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Un cappellino speciale...

Post n°498 pubblicato il 28 Marzo 2014 da xteneraladyx

 

Da che potevo ricordarmi, quel baule era sempre stato in casa nostra e aveva seguito fedele ogni nostro trasloco, fino a quando giunti nella nostra attuale casa, era diventato un complemento d’arredo per la mia cameretta di bambina.
Aveva preso le funzioni di ripiano, dove io appoggiavo tutte le mie bambole e dove si svolgevano i miei giochi.

Avevo chiesto alla mamma cosa contenesse e lei un giorno, aprendolo,  mi aveva fatto vedere che conteneva tutti il mio corredo da neonata. Avevo promesso anche di non andarci a rovistare dentro, per non mettere in disordine tutti quei piccoli indumenti bianchi e rosa.

Un giorno però, mentre giocavo con un nuovo bambolotto che mi era stato regalato, mi venne l’idea di vestirlo con le mie cose.

Spostai quindi tutto il mio arsenale di bambole esposte e aprii il prezioso baule.
Iniziai a tirar fuori un sacco di cose, molte erano state ricamate dalla mamma, che aveva una passione per vestirmi con pizzi e nastri.

Ben presto, la motivazione iniziale della ricerca di qualche indumento per il mio bambolotto fu  sopraffatta dalla curiosità, continuai a tirar fuori tutto il catalogo del mio guardaroba infantile, finché giunta quasi al fondo, trovai un abito di cotone con una piccola fantasia scozzese grigia, pensai che fosse della mamma, ma mi sembrava così piccolo!

La cercai per chiederle se fosse suo e lei confermò che era il suo abito da sposa.
Mi spiegò che era così piccolo perché, a quei tempi, era molto più magra.
Rimasi delusa, quello non era un abito da sposa, almeno non come lo intendevo io.

Lo dissi anche alla mamma, ma lei paziente  mi spiegò che negli anni cinquanta, poche fortunate potevano permettersi l’acquisto di un abito da sposa bianco e con il velo, solitamente si preferiva farsi confezionare dalla sarta un abito da riutilizzare anche in seguito.
La mamma prese l’album delle foto del suo matrimonio e mi fece vedere che alla fine era vestita di bianco anche lei, perché indossava un soprabito tutto bianco sopra quel vestito.

La mia delusione si stava stemperando. Chiesi dov’era finito il soprabito e la mamma mi disse che era stato tinto in un colore più scuro e utilizzato negli anni successivi. Questo a riprova che, a quei tempi, tutto si acquistava in funzione di un uso durevole e non effimero.
Mamma in quelle foto era proprio bella, soprattutto per quel buffo cappellino che aveva in testa.
Gli chiesi se lo aveva ancora e lei mi rispose che era sicuramente nel baule.
Era l’unico lusso che si era concessa. Quella calottina bianca di raso con un piccolo velo acconciato nei capelli che pareva incorniciarle il volto come una veletta.

Tuffai la testa dentro il baule, perchè volevo trovare al più presto, quell' oggetto così curioso per me.

Avvolto dalla carta velina, vidi  ricomparire quella cosa così demodè per i tempi, ma così pieno di fascino.

Volli subito provarlo, ma con la mia inesperienza lo infilai al contrario.
La mamma rideva e cercava di sistemarmelo sulla testa provando a ricordare come, quel giorno, le avevano acconciato la piccola veletta.
Mi piaceva moltissimo. La mamma affermò che se avessi voluto, avrei potuto usarlo per giocare, ma scossi la testa con decisione, dicendo No. Avrei potuto sciuparlo ed era un bel ricordo da conservare.
Così lo rimisi nella carta velina con cura. Riempii il baule di tutte le cose che avevo tirato fuori e come ultimo depositai il cappellino.
 

 

Negli anni a venire, di tanto in tanto, lo andavo a guardare, lo tiravo fuori e lo provavo.
Non sono mai riuscita a metterlo come si deve.
Ho spesso pensato che il motivo fosse perché “quello” era il cappellino da sposa della mamma, era stato fatto per lei, per la sua testa e quindi non poteva andare bene a nessun’altra.
 

Ora che sono passati più di cinquant’anni da che mamma andò sposa, lo conservo ancora con cura. Credo che non riuscirò mai a separarmene. Come non riuscirò mai a capire come dovesse  essere indossato, anche se mi faceva sognare ogni volta che provavo a farlo.

 

(Questo piccolo racconto senza pretese, ha vinto lo scorso anno un piccolo concorso "senza pretese", ma è stato per me fonte di grande soddisfazione, perchè scrivendo da autodidatta, non avrei mai pensato che potesse vincere.)

 

 
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