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Il ritratto (IV)

Post n°459 pubblicato il 21 Marzo 2012 da xteneraladyx
 

 

Erano trascorsi un paio di giorni dall’incontro avvenuto alla villa del pittore Tancredi.

Quei giorni per Irene erano stati confusi e pieni di domande.

Quella rivelazione l’aveva in parte sconvolta. Presupponeva che quell’uomo volesse farla entrare nella sua vita, in qualche ruolo non meglio precisato.

Infatti le sue parole erano state abbastanza chiare, il sogno gli aveva rivelato che quella donna misteriosa sarebbe entrata nella sua vita e l’avrebbe fatto felice, ma non diceva come.

Una donna poteva far felice un uomo in molti modi.

Non tutti prevedevano “e fissero felice e contenti nel loro castello fino alla fine dei loro giorni…”, questo Irene lo sapeva bene.
Una cosa erano le favole, l’altra la vita reale, fatta di molti compromessi e rinunce.

Erano le due di notte quando improvvisamente squillò il telefono.
”Pronto?” fu l’unica cosa che riuscì ad articolare cercando di rendersi conto che ore fossero.

“Irene, tesoro mio, sono tornata!” cinguettò dall’altra parte del filo la voce squillante di Bettina.

“Bettina, ma ti rendi conto di che ore sono?”

“Tesoro sono solo le due…la notte è giovane! Sono appena tornata e volevo conoscere gli sviluppi”.

“Gli sviluppi di cosa? Per l’amor del cielo, Bettina sto dormendo in piedi!” ormai la conosceva da anni, ma alle sue stravaganze non era facile allinearsi.
Per Bettina il tempo era qualcosa di assolutamente relativo.
Lei non faceva mai nulla nelle ore canoniche.
Era sempre tutta fuori tempo.

Lei sosteneva che faceva le cose nel momento in cui aveva voglia di farle.

Dormiva di giorno, mangiava alle ore più strane.
Lavorava per un giornale che si occupava di arte e mostre.
I suoi articoli venivano per lo più scritti di notte o quando le veniva in mente.

“Bettina, ci vediamo domani sera. Magari ci mangiamo qualcosa insieme qui a casa mia e ti racconterò gli sviluppi. Vorrei un tuo consiglio, ma non posso parlarti di questa cosa adesso, non connetto abbastanza.”

“Va bene donna  inquadrata, non voglio che domani tu mi vada al lavoro con le occhiaie. Vengo a casa tua domani sera. Buonanotte io vado a farmi un piatto di pasta.”

“Notte Bettina.”

Riagganciò e sorrise.
Come potesse essere amica di una donna tanto diversa da lei, non se lo spiegava.
Era matta, completamente persa in un mondo suo, dettato dai suoi ritmi, dal suo amore per l’arte.
Eppure quell’amicizia compensava entrambe.

Avrebbe raccontato a Bettina del suo incontro con Tancredi.
Di quello che lui le aveva rivelato.
Di quel sorriso ironico che la faceva andare letteralmente fuori dai gangheri.
Di come lui desse per scontato che lei accettasse di entrare nella sua vita .
Di come quell’uomo l’attraesse e al tempo stesso le desse una sensazione di disagio. Come se nascondesse un mistero.

Spense la luce e rimise la testa sul cuscino, riaddormentandosi subito.

Quella notte, però,  fece uno strano sogno.

 

 
 
 
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