Creato da LSDtrip il 24/10/2012

Electro Music

...è un diario virtuale dove si può trovare non solo "musica elettronica", ma tanta musica, che va dal Rock, al Pop, al Rap, all' Hip-Hop, alla musica Country, alla musica etnica, alla musica italiana, per cui chi fosse a modo proprio affascinato, appassionato di tutta quanta la musica, qui può, ascoltare, guardare e leggere quello che più gli piace. NOTA BENE! E' LA MIA COSCIENZA, IL MIO STATO D'ANIMO SOPRATTUTTO CHE PUBBLICO E POI TUTTO IL RESTO! I VIDEO CHE SCELGO DI INSERIRE DI OGNI ARTISTA E GRUPPO, SONO NATURALMENTE I BRANI CHE PIU' MI PIACCIONO...se indossi le cuffie quando entri qui dentro il viaggio E' assicurato e attenzione questo posto E' NOTO PERCHE' PROVOCA DIPENDENZA! Concludo augurandoVI buon ascolto e buona visione, ma anche buona lettura!

 

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Marracash

Post n°151 pubblicato il 05 Aprile 2026 da LSDtrip
 
Foto di LSDtrip

 

 

I brani scelti:

1 - NEON - Le Ali ft. Elisa 

2 - BRAVI A CADERE

3 - CRAZY LOVE

4 - Badabum Cha Cha

5 - CRUDELIA - I nervi

6 - GLI ALTRI (Giorni Stupidi) (Visual)


Marracash

Marracash, pseudonimo di Fabio Bartolo Rizzo (Nicosia, 22 maggio 1979), è un rapper e produttore discografico italiano.

Ha esordito ufficialmente nel 2005 con il mixtape autoprodotto Roccia Music I, il quale ha visto la partecipazione del collettivo Dogo Gang e di altri artisti appartenenti alla scena hip hop italiana.Il mixtape ha ottenuto un riscontro significativo nell’underground e lo ha portato alla firma di un contratto discografico con la Universal Music Group, con la quale nel 2008 ha pubblicato il primo album solista, l’omonimo Marracash.

Nel 2013 ha fondato insieme al produttore Shablo l’etichetta discografica indipendente Roccia Music, la quale vede coinvolte figure affermate e nuove leve del rap, produttori e DJ.

Il nome d’arte “Marracash” viene addottato dall’artista perché da piccolo, essendo di origini siciliane e avendo quindi il viso ben marcato, gli altri bambini lo chiamavano “Marocchino” o “Marrakech”.

A dieci anni la sua famiglia viene sfrattata dalla casa di via Bramante, a Milano, e si trasferisce nel quartiere periferico della Barona, dove cresce e dove vive tutt’oggi. Queste vicende segnano molto l’artista e ricorrono spesso nel sue canzoni ad inizio carriera e nel disco Marracash.

Marracash, in un’intervista televisiva su All Music del 7 luglio 2008, ha affermato che da bambino i suoi cantanti preferiti erano gli 883.

Approda alla musica nel 2003, debuttando nel mixtape PMC versus Club Dogo. Nello stesso anno prende anche forma il progetto Dogo Gang.

Nel 2005 autoproduce assieme a Del (produttore della Dogo Gang) Roccia Music[1], una “compilation di strada”, in cui collaborano gli altri membri della Gang e altri nomi noti della scena hip hop italiana. Roccia Music raggiunge le 2000 copie vendute pur non avendo una vera distribuzione. Poco tempo dopo Marracash firma un contratto con la Universal Music, per cui pubblica nel 2008 l’album Marracash, che raggiunge il disco d’oro.

La carriera di ogni artista è fatta di obiettivi. Punti di arrivo che se pur non definitivi permettono all’artista in questione di misurarsi, di accorgersi dell’effettiva portata della propria arte e da lì ripartire più forti di prima. Con “Santeria” Marracash e Gué Pequeno lo hanno messo quel fatidico punto, urlando forte al mondo dell’hip hop italiano la loro condizione di Re incontrastati della scena. Il tutto senza alcun tipo di compromesso, con un album originale, polivalente e pieno di significato.

Un album che si è portato dietro un tour enorme, che ha fatto registrare – praticamente ovunque – sold out, e ha reso la reale dimensione dell’impatto dei due, e di quel disco, nel rap italiano. Oggi il Santeria Tour arriva a Carroponte, il festival milanese che serve ai due per mettere un altro punto importante nella storia musicale di questo Paese. Per l’occasione abbiamo chiacchierato Marracash, con cui abbiamo parlato di passato, futuro ma soprattutto presente. Un presente che brilla come non mai.

Curiosità:

«Non sono figlio di nessuno. Non sono amico di nessuno. Ma adesso sono a casa tua». Così Marracash, si è presentato a Vasco Rossi una volta che, tramite amici comuni, è capitato a una cena nella casa del rocker a Los Angeles. «Ho origini estremamente popolari. Genitori di origini siciliane, entrambi arrivati a Milano da Nicosia, e contadine. Vivevamo in zona Chinatown, casa popolare senza bagno e con una turca al piano. Una famiglia quasi verghiana insomma». I riferimenti letterari, non solo i congiuntivi azzeccati che già sono una rarità nell’ambiente musicale. Marracash, 37 anni, è il letterato del rap. Nei suoi album la rima non è solo un gioco a effetto con un nome famoso e una parola rubata al gergo da social network. «Ho iniziato a leggere da bambino. Sono partito da Ventimila leghe sotto i mari . Soffrivo di insonnia e un libro mi aiutava. Era anche un passatempo che costava poco. In cortile con gli amici fumavamo canne e io facevo i riassunti dei romanzi che leggevo. Quando ho scoperto Baudelaire ho avuto la sensazione di leggere qualcosa che avevo dentro ma non sapevo esprimere. Hemingway l’ho letto tutto».

Un passo indietro. Quando Fabio ha 10 anni la vita della famiglia Rizzo cambia. «Nel 1992, causa Tangentopoli, arrestarono il proprietario della ditta per cui lavorava mio padre. Perse il lavoro e arrivò pure lo sfratto». Dalla Chinatown che mischia popolare e piccola borghesia, alla Barona, periferia pericolosa «Fu uno choc». Teppisti e bulli abbondano e Marra si adegua. «In Chinatown mi vergognavo a invitare amici a casa, mi sentivo emarginato. Nel nuovo quartiere mi sono ricollocato. Sono peggiorato a livello degli altri. I valori erano al contrario: ti sentivi figo se avevi i genitori criminali. La mia faccia da marocchino e poco di buono è servita». Il nome d’arte è nato proprio dalla storpiatura dei soprannomi che gli davano allora.

Qualche capitolo dell’adolescenza di Marra si perde fra storie di strada e di droga. Fino a che non arriva il rap. «Sono stato sempre un insicuro. Mi sento ancora a disagio quando entro in una boutique. Forse è perché i miei non mi hanno mai spronato». Ricordi di famiglia: «Ero un ribelle, nei miei genitori vedevo quello che non volevo diventare, una persona schiacciata dal lavoro disumanizzante. Loro dicevano che erano stronzate che mi mettevano in testa i libri. E quando ho iniziato a fare musica pensavano fosse una perdita di tempo. Quando col rap sono arrivati i primi risultati ho finalmente trovato il modo per credere in me stesso». Sull’onda del successo di Fabri Fibra, Marracash è stato uno dei pionieri della seconda ondata dell’hip hop italiano dopo il naufragio di quella degli anni Novanta. I primi passi underground con la Dogo Gang, il passaggio a una multinazionale e il successo di «Badabum cha cha», i dischi d’oro con «King del rap» e «Status». E prima dell’estate uscirà un album, in coppia con Gué Pequeno dei Club Dogo, candidato al numero 1 della classifica. «Siamo amici da quando avevamo 16 anni, abbiamo mosso i primi passi assieme e creato un immaginario». 

 

 
 
 
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