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Banksy Versus Bristol museum

Post n°179 pubblicato il 23 Agosto 2009 da Basta_una_scintilla
 

Si intitola "Banksy Versus Bristol museum", ovvero Banksy contro il museo di Bristol ed io l'ho trovata bellissima; mi ha stupito fin da subito, o meglio, ancora da prima, da quella lunghissima, ordinata e variopinta coda che, dopo circa 4 ore e mezza, mi ha condotto ad un timbro sulla mano, unico "pedaggio" da pagare per l'ingresso al museo. Si, perché quella fila di persone non era composta per lo più, come mi sarei aspettata, da giovani alternativi, stravaganti, tatuati e colorati. Certo, c'erano anche loro, bellissimi nella loro eterogeneità, ma la meraviglia era vederli accanto a persone di ogni età ed estrazione, bimbi, signore decisamente attempate con tanto di bastoncino e sedia portatile, giovani mamme, uomini brizzolati e distinti, studenti ed intellettuali, famiglie, coppie di ogni età. Ecco, mi sono detta: forse Banksy non sarà considerato da molti un artista, forse, anzi certamente, se decidesse di fare una capatina in Italia qualcuno cancellerebbe i suoi "graffiti" dicendo che occorre essere severi contro chi "imbratta" i muri pubblici ma tutte queste persone sono la prova vivente che, tutto sommato, questa persona ha qualche cosa da dire ed a modo suo ci sta riuscendo. In fondo lo dice il nome stesso della mostra: coniugare la street art, considerata di per sé illegale, ed un museo  ha qualche cosa di sorprendente. Un artista di strada espone le sue opere in una struttura pubblica che, nonostante lo ospiti, ne prende immediatamente le distanze con un cartello all'ingresso, un uomo del quale, nonostante le ultime dicerie, nessuno conosce con certezza l'identità e che per anni le autorità di Bristol hanno provato a catturare, sembra irridersi di loro in fondo costringendole a proteggerlo mentre lui le sfida ancora una volta, addirittura organizzando la più grande esibizione delle sue opere nel museo comunale ed ottenendo un successo di pubblico inatteso. «È la prima mostra che faccio in cui i soldi del contribuenti vengono utilizzati per appendere le mie opere ai muri anziché cancellarle». Più di 100 lavori tra stencil, dipinti, statue, e installazioni. Non vi descriverò le opere che ho visto, sarebbe assurdo, internet ne è pieno e sono accompagnate da commenti e critiche ben più incisivi e competenti di quelli che potrei scrivere io. Ma voglio cercare di descrivervi ciò che ho provato il primo giorno ed il secondo (si, perché, come molti credo, ci sono ritornata), camminando tra quelle stanze affollate, in sale a lui interamente dedicate ed in molte altre nelle quali scovare "i sui intrusi" nascosti e dissimulati tra opere di altri artisti diventa un gioco intrigante; è come partecipare ad un'invasione pacifica ove, pezzi del tutto estranei, si nascondono irriverenti e provocatori in stanze dedicate a Darwin ed all'evoluzione della specie, agli Egizi, alla preistoria ed alle scienze naturali, alle ceramiche ed all'argenteria della Regina ed ai quadri del museo. Messaggi subliminali, satirici, ironici, caustici. Puoi guardare, abbozzare un sorriso e passare oltre oppure puoi osservare, sentire e pensare, lasciare che quei messaggi entrino in te e ti lascino qualche cosa, condividerli con chi ti sta attorno, portarli a casa e, raccontandoli, continuare a diffonderli. Se ci credi, se li condividi, non puoi non viverli. E' come camminare in mezzo al paradosso ed all'ironia trasformati in oggetti, messaggi che fanno si sorridere, ma, soprattutto, riflettere, ragionare, che, spesso, fanno venire la pelle d'oca e le lacrime agli occhi ed a tratti ti fanno vergognare. Simboli irriverenti e provocatori, attacchi alle istituzioni, alla politica, al consumismo ed al capitalismo che ti guardano quasi ridendo ma lasciando segni forti ed incisivi sulla tua pelle e nel tuo cuore, ti costringono a porti domande e ti convincono che, in fondo, non sei così strano e solo se continui a cercare risposte.

 

 
 
 
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