Le dita di Dio

Camminiamo sulle orme dei veri saggi: i santi. Il resto è follia. Chiara Lubich

 

SANTI NATI DALL'ANNO 1000 ALL'ANNO 1200

Antonio da Padova - Stanislao Vescovo e martire - Ubaldo da Gubbio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SANTI NATI DALL'ANNO 1201 ALL'ANNO 1400

Caterina da Siena - Francesca Romana -   

 

 

 

 

 

 

SANTI NATI DALL'ANNO 1401 ALL'ANNO 1600

SANTI NATI DALL'ANNO 1601 ALL'ANNO 1800

SANTI NATI DALL'ANNO 1801 ALL'ANNO 2000

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i poverini lo benedicono, i potenti tremano

Post n°16 pubblicato il 30 Maggio 2013 da leditadidio

 

San Romualdo (Ravenna, tra il 951 e il 953 – Fabriano19 giugno 1027).

S. Pierdamiani lo dipinge così:"Il suo volto era sempre così lieto e sereno, che metteva gioia in chiunque lo rimirava".

Malgrado ciò è il santo di ferro, digiunatore e selvatico, dalle labbra sigillate, dal piglio fiero che fa tremare. 

Visse una vita lunghissima: dal 907 al 1027.

A 20 anni gettò la spada dopo che la vide da suo padre Sergio bruttata nel sangue di un suo parente, abbandonò gli agi e le ricchezze e, a dispetto delle ire paterne, entrò nel monastero di S. Apollinaire, si rasò il capo e si coprì col cappuccio.

Di lì, dopo 3 anni, bramoso di più ardue ascese, seguì la scuola di un eremita rigidissimo e strano nelle paludi vicino a Tor di Caligo.

Si spostò in vari luoghi dell'Italia, fondando monasteri ed eremi, richiamato al rigore della Regola, rimproverando aspramente vescovi simoniaci e monaci imbastarditi, portando ovunque un'ondata di rigogliosa santità.

Fu un uomo che anche se taceva con la lingua predicava con la vita, in 7 anni di continuo silenzio trascorsi in una cella di Sitria "lavorò come non mai alla salute degli uomini e come non mai raccolse i frutti di vita".

Abbandonata la cella va a predicare in mezzo alla gente e con la sua fibra di ferro non accetta dal marchese Ranieri in regalo nemmeno l'acqua del torrente che gliela paga con uno scudo, oppure comanda al Doge Pietro Urseolo di lasciare il palazzo e di vestire la cocolla.

Per 1 anno intero si ciba giornalmente di un pugno di ceci lessi; per 15 digiuna a pane e acqua, tranne il sabato e la domenica. La quaresima è pane e acqua dal lunedì al sabato.

Resta tra le paludi dell'Origario, sopportando i morsi delle zanzare e il fetore dell'acqua putrida, finchè è costretto a fuggire gonfio, depilato e quasi verde come un ramarro.

Dai Pirenei viaggia a piedi nudi fino a Ravenna. A 105 anni si arrampica sui gioghi di Camaldoli, decide di ritornare in Sitria e da qui a Valdicastro dove l'attende la morte e dove al suo corpo non concede un pagliericcio e perdipiù continua a digiunare; e così muore, steso sulla nuda terra, solo.....

Così rigido da sembrare un uomo tutto d'un pezzo, eppure S.Romualdo è di una tenerezza ineffabile: dagli occhi gli sgorgano fiumi di lacrime, tanto che quando viaggia o salmeggia coi suoi discepoli, resta indietro o si apparta per dar sfogo alle sue lacrime. Non può più celebrare la Messa in pubblico. E tratta i suoi discepoli, come una madre tratta i suoi figlioli, anche se lui passa intere giornate a digiunare, non permette loro di fare come lui.

Egli nasconde i miracoli con garbo e ride quando racconta le bizzarrìe a lui capitate.

Spesso, davanti a qualche cibo ben preparato: lo guardava, lo annusava e poi diceva:" Gola, gola, come ti piacerebbe, eh! Ma tu non l'avrai". E la rimandava indietro dal cuoco......

Una nota distintiva della spiritualità eremitica di S. Romualdo è la gioia festiva.

Ecco come deve mostrarsi, secondo S. Pierdamiani, il vero eremita:" Nel cuore sia la mestizia, sul volto la gioia. All'apparire di un confratello senta refrigerio la tua carne, e non ti sia grave per un poco d'interrompere le tue penitenze. 

Subito dunque che il fratello picchierà alla tua porta, spariscano dal volto le rughe della mestizia, si spiani la faccia, gli si corra incontro ridenti e sereni; la bocca, la fronte, gli occhi brillino di gioia".

( Opus, LI cap. X)

 
 
 

«La pace sia con te, Filomena»

Post n°15 pubblicato il 17 Maggio 2013 da leditadidio

Santa Filomena

Tante grazie le sono state chieste e altrettante sono state esaudite. Recitiamo la novena e sicuramente la sua potente intercessione ci accontenterà. Basti pensare a quanti devoti celebri le furono devoti, come: Leone XII, Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII, san Pio X, il Curato d’Ars, la serva di Dio Paolina Jaricot, la serva di Dio Maria Cristina di Savoia, il beato Bartolo Longo e padre Pio da Pietrelcina.

Notizie di santa Filomena si possono ricavare dalla rivelazione privata che ebbe la serva di Dio suor Maria Luisa di Gesù (1799-1875), sua fervente devota.

Nel dì 3 agosto 1833, suor Maria Luisa di Gesù, una religiosa di anni 34 di un ritiro di Napoli guardava nella sua stanza una statuetta di S. Filomena, dicendo fra sé: "il dì 10 di questo mese si festeggia in Mugnano l’arrivo del corpo di questa Santa".

La Santa si degnò parlarle e le disse: “Dio dispose che il mio deposito si fosse portato in Mugnano nel giorno 10, onde festeggiandosi il mio arrivo, si festeggiasse ancora il giorno del mio martirio, perché nel dì 10 agosto, un’ora dopo mezzogiorno, Diocleziano mi fece troncare la testa.”

La Religiosa lo disse al suo Confessore, il quale raccomandò a Dio l’affare, e poi le disse: "ebbene dite a S. Filomena che vi dica per intero la sua vita".

La Religiosa rispose: "Io farò l’ubbidienza, ma se la Santa non vuole rispondermi, non ho da farci".

La sera la Religiosa s’inginocchiò dinanzi la statuetta, e dopo la recita di tre Credo e tre Gloria, intese proferire dalla Santa ciò che segue: “Io sono figlia d’un Re della Grecia. I miei genitori erano sterili. Capitò fra noi un medico Romano chiamato Publio. I miei genitori lo fecero chiamare per conoscere da qual causa venisse la loro sterilità.

Questo medico era cristiano. Sire, rispose a mio Padre, Se volete aver fgli, dovete ricevere il santo Battesimo ed abbracciare la Religione Cattolica. I miei parenti subito acconsentirono; si fecero istruire, ricevettero il santo Battesimo con i loro confdenti. Un anno dopo io nacqui, e mi posero il nome di Filomena. A questo fatto molte famiglie del regno si fecero Cattoliche. Io cresceva con l’educazione cristiana; e di 5 anni presi la prima Comunione, di 11anni feci a Dio voto di verginità. Pervenuta io a 13 anni, Diocleziano Imperatore intimò guerra al padre mio, che fu costretto di portarsi in Roma per trattare la pace ed evitare la guerra, e volle menar seco anche me e mia madre.

Arrivati in Roma trovammo Diocleziano nel palazzo de’ Bagni. Appena mi vide promise al padre mio la pace e la sua protezione, a patto che dovesse dargli me in isposa. Mio padre acconsentì, e ritirateci da lui me ne passò parola, ma io risposi: Non posso, perché ho consacrato a Gesù Cristo la mia verginità.

Incessanti preghiere mi fecero mio padre e mia madre, dicendomi: abbi pietà di tuo padre e di tua madre e della tua patria, ed io risposi: Il mio padre è Dio, la mia patria è il Cielo.

Diocleziano faceva le più calde premure. Mo padre si portò a lui e gli disse: Filomena non vuol maritarsi.

L’Imperatore gli disse: "menate qua la giovinetta, la farò persuadere dalle signore romane". Mio padre si vide forzato e mi condusse. L’imperatore mi ricevé con tutt’amabilità, e poi mi consegnò alle signore romane e mio padre insieme con mia madre dovettero ritirarsi.

Quelle signore posero ogni studio per persuadermi di accettare le nozze con Diocleziano, ma vedendo la mia fermezza ne fecero conto l’Imperatore, il quale mi volle alla sua presenza, e vedendosi deluso nelle speranze perché io ero inflessibile a tutte le promesse, mi disse: "Non mi vuoi amante, mi sperimenterai tiranno".

Io risposi: non vi curo amante, né vi temo tiranno. L’Imperatore infuriato ordinò che fossi chiusa in carcere, ed ogni 24 mi faceva portare pane a acqua.

Dopo 37 giorni mi apparve la SS. Vergine, e mi disse: "Cara figlia tu resterai ancor 40 giorni in questo carcere, e poi sarai esposta a vari martirii; ma l’Arcangelo Gabriele e l’Angelo tuo Custode ti assisteranno, e ne uscirai vittoriosa". Compiti i 40 giorni fui esposta nuda alla flagellazione, donde uscita tutta piaghe e mezza morta mi gettarono in carcere. Ma Iddio presto mi guarì, e il domani mi trovarono affatto sana.

L’Imperatore udendo tutto l’accaduto, mi fece di nuovo interrogare se lo volea per isposo, ma sentendo rinnovarsi il rifuto montò in maggiore sdegno, ed ordinò che fossi saettata.

Di nuovo fui condotta nel carcere tutta ferita e piena di sangue. Al mattino quelli che mi credevano già morta, mi trovarono sana e rubiconda, cha cantava salmi in lode di Dio, imperocché la notte fu unto il mio corpo con unguento odorifero da un Angelo, onde restai perfettamente guarita. Allora si ordinò che fossi nuovamente saettata con saette roventi, ma legata appena fui rapita in estasi e le saette invece di ferire il mio corpo, tornando indietro uccisero sei saettatori.

A questo prodigio per ordine dell’Imperatore fu presa un’ancora, me la legarono al collo e mi gettarono nel Tevere; ma gli Angeli spezzarono le corde dell’ancora, e mi fecero passare a piedi asciutti. Il popolo vedendo quest’altro prodigio, incominciò a gridare a’ carnefici: "E’ libera, è libera", ma quelli per paura di popolare rivoluzione mi troncarono la testa. Ciò avvenne nel giorno 10 agosto di venerdì un’ora dopo mezzogiorno.”

Questa è l’intera rivelazione fatta da S. Filomena alla Religiosa nel dì 3 agosto dell’anno 1833.

 
 
 

Festa della mamma: omaggio alla Mamma Celeste

Post n°14 pubblicato il 12 Maggio 2013 da leditadidio

 

Dedicato alla Mamma di tutte le mamme.....

Dedicato a tutte le mamme, in Cielo e in Terra.....

 

Mamma

Beniamino Gigli

C. A.Bixio - B.Cherubini

(1940)

Mamma, son tanto felice
perché ritorno da te.
La mia canzone ti dice
ch'è il più bel giorno per me!
Mamma son tanto felice...
Viver lontano perché?

Mamma, solo per te la mia canzone vola,
mamma, sarai con me, tu non sarai più sola!
Quanto ti voglio bene!
Queste parole d'amore che ti sospira il mio cuore
forse non s'usano più,
mamma!,
ma la canzone mia più bella sei tu!
Sei tu la vita
e per la vita non ti lascio mai più!

Sento la mano tua stanca:
cerca i miei riccioli d'or.
Sento, e la voce ti manca,
la ninna nanna d'allor.
Oggi la testa tua bianca
io voglio stringere al cuor.

Mamma, solo per te la mia canzone vola,
mamma, sarai con me, tu non sarai più sola!
Quanto ti voglio bene!
Queste parole d'amore che ti sospira il mio cuore
forse non s'usano più,
mamma!,
ma la canzone mia più bella sei tu!
Sei tu la vita
e per la vita non ti lascio mai più!
Mamma... mai più!

 
 
 

"Appena sarņ morta, andrņ in cerca di tutti i miei uomini, le mie donne e i miei bambini, nessuno deve andare perso."

Post n°13 pubblicato il 08 Maggio 2013 da leditadidio

 

Adele Bonolis

(zia del presentatore Paolo Bonolis)

Nasce il 14 agosto 1909 a Milano, ultima di quattro figli, è stata battezzata nella Basilica di S. Ambrogio e la sua formazione avviene in oratorio e nelle file della Gioventù femminile di Azione cattolica. Adele riesce bene negli studi, ottiene il diploma magistrale, poi la maturità classica e infine la laurea in Lettere e filosofia all’Università Cattolica.

Dopo gli anni in GF inizia il suo impegno in Centro diocesano con le Donne di Ac e poi nel Cif provinciale di Milano.

La sua vita futura sembra segnata da un incontro: ancora bambina e in compagnia del padre vede per la prima volta una prostituta. Da adulta si occuperà delle donne di strada per restituire loro dignità e offrire un’occasione di riscatto. L’idea che l’accompagnerà per tutta la vita é quella di “ristabilire l’amore e di trasformare il male nel bene”.
Nel 1947, Adele accetta di dirigere una colonia estiva che accoglie anche ragazzi a rischio; l’esperienza è positiva e i genitori chiedono di non interrompere quell’iniziativa dalla forte valenza educativa. Nasce la Casa dei ragazzi a Castel di Vezio, in provincia di Lecco, per ospitare i minori. Tenere aperta la struttura richiede molte risorse economiche, di cui la Bonolis non sempre dispone, ma nonostante le preoccupazioni, Adele mantiene sempre una gran fiducia nella Provvidenza.
Chi l’ha conosciuta assicura che quella sua profondissima vita interiore le veniva dal totale, e fiducioso abbandono a Dio. Si apre per Adele una stagione di nuovi impegni, tra il 1950 e il 1962 nascono, infatti, quattro case di accoglienza: per prostitute, persone detenute ed ex, infine per malati psichici. Adele è accogliente, determinata, coraggiosa, ma anche prudente e avveduta, crede nelle persone, dà fiducia e dedica loro ogni attenzione. Il suo esempio e il suo stile fanno scattare in tante ospiti il desiderio sincero di cambiare vita e in alcune donne anche la voglia di affiancarsi a lei per aiutarla.
La sua opera era guidata da tre parole d’ordine: previdenza, prudenza e Provvidenza. Le ripeteva a tutti, a mo’ di incoraggiamento, scandendo bene la terza. Era «la Divina Provvidenza», per la signorina milanese, cresciuta all’ombra dell’Ac. a sostenere le opere a cui lei, appena quarantenne, diede vita.
Una delle case fondata da Adele Bonolis, ha sede a Cibrone-Nibionno in provincia di Lecco, svolge le attività nell’ambito della Regione Lombardia in collaborazione coi Servizi del territorio, si caratterizza come una struttura socio-assistenziale, puntando su finalità educative e riabilitative a favore di signore svantaggiate per ragioni di ordine psichico, sociale, economico, familiare e per carcerate, offre un orientamento religioso morale rispettando le differenze di credo e di cultura.
La “dottoressa” - come spesso la chiamavano - si è dedicata anche all’insegnamento della religione perché è “alla base di tutto”. Adele insegna al liceo Berchet dove è molto apprezzata e amata dai suoi alunni, con loro ha un rapporto speciale, l’insegnamento è una porta aperta sulla quotidianità e su argomenti non sempre trattati: Dio, il senso della vita, la sofferenza, la morte… ha passato tante ore ad ascoltare i suoi scolari.
Un suo alunno dice: «Adele Bonolis è stata mia prof di religione in Ginnasio. La ricordo come una donna tanto modesta nel modo di presentarsi quanto intelligente e penetrante nei giudizi e nel modo di dialogare con la classe e con i singoli, era capace di tenere la disciplina. Mi dà emozione, e nello stesso tempo provo una punta di orgoglio, se penso che sono stato a lungo a stretto contatto con una persona che sta per diventare beata, forse al momento non mi rendevo pienamente conto della sua tempra, della sua eccezionalità umana, che riscopro a distanza di molti anni rievocando nel pensiero i miei anni liceali!».
Nel dicembre 1976 Adele viene operata all’intestino a causa di un tumore, ma continua l'attività nelle sue strutture.

Muore l'11 agosto del 1980. Ai funerali, celebrati in S. Ambrogio, l’abate mons. Libero Tresoldi dirà: «Avvicinando Adele Bonolis l’impressione era quella di chi trovava in lei un punto di appoggio, un luogo di rifugio, una speranza per procedere nel cammino. Si era sempre preoccupata di comportarsi come la vela di una barca che cerca il soffio del vento e da esso si lascia condurre».
La causa di beatificazione della «serva di Dio» Adele Bonolis si è conclusa a livello diocesano il 4 dicembre 2003, ora gli Atti del processo e tutta la documentazione sono stati trasmessi a Roma alla Congregazione delle cause dei Santi.

Curiosità

Adele Bonolis è zia del presentatore televisivo Paolo Bonolis, in suo ricordo, Paolo ha chiamato Adele la sua quinta figlia.

 
 
 

5 Maggio: processione della Madonna di Fatima a Palermo

Post n°12 pubblicato il 06 Maggio 2013 da leditadidio

 

Confraternita Dame e Cavalieri di Fatima -

Frati Minori Francescani di Sicilia

Chiesa della Resurrezione - Palermo

 

 

 

Ecco una delle foto di questa commovente processione

che ogni anno si festeggia nella città di Palermo

e vi chiedo (anche per curiosità) di andare a vedere il resto delle foto

pubblicate nel blog Fotomagazine e questo è il post dove ci sono le foto dell'INIZIO  della processione

e la CONTINUAZIONE  nel blog Tu e il Paradiso in questo post.

 
 
 
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Data di creazione: 03/04/2013
 

SANTI NATI PRIMA DI CRISTO

Andrea - Antonio abate - Valentino

 

 

 

 

 

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