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Lavoratori liberi
Post n°24 pubblicato il 05 Marzo 2008 da carowalter
Caro Walter, ho le orecchie basse, quasi tutti mi hanno bacchettato, chi facendomi notare che manco di coerenza, chi che manco di concretezza, i più cattivi sono arrivati a dirmi che parlo di politica senza neppure sapere cosa è la politica. Tutto perché ho desiderato un PD partito dei precari/flessibili, chi mi ricorda le lotte per la difesa del posto di lavoro, chi mi riporta alla dura realtà della piaga del precariato giovanile, chi semplicemente mi dice che straparlo o, peggio, che ho sbagliato partito. Evidentemente mi sono espressa male, tutto quello che riguarda i diritti di chi lavora è sacrosanto, su questo si è fatto ed ancora si deve fare. La mia sensazione è, però, che concentrandosi sulla difesa del lavoro tout court i progressisti, così ci definiamo ed amiamo essere definiti, spesso perdono quell’occhio lungo che dovrebbe contraddistinguerli. Oggi, con sempre maggiore frequenza, chi lavora da assunto non ha possibilità di scelta sia all’interno della propria specializzazione sia all’esterno, spostarsi, quasi sempre, comporta l’uscita dal meccanismo delle protezioni, un impiegato di banca che se ne va se poi volesse rientrare, non sarebbe favorito dagli anni già fatti, al contrario ne risulterebbe penalizzato, così dicasi per un medico o per un insegnante, vale per tutti tranne che per le altissime sfere. Non è giusto ridurre chi lavora a servo della gleba, della banca, della scuola, dell’ospedale, della FIAT o di non importa cosa, in paesi come la Svizzera ci sono leggi che tutelano, senza penalizzare, il desiderio di chi lavora di fare esperienze diverse senza perdere per questo le mete raggiunte ed i diritti acquisiti. Se non le diciamo noi queste cose chi le dice?
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