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CANI - CACCIATORI
Post n°91 pubblicato il 02 Marzo 2009 da carowalter
Il cane da caccia anche se bastonato e affamato dal cacciatore continua a portargli la selvaggina. E’ così insensato questo meccanismo che molti cacciatori sostengono che più è maltrattato, il cane, meglio fa il suo lavoro.
I finanzieri hanno impoverito oltre il sostenibile i lavoratori ed ora chiedono ai lavoratori denaro per sostenere l’economia. Buffo, mi sento il cane da caccia del più stronzo dei cacciatori.
Il mio primo pensiero è farmi GATTO, mi prendo un topo e me lo pappo, che il cacciatore si arrangi, io mangerò topi e dormirò all’addiaccio, ma lui, incapace di recuperare la sua selvaggina, morirà di fame, nella sua bella casa con il camino acceso e la rastrelliera piena di fucili.
Va bene è una reazione animale la mia, considerato che sia chi ha la politica e la finanza in mano che chi ha la capacità di lavorare condividono il possesso di un cervello capace di astrarre e di un linguaggio che permette loro di comunicare, proviamo a cercare una soluzione.
Chi ha finanza e politica chiede: soldi. Chi ha capacità di lavoro chiede: lavoro.
Chi chiede soldi dice che servono subito, poi ci vorrà del tempo per farli girare. Chi chiede lavoro dovrà dare subito quello che ha ed indebitarsi anche per il futuro e… aspettare che il lavoro arrivi.
NO! Fatemi capire, se i soldi devono arrivare subito anche il lavoro ha la stessa priorità.
Vediamo se ho capito chi chiede soldi dice che non se li metterà (più) in tasca, ma li riverserà nel circuito dell’economia. Va bene, facciamo lo stesso con il lavoro, chi chiede lavoro lo riverserà nel circuito dell’economia, allo stesso modo.
Franceschini ha detto: “Assegno di disoccupazione per tutti.” NO! I lavoratori non vogliono soldi per restare a casa. I lavoratori sono disponibili a dare il loro lavoro per costruire qualcosa che sia per il futuro loro e dei loro figli.
Pochi giorni fa i dipendenti di una delle più grandi acciaierie italiane hanno accettato di ridurre le ore di lavoro e, di conseguenza, lo stipendi di tutti in cambio di zero licenziamenti. In altre parole meno lavoro per tutti, ma lavoro per tutti.
Facciamo la stessa cosa su scala nazionale. Mi si dirà che questo è possibile solo nelle Grandi Imprese, forse per gli Statali, ma nel commercio, nella libera professione, nell’artigianato non è applicabile. Non è vero, molte sono le possibilità che andrebbero provate, ad esempio l’uso più immediato delle cooperative, l’apertura, da parte degli studi professionali, a nuovi soci, il sottrarre a poche ed intrallazzate società la gestione di gran parte del sociale e via così.
Durante questo periodo di crisi economica faticheremo, ma, alla fine, ci ritroveremo una migliore distribuzione del lavoro e del reddito, ci ritroveremo una società più a misura di lavoratore che di furbetto, ne sarà valsa la pena.
Questo vogliamo: lavorare per il futuro, non vogliamo stare a casa delegando la soluzione a chi ha prodotto il danno.
LA LIBERTA’ E’ PARTECIPAZIONE.
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