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Meravigliosamente umana

Post n°154 pubblicato il 16 Giugno 2009 da Basta_una_scintilla
 

Mia cara,

mi hai detto tante volte di esserti sentita in colpa per molte cose, mi hai raccontato di esserti sentita male per aver invidiato a tua sorella la possibilità di partorire un figlio chiedendomi se fosse capitato anche a me. Certo tesoro che è capitato anche a me ma, fortunatamente, ho smesso da tempo di sentirmi in colpa per le mie reazioni e le sensazioni negative che ho provato, imparando, con grande sollievo della mia anima, a sentirmi più vera con tutti i miei limiti e, forse anche per questo, ad amarmi maggiormente. Cercare di essere perfetti è faticoso ma soprattutto inutile; non siamo robot mia cara, siamo persone, con pregi, certo, ma anche con mille difetti che, tuttavia, fanno parte di noi, ci caratterizzano e ci rendono meravigliosamente umani. Ho imparato a perdonare gli altri prima che me stessa ma solo quando ho capito che anche con me potevo essere più morbida, comprensiva e caritatevole ho cominciato ad intraprendere la strada per una maggiore serenità interiore. Alla tua domanda non posso che rispondere si, ho invidiato mia sorella, ho provato rabbia e dolore. Mi ricordo quella sera di febbraio, come fosse oggi: ero agitata, avevo avuto una giornata faticosa ed avevo fumato troppo…erano mesi difficili, i dottori avevano confermato che gli spermatozoi di mio marito erano pochi e con una motilità praticamente nulla e che avremmo avuto scarsissime probabilità di avere un figlio senza intervenire con un’inseminazione artificiale. La mia mente si era subito proiettata verso un’adozione ma, dentro di me, era come se covasse una nuvola nera che mi toglieva serenità, non riuscivo a rielaborare questo dolore, troppo a lungo avevo sognato un momento che, mi rendevo conto, forse non sarebbe mai arrivato ed io non riuscivo ad accettare questa cosa. Ricordo tutte le volte che mi veniva il ciclo; sai quando ti aspetti che una cosa accada ma, nel contempo, speri sempre che non sia così…l’aspettativa ti distrugge e tutto sembra peggiore, dopo. Mi sentivo inadatta, in colpa,  incapace di fare una cosa che dovrebbe essere la più naturale del mondo, mi è capitato anche di sentirmi assolutamente inutile e vuota. Si, ricordo quella sera di febbraio quando mi chiamarono per dirmi che era nata Elisabetta. La prima sensazione fu di gioia pura. Presi la macchina, volevo andare all’ospedale a trovare mia sorella ed a vedere la piccola, credevo di essere felice ma ogni chilometro che facevo mi sentivo sempre più male, sentivo come un mostro cattivo crescermi nello stomaco, un rancore profondo e continuavo a pensare: “perché un’altra a lei, che ne ha già una? Perché non l’hai regalata a me quella bambina?” ma non sapevo con chi stessi parlando, se con Dio, con la vita, con il destino. Era rabbia pura quella che provavo, una sensazione di astio verso tutti, un senso di ingiustizia profondo. Arrivai all’ospedale, vidi mia sorella, la abbracciai, vidi la bimba e la trovai magnifica e poi svenni, non so dirti se stremata dalla pesantezza della giornata o da tutto quello che covava dentro di me, invidia furiosa ed un enorme senso di colpa nel provare questo sentimento devastante nei confronti di una persona che ero certa di amare incondizionatamente, due emozioni terribilmente contrastanti che non riuscivano in alcun modo a coesistere. E’ passato tanto tempo da allora, e mi sono ritrovata ultimamente in una situazione simile ed inversa, ossia a pensare “per dover soffrire così, allora è meglio che un figlio non l’abbia avuto”. Ma neppure questa era la verità, tesoro, solo la sensazione e l’emozione di un momento che si stava manifestando attraverso il mio essere umana e, come tale, limitata e preda di mille passioni, paura compresa. Ma è l’amore, alla fine, quello che conta, tu puoi darlo innanzi tutto alla tua piccina, anche se lei non è uscita dal tuo grembo mentre io posso darlo a tutti i miei nipoti ed entrambe possiamo donarlo alle persone che hanno un valore per noi e a chi è pronto e desideroso per accoglierlo. Sei meravigliosamente umana, non temere mai di dimostrarlo a te stessa ed agli altri, non temere i giudizi ed i confronti e non essere sempre così dura con te stessa ma guardati dentro con calma e benevolenza. Non pensare di dover salvare il mondo attraverso il sacrificio di te, non sei Giovanna d’Arco e sarebbe un’ immolazione inutile. Semplicemente cara, cerca, come riesci, di dare una possibilità di gioia a te stessa: sono certa che, in questo modo, le risposte che cerchi arriveranno da sé. Non avere paura, anche questo momento passerà e tu saprai qual è la tua strada; potranno esserci giorni difficili ma tutte le cose troveranno la loro giusta collocazione, ne sono sicura. Anche io ti voglio bene, lo sai, conta sempre su di me.

 
 
 
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