

2 - Dancing Barefoot

3 - People Have The Power

4 - Looking For You (Was I)

5 - Dream of Life

6 - Pissing In a River

Patti Smith

Nasce il 30 dicembre 1946 a Chicago. E’ figlia di una cameriera con ambizioni di cantante, Beverly, e Grant, operaio. A metà degli anni ’60, lascia la scuola e va a New York, dove va a vivere con uno studente, che poi sarebbe diventato il celebre fotografo Robert Mapplethorpe. Dopo aver lavorato in una libreria, ed essersi trasferita per qualche mese a Parigi, torna a N.Y. dove viene incoraggiata dagli amici - tra i quali il bluesman Johnny Winter - a recitare: scrive tra l’altro una commedia con Sam Shepherd, “Cowboy mouth”. Scrive anche poesie, e durante un “reading” nel 1971 incontra un chitarrista e impiegato in un negozio di dischi, Lenny Kaye. Negli anni successivi continua l’attività di poetessa (pubblicando la raccolta “Seventh Heaven and witt”) e attrice, ma scrive anche canzoni per i Blue Oyster Cult. Nel 1973, insieme a Kaye tiene una performance intitolata “Rock `n Rimbaud”. Nel 1974 ai due si unisce il tastierista Richard Sohl, per incidere “Hey Joe” di Jimi Hendrix, uno dei primi singoli “indipendenti”, finanziato da Mapplethorpe e con Tom Verlaine (dei Television) alla chitarra. Il lato “b” del 45 giri è “Piss factory”, scritta da Patti. Il suo nome comincia a diventare uno dei più noti di un circuito “underground” che ha come tempio il CBGB’s di New York. Con il chitarrista cecoslovacco Ivan Kral e il batterista Jay Dee Daugherty, il gruppo attrae l’attenzione di Clive Davis, fondatore della Arista. Nel novembre 1975 John Cale produce l’album di debutto HORSES, contenente tra l’altro la “cover” di “Gloria”, il brano reggae “Redondo Beach”, e poesie in musica come “Birdland”. L’album, uno dei precursori della scena new wave, entra nella top 50 americana. Dopo RADIO ETHIOPIA, del 1976, un infortunio costringe Patti a dedicarsi alla poesia, prima di tornare, nel 1978, con EASTER, che si avvale di un brano scritto con Bruce Springsteen, “Because the night”. Il singolo entra nella top 20, e traina un album prodotto da Jimmy Iovine, contenente tra l’altro “Rock and roll nigger”, uno dei “manifesti” della Smith. Nel 1979, Todd Rundgren produce WAVE, contenente “Frederick”, dedicata al futuro marito, Fred “Sonic” Smith, ex chitarrista degli MC5. Al massimo della fama, amica di tutta la New York “che conta” (Allen Ginsberg, William Burroughs, Bob Dylan, Sam Shepherd, Mapplethorpe, Verlaine...) e acclamata come poetessa anche in Europa, dopo un concerto da 70.000 persone allo stadio di Firenze si ritira dalle scene per sposarsi, avere bambini (due) e tornare alla poesia. Nel 1988 l’inaspettato ritorno con DREAM OF LIFE, contenente “People have the power”, che ottenne un discreto successo come singolo. Nel 1994, la morte del marito e del fratello per due attacchi cardiaci sono un duro colpo, dal quale si riprende riprendendo i contatti con Kaye e Daugherty, che si esibiscono con lei in alcuni concerti quasi privi di preavviso (come quello al Lollapalooza, a New York, nel 1995). Nel 1996 incide il suo sesto album, GONE AGAIN, al quale partecipano Tom Verlaine, John Cale e Jeff Buckley. Nel 1997 arriva PEACE AND NOISE, al quale fanno seguito una serie di concerti e “reading” poetici accompagnati da musica. Nel 2000 esce GUNG HO, che la vede come sempre affiancata dai fidi Lenny Kaye e Jay Dee Daugherty. Nel 2002 segue la raccolta LAND, composta da due CD, il secondo di inediti, demo e live.
Il primo disco di inediti arriva 4 anni dopo GUNG HO: si intitola TRAMPIN' e segna il debutto di Patti Smith su etichetta Columbia, dopo la fine del contratto con la Arista, che aveva pubblicato tutti i dischi precedenti.
Nel 2005, mentre la Smith continua a tenere numerosi concerti e lavora ad un annunciato disco di cover, la Sony pubblica una nuova edizione di HORSES, che ne celebra i 30 anni: contiene un secondo cd con tutto il disco inciso live nel 2005 al Meltdown festival di Londra. Per un nuovo disco bisogna attendere il 2007: TWELVE è l'annunciato disco di cover, con rielaborazioni di brani di Dylan, Nirvana, Hendrix e altri. Il suo lavoro più recente è THE CORAL SEA, registrazione di un reading dal vivo dell'omonimo libro, sonorizzato in collaborazione da Kevin Shields dei My Bloody Valentine, pubblicato nel 2008. Nel 2010 esce (anche in Italia) "Just kids", libro cui racconta la sua amicizia con il fotografo Robert Mapplethorpe e la sua vita newyorchese negli anni '70.
Nel 2012 l'artista partecipa al Festival di Sanremo esibendosi con i Marlene Kuntz nella serata dei duetti internazionali: assieme cantano "Impressioni di settembre" (con alcuni versi scritti appositamente per l'occasione dalla cantate). A giugno arriva "Banga", primo disco di inediti in 8 anni: tra le canzoni, anche un brano dedicato ad Amy Winehouse.
Nel dicembre 2016 è Patti Smith ad avere l’onore di rappresentare Bob Dylan alla cerimonia di consegna dei Premi Nobel 2016: l’artista, delegata dal cantautore di Duluth per ritirare il Nobel per la Letteratura assegnato a Dylan, interpreta per l’occasione, a Stoccolma, "A hard rain's a-gonna fall".
Circa un anno dopo, nel maggio 2017, Patti Smith riceve la laurea ad honorem dall’Università di Parma.
Nel 2018 l’artista statunitense pubblica una nuova edizione illustrata di “Just Kids”, il libro di Patti Smith dedicato a Robert Mapplethorpe originariamente uscito nel 2010. Lo stesso anno la rocker dà alle stampe il reading “Devotion”, al quale segue nel settembre 2019 il volume “Year of the monkey”. (27 ott 2020).

Patti Smith: un concerto al Circo Massimo per i suoi 80 anni:
La Sacerdotessa del Rock festeggerà il suo compleanno in un modo speciale.
Festa di compleanno speciale per Patti Smith. Il prossimo 30 dicembre la Sacerdotessa del Rock compirà 80 anni, ma i festeggiamenti partiranno qualche mese prima, il 27 luglio 2026, quando Patti Smith si esibirà in concerto al Circo Massimo di Roma. Sarà una serata-evento per celebrare proprio i suoi 80 anni. I posti saranno tutti a sedere: i biglietti sono già in vendita su Ticketone.it.
Accompagnata dal Patti Smith Quartet, la cantautrice sarà affiancata dal tastierista e bassista Tony Shanahan, suo collaboratore da oltre trent’anni, e dal chitarrista Jackson Smith, figlio di Patti e da Seb Rochford alla batteria.
 
Prima del concerto Patti Smith va a spasso per Dublino con Bono:
Questa sera la musicista si esibirà nella capitale irlandese per celebrare i 50 anni di "Horses"
Dopo l'esibizione all'Auditorium Parco della Musica di Roma lo scorso 15 settembre, questa sera, a Dublino, in Irlanda, Patti Smith effettuerà il secondo live del tour che celebra i 50 anni del suo celeberrimo album d'esordio "Horses" (leggi qui la recensione), datato novembre 1975. Prima di salire sul palco della 3Arena, però, la 78enne musicista statunitense ha approfittato della compagnia di un cicerone di tutta eccezione per visitare le bellezze della capitale irlandese.
ul suo canale Instagram la si può ammirare in compagnia del frontman degli U2 Bono visitare la James Joyce Tower. L'immagine è accompagnata dalla seguente didascalia: "Questa è una visita alla torre di James Joyce prima di suonare a Dublino stasera, commiserandomi felicemente con uno dei suoi abitanti più illustri."
 
"Hey Joe", la murder ballad che ha cambiato il rock
Dalle origini a Hendrix a Patti Smith e Nick Cave:
la storia di un classico è l’apice del “matrimonio sacrilego tra musica popolare e violenza” che nel XX secolo si consuma più e più volte: è “Hey Joe”, la murder ballad per eccellenza, quella che ha cambiato la carriera di Jimi Hendrix e l’immaginario del rock. La storia viene raccontata in un nuovo libro: “That Gun in Your Hand: The Strange Saga of ‘Hey Joe’ and Popular Music’s History of Violence” di Jason Schneider (Anvil Press), con prefazione di Lenny Kaye.
Schneider legge la canzone come snodo chiave di un legame antico, anche più del rock stesso: “Non c’è un punto facile da cui iniziare a esaminare “Hey Joe”. La versione del 1966 di Jimi Hendrix resta quella definitiva. Fu la canzone che lanciò la sua carriera, la prima volta che cantava in uno studio di registrazione professionale.” Ma allo stesso tempo fu molto di più:
Come ricorda nella prefazione Lenny Kaye, chitarrista del Patti Smith Group e curatore della storica raccolta di garage rock “Nuggets”: “Mi imbattei per la prima volta nella canzone quando virò verso il folk-rock, negli anni delle garage band. C’era sempre confusione sulla sua paternità autoriale, ma ciò non faceva che accrescerne il fascino del mistero, come un romanzo giallo che indaga un delitto passionale, per pesare l’assassino sulla bilancia della giustizia. Come ti dichiari, Joe? Colpevole come da accusa.” 
“Hey Joe" e le murder ballad:
Le murder ballads sono canzoni che partono dalla cronaca e la trasformano in forma di ballata. Molto prima dei podcast di true crime, trasformavano delitti reali o archetipici in racconto popolare. Dalle versioni ottocentesche di “Stagger Lee” (poi ripresa anche da Nick Cave) e “Frankie and Johnny” nate a St. Louis — una sullo sparo per un cappello rubato, l’altra su una donna che uccide l’amante infedele — alla rinascita novecentesca, la forma si sposta generi e media, fino al rock’n’roll.
Alla fine degli anni ’50 e inizio ’60 l’America pop ha già interiorizzato quell’immaginario: Johnny Cash costruisce una parte della propria identità su canzoni come “Folsom Prison Blues” (“I shot a man in Reno just to watch him die…”) e “Delia’s Gone”, mentre il country-western e il blues elettrico tengono vivo l’archetipo del pistolero e del colpevole in fuga.  
“Hey Joe” ha una genealogia più contorta di quanto suggerisca la classica attribuzione a Billy Roberts. Schneider ricostruisce un antefatto cruciale: il demo “Baby Please Don’t Go To Town” di Niela Miller (1962), con lo stesso moto armonico a giro di quinte che darà a “Hey Joe” la sensazione di fuga inarrestabile. Roberts registra il copyright ma non pubblica un suo 45 giri; nel frattempo Dino Valenti (alias Chester Powers) riesce persino a depositare a suo nome una versione del brano nel giugno 1966, alimentando la confusione autoriale.  
 
Dalla scena di Los Angeles al folk-rock:
Il brano circola nella Los Angeles di metà ’60: David Crosby lo spinge presso i Byrds, senza riuscire a farlo incidere; Arthur Lee e Bryan MacLean lo portano nei Love, che lo pubblicano nel 1966 su Elektra; ma sono i Leaves a trasformarlo in primo successo in classifica (n.31 Billboard, luglio ’66), fissando l’ossatura garage più veloce e con un tipico ponte R&B.
Sull’altra costa, nel Village newyorkese Tim Rose rallenta drasticamente il tempo, sostituisce “money” con “gun” già al primo verso e porta il testo al delitto compiuto: l’effetto è cupo, ipnotico, una vera rifondazione in chiave murder ballad.  
 
Jimi Hendrix, Deep Purple e Patti Smith:
È proprio quella versione che colpisce Chas Chandler (ex Animals) nell’estate ’66: decide che con l’artista giusto “Hey Joe” sarà un hit in Inghilterra. L’artista, la sera dopo al Café Wha?, è Jimi Hendrix che sta già suonando il brano.  Arrivato a Londra, Jimi entra in studio a fine ottobre ’66: registra “Hey Joe” (con “Stone Free” sul retro), prima volta in cui canta in uno studio pro. L’interpretazione fonde la versione dei Leaves con l’atmosfera di Rose con la chitarra di unica di Hendrix: è la miccia della sua carriera.
Tra le cover che hanno sedimentato il mito, i Love aprono la strada nel 1966: con Bryan MacLean alla voce inseriscono “Hey Joe” nel loro esordio e l’iniziale credito a “Valenti” fotografa bene quanto fossero confuse, all’epoca, le acque autoriali. Nel 1968 i Deep Purple ne spingono il lato spettacolare: sirena di polizia, un’idea quasi da bolero sinfonico, poi la sterzata verso “Hush”, a mostrare come il pezzo potesse farsi “hard” senza perdere la sua ombra. Nel 1967 tocca a Cher, che su “With Love, Cher” firma la prima versione femminile, modellata sull’arrangiamento hendrixiano e pensata per portare la ballata nell’alveo del pop mainstream.
A cavallo dei ’70 la canzone entra nel circuito soul e chitarristico. Ma un altro capolavoro è legato alla nascita del punk:
Patti Smith lega la sua versione di “Hey Joe” alla cronaca del presente: riscrive l’incipit chiamando in causa Patty Hearst - ereditiera americana rapita nel 1974 poi trasformatasi in criminale - con diversi riferimenti politici. La murder ballad non è più solo un archetipo: diventa uno strumento per leggere il rapporto tra crimine, racconto e opinione pubblica.
Schneider, poi, dedica un intero capitolo a Nick Cave, che aveva inciso “Hey Joe” in “Kicking Against the Pricks”, disco di cover del 1986 e negli anni ’90 rimette mano alla tradizione delle murder ballads  con ferocia teatrale: “Stagger Lee” su “Murder Ballads” (1996) è una versione espansa e cinematografica della storia di "Stack-O-Lee", brutalmente esplicita e consapevole del mito che aggiorna.
 
Dal folklore al true crime:
Nell’era di podcast e serie TV, conclude Schneider, “Hey Joe” è la canzone-ponte in cui leggenda, cronaca e spettacolo si incontrano. La sua progressione in cerchio sembra non finire mai, come la fuga, dice l'autore: un archetipo che unisce violenza, colpa e destino, come il racconto di un omicidio nel documentario su una piattaforma video o audio. In questo senso, il “matrimonio” tra canzone e violenza di cui parla Schneider trova in “Hey Joe” il proprio rito fondativo dentro la cultura rock.
 
 
 
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