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A volte da una sola scintilla scoppia un incendio (Lucrezio)

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A piccoli passi

Post n°162 pubblicato il 30 Giugno 2009 da Basta_una_scintilla
 

Ieri sera ho pianto, non le due lacrimucce che spesso mi spuntano per commozione, gioia, dolore, stanchezza, proprio un fiume in piena, come se qualcuno, sulla cima, avesse aperto la chiusa che credevo sicura e forse anche un po' arrugginita, lasciando quella massa acquosa scendere copiosa fino ai miei occhi. C'era quel tesoro del mio amico con me; mi ha abbracciato, mi ha parlato piano, come sa fare lui, mi ha detto che passerà, che sono stanca, ho bisogno di riposo, di calma, mi ha detto di non dire sciocchezze, che non sono sbagliata, non devo cambiare quello che sono, solo farmi ancora un po' di forza e regalarmi qualche momento di relax. Poi sono andata a dormire, se così si può definire quello stato di coma profondo in cui sono piombata. Ora sto meglio.

E' un periodo questo in cui mi sento come stessi scalando una montagna; pensavo di si ma, forse, non ho la preparazione fisica sufficiente per affrontarla, sento lo zaino pesante, ormai una zavorra, probabilmente ho troppa poca acqua con me. Dovrei mantenere il mio passo lento e cadenzato, respirare bene, aggrapparmi alla corda, nei punti più pericolosi, cercando un appiglio sicuro. Dovrei mantenere il ritmo, evitare gli ostacoli, stare attenta a non inciampare. E invece arranco, affannata, e l'ossigeno sembra a volte non voler arrivare ai polmoni, che bruciano come infuocati, tanto meno al cervello e sembra che la stanchezza bussi, invadente, cercando di aprirsi un varco per consentire alla sua amica debolezza di invadermi. Non riesco a tenere il peso a monte, sentendo una forza che mi trascina giù, verso valle, e so che non posso scivolare perché non avrei più le energie per ritornare dove sono ora. Ho incontrato una persona che credevo vicina, per un tratto, ho pensato, posso riposarmi un po', ma lei ha aggiunto peso alla mia zavorra e reso ancora più incespicante il mio camminare, mi ha fatto uno sgambetto ed io, cadendo, mi sono fatta davvero male. Ci sono altre persone sul mio cammino, ho sempre condiviso le loro fatiche, porgendo la mano ma ora, in questo preciso momento, so di non avere la forza per farlo; non pretendo che qualcuno aiuti me ma non riesco, non posso farlo neppure io con gli altri. La legge della montagna: aiuta il tuo prossimo ma solo dopo aver messo in sicurezza te stesso.

Oggi guardo in alto, c'è il sole e sembra che le lacrime della scorsa notte abbiano lavato un po' la mia stanchezza rendendo la vista più tersa: vedo un piccolo spazio verde, che interrompe il sentiero sassoso, un albero, che fa un po' d'ombra, un piccolo ruscello scorre di fianco. Riempirò la borraccia con acqua fresca, mi riposerò appoggiando lo zaino e svuotandolo del superfluo, ascolterò la solitudine ed il silenzio e quando starò meglio ripartirò, a piccoli passi, lassù, fino alla cima. 

 
 
 
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